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Quando si scrive un pezzo giornalistico occorre evitare le note. Darebbero al testo un ‘aria insopportabilmente professorale.

E ‘ inutile scrivere il titolo perche vi provvede la redazione.

Bisogna rispettare scrupolosamente la lunghezza senza sforare il numero dei caratteri assegnati: la tolleranza massima e’ di poche decine di battute.

Non abbiate l ‘ansia di dover scrivere troppo. La lunghezza ideale, quando non e’ imposta, e’ la più breve. Ricordatevi che un lettore fa fatica a leggere pezzi più lunghi di quattromila battute, le vecchie due cartelle con risvolto di dieci righe che erano la misura perfetta per l ‘editoriale ( una cartella corrispondeva a una pagina dattiloscritta di 30 righe di 50-60 battute ciascuna).

Nel mondo anglosassone si preferiscono pezzi più lunghi e la lunghezza e’ misurata a parole e non in battute ( una parola corrisponde a poco meno di 7 battute).

Ci si firma con il solo nome e cognome, ovviamente il nome prima del cognome. Evitate, quindi, di aggiungere: dott. prof. arch. eccÔǪ I titoli professionali più rilevanti ( per es.: presidente del Censis, direttore generale ENEL) si mettono solo per pezzi scritti da ospiti particolarmente illustri che non collaborano abitualmente con la testata. Se volete, infine, ricevere feed back dai lettori, potete chiedere alla redazione di aggiungere, accanto alla vostra firma, l ‘indirizzo e-mail. (LPP)

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