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Snoopy, Blade Runner e la Metropoli del futuro

Intro:
Il futuro è oggi. Disperso e frammentato. Nel mondo e nell ‘etere. Dobbiamo scovarlo e portarlo alla luce. Per riunire organicamente i suoi frammenti.

Frammento1.
Snoopy si muove nervosamente sul tetto della sua cuccia. Riflette senza parlare. La poetica di Schulz descrive il mondo con la leggerezza degli aquiloni. Con leggera e complessa genialità i segreti della semplicità vengono svelati.
Con questo spirito di riflessione continua e semplice, ci aggiriamo sul tetto della nostra nuova casa, PresS/Tletter, ed iniziamo a ragionare sull ‘Architettura contemporanea. Molte domande saltano fuori, improvvise, dalla mente.
Per fuggire nel nostro mondo, ogni tanto, immaginiamo di volare sull ‘aeroplano della fantasia, immersi in scontri continui contro il Barone Rosso sul nostro aereo Sopwith Camel. Oppure sogniamo di trovarci nei panni di Dylan Dog e diamo la caccia ai fantasmi dei nostri pensieri. Altre volte siamo al fianco di Nathan Never o addirittura alla guida di una navicella spaziale nelle galassie iperstellari. Poi torniamo con i piedi per terra e facciamo una passeggiata nelle periferie italiane rimpiangendo il mondo rassicurante dei fumetti, dell ‘arte, della letteratura.
Come affamati abbiamo bisogno di cibi che nutrano, sempre, la nostra mente di nuove idee, libere, senza i limiti che la realtà impone, purtroppo, ogni giorno della nostra esistenza.

Frammento2
La prima domanda è: quali Visioni?
Le immagini del pensiero sono tante, a volte reali, altre no. Attraverso un quadro le Visioni si materializzano. Attraverso un libro le Visioni parlano. Attraverso i fumetti le Visioni parlano e si materializzano allo stesso tempo. Attraverso l ‘Architettura le Visioni vivono nel mondo, fatte di struttura e materia.
Vedremo, nello sviluppo di questo libro scritto per frammenti, alcune di queste Visioni, a metà tra il sogno e la realtà.

Frammento3
Dunque -muovendoci come Snoopy sul tetto della nostra casa- iniziamo a ragionare. Tante domande si affollano alla porta della mente. Una per tutte. Riusciremo, nel futuro, a creare Architetture e Metropoli che siano a dimensione umana? Perche, se ci pensate, dietro alle surreali Metropoli di alcuni film di Fantascienza si celano agglomerati dove io, con tutta sincerità, non vorrei proprio vivere. Pensate ad Harrison Ford che in Blade Runner, per andare ad interrogare i presunti Replicanti, si avvicina con la sua navetta volante ad una Città che potremmo definire neo-Azteca con macrostrutture gigantesche. E lo stesso Harrison-cacciatore di Replicanti, se vi ricordate, si muove nei labirinti dove regna degrado, caos, disordine. Una città certamente affascinante, da un punto di vista immaginifico e letterario. Ma assurda se poi, al di là delle considerazioni surreal-estetiche, dobbiamo metterci gli uomini, le famiglie, i bambini. E se andiamo ad analizzare gli scenari di numerosi film di Fantascienza abbiamo lo stesso risultato. Piogge acide. Mutanti. Macrostrutture favolose, gigantesche. Approdi per navette spaziali. La ricchezza regna sovrana ai piani alti delle Città fantascientifiche, dove il mondo può essere controllato da piccole oligarchie di potere. Ombre e caos ai piani bassi, disordine e miseria.
Per questo motivo, al contrario, dobbiamo assolutamente muoverci, nel futuro remoto, verso una dimensione umana del quotidiano vivere. Per quanto mi riguarda, ad esempio, preferirei, tra qualche secolo, abitare nella casa rurale di Luke Skywalker sul pianeta Tatooine (Guerre Stellari), magari gustandomi il famoso tramonto dei due Soli, in un ambiente simile agli scenari proposti da Paolo Soleri. Proprio così: la casa di Skywalker assomiglia davvero ai progetti di Soleri, genio sempre attento a rispettare organicamente le dimensioni umane, proiettando le forme in un millennio lontano, nel futuro. Così, anche nella Fantascienza, abbiamo la possibilità di schierarci. Perche, prima o poi, nel corso dei secoli, questo futuro sarà assai vicino.

Frammento4
Dunque la seconda domanda è: quale futuro?
La tecnologia ormai è inarrestabile e, dunque, non è più neanche in discussione. Non si può pensare di imbalsamare il nostro futuro, impedendo che nuove strutture nascano e consentano ad Architetture fantascientifiche di nascere. Il compito, tuttavia, è quello di indirizzare questo sviluppo.
Tra qualche secolo, chissà, forse riusciremo a creare Architetture organicamente inserite nei luoghi e nella natura, come gli alberi con le loro radici. Per ora possiamo solamente aprire i nostri fumetti e scovare, tra un disegno e l ‘altro, le idee migliori per progettare il nostro futuro.

Frammento5
E la Metropoli contemporanea?
Da un lato c ‘è uno sfrangiamento di fondo delle nostre Città, con troppi non luoghi che insidiano le Metropoli e troppi insediamenti che a grappolo e senza controllo devastano la superficie terrestre. La dimensione umana della Città sembra allontanarsi pian piano e pochi, singoli interventi di qualità, non possono certo contrapporsi ad una lenta ed imperterrita sovrapposizione totale sugli spazi ancora rimasti liberi. Sembra evidente (in Italia) una mancanza organica di Pianificazione territoriale. In alcuni casi si pianificano, addirittura, astratte e vematiche Città senza nessun rapporto con i luoghi, come è avvenuto alla Biennale di Architettura di Venezia del 2006, con la nuova Città di fondazione chiamata VeMa, ad opera di Franco Purini: si tratta di un nuovo insediamento ideale che non ha nessun fondamento se non quello di rievocare strani assi ortogonali dei tempi passati (anzi sorpassati da tempo); una nuova Città, superba e distaccata dal contesto, distante dall ‘uomo.

Frammento6
Aprendo la letteratura dei nostri circuiti cerebrali, abbiamo il dovere di progettare la Metropoli del domani con caratteristiche umane, muovendoci verso la creazione di nuove surreal-forme che siano però legate a tre concetti fondamentali: l ‘uguaglianza sociale, il rapporto con la natura, l ‘inserimento nei luoghi. Sfogliando le Riviste di Architettura vediamo, al contrario, solamente le immagini degli Oggetti-griffati dispersi sul territorio, senza (nella maggior parte dei casi) un collante che leghi queste sculture ai luoghi, al territorio, alle persone. L ‘estetica contemporanea appare devastata dalla teoria del non luogo di Marc Auge che, sebbene risulti una chiave assolutamente indispensabile per comprendere il dedalo della contemporaneità, deve essere interpretata come analisi del reale e non certo come spunto creativo quando si tratta di costruzione dell ‘Architettura. Non è pensabile continuare a sovrapporre indiscriminatamente sul territorio Architetture uguali la cui percezione sia identica in qualsiasi Paese vengano costruite. Dunque, per chiarire il concetto, quando parliamo di Frank Gehry, uno tra tutti, possiamo considerarlo come il massimo creatore di non luoghi. Perche i suoi edifici sono identici in ogni parte del Globo. E se lo spirito creativo del decostruzionismo di Gehry, agli albori, era fondamentale perche rappresentava una frattura contro la monoliticità del passato ed una spinta propulsiva verso il futuro, ora appare una semplice riproposizione di una formula vincente che funziona nel Mercato globalizzato: edifici praticamente identici, in ogni parte della Terra, in ogni situazione. Sembra di assistere, per l ‘Architettura, ad un meccanismo che funziona bene nel Design, con il prototipo che viene moltiplicato migliaia di volte, con piccole e a volte impercettibili variazioni e sfumature. Gli anni di casa Gehry, con il suo spirito rivoluzionario, sembrano lontani.
D ‘altra parte il Mercato fagocita con estrema facilità chi riesce ad inserirsi nelle sue trame. Un po ‘ come avviene nell ‘Accademia.

Frammento7
Dunque, gli unici non luoghi che dobbiamo disegnare sono le Città immaginarie della letteratura che scriveremo; o gli scenari surreali che progetteremo nei fumetti, persi nelle galassie lontane dalla realtà, nei millenni che verranno.
E, quando sogneremo liberamente il nostro domani nei film, nella letteratura, nei fumetti, avremo sempre e comunque la possibilità di scegliere, indirizzando verso l ‘uomo la traiettoria della nostra fantasia, immersi nel pianeta Tatooine di Guerre Stellari o in qualche altro Sistema Solare ancora da scoprire.

 

Marco Maria Sambo

(marco_sambo@yahoo.it)

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