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Corrispondenze

Premi In/Arch-Ance. Luci e ombre

di Zaira Magliozzi

I premi nazionali di Architettura In/Arch-Ance – conferiti lo scorso 24 maggio – restituiscono un quadro della produzione architettonica italiana degli ultimi 5 anni. Il quadro entusiasma e preoccupa. Da un lato, i progetti vincitori, selezionati tra 150 proposte, rappresentano dei buoni esempi di architettura contemporanea. Liberi, finalmente, da sterili provincialismi, non più appesantiti da sfibranti ricerche formali, al passo con le odierne ricerche architettoniche.
Dall’altro lato, la situazione obbliga una riflessione. Anche in questi felici risultati, infatti, le criticità non mancano. Il museo nazionale dell’automobile di Torino di Cino Zucchi – premiato come miglior intervento di nuova costruzione – raggiunge esiti interessanti ma, se paragonato ad opere simili (vedi Macro e Maxxi), soffre di un atteggiamento ancora troppo conservativo, che stenta a porsi come modello di riferimento. Un eclatante fallimento, invece, è la vicenda del museo Pitagora dello studio OBR – Open Building Research. Fortemente voluto dal comune di Crotone, ultimato ben 4 anni fa, poi abbandonato a se stesso e tuttora in attesa di essere aperto. Vittima inconsapevole di avidi interessi politici. Una menzione positiva va, invece, al progetto vincitore per la categoria housing sociale. L’intervento per il quartiere Gallarate dello studio MAB che, a distanza di due anni, può essere considerato un piccolo grande successo per la periferia milanese.Un altro riconoscimento è andato agli studi italiani reputati “giovani”.
Giovani per modo di dire perché, a ben guardare i vincitori – Ati servizi integrati – IDI e Silvio d’Ascia con il nuovo centro servizi Bagnoli Hub a Napoli di, Iotti+Pavarani Architetti con la Domus Technica a Brescello (RE) e OBR con il Museo Pitagora a Crotone – l’età media si aggira oltre i 40 anni. A testimoniare una drammatica realtà secondo cui, in Italia, non esistono professionisti che, prima degli “anta”, realizzano una propria opera, degna di questo nome. Una follia tutta italiana.

 

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