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Tra i flagelli dell ‘umanità un proverbio metteva il principiante di violino e il cafone che vuole parlare latino ( gli altri due erano la pioggia con il vento e il monaco fuori dal convento).

A ricorrere al latinorum, oltre a coloro che usano uno stile eccessivamente forbito, sono gli amanti delle citazioni in una lingua morta ( il latino, appunto, o il greco antico) oppure in una straniera. Evitatele perche, oltre ad infastidire il lettore con uno sfoggio inutile di erudizione, potreste , sbagliando un accento, una declinazione o una lettera fare anche una brutta figura. Come coloro che si ostinano a dire i curricula al posto di i curriculum, per far vedere che sanno di latino , ma dimenticano che in italiano i nomi stranieri non vanno messi al plurale: e difatti si dice i bus e non i busses, i file e non i i files.

Quando, poi, si cita in una lingua straniera, a meno che non si tratti di parole talmente semplici da essere immediatamente comprensibili, e’ buona norma affiancare i brani con una traduzione in italiano, perche non e’ lecito assumere che il lettore medio conosca il latino, il greco o il tedesco.

L ‘unica eccezione potrebbe essere per l ‘inglese che, oramai, si presuppone che qualsiasi persona di media cultura conosca. Ma ciò ovviamente vale solo se le citazioni non sono lunghe o complesse o quindi non slang, testi antichi o brani di poesia- e se lo scritto e’ diretto agli addetti ai lavori e non ad un pubblico non specialistico. (LPP).

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