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Yves Brunier – di Camilla Bonuglia

Yves Brunier – di Camilla Bonuglia

 

 

Viviamo un ‘epoca in cui siamo bombardati di immagini.

Più o meno realistiche, più o meno affascinanti.

La maggior parte delle volte si tratta di immagini sterili dove il fine è troppo leggibile o addirittura assente. Un ‘immagine dovrebbe lasciare spazio all ‘immaginazione, colui che le crea ha la responsabilità di incantare e stimolare lo spettatore.

E allora il mondo delle immagini, intese come incanto, si riduce ad un piccolissimo insieme e in uno ancora più piccolo dove la difficoltà sta nel dare fisicità a quell ‘incanto . [//]

 

In questo insieme, Yves Brunier è sicuramente presente. Con quel suo uno sguardo singolare sullo spazio e quell ‘ approccio completamente nuovo al paesaggio, va aldilà del dominio stretto della sua disciplina; così attento alle persone, ai luoghi, alle cose.

 

Yves si laurea a l ‘Ecole nationale superieure du paysege di Versailles, nel breve periodo della sua attività, collabora con Jean Nouvel e lo studio Oma.

Disegnerà il Museum Park, parco che collega la Kunsthal di Rem Koolhaas all ‘ Architectural Institute di Rotterdam. Yves decide di dividere il sito lungo e stretto in quattro parti.

Per l ‘accesso pensa ad un frutteto di meli dai colori molto tenui, cespugli, pavimento bianco e un lunghissimo specchio che, riflettendo il paesaggio, cancella l ‘idea di limite (idea che verrà poi ripresa da altri artisti come Daniel Buren per il progetto del Castello di Ama nel Chianti, da Ma0 nel parco di Bari). La piazza sopraelevata per eventi culturali dovrà avere un ‘atmosfera contraria alla poesia del vestibolo: un podio bianco e nero di asfalto con effetti grafici. Yves immagina delle piante (bamboo e salici) talmente forti in grado di rompere la superficie e crescervi attraverso.

Dietro gli alberi già presenti, un giardino romantico pieno di fiori coloratissimi, di forme rotonde ognuna differente ma componibile come un puzzle, un piccolo lago con un ‘isola ovale.

Infine, nel bel mezzo della foresta, parallelo al fiume, un ponte di vetro scavalca un mare di fiori, da qui è possibile contemplare ed osservare indisturbati il parco.

 

Laddove l ‘architettura rappresenta uno stato stabile, il paesaggio innesca scenari infiniti di vita e morte, mutazione, trasformazione, rinascita. Gli edifici e i pedoni sono spesso rappresentati in toni neutrali, sparpagliati in paesaggi moderni fatti di prati, laghi, ponti e fiori dai colori infuriati e dalle forme brutali. Così gli edifici diventano sculture e la vegetazione assume l ‘aspetto di quadri espressionisti in tre dimensioni.

La sua visione ha la stessa tensione contraddittoria di Rem Koolhaas: raffinatezza e volgarità, bellezza e orrore, significato intellettuale traslato in una rappresentazione quasi infantile.

 

 

 

 

 

 

 

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