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Che la storia debba servire a qualcosa – di Maria Clara Ghia

Che la storia debba servire a qualcosa – di Maria Clara Ghia

Autore: Maria Clara Ghia
pubblicato il 14 Marzo 2012
nella categoria ALTROcheARCHITETTURA di Maria Clara Ghia, Parole

Che la storia debba servire a qualcosa mi pare una strana idea.

Tutto è cominciato quando mi sono iscritta all 'Università. Nelle aule dei corsi di Storia dell 'Architettura si respirava un 'aria diversa. I più bravi, quelli geniali, le rockstar del corso, diventavano snob. Il prof veniva guardato con una certa diffidenza. E non era solo la paura dell 'esame. Un conto, al limite, gli storici dell 'arte, ma quelli di architettura proprio apparivano come eccentrici individui. L 'architettura è progetto, è lancio nel futuro, è novità, a cosa poteva servire studiare la storia? Semmai a identificare e produrre figure progettuali: ecco la stridente idea che la storia debba avere un fine.

La stessa sensazione si insinua adesso: nei gruppi di progetto allo storico si chiede prima di svolgere il suo compito, non a caso quello di fare ricerca storica, salvo poi ascoltarlo con aria interrogativa, come se non si capisca bene dove la sua ricerca voglia andare a parare. Non sarà mica che la ricerca storica abbia l 'assurda pretesa di non andare a parare da nessuna parte?

Per Francesco Bacone historia era "la conoscenza di oggetti determinata dallo spazio e dal tempo", quel tipo di conoscenza prodotta dalla memoria, mentre la scienza era prodotta dalla ragione e la poesia dalla fantasia. Ecco, fra gli architetti mi sembra che scienziati e poeti abbiano molto più successo.

Il povero Mnemone, che Teti aveva messo al fianco di Achille con l 'ingrato compito di rammentargli la profezia di morte nei momenti cruciali, viene alla fine ucciso dallo stesso Achille. Strano destino quello dello storico, chiamato sempre a ricordare qualcosa e poi ascoltato sempre con sospetto.

Forse questo pretendere di tirare fuori dalla storia qualcosa di finale, concreto, formulato e disegnato una volta per tutte, è uno strano gioco del pensiero. ├ê un gioco senz 'altro europeo, se non proprio italiano. Sono tre luoghi della mente, quello del ricordo, quello della conoscenza e quello della creazione in strettissima comunicazione fra loro, indispensabili l 'uno all 'altro. Eppure c 'è uno scarto fra ciò che si ricorda, ciò che si sa, ciò che si crea. Il rapporto del progettista con la storia può essere denso, profondo, consapevole ma non per forza diretto. E non è detto che storico e progettista non funzionino meglio come amanti che come coppia stabile, coerente, sicura.

Vorrei entrare nella biblioteca di Aby Warburg e cominciare da un libro a caso per non finire più. Anche l 'ultima serie di Warburg non è un 'opera finita. La memoria mette insieme immagini con il solo scopo di mettere insieme immagini. Poi arriva il progetto, ma è un 'altra cosa. Qualcosa che non si può fare senza memoria.