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Il dramma dell ‘auditorium di Ravello

di Massimo Locci

Marcello del Campo in Esercizi di Ermeneutica causticamente commenta: "L’auditorium di Ravello sta andando in rovina per mancanza di manutenzione? No, no. È che in Costiera sanno che le rovine attirano i turisti più che l’architettura contemporanea." Mentre Giovanni Valentini su la Repubblica evidenzia come la vicenda dell’Auditorium di Ravello sia una "storia – al limite dell’inverosimile – di straordinario malcostume meridionale. Di sprechi finanziari a carico dell’Unione europea. Di degrado culturale e ambientale, a danno di una comunità locale e dell’intera economia nazionale. Un paradigma, insomma, di quell’Italia dissoluta che – in particolare al Sud – non funziona e fa di tutto per non funzionare".

Inaugurata solo due anni fa e subito chiusa,  la struttura versa in uno stato di abbandono totale, come se le controversie  che ne hanno caratterizzato il processo autorizzativo ed esecutivo continuassero anche nella fase di esercizio, che peraltro non è mai iniziata;  l’opera, infatti, attende un progetto culturale che la faccia vivere.  Eppure era nata sotto i migliori auspici da un’idea strategica di Mimmo De Masi  e dal genio di Oscar Niemeyer, che  donò il concept progettuale al Comune, un oggetto elegante e ben inserito nel contesto; un manufatto piccolo incastonato nella collina e  rispettoso della delicatezza del sito. Consapevolmente l’autore, infatti, ne aveva limitato la capienza della sala a circa 400 posti per una sede che, affiancandosi a quelle all’aperto, potesse ospitare durante tutto l’anno concerti, dibattiti, teatro, danza, film, mostre di arti visive.  A Ravello l’architetto brasiliano ha giocato sulla forma organica ed essenziale, sulla linea curva e flessuosa, “libera e sensuale” come lui stesso ama definirla, che si sposa con le morfologie autoctone e con la plasticità del cemento armato.

Le vicissitudini, come noto, sono nate quasi subito: ci sono voluti sei anni di battaglie culturali, sociali e legali ( 6 diversi processi), per aprire il cantiere e circa tre per completarlo. Il dibattito all’epoca aveva registrato posizioni contrapposte, da una parte la Regione Campania, la Soprintendenza di Salerno, l’Amministrazione Comunale, Legambiente, WWF e i Verdi, che valutavano l’opera positivamente e essenziale per una valorizzazione complessiva del territorio; dall’altra Italia Nostra che riteneva l’intervento incompatibile in termini ambientali e illegittima sotto il profilo urbanistico. L’opera completata, viceversa, non solo risulta compatibile con la valenza paesaggistica ma definisce anche un moderno principio di identità al luogo che, come nel passato, da valore al territorio stesso.

Purtroppo tra le tante vicissitudini c’è stato anche il cambio di Amministrazione al Comune: pertanto a gestirne l’avvio ci avrebbero dovuto pensare quelli che, quando erano all’opposizione, l’avevano fortemente osteggiata. "Lottando a lungo per la realizzazione di questa opera – scrive De Masi in un Appello per la Salvaguardia dell’Auditorium di Ravello –  tutti noi intellettuali, professionisti, artisti, architetti, ambientalisti non pensavamo certo a un contenitore di spettacoli sporadici, sia pure prestigiosi. Niemeyer e noi tutti pensavamo alla sede permanente di eventi culturali capaci di alimentare la crescita continua della popolazione locale e degli spettatori venuti da tutto il mondo. Pensavamo a una macchina organizzativa capace di assicurare, anche nei mesi invernali, l’occupazione diretta a un certo numero di giovani e indiretta a tutto il personale delle strutture ricettive ravellesi".

Questo spreco economico e di energie culturali è deleterio sotto tutti i profili e non sono accettabili neanche le giustificazioni  di carenza di finanze da parte del Comune, che in questo stesso periodo, infatti, ha bandito un concorso per la sistemazione della piazza del Duomo, che non necessita d’interventi, e per l’arredo di una galleria stradale dismessa che si collega al centro storico. Sinceramente non si riesce a capire come si possano destinare fondi per questo tipo d’intervento e, contemporaneamente, si lascia degradare un gioiello di architettura contemporanea. Sono così poco interessati all’opera di Niemeyer che ora l’Amministrazione vorrebbe cedere l’intera struttura a titolo gratuito.

Si vanificherebbe così anche tutta l’attività di formazione dei giovani che De Masi aveva voluto parallelamente alla nuova sede. Un orientamento miope e contrario a qualsiasi moderno modello d’economia turistico-culturale, basata sulla sinergia tra le due risorse, che appare autolesionista soprattutto per chi ha, o dovrebbe, avere a cuore i problemi della cittadinanza, creando opportunità di lavoro soprattutto per i mesi invernali.

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