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Gipango Random File 54 di Salvator-John A. Liotta

Seijaku: trasudare calma e silenzio
La parola giapponese Seijaku, si riferisce al silenzio che gli spazi, i colori, le opere d’arte giapponesi trasudano.
Invece che aggredire e stimolare l’occhio con colori dalle forti tonalità, l’arte e l’architettura tradizionale giapponese hanno puntato a calmare la vista attraverso l’uso di colori sommessi capaci di dare un senso di armonia e calma combinazione mai gridate, ma sussurrate.
Secondo gli insegnamenti buddisti zen, l’uso di colori intermedi invece che di quelli primari, produce sia eleganza e raffinatezza che serenità.
Storicamente, l’arte occidentale presenta un’estesa produzione di opere imbevute di tensione, nevrosi, passione estrema e tumulto . Gli artisti giapponesi -per lo più- presentano una certa tendenza a produrre opere d’arte dove predomina la quiete, capaci di infondere calma.
Si potrebbe dire che per l’occidente, l’arte (e in qualche misura anche l’architettura) rappresentino un mezzo per esprimere le proprie tensioni interne.In certa misura, l’arte occidentale opera attraverso un processo che accetta ed esalta l’espressione dei sentimenti personali.
Al contrario, l’architettura e l’arte giapponese tendono a fare un uso dell’arte come processo di purificazione attraverso non una sorta di simbolica contrazione muscolare come avviene in occidente, ma bensì attraverso una concentrazione mentale che porta conseguentemente all’abbandono e al raggiungimento di un certo stato di armonia. In Giappone, fino alla fine dell’epoca Edo veniva insegnato che gioia, irritazione, amore e piacere non vanno mai mostrati in pubblico, figurarsi in un opera d’arte.
Il Seijaku rappresenta uno degli strumenti concettuali e progettuali attraverso il quale il silenzio e la calma si incarnano nella vita dell’opera d’arte e d’architettura giapponese.

 

sja.liotta@gmail.com

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