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\\ Home Page : Storico : Focus su... di Diego Caramma (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Sono trascorsi poco meno di 2 anni da quando ho scritto per la prima volta sulla ricerca di Pamela Ferri. In linea di principio le analisi e le ipotesi di lettura che azzardavo possono essere confermate, specie alla luce del tratto di percorso che nel frattempo, fondando con Gianni Asdrubali il gruppo di ricerca Zamuva, Pamela ha compiuto indagando nelle pieghe di un lavoro assai fecondo, e che affonda le proprie radici proprio nell’opera, che non esito a definire straordinaria, di Asdrubali, in merito alla quale ha scritto in modo mirabile Lorenzo Mango. Si tratta di un testo risalente all’inizio degli anni ’90 e tutt’oggi pregnante, perché capace di attingere al cuore della ricerca artistica di Asdrubali. Le analogie tra la lettura di Mango e quella da me proposta nei confronti del lavoro di Pamela Ferri sono molte e significative, e non è il caso di enumerarle. Proprio in ragione della sua efficacia interpretativa, credo sia invece opportuno rilevare alcuni dei passi del testo di Mango, contenuto nella monografia Figurazione Futura, edito da Manuela Allegrini arte contemporanea, 1994. ...

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Da parte dell’Archivio Cattaneo è stato recentemente pubblicato un volumetto molto prezioso, che raccoglie gli interventi di Bruno Zevi sull’opera di Cesare Cattaneo apparsi nel corso del 1961 in sei numeri consecutivi de “L’architettura – cronache e storia”. Agli interventi critici sono stati aggiunti una selezione di immagini e disegni conservati nell’archivio di Cernobbio, la biografia di Zevi (curata da Maria Spina), quella di Cattaneo (curata da Maddalena Cavadini), e un brevissimo estratto da Giovanni e Giuseppe. Dialoghi di architettura (un saggio scritto proprio da Cattaneo, uscito originariamente nel 1941 e riproposto nel ’93 per i tipi della Jaca Book), accolto nel numero 90, anno 1963, de “L’architettura”, e cioè due anni dopo l’apparizione dei sei fascicoli dedicati alla figura dell’architetto comasco morto a soli 31 anni. L’introduzione al volume è di Chiara Ristagno. ...

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"Teoria critica della comunicazione" di Rocco Ronchi (Mondadori, 2003) è un libro che si segnala per chiarezza espositiva e capacità d'analisi. Fra molto altro, mostra come la competenza comunicativa sia di carattere eminentemente pragmatico e non semplicemente semantico o sintattico. Come ogni fare è un saper fare, una ars. Si inscrive in un tessuto relazionale, e così, prima di ogni altra cosa, qualsiasi atto linguistico si configura sempre come assunzione o rigetto di un legame. Sicché rispondere non equivale a reagire automaticamente. ...

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Quando una star denuncia i concorsi d’architettura non sappiamo mai se lo fa per ragioni vere o per propri interessi. Troppe volte abbiamo visto noti personaggi gridare all’etica professionale violata per poi apparire, in altre occasioni, abbastanza disinvolti, se non proprio privi di scrupoli etico-professionali. In ogni caso, anche ammettendo le migliori intenzioni, sono troppo parte in causa del gioco perché una loro denuncia risulti credibile. ...

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Quando all’inizio del 2002 incontrammo Gianni Berengo Gardin nella sua abitazione milanese, ci accolse come se ci conoscessimo da sempre (era in realtà il nostro primo incontro) e volesse riprendere un colloquio già da tempo avviato. Insistette da subito nel definirsi un fotoreporter, non un artista. ...

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«Se anche l’architettura possiede un contenuto morale, le manca il potere di farlo valere. Offre suggerimenti invece di promulgare leggi. Ci invita a emulare il suo spirito – non ce lo impone – e non può impedire che se ne abusi».
«Forse la vita deve mostrarsi in alcune delle sue tonalità più tragiche per riuscire a provocare in noi una risposta adeguata ai suoi doni più sottili…».
«Perché l’architettura cominci ad avere su di noi un impatto tangibile, forse è necessario che la nostra vita sia stata segnata in modo indelebile…».
I tre brani, due dei quali solo in parte qui riportati, sono contenuti nelle prime 20 pagine di Architettura e felicità di Alain de Botton, edito per i tipi di Guanda. Delle rimanenti 240, poco altro merita di essere evidenziato, poiché dell’architettura, malgrado tutto, non se ne coglie l’essenza. Tuttavia, le ultime 5 pagine offrono qualche spunto di riflessione.  

 

Il libro di Laura Gioeni, “Genealogia e progetto – per una riflessione filosofica sul problema del restauro”, edito da FrancoAngeli, è, per quanto ne sappiamo, il saggio più importante che sia stato scritto sull’argomento negli ultimi decenni. L’analisi dell’autrice prende avvio dalle vicende dell’età rinascimentale, soglia a partire dalla quale ad una nuova sensibilità verso i monumenti e l’arte di quella che è stata definita l’età classica (e ai giudizi inappellabilmente negativi verso la produzione artistica medievale) si accompagna e delinea in modo sempre più problematico e complesso la questione del restauro e, quindi, quella del rapporto del presente con le preesistenze antiche. ...

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Ciò che si intenderebbe fare a Piazza Armerina denuncia tutta l’inconsistenza di un approccio ingenuo sia dal punto di vista storico che dal punto di vista di una necessaria, urgente e irrinunciabile riflessione filosofica sul problema del restauro. In fondo, Sgarbi ed epigoni portano a compiuta realizzazione ciò che nello sguardo storiografico è implicito (senza tuttavia essere avvertito) come pretesa ideologica e superstiziosa cui si accompagna ciò che Carlo Sini ci ha insegnato a riconoscere come arbitraria e indebita «retrocessione del testimone». ...

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È merito di Gianluca Brini, al suo suggerimento, se una buona parte dei testi che Stefano Malpangotti ha scritto per la rubrica philo-sofia sono stati raccolti nel sito di presS/Tletter. Malpangotti non offre unicamente una rara profondità di pensiero, ma l’esempio di una straordinaria corrispondenza tra abito mentale e scelte di vita. Egli sa che ciò che è davvero urgente è una profonda rivoluzione del nostro modo di essere e di praticare cultura, condizione raggiungibile unicamente attraverso una presa di coscienza personale (almeno una volta nella vita, diceva Husserl, ma prima di lui Cartesio, bisogna tornare a se stessi) e attraverso il duro esercizio di ognuno. ...

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«Queste infatuazioni per le strutture e per i materiali attraggono per qualche loro particolare aspetto la generazione più giovane di architetti. Le lauree della facoltà di Firenze, ad es., sono assai spesso indirizzate su queste strade. Queste tendenze collimano infatti con l’idiosincrasia oggi molto diffusa per ogni forma di “espressionismo”. È però ingiusto equiparare tout court “espressionismo” con “neoromanticismo” e “neoliberty” (…). ...

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