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Corrispondenze

Pianeta Zaha

di Zaira Magliozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un 2011 all’insegna delle conferme. Per la seconda volta un edificio della Hadid – la Evelyn Grace Academy – ha ricevuto il Riba Stirling Prize. Il più alto riconoscimento per le opere realizzate e/o disegnate in terra inglese. Ma la Hadid è allergica alle etichette e, per ricordare a tutti di che pasta è fatta, il primo ottobre, a ritirare il premio spedisce il fido Patrik Schumacher. Un evidente segno di ribellione contro l’istituzione che l’aveva finora snobbata.
Cosa fare dopo aver ricevuto l’ennesima onorificenza? Ritornare a lavoro, disegnare lo showroom di una nota azienda di sanitari – la Roca – e, perché no, permettersi l’ennesimo sconfinamento nel sempre più ammaliante mondo del fashion design. La nuova passerella di Chanel è il trionfo dell’ormai osannato stile Zaha. Liquido, vibrante, sfuggente e sensuale.
Ma chi si cela veramente dietro la grande mantella e l’atteggiamento da diva insoddisfatta cronica? Chi l’ha seguita per un anno, nel numero di Abitare a lei dedicato, giura di non averla quasi mai vista in cantiere. Ma alle prime di tutti i film, spettacoli e mostre si. Il ruolo di star da red carpet è uno dei suoi preferiti. E allora, chi progetta davvero? Chi sta chino sulla scrivania a sgobbare per partorire l’idea, il segno che cambierà il concetto stesso di architettura? Un dubbio che aleggia su molti studi internazionali.
Zaha Hadid è la più brillante reduce  del decostruttivismo. Da dieci anni dimostra di aver varcato la soglia, superando, a modo suo, l’empasse in cui la corrente, che ha dato a lei e i suoi colleghi Libeskind, Gehry, Koolhaas, Coop Himmelb(l)au, Eisenman e Tschumi la fama mondiale, si è ritrovata all’inizio degli anni zero. Anche lei sarà caduta nella trappola della fama? Quella che ti fa ripudiare ogni strumento di disegno? Troppo impegnata a presenziare l’ultimo party per tornare a respirare l’aria consumata dell’affollato studio?
Non lo sappiano per certo ma, Zaha sembra non avere segni di cedimento per ora e, contornata da uno staff di fedelissimi devoti divisi tra l’Odi et Amo, regna ancora sovrana. Chissà ancora per quanto.

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