2.2.4: Behrens e la AEG, Gropius e le officine Fagus

Parte 2: 1905-1918 – Capitolo 2: Industria e ornamento

2.4 Behrens e la AEG, Gropius e le officine Fagus

Come abbiamo visto, gli inizi dell ‘attività progettuale di Behrens sono segnati dalle Arts and Crafts, rivisitate attraverso la sensibilità tedesca. Behrens partecipa attivamente all ‘esperienza di Darmstadt, ma se ne stacca nel 1903 quando, grazie anche all ‘appoggio di Muthesius, assume la direzione della Kunstgewerbeschule di D├╝sseldorf, in cui introduce una didattica orientata verso la funzionalità.

Tra il 1905 e il 1908 realizza a Hagen-Delstern un crematorio che riprende motivi dell ‘architettura chiesastica fiorentina, ma con una severità classica che, d ‘ora in poi, diventerà, con rare ma significative eccezioni quali l ‘edificio della Hoechst AG (1920-24), la propria cifra stilistica: volumi semplici, forme squadrate, scarse concessioni al virtuosismo decorativo, ammesso ma solo a condizione di essere funzionale a una migliore esplicitazione visiva della logica complessiva dell ‘edificio.

 

Peter Beherens, Crematorio

Nel 1907 si trasferisce a Berlino, dove sarà tra i fondatori del Werkbund e diventerà l ‘architetto responsabile dell ‘immagine complessiva della AEG, la compagnia elettrica generale con sede nella capitale.

├ê in questi anni che Behrens ingrandisce lo studio e si circonda di tre assistenti che segneranno l ‘architettura del Movimento Moderno. Sono Walter Gropius, Mies van der Rohe, Le Corbusier.

Gropius entra nello studio di Behrens dopo aver lasciato l ‘università nel 1907, di ritorno da un lungo viaggio in Spagna, e vi rimarrà sino al 1910, quando deciderà di mettersi in proprio, portandosi dietro anche Adolf Meyer.

Mies entra nel 1908 e lascia nel 1913, forse perche folgorato dall ‘architettura di Berlage, poco amato da Behrens, più probabilmente per dissapori professionali a seguito del progetto per la casa Kràller all ‘Aia, il cui incarico professionale l ‘assistente cerca di carpire al principale.

Le Corbusier frequenta per cinque mesi nel 1910, ma sarà un ‘esperienza tale da orientarlo definitivamente verso il classicismo che si respira nello studio, facendogli abbandonare la passione per l ‘architettura medioevale che, in precedenza, gli ha ispirato il suo professore e mentore Charles L ‘Eplattenier.

 

Nel 1909 Behrens realizza il suo capolavoro, la fabbrica di turbine della AEG. ├ê un capannone coronato da un timpano esagonale, in ferro e muratura intonacata. Sono in muratura, oltre al timpano, i solidi pilastri d ‘angolo, scanditi in fasce che ricordano i ricorsi in pietra.

Ritmate da esili pilastri in ferro, elegantemente incernierati al basamento, le ampie vetrate laterali. Il timpano aggetta leggermente e così la vetrata frontale: creano un gioco di chiaroscuri che articola quanto basta la massa. Altrettanto articolato è il gioco laterale tra pilastri in ferro, vetrate e muratura. Così all ‘esterno l ‘edificio appare composto, semplice e severo, ma non banale.

Ricorda la tradizione classica, il tempio greco. In particolare il dorico: il più solido ed essenziale. All ‘interno lo spazio è pulito, luminoso, funzionale. Ciò che serve per la produzione industriale. L ‘operazione non è priva di una sua retorica: la storia viene presa in prestito per avallare l ‘immagine dell ‘azienda, che così appare antichissima e modernissima.

 

A tentare di risolvere questa ambiguità, efficace sul piano retorico ma artisticamente e tecnicamente inconcepibile, sono Walter Gropius e Adolf Meyer con la loro prima importante opera realizzata tra il 1911 e il 1912: le Officine Fagus ad Alfeld an der Leine. L ‘edificio sembra partire proprio dal punto in cui si è fermato Behrens.

Vetrate e piedritti, come nella fabbrica di turbine, si alternano a intervalli regolari con un semplice ma efficace gioco di sporgenze e rientranze. Questa volta a sporgere sono le vetrate e a indietreggiare i piedritti. Manca il timpano, un eccesso retorico di cui la nuova architettura deve fare a meno. Inoltre gli angoli, non più sottolineati e rafforzati da pilastri in muratura, sono smaterializzati da una vetrata che vi gira intorno.

Rimane il gioco classico delle strutture, ma l ‘apparenza è più moderna, con effetti di trasparenza e leggerezza impensabili in Behrens.

 

L ‘edificio di Gropius e Meyer non manca di asprezze e ingenuità quali l ‘ingresso a ricorsi di mattoni aggiunto al volume principale anche al fine di movimentarlo. La porta d ‘accesso è banalmente ritagliata nel muro,statica, posta al centro al culmine di una scalinata, anch ‘essa fuori posto; troppo piccola per essere monumentale, troppo grande per non essere retorica.

Wright aveva già insegnato che nella nuova architettura è preferibile entrare dopo un percorso che costeggia il muro su cui è posta l ‘apertura, di lato, non frontalmente. Nelle Officine Fagus, invece, in asse con la scala e la porta è anche l ‘orologio in alto. Troppo pesanti appaiono le fasce del basamento e di coronamento. La logica è ancora quella della scatola.

 

Un risolutivo salto logico ed estetico verso una maggiore astrazione formale è stato però innegabilmente compiuto. Il critico inglese Pevsner, nel suo Pioneers of Modern Design. From William Morris to Walter Gropius, già nel 1936 non esiterà a riconoscere nell ‘ edificio una delle tappe principali dell ‘architettura moderna..

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