Parte 2: 1905-1918 – Capitolo 1: Avanguardie

1.8 L ‘avanguardia

Nasce l ‘avanguardia, intesa come una continua ricerca che mette costantemente in discussione ciò che e’ acquisito. Dalla distruzione degli stili e dell ‘arte ottocentesca sino alla completa distruzione della forma, anche oltre l ‘astrazione, nel momento in cui si accorgerà che anche un quadro astratto può limitarsi a rappresentare banalmente ciò che già sappiamo senza riuscire ad andare oltre. D ‘ora in poi, se arte contemporanea ci potrà essere, sarà solo a partire da questo incessante moto disgregativo, di continuo superamento delle frontiere, di una condizione di perenne ricerca che, con furor religioso, arriverà a intaccare i fondamenti stessi del linguaggio: là dove avviene il processo stesso di significazione.

├ê impossibile capire l ‘arte della prima parte del novecento al di fuori di una così forte tensione mistica, di una così profonda fede laica. Kandinskij parla di spiritualità. Malevic╦ç idealmente sostituisce un quadrato nero su fondo nero a un ‘icona religiosa e arriva a organizzare nel 1935, in pieno regime staliniano, il proprio funerale suprematista. Mondrian e Theo van Doesburg fanno coincidere forme astratte e teosofia. Klee sonda un mondo sospeso tra i valori dello spirito e quelli della fantasia. Architetti come Loos, Le Corbusier, Mies sono pure imbevuti di valori mistici e all ‘architettura, nel dopoguerra, si rivolgeranno il filosofo Wittgenstein e l ‘iconologo Warburg per spazializzare le loro innovative concezioni del mondo; il primo nella casa della sorella, il secondo nell ‘impianto di una libreria che ha il compito di custodire la memoria e il sapere universali.

Ovviamente nonostante la comunanza di intenti, i numerosi personaggi differiscono notevolmente per percorsi scelti e risultati ottenuti. Ma tra i tanti, uno produce speciali risultati perche affronta di petto, in una sorta di corpo a corpo, i temi dell ‘assurdo, dell ‘analogia, della proiezione di forme e concetti e del ribaltamento dei significati: e’ Marcel Duchamp.

Duchamp si e’ già fatto conoscere in America alla mostra dell ‘Armory Show del 1913 con un ‘opera cubo futurista dal titolo Nudo che scende le scale e per veder la quale il pubblico americano, incredulo e stupito, è disposto anche a lunghe attese. Ritornato nel Vecchio Continente lavora ai ready-made, opere ancora più problematiche dove l ‘opera non viene neanche più prodotta dall ‘artista ma presa dalla realtà di tutti i giorni ( uno scolabottiglie, una pala ÔǪ) e dichiarata oggetto artistico.

I critici tradizionalisti hanno voluto vedere i ready-made come sintomi di una sconfitta, di una crisi definitiva. Di quella morte dell ‘arte preconizzata da Hegel e da allora sempre annunciata come prossima ventura. In realtà è tutt ‘altro. ├ê prova di una ricchezza e di una vitalità sorprendente, oltre la rivoluzione della pura forma preconizzata da Kandinskij. Senza Duchamp l ‘arte sarebbe morta con l ‘astrattismo e il suprematismo. Dove andare oltre le pure essenze? Con i ready-made Duchamp scopre invece territori sconosciuti: le opere si aprono al contesto e diventano meno oggettuali e più mentali, meno concrete e più relazionali.

L ‘architettura tarderà ad accorgersi di una così dirompente rivoluzione (forse capita appieno dagli stessi artisti solo dopo gli anni Cinquanta), anche se non sarà insensibile alle tecniche analogiche messe a punto dall ‘artista e da alcuni altri esponenti dalla cultura del periodo. Negli stessi anni, il pittore italiano De Chirico inventa una tecnica di accostamento di oggetti presi dalla realtà di tutti i giorni, e accostati su basi anch ‘esse puramente analogiche, per dare vita alla Metafisica, che teorizzerà a partire dal 1916, ma praticherà da prima. Forse a partire dal 1910, quando da Monaco si trasferisce a Parigi, frequentando Valery e Apollinaire. Dalla Metafisica e dai ready-made nascerà Dada e poi il surrealismo.

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