Chipperfield si. Chipperfield no. – di Zaira Magliozzi

La notizia ha fatto il giro del web in un attimo. David Chipperfield, è dato per certo, sarà il prossimo curatore della XIII Biennale di Architettura di Venezia. Ma la notizia non è stata confermata. Nè in laguna, dove quella d ‘Arte è agli sgoccioli, nè dall ‘architetto inglese. Anzi, proprio a Bd, la rivista che per prima aveva pubblicato la notizia più di due settimane fa, Chipperfield invia una lettera di chiarimenti: Come molti, sono rimasto piuttosto sorpreso di sentire che sono stato nominato curatore della prossima Biennale di Architettura di Venezia. Non ho mai negato di aver parlato con Baratta di questa possibilità, ma lui non è più il direttore della Biennale. C ‘è la possibilità che la situazione politica italiana cambierà e che Baratta verrà riconfermato, ma sapendo come sono complesse le cose in Italia, non ci conterei .
A ritardare, infatti, la nomina ufficiale è stato il teatrino che nei giorni scorsi ha tenuto banco nel mondo della politica italiana. Prima la nomina di Giuilio Malgara come nuovo presidente della Biennale di Venezia, poi la sua rinuncia e infine l ‘incertezza su Paolo Baratta, ancora non riconfermato ufficialmente. E ora si aspetta la decisione di Lorenzo Ornaghi, neo ministro dei Beni culturali.
Ma ancora tutto tace e mancano soli nove mesi all ‘apertura della più grande mostra di Architettura che tutto il pianeta ci invidia. E se il più minimalista degli inglesi, dopo tutto questo polverone, volesse rinunciare? Un secondo nome circolato è quello di Eduardo Souto de Moura, Pritzker Prize nel 2011.
Una cosa è certa, dai nomi che gravitano, la piega che prenderà la prossima Biennale di Architettura di Venezia sembra chiara. Rigore e semplicità. Lontana anni luce dalla grande abbuffata formale degli ultimi anni.

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