Corrispondenze

Attacco verde
di Zaira Magliozzi

Ci avevamo fatto l’abitudine. Erano in molti, stanchi della vita cittadina, a professare, negli ultimi anni, il ritorno a una vita più agreste, possibilmente eremitica, convinti che, recuperare una dimensione più naturale, avrebbe giovato enormemente. Ma ora c’è un’alternativa. Al bando l’idea di tornare alla vecchia fattoria. Sa di rinuncia. Oggi, ci si può unire a uno dei tanti gruppi di guerriglia verde, questa volta pacifica. Tra di loro il gergo è comune. Si parla di giardini comunitari, verde condiviso, orti erranti. Vogliono riattivare gli spazi di scarto ricreando attorno a sé, al luogo in cui vivono, un ambiente più naturale. “Piantiamo semi in ogni angolo abbandonato, uniamoci e riempiamo di natura la città!” spiega il blog criticalgarden fondato dalla scrittrice paesaggista Michela Pasquali. E in pratica? Si individuano nei quartieri piccole aree interstiziali, spesso abbandonate o degradate. Ci si organizza in rete e ci si da appuntamento. Spesso di notte, con azioni repentine, si ritrovano insieme studenti, casalinghe e bambini. Tutti muniti di pale, terriccio e piantine di ogni genere. In pochi minuti ecco spuntare dal nulla orti, giardini mobili, piccole aree gioco di ritrovo. Tutto rigorosamente pubblico. E sono tanti i gruppi organizzati, soprattutto nella capitale dove, evidentemente, se ne sente di più il bisogno. I nomi sono eloquenti: Giardinieri Sovversivi Romani, Zolle Urbane, Ortilla, Giardinieri Romani Anonimi, Fermenti di Terra, Orto Ins(Orto), Green Guerrilla e Zappata Romana. Il 4 novembre è stata addirittura la giornata nazionale del Guerrilla Gardening italiano. Le città da oggi, grazie a loro, sono un pò più verdi. Senza dimenticare che non basta piantare, bisogna ricordarsi di innaffiare.

 

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