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Una buona immagine vale molte parole. Come in un articolo in cui Claudio Magris parlava del bisogno di eternità che trapelava dall’ideologia nazista e dal fatto che, poi, il Terzo Reich durò poco più di dieci anni, il tempo di vita di uno scaldabagno. O come in un articolo in cui Indro Montanelli raccontava di quando il presidente Luigi Einaudi lo invitò a pranzo e, arrivati alla frutta, gli propose, per non sprecarla, di dividere una mela. Occorre però attenzione. Una cattiva immagine- perche logora, abusata, gonfia, falsa o infelice- ottiene il risultato opposto: fa precipitare il testo nella banalità o nella retorica.

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