Warning: getimagesize(): Filename cannot be empty in /home/customer/www/presstletter.com/public_html/wp-content/themes/Presstletter/single.php on line 42

L’avventura del vetro. Un millennio d’arte veneziana. Museo Correr. 11-12-2010/25-04-2011 di Mario Miccio

“L’avventura del vetro. Un millennio d’arte veneziana”. Museo Correr. 11 dicembre 2010 – 25 aprile 2011. Alla scoperta dei nuovi linguaggi del vetro tra arte, architettura e design.
 
Su giocu (giogu o jocu) cu’ li ballocci.
Totu sos pizinnos aiana (teniana) in busciacca meda ballocciosos (parizos codulos) de idru o de terra.
Su giocu si faghia (faghiada) in carrera o in sa piazza (piatta).
Totu sos pizinnos poniana a (in) terra unu ballocciu (codulu).
Faghiana sa conta (su tocu) e su primmu chi resessiada de (a) zembare su ballocciu de s’ ateru cun su poddighe mannu (pro giogare, unu pizinnu deviat tirare, ispinghendelu cun su poddighe mannu, su codulu postu in terra in modu ‘e tocare –"zembare"- su codulu de u n’ ateru pizinnu: si bi resessiat su codulu fit su sou).
Si faghia zembu leaia meda balloccios binchia e cussu chi restia senza perdiada e bessiada da su giocu.
 
Gioco con le biglie
Ogni bambino aveva in tasca tante biglie di vetro.
Il gioco si svolgeva in strada o in piazza.
Ogni bambino metteva in terra una biglia; si faceva la conta e il primo cercava di colpire la biglia di un altro tirandola con il pollice.
Se faceva centro prendeva la biglia centrata.
Chi prendeva più biglie vinceva e chi non ne aveva più perdeva e usciva dal gioco.”
 
(Dal Progetto del piano formativo per la valorizzazione della lingua e cultura della Sardegna del 7° Circolo Didattico di Sassari “Gianni Rodari. Progetto iniziato nell’anno scolastico 1996/1997 e portato avanti fino al 2004/2005 – Riferimenti: Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26  Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna).
 
Ricordate le vostre estati in spiaggia da bambini con piste sulla battigia: ponti, gallerie e le biglie di vetro dai colori e disegni “spettacolari”: ragno reale, ragno reale vecchio stile, asteroide pagliaccio, asteroide bianco metalizzato, svedese, svedese reale.
Da qualche hanno le nostre vecchie biglie le chiamano cheecoting e sono di plastica e si organizzano campionati mondiali, come quelli dell’Accademia della sabbia sulle spiagge romagnole.
 
Oggi ci riscopriamo adulti-bambini con Bruno Munari (“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare”) e con gli artisti concettuali che, in un rapporto evocativo con gli oggetti, utilizzano biglie di vetro come materiale di riciclo nelle loro installazioni per dare vita a nuovi oggetti.
Nell’infanzia le biglie ci aiutavano nella scoperta dei colori, dei suoni, del freddo, del caldo, ci iniziavano al linguaggio sensoriale, prima forma di comunicazione, ripreso dal Munari nella Tavola Tattile del 1931, cui seguiranno le altre nel ’43 e nel ’93. Munari futurista come Marinetti che il 14 gennaio 1921, durante la conferenza alla Maison de l’Oeuvre di Parigi annunciava la nascita di un’arte nuova, il Tattilismo.
 
Da bambini con le biglie alla scoperta delle rotondità del mondo che ci circonda; da adulti alla ricerca delle rotondità confermate nella creatività del design e dell’arte: dall’Uomo Vitruviano chiuso in un cerchio da Leonardo da Vinci, a I sonagli, le tre sfere metafisiche di Magritte, alle sfere corrose e dorate di Arnaldo Pomodoro, a quella forma tonda della Piastrina millefiori di Giovanni Battista Franchini del 1846, conservata al Museo del Vetro di Murano, ed ora esposta nella mostra “L’AVVENTURA DEL VETRO. Un millennio di arte veneziana” al Museo Correr a Venezia fino al 25 aprile 2011. La mostra è una iniziativa dei Musei Civici di Venezia ed è a cura di Aldo Bova e Chiara Squarcina, con l’allestimento di Daniela Ferretti (catalogo Skira).
 
La mostra veneziana continua l’omonima mostra “L’AVVENTURA DEL VETRO. Dal rinascimento al novecento tra Venezia e mondi lontani” conclusasi il 7 novembre 2010 al Castello del Buonconsiglio di Trento, integrando l’esposizione appena conclusa con numerosi manufatti a testimonianza di un millennio di storia del vetro a Venezia e in laguna. Ieri come oggi, “Venezia non può ignorare un’arte-industria che esercitata ininterrottamente nel suo territorio da circa un millennio e saltuariamente anche prima – unico caso nel mondo di una così lunga presenza di un attività produttiva nello stesso luogo – s’impose per quasi due secoli in tutta Europa, promuovendovi quel rinnovamento tecnico-estetico che è all’origine della vetraria moderna” (Astone Gasparetto, Design. Le forme del vetro, La Biennale di Venezia. Settore Arti visive e Architettura, Isola di San Giorgio, Fondazione Cini – Sala del Capitolo, 18 luglio – 10 ottobre 1976).
 
La mostra al Museo Correr, visitabile ancora per pochi giorni, è organizzata cronologicamente in sezioni che vanno dai Vetri archeologici al XX secolo. Sono esposte oltre trecento opere, la maggior parte delle quali provenienti dal Museo del Vetro di Murano elencate nel percorso espositivo e visibili sul sito di PresS/Tletter, nella rubrica “In officina”.
 
Nella prima e nella seconda sala (secoli XV e XVI) sono esposti i manufatti in vetro “Dalle origini al quattrocento”. Il percorso inizia con i vetri archeologici. Si tratta di una grande varietà di esempi di arte vetraria romana compresa tra il I e il II secolo d.c. provenienti dagli scavi delle necropoli di Jader (Zara) e di Aenona (Nona). Questa sezione presenta anche vetri antichi recuperati dai fondali della laguna e tra la sabbia dei canali della città.
L’attività vetraria a Venezia si fa risalire al 982 ed all’esistenza di un vetraio di nome Domenico riportata nel manoscritto di un atto di donazione ai benedettini della Chiesa di San Giorgio Maggiore. Dalla seconda metà del XIII secolo l’attività vetraria si sposterà da Venezia a Murano, lontano dal centro urbano, per evitare i rischi di incendio come prescritto nel 1291 dal Maggior Consiglio. In questa occasione si costituiscono le corporazioni e li statuti per garantire i segreti della lavorazione e per impedire che fornaci veneziane fossero aperte all’estero, come avverrà poi nel ‘500.
Alla fine del quattrocento a Venezia si cominciano a produrre specchi di vetro: le lastre erano ricavate da grossi cilindri di vetro soffiato, aperti e spianati in un forno apposito. E’ in questo secolo che si afferma l’arte vetraria muranese, e da lì a venire l’isola sarà uno dei maggiori centri dell’arte vetraria europea.
 
L’attività vetraria muranese dell’antichità si esprime in una varietà di forme visibili nel Glossario delle forme e nel Glossario del vetro curati dalla Regione Veneto: dai bicchieri al boccale, dalle bottiglie alla brocca, alla coppa, alle lampade ad olio per illuminazione, dai pesi per bilancia e bottiglie da taverna (che venivano bollati uno per uno con il simbolo della città, il Leone Marciano, perché utilizzate come misure), ai cuscinetti in vetro per i telai.
 
I vetri del “Cinquecento”,  sono esposti nella seconda sala (secoli XV e XVI). I manufatti di questo periodo sono in vetro puro e trasparente sui quali l’artista-vetraio interviene con varie tecniche di decorazione: vetri filigranati, vetri con incisione “a punta di diamante” o a “pietra focaia”, vetri in “foglia d’oro” e “foglia d’oro graffita” (tecniche di laboratorio già adottate in epoca ellenistica e romana), vetro “ghiaccio”, vetri con decorazioni a smalto a caldo ed a freddo, e verso la fine del secolo vetri decorati a ”penne”. Nella seconda metà del cinquecento la lavorazione a pinza consente ai maestri vetrai di modellare gli oggetti con un maggiore plasticità e di creare forme nuove. Iniziano in questo secolo le prime emigrazioni dei maestri vetrai nei Paesi Bassi, in Germania, in Inghilterra ed in Spagna. In quest’epoca i muranesi raggiungono la perfezione tecnica nella produzione di specchi iniziata nel ‘400. A partire dal XV secolo si affermano nella regione nomi illustri di famiglie di vetrai che costituiranno in seguito vere e proprie dinastie di mestiere: i Barovier, i Mozzetto, i Della Pigna, i Ballarin, i De Catanei della “Sirena”, i D’Angelo dal “Gallo”, i Bortolussi, i Dragani.
 
La terza, la quarta e la quinta sala (secoli XVI e XVII, secolo XVII e XVII e XVIII) espongono i vetri de “Il seicento”. In questo secolo l’arte vetraria entra in un periodo di stasi, una crisi che durerà per tutto il  ‘700. La corporazione andrà incontro a sempre maggiori difficoltà per la mancanza di manodopera locale a causa della peste del 1630, per la difficoltà di gestione delle fornaci e per la crescente concorrenza straniera.  Inizia il declino della “façon de Venise”, ovvero di quella specifica produzione di vetri veneziani già avviata nel secolo precedente dai maestri vetrai emigrati in Europa. La situazione si aggrava con le innovazioni tecniche che, verso la fine del seicento, arrivano dall’Inghilterra e dalla Boemia: il cristallo piombico inglese e il nuovo vetro potassico boemo
I manufatti in vetro de “Il settecento” sono visibili nella quarta (secolo XVII) e nella quinta sala (secolo XVII e XVIII). Continua il declino dell’arte vetraria muranese, superata dalla crescente richiesta di  vetro al piombo (Flint Glass:letteralmente significa “Vetro di ciottoli” in quanto la silice era ricavata, invece che da sabbie, da ciottoli di fiume tritati; tale vetro era composto dal 55% di silice dal 32% di ossido di piombo e dal 12% di potassa) e  di quello al potassio da parte dei mercati europei e americani. Il dominio napoleonico causerà una vera e propria paralisi dell’industria vetraria e si dovrà attendere la metà dell’Ottocento per la ripresa dell’attività.
 
Le sale quinta, sesta e settima sono dedicate ai manufatti de “L’ottocento” In questo secolo non ci sono grandi cambiamenti nella produzione, sebbene i progressi tecnico-scientifici indurranno alla riprogettazione delle fornaci e al coinvolgimento nel processo della nuova figura del chimico. Prende avvio una fase di sperimentazione con la realizzazione di infinite gamme di colori, di nuove forme e decorazioni. Si diffonde in Europa la moda del “vetro intagliato”, favorito dall’uso del vapore nell’azionamento della ruota.
L’esposizione Internazionale del 1851 costituisce un volano per l’industria vetraria: in Inghilterra si producono vetri incisi, ispirati all’antichità classica ed al Rinascimento, usando l’acido, e a Venezia, con Antonio Salvati, rinasce l’arte della smaltatura.
 
I manufatti del sesto quadro “Il novecento” sono esposti nella sesta, nell’ottava e nona sala. Prevale la ricerca stilistica in uno spirito di rinnovamento dettato da un uso ormai sperimentato della materia e della tecnica che si esprime attraverso l’”Art nouveau”, il “Werkbund” e la “Bauhaus”. Nasce la vetreria contemporanea.
 
Particolarmente rilevante è la presenza in mostra dell’opera di Marc Chagall “Anfora e cavallo” e di Pablo Picasso “Fauno e capretta”, nate dalla collaborazione degli artisti con Egidio Costantini e la sua Fucina degli Angeli.
 
Album con le due opere di Chagal e Picasso (immagini da scaricare)
 
1.       Anfora e cavallo (fantasia)
Fucina degli Angeli, M. Chagall – E. Costantini, 1962 – 1964.
 
2.       Fauno e capretta
Fucina degli Angeli. P. Picasso – E. Costantini, 1954 – 1960.
 
Tra gli artisti vetrai di questo periodo esposti in mostra: Luigi Morassi; i Fratelli Toso; Barovier; Cappellini & C., con le collaborazioni di Carlo Scarpa, Fulvio Bianconi, Napoleone Martinuzzi; Venini & C., con le collaborazioni Ludovico de Santillana, M. Tosi Grasso; Effetre Internaztional, con i disegni e talvolta l’esecuzione di Lino Tagliapietra – di cui è in corso la mostra “Lino Tagliapietra da Murano allo Studio Glass. Opere 1954-2011” fino al 22 maggio 2001 a Venezia presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti -.
 
Album dei manufatti vitrei: selezione dai vetri archeologici al XX secolo (immagini da scaricare)
 
1.            Balsamario a ventre sferoidale.
Ambito culturale romano, produzione dell’Italia nordorientale. I sec. d.C.
Museo del Vetro di Murano
 
2.            Coppa costolata
Ambito culturale romano, produzione italica. Fine I sec. d.C.
Museo del Vetro di Murano
 
3.            Olla con coperchio
        Ambito culturale romano, produzione nord italica. I – II sec. d. C.
        Museo del Vetro di Murano
 
4.            Balsamario a ventre piriforme
Ambito culturale romano, produzione siriaca. II – IV sec. d.C.
Museo del Vetro di Murano
 
5.            Balsamario doppio
Ambito culturale romano, produzione siriaca. IV – VI sec. d.C.
Museo del Vetro di Murano
 
6.            Alzata blu a coste su alto piede.
Murano, probabilmente terzo quarto XV secolo
Museo del Vetro di Murano
 
7.            Alzata su piede in vetro acquamare con decorazione applicata in paglia
Murano. Probabilmente metà XVI secolo (il vetro). Probabilmente Medio Oriente (la decorazione)
Museo del Vetro di Murano
 
8.            Vaso giallo con mascheroni e stemmi in rilievo e morisa turchese
Murano. Metà XVI secolo
Museo del Vetro di Murano
 
9.            Bottiglia soffiata a stampo in vetro calcedonio con avventurina.
Murano XVII secolo
Museo del Vetro di Murano
10.        Calice a mezza stampatura con stelo a sei nodi.
Murano. Probabilmente XVII secolo
Museo del Vetro di Murano
 
11.        Calice a cono con ampio orlo ripiegato e alette acquamare.
Murano Metà XVII secolo
Museo del Vetro di Murano
 
12.        Calice ovale costolato con uccellino acquamare.
Murano. Probabilmente Metà XVII secolo.
Museo del Vetro di Murano
 
13.        Boccale in filigrana bianca, acquamare e rubino
Pietro Bigaglia, 1845 – 1848 c.
Museo del Vetro di Murano
 
14.        Grande coppa su piede in vetro acquamare con filigrana a reticello bianco e avventurina
Pietro Bigaglia, 1845 – 1848 c.
Museo del Vetro di Murano
 
15.        Ruo in filigrana a reticello bianco, acquamare e rubino
Pietro Bigaglia, 1845 – 1848 c.
Museo del Vetro di Murano
 
16.        Vaso in vetro blu con segmenti di canne policrome e murrine
Pietro Bigaglia (?), 1847
Museo del Vetro di Murano
 
17.        Urna con coperchio in filigrana a canne turchesi, bianche e rubino
Lorenzo Graziati, 1850.
Museo del Vetro di Murano
 
18.         Bauta” in vetro-mosaico. Piastrina con figura mascherata formata da tessere-murrina e di vetro monocromo in uno sfondo di tessere azzurre, saldate a fuoco. Siglata, in alto a destra. da una tessera-murrina con una stella.
Disegno Vittorio Zecchin. Esecuzione Artisti Barovier, 1914
XI Biennale di Venezia
 
19.        Vaso a nove bocche in vetro pulegoso verde scuro
prob. V.S.M. Venini & C., dis. Napoleone Martinuzzi. 1928 – 1930,
Dono eredi Martinuzzi.
Museo del Vetro di Murano.
 
20.        Vaso a tre manici (due mancanti) a murrine a puntini policromi
Moretti Ulderico & C., dis. Ulderico Moretti,1930.
Museo del Vetro di Murano.
 
21.        Vaso a fasce in cristallo, azzurro, verde e rosso
Venini & C., dis. Fulvio Bianconi, 1951
XXVI Biennale di Venezia.
Dono Venini, 1951.
Museo del Vetro di Murano.
 
22.        Bottiglia azzurra con fasce bianche e ametista e tappo ametista.
Venini & C.,dis. Fulvio Bianconi, prob. 1951 – 1955.
Museo del Vetro di Murano.
 
23.        Vaso a fasce con foglia d’oro
Esecuzione di Giulio Radi per AVEM, 1952
            Museo del Vetro di Murano
 
24.        Vaso in vetro “sommerso fumè, blu e violetto.
Seguso Vetri d’Arte, dis. Flavio Poli, Firmato “Seguso Vetri D’Arte Murano” a punta, 1954
Premio “Compasso d’Oro” 1954
XXVII Biennale di Venezia
Museo del Vetro di Murano.
 
25.        Vaso in vetro “sommerso topazio e rosso, rifinito a mola
Disegno Flavio Poli. Esecuzione Seguso Vetri d’Arte, 1954 – 1958
XXVII Biennale di Venezia
 
26.        Vasi in vetro trasparente incolore decorati a “mezza filigrana” a fili verticali bianchi
Disegno e esecuzione Archimede Seguso per Archimede Seguso, 1962
XXXI Biennale di Venezia
Dono Archimede Seguso,1965
 
27.        Uovo a murrine a puntini bianchi e neri
Venini, Ludovico de Santillana, 1963-64
Museo del Vetro di Murano
 
28.        Bottiglia “Zeffiro” in vetro trasparente fumé soffiato e modellato a caldo con sbuffi colorati rubino. Tappo costituito da due bolle soffiate unite a caldo
Disegno Luciano Gaspari. Esecuzione Salviati & C, 1982
 
29.        Vaso “Samarcanda” a canne zaffiro e azzurro disposte ortogonalmente rispetto all’asse.
Effetre International, dis, ed esec. Lino Tagliapietra,1984.
Dono Effetre International, 1986.
Museo del Vetro di Murano.
 
30.        Piatto in vetro opalino a macchie e fascia policrome con bordo rosso rubino
La Filigrana, dis. Angelo Zennaro; esec. Paolo Crepax, 1985
Parte della composizione “Terra e cielo” premiata con borsa di studio alla Mostra Collettiva del 1985 della Fondazione Bevilacqua La Masa
Dono Bevilacqua La Masa, 1986
Museo del Vetro di Murano
 
31.        Vaso “Spacchi” a fasce bianche da un lato e nere dall’altro, con bordo ripiegato.
Barovier & Toso, dis. Toni Zuccheri, 1987. Firmato a punta “Barovier & Toso – T. Z. – 1987”.
Dono Barovier & Toso, 1987.
Museo del Vetro di Murano
 
Un cenno a parte merita l’arte delle perle di vetro la cui produzione iniziata nel 300 dai maestri vetrai si svilupperà fino ad arrivare nel 700 alla produzione di 19 mila chili di perle alla settimana. Le perle in esposizione provengono dalle collezioni private di Carlo e Giovanni Moretti e Augusto Panini.
 
Nel Salone da Ballo del Museo Correr sono state esposte, dal 4 febbraio all’8 marzo 2011, circa 80 figurine di vetro (“Sogno veneziano”) appartenenti alla collezione privata di Franco Maschietto, uno dei cinque collezionisti al mondo di tali esemplari. In esposizione, per l’occasione, anche i disegni conservati nel Gabinetto Stampe e Disegni del Correr delle imbarcazioni a 8 remi dalla forma allungata (“bissone”) e dei travestimenti in voga nell’800 di Giuseppe Borsato (1770-1849), artista e autore del progetto di ristrutturazione del Teatro La Fenice di Venezia, di cui era scenografo ufficiale.
 
Album delle figurine in vetro (immagini da scaricare).
 
1.      “Orchestra”. Composizione di 5 musiciste, con gonna in vetro soffiato acquamarina e busto in cristallo decorato oro, cm 26.
1960. Manifattura CENEDESE.
 
2.      “Pantalone”. Maschera della commedia veneziana, corpo nero e mantello rosso, particolari in canna bianca, tiene tra le mani un sacco in vetro soffiato con monete all’interno, cm 26
1960. Manifattura AVEM.
 
3.      “Centrotavola”. Coppa centrotavola in relazione alla scheda 060 in cristallo oro, busti femminili in vetro nero decori oro, cm h. 17,5/ l. 26.
1950. Manifattura CENEDESE.
 
4.      “Arlecchino”. Figura della commedia veneziana. Cristallo con canna policroma sommersa e particolari in vetro lattimo-oro, cm 26.
1950. Manifattura SEGUSO VETRI D’ARTE, disegno di Flavio Poli.
 
5.      “Nudo femminile”. Rara e splendida figura di nudo femminile in pasta di vetro rosso con oro, cm 21.
1930. Manifettura ZECCHIN-MARTINUZZI.
 
6.      “Arlecchina e Arlecchino”. Figure in lattimo con particolari policromi su base nera. Della serie “Commedia dell’arte”. Fanno parte dei primi disegni di vetri di F. Bianconi per Venini. Firmati ad acido Venini Murano.Ita. cm 33×35
1948. Manifattura VENINI.
 
7.      “Pagliacci acrobati”. Coppia di pagliacci acrobati in vetro trasparente con particolari in vetro lattimo oro, nero oro e particolari rosso oro, cm 36.
1960. Manifattura CENEDESE.
 
Il vetro in architettura tra arte e design
 
“Le opere d’arte esistono grazie al linguaggio” (M. Golaszewska). Il vetro parla la lingua non del solo artista, ma anche dell’architetto, dell’artigiano e del designer. Ognuno di loro ne scopre le possibilità formali e strutturali di utilizzo, attraverso la chimica, la meccanica, l’ottica, la termica e l’acustica, ed ognuno di loro ha un approccio differente al materiale anche attraverso le nuove tecnologie sostenibili: dai vetri antichi ai vetri strutturali a quelli energetici a quelli sicuri.
 
A partire dagli inizi del ‘900 le nuove tecnologie industriali avviano un nuovo dialogo tra vetro e architettura. Il Manifesto “Architettura futurista” pubblicato il 1 agosto 1914 sulla rivista fiorentina Lacerba, firmato da Sant’Elia costituisce la premessa di quell’architettura in cui predominano vetro e metallo, cemento armato, ferro, cartone, fibra tessile e, tutti quei “.. surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza” (dal Manifesto “Architettura futurista”). Aderisce al movimento Alberto Sartoris che, nell’ottobre del 1940, firmerà il “Manifesto del Gruppo Primordiali Futuristi Sant’Elia” con Manlio Rho, Filippo Tommaso Marinetti, Franco Ciliberti, Carla Badiali, Benedetta e Cesare Cattaneo, Osvaldo Licini, Pietro Lingeri, Enrico Prampolini, Marcello Nizzoli, Mario Radice, Giuseppe Terragni, Augusto Magnaghi e Mario Terzaghi.  
 
Scrive Sartoris: “Fra le tante applicazioni dei nuovi materiali edili alla moderna architettura, il vetro è certamente quello che possiede più qualità atte a conferirle la sua caratteristica fisionomia. Il problema della finestra, la cui definizione deriva logicamente dalle possibilità architettoniche e plastiche di questo elemento costruttivo, ha subito da qualche hanno a questa parte una valutazione molto diversa e assai notevole, a modo che il vetro costituisce ormai uno dei più pregevoli portati dell’architettura funzionale. Nell’arte edilizia d’oggi, la composizione delle fronti dell’edificio rileva perciò dalle proprietà del vetro e conseguentemente dalla destinazione delle aperture rischiaranti (ill. 68, 69,70), fronti che sono di conseguenza l’espressione diretta della sistemazione planimetrica dell’edificio e del suo regime costruttivo (ill. 71, 72, 73, 103)” (Alberto Sartoris, Introduzione alla architettura moderna, Milano, Editore Ulrico Hoepli, 1944, p. 143).
 
Le parole di Sartoris diventano di stringente attualità nel tema “Il vetro come elemento dell’involucro architettonico. Progettare con l’informazione”, sviluppato all’interno della ricerca co-finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca – PRIN 2005 dal titolo: “Percorsi e gestione delle informazioni tecniche per la promozione e il controllo dell’innovazione nei materiali e nel progetto d’architettura”.
La ricerca è stata condotta nel biennio 2006/2007 dall’Università IUAV di Venezia in collaborazione con l’Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria, del Politecnico di Milano, dell’Università degli studi Federico II di Napoli, dell’Università degli studi La Sapienza di Roma.

Scrivi un commento