Nuova Tiburtina – Nuova Italia di Zaira Magliozzi

 

Il 28 novembre, in pompa magna, un pezzo della futura Italia è stato inaugurato. La nuova Stazione Tiburtina è la prima del sistema Alta Velocità ad essere realizzata. E aspira ad essere il primo esempio di infrastruttura italiana contemporanea. In attesa che i ben più avveniristici progetti di Zaha Hadid ad Afragola, Norman Foster a Firenze e Arata Isozaki a Bologna, vengano realizzati nei prossimi anni.
Gli ingredienti ci sarebbero tutti. Il progetto dello studio ABDR si caratterizza per due scelte decisive. La prima è di matrice urbanistica. La nuova Stazione Ponte è infatti una grossa piastra di connessione tra due quartieri fisicamente divisi dai binari: Nomentano e Pietralata. Una possibile soluzione all ‘annoso problema che tutte le infrastrutture determinano. Gli spazi interstiziali senza carattere ne identità che separano interi pezzi di città.
La seconda è di natura sociale. Superando il concetto di Stazione come non luogo, la nuova Tiburtina diventa un lungo Boulevard urbano. Una passeggiata sospesa sui binari dove fare shopping, incontrarsi e lavorare, in attesa che il proprio treno passi.
Ma a condizionare il risultato finale sono le grandi dimensioni e l ‘aspetto schiettamente industriale del complesso. E a poco servono gli otto verdi volumi sospesi che si innestano sulle facciate dei lati lunghi. Questi, cercando di spezzare l ‘uniformità d ‘insieme, ne sottolineano i punti critici. E la situazione non cambia all ‘interno del viale dove i volumi, diventando salotti satellite, non riescono a mitigare l ‘aspetto rigoroso e impersonale del complesso.
Pronti a ricrederci. Ma non prima dall ‘undici dicembre, quando la stazione sarà attiva, e si potranno apprezzare i comportamenti di chi, la stazione, la vivrà davvero.

 

 

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