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Olivetti taste

Domus 475 – Giugno 1969

di Camilla Bonuglia

Chi era Adriano Olivetti?

Un ingegnere chimico esperto di tecnologia, ma anche un uomo caratterizzato da un’instancabile voracità culturale.

Fin dagli inizi, infatti, si avvale del contributo di importanti artisti e designer e nel 1955, vince il prestigioso Compasso d’Oro per meriti conseguiti nel campo dell’estetica industriale.

Carlo Scarpa nella fotografia racconti di architetture, 1950 – 2004, Marsilio

Nel Giugno 1969 Domus pubblica un articolo della nuova macchina per scrivere Olivetti, Valentine, disegnata da Ettore Sottsass.

“Questa nuova portatile della Olivetti si chiama Valentine, è rossa ed è dotata di ABS. La valigia è un secchio nel quale si mette la macchina e la maniglia non è attaccata al secchio, ma alla macchina; così si porta la macchina con il secchio attaccato e questo semplifica le cose.”  L’idea generale è che ormai una portatile non è più un oggetto speciale, ma uno strumento qualunque di tutti i giorni, come se fosse una biro. Il design tiene conto di questa nuova situazione e cerca di aiutare il più possibile l’uso normale dello strumento.

Carlo Scarpa nella fotografia racconti di architetture 1950 – 2004, Marsilio

Adriano non ha dubbi che la bellezza sia un mezzo per l’elevazione dell’uomo, a qualsiasi scala d’intervento, dall’oggetto all’edificio; per questo chiama i più geniali architetti degli anni ’50 e fa di ogni suo complesso industriale un’opera d’arte.

Tutti i suoi negozi sono concepiti come strumenti di comunicazione dell’immagine. Sin dal primo showroom di New York  nel 1954,  il cui allestimento è opera dello studio B.B.P.R. , frutto della riuscita sintesi tra antico e moderno, tra innovazione e tradizione,  tra  industria e arte. Le soluzioni architettoniche adottate sono un concentrato di novità: in primo piano si trova una delle colonnine in marmo verde che emergono – quasi fossero delle stalagmiti – dal pavimento fatto con lo stesso marmo; la vetrina arretrata rispetto alla linea del marciapiede esterno crea uno spazio coperto – un’anticamera  dove è collocata una Lettera 22; chiunque può sperimentare, indisturbato, l’uso della macchina. La vastità del salone è animata da una scultura murale di Costantino Nivola, l’artista sardo che ha sviluppato la particolare tecnica del “sand casting” amata da Le Corbusier.

Costantino Nivola in springs The Parrish Art Museum New York, ILISSO edizioni, 2003

Nel ’57 affida lo showroom veneziano a Carlo Scarpa. Il suo progetto si concentra sui dettagli, sull’accurata scelta dei materiali (pietra e metalli, legno, vetri e laminati plastici) che sono utilizzati secondo un disegno elegante e attento  a quella “essenza delle cose” che egli cerca di cogliere.

L’ultimo degli showroom inaugura a Parigi nel ’59 con un allestimento di Franco Albini  e Franca Helg.

Costantino Nivola in springs The Parrish Art Museum New York, ILISSO edizioni, 2003

Gli architetti rivestono le pareti e il pavimento di panno verde forse per attutire i passi degli ospiti, forse per ricreare un ambiente  più vicino all’intimità di una casa che a quello di un negozio,  espongono le macchine su leggeri montanti di mogano su cui sono applicati a diverse altezze dei ripiani triangolari in legno chiaro, facilitando i cambiamenti di prospettiva  nella presentazione dei vari prodotti.

Gusto, quello di Adriano Olivetti, che mostra un alto livello di rigore formale, bellezza, funzionalità e attenzione all’ambiente culturale.

 Franco ALbini, 1905 – 1977, monografia Electa 1998

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