Se si apre il vaso di Pandora – di Zaira Magliozzi


Com ‘è l ‘ambiente di lavoro all ‘interno degli studi italiani di architettura? Che atmosfera si vive? Quello che già sappiamo, ormai da qualche anno, si riferisce alla scarsa, quando non assente, retribuzione protratta per lunghi periodi e alla bassa qualità del lavoro svolto, soprattutto nel caso degli stagisti.
Quello che non sapevamo e che spesso non veniva a galla è qualcosa di più preoccupante. Lo spunto viene da un sito appena nato, Archleaks, che racconta l ‘interessante dietro le quinte. Ciò che si percepisce, dai commenti di chi ha vissuto in prima persona l ‘esperienza, è la totale mancanza di stima verso il proprio Capo. Prima sconosciuto e idolatrato, poi scoperto e liquidato in pochi ma incisivi commenti sarcastici. E si può solo immaginare il trattamento riservato a chi, mosso dal desiderio di seguire le orme del proprio mito, si ritrova davanti una situazione lavorativa deprimente, ben lontano da quanto immaginato.
Ma c ‘è dell ‘altro. La mancanza di prospettiva. Chi entra in uno studio di architettura molto quotato sa che sarà difficile o quasi impossibile avere un futuro lì dentro, perche non importano le nottate, i week-end saltati, le frustrazioni, la mancanza di rispetto e l ‘ingratitudine. Alla fine dello stage, se la proposta è di qualche centinaio di euro, in fila ce ne sono altri a volere lo stesso posto anche gratis. Con l ‘unico scopo di mettere nel curriculum quel nome tanto osannato. E la maggior parte degli studi vanno avanti così, tirando di mese in mese con un turnover spietatissimo.
Con tutti i limiti che una generalizzazione comporta, attualmente questa è l ‘aria che si respira negli studi italiani di architettura in cui, a un buon livello di progetti, quasi mai corrisponde un altrettanto clima lavorativo. Almeno per quelli che non fanno edilizia, ambito, dove se non altro, la soddisfazione economica arriva puntuale a fine mese.

 


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