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Intime ragioni (rileggendo Enzo Paci) – di Maria Clara Ghia

Intime ragioni (rileggendo Enzo Paci) – di Maria Clara Ghia

Autore: Maria Clara Ghia
pubblicato il 8 Febbraio 2012
nella categoria ALTROcheARCHITETTURA di Maria Clara Ghia, Parole

In un articolo su Casabella o continuità del 1957, Enzo Paci scrive che l 'architetto attua nella sua opera quella sintesi fra natura e ordine formale che la filosofia indaga con il pensiero: L 'architetto non ha bisogno di prospettive filosofiche così raffinate ma non ne ha bisogno perche la sintesi tra natura e ordine formale, se è architetto, la vive e la attua nella sua opera. Se però l 'architetto teorizza e vuol imporre all 'esperienza un ordine logico astratto, oppure non vuol seguire il senso naturale dell 'esperienza che suggerisce e richiede nuove relazioni e nuove forme; se, dunque, l 'architetto, cerca di ripetere o rispecchiare un presunto ordine, o disordine, considerato come precostituito e inevitabile, bisogna avvertirlo che non può fare ne l 'una cosa ne l 'altra, perche il suo compito è quello di vivere sempre e di nuovo l 'esperienza e di trovare, ancora e sempre, una nuova razionalità.

I due operatori filosofici messi in gioco da Paci sono i concetti di tempo e relazione. Concetti concretamente declinati con lo spazio: non con l 'idea di spazio astratto indagato dalla scienza, ma con quella concezione particolare dello spazio, viene da dire fisica, con cui si misura l 'architettura.

L 'approccio fenomenologico non può essere riferito al puro ambito filosofico ma comporta una sintesi culturale, perche riguarda l 'esperienza del vivere.

Così le relazioni fra architettura, etica ed estetica sono sviluppate attraverso una riflessione che considera ad ogni nodo critico la propria dimensione esistenziale. Si tratta di un esistenzialismo positivo, i cui assunti consistono nel riconoscimento dell 'impossibilità di sottrarsi all 'alienazione tecnologica attraverso la fuga di fronte alla tecnica, nell 'accentuazione naturalistica dell'analisi esistenziale e nel rifiuto di rifugiarsi nell'interiorità spirituale e di presupporre come valida l'antitesi spirito-corpo.

Paci sostituisce alla centralità del concetto di esistenza quella di relazionalità dell'esperienza. Se l'esistenza è finita, delimitata dalla nascita e dalla morte, se l 'esistenza è un momento della temporalità, se è, in una parola, un evento, allora l'evento avviene come attualità di un processo in quanto è sempre in relazione con altri eventi. Nessun evento è autosufficiente, nessun evento è sostanza. Così, la possibilità di essere dell 'uomo consiste nel trascendimento verso qualcuno o verso qualcosa. Non c'è esperienza dove non ci siano diverse situazioni spaziali e temporali, distinte dalla forma dinamica della loro posizione relazionale nello spazio e nel tempo. Le relazioni non sono informi perche sono temporali: le cose sono condizionate dal processo passato, di cui permangono gli effetti, e dalle possibilità di sviluppo. La forma è mutevole, varia a seconda delle vie scelte nella sfera della possibilità. Per l'uomo, varia in funzione del suo comportamento, dei suoi progetti, dei suoi risultati.

L 'architettura è insieme realtà economico-sociale che risponde a bisogni concreti ed espressione di nuove relazioni e di nuove forme. Nel processo le forme sono relativamente permanenti ed emergenti. La permanenza è la firmitas, il durare di una costruzione nel tempo secondo determinate strutture ed un determinato e relativo equilibrio; l 'emergenza è il rinnovamento, l 'apertura al futuro e alla possibilità.

Una via per accogliere la vita in architettura in termini di contenuto, non di emulazione formale. Da questo punto di vista, la strada intrapresa da molta parte dell 'architettura contemporanea potrebbe apparire come una deriva, un fraintendimento, un 'incomprensione: una deviazione dal contenuto all 'apparenza, dalla centralità del concetto di forma in architettura a quello di immagine. Da una parte le immagini: i blob, le allegorie biologiche, le pieghe, oggetti in seriale ripetizione che popolano il mondo globale. Dall 'altra le forme: campi di relazione in divenire nel fluire del tempo, non in senso letterale, come se l 'architettura dovesse trasformarsi in metafora evolutiva, ma in senso sostanziale, come rilancio ritmico di nuove possibilità che si aprono da quelle passate e dischiudono a quelle future. Campi di relazione che incidono nel reale caso per caso, perche la relazione implica un tessuto di rimandi con le forze in gioco nell 'architettura, gioco le cui regole cambiano nello stesso momento in cui si gioca.

Sarebbe bello scrivere una storia parallela dell 'architettura a partire e per tornare al dibattito in corso negli anni Cinquanta sulle pagine di Casabella, a partire e per tornare alla traduzione dell 'esistenzialismo positivo in termini architettonici. La visione di Paci apre possibilità d 'indagine sull 'architettura come forma, relazione, possibilità e libertà, ma anche incertezza. Perche se la possibilità è libertà, dell 'esito di libertà non abbiamo alcuna garanzia di riuscita. L 'architettura esprime la condizione esistenziale nella sua speranza e nel suo rischio, rischio di perdersi e speranza di ritrovarsi: la forma, raggiunta e mai raggiunta, mette l 'uomo nella condizione di ricercare ogni volta le più intime ragioni della propria libertà e della propria responsabilità.