presS/Tletter n.01-2012

 
per inviare mail alla rubrica LETTERE usare: l.prestinenza@gmail.com
per cancellarsi mandare una mail all’indirizzo:
per iscriversi mandare una mail all’indirizzo:
  
ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo
The Millionaire
Delle quattro risposte una sola è giusta ma tutte, anche se palesemente false, potrebbero contribuire a individuare il personaggio e quindi la risposta giusta: chi risponde esattamente a tutte le 32 puntate (si inizia con la presS/T 24) vince.
 
Chi è il personaggio di questa settimana?
A: A Parigi con un rota di scorta
B: Frequenta scuderie e stazioni
C: Ha cominciato con gli ovili
D: A Milano per ricucire il tessuto urbano usa ago e filo
 
IN EVIDENZA
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Concorso internazionale di progettazione: OUTSIDE THE BOX_Low and High Technologies for the Emergencies_2011
L’OPINIONE: Riciclanti
CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
AIAC TUBE: I Video degli iscritti al nostro Canale YouTube / Archi LIVE  
DOCUMENTI: Pubblichiamo l’appello manifesto lanciato dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia: Siamo Architetti che vivono e lavorano in questo Paese…
ALTROchéARCHITETTURA: Maria Clara Ghia ci parla di L’etnologo nel metrò e l’architetto a teatro
UNIVERSITA’ E DINTORNI: News di Nicolò Lewanski
LETTURE D’AUTORE: Diego Barbarelli interroga:COdESIGN_Anna Cornaro e Valerio de Divitiis architetti associati
RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Spread
LA STORIA DELL’ARCHITETTURA: L’architettura del 1900 raccontata da LPP: 1.8 L’avanguardia
AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…
INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Una domanda così, senza nulla a pretendere
RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Libri descritti e valutati da Giulia Mura: Metropoli per principianti
IDEE: Andrea Di Gaetano: Mettiamoci una mano sulla coscienza
SGRUNT: Marco Maria Sambo: Diritto all’Architettura
SEGNALAZIONI: Juhani Pallasmaa. Lampi di pensiero. La fenomenologia della percezione in architettura. A cura di Mauro Fratta e Matteo Zambelli
CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: A garanzia di tutti i cittadini
 
 
Concorso internazionale di Architettura:
OUTSIDE THE BOX_Low and High Technologies for the Emergencies_2011
 
Per alcuni problemi che si sono verificati al sito www.contanima.com, non tutti
i partecipanti al concorso sono riusciti a presentare la loro candidatura entro il
15 gennaio 2012, pertanto la data di scadenza del concorso è stata
rinviata al 20 gennaio 2012. Per maggiori informazioni consultare il sito
 
 
 
Riciclanti pop-anti
Riciclare vuol dire distruggere qualcosa senza sprecare nulla, perché le materie prime sono recuperate per poi essere trasformate in nuovi prodotti del tutto diversi dall’originale. Per la mostra del maxxi sembra che riciclare voglia, invece, dire conservare tutto cambiando qualche funzione e aggiungendo qualcosa di nuovo. E la sensazione che si ha uscendo dalla mostra è che il riciclo sia inteso come una tecnica del riuso e del restauro piuttosto che una strategia per organizzare la produzione di manufatti su criteri ecologicamente razionali. Posizione questa più aggiornata certo del falso storico. E a volte anche utile come mostra il recupero di manufatti che sarebbe stato troppo costoso demolire. Ma anche testimonianza dell’ennesima trasformazione di un discorso tecnico scientifico in un formalismo o peggio in una impostura intellettuale ( nuova e aggiornata versione della malattia italiana per cui è meglio non abbattere nulla e riadattare, dopo una imbellettatura in chiave moderna, anche ciò che non merita di essere riadattato). Ci chiediamo se la mostra del maxxi, dietro la sua apparente apertura culturale, non nasconda uno spirito patologicamente conservatore aggiornato in chiave neopop: perché, a pensarci bene, anche il recuperare lo spirito pop in fondo è un’operazione di riciclo (lpp)
 
CARTOLINE di Renato Nicolini
 
PALMA BUCARELLI
Lorenzo Cantatore e Edoardo Sassi ci regalano per le feste “Palma Bucarelli, immagini di una vita” (edizioni De Luca). La “biografia per immagini” sfiora consapevolmente il modello Arbore – De Agostino, “Novella 2000”, utilizzando con intelligenza la propensione di tutti noi – data la società in cui viviamo – per il “gossip”. Come già era riuscito alla protagonista, quest’esercizio pericoloso viene compiuto da Cantatore e Sassi con maestria, facendoci passare dalle foto “greche” di  Ghitta Carell alle istantanee degli Anni Cinquanta che ritraggono Palma col Presidente della Repubblica Luigi Einaudi o con l’assessore democristiano Manlio Lupinacci, ugualmente diffidenti verso l’”arte astratta”…  Palma sa sfuggire alla tenaglia che avrebbe schiacciato chiunque, da un lato l’ostilità comunista (Alicata, Terracini, Trombadori) contro gli astrattisti, dall’altra l’accusa di essere “comunista” scagliata contro di lei, per lo stesso scandalo dell’arte astratta, dai democristiani.  Dal concorso del 1933, vinto assieme ad Argan e Cesare Brandi, Palma Bucarelli seppe restare coerente a un tipo che oggi può apparire in via d’estinzione, quello del funzionario statale, e alla logica degli interessi istituzionali. Unica donna in un ruolo maschile, che seppe interpretare con grande leggerezza femminile, senso della vita e dei suoi piaceri.
 
REGGIO CALABRIA
Dal mio Laboratorio di Sintesi Finale dedicato alla città metropolitana di Reggio Calabria emergono tre considerazioni… La città metropolitana di Reggio è lenta, si realizza non nelle infrastrutture e nella velocità, ma nella capacità di recuperare agricoltura, beni culturali, aree archeologiche… Gli spazi pubblici hanno la forma piuttosto dei percorsi che delle piazze… Tutto è dominato dal paesaggio
 
 
I Video degli iscritti al nostro Canale YouTube / Archi LIVE 
— Questa settimana vi segnaliamo il video di “morettilab” (http://www.youtube.com/user/morettilab), iscritto al nostro Canale YouTube. Il filmato di Claudio Granato e Giacomo Taddeini si intitola “Percorsi” e mostra un sistema aperto di interconnessione urbana. Si tratta della progettazione di un brano di città nel quale un percorso cittadino diventa il fulcro intorno a cui si sviluppa l’Architettura.
 
Ecco l’indirizzo:
 
Iscrivetevi al nostro Canale su YouTube e segnalateci i vostri filmati. I migliori verranno inseriti nello spazio “Preferiti” di AiacTube.
 
 — Continua -sul Canale 813 di SKY “Ceramicanda TG Architettura”- la programmazione del Format “Archi LIVE – Architettura dal Vivo”, tutti i giorni con 8/12 passaggi al giorno. Siamo arrivati alla puntata numero 8 e stiamo preparando l’ultimo ciclo di puntate -dalla 9 alla 12- che andranno in onda su Sky da febbraio 2012. Seguiteci.
 
Vi ricordiamo inoltre che potete vedere ArchiLIVE anche sul nostro Canale: http://www.youtube.com/user/architetturaecritica
DOCUMENTI
 
Siamo Architetti che vivono e lavorano in questo Paese…
 
Siamo Architetti che vivono e lavorano in questo Paese.
L’Architettura rappresenta da sempre una delle più alte espressioni della cultura e della civiltà di un popolo.
È la traduzione in spazi, superfici, paesaggi dell’anima profonda di un Paese.
La storia millenaria delle nostre città e dei nostri borghi testimonia quanto sia importante la qualità e la bellezza dei luoghi in cui viviamo.
Per questo il diritto all’Architettura è un diritto di tutti.
E di ognuno.
Deve essere salvaguardato. Come bene comune e non come espressione di una parte, di un gruppo o, peggio, di una corporazione.
Gli architetti lavorano a garanzia dei cittadini.
Eppure proprio in Italia l’Architettura è relegata ad un ruolo marginale nelle dinamiche sociali, culturali, politiche ed economiche del Paese.
Il progetto di Architettura non è il disbrigo di una pratica burocratica o una pura consulenza tecnica: è un’altra cosa. È il pensiero che sottende alla costruzione delle cose, è la pianificazione graduale del volto che assume il mondo in cui viviamo.
Far soccombere il “progetto” alle logiche della peggiore politica, della peggiore amministrazione, della convenienza economica di breve respiro e delle clientele, è molto rischioso. Per tutti.
Lo dimostrano, ogni giorno, le tragedie legate allo sfruttamento irresponsabile del territorio. Lo confermano gli scempi della mancata pianificazione urbanistica.
Lo raccontano i paesaggi devastati e lo squallore di tante periferie delle nostre città.
Noi vogliamo lavorare perché nel nostro paese si torni a “fare architettura”. Perché tanti professionisti possano insieme ricominciare a immaginare e realizzare città, piazze, giardini, uffici, scuole, mercati. E case. In cui sia piacevole vivere. Luoghi, in cui
l’abitare sia sicuro.
È su questo che chiediamo alla politica di confrontarsi con noi.
A garanzia di tutti i cittadini.
Noi non chiediamo difese d’ufficio.
Non ci interessano i privilegi di categoria. Il “protezionismo” professionale.
Crediamo sia venuto il momento di riscrivere le regole. Di individuare il senso profondo della professione di Architetto, i meccanismi di accesso alla professione, i codici del lavoro.
Alla politica chiediamo risposte precise.
A garanzia di tutti i cittadini.
Perché non ci interessa mantenere lo status quo.
Non difendiamo gli “ordini professionali” così come sono.
Sappiamo che per molti si è trattato di costruire sacche di privilegio e difese di interessi corporativi. Mentre, per altri, è stato complesso mediare tra l’obbligo di rappresentare interessi di categoria e la necessità di farsi interprete di ragioni collettive.
Non ci vogliamo sottrarre alle regole, alle verifiche, alla prova delle competenze, al rispetto di codici e deontologia. Sappiamo invece che chi ha il compito di progettare le trasformazioni fisiche del territorio è depositario di una forte responsabilità etica nei confronti della società.
Chiediamo che l’Architetto torni ad essere riconosciuto dalla società come colui che immagina, progetta, interpreta, il mondo che è e che sarà.
Che sia posto al centro del dibattito sulla costruzione del vivere e dell’abitare. Che abbia un ruolo e per questo gli vengano necessariamente attribuiti oneri e responsabilità ma anche centralità.
È su questo che chiediamo alla politica un confronto. Non rinviabile.
A garanzia di tutti i cittadini
Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia
 
 
L’etnologo nel metrò e l’architetto a teatro
Il Roma Europa Festival che si è da poco concluso ha portato in città tre spettacoli davvero interessanti.
Che meraviglia il teatro. Può rivelare il mondo meglio di qualsiasi altro luogo. Tecnologia impeccabile al servizio di un messaggio il cui protagonista indiscusso, sul palco e seduto in platea, è l’uomo. Un messaggio che davvero ci racconta, per immagini, spesso senza troppe parole, la condizione contemporanea. Forse perché abbiamo di fronte problemi talmente complessi che solo l’astrazione teatrale riesce a sintetizzarli, ancora meglio della narrazione cinematografica che gioco forza rischia di essere troppo verista.
Lasciamo Marc Augé sui metrò parigini a osservare la realtà così com’è e andiamo a teatro per immaginarne una diversa di realtà, nuovi uomini e nuovi spazi.
Tre spettacoli per raccontare il nostro tempo. Il primo è Prometheus Landscape di Jan Fabre, al teatro Olimpico: il ribelle Prometeo imprigionato sul Caucaso, sospeso a una serie di funi che citano senza sottigliezze le trasgressioni del bondage giapponese, è esposto a ogni tipo di intemperie, violenza, spasmo, tortura. Eppure Prometeo, irresistibilmente scatenato, regala agli uomini la risorsa del fuoco. Il mito della tecnica che spinge l’uomo a superare ogni sorta di limite, come Fabre scardina ogni regola imposta dal linguaggio teatrale. Una rappresentazione straziante e veritiera delle minacce a cui la nostra epoca ci sottopone.
Poi Il velo nero del pastore di Raffaello Sanzio Societas, al teatro Vascello. Il titolo è tratto da un racconto di Nathaniel Hawthorne del 1836. Romeo Castellucci si serve del testo non per una narrazione, ma per l’estrazione di figure primarie portate in scena con essenziale oggettività visiva. Immagini e suoni, neanche una parola, proiettati sul pubblico che non può semplicemente osservare ma è costretto a reagire, se non altro emotivamente, per difendersi dalla forza dell’impatto.
Castellucci usa il fuoco della tecnica e ne decreta la vittoria sul sacro. Una locomotiva sul palco si avvicina minacciosa verso le prime file e arriva a un passo dal limite del palcoscenico. Un supporto orizzontale scende davanti al sipario abbassato e su di esso nove lampadine, una per volta, vengono accese da motori azionati da piccole eliche. Una per volta le lampadine si surriscaldano, scoppiano, fumano e scatenano nel teatro un forte odore di bruciato. Nel cuore dello spettacolo, al centro della scena, una splendida attrice viene colpita infinite volte da un assordante schianto cacofonico e da una mitragliante luce stroboscopica che proietta inesorabilmente, sulle quinte di fondo, una croce.
Lo spettacolo finisce. Ci si domanda se debba ancora succedere qualcosa, si resta in attesa. Una prova aperta, che scatena domande. Un’opera impenetrabile e non interpretabile, immagini che si mostrano per quel che sono senza rimandare a nient’altro, senza portare allo spettatore alcun messaggio familiare né rassicurante, soltanto un sentimento di estraneità e spaesamento. È la fine del mondo.
In conclusione lo spettacolo Displace di Muta Imago, sempre al Vascello. Uniche superstitiquattro donne, esempio di forza e allo stesso tempo di estrema vulnerabilità, Le Troiane di Euripide. Il palcoscenico si trasforma in una spiaggia postapocalittica, su cui con un botto assordante si abbatte un muro di pietra, il muro della storia degli uomini.
La memoria è tangibile nel crollo così come in ogni opera sono già presenti le rovine. Questa memoria le donne cercano di conservare, arraffando timorose, minacciate da chissà quali catastrofi, le pietre del muro crollato. Come le note del Lamento di Didone diHenry Purcell, leitmotiv di tutto lo spettacolo, che restano nella mente anche a musica finita: Remember me, but forget my fate.
Displace è la rappresentazione di uno sradicamento, di un mondo distrutto, sulle cui lande desolate rimane solo l’uomo. Una pioggia purificatrice bagna le donne e trasforma la polvere in fango, di nuovo un forte odore accompagna la forza dell’immagine, finché il suolo martoriato del palcoscenico viene trasformato dalle quattro attrici nella prua di una grande arca con cui ripartire, alla ricerca di terre non più desolate e di nuovi mondi da abitare.
Un messaggio fin troppo chiaro. L’architettura come memoria del nostro passato e l’architettura come rifugio in tempi di catastrofe e crisi: ecco ciò che ci resta.
Charlotte Gainsbourg costruisce un riparo di legno sotto cui condurre il figlio quando ormai non c’è più nulla da fare, il meteorite Melancholia sta per arrivare: altra immagine di eccezionale lirismo quella della fine del mondo secondo Lars Von Trier, due donne e un bambino che si stringono sotto una capanna mentre dal fondo dello schermo una luce devastante brucia tutto ciò che incontra, fino a inondare lo schermo stesso.
Temiamo la fine, siamo in cerca di un inizio, l’architettura la porteremo con noi. Ma in che modo? Un po’ stanchi di ostentazioni tecnologiche, sperperi economici, procrastinazioni realizzative. Rivogliamo un’architettura che ci parli del tempo in cui siamo, con i piedi per terra, con in testa la crisi, e basta piangersi addosso. Un’architettura che ci faccia immaginare nuovi mondi e che dalla crisi ci aiuti a uscire fuori.
 
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Nicolò Lewanski
 
IN OPERA_Concorso
Bando di selezione di ANCE Veneto per progetti di edilizia scolastica realizzati, per individuare best practice in questo ambito; iscrizioni ed elaborati dovranno pervenire entro il 29 Febbraio. Info:http://www.ance.it/ance/jsp/home.jsp?sTipoPagina=assemblea&sNomePagina=Veneto_InOpera2011
 
Open Research a Genova
Open Research si propone come momento di confronto sui quattro temi di Attivismo, Re-cycle, Linkguaggii e Tekne╠Ç, organizzati in altrettanti tavoli concettuali. Martedì 17 e Mercoledì 18 Gennaio alla Facoltà di Architettura di Genova, info:http://www.addgenova.org/home/
 
NET-LANDSCAPE a Roma
Tavola rotonda dal titolo Net-Landscape: il paesaggio delle infrastrutture, Metodologie di coprogettazione delle reti ecologiche e antropiche. Lunedì 30 Gennaio alle10:30 alla Facoltà di Architettura Valle Giulia, aula Fiorentino, in via Antonio Gramsci, 53. Info:http://w3.uniroma1.it/data/index.php?option=com_content&task=view&id=43&Itemid=1
 
BIAU a Napoli
Biennale Iberoamericana di Architettura e Urbanistica, con riconoscimenti di carriere professionali e opere significative di architettura attraverso premi per opere realizzate, progetti di ricerca e concorsi di idee per studenti. Inaugurazione Giovedì 19 Gennaio alle 16.00 alla Facoltà di architettura di Napoli, in via Forno Vecchio 38, SL 3.7. L’esposizione rimarrà aperta fino al 17 Febbraio.
 
IED Master in Arts Management
Master in Arts Management di IED in partenza a Febbraio 2012, con un piano di studi in 3 moduli con sede in altrettante città: Venezia, Firenze e Roma, per formare una figura professionale impegnata nella gestione di progetti artistici a 360 gradi. Due borse di studio messe in palio dal MiBAC, scadenza iscrizioni Domenica 22 Gennaio. Info: http://www.ied.it/roma/scuola-management/corsi-master/manager-dellarte/CP01488E
 
LETTURE D’AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell’architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura, con passione e competenza. Le domande possono essere sostituite, integrate e manomesse in qualsiasi modo.
 
Risponde: COdESIGN – Anna Cornaro e Valerio de Divitiis architetti associati
 
Risponde: Anna Cornaro (anna.cornaro@tin.it)
1. Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
La casa a Kings Road di Rudolf Schindler e la Mediateca a Sendai di Toyo Ito. Due progetti che sembrano agli antipodi per localizzazione geografica, dimensione, funzione, ma in realtà sono espressione chiara di tre concetti comuni: fruizione dello spazio, percezione della materia (o immateria !!?), consapevolezza della costruzione.
Visitarli lascia l’inaspettata sensazione di trovarsi di fronte ad un intreccio di ossimori:
la casa di Los Angeles è un padiglione “temporaneo” e quasi auto-costruito, ma riesce a trasmettere tutta la sacralità intima dell’abitare;
la mediateca è una sacra icona del contemporaneo, un miracolo della tecnica, ma si lascia fruire come un informale supermarket della cultura multimediale.
2. Per quali motivi ritiene quest’opera ancora attuale?
Tutte le opere in grado di suscitare una sensibilità empatica esprimono una propria, intramontabile, attualità; contengono un livello di significato più primitivo e primordiale, che trascende il tempo.
3. In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l’abbia influenzata?
Percezione, fruizione e costruzione sono concetti sempre alla base del nostro progettare insieme alla consapevolezza che la piccola, come la grande scala, possano essere imperdibili occasioni per attuarli al meglio.
4. Ci segnali un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuole approfondire lo studio dell’opera.
Quando arrivai a Tokyo nel 2004, con una borsa di ricerca biennale alla Tokyo University, di fronte alla mia totale frustrazione per l’indecifrabile scrittura giapponese, il mio tutor Hiroyuki Suzuki (Contemporary Architecture of Japan, 1958-84, Reyner-Banham-Hiroyuki-Suzuki, Architectural Press, 1985) mi diede due consigli: visitare ogni architettura possibile e leggere molto … possibilmente mai di architettura … narrativa … solo narrativa.
Trilogia di New York di Paul Auster e L’uccello che girava le viti del mondo di Haruki Murakami mi hanno dato, in quel periodo, gli occhi per capire ciò che non ero in grado di leggere.
Credo che ognuno debba costruirsi il proprio personale vocabolario, anche quando la lingua sembra conosciuta.
 
Risponde: Valerio de Divitiis (valerio.dedivitiis@tin.it)
1. Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
Due progetti accomunati da tre concetti.
Il Kirchner Museum a Davos di Gigon e Guyer e la Kunsthaus a Bregenz di Zumthor.
Contrasto tra involucro evanescente e contenitore pesante;
apparente semplicità trovata nella cura del dettaglio;
composizione dell’architettura in funzione della misura del materiale.
Il Museo a Davos, ad una vista ravvicinata svela anche un inaspettato segreto: l’uso di una materiale povero (pannelli in fibra di legno mineralizzata), rivisitato con sensibilità supermodernista per nobilitare il prospetto.
3. In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l’abbia influenzato?
Ho imparato che semplificare l’immagine del costruito significa sempre approfondirne il dettaglio e che i materiali, da semplici prodotti, sono in grado di divenire segni e concetti dell’architettura, strumenti poetici nelle mani del progettista.
4. Ci segnali un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuole approfondire lo studio dell’opera.
Per il Museo di Zumthor, la guida del Museo, pubblicato da KUB (Kunsthaus Bregenz, 1999).
Per il Museo di Gigon e Guyer, un articolo scritto da Yasuda, apparso su JA n.23 del 1996. Il dettaglio e’ riletto come matrice fondante, in cui vengono “registrati tutti i parametri di un progetto (…) informazioni riguardanti le funzioni base, le interpretazioni legali, il planning strutturale, il metodo di realizzazione, il processo di costruzione, i costi, e ad esso è richiesto di essere congruente con il concetto architettonico”. Uno scritto per capire quanto minimalismo sia una parola priva di significato.
 
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
 
Spread
Quale è il differenziale fra l’architettura al Viagra, dopo i grandi successi degli ultimi anni, e quella di qualità? Forse questi tempi così difficili ci vogliono dire qualcosa sui limiti che siamo costretti a porci. Forse abbiamo capito finalmente che l’iperproduzione di edifici, di immagini e di merci non è più una ricchezza. Forse l’uomo non deve assoggettarsi al lavoro ma, al contrario è necessario riconvertire il lavoro come bene della comunità. Forse gli architetti dovrebbero, nel nuovo anno, partire dalle piccole cose e tornare ad essere umili visionari del mondo?
 
 
1.8 L’avanguardia
(Le puntate della storia del 1900 si trovano su www.presstletter.com)
Nasce l’avanguardia, intesa come una continua ricerca che mette costantemente in discussione ciò che e’ acquisito. Dalla distruzione degli stili e dell’arte ottocentesca  sino alla completa distruzione della forma, anche oltre l’astrazione, nel momento in cui si accorgerà che anche un quadro astratto può limitarsi a rappresentare banalmente ciò che già sappiamo senza riuscire ad andare oltre. D’ora in poi, se arte contemporanea ci potrà essere, sarà solo a partire da questo incessante moto disgregativo, di continuo superamento delle frontiere, di una condizione di perenne ricerca che, con furor religioso, arriverà a intaccare i fondamenti stessi del linguaggio: là dove avviene il processo stesso di significazione.
È impossibile capire l’arte della prima parte del novecento al di fuori di una così forte tensione mistica, di una così profonda fede laica. Kandinskij parla di spiritualità. Malevich idealmente sostituisce un quadrato nero su fondo nero a un’icona religiosa e arriva a organizzare nel 1935, in pieno regime staliniano, il proprio funerale suprematista. Mondrian e Theo van Doesburg fanno coincidere forme astratte e teosofia. Klee sonda un mondo sospeso tra i valori dello spirito e quelli della fantasia. Architetti come Loos, Le Corbusier, Mies sono pure imbevuti di valori mistici e all’architettura, nel dopoguerra, si rivolgeranno il filosofo Wittgenstein e l’iconologo Warburg per spazializzare le loro innovative concezioni del mondo; il primo nella casa della sorella, il secondo nell’impianto di una libreria che ha il compito di custodire la memoria e il sapere universali.
Ovviamente nonostante la comunanza di intenti, i numerosi personaggi differiscono notevolmente per percorsi scelti e risultati ottenuti. Ma tra i tanti, uno produce speciali risultati perché affronta di petto, in una sorta di corpo a corpo, i temi dell’assurdo, dell’analogia, della proiezione di forme e concetti e del ribaltamento dei significati: e’ Marcel Duchamp.
Duchamp si e’ già fatto conoscere in America alla mostra dell’Armory Show del 1913 con un’opera cubo futurista dal titolo Nudo che scende le scale e per  veder la  quale il pubblico americano, incredulo e stupito, è disposto anche a lunghe attese. Ritornato nel Vecchio Continente lavora ai ready-made, opere ancora più problematiche dove l’opera non viene neanche più prodotta dall’artista ma presa dalla realtà di tutti i giorni (uno scolabottiglie, una pala …) e dichiarata oggetto artistico. 
I critici tradizionalisti hanno voluto vedere i ready-made come sintomi di una sconfitta, di una crisi definitiva. Di quella morte dell’arte preconizzata da Hegel e da allora sempre annunciata come prossima ventura. In realtà è tutt’altro. È prova di una ricchezza e di una vitalità sorprendente, oltre la rivoluzione della pura forma preconizzata da Kandinskij. Senza Duchamp l’arte sarebbe morta con l’astrattismo e il suprematismo. Dove andare oltre le pure essenze? Con i ready-made Duchamp scopre invece territori sconosciuti: le opere si aprono al contesto e diventano meno oggettuali e più mentali, meno concrete e piùrelazionali.
L’architettura tarderà ad accorgersi di una così dirompente rivoluzione (forse capita appieno dagli stessi artisti solo dopo gli anni Cinquanta), anche se non sarà insensibile alle tecniche analogiche messe a punto dall’artista e da alcuni altri esponenti dalla cultura del periodo. Negli stessi anni, il pittore italiano De Chirico inventa una tecnica di accostamento di oggetti presi dalla realtà di tutti i giorni, e accostati su basi anch’esse puramente analogiche, per dare vita alla Metafisica, che teorizzerà a partire dal 1916, ma praticherà da prima. Forse a partire dal 1910, quando da Monaco si trasferisce a Parigi, frequentando Valéry e Apollinaire. Dalla Metafisica e dai ready-made nascerà Dada e poi il surrealismo.
 
 
In architettura chi si contenta rode
 
Chi fa come Piano va sano e va lontano
 
La città che risparmia sull’architettura è una grande fregatura
 
Chi costruisce col vetro lascia un futuro di frantumi
 
Da casa nasce casa
 
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
 
Una domanda così, senza nulla a pretendere
Contrordine, la patonza non deve più girare, … è l’Italia che deve girare! Basta con Casaffari con vista sul Colosseo a prezzi stracciati! Basta con le vacanze tuttopagate a vostra (e nostra) insaputa! Basta con la Malinconica cricca del G/8 d’architettura! Da oggi pagherete caro, pagherete tutti … senza sconti.
E’ mutato il clima: trasparenza, moralità, sobrietà e buone maniere. E’ l’anno zero spaccato d’Italia! E’ calato il silenzio dell’aula universitari del tempo che fu. E’ la fine del ’68 by Mediaset. Spread, splaft, pil, … che pal!! Non è più il teatrino della politica, è teatro puro! Non è più il San Carlino, e’ il San Carlo!
E così Mario Mondi girò pagina all’Italia televisionaria. “E’ fi-ni-ta–tà … la ri-ri-cre-azione, neh”, disse robotico Supermario. “E’ fi-ni-thò … l’In-tre-mez/zo, si-amo se-ri!” Aggiunse poi, sempre dagli scherni tv: “Ba-sta–ah co bun-ga, bun-gha, … ba-sta-ah con gli Sci-li-po-po-li, coi Raz-zi e co’ Ben-godi. Ba-sta–ah coi fù-occhi d’ar-ti-sfi-zio e mi-ni-stri Tric-tric-&-trac. E coi Tric-abba-llak-chè? Tut-ti a die-tah: far-Macisti, t’Assisti, Ordi-ni pro-fatti- l’ori: li-be-ra-lizzi-aaa- te-vi! Ita-lia-ni tut-ti: ha-vre-the da ora, ad ho-ras, so-lo La-gri-me et San-gue. San-gue di chi vi è vi-vo (an-co-ra) et chi vi è muò-rto a pia-ga-mento vuo-strò … sem-pre sia lo–da-thò!”
E la ministra del lavoro Elsa Fornero (figlia eccellente d’operai torinesi, modello libro Cuore, su su, fino alla cattedra universitaria … e poi al Ministero, nda), puntualmente e-seguì. Pianse ve-ra-mente-veramon? Da consumata attrice, sulle tavole del palcoscenico Italia. Nella conferenza stampa, governo tutto schierato all’attacco, la neoministra pianse vera-monti. Una promozione sul campo, la sua. Un colpo di teatro eccezionale, il suo. Che ha sfondato nella rete. Un goal che ha fatto epoca. Che ha fatto il giro-tondo di tutto il Mondo on line. Italiani brava gente, come sempre. Fanno i compiti europei a casa, sotto dittatura. Investono nel nuovo civismo d’Italia. Ma questo già si sa, è noto, è notorius. Arriviamo sempre in ritardo, noi con l’Inter/mezzo. (Ma l’eco di quell’impresa permane imperta-ta-mente, nda).
L’obiettivo comunicazione da allora, da quella lacrima sul viso ministeriale, è Stato centrato alla grande! Alcuni hanno detto: “Non l’ha fatto apposta: le scappò, alla Ministra”. Non fu un colpo di teatro, ma un teatro di colpo, spontaneo. Fu solo emotività, ansia, sub conscio e sub governo. Dissero (e dicono) che Mario Mondi sia fortunato. Che il suo è Stato solo un caso di fondoschiena della Fornero.
Restano però i dubbi. Si potrà mai stabilire se quelle della Ministra piangente furono vere o false lacrime? Fiction, reality o altro? Grande fratello o Grande sorella? Agli storici dell’arte del teatro e della politica-spettacolo (supporto tecnico, nda), l’ardua sentenza. A loro e ahiloro, l’analisi dei filmati, delle obiettive fonti documentarie d’archivio. Magari inedite, come per il delitto di Dallas, rimasto peraltro impunito.
Ma una domanda s’impone: se quel colpo di teatro magistrale fu veramente preparato e pre-pagato, su canovaccio da antica commedia dell’Arte italiana di governo, a che genere, modello e tipo di teatro è a-ah-ahh-scrivibile? Forse a una aggiornata rimessa in scena de “Lacrime napulitane”, … anzi di “Lacrime italiane” … con finte morti e matrimoni veri, … con la Elsa Fornero nella parte di Filumena Marturata: “si, lo so, o saccio: e figli de’ pensionati so’ piezze ‘e core, … ma abbiate pazienza: g-adda passà a nuttata, g-adda arriva’ il governo Monti!”. Tanto tuonò che piovve, e piovvero lacrime!
Comunque sia andata la cosa e la casa editrice, è opinione diffusa che in Italia sia cambiato dalla sera alla mattina il codice di comunicazione prevalente. E’ calata la Cortina di tasse Monti, quella sulla neve di Cortina d’appezzo all’ultimo pezzo dell’anno. Colla compagnia di teatro “Agenzia Entrate”, (nessuna esclusa, fronte-retro utente, nda), in decisAzione Equitalia & Sviluppitalia. Farsa Evacu cresci-cresci, a carico del destinatario, … una supposta effervescente e poi via … missione compiuta! Provare per credere. E’ arte obbligatoria, no arte d’evasione (fiscale)!
Conseguente interrogativo d’obbligo & di “congrega” Lpp: questo nuovo clima dell’Italia in salita, tutta Monti, niente pianure e valli protette, pre-figura o no un diverso codice di architettura netta e senza evasione? Pre-figura un diverso approccio di comunicazione edilizia? Pretende riviste web e stampate diverse? insieme a blog, siti e notiziari “seri” e sereni on line?
Insomma, per stringere più a noi, ai cassi nostri di redazione e reazione: non è che questa nostra annosa “PresS/Tletter” deve darsi una regolata d’attualità “montiana”? Che cartoline, francobolli, raccomandate, telegrammi, intermezzi, str-aforismi e opinionismi vari e avariati premonti appartengono ad un altro codice di comunicazione? Ad un’altra stagione? Ad un’altra Epoca e stile d’architettura comunicata (e trapassata on line)?
Insomma, solo per pararci il fondoschiena (di cui sopra): Mondi, tu che tutti Noi monti (e monterai), scusa, bitterscèm, una domanda: “noyo de la PresS/T – letter voulefàr savuàr l’indiriss de la noya architectura euromonthata … confessata e comunicata in Deutschland, … ja?. … Così: è una semplice informazzione! Per non sbagliare l’inter/mezzo, … per sapere la via justa, e justificable, … legalmente riconosciuta, … quella mediana e meditata di mez/zo. E’ solo una domanda on line: per andare per dove dobbiamo andare con l’intermezzo … per dove dobbiamo andare con la PresS/Tletter? Grazie, attendo, senza nulla a pretendere in Val Brembana, El dorado
P.S. scendendo dai Monti lombardi-romani alla demagistrale Valle di lacrime comunale napulitana, a proposito di figure e di mezze figure professorali della "Democrazia color marrone", (altro che promesso arancione partecipativo, nda), un silenzioso amico, sano poeta "locale", mi ha donato un suo libretto autoprodotto. Stampato alla buona, in proprio. Si chiama significativamente: "Attraversando il Nulla", tematica non facile. La poesia più significativa è anche la più breve.
Titolo del pezzo: "Tre parole". Dice testualmente il poeta: "Sono uno stronzo / Nella semplicità di tre parole / leggermi / concime di me stesso". Non so perché, ma la sento molto attuale, un epitaffio collettivo e nutriente. Ma io parlo e scrivo per me, s’intende.
Ecco, non c’è tempo per rileggere … è arrivato anche il sollecito di Lpp: “solo per ricordarvi di mandare il pezzo per la Presst entro ore 18”. E io mando il mio pezzo, … spingo il bottone del mio sciacquone on line … ed anche questo è fatto! 
 
di Gianni Biondillo
Edizioni Guanda, 2008 – euro 12,00
 
Una riflessione romanzata, ecco cos’è: un testo di circa duecento pagine, dedicato alla città e alle sue trasformazioni che inizia con un sintomatico “Non fate studiare architettura ai vostri figli”. Una richiesta, un appello, una triste constatazione. Non un saggio particolarmente tecnico sulle nuove urbanità, bensì una narrazione – attenta eppur ironica – che offre letture nuove e spunti singolari. Gianni Biondillo è si un architetto, ma è anche uno scrittore. E ciò si riscontra nel modo che ha di tessere la lettura di una vicenda che in fondo ci riguarda tutti quanti, che è la città contemporanea, dove viviamo e lavoriamo. Lo si nota, inoltre, nel paragone che ad un certo punto fa parlando dei due grandi capisaldi del Novecento: "Da un secolo circa muoiono, di anno in anno, la città e il romanzo. Con cadenza inesorabile, come una tassa, non manca il grido d’allarme lanciato da qualche luminare: la città è morta, il romanzo è morto – figli tutti e due dell’Occidente, che, invariabilmente,’tramonta”. Di certo, nel libro, non mancano attacchi, considerazioni amare, esami scrupolosi ed auto–analisi. In particolare a Biondillo sembrano interessare le anomalie urbane, le periferie degradate, i luoghi che non hanno il minimo rispetto del territorio in cui sorgono e che tendono a creare alienanti “non-luoghi”. Con grande lucidità Biondillo compie una ricognizione dello stato di fatto di alcune grandi città italiane (Milano in particolare, dove vive) sottolineandone incongruenze e pregi, e facendo il punto della situazione sulle singole specificità architettoniche, senza avere però la pretesa di farlo da tecnico puro. Lui racconta, si diverte, si arrabbia, si infuoca, si avvilisce di fronte alla miopia di politiche urbanistiche svuotate del senso collettivo del buon vivere civile…
Voto: 7
Giulia Mura
 
 
Andrea Di Gaetano: Mettiamoci una mano sulla coscienza
 
Con una certa periodicità, ormai, si leggono dichiarazioni rilasciate da illustri personaggi del mondo dell’arte che confessano il loro disagio di fronte alla produzione contemporanea.
La prima riflessione che mi viene da fare è come mai siano, quasi esclusivamente, gli stessi addetti al mestiere ad autodemonizzarsi ed a farlo non siano invece i tanto sopravvalutati critici, la cui professione, purtroppo, assomiglia sempre più a quella di promoter.
Ultimo in ordine di tempo è Charles Saatchi – il più influente e spregiudicato collezionista d’arte contemporanea – che sulle colonne di The Guardian definisce un mondo imbarazzante, stordito da ignoranza, da approssimazioni, da superficialità. Ostentando un rinnovato moralismo si scaglia contro i critici – “raggiungono alti livelli masturbatori di autostima” – e il pubblico – “pensa alle mostre come riti mondani” – senza tralasciare anche i collezionisti e i curatori – “il luogo dove si celebrano questi vizi è Venezia. Recarsi alla Biennale è come andare a St. Barts a Natale o a St. Tropez in agosto: un appuntamento obbligato per chi ama frequentare un giro vertiginoso di glamour, passando da un party a un altro”.
Manovra commerciale? Può anche darsi! Resta comunque il dubbio che, in un momento di lucida autocritica, possa aver effettivamente detto quello che pensava e si sia fatto interprete di uno stato d’animo insofferente verso l’arte contemporanea.
Ecco allora che appaiono più chiare le parole di Maurizio Cattelan – “l’artista italiano contemporaneo vivente più famoso al mondo dal tempo di Leonardo o, senza esagerare, dai tempi di Federico Fellini”, secondo Francesco Bonami – quando afferma di voler smettere o, ancora meglio, quando qualche anno fa si dichiarava morto. E come non citare Philippe Starck – uno dei designer contemporanei più famosi al mondo – che, vergognandosi di fare questo lavoro, chiese addirittura scusa “per essere stato un produttore di materialità” definendo la sua professione “un’orribile forma espressiva”.
E in Architettura? Da anni si ripetono esattamente le stesse cose, con il leitmotiv del Vecchio che demonizza il Nuovo. Abbiamo così Isozaki che tre anni fa dichiarava: “A partire dal 1985, potrei dire dalla Biennale di Venezia di quell’anno, si è cominciato a costruire tutto al computer. Così i giovani architetti non disegnano più, creano bellissime archisculture che nella maggior parte dei casi sono destinate a rimanere tali solo nell’immaginazione, senza diventare realtà” – strano come la Biennale continui ad essere presente in questa argomentazione – e prosegue affermando che l’architettura è morta e che “i giovani vogliono occuparsi soprattutto di design, hanno perso quell’idea di progetto classico, alla Brunelleschi che non a caso costruiva i propri edifici guardando alla classicità e direttamente sul cantiere…” bla bla bla.
Ancora una volta la classicità come modello, e poi ci si lamenta che Chipperfield sarà il direttore della prossima Biennale di Venezia – gira e rigira sempre qui si ritorna!
Potrei citare altri illustri esponenti del panorama architettonico che hanno dichiarato morta l’architettura, ma – sarà un caso? – molti di loro sono defunti, gli altri sono più che ottantenni e alla fine non aggiungerebbero nulla più all’argomentazione se non continuare a girare il dito sul concetto di modernità come incentivo alla qualità dell’architettura.
Mi viene quindi spontanea un’altra riflessione. Nell’Arte e nel Design artisti sulla cresta dell’onda iniziano ad avere dei ripensamenti sulla loro produzione artistica, abbandonando facili trovate, provocazioni effimere, ed intraprendendo una strada verso l’Età dell’autenticità – come Edward Docx l’ha definita.
In Architettura, invece, questa ventata di aria fresca viene presa a pretesto dagli architetti di qualche generazione fa per abbandonarsi ad inutili sentimentalismi dei tempi passati.
Sarà un caso se l’ultima – vorrà davvero smettere? – mostra di Cattelan è stata organizzata al Guggenheim di New York?
Magari è una coincidenza e tutto quello che è stato scritto finora è una trovata pubblicitaria… o forse no!
 
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
 
Diritto all’Architettura
1-L’Architettura è cultura e civiltà
2-Gli Architetti lavorano a garanzia dei cittadini
3-In Italia l’Architettura è relegata a un ruolo marginale nelle dinamiche sociali, politiche ed economiche
4-Dobbiamo lavorare, nel nostro Paese, per tornare a “fare Architettura”. E non dobbiamo solo parlare e scrivere di Architettura
5-La politica deve dare precise risposte
6-Non bisogna difendere gli Ordini professionali così come sono, i privilegi e gli interessi corporativi. Bisogna invece cercare di mediare tra l’obbligo di rappresentare interessi di categoria e la necessità di interpretare ragioni collettive
7-L’Architetto deve tornare ad essere riconosciuto dalla società come colui che immagina, progetta, interpreta il mondo che è e che sarà.
 
Questo è, in sintesi, l’appello lanciato dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia il 10 gennaio 2012, pubblicato anche sul Corriere della Sera di mercoledì 11 gennaio 2012.
 
Penso che questi siano punti importanti dai quali ripartire per rilanciare la Professione e il ruolo dell’Architettura nel nostro Paese.
 
Se volete sottoscrivere l’appello, questo è l’indirizzo:
 
Sgrunt a tutti.
 
 
Juhani Pallasmaa. Lampi di pensiero. La fenomenologia della percezione in architettura a cura di Mauro Fratta e Matteo Zambelli
(Pendragon, Bologna dicembre 2011)
 
Introduzione
Lampi di pensiero è il frutto di un lavoro a più mani su otto saggi inediti (Existential Homelessness; Lived Space in Architec-ture and Cinema; Artistic Generosity, Humility and Expression; Selfhood, Memory and Imagination; The Space of Time; Embodied Experience and Sensory Thought; Touching the World; Landscapes and Horizons of Architecture), presentati da Juhani Pallasmaa in occasione di conferenze pubbliche in giro per il mondo negli ultimi dieci anni. Quando chi scrive ha ricevuto i saggi,pensava di creare un minimo di struttura entro la quale far con-fluire tutti i pezzi. Durante la lettura, però, sono iniziati ad emergere dei motivi, dei temi ricorrenti, una sorta di zoccolo duro del pensiero di Pallasmaa, sempre presente in tutti i saggi, anche se in parte rimaneggiato, rivisto e aggiornato negli anni. Gli stessi motivi affioravano dalla lettura dei suoi libri pubblica-ti nello stesso torno di tempo. Abbiamo allora deciso di portare alla luce questi temi, e abbiamo voluto organizzarli secondo pa-role chiave per creare un vocabolario del pensiero dell’autore. Timorosi di questa seconda proposta, perché si trattava di decostruire il pensiero di un’altra persona, di intervenire come chirurghi sulla carne viva del suo pensiero, abbiamo sottoposto le due alternative a Pallasmaa. La sua risposta ci ha sorpreso, era entusiasta dell’idea che qualcuno decomponesse il suo pensiero in unità minime fino a ottenerne le monadi. Era affascinato da questa proposta perché amava l’idea, avendola sempre perseguita, che il pensiero fosse l’esito di una combinazione, o di un collage, di ricordi e associazioni che insieme sono capaci di formare un ragionamento aperto e libero e per certi versi riccamente oscuro perché pieno di sfumature. Ci rispose, peraltro, che un lavoro del tutto analogo sui suoi scritti era stato fatto quindici anni prima da una sua amica scrittrice, Janey Bennett, la quale dopo aver preparato il manoscritto non era riuscita a trovare un editore adatto e, poi, presa dai suoi impegni di scrittrice, aveva lasciato perdere l’impresa. Abbiamo allora iniziato a notomizzare i saggi che avevamo sottomano, abbiamo fatto emergere i temi ricorrenti e li abbiamo organizzati in questo vocabolario, anche attingendo, seppur minimamente, da due libri di Pallasmaa: Encounters e The Thinking Hand (gli estratti da questi libri sono indicati nelle note). Tutte le nostre scomposizioni sono state lette, verificate e, in alcuni casi, modificate e, infine, approvate da Pallasmaa che, ci disse, provava un divertito senso di straniamento nel leggersi, perché pur sapendo che ciò che era scritto era tutto suo – noi non abbiamo aggiunto né modificato nulla – aveva come la percezione di leggere qualcun altro. Le due uniche cose che non appartengono a Juhani Pallasmaa – il quale le ha peraltro approvate – sono la scelta delle parole chiave e i riferimenti incrociati. I riferimenti incrociati sono il nostro tentativo, altri lettori potrebbero farlo diversamente, di legare fra di loro dei pensieri per creare concatenazioni e derive di significato a partire dai semi di un pensiero.
 
Mauro Fratta e Matteo Zambelli
 
CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci
 
A garanzia di tutti i cittadini
Tra le azioni previste dal Governo Monti per il rilancio della stagnante economia italiana le tanto discusse liberalizzazioni e, segnatamente, la riorganizzazione degli Ordini Professionali per aumentare la concorrenza, migliorare il servizio e, attraverso l’abolizione dei minimi tariffari, ridurre i costi per i cittadini. Non so valutare se per le altre categorie professionali agendo sulle parcelle si possono ottenere risparmi significativi; ma se facciamo riferimento a quelle dei progettisti sicuramente non si otterranno effetti apprezzabili. Da tempo non si applicano i minimi tariffari (neanche quando erano obbligatori) e la concorrenza è tanto spietata che si offrono servizi di progettazione con il solo rimborso delle spese documentate e un comune laziale ha, perfino, esperito una gara per un incarico gratuito (poi annullata). Nei concorsi per opere pubbliche il confronto concorrenziale, oltre che sulla proposta progettuale spesso declassata in modo mistificante a semplice relazione metodologica, già ora avviene sulla riduzione del tempo e dei costi, rendendo sostanzialmente opinabile la valutazione sulla qualità.
In verità per gli utenti e per i progettisti il problema della qualità dei servizi di progettazione non si risolve certo con l’abolizione delle tariffe o la ventilata soppressione degli Ordini, né tantomeno sussiste una difesa di meccanismi protezionistici dalla maggior parte della categoria. Il dibattito in questo senso si è avviato da tempo con vari contributi di analisi; tra i più significativi quello pubblicato su Il Giornale dell’Architettura N.101 da Enrico Milone. Dopo aver attentamente analizzato le ragioni per cui è stato istituito il sistema ordinistico e il ruolo propositivo che ancora può svolgere (formazione, deontologia) e senza entrare in conflitto con altre istituzioni, come INU e IN/ARCH, Milone afferma: "E’ sbagliato identificare la professione con l’Ordine. Se mancasse l’Ordine l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in materia significativa". In sintesi, quindi, gli Ordini si possono ampiamente rivedere o perfino abolire, parola di ex- Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e Consigliere nazionale.
Il problema, viceversa, è capire che ragionare sull’architettura e sulla trasformazione dello spazio antropico significa impostare un ragionamento complesso, che ha riflessi sulla funzionalità, sull’estetica e soprattutto sui costi per la collettività. La valenza spaziale, la funzionalità urbana, il paesaggio devono essere intesi come una risorsa, non solo in termini culturali, ma anche economici. Oggi è necessario individuare i motivi che determinano la quasi impossibilità di "fare architettura" in Italia: la sua assenza nella realtà contemporanea è un sintomo di degrado, è una rinuncia alla qualità. Nei processi architettonici corretti la qualità estetica non è distinta dall’approccio etico (Cfr. la Biennale di Fuksas Less Aestethics moore Ethics): la qualità urbana e ambientale, la trasformazione sensibile e consapevole, l’innovazione tecnologica e il contenimento energetico vanno intesi come un diritto inalienabile della collettività.
Questi basilari principi sono stati esplicitati nell’ appello, "A garanzia di tutti i cittadini", pubblicato sul Corriere della Sera dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma per rilanciare la sfida della qualità, proponendo un confronto su un piano culturale e di responsabilità etica specifica di chi ha il compito di progettare le trasformazioni fisiche del territorio. Il problema è, appunto, ricreare le condizioni per poter realizzare l’Architettura che, si legge nell’appello, "rappresenta da sempre una delle più alte espressioni della cultura e della civiltà di un popolo (…) Eppure proprio in Italia l’Architettura è relegata ad un ruolo
marginale nelle dinamiche sociali,culturali,politiche ed economiche del Paese.(…) Il progetto di Architettura non è il disbrigo di una pratica burocratica o una pura consulenza tecnica: è un’altra cosa. È il pensiero che sottende alla costruzione delle cose, è la pianificazione graduale del volto che assume il mondo in cui viviamo".
 
 
presS/Tletter
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96).
E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail all’indirizzo l.prestinenza@gmail.com con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il giovedì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.
 
In redazione: LPP, Edoardo Alamaro, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Francesca Ferlicca, Claudia Ferrauto, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Giulia Mura, Santi Musmeci, Renato Nicolini, Ilenia Pizzico, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

Scrivi un commento