2.1.3: La rivoluzione artistica: l’espressionismo

Parte 2: 1905-1918 – Capitolo 1: Avanguardie

1.3 La rivoluzione artistica: l’espressionismo

 

Nel 1905 al Salon d ‘Automne di Parigi espone un gruppo di giovani che si caratterizzano per un uso particolarmente cruento del colore.

Sono capitanati dal trentaseienne Henri Matisse. Li accomuna l ‘abbandono delle convenzioni rappresentative: la prospettiva, il chiaroscuro, il modellato.

Si rifanno a una celebre affermazione di Derain: un quadro non è che una superficie coperta da colori disposti in un certo ordine. L ‘idea non è nuova: era stata intuita e sviluppata da Van Gogh ,da Cezanne , da Moreau.

 

Matisse, particolare

 

La novità nella proposta dei Fauves ( le belve) è però il limite sino al quale è spinta l ‘operazione: un orizzonte nel quale l ‘immagine quasi scompare per trasformarsi in segno. Cioè, come sintetizzerà il critico Giulio Carlo Argan, in puro significante.

Ancora non siamo arrivati all ‘astrazione assoluta, ma, trascorsi gli anni Dieci, il passo definitivo sarà compiuto da Vasilij Kandinskij, da Casimir Malevic╦ç, da Piet Mondrian, rispettivamente con l ‘ astrattismo, il suprematismo e il neoplasticismo.

 

Sempre nel 1905 si costituisce a Dresda il gruppo Die Br├╝cke (Il ponte). ├ê formato da Ernst Ludwig Kirchner, Fritz Bleyl, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff. Il più vecchio ha venticinque anni, il più giovane deve compierne ventidue. La maggior parte vengono da studi di architettura alla Technische Hochshule di Dresda, che abbandonano per dedicarsi alla ricerca artistica.

L ‘arte di Kirchner e compagni, gravata da un ‘intensa carica espressiva introduce temi quale l ‘irrazionale, l ‘informe, il sentimento, la temporalità, l ‘individualità, l ‘organico. Tramuta il quadro in una proiezione dell ‘io in colori e in pure forme spigolose e disturbanti.

 

L ‘espressionismo esercita un notevole influsso sulla ricerca architettonica. Trova un terreno fertile nelle architetture romantiche di Berlage, Gaud├¡, Mackintosh e, se vogliamo, di Sullivan e Wright. A poetiche espressioniste si rifanno senza dubbio maestri particolarmente attivi nei primi anni del secolo: Hans Poelzig, Max Berg, l ‘ultimo Olbrich e in parte Peter Behrens. Sono espressioniste figure quali i fratelli Bruno e Max Taut, Hugo H├ñring, Erich Mendelsohn, Otto Bartning, che cominciano a operare nell ‘anteguerra, ma sviluppano le loro poetiche a partire dal dopoguerra.

Nel clima espressionista si formano Walter Gropius, Mies van der Rohe e altri maestri: alcuni dei quali andranno nel dopoguerra a confluire nella Bauhaus che, almeno per un certo periodo di tempo, anche grazie all ‘insegnamento di Johannes Itten, ne risentirà fortemente lo spirito.

Kirchner e compagni sono imbevuti di architettura. Intuiscono che l ‘espressionismo è l ‘arte per eccellenza di una condizione metropolitana che investe la civiltà occidentale e ha il suo epicentro a Berlino.

Afferma Max Weber, uno dei più acuti teorici della condizione metropolitana: Io credo che sia impossibile pensare che alcuni valori formali della pittura moderna si siano potuti produrre senza l ‘assoluta e distinta impressione causata dalla moderna metropoli, un fenomeno sinora mai manifestatosi nell ‘intero corso della storia [*] e caratterizzato soprattutto da uno stadio in cui [*] la pura tecnologia ha un enorme significato per la cultura artistica.

 

Panorami metropolitani o, per opposizione, sofferti paesaggi naturali sono lo sfondo della gran parte dei capolavori degli artisti di Die Br├╝cke. Kirchner subordina le architetture agli abitanti, pietrifica le figure rendendole quasi inanimate e dà vita agli sfondi. Altri artisti espressionisti, quali il viennese Egon Schiele, dipingono scenari di città dense e al contempo morte. George Grosz mette in scena una guerra dichiarata tra corpo e spazio.

Se il futurismo sarà la rappresentazione della città nel movimento esteriore, l ‘espressionismo lo è del movimento interiore. Non mancheranno punti di contatto: scenari espressionistico-futuristi sono delineati nel lavoro di Sant ‘Elia e a scenari altrettanto violenti e imponenti ricorrono i film che vogliono rendere o denunciare la condizione urbana, sino al celeberrimo Metropolis di Fritz Lang del 1926.

 

In questo senso la ricerca dei pittori, degli artisti e dei visionari, forse ancora più che l ‘acerbo espressionismo dei primi architetti professionisti, costituisce un ‘inesauribile fonte di idee e riflessioni architettoniche, perche imposta in termini radicalmente nuovi il confronto tra uomo e spazio.

Liquida la bella edilizia, la ricerca di estenuati effetti ornamentali, di colte citazioni stilistiche e centra, sviluppandolo nei suoi aspetti esemplari, un tema architettonico particolarmente attuale: il rapporto tra il soggetto umano, con le sue aspirazioni, nevrosi, istanze liberatorie, e l ‘oggetto urbano che, con la sua violenza e differente energia, ne rappresenta il limite, la camicia di forza.

 

Ecco allora che l ‘architettura si flette, tenta di seguire con le sue forme il movimento degli uomini. Oppure apre un rinnovato dialogo con la natura, mettendo in gioco dimensioni organiche represse dalla condizione urbana.

O, ancora, cerca di smaterializzarsi, diventando vetro trasparente, cristallo puro. Affermerà Paul Scheerbart, nel suo libro Glasarchitektur, pubblicato nel 1914, un testo che molto influenzerà il pensiero e la produzione di Bruno Taut: Viviamo la maggior parte del nostro tempo rinchiusi in spazi chiusi. Questi formano la massima parte del milieu nel quale la nostra cultura si sviluppa.

Se noi vogliamo che quest ‘ultima si innalzi a un livello superiore, allora noi siamo obbligati, bene o male, a trasformare la nostra architettura.

Scrivi un commento