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\\ Home Page : Storico : Breve corso di scrittura critica (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Per essere dei critici , sembrerebbe banale ricordarlo,  bisogna criticare, cioè muoversi nel campo dei giudizi di valore. Descrivere, come fanno oggi molte riviste di architettura, non basta.

Inoltre la scrittura critica deve essere specifica. Non c’è niente di più insopportabile di quei brani  che svicolano dall’argomento assegnato, trattando di altro.  Se devo parlare di un edificio devo far capire , proprio a partire da come è fatto, se è interessante o meno e per quale motivo....

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Frasi lunghe o brevi? Come volete purché siano chiare. Benedetto Croce, per esempio, scriveva periodi lunghi una pagina ma erano talmente limpidi che anche oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, si leggono con piacere.

Tuttavia, un principiante può  facilmente perdersi tra le parole. Motivo per il quale e' preferibile ispirarsi più agli scrittori americani, che sono telegrafici, che a quelli italiani, che con una frase vogliono esaurire cento concetti. Spesso facendo dei disastri  come succede agli architetti di primo pelo che quando hanno un progetto vogliono metterci dentro di tutto. ...

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Evitando una pessima abitudine accademica, quando scrivete un articolo, un saggio oppure un testo, dovreste limitarvi nel citare le vostre precedenti pubblicazioni. Tre riferimenti in cento pagine sono già troppi. Inoltre sarebbe buona norma non segnalare alcun proprio testo nella bibliografia finale, soprattutto se ragionata. L’unico spazio concesso all’Autore  per parlare e brevemente – ripeto: e brevemente-  dei propri libri e' nella biografia posta in terza o in quarta di copertina. Tanto, se il lettore fosse interessato ai vostri ragionamenti – e leggendo il vostro scritto avrà modo di appurarlo- sarà lui a cercarvi. Oggi, tramite internet non c’e' niente di più facile.

 

Ricordate che quando scrivete un testo critico state comunicando dei concetti, non raccontando la vostra storia personale. Pensate sempre che chi vi legge può esclamare dopo ogni vostro periodo: “ e chi se ne frega!”.

Quindi evitate di ricordare la vostra infanzia e i vostri turbamenti culturali di fronte a un certo libro o a un certo autore. Insomma, non scoprite il vostro privato: evitate l’autobiografia, l’amarcord e lo sfogo psicanalitico. Non preoccupatevi: la vostra personalità emergerà comunque dalle vostre parole. ...

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Sappiate che la maggior parte delle persone a cui invierete i vostri scritti non li leggerà affatto. Recensori compresi. Al massimo li sfoglieranno distrattamente e daranno un’occhiata all’introduzione. 

Guarderanno, invece, con attenzione la bibliografia per vedere se sono citati. E se non lo sono, potrebbero essere guai per la vostra carriera, e mi riferisco soprattutto a quella accademica se a leggervi è un cattedratico e voi siete ancora all'inizio o a mezza strada. Se però  fosse citato, voi correreste un pericolo maggiore di fronte ai critici più seri: apparire uno sprovveduto che con disinvoltura accosta scritti di Brandi, di Argan o di Cassirer con altri di nessun valore scientifico. ...

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Le bibliografie generiche nell’epoca di internet non servono a niente. Sono un autogol per chi le compila mettendo insieme i testi più vari e disparati, un tentativo mal riuscito di mostrare che si e' letto qualche libro. Consiglio quindi di evitarle. 

Sono invece utili le bibliografie ragionate, cioè seguite da un breve commento. Possono indirizzare chi vi legge, evitandogli di  fargli perdere tempo con libri inutili o noiosi. ...

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Quando si scrive un pezzo giornalistico occorre evitare le note. Darebbero al testo un’aria insopportabilmente professorale.

E’ inutile scrivere il titolo perché vi provvede la redazione.

Bisogna rispettare scrupolosamente la lunghezza senza sforare il numero dei caratteri assegnati: la tolleranza massima e' di poche decine di battute. ...

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Benedetto Croce diceva che chi cita si appoggia alle stampelle degli altri e quindi è bene evitare di farlo. Citare, però, qualche volta e' utile. Soprattutto quando si deve fare una affermazione scontata e  non si ha il coraggio di attribuirne la paternità a noi stessi. Attribuirla a un altro, soprattutto se ad un filosofo autorevole, può essere utile. (LPP)

 

Ecco di seguito un esempio di quella che io reputo cattiva scrittura.

" Una città "privata" genera quasi per definizione la fine dell'idea stessa di cittadinanza. In fondo i pilotis rimangono l'idea, non la soluzione più geniale di Le Corbusier. L'uso pubblico degli spazi anche al piano terra degli edifici nega i recinti o, se si vuole, i muri. E sono proprio i muri a segnare diversità di diritti, a rendere disuguale e insicura la città. ...

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Si scrive per dire qualcosa e chiaramente. Il critico è tenuto ad esprimere giudizi, a dare valutazioni.  Alcuni autori sembrano invece specializzati nel dire e non dire tanto che si può leggerli e rileggerli, senza capire il loro punto di vista.

In questa tecnica eccellono coloro che vogliono mostrare di aver molte cose da dire e solidi riferimenti culturali ma, allo stesso tempo, evitare di farsi nemici assumendo una precisa posizione su questioni controverse. ...

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