Perche Wang Shu? – di Zaira Magliozzi

 

L ‘assegnazione del Pritzker Prize 2012 all ‘architetto Wang Shu è stata una sorpresa. Il quarantottenne cinese non è certo il vincitore emblematico di un simile premio. Anche se, dopo Zumthor, SANAA e Souto de Moura, la strada intrapresa, come una parabola discendente, già preannunciava una scelta di questo tipo. Ma chi è Wang Shu? Un architetto che ha lavorato soprattutto in Cina, dove nel 1997 a Huangzhou ha fondato, con la moglie Lu Wenyu, lo studio Amateur Architecture, iniziando la carriera con il recupero e la ristrutturazione di edifici antichi. Un ‘esperienza che ha fortemente influenzato i progetti successivi dove il richiamo al passato è sempre evidente come nei casi della biblioteca del Wenzheng College e del Campus Xiangshan.
Ma cosa ha spinto la sua vittoria facendolo diventare il primo cinese ad aggiudicarsi un tale premio? La presenza in giuria del suo connazionale Yung Ho Chang? O l ‘idea che fosse il primo riconoscimento internazionale al ruolo che la Cina giocherà nello sviluppo dell ‘Architettura come espresso nelle motivazioni che accompagnano i 100.000 dollari in palio? La cerimonia ufficiale si terrà il prossimo 25 maggio a Pechino, per la prima volta nella Repubblica Popolare Cinese. Una scelta che rafforza questa nuova rotta. E ‘ infatti innegabile che la Cina, stanca di essere terreno fertile per le Archi-Star, voglia riappropriarsi di questa florida fetta di mercato: la creatività. Dal Made in China al Designed in China la rivoluzione è già in atto.

 

 

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