Un nostalgico Serpentine Gallery Pavilion – di Zaira Magliozzi

Come sarà il Serpentine Gallery Pavillion numero dodici? Evocativo e archeologico. Questo è quanto traspare dalle prime dichiarazioni del team chiamato a disegnare il più famoso padiglione temporaneo londinese, nella sua edizione olimpica. Jacques Herzog, Pierre de Meuron e l ‘artista Ai Weiwei cercano di sottrarsi all ‘inevitabile esigenza di dover costruire l ‘ennesimo oggetto e decidono di andare fuori tema proponendo una soluzione alternativa: scavare nel terreno per raggiungere la falda, trovare l ‘acqua e riscoprire le fondazioni dei precedenti padiglioni lì costruiti sin dal 2000, quando Zaha Hadid disegnò la prima struttura. Su questi resti, il trio, già ben collaudato grazie al Bird ‘s Nest di Pechino, innalzerà undici elementi portanti, tanti quanti gli esperimenti delle precedenti edizioni, più uno a rappresentare l ‘anno in corso. Questi supporteranno la copertura del nuovo padiglione in modo da farlo sembrare, a tutti gli effetti, un sito archeologico. Dalle fondazioni ricostruite emerge un paesaggio caratteristico, qualcosa di diverso da qualsiasi altra cosa noi avessimo mai potuto inventare; la sua forma è un dono imprevisto. In altre parole, è il posto ideale per continuare a far fare ai visitatori quello che hanno fatto nei Padiglioni degli undici anni passati, ma anche una scoperta per i molti altri che verranno per le Olimpiadi.
Una proposta a prima vista conservativa, non in linea con il carattere sperimentale dell ‘iniziativa e, soprattutto, con il clima di euforia che Londra, in prospettiva dei giochi olimpici, sta vivendo in questi mesi. Ma soprattutto un ‘idea molto più figlia del duo svizzero, che di un ‘artista come Weiwei da cui non ci saremmo mai aspettati un ‘opera così sommessa.

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