presS/Tletter
 

presS/Tletter n.14-2011

ESERCIZI DI ZAPPING di Marcello del Campo

 

Duri e puri

“ L’essere duri e puri comportava anche un certo rigore…”

“…Rifiutamo l’ingresso all’Università…”

“Nel 1986 partecipai al concorso per professore ordinario di Composizione…lo vinsi e presi servizio…”

(Alessandro Anselmi, Cemento Romano pag.197 e segg.)

 

IN EVIDENZA

 

Finalmente parte il nostro corso di scrittura critica

Dai concorsi per i Giovani critici degli scorsi anni è emersa l’esigenza di saper scrivere di architettura, perché oggi i mezzi di comunicazione stanno cambiando e si richiedono nuove abilità. Per questo motivo abbiamo provato a organizzare un corso coinvolgendo giornalisti della carta stampata e del web, critici ed editori anche digitali.

E’ il primo passo verso una scuola di critica che vogliamo realizzare. Per info sul corso leggete il bando nella rubrica: ALLEGATI. Per iscriversi mandate una mail all’indirizzo infocorsi@presstfactory.com entro il 30 aprile 2011.

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Tavola rotonda sul tema Arte e Architettura

L’OPINIONE: The Autopoiesis of Architecture

CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

AIAC TUBE: AiacTube/Architettura e Critica

DOCUMENTI: Dal libro di Daniele Pisani: "L’architettura è un gesto. Ludwig Wittgenstein architetto", Quodlibet

INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Nicolò Lewanski

CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Report Milan Design week 2011 – Il Salone Satellite

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Piano casa serial killer

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Vele, io vi salverò /5

SPECIE DI LIBRI: Diego Terna su: Specie di libri (for dummies): Architecture for beginners

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Bruno Zevi, Arne Jacobsen, Firth Of Fifth, le origini del contemporaneo e altre storie

SEGNALAZIONI: “Architetture Contemporanee per Bologna”: mostra di architettura e dibattito — Three Cities in Flux | Un’indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano e RomaXXI seminario internazionale e premio di architettura e cultura urbana — PIDA: Interiors and Identity conference

ALLEGATI: Finalmente parte il nostro corso di scrittura critica

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

Tavola rotonda sul tema Arte e Architettura

Martedì 10 maggio alle ore 17,00 avrà luogo alla Casa dell’Architettura la tavola rotonda sul tema Arte e Architettura. Amedeo Schiattarella e Luigi Prestinenza Puglisi parleranno di queste e altre questioni con Alessandro Anselmi, Pietro Barucci, Bizhan Bassiri, Fabrizio Caròla, Valerio Casali, Paolo Colarossi, Ruggero Lenci, Franco Luccichenti,  Alessandra Muntoni, Lucio Passarelli, Enzo Pinci, Elio Piroddi, Giuseppe Pullara, Piero Sartogo-Nathalie Grenon, Franco Zagari.

 

Mostra di scultura di Ruggero Lenci

Martedì 10 maggio alle ore 19,00 avrà luogo alla Casa dell’Architettura l’inaugurazione della mostra di scultura di Ruggero Lenci dal titolo Morfemi dinamici.

 

L’OPINIONE

 

The Autopoiesis of Architecture

Il libro di Patrik Schumacher, The Autopoiesis of Architecture edito dalla Wiley, merita la pena di essere letto perché è scritto da uno degli esponenti di punta del così detto parametricismo, professore alla Architectural Association e partner dello studio Hadid.

Ma come spesso succede agli architetti che vogliono a tutti i costi dimostrare che le proprie poetiche sono universali, si confonde riflessione estetica e rivendicazione artistica, facendo un cattivo servizio a entrambe. L’architettura parametrica può essere infatti molto più interessante di quanto fattoci intravedere dal sistema quasi hegeliano messo in piedi dal teutonico e mai autoironico Schumacher con l’intento di dimostrare che il vento della storia, dal modernismo al postmoderno, soffia inevitabilmente nella sua direzione.

Inoltre, come succede in tutti i libri di teoria che vogliono essere approvati dalla comunità accademica di lingua inglese e non solo, non manca nessuna delle citazioni agli autori che non possono non esserci. Dovrebbero apportare argomenti decisivi ma, essendo ampiamente fraintesi e tirati per la giacchetta da tutti per fargli dire il tutto e il contrario del tutto, appaiono come precarie stampelle o come frutti esornativi: da Derrida a Latour, da De Landa a Deleuze, passando per Kuhn e Lakatos. Si proprio il Lakatos amico di Feyerabend che rabbrividirebbe a veder confusi i programmi di ricerca scientifici con le spesso generiche convergenze stilistiche e operative di architetti che lavorano su qualche tema comune.

Si lamenta da più parti l’assenza di una riflessione teorica disciplinare. Certo, quando questa arriva con libroni noiosi e ripetitivi di quasi 500 pagine ( e altre 500 usciranno tra breve) ci viene da chiederci se lo stato di stallo della teoria, in questi ultimi anni, sia stato proprio un evento così negativo. E se non sia meglio che Schumacher, che è un bravissimo architetto, perda troppo tempo fuori dal tavolo da disegno.

In ogni caso, e questo è l’aspetto positivo del libro, i parametrici mostrano di non voler arretrare davanti all’avanzare dei nuovi semplici. E tengono le loro postazioni rivendicando l’autonomia disciplinare, che invece sarebbe un cavallo di battaglia dei nuovi semplici. Nuove macedonie, in cui si mescoleranno idee, forme e concetti, si preannunciano. Staremo a vedere se produrranno altre buone architetture… (LPP)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

http://www.renatonicolini.it/blog/

 

TRE CARTOLINE PASQUALI

 

1.

CARTOLINA LE TORRI DI LIGINI, RENZO PIANO E MARIO DE RENZI

Gli scheletri delle due Torri del Ministero delle Finanze di Cesare Ligini sono ancora lì. Ridotte al grado zero, spogliate dei pannelli che le rivestivano (e che non erano quelli progettati originariamente dall’architetto, contrassegnati da un piccolo quadrato rosso al centro) hanno persino acquistato in bellezza. Segnale urbano equivalente, nell’era dell’automobile, alla porta nelle mura, rivelano la loro lieve asimmetria, una più avanti l’altra più indietro, dall’alto della discesa dal Palazzo dello Sport. Sapienza perduta del linguaggio dell’architetto, cui sono state sensibili personalità diverse come Borromini, Camillo Sitte, Gustavo Giovannoni, Ludwig Mies van der Rohe, Terragni… Al loro posto sembrano destinati a sorgere quattro grossi fabbricati ad L, condomini di lusso griffati Renzo Piano Workshop Building, appena un poco più bassi dell’altezza delle due torri demolite. Un’area visiva sostanzialmente chiusa, impenetrabile, amorfa perché non aperta a visioni differenziate della città di Roma che annuncia. In compenso, promette Renzo Piano, saranno “architetture ecologiche”, dove la decorazione coinciderà con la vegetazione, con benefici effetti per la salute di tutti.

Come diceva profeticamente il grande Mario De Renzi: “Dove non arriva l’architettura / arriva la verdura”.

 

2.

CARTOLINA IL LINGUAGGIO COMUNE SECONDO MIES VAN DER ROHE

“ …lo chiamo anche un linguaggio comune. Questo è ciò a cui sto lavorando. Non sto lavorando sull’architettura: io lavoro sull’architettura come linguaggio, e penso sia necessaria una grammatica per avere un linguaggio. E’ una disciplina. Dopo si può usare il linguaggio per scopi normali e per parlare in prosa. E se sei bravo puoi parlare una magnifica prosa, e se sei veramente bravo puoi essere un poeta. Ma è lo stesso linguaggio, questa è la sua caratteristica. Un poeta non produce un linguaggio differente per ogni problema. Non è necessario; egli usa lo stesso linguaggio, usa persino le stesse parole. In musica è lo stesso, e il più delle volte con gli stessi strumenti. Penso che sia lo stesso anche in architettura. “

(Il futuro dell’architettura, in Ludwig Mies van der Rohe. Gli scritti e le parole, a cura di Vittorio Pizzigoni).

 

3.

IL LINGUAGGIO COMUNE SECONDO MARIO DE RENZI

Il disegno, la materia ed il colore,

fanno l’arte dell’architettore.

 

CARTOLINE MINUZZOLO, IL BENE COMUNE E IL MIUR

1.

Il “Minuzzolo” di Carlo Collodi appartiene ad un  tempo visibilmente trascorso. Proprio per questa distanza temporale può commuovere, mostrandoci qualcosa la cui perdita genera rimpianto. Il concetto di “bene comune”, ad esempio, oggi ridotto al punto che si deve ricorrere al referendum per tentare di fermare la privatizzazione dell’acqua… Collodi lo spiegava con gli esempi più semplici. Nel capitolo intitolato “La smania della distruzione”, con la storia di Gosto che “quando si vuol cavare il capriccio di far delle figure col carbone, le va sempre a fare sulla facciata della casa del Municipio; e così è sicuro che nessuno lo sgrida e nessuno gli fa ripagare le spese”. Secondo Minuzzolo, aveva più giudizio di lui e dei suoi fratelli, che “avendo fracassati i cani di terracotta sul cancello del giardino” di un vicino erano stati costretti dal babbo a ripagarli con i soldi dei loro salvadanai. “Ho capito! – soggiunse il babbo. – Gosto dev’essere uno di quei birichini (e dei birichini come lui, disgraziatamente ce n’è un moscaio), i quali si figurano di poter sciupare, senza rimorsi, una fontana pubblica, o tirare un sasso nel naso a una statua, o danneggiare gli alberi piantati sul passeggio, o rompere i lampioni e i cartelli sulle strade… provatevi, difatti, a sgridarli e sentirete che vi rispondono: “O che male c’è a sciupare questa roba? Questa roba qui l’è del Governo o del Municipio, dunque gli è lo stesso che la non sia di nessuno: e allora la si può sciupare allegramente!…” (…) – La mi pare una risposta da ignoranti, – disse Gigetto. – E da grulli, – aggiunse Adolfo. – Un risposta che non la darebbe nemmeno Baffino, – disse Minuzzolo. – Bravissimo! Nemmeno Baffino, – gridò con enfasi il babbo – perché anche Baffino, sebbene sia un ciuco di quelli con quattro gambe, capirebbe subito che quando ci siamo cavati il gusto di danneggiare i monumenti pubblici, gli alberi del passeggio, i lampioni e i cartelli delle strade, tocca poi di santa ragione al Governo o al Municipio a ripagare i guasti e le rotture. E il Governo e il Municipio lo sapete con quali quattrini pagano ?  – Altro s lo so! – gridò Minuzzolo – pagano coi quattrini delle tasse, ossia pagano coi quattrini delle nostre tasche, insomma pagano coi quattrini di tutti noi.

2.

“Minuzzolo” di Collodi si fregiava in copertina della scritta “Libro approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione”. Oggi bisognerebbe spiegare a che è responsabile di quel Ministero che, oltre alle fontane pubbliche, ai nasi delle statue, agli alberi, ai lampioni ed alle targhe stradali fa parte del bene comune il sistema dell’istruzione pubblica, che si guasta se gli si negano i finanziamenti, con danni permanenti dal costo sicuramente molto maggiore di quei quattrini che si crede di risparmiare lesinandoli…

 

AIAC TUBE

 

AiacTube/Architettura e Critica

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

 

AiacTube, Canale YouTube dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica

 

— All’interno del nostro “Spazio Preferiti” questa settimana vi segnaliamo un filmato di ‘SkiraEditore’, Canale YouTube dell’illustre Casa Editrice (www.skira.net) che si aggiunge ai nostri iscritti e amici tra cui Tg3, Treccani Channel, Festival Scienza Genova, InArch, RIBA Architecture, Channelbeta, AAS Architecture.

 

 Il Servizio di Tess Masazza -intitolato “Arcimboldo. L’Arte della meraviglia”- ci porta a Milano, a Palazzo Reale, dove Skira Editore ha organizzato la mostra “Arcimboldo – Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio” (10 febbraio-22 maggio 2011).

 

 Ecco l’indirizzo, buona visione:

http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/f/0/sH8yzNL-kM0

 

 Per info sulla mostra: www.mostrarcimboldo.it

 Visitate inoltre lo Spazio YouTube di SkiraEditore:

http://www.youtube.com/user/SkiraEditore

 

DOCUMENTI

 

Daniele Pisani: «L’architettura è un gesto» Ludwig Wittgenstein architetto.

Architettura e filosofia: «somiglianze di famiglia»

 

Nell’estate del 1918 Ludwig Wittgenstein ultima la stesura del Tractatus logico-philosophicus, la prima e unica opera di ampio respiro che egli pubblichi in vita. La Prefazione del Tractatus, edito nel 1921 e quindi nel 1922 e a lungo considerato dall’autore come «l’opera della mia vita», si conclude con la dichiarazione «d’aver definitivamente risolto nell’essenziale i problemi» della filosofia, per «quanto poco sia fatto dall’essere questi problemi risolti». Coerentemente, Wittgenstein sceglie a questo punto, ossia dopo aver detto tutto ciò che in filosofia si può dire, di abbandonare la filosofia. «Tutto quel che dovevo veramente dire l’ho detto, e con ciò la sorgente si è prosciugata», scrive il 4 luglio 1924 a John Maynard Keynes.

Negli anni successivi, l’attività principale di Wittgenstein («desideravo ardentemente un lavoro regolare») è quella di insegnante di scuola elementare e media in varie località dell’Austria; abbandonato l’incarico, e dopo aver svolto nell’estate del 1926 il lavoro di giardiniere nel monastero dei Fratelli della Carità a Hütteldorf, torna a Vienna per immergersi anima e corpo per due anni nella progettazione della casa privata di sua sorella Margaret (Gretl) in Stonborough. Anche in questo periodo, è vero, Wittgenstein resta in contatto con alcuni interlocutori in campo intellettuale, Ramsey e Keynes in particolare. Estemporaneamente, trova pure qualche ritaglio di tempo per dedicarsi alla scultura. Nel frattempo, dopo una serie di tentativi e di rinvii che si trascinano per un paio d’anni, Moritz Schlick riesce finalmente ad ottenere di incontrare Wittgenstein; nel pieno dei lavori per la casa, intrapresi proprio allora, questi entra così in contatto con i più autorevoli membri del futuro Circolo di Vienna. Come risulta da più testimonianze, tuttavia, l’attività di architetto – assai più faticosa, avrà modo di dire, di quella filosofica – assorbe pressoché interamente le sue forze. Anche ai colloqui con Schlick, Waismann e Carnap Wittgenstein in qualche modo non fa altro che concedersi come a un’attività talvolta stimolante ma in fondo indesiderata, oltre che evasiva rispetto alla sua occupazione: progettare e costruire la casa per la sorella. Un forte impatto su Wittgenstein è invece suscitato – ma ormai in coincidenza con la fine dei lavori di costruzione della casa – dalla conferenza sul tema Matematica, scienza e linguaggio che Luitzen Egbertus Jan Brouwer tiene a Vienna il 10 marzo del 1928. All’inizio del 1929, si trasferisce quindi a Cambridge, dove riprende a dedicarsi a tempo pieno alla filosofia, prima come fellow e quindi come professore di filosofia al Trinity College. L’attività di architetto precede immediatamente il suo ritorno all’attività filosofica a tempo pieno.

In genere si ritiene che la progettazione della casa – oggetto della presente ricerca – appartenga alla lunga parentesi che, nella vita di Wittgenstein, abbraccia il periodo che va dall’ultimazione della stesura del Tractatus alla ripresa dell’attività filosofica. L’immagine della parentesi, a prima vista chiarificatrice, è però ambigua e fuorviante. In che cosa consiste tale parentesi? Che cosa distingue ciò che essa contiene rispetto a ciò che esclude? Forse una sospensione della riflessione filosofica? O, piuttosto, la sua prosecuzione in altri campi o in forme diverse?

Tali domande vengono ad assumere un particolare rilievo, nell’esegesi dell’opera di Wittgenstein, perché proprio durante il periodo della sospensione dell’attività propriamente filosofica ha inizio, se non si consuma, quello che da molti studiosi è ritenuto il passaggio dalla sua “prima” alla sua “seconda” filosofia (o meglio alla cosiddetta “fase di transizione”, che andrebbe dagli ultimi anni venti alla metà degli anni trenta). E anche agli studiosi che inclinano per un’interpretazione continuista dell’opera filosofica di Wittgenstein non sfugge come, a partire dai tardi anni venti, egli inizi a sottoporre a vaglio critico alcune delle convinzioni che aveva professato nel Tractatus e a prenderne le distanze (nella Prefazione delle Ricerche filosofiche, Wittgenstein affermerà di sentirsi obbligato a «riconoscere i gravi errori che avevo commesso in quel primo libro», che altrove giudica – in alcune delle sue formulazioni – «fuorviante» o «ingannevole»).

Il periodo in cui cadono l’insegnamento scolastico, la stesura del Dizionario per le scuole elementari e la progettazione e la costruzione della casa per la sorella, visto spesso come una sorta di lacuna, non lascia pertanto le cose immutate. La sua filosofia, anzi, ne risente. Comprendere come e perché è tuttavia assai difficile: di questo periodo restano scarse testimonianze; mancano, in particolare, annotazioni filosofiche precedenti i suoi incontri con i membri del Circolo di Vienna (che iniziano nel febbraio del 1927). Restano, invece, un Dizionario e una casa, che è però difficile – e in parte pure improprio – confrontare direttamente con la produzione filosofica in senso stretto. Chiarire la natura della (almeno presunta) parentesi risulta così proibitivo.

Nostra ambizione non è certo di operare tale chiarimento. Eppure non si può fingere che il problema non sussista, tanto più che la casa che Wittgenstein realizza per la sorella Margaret è situata in questo cono d’ombra. E non è certo sufficiente arrestarsi alla constatazione, per quanto inconfutabile, di come essa debba in qualche modo costituire per Wittgenstein – anche soltanto per il tempo e l’impegno dedicato alla sua progettazione e realizzazione – una delle esperienze che contribuiscono ai ripensamenti che, soprattutto a partire dal ritorno a Cambridge nel 1929, assumono di nuovo forma filosofica.

In un contesto che non è chiaribile per via documentaria, sorge la tentazione di affidarsi alle dichiarazioni sparse negli scritti di Wittgenstein. In quelli successivi alla progettazione e alla costruzione della casa per la sorella Margaret, del resto, viene più volte stabilito un rapporto tra architettura e filosofia. In un appunto del 1931, raccolto nella sezione Filosofia del cosiddetto Big Typescript, egli ad esempio annota: «Il lavoro filosofico è propriamente – come spesso in architettura – piuttosto un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su cosa si pretende da esse)». Architettura e filosofia vengono esplicitamente accostate. L’una attività illumina l’altra. Negli anni a seguire, Wittgenstein ribadirà: «Ricordati della sensazione che suscita la buona architettura, che è quella di esprimere un pensiero»; cosicché, «quando costruiamo case, parliamo e scriviamo».

Di annotazioni in cui Wittgenstein istituisce un confronto – e stabilisce, anzi, un’analogia – tra filosofia e architettura ve ne sono numerose altre. Non ci si deve però illudere. Tramite un’analisi di tali annotazioni, peraltro risalenti a momenti diversi, non si approda a nulla. Certo, se ne può dedurre che, se si vuole cogliere la specificità della produzione architettonica di Wittgenstein, occorre inquadrarla nel più vasto campo della sua produzione intellettuale; che è illecito slegare artificiosamente la casa sulla Kundmanngasse dal resto della produzione intellettuale di Wittgenstein. Ma su una tale strada non si può procedere al di là di una certa soglia.

L’unica via, a nostro giudizio, per andare a fondo nell’analisi della casa che Wittgenstein realizza per sua sorella (e, in tal modo, di comprendere ciò che l’architettura rappresenta per lui) è invece quella di sottoporre a rigorosa indagine proprio la sua concreta opera architettonica; giacché è solo in relazione a quest’ultima che le annotazioni sull’architettura acquistano significato. Su quali basi? A partire da un doppio assunto. Primo: la casa sulla Kundmanngasse è opera di Wittgenstein, né più né meno che il Tractatus o le Ricerche filosofiche, ed è un arbitrio insostenibile quello che consiste nell’isolarla per principio e in toto dal resto della riflessione e della produzione intellettuale del suo autore – e tanto più insostenibile in quanto, a suo parere, la filosofia non costituisce un isolato campo del sapere: «Alcuni dicono talvolta di non poter dare un giudizio a proposito di questo o quest’altro perché non hanno studiato filosofia. È un’irritante assurdità, perché si presuppone che la filosofia sia una scienza di qualche tipo». Secondo: la casa non è automaticamente e meccanicamente assimilabile alla filosofia di Wittgenstein; al contrario di quanto alcuni hanno sostenuto (tra cui, ad esempio, Lothar Rentschler, per il quale la casa sarebbe «la replica materiale del sistema semiotico del Tractatus»), la casa non è “filosofia applicata”: per Wittgenstein non si tratta – come invece nel caso della “torre” che Carl Gustav Jung costruì per sé, a partire dal 1923 e per oltre un trentennio di addizioni successive, a Bollingen, sulle rive del lago di Zurigo – di «fare una professione di fede in pietra». Nel caso della casa sulla Kundmanngasse, anzi, l’architettura andrà letta nel suo specifico. Quanto più a fondo andrà la lettura, tanto più l’architettura si rivelerà tuttavia correlata alla filosofia. Non dipendente, non derivata, non sovrapponibile, ma accomunata per certi specifici tratti. Tra la casa sulla Kundmanngasse e la coeva riflessione filosofica di Wittgenstein sussiste, infatti, più di una “somiglianza di famiglia”: ossia quella forma di rapporto tale per cui, «nel tessere un filo, intrecciamo fibra con fibra. E la robustezza del filo non è data dal fatto che corre per tutta la sua lunghezza, ma dal sovrapporsi di molte fibre l’una sull’altra». Filosofia e architettura non coincidono, non presentano una corrispondenza biunivoca e non si possono trasporre l’una nell’altra; ciò malgrado, presentano tratti comuni. Non vi è «qualcosa di comune» relativo a tutto quanto le concerne; «ma un qualcosa percorre tutto il filo – cioè l’ininterrotto sovrapporsi di queste fibre».

Quale obiettivo ci si prefigge in tal modo di perseguire? «Quelli che continuano a domandare “perché” – osserva Wittgenstein nel 1941 – sono come i turisti che davanti a un monumento leggono il Baedeker – e proprio la lettura della storia della sua origine, ecc., ecc., impedisce loro di vedere il monumento». La visione del monumento in questione nella nostra ricerca, piuttosto che dalla mole di dati a disposizione, è ostacolata da luoghi comuni e pregiudizi. Quando non la si sia semplicemente trascurata, o non si sia operato nell’implicita convinzione che sia comprensibile a prescindere dal raffronto con le convinzioni professate dal filosofo, troppo spesso si è voluto proiettare sulla casa che Wittgenstein ha costruito per sua sorella a Vienna il “proprio” personale Wittgenstein. Nostro intento non è certo quello di descrivere la casa e di interpretarla in termini che si presumano in qualche modo “obiettivi” e – in quanto tali – insindacabili, quanto piuttosto di provare a spazzare via, per quanto possibile, una buona parte dei pregiudizi che vi si sono incrostati negli ultimi decenni. A quel punto sarà forse possibile provare a prestare ascolto all’invito che, da estimatore di Goethe, ancor prima che ai propri lettori Wittgenstein rivolge a se stesso: “Non pensare, ma osserva!”.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Premio Zevi

“La Fondazione Bruno Zevi, in collaborazione con l’Accademia Tedesca

Roma Villa Massimo, invita giorno 3 maggio ore 11 alla premiazione di Paola Ardizzola il cui saggio La linea eterodossa di Bruno Taut in Turchia, ovvero una possibile conciliazione fra tradizione e modernità ha vinto la quarta

edizione del Premio Bruno Zevi per un saggio storico critico sull’architettura.

Intervengono alla premiazione: Joachim Blüher (direttore Accademia Tedesca Roma Villa Massimo), Melda Araz (vice-consigliere per la cultura e le informazioni, Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia), Adachiara Zevi (presidente Fondazione Bruno Zevi); Elvan Altan Ergut (docente di Storia dell’architettura presso la Facoltà di Architettura della Middle East Technical University di Ankara); Lucio Passarelli (membro della giuria della quarta edizione del Premio Bruno Zevi).

L’iniziativa è organizzata con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e con il sostegno dell’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia.”

 

Rener De Graaf a Roma

4 maggio alle 18 altro appuntamento del ciclo "Three Cities in Flux / Una indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano e Roma".

Rener De Graaf, Partner di OMA tiene una conferenza e inaugura una mostra appositamente prodotta per gli spazi espositivi della British School at Rome, dal titolo "ON HOLD", via Gramsci 61, Roma

 

Expanded Video a Roma

Jacob TV, Masbed, Martha Colburn, People Like Us a cura di Anne Palopoli e Oscar Pizzo. Quattro performance live in anteprima italiana e una mostra, al MAXXI fino al 5 giugno: è EXPANDED VIDEO. La rassegna, organizzata in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, nasce dal confronto e dall’interazione tra differenti forme di creatività. Dal 21 aprile al 5 giugno. MAXXI, Galleria 5. Info www.fondazionemaxxi.it

 

Il punto sul paesaggio a Milano

Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto / ciclo di conferenze. Milano 2011

5 maggio 2011: mayslits kassif architects_tel aviv

26 maggio 2011: jean-michel landecy_ginevra

15 settembre 2011: gilles vexlard_parigi

6 ottobre 2011: isabelle aguirre_la coruña

Sede e orari le conferenze si terranno alle ore 18.00 presso la fondazione falciola/camplus rubattino, via caduti di marcinelle 2 (milano est, zona ventura), 20134 milano. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com) o contattando telefonicamente la segreteria del centro (+39 0270639293).

 

La casa è un’app per abitare? a Bergamo

il 12 Maggio a Bergamo, nell’ex Chiesa della Maddalena a Bergamo, si terrà una conferenza dal titolo "L’architettura immaginata. La casa è un’app per abitare?", in occasione della mostra curata da Ilaria Mazzoleni sull’artista Franco Normanni. La conferenza vorrebbe essere occasione di un breve dibattito sull’influenza della cultura digitale nei confronti dello spazio architettonico, ipotizzando un parallelo fra architettura e ipertesto.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Universo Rietveld a Roma

Il MAXXI rende omaggio al maestro olandese, al suo mondo e alle sue influenze sull’arte e l’architettura di oggi per la prima volta in Italia una grande mostra presenta progetti, mobili, allestimenti, modelli, video. Dal 14 aprile al 10 luglio 2011. MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Via Guido Reni 4. Roma

 

Calma e Quiete a Bologna

Dal 6 Aprile al 5 Giugno  Fondazione Carisbo, Bologna. Calma e Quiete. Progetti subliminali di Alessandro Mendini, Michele De Lucchi, Angelo Micheli. A cura di Philippe Daverio, Palazzo Fava, Bologna.

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Nicolò Lewanski

 

InSuperficie, a Venezia

presentazione del libro inSuperficie, percezione e realizzazione delle superfici architettoniche contemporanee a cura di Alessandro Premier, che ragiona sul ruolo strategico che le superfici hanno acquisito nel panorama architettonico contemporaneo. Martedì 3 Maggio 2011, ore 13.00 presso l’Auditorium del Cotonificio di Santa Marta, Università Iuav di Venezia, Dorsoduro – 2196 Info: www.knemesi.com

 

Mostra Pier Luigi Nervi, a Roma

Mostra dedicata alla genesi, all’espressività spaziale ed alle composizioni strutturali delle architetture di Pier Luigi Nervi tra disegni, foto, video e prototipi, traendo origine dal lavoro del gruppo NerViLab. Alla mostra si affianca il simposio Modellazione strutturale e prototipazione, Progettazione Parametrica e Architettura, che parte dalla ricostruzione informatica di 9 architetture di Pier Luigi Nervi. Venerdì 6 Maggio, ore 19.00 presso la Galleria Come Se, via dei Bruzi, 4/6. La mostra rimane aperta fino al 27 Maggio. info: www.comese.me.it

 

Temporary Architecture, concorso

Kernel Festival è in cerca di giovani architetti, designer e artisti under 35 per la realizzazione di installazioni di architettura temporanea che andranno ad abitare i giardini di Villa Tittoni Traversi, durante i tre giorni della manifestazione. Il progettista selezionato avrà la possibilità di sviluppare, realizzare ed esporre la propria opera di architettura effimera. La partecipazione al concorso è gratuita. Iscrizioni entro l’8 Maggio. Info: www.kernelfestival.net

 

Cheap Design Contest, concorso

Il concorso si rivolge ad architetti, designer, creativi ed artisti che vogliano cimentarsi con la progettazione di oggetti prodotti in piccole serie e a costo contenuto, l’allestimento di uno spazio commerciale inusuale e la comunicazione del prodotto. Consegna entro il 15 Giugno 2011. Info: http://www.cheapdesigncontest.it/

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

Report Milan Design week 2011 – Il Salone Satellite

Dieci giorni. Per digerire l’indigestione da Salone del mobile ci sono voluti tutti. Ora, nonostante la grande abbuffata pasquale, siamo pronti per raccontarvi la settimana milanese più seguita al mondo.

Iniziamo dal Satellite. E’ ancora lui, nonostante i 50 anni della manifestazione, il cuore pulsante di tutta la giostra fieristica. Quest’anno il tema era immaginare i prossimi 50 anni di design, invitando 6 giovani architetti – i madrileni Alvaro Catalan De Ocon+Francesco Faccin, i brianzoli Lorenzo Damiani e Carlo Contin, il messicano Sean Yoo, la milanese Carolina Suels, lo svedese Daniel Rybakken – e 3 università – la newyorkese GSAPP Columbia University, l’israeliana Bezalel Academy+d-Vision Master, la milanese Scuola Politecnica di Design (da non confondere con il Politecnico) – a esporre il proprio punto di vista. Chi vince la palma d’oro? Sicuramente “The social Cave”, progetto della Columbia University in collaborazione con l’italiana Caterina Tiazzoldi e l’interaction designer Mirko Arcese. L’allestimento – una caverna di polistirolo ecologico – cerca di rispondere a una semplice domanda: può il design incoraggiare nuove piattaforme di interazione? Certo! I visitatori, invogliati ad entrare nella grotta artificiale, interagiscono, attraverso uno schermo, con l’immagine di altri visitatori posti al di là di un muro separatore. Dopo il preambolo della conoscenza virtuale, e la curiosità che ne deriva, uscendo dalla social cave, si è pronti per incontrarsi, finalmente dal vivo. Un progetto che, nel suo piccolo, tenta di superare un problema attualissimo: la spinosa dicotomia tra reale e virtuale. Integrandole e facendo in modo che l’una sia a servizio dell’altra, in una pacifica quanto equilibrata convivenza.

 

RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini

 

Piano casa serial killer

Come ogni primavera rispuntano le elezioni e il piano casa. Il premier promette che questa volta si fa sul serio, non come in passato. Allora  é stata colpa delle regioni che si sono ribellate ( anche se la legislazione urbanistica è stata dallo stato a loro delegata ). Il decreto è pronto e come previsto ci sarà la più ampia libertà di ristrutturare, di modificare , di alterare: insomma il nuovo concetto è “libertà di sagoma”, poi cosa ci sia dentro non importa a nessuno. Basta burocrazia, basta intoppi, basta regole. Ma la cosa che fa più paura agli addetti al settore, abituati agli effetti nefasti dei decreti, è un’altra: trattasi della minaccia di semplificare la normativa. Tanti auguri!

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Bisogna realizzare come si progetta, altrimenti si finirà per progettare come si realizza

 

Per disprezzare un edificio con competenza bisogna almeno averlo visitato

 

Gli architetti si vergognano di essere poveri

 

Mai visitare un luogo assieme a un architetto innamorato dei dettagli

 

Puoi ignorare un pessimo architetto, non il suo edificio

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Vele, io vi salverò / 5

C’è molta posta & telefono per l’infallibile ispettore Eldorado. Che colpo per la PresS/Tetter; che mazzo quel Mazziotti loquace. A tutto Vele al vento di Scampia! Tutti lo vogliono, tutti lo leggono: vele di qui, veline di lì. Vele di su, vele di giù … buttatele giù, … pollice verso. Anzi no, contrordine di-verso, di-vergente. Mantenetele all’erta. I pareri sono infatti vari e opposti: dal risanamento all’abbattimento (probabile) prossimo venturo. E d’avventura! Seguiteci nell’inchiesta: posta aperta (e passata all’editing) in diretta per e con Voi, amati lettori (ed elettori di Napoli-capitone: votaVele, votaVele, … vota bene, vota pene, … vota Pane & Vele …, nda).

Lettera Vele-Scampia prima mail, ciak (e medita/1) –

“Caro Eldorado, innanzitutto buona Pasqua. M’è piaciuta assaje la quarta puntata sulle Vele. Avrei gradito forse una maggiore insistenza sul colpevole silenzio dei vari Nicola Pagliara, Izzo & Gubitosi (che il correttore automatico mi corregge in Subitosi. O sarebbe meglio Dubi-dosi. Forse perché non hanno difeso il progetto al quale pur (e per) contribuirono. Grave, imperdonabile! (Vele e non vili esser bisogna, nda). Vele che non crolleranno mai. Nonostante quell’auciello del malaugurio dell’ing. Sparacio, spara-sentenze sbagliate. L’ennesima sciocchezza  sulle Vele. Come quella, propagandistica, elettorale, del candidato sindaco del centro-sinistra Mario Morcone. Questi propone subito, pe’ primma cosa, in continuità col precendente Bassolino, ‘a demolizione delle restanti quattro Vele. “Per dare agli abitanti un’abitazione degna di questo nome”, dice. Ma si può? Mi tocca ricordagli che la legge (e ogni elementare buon senso amministrativo) impone – in punta di diritto (e di manrovesci ‘nfaccia) che, prima di procedere alla demolizione di un bene pubblico, sottolineo pubblico, bisogna accertare in modo inconfutabile che ‘o bbene sia overamente irrecuperabile e non destinabile ad altri usi e consumi. E, nel demolire tre delle sette Vele, è già prevalsa l’irrazionalità. Coniugata alla demagogia e al populismo. Saluti e grazie, Gerardo Mazziotti”

Lettera Vele-Scampia seconda mail, ciak (e merita/2) –

“Auguri e buona Pasqua, ispettò. Ottima l’inchiesta sulle Vele-svelate. Non richiesto, ti esprimo ugual/mente (ma chi mente?) il mio parere in merito e demerito alle Vele. Che è lo stesso di vent’anni fa, (come non passa il tempo!, nda). Le Vele di Scampia sono un monumento alla tecnica del cemento armato e, al contempo, un assoluto e dis-armante flop dell’abitare a Napoli. Un monumento alle velleità ‘900. Perciò le restanti quattro vanno senz’altro abbattute!!! Io credo, io spero, io lavoro per questo. In subordine dis-ordinato ne lascerei in piedi (forse) una o due (le vele gemelle piccole, nda). A memento e a documento istorico di un’epoca, di un’epopea. A supremo monito di come non fare abitazioni. La destinazione d’uso delle due superstiti ed eventuali Vele? Rispondo subito: “Asilo del provvisorio”, spazio flessibile da adibire cioè alle solite emergenze urbane di tutti i tipi che non mancano mai a Napoli. Ciò che mi preoccupa di più è, purtuttavia, la mancanza di un piano particolareggiato; di un’idea partecipata di città che eviti gli errori e gli orrori delle tragiche periferie della 167 (e di altri numeri al lotto burocratici)! Saluti e salute, Isabella Guarini.

P.S, specialmente la quarta puntata della tua inchiesta “mazziottata” e mazzolata, mi ha convinta ancor di più dell’irreversibilità e giustezza della scelta demolitoria (e demoni/toria): pollice verso convinta, co-vintissima. E vinceremo! Vele, la vostra ultima ora è scoccata: delenda C-art-hago. Senza art e senza ago. Ma con le ruspe, le raspe e il tritolo! Levateve ‘a sotto!!!” I.S.

Lettera Vele-Scampia terza mail, ciakka (ferisci, ndt) e medica/3 –

“…. Ho provato forte emozione ieri sera all’Auditorium di Scampia. Qui è andato in scena lo spettacolo della sesta edizione di “Arrevuoto”, un progetto di Maurizio Braucci e Roberta Carlotto pensato per avvicinare all’arte e al teatro i tantissimi ragazzini dell’area nord di Napoli. Come del resto fanno gli amici delle associazioni Mammut, Chi Rom … e chi noe quelli del centro Hurtado. E altri ancora. Ieri sera ho ammirato bravura e capacità per “arrevuotare” Napoli dal basso, partecipativamente. Ho assistito con orgoglio al lavoro che tanti stanno facendo silenziosamente in periferia, a Napoli. Ciò mi conforta. Mi dice che un’altra Scampia è possibile. Anzi, di più: esiste già un’altra Scampia in nuce. Da mettere in luce! Saluti e auguri da Francesco Nicodemo, consigliere comunale uscente e – spera – rientrante (a sinistra di Napoli. Tra le 4 giornate e la 167 di Secondigliano. Obliterare il biglietto al banco lotto, prego, nda).

Lettera Vele quarta mail, ciak-karona (e medicona/4) –

Caro Eldorado, caroispettore, sì mmeglio do’ commissario Montalbano, che io adoro. Ho detto tutto! Bravo, bravissimo. Sì troppo bbello. Continua accussì, nun te ferma! Anche per altre 10 (dicodieci) puntate. Che non son mai spuntate. Comme saje, com’ho detto al cunvegno sul Monte di Dio, sul nostro Monte Calvario napoletano (che Cristo risorto ci Scampia e liberi, oggi e sempre!), io mi schiero, mi son schierato da sempre – lo giuro! – a favore della conservazione delle Vele (almeno le più grosse; le più piccole, ‘e cchiù piccerelle, le veline, se pò discutere …).

Per me, dico, affermo e raffermo, bisognerebbe lanciare un grandissimo cuncorso internazionalissimo per il loro riuso globale (letterario?, nda), valutando anche i costi (editoriali, compresa distribuzione e adeguato “lancio” in mare delle nuoveVele & delle barchette di carta, nda). Ma, io dico, io me dumando: se dovesse valere solo il parametro “costo”, dovremmo abbattere anche l’Albergo dei Poveri? E pure i Quartieri Spagnoli, visto quanto oggi sono così degradati e degradanti? E visto anche che non possono più essere usati nella funzione originaria che si è persa nel tempo? Sempre il tema dell’Origine!

Coraggio progettiamo! Proponiamo nuove funzioni (e finzioni) compatibili oggi per tramandare domani le Vele, icone della modernità a Napoli ‘900. Adoriamo questi santini diSalvifici ca so’ meglio ‘e san Gennaro. E che miracolosamente hanno reso significativo (ma fino a quando?) quel paesaggio piatto della 167 di Secondigliano. E ciò grazie proprio allo skyline delle Vele, al loro colpo d’ala. Trasformiamo Scrampia (vedi, mi fai sbagliare a scrivere) … trasformiamo Scampia, dicevo, da simbolo del degrado di Napoli-oggi a veicolo-guida del riscatto di Napoli-domani. E anche di dopodomani, non mettiamo limiti alle Provvidenze. Un caro abbraccio "pasquale" senza bel fiore. Buon lavoro, Vito Cappiello (che per te si fa anche Coppola, se necessario alla Kausa, nda).

Bene, molto bene. Tutto procede secondo i piani progettuali “aperti” e includenti. Divertenti, giammai divergenti & inconclu-denti. Avrete vele per il vostri denti!! Clima partecipativo quindi; l‘intermezzo va in automatico; si autoalimenta e autofinanzia da sé. La formula funziona, … la funzione formula: su uno schema narrativo di cronaca ambulante & ambulatoria, si può volare, volere, valere, velare … ; nonché dis e bis-velare, trivagare a singhiozzi & a intermezzi, senza mezzi. Il mio problema è però uno solo: come chiudere l’inchiesta in corso e fuori corso?

(Ah, un momento. Fermi tutti: devo telefonare a Renato. A Renato de Fusco. Io so’ ‘o testimone suo, cumpare d’anello: il matrimonio cu Emma quant’è bbella!! “Pronto Renà, auguri e buona Pasqua …”, dico. Risponde: “Fetè, tu nun me chiamme maje: fai l’inchieste … e a chi ll‘è chieste, a mme?”. “Ma tu tieni sempre che ffà: scrivi libbri d’ ‘a mattina a sera, ‘ncoppo Pusilleco addurose!”, dico, rido, scrivo. E così prendiamo accordi: un intermezzo p.v. per un suo recentissimo libro sul Gusto, ultimo nato della Pregiata Casa De Fusco (famiglia numerosa, 150 figli fino ad oggi, nda). “T’aspetto: io scrivevo ‘o libbro con Gusto e ridevo. Dicevo: “oilloco (eccolo lì, ndt), chest’ ‘è proprio all’Eldorado! Io ‘o libbro l’ho scritto pe’ tte!”. “Ah si, e teh!, vabbe’!!”, rispondo, “ci vediamo dop’ ‘Pasqua, … e tu vieneme Pesca!!”).

Chiudo De Fusco e faccio un passo indietro nel romanzo. Anzi –meglio– due passi indietro nel feuilleton ‘e PresS/T. Vado, andiamo (se indietreggio seguitemi, cari lettori), a sabato 16 aprile. Sulla scia del Mazziotti pensiero-forte, io e l’ispettore Eldorado (prendi due, piaghi uno), abbiamo bussato il citofono di casa Stenti a Napoli. Ore 18.00 in punta, zona Duomo; palazzo Risanamento fine Ottocento; terzo piano senza ascensore. In mano l’Eldorado ha un pacchetto con quattro paste: due sfogliatelle (una riccia e una frolla) e due babà. Il primo babà è semplice, al rum; il secondo è con la cerasella ‘ncoppa. E’ per la piccola Silvia, una deliziosa bambina di quattro anni, figlia molto vezzosa di Sergio Stenti, grande esperto delle periferie di Napoli alle quali ha dedicato molti e puntuali studi di professore universitario . Periferico nella Napoli-Centrale federiciana. Tanto che a ragione lo chiamano: “ ‘a Cassazione d’ ‘e Periferie ‘e Napule!”

“Ci diamo del tu o del lei, in questa finzione letteraria ‘e PresS/T?”, domando.

“Non so, per me è lo stesso. Fa tu, … faccia (e alla faccia) Lei.”

“In effetti & difetti, mettendo da parte gli affetti e gli anfratti” -dico, appunto e virgola- “ci conosciamo da una vita letteraria. Dall’Università, dal presalario e dai pre-salariati, da studenti-lavoratori. Dall’occupazione del mitico e mutico ’68. Dalla rivoluziò (che non si fece più, rimandata a data da destinarsi, destino cinico e bara: corna, corna, nda). Dal tempo e contempo di “Servire il Polipo, cozze, caxxi e calamari”. Dei matrimoni rossi con l’Architettura in bianco. Patafisici tempi di guerra civile quelli. Più patà che fisici, però. Furono nozze rosse coi fichi seccati sull’albero della vita (quella altrui, bum, bum …). Poi via via, tra un bum bum e l’altro (o altra), la corsa senza freni all’occupazione dei posti all’Universi-stà (si sta bene, tutto sommato, nda): gli assegni di studio (ma che studi?); le borse & portaborse, sempre di studi (dei professori …); i contratti di ricerca (ma de che?). Poi sempre più giù, eh già!, … fino all’assessoriato comunale in Bel fiore speranzoso. Appassito anzitempo per troppo-realismo botanico del Sullodato!”, dico tutto d’un fiato.

“… un bel collaudo d’amicizia …”, commenta Stenti (E l’ispettore verbalizza implacabile tutto, nda).

Ci sediamo così a un gran tavolo di lavoro, il suo. Faccia a faccia, petto a petto, Sergio da una parte, Eldorado con l’ispettore dall’altra. Abbiamo deciso che nel feuilleton delle Vele (- “Scusa, ma non ci sarebbero due veline per una sveltina edilizia” -, nda), … abbiamo deciso che ci diamo del tu. Arriva in tempo anche un classico caffè napoletano fumante con tre C: Comme Cazzo Coce …

“Allora prufessò, le Vele di Scampia: tu che mi dici? …”, gli domando come overture. Adeguata risposta tranchant di Stenti, per niente stentata. A domanda l’interrogato risponde: “Per me le Vele sono da abbattere subito, senza pietà, e PresS/T. Non bisogna fare oltre accanimento terapeutico d’Architettura. Sospendere tutte le terapie. Staccare tutte le flebo e le spine burocratiche che lo mantengono ancora in vita. Azionare le ruspe. Ed anche le raspe, se è il caso.”

“Tolleranza zero … zero spaccato …”, dico.

“Si, direi di si. Quello che sta lì a Scampia è irrecuperabile. Che riusi più? Di Salvo è assolutamente irrecuperabile, non è più riusabile oggi. E’ solo modernariato. Fiera del baratto politico che ben sappiamo … e delle vanità del  ‘900. Giriamo pagina al tuo e al nostro romanzo….”.

“Appendice a parte e di parte….”, rilancio.

“Si. Liberiamoci da questo tormentone … che non ci serve più. Che ci ha dato tutte le sue energie: andiamo oltre le Vele, c’è tanto da fare ….”, replica Stenti.

“Grazie per l’aiuto alla scrittura …, sei un vecchio compagno di ciclostyle …”.

“Ma figurati … per te …”, dice e sorride Sergio. Poi riprende: “Non abbattere ancora quelle veletradite –perché questo è il punto – sarebbe una offesa ulteriore allo stesso lavoro di Franz di Salvo, … per come si son messe e mosse le cose e le case a Scampia, sin dall’inizio …. è cosa annosa questa…”.

Pausa, (Vele, vidi, scrivi, schifi …, nda ). Sergio Stenti spoglia lentamente la sfogliatella riccia, (ogni riccio ‘nu capriccio). Poi si schiarisce un po’ la voce ballerina (che in questi ultimi tempi gli fa problemi) … “uhhh, uhhh … brumm, brumm” e riparte in moto-scafo: “Per me sono da diSalvare solo i suoi disegni … la suggestione iniziale di Di Salvo. Che però, in buona sostanza, tale rimase: una suggestione … perché il progetto non maturò … fu affrettato … quello che è stato fatto poi, nella pratica attuazione, non è Di Salvo .… è un’altra cosa, altre case … e non poteva essere diversamente: il progetto non era risolto per niente: fin dall’inizio, nell’impostazione, ci sono errori clamorosi. Sia nel disegno che nella filosofia alla base della cellula abitativa … pe’ non parlare del blocco scale: questa è la cruda e dura verità. Secondo me, disegni alla mano!”.

“Diagnosi spietata la tua, senza appello e appigli per di Salvo ….”, commento, scrivo. (E l’ispettore verbalizza sempre. “Vuole un caffè?” “NO, mi distraggo!”).

“Vedi, vedete, amici dell’Intermezzo”, riprende Stenti“… quel che dice Mazziotti, che dicono in tanti, non regge. La “teoria del talebano delle Vele” (vedi quarta puntata, ndr) fa acqua da tutte le arti e parti. Prova ne sia che nella stessa 167 a Secondigliano, poco oltre le Vele, le case ordinarie di Pagliara, del Mazziotti stesso e di altri -belle, normali, razionali senza grilli e grilletti per la testa- con quelle stesse fasce sociali “talebane”, tale e quale, hanno retto bene. Anzi: tale & bene.”.

“E perché, secondo te?”

“Perché non erano velleitarie. Erano supercollaudate, erano progetti che non proponevano sperimentazioni artistiche ardite sulla pelle degli altri, coi soldi pubblici. Erano –ripeto – solo e soltanto normali case. Ordinarie case per gente ordinarie. Niente Rolls Rois, ma architetture utilitarie, razionali, funzionali al luogo. A quella utenza, a quei ceti. Punto. Solo macchine utilitarie per abitare, … magari da compare a rate. O a cambiali, come si faceva allora. In sintesi: l’ordinario funziona, è lo straordinario dell’Arte che non va, che fotte ….”.

“Allora tu perori un’architettura senza allori, … una utilitaria con velocità max 120 all’ora” dico. “E allora?”

“E allora niente, basta: abbattere le Vele si deve. Per me Di Salvo sta solo nei disegni espressivi iniziali che fece. Che però sono spariti, lo sai, lo hai scritto tu stesso, caro ispettore. E io te lo posso confermare ora. Ma non son spariti i disegni tecnici d’Aversa, … quelli son poca cosa: è sparito l’archivio di Salvo tutto che –dopo la sua morte- fu assolutamente abbandonato. Del resto che vuoi conservare carte a quel tempo infuocato? Queste sono cose da feticisti, da collezionisti, da galleristi e da archivisti di memorie. Cose lontane dalla vitalità di uno “spostato”, … di uno sbilanciato in avanti com’era di Salvo: un vero vulcano d’architetture; un Vesuvio ambulante di idee … straordinario e tipico del suo tempo. Le carte, gli schizzi erano per lui solo un mezzo, non il fine … alla sua morte nessuno ci pensò più. Pace, amen, è muorto ….”.

“Nessuno diSalvò quelle carte?”

“No, nessuno … tanto meno la sua famiglia, bisogna dirlo: questa è la verità. Questa la mia opinione. Un disastro, una maledizione … o forse no: è una tipica storia d’Avanguardia, … tutta vita, niente carte … carte e carpe diem, carpe vele, … e se si fallisce, si ricomincia, va tutto giù … la vita è mo’ … o no???!!!

“Niente, non c’è niente da disalvare?”, dico, domando …

“No, c’è tutto da disalvare … c’è tutto il resto del Niente … e ti pare poco? E questo resto della storia per te è ancora più intrigante: un architetto che gli collaborava – ho notizie certe – le diSalvò in parte. Portò quelle carte abbandonate in una sua casa di campagna, … non so dove, … nella Campania interna, … nel beneventano forse. Ma questo ricetto poi crollò. Anzi crollò solo il vecchio tetto, … piovve sopra i disegni superstiti … rimasero sotto le macerie … non si salvò nulla. Venne, rivenne & divenne la pala meccanica e portò tutto via, con le macerie. Tutto macerato, tutto in poltiglia … compresa quell’utopia delle Vele e … e che vuoi che ti dica più? E’ una lunga e maledetta storia questa .. è un poliziesco d’architettura, hai ragione tu. Anzi: ha ragione lei, ispettore …”.

“Scusi professore, si spieghi meglio, … Sergio, spiegati meglio: quindi per te bisognerebbe ritrovare quei disegni .… gli schizzi geniali dell’Origine delle Vele, … che però erano appallottolati e buttati via nel cestino … nella bocca dl Vulcano flegreo, dall’autore stesso. E quel “qualcosa” che s’era disalvato è stato portato via dalla pala meccanica, tutto macerato … non ci rimane che il classico (e fecondo) “resto di Niente”.

“Si: N.N., Napoli Nobilissima in barca a Vele….”.

“Allora bisognerebbe andare ai disegni mentali di Di Salvo… a quelli superinediti, … e chi li ha visti? Chi li può vedere? Chi li può intuire?, chi li può disegnare ora per allora? A trecento all’ora mail? Solo lo scrittore, lo storico-sprint … boh, bah .. Di Salvo chi può … Mistero buffo napolitano …”, dico, tico tico.

“Si, ti spiego, ma ti prego: ci vuole un po’ di tempo, …”, risponde Stenti.

“No”, replico subito, “non c’è più tempo! Il tempo dell’Intermezzo delle Vele è scaduto: ci sono altri argomenti che premono. Taverna del ferro di Piero Barucci, ad esempio. Nessuno ne parla, ma è un guaio assoluto di Napoli, … molto peggiore di Scampia, … senza nemmeno l’Utopia a scusante…. Senti Stenti: dammi una mano, … devo assolutamente chiudere l’inchiesta!”.

“Ma non vedi che ti sto aiutando? Che ti ho proposto un intreccio tra realtà, finzione e manomissione tua letteraria? In quello che ho detto, in quello che tu hai scritto, non si sa dove finisce l’una e dove inizi l’altra, … non si sa, .. non si sa più niente…..”, dice Sergio.

“Allora?, è il crollo sull’Utopia?, è la pala meccanica implacabile della Storia?, … niente vero … tutto è verosimile ….?”

Intanto nella stanza entra la bambina … Silvia sguscia silenziosa lungo la parete, va sotto il gran tavolo, miagola. “Chi è questa gattina?”, domando. Esce fuori la bambina-gattina, … graffia, … ride, scompare … va via….; poi si riaffaccia nella stanza: “Papa vieni, staserà baccalà, è pronto!!! …”, dice.

“Vabbè, iniziate, … vengo tra poco, … finisco un attimo di parlare con l’ispettore …”, ride Sergio. La bambina va via. Riprendiamo: “… si parla a schiovere, … si parla a vuoto, … mancano dati certi sulle Vele, … mancano le misure, mancano i rilievi esatti oggi, … c’è molta approssimazione e poca azione. C’è poca informazione e molta cattiva letteratura. Pessimo giornalismo gridato. Ci sono poche inchieste sul campo e molte cartoline da Napoli: la piazza di Scampia è diventato il lato B di piazza Plebiscito ….”.

“Napoli centrale e Napoli Nord …”

“ … Certo, ci sono difficoltà di accesso: le Vele sono pericolose, si sa. Ma l’Università non ha (ancora) fatto un rilievo preciso della situazione. Non ha tentato, mancano i dati: le misure che si dicono ai convegni sono infatti elastiche, ballerine. Carte vecchie, non aggiornate, approsimative… “

“Insomma, la realtà sociale cambia continuamente e le misure dell’architettura no, … è un magma imprendibile …”, dico.

(Intanto il baccalà è servito con patate in tavola. E’ lì in cucina. Caldo caldo. Si sente l’odore … lo sentite anche voi? Dobbiamo assolutamente chiudere, nda).

Stenti allora conclude: “Di Salvo ha sbagliato luogo, ha sbagliato utente. Ha sbagliato cellula abitativa. Cucine e bagni progettate senza finestre, ad aerazione forzata, come in albergo. L‘impresa poi mise mano al progetto. Disse: non va bene così. E apri finestrini, in alto, tutti in fila, sul ballatoio. E vai balla, tojo: mare mosso alle Vele, golfo di Scampia. Effetto carcere assicurato, spiegato e dis-piegato. Mettici poi le scale, le modifiche, come da normative … l’affollamento e tutto il resto che ha detto Mazziotti (tutte cose vere!), e la frittata sulle Vele fu fatta. Ma ripeto, il difetto-base sta nel manico, nel progetto. Sta a monte, come si diceva un tempo. Sta sul monte dell’Utopia….”.

“Sergio, chiudi a effetto, stringi … siamo già fuori tempo massimo mail …”.

“La questione di fondo e che in quello scorcio di anni, una dopo l’altra, sono fallite le due utopie per l’abitare popolare dell’area napoletana: quella tecnologica, “di destra”, di Di Salvo, a Scampia, area Nord; e quella “a sinistra” di Agostino, … di Agostino Renna, a Monterusciello, area flegrea: due fallimenti opposti e complementari. Un pendant da superare …”.

Basta, così. Superiamo, … superiamoci. Chiudiamola qui  … e mangiamoci il baccalà con patate di Stenti. Al ristorante: Le vele di Scampia! Saluti, Eldorado

 

SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna

 

Specie di libri (for dummies): Architecture for beginners

Louis Hellman è, da circa quarant’anni, il cartoonist della rivista britannica The Architects’ Journal and Building Design, per la quale disegna periodicamente vignette che commentano fatti salienti del mondo che ruota attorno all’architettura, con un’ironia amara che traspare in ogni singolo disegno.

 

Nel 1988, per la casa editrice Writers and Readers Ltd, Hellman pubblica Architecture for beginners, una corposa, ma contemporaneamente sintetica, storia dell’architettura, che parte dalla Preistoria per raggiungere la metà degli anni 80 del 1900.

Il disegnatore inglese, con un intento assolutamente didattico, inizia la propria narrazione dando una serie di definizioni su cosa sia l’architettura, che sfociano nella sua personale: Living History…unwritten records which are as revealing as any document.

Le pagine scorrono veloci, l’approfondimento è minimo, così come la critica, talvolta paradossale e ammantata di una sorta di assolutismo nel badare a dividere i buoni dai cattivi, Borromini da Bernini, Wright da Le Corbusier, la Natura dal Costruito.

E’ proprio la visione di opposti a rendere divertente questa storia, come se tutto il cammino dell’architettura non fosse altro che una serie di competizioni tra due opposte fazioni, una romantica, legata alle forme naturali, l’altra fredda e razionale, che cerca una supremazia nei confronti dell’ambiente. I giudizi sono netti, banali, un po’ faziosi, ma estremamente stimolanti: in qualche modo leggere il flusso delle vignette ci trascina in una discussione da bar, che, in fondo, ci riporta con i piedi per terra, facendoci riflettere, in maniera quasi paradossale, sul significato reale dell’architettura.

Una riflessione che ci viene quasi imposta a forza in una sequenza di vignette, nelle quali un robot, citando il manifesto del Werkbund, fa la corte ad un architetto, quindi lo sposa e fugge in luna di miele, della quale ci viene riportato il rapporto sessuale tra i due. L’architetto darà alla luce, fisicamente, dal proprio corpo, l’edificio delle Turbine AEG: l’Estetica delle Macchine è nata, sotto la supervisione di Mies, Gropius, Behrens, Le Corbusier.

In maniera quasi fastidiosa Hellman ci inchioda al mito fondativo dell’architettura moderna, alla passione degli architetti per le macchine, al connubio innaturale fra meccanismi e corpo umano, in maniera cinica, così dura da far dubitare del mito stesso.

Così, quello che poteva sembrare un libro leggero, giusto per principianti, ci costringe a ripensare al ruolo dell’architettura nella società e agli effetti con cui lo spazio costruito può realmente migliorare o peggiorare il mondo: domande che spesso, nella pratica quotidiana, si dimenticano, ma che rimangono sempre a fondamento del lavoro di un architetto.

 

speciedilibri@gmail.com

l’architettura immaginata

 

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

 

Bruno Zevi, Arne Jacobsen, Firth Of Fifth, le origini del contemporaneo e altre storie

 1- “Eccellente designer, applica all’architettura la raffinata sensibilità danese per gli oggetti d’uso. Nel Municipio di Söllerod del 1942 riveste il tetto con lo stesso marmo delle pareti per garantirne l’integrità volumetrica.

 Un’astrazione sottilmente irrequieta sposa il mattone tradizionale nelle Case a schiera di Klampenborg, presso Copenaghen nel 1950-55.

 Pari qualità tecnologiche figurali nella fabbrica ad Aalborg del 1957.

 Un calibrato colloquio fra aule all’aperto e un’atmosfera di intimità come vettore educativo caratterizzano la Scuola elementare Munkegard a Gentofte” (Bruno Zevi – Spazi dell’Architettura moderna – Giulio Einaudi editore, Torino 1973).

 

 2- La Scuola Munkegard di Arne Jacobsen racchiude in sé il concetto di modernità e lo proietta in una dimensione umana dell’Architettura.

 2a- Scuola Munkegard, galleria immagini 1:

http://hokuouzemi.exblog.jp/i128/2/

 2b- Scuola Munkegard, galleria immagini 2:

http://hokuouzemi.exblog.jp/i128/1/

 2c- Scuola Munkegard, galleria immagini 3:

http://hokuouzemi.exblog.jp/i128/3/

 

 3- Festeggiamo questa pagina di Zevi ascoltando i Genesis –ancora una volta– perché abbiamo bisogno –oggi più che mai– di rileggere le origini del contemporaneo. Dunque, “Firth Of Fifth” per tutti, e che il volume sia altissimo, mi raccomando. Ecco l’indirizzo e Sgrunt a tutti: http://www.youtube.com/watch?v=SD5engyVXe0

 

marco_sambo@yahoo.it

 

SEGNALAZIONI

 

“Architetture Contemporanee per Bologna”: mostra di architettura e dibattito

 

L’Associazione Italiana di Architettura e Critica_presS/Tfactory, con il patrocinio della Provincia di Bologna, dell’IIPLE, del SAIE e di The Plan, presenta:

“Architetture Contemporanee per Bologna”

  mostra di architettura e dibattito

 

venerdì 6 maggio 2011 ore 16:00

Istituto Edile, via del Gomito 7

Bologna

 

Il presidende dell’IIPLE Antonio Mazza, il direttore di The Plan Nicola Leonardi, nove studi di architettura -Gianluca Brini, Leonardo Celestra, Mario Cucinella, Diverserighestudio, Enrico Iascone, Massimo Iosa Ghini, Andrea Trebbi, Giorgio Volpe, Claudio Zanirato-, il fotografo di architettura Roberto Rodolfo Cami e il critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi si incontrano venerdì sei maggio 2011, all’Istituto Edile, per discutere sull’architettura contemporanea a Bologna.

 

Il dibattito sulle opere dei nove architetti che sono esposte in mostra è il punto di partenza per allargare l’indagine a tutta la città di Bologna e per sondare il difficile rapporto tra moderno e storico. Gli studi selezionati, infatti, seguono un approccio progettuale che indaga le possibilità e le declinazioni dell’architettura moderna e propongono architetture contemporanee, seppur con diversità di approcci, in una città che guarda con diffidenza il linguaggio architettonico contemporaneo.

 

La mostra resterà aperta fino al 31 maggio 2011

 

 

Three Cities in Flux | Un’indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano e Roma

“Concepiti nello spazio virtuale del computer, e privi di prospettive imminenti di realizzazione, questi progetti rimangono virtuali in ogni senso. Creando retroattivamente degli originali fisici, questa mostra spera di riuscire a rendere tangibile il virtuale, come in una realtà alternativa. Stampe su tela, carta su cartoncino mostreranno le immagini come fossero tratte da un archivio… la storia con un messaggio per il futuro, che si guarda indietro per poter guardare in avanti…”. Reinier de Graaf

 

In questo sesto evento del programma “Three Cities in Flux: un’indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano e Roma”, Reinier de Graaf, partner di OMA – The Office for Metropolitan Architecture, presenterà la conferenza e la mostra “On Hold”.

 

L’architetto esporrà dieci dei masterplan del suo studio: riqualificazione urbana a White City, Londra, Nuova Bovisa a Milano, e una selezione di progetti nell’Europa dell’Est e nel Medio Oriente. Poiché questi progetti sono tutti dipendenti da incarichi che sono stati sospesi o annullati, le rappresentazioni in mostra potrebbero davvero rivelarsi la loro unica realizzazione concreta.

 

De Graaf discuterà il complesso ruolo degli architetti che, nell’elaborazione del masterplan, si trovano alle prese con le forze del settore privato, le pressioni politiche, il declino del potere del settore pubblico e la grave crisi economica. Attraverso l’analisi di questi progetti urbani, l’architetto rifletterà sulla riabilitazione dell’urbanismo come il prodotto ‘altro’ del boom edilizio, nonché sulle implicazioni che tali progetti possono avere sul futuro.

 

“Cosa succederà in seguito? Il presente è principalmente un momento di interrogativi. Il boom precedente la crisi passerà nei libri di storia come un’aberrazione? Oppure il boom edilizio precedente risulterà semplicemente un precursore di avvenimenti futuri? Dobbiamo considerare l’espressione ‘On Hold’ un semplice eufemismo che ci aiuta a mantenere viva la speranza (sia dei clienti che degli architetti), un’incapacità condivisa di affrontare i fatti? O siamo davvero di fronte alla pausa a cui si riferisce, un coma da cui un giorno tali imprese si risveglieranno?”

 

Reinier de Graaf è partner di OMA, e dirige una serie di progetti di sviluppo edilizio e urbano, alcuni dei quali sono illustrati in questa mostra. Al momento sta lavorando al Municipio Stadskantooor e agli edifici Coolsingel ‘mixed use’ di Rotterdam, al nuovo quartier generale G-Star di Amsterdam e al Commonwealth Institute di Londra. De Graaf dirige inoltre i lavori dell’AMO, lo studio di ricerca e design dell’OMA.

Mentre l’OMA rimane dedicato alla realizzazione di edifici e masterplan, l’AMO opera in campi quali media, sociologia, tecnologia, energia, moda, editoria e graphic design. De Graaf è un esperto di sostenibilità ed è responsabile del ruolo svolto dall’AMO nella politica energetica e nella progettazione di energia rinnovabile, fra cui la Roadmap 2050: Una guida pratica per un’Europa a basse emissioni di carbonio, pubblicata l’anno scorso e ripubblicata recentemente nell’ambito del rapporto sull’energia del WWF del febbraio 2011.

 

Programma d’architettura Accademia Britannica a cura di Marina Engel

 

Reinier De Graaf – OMA | “On Hold”

The BritishSchool at Rome, Via Gramsci 61

4 maggio 2011

H. 18.00 conferenza di Reinier de Graaf presentata da Pippo Ciorra

H. 19.30 inaugurazione mostra

Durata mostra: 4 maggio – 25 maggio 2011

Orari di apertura: da martedì a sabato dalle 17.00 alle 19.30

Info: T +39 06 3264939

Info Press: Rosanna Tripaldi email: rosannatripaldi@hotmail.com; mob: +39338.1965487

 

 

XXI seminario internazionale e premio di architettura e cultura urbana

Tema: COSTRUIRE NEL COSTRUITO. Architettura a volume zero

Luogo: CAMERINO MC – I – Palazzo ducale

Data: 31 luglio – 4 agosto 2011

Temi progettuali:

– Conservazione e rinnovamento dell’edilizia storica

– Riuso degli spazi urbani residuali e delle fabbriche dismesse

– Recupero e valorizzazione dei territori periurbani

Scadenze:

Per l’iscrizione al seminario 27 luglio

– Per l’iscrizione al seminario e partecipazione al premio 08 luglio 

Info: www.unicam.it/culturaurbana

 

Il Seminario di Camerino ha finalità formative, di aggiornamento e approfondimento nel campo della ricerca e della pratica, nel confronto fra Università, Professione e Società civile, con spirito libero e aperto al reciproco apprendimento. I temi proposti riguardano la trasformazione dei paesaggi costruiti alla ricerca della qualità architettonica e della sostenibilità ambientale.

 

TEMI DI PROGETTO E DI CONVERSAZIONE

Costruire nel costruito … costruire il presente sul passato, senza ipotecare l’avvenire, unendoli senza distruggerli entrambi. (A. Sartoris)

 

Conservazione e rinnovamento dell’edilizia storica

Costruire nel costruito non vuol dire rinunciare all’architettura anzi, è proprio dal confronto fra nuovo e antico che si enfatizza l’intensità espressiva dell’uno e dell’altro; sia negli interventi conservativi in cui prevale la cura nel salvaguardare i caratteri e le matrici formali degli edifici, con materiali, tipi e tecniche costruttive conformi, che nelle ristrutturazioni in cui presentare con sincerità forme, materiali e tecnologie proprie della contemporaneità come espressione di una rinnovata urbanità, comunque in equilibrio con il paesaggio urbano conformato.

In entrambi i casi resta determinante la capacità di intervenire, da un lato, senza forzatura delle capacità prestazionali degli edifici storici e delle loro qualità architettoniche, dall’altro, senza mimetismi ma sviluppando una logica costruttiva compatibile, in grado di dialogare con le preesistenze.

 

Riuso degli spazi urbani residuali e delle fabbriche dismesse

La chiusura di attività produttive ha lasciato spazi abbandonati al degrado: dalle fabbriche ottocentesche, ricche di memorie storiche, con le residenze operaie ancora abitate a quelle del più recente periodo industriale, più decentrate e disabitate. In ogni caso esse rappresentano una opportunità per nuove forme di convivenza urbana oltre che per più motivate ragioni costruttive dell’architettura: funzioni produttive tradizionali e innovative, nuovi modi di abitare e di lavorare all’interno di inediti spazi rigenerati, rispondenti alla domanda della multiforme società contemporanea; spazi verdi, piazze, luoghi di incontro, di svago e di cultura. L’occasione di innestare inaspettate funzioni pubbliche e collettive nel tessuto urbano più marginale offre una speranza di aggregazione e di integrazione della attuale società multietnica e un principio fondativo per la città futura.

 

Recupero e valorizzazione dei territori periurbani

Negli ultimi decenni indistinte agglomerazioni edilizie si sono depositate al suolo come una coltre di detriti, sfrangiate lungo le infrastrutture o disperse in enclave nelle campagne. I territori agricoli periurbani sono stati oggetto di speculazioni fondiarie sia private che pubbliche con la continua urbanizzazione di nuove aree o considerati come riserve in cui scaricare le funzioni sgradite e i problemi irrisolti delle città.

Il tema che si pone è di recuperare i valori  del contesto rurale con funzioni idonee alle proprie caratteristiche, incentivando l’uso agricolo e forestale dei suoli. Il processo di recupero e valorizzazione delle aree periurbane dovrà tendere a fornire servizi rurali alle comunità urbane in termini di attrezzature culturali e per il tempo libero oltre ai prodotti da coltura biologica a Km zero, in una logica di relazioni a rete, in cui i territori periurbani riacquistino la forza di contrastare la loro occupazione indiscriminata.

 

PROGRAMMA

Le giornate di studio comprenderanno sessioni con brevi relazioni programmate, comunicazioni e conversazioni interdisciplinari alternate a laboratori all’interno dei quali tutti gli iscritti potranno presentare i loro lavori e confrontarsi sui diversi aspetti dei temi progettuali proposti. Sarà allestita la mostra delle opere presentate dai partecipanti al premio con relativo catalogo a diffusione interna.

Nella giornata conclusiva, saranno assegnati gli attestati di partecipazione e i premi CAMERINO 2011.

Come sempre il seminario comprenderà la Festa camerte dell’Architettura con eventi d’arte, allestimenti e incontri conviviali.

Una monografia del seminario sarà pubblicata su ARCHITETTURA e CITTÀ, Di Baio Editore.

 

INFO: giovanni.marucci@unicam.itwww.unicam.it/culturaurbana

 

 

PIDA: Interiors and Identity conference

PIDA + compasses present:

Interiors and Identity: design hotel, boutique hotel, love hotel, art hotel……… in what direction is hotel design moving? a vision of the future from Italo Rota.

 

Tuesday 10 may, 1:00pm

INTERIORS UAE

ABU DHABI NATIONAL EXHIBITION CENTRE HALLS

details visit: www.pida.itinfo@pida.it

 

ALLEGATI

 

sono aperte le iscrizioni per

IL CORSO DI SCRITTURA DELLA SCUOLA DI CRITICA AIAC

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi

PresS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica con il supporto dell’istituto Luigi Sturzo

 

ROMA 19 MAGGIO – 1 LUGLIO

 

Costo: 240 euro + 50 euro di iscrizione all’associazione AIAC

 

Perché

L’obiettivo del corso non è insegnare a scrivere. In così poco tempo non ci si riuscirebbe. E’ piuttosto aiutare coloro che già si cimentano con la carta stampata o il web a scrivere meglio. Imparando da coloro che la comunicazione la fanno per mestiere.

 

Questo corso, che è il primo di tre, fornirà delle informazioni di carattere generale: come si scrive un pezzo, quanto deve essere lungo, come si attira l’attenzione del lettore, che differenza c’è tra un comunicato stampa e un editoriale, come si lancia una notizia, come ci si interfaccia con una redazione, come si fa un’intervista e quanto de