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presS/Tletter n.29-2009
inserito da: lpp (del 05/11/2009 @ 15:36:54, nella categoria: Le PresS/Tletter, letto 589 volte)

LETTERE a Marcello del Campo

 

Tutti paxxi per il maxxi

Caro Marcello, andrai all’inaugurazione del Maxxi …? (Salvo La Festa)

Caro Salvo, sono andato a tutte le inaugurazione precedenti del maxxi e non voglio perdermi neanche questa che sarà l’ultima. O no? (MdC)

 

IN EVIDENZA

 

- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Nasce presS/Tfactory: AAA logo cercasi

- L’OPINIONE: Avanguardia e retroguardia

- CARTOLINE: Cinque cartoline di Renato Nicolini

- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Svolta o premessa organica?

- DOCUMENTI: E’ uscito il libro di Fabrizio Paone, Controcanti. Architettura e città in Italia 1962-1. Ne pubblichiamo un estratto

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Un inedito Gehry

- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Ascetismo metropolitano

- NOTIZIE INARCH: DIID n.39 a Roma

- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni

- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...

- CRONACA E STORIA: Arcangelo di Cesare continua con Cronache e storia: ottobre 1959

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Fulminazioni

- LIBRI: a cura di Francesca Oddo: Tadao Ando Musei --- Urban Cosmographies. Indagine sul cambiamento urbano a Palermo

- RECENSIONI E COMMENTI: Oliviero Godi: Non credete alle fotografie!

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: L’Architettura, la Città e Yngwie Malmsteen

- FRAME: Channelbeta ci racconta: una storia di censura intellettuale

- SEGNALAZIONI: Disegno e design. Brevetti e creatività italiani --- Il clima dell'architettura in Olanda e in Italia tra costruzione e sostenibilità --- London-Rome: Work in Process: Witherford Watson Mann “London Edges” --- Master in exhibit & public design

- LETTERE: Francesco Orofino risponde a LPP sull’InArch. Replica di LPP

- TESTIMONIANZE: Stefano Dosi : Un concorso che ci lascia perplessi

- ALLEGATI: Bando del concorso: UN LOGO PER presS/Tfactory_Architettura e Critica

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

AAA logo Cercasi

PresS/Tfactory è un’ associazione che promuove la qualità in architettura attraverso l’organizzazione di workshop, corsi, concorsi ed eventi.

Nasce dall’esperienza conseguita dalle riviste presS/Tletter e presS/Tmagazine che dal 2004 intervengono attivamente nel dibattito culturale nel campo dell’arte e dell’architettura.

La nascita ufficiale di PresS/Tfactory è fissata al 1° Gennaio 2010. In occasione dell’evento chiediamo a tutti voi di inviarci la vostra proposta per il logo che ci rappresenterà. Questo logo, che racconterà la nostra storia futura, dovrà ricordare anche quella passata di presS/Tletter e presS/Tmagazine.

Il bando per il concorso si trova nella rubrica ALLEGATI

 

L’OPINIONE

 

Avanguardia e retroguardia

Qual e' il compito delle  avanguardie? E’ ampliare l’orizzonte della nostra conoscenza. Ciò vuol dire aprire nuove strade alla ricerca, mostrare inaspettati sistemi di relazioni, far vedere il mondo da un punto di vista prima impensato. L’avanguardia quindi produce il nuovo.

Ma non tutto il nuovo e' avanguardia: il nuovo può essere anche meno problematico e più superficiale , per esempio può essere moda, o può essere insensatezza, produzione di ciò che e' assurdo, bislacco, senza senso.

Confondere la ricerca dell’avanguardia con quella del nuovo per il nuovo e' un errore.

Come tutti gli errori, ha una motivazione. Serve a giustificare la propria pigrizia a tutti coloro che vogliono sminuire il valore dell’avanguardia e non vogliono avventurarsi nel campo pericoloso della ricerca.  In questa notte dove tutte le vacche sono nere, Botta ha infatti lo stesso valore di Johansen, Gregotti  di Archigram, Portoghesi di Erskine.

Per capire bene la differenza tra avanguardia e nuovismo credo che possa essere utile fare un parallelo con quanto avviene nel campo della scienza.  Einstein e' un pensatore di avanguardia: il suo scopo era costruire una visione del mondo. Il fatto che questa visione del mondo risultasse nuova e stupisse la gente era una conseguenza e non una premessa della sua teoria, che e' valida indipendentemente dalla sorpresa dei babbei.

Ovviamente non tutti gli scienziati hanno la statura di Einstein e producono teorie che capovolgono l’orizzonte di riferimento. Molti lavorano all’interno di quello esistente, anche con buoni risultati. Non sono però ricordati, se non in qualche nota a piè di pagina, nella storia della scienza.

Anche in architettura si può produrre della buona edilizia senza mettere in discussione gli orizzonti consolidati. Ma allora bisogna avere l’umiltà di riconoscere – rispetto ai reali innovatori- la limitatezza del proprio apporto.

Se però si sceglie la retroguardia e, per rimanere al parallelismo con la scienza, ci si propone l’obiettivo  di ritornare al sistema tolemaico o alla Santa Inquisizione, allora bisogna riconoscere che il contributo non solo non ha alcuna utilità ma e' addirittura dannoso. (LPP)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

 

Cartolina due idee, ma opposte

Ricevo dalla fondazione Ce.S.A.R. l’invito alla presentazione del libro di Nikos A. Salingaros “No alle archistar”. Come non essere d’accordo con questa perentoria negazione? Il sottotitolo però è “il manifesto contro le avanguardie”, e non capisco più nulla. A torto pensavo che archistar e avanguardia  fossero concetti incompatibili…

 

Cartolina Ionesco 1

LEI La verità è che non sei un uomo come gli altri.

LUI Io? Io non sono un uomo come gli altri?

LEI No, sfortunatamente non sei un uomo come gli altri.

LUI No, non sono un uomo come gli altri, fortunatamente.

 

Cartolina Ionesco 2

LEI La tartaruga e la chiocciola sono la stessa bestia.

LUI No, non sono la stessa bestia.

LEI Sì, la stessa.

LUI Ma chiunque te lo dirà.

LEI Chiunque chi? La tartaruga non  ha un guscio? Rispondi.

LUI E allora?

LEI La chiocciola non  ce l’ha?

LUI Sì, e allora?

LEI La tartaruga e la chiocciola non si chiudono forse nel loro guscio?

(…)

LEI Non ci capiremo mai.

LUI Come ci si potrebbe capire? Non ci capiremo mai… La tartaruga ha le corna?

LEI Non ho mai guardato.

LUI La chiocciola le ha.

LEI Non sempre. Solo quando le fa vedere. La tartaruga è una chiocciola che non le fa vedere.

 

Cartolina Luigi Moretti

L’architettura è per sua natura arte eminentemente astratta così come la musica e la politica, seconda quella finissima terna indicata da Aristotele delle arti non rappresentative, non copia della natura, ma costruzioni ideali astratte su materiali elementari concreti.

Luigi Moretti in “Spazio” n.4.

 

Cartolina Salerno capitale

Sottratto al Commissariamento, il Comune di Salerno ha raggiunto, diventando il primo in questo campo  tra i Comuni italiani, la percentuale del 70 % di raccolta differenziata. Il resto della Campania, ancora commissariata, è nelle condizioni che tutti conosciamo. Non sarà che l’errore – in un campo in cui notoriamente risolve la raccolta porta a porta, cioè la conoscenza e l’autorità sul territorio – il primo errore è proprio la logica del commissariamento, che uniforma tutto alle “idee” del centro?

 

FOCUS SUdi Diego Caramma

 

Svolta o premessa organica?

È opinione diffusa che si sia verificata una “svolta organica” dopo l’esaurirsi o, in ogni caso, la caduta di tensione e il superamento del movimento moderno. Secondo una visione cronologica degli eventi, al di là delle letture critiche proposte, ci sarebbe quindi un movimento organico che viene “dopo”. Ciò che in questo modo si propone, a parer mio, è una lettura falsata, disarmantemente limitata, delle vicende. Per quale motivo? L’organico non rappresenta una svolta a posteriori, perché è alla radice del movimento moderno e del suo sviluppo attraverso l’espressionismo.

 

DOCUMENTI

 

Fabrizio Paone, Controcanti. Architettura e città in Italia 1962-1974

Marsilio, Venezia 2009, pp.382, 34 euro.

 

Gli anni Ottanta e Novanta registrano, a proposito delle politiche condotte dagli Istituti autonomi e dai comuni, un ritorno all’apprezzamento dei luoghi storici e centrali, una correlata frantumazione degli interventi, ed una diversificazione delle politiche abitative. Ciò concorre ad abbandonare i territori esterni di prima urbanizzazione come luoghi di sperimentazione delle nuove forme di residenza.

Gli anni Novanta, in cui i grandi progetti, soprattutto a Napoli e a Roma, attirano l’attenzione pubblica per sollevare il destino delle «periferie rappresentative» con il miglioramento dei servizi e del trasporto pubblico, vedono i comuni in prima linea, mentre gli Istituti per le case stentano a raggiungere condizioni di gestione normale (a Corviale, ad esempio, nel 2002 si ritiene che il 90% degli abitanti non paghi il canone di affitto; analoghe percentuali riguardano le Vele e lo Zen).

Gli anni che seguono il Duemila possono essere riassunti nei termini di un desiderio di «normalizzazione», che vuol dire uscire dalle logiche dell’emergenza: allo Zen, alle Vele, a Corviale, ciò sarebbe già molto.

Il quinto tipo di giudizio attiene all’opinione pubblica, e non ha luoghi ed archivi deputati, né specialisti.

Scampia, le Vele, lo Zen, sono diventate icone negative che hanno travalicato i confini locali, amplificate da un immaginario mediatico drogato dalle accentuazioni cinematografiche, da “Le occasioni di Rosa” di Salvatore Piscicelli (1981) a “Mery per sempre” (1989) e “Ragazzi fuori” (1990), entrambi di Marco Risi, da “Vento di terra” di Salvatore Marra (2004) a “Gomorra” di Matteo Garrone (2008).

Spesso è avvenuta una personalizzazione della «colpa» che ha riguardato le persone dei progettisti, di cui sicuramente hanno patito Mario Fiorentino, Franz di Salvo, Luciano Celli, Carlo Celli e Dario Tognon, Vittorio Gregotti. L’opinione pubblica ha voluto, nei confronti di uno stato delle cose non accettabile, trovare un responsabile in una persona, e dunque in una volontà, individuale e passibile di errore, piuttosto che ricorrere ad un giudizio più articolato.

Corviale in particolare ha acquisito un ruolo di catalizzazione delle istanze di una cittadinanza in formazione, sottolineata da fatti diversi: la visita del papa Karol Wojtila (1.III.1992), autore nell’occasione del neologismo “arcipalazzo”, il concerto live del cantante romano Renato Zero (17.X.1997), l’esordio della campagna elettorale nazionale da parte di Silvio Berlusconi (15.III.2008).

I grandi oggetti residenziali ideati tra il 1967 e il 1974 provano a realizzare “tutto e subito”, scoprendo l’impossibilità di collocare nel tempo presente una città perfetta. Generazioni ed autori attraverso le figure del distacco antistoricista, della rifondazione, della modificazione e della continuità aggiungono nuovi capitoli al libro della città, scritto collettivamente in tempi più lunghi delle esistenze umane.

In questo senso sei opere sopravvivono oggi nella loro individualità, allontanate dal destino della città.

Si può uscire dai resoconti dei progettisti: non è più tempo di «completamenti», di risarcimenti grazie ai quali quartieri ed edifici potrebbero diventare «come avrebbero dovuto essere». La distanza dalla stagione dell’ideazione è tale da non consentire nessuna prosecuzione autografa delle scritture interrotte, e ciò che è accaduto in quaranta anni non può essere interamente rimosso.

Nel presente, è lecito chiedersi “qual‘è il miglior progetto”, piuttosto che “come si può tornare all’intenzione iniziale”.

Le sei architetture rimangono, come fuochi accesi, diversi rispetto a quanto è accaduto dopo: qualcosa della generosità dell’immaginazione iniziale, poco o tanto, sopravvive.

Le prossime generazioni avranno sul tavolo di lavoro il destino delle tante periferie d’Europa, che non riescono ad essere narrate in modo stabile, che non potranno per la loro dimensione essere riposizionate all’interno dei centri storici, e che rimangono abitate da persone sulle quali le difficoltà economiche e lavorative, o le incomprensioni della convivenza multietnica, hanno presa diretta.

Nei territori radunati attorno a sé, lontano dai beni certi della città monumentale, intorno e dentro ai grandi edifici potranno aprirsi sperimentazioni progettuali capaci di incrementare la «bio-diversità» della città contemporanea.

Estremamente diversi tra loro, il Biscione, il Gallaratese, le Vele, Rozzol Melara, lo Zen, il Corviale avevano e hanno tuttora un carattere esortativo, più che esemplare.

Invitano a pensare nuovi spazi, individuali e collettivi, attraverso l’architettura.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

MAXXI Vede la luce a Roma

MAXXI Vede la luce, per una settimana Roma capitale internazionale dell’architettura in coproduzione con Fondazione Musica per Roma. Lunedì 9 e martedì 10 novembre 2009.Conferenza internazionale Exhibiting Architecture, Museo del XXI Secolo, esporre spazi, produrre idee, elaborare progetti. Auditorium Parco della Musica - Teatro Studio Viale Pietro De Coubertin, 30 - 00196 Roma. sabato 14 e domenica 15 novembre 2009 Apertura straordinaria del MAXXI con Zaha Hadid. Per ulteriori info: www.maxxi.beniculturali.it

 

Witherford Watson Mann a Roma

Prosegue alla British School at Rome il ciclo di conferenze e mostre di architettura London - Rome: Work in Process con London Edges, dello studio londinese Witherford Watson Mann, in programma dal 16 novembre al 4 dicembre 2009. Inaugurazione: lunedì 16 novembre 2009 h. 18.00. Conferenza di Stephen Witherford e William Mann presentata da Pippo Corra. Traduzione consecutiva h 19.30 Inaugurazione mostra The British School at Rome, Via Gramsci 61

 

Umani Urbani & Marziani a Roma

Presentazione del volume  Umani Urbani & Marziani di Giorgio de Finis, intervengono: Gianni Borgna, Marco Delogu, Livio Sacchi, Giorgio de Finis. Giovedì 5 novembre 2009, ore 17.30 ,libreria Notebook all’Auditorium Auditorium Parco della Musica di Roma Viale Pietro de Coubertin 30,Roma.

 

DIID n.39 a Roma

Presentazione del n. 39 della rivista DIID Disegno Industriale. Industrial Design InterAction by Design a cura di Lorenzo Imbesi, Edizioni RDesign Press con Derrick de Kerckhove, Luigi Prestinenza Puglisi, Antonino Terranova, Benedetto Vecchi saranno presenti il Direttore della rivista Tonino Paris e il curatore del numero Lorenzo Imbesi.I lunedì dell’architettura. Lunedì 9 novembre 2009, ore 20.00. Acer –  via di villa Patrizi 11, Roma

 

Paratissima 2009 a Torino

Paratissima 2009 Torino-San Salvario dal 6 all’8 novembre 2009. 300 artisti, 100 location. Per info www.paratissima.it. Tra le varie location anche Studioata sarà location espositiva di "Paratissima". Via Belfiore 36, Torino. Lo studio rimarrà aperto ai visitatori con il seguente orario:Venerdì 6 - dalle ore 17:00 alle 24:00, Sabato 7 - dalle 11:00 alle 24:00, Domenica 8 - dalle 11:00 alle 22:00.

 

Shigeru Ban a Torino

Martedì 10 novembre 2009 ore 19.00, conferenza dell’architetto Shigeru Ban introduce: Riccardo Bedrone, intervengono: Benedetto Camerana e Lorena Alessio. Gli incontri si svolgeranno nell’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Via Modane 16, Torino. www.alessiostudio.com, per partecipare accreditarsi: info@alessiostudio.com

 

Tenuta/Peters Architects a Liege

In occasione della manifestazione ArchiTexto, mostra del giovane studio Tenuta/Peters Architects. Dal 5 novembre al 5 dicembre 2009. Incontro con lo studio 21 novembre 2009 ore 15. Maison Renaissance de l’Emulation 9. Rue Charles Magnette a 4000. Liege. Per info www.architexto.be

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Disegno e Design a Roma

Disegno e Design brevetti e creatività italiani dal 04 novembre 2009 al 31 gennaio 2010. Mostra a cura della Fondazione Valore Italia. Info: http://www.disegnoedesign.it. Museo dell’Ara Pacis. Roma

 

Giancarlo Limoni a Roma

Giancarlo Limoni, non ho tempo. Lezioni di tenebra: Opere dal nero. A cura di Francesco Moschini. Coordinamento di Francesco Maggiore e Gabriel Vaduva. Da Lunedì 19 Ottobre a Sabato 28 Novembre 2009. Orario di apertura, tutti i giorni ore 16.00-20.00 Sabato e domenica compresi. A.A.M. Architettura Arte Moderna. Via dei Banchi Vecchi, 61, 00186 Roma

 

Il MAXXI vede la luce a Roma

Tobias Rehberger. installazione di luci nella piazza del MAXXI. Ingresso da via Guido Reni. Fino al 10 gennaio 2010.

 

Chagall e il Mediterraneo a Pisa

Chagall e il Mediterrano è il primo episodio di un progetto espositivo triennale che Pisa dedica ai grandi protagonisti dell’arte del Novecento e al loro rapporto con le tradizioni, la luce e le culture del Mediterraneo. Allestita in Palazzo Blu dal 9 ottobre al 17 gennaio 2010, per la cura di Meret Meyer e Claudia Beltramo Ceppi, la mostra  presenterà 150 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche e tavole selezionate dalle storiche edizioni Tériade - provenienti dalle più importanti istituzioni pubbliche francesi, come il Musée National Marc Chagall di Nizza, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis e da collezioni private - che l’artista russo creò a partire dal 1926 quando per la prima volta incontrò la luce, i colori e il paesaggio del Mediterraneo.

 

Photo Art Verona

Dalla fotografia d’arte all’arte della fotografia: con Alinari 24ORE l’immagine si fa arte. Mostra a cura di Fabio Castelli. Fotografie di: Giampietro Agostini, Nunzio Battaglia, Francesca De Pieri, Paola Di Bello, Luigi Erba, Mauro Fiorese, Frances Lansing, Lelli e Masotti, Giorgio Majno, Tono Mucchi, Cristina Omenetto, Francesco Radino, Sara Rossi, Edward Rozzo, Pio Tarantini, Roberto Toja, Alessandro Vicario. Presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri dal 16 settembre al 22 novembre 2009.

 

Carlo Scarpa, Progetti per il Teatro a Treviso

Carlo Scarpa, Progetti per il Teatro. Treviso, dal 6 giugno al 21 novembre 2009. Centro Carlo Scarpa. Archivio di Stato di Treviso. Via Pietro di Dante 11 Lun - ven 10 - 18, sab 9 - 13, dom chiuso

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico

 

Le Forme del Piano a Cesena

Giovedì 5 novembre si terrà l’inaugurazione della mostra Le Forme del Piano; l’esposizione documenta le esperienze didattiche sviluppate nei Laboratori e nei Corsi di Urbanistica della Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" negli ultimi anni accademici. Accompagna l’esposizione il volume Architettura 35. Le forme del Piano, che presenta una selezione dei materiali esposti e approfondisce il tema della formazione dell’architetto-urbanista alla luce delle esperienze svolte nella Facoltà. Ore 17.30, Chiesa dello Spirito Santo, via Milani, Cesena. Info:www.arch.unibo.it

 

Kronos e l'Architettura a Reggio Calabria

Il terzo degli eventi promossi, con cadenza annuale, dalla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e dalla sua Commissione Cultura, è dedicato alla relazione tra il tempo e l’architettura. Come gli altri anni, per l’Evento è stato prodotto un Instant Book che restituisce i preprint dei contributi di docenti e ricercatori dei Dipartimenti dell’Area dell’Architettura e di studiosi esterni invitati a partecipare. Mercoledì 11 e giovedì 12 novembre, ore 9.30, Aula Magna della Facoltà di Architettura, Reggio Calabria.

 

Luoghi dell’archeologia e usi contemporanei a Venezia

Obiettivo di questa iniziativa è di far dialogare le diverse archeologie (greco-romana, industriale, del paesaggio e del contemporaneo) con i molteplici saperi che convergono intorno ad esse, al fine di affrontare, come parte centrale della riflessione, la ricerca delle strategie più adeguate alla riattivazione e risignificazione delle “rovine”, in relazione all’identità dei luoghi e alle esigenze di sviluppo del territorio. Alla luce delle questioni affrontate da relatori italiani e stranieri, il convegno offrirà l’occasione per presentare alcuni risultati degli studi dell’Area di ricerca, gli esiti del Workshop Erasmus Intensive Programme (IP) “Archaeology’s places and contemporary uses” e i progetti selezionati mediante la Call for proposals. 19 e 20 novembre 2009, Cotonificio Veneziano dell’Università Iuav, Venezia. Info: http://www.iuav.it/Ricerca1/ATTIVITA-/aree-temat/architettu/convegno/index.htm

 

Master in Exhibit & Public Design a Roma

Scopo del master è la formazione di una figura professionale in grado di operare in un  ambito progettuale caratterizzato da forte innovazione e sperimentazione che richiede specifiche competenze per quel che riguarda impostazioni concettuali, forme, materiali, tecnologie, sistemi di comunicazione. con consapevolezza tecnica e sensibilità culturale. Partecipanti: laureati di primo livello o titoli superiori, interessati a sviluppare una professionalità nel campo della progettazione e dell'allestimento degli spazi pubblici, interni ed esterni. Scadenza iscrizioni: 22 dicembre. Info: http://www.arc1.uniroma1.it/orientamento/master/primolivello.htm

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

New York e il suo verde ad alta quota

Nelle nostre megalopoli contemporanee si sa, quello che manca è spesso lo spazio vivibile, quello a misura d’uomo, quello cioè che non fa sentire il cittadino “alienato” rispetto al resto che lo circonda. E’ il prezzo che quotidianamente si accetta di pagare. Una città come New York ad esempio, siamo abituati a vederla come un agglomerato densissimo, eccessivamente sviluppato in verticale in cui è facile riscontrare l’essenza massima di questa tendenza. Ed è per questo che siamo ben lieti di smentire quanto appena affermato quando veniamo a conoscenza dell’ottima riuscita, a pochi mesi dalla sua apertura, di un esperimento “green” nel cuore proprio della grande mela. Più o meno dieci anni fa l’associazione “Friends of Highline”  riuscì a evitare la demolizione della famosa soprelevata di New York e decise di indire un concorso di idee per la sua riqualificazione con un cambio di destinazione d’uso. A vincere il concorso, lo sappiamo, è stato il team ben congeniato con i paesaggisti James Corner Field Operations e gli architetti Diller Scofidio + Renfro. Prima dell’estate l’apertura ufficiale del nuovo Parco, High line, soprelevato a nove metri dal caos cittadino in cui ogni giorno la città si riversa. Un misto di micro interventi, verde interstiziale e arredo urbano fanno di questo luogo una novità, un progetto per nulla chiassoso, anzi, quasi sottotono, silenzioso, come se fosse cresciuto con la città giorno dopo giorno senza essere invasivo ma sempre in dialogo la preesistente infrastruttura.       E la nostra Tangenziale soprelevata di Roma? Dove sono andati a finire tutti quei progetti di ridarla alla città sotto una veste nuova, riqualificata e non più carrabile? A tutti quelli che si battono, invece, per la sua demolizione, suggeriamo di guardare oltre il proprio naso per vedere che qualcosa di buono e sensato, come si è fatto a New York con l’High line, è davvero possibile.

 

NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato

 

Per Richard Rogers una nuova e importante opportunitá per progettare a Madrid. Il gruppo formato con Vidal y asociados estudio de arquitectura, s.l.p. y Ezquiaga arquitectura, sociedad y territorio vince il concorso para la ordenación y nueva urbanización del ámbito “la marina” nel municipio di san sebastián de los Reyes, Madrid.

 

Eventi

 

Ciclo di conferenze Andrea Palladio, ayer y hoy.

Presso Caixa Forum, Paseo del Prado, 26. Dal 15 ottobre al 12 novembre, i giovedí alle ore 19.30.

  • 5 novembre - Palladio e la arquitectura contemporánea. Juan José          Lahuerta, ETSA Barcelona
  • 12 novembre - Palladio y la ilustración. Pedro Moleón, ETSA Madrid.

 

Mostre:

Dibujos de Arquitectura y Ornamentación del siglo XVIII de la Biblioteca Nacional de España. Fino al 22 novembre presso la Biblioteca Nacional, Paseo de Recoletos, Madrid (per informazioni e orari clicca).

 

Mamoru Kawaguchi - Ingeniero de estructuras (clicca) Organizzano: la Universidad Politécnica de Valencia con IASS (International Association for Shell and Spatial Structures) e CMD Ingenieros SL. Presso la Sala de Exposiciones UPV (Edificio Rectorado, planta baja). Orario: 11.00 - 14.00 e 17.00 - 20.00. Fino all’11 novembre.

 

Óscar Niemeyer. Fundación Telefónica, Valverde, 2 (Gran Vía). Fino al 22 novembre.

 

AN URBAN FICTION HIGHLIGHTS by Agatino Rizzo

 

UF-Mashup #4: P2P CONTEST "Let's complete Anders's project" (this week "Done") by Anders Simonsen
"Let's complete Anders's project" is a P2P contest aimed to complete Anders Simonsen's research on mass culture, consume, and decadence in post-socialist countries in Europe (see: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2044).

 

read more: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2062

 

UF-Toolbox #5: European city: Chomutov (CZ), Chemnitz (DE) and surroundings by Ian Cook and Ondrej Daniel

To this day, the European Union does not have a football team; and the attempt to define a flag and anthem ended unsuccessfully due to the resistance of those fearing that a European super-state would threaten their national identities. If there is nevertheless something like a shared European identity, something what distinguishes our continent from other parts of the world, then it is the European social model. Even though the volume of redistributed resources differs from country to country, all member states of the European Union share the assumption that society has some responsibility towards those who are more vulnerable. The resulting “welfare state” is in fact more than a number of state programmes. Its unique success in ensuring stability and cohesion is based on the synergy of policies and practices by private employers, trade unions, citizen groups, and, importantly, cities and smaller municipalities. In regard to the latter, urban sociologists have coined the term “European city” to describe this model which exists throughout the continent....

read more: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2059

 

UF_facebook move to a new page!!!

we have just created the urban Fiction's page on Facebook.

http://www.facebook.com/home.php#/pages/Helsinki-Finland/Urban-Fiction/98661593798?ref=mf <http://www.facebook.com/home.php#/pages/Helsinki-Finland/Urban-Fiction/98661593798?ref=mf>

 

This new interface is more interactive compared to the previous group.
Therefore, you are all invited to join it and leave feedbacks to improve this platform.

 

In the new page you can post links, picture, videos and take part to the discussion forum. Of course, you can invite other friends to join it!

 

With the new page you will get directly on your wall everyday feeds.

link: http://www.facebook.com/pages/Helsinki-Finland/Urban-Fiction/98661593798?ref=mf

 

UF-Events

available in share mode at:

http://www.facebook.com/home.php#/pages/Helsinki-Finland/Urban-Fiction/98661593798?ref=nf

 

to post articles in the blog send an email to:

cityleft@altervista.org

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

 

Ascetismo metropolitano

Lo stato di confusione, di degrado, di indeterminatezza delle nostre città a guardar bene forse non è altro che il terreno fertile per vedere oltre la superficie delle cose e cercare la propria solitaria dimensione spirituale. Duccio Demetrio ci insegna l’ascetismo metropolitano che consiste nel riuscire a guardare, nel caos di tutti i giorni, oltre l’immediatezza e le accattivanti suggestioni. E’ addestrarsi a vedere e a scoprire quanto altri non vedono perché non lo vogliono; è imparare a sollevare la carta straccia per leggervi un messaggio cifrato; è un’ancora di salvezza contro lo spirito competitivo dominante. Così impariamo a camminare nella folla senza l’ansia del profitto: la strada la scopriremo mentre saremo in cammino.

 

NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti

 

DIID n.39 a Roma

Presentazione del n. 39 della rivista DIID Disegno Industriale. Industrial Design InterAction by Design a cura di Lorenzo Imbesi, Edizioni RDesign Press con Derrick de Kerckhove, Luigi Prestinenza Puglisi, Antonino Terranova, Benedetto Vecchi saranno presenti il Direttore della rivista Tonino Paris e il curatore del numero Lorenzo Imbesi.I lunedì dell’architettura. Lunedì 9 novembre 2009, ore 20.00. Acer –  via di villa Patrizi 11, Roma

 

MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni

 

Primitive _ Musée d’Art moderne de la Ville de Paris _ 11, avenue du Président Wilson - Paris _ www.mam.paris.fr.

Exposition _ 1° ottobre 2009 – 3 gennaio 2010.

La mostra si articola attorno a «Primitive», un progetto di Apichatpong Weerasethakul, artista e cineasta tailandese. Intrisi dei più svariati riferimenti e contaminazioni, dal pensiero buddista alla cultura popolare, dalle soap-opera ai racconti della tradizione, i suoi video esplorano la memoria come una materia fluttuante, non lineare, soggetta alla mutevolezza dei desideri e degli interrogativi. Oltre agli aspetti puramente inerenti alle arti visive, i video rivolgono uno sguardo critico nei confronti del sistema, della società contemporanea e di quella tailandese in particolare. L’esposizione presenta otto cortometraggi girati dall’artista a Nabua, un villaggio a nord-est della Thailandia che fu occupato dall’armata thai tra il 1960 e il 1980 per controllare i comunisti insorti. Ispirato al libro «The man who could recall his past lives», che narra la storia di Boonmee, un uomo che si ricorda delle sue vite precedenti, Primitive è un’esplorazione di quel luogo, dei suoi fantasmi e dei suoi miti. Svariate raffigurazioni raccontano le attività degli adolescenti del villaggio, in scenari “semi-immaginari”: la costruzione di una navicella spaziale in legno, una partita di calcio con un pallone infuocato… L’artista vuole trasmettere il ritratto di una gioventù che oggi si è affrancata dal suo passato.

La natura, idilliaca e al contempo minacciosa, è al centro dell’opera. La narrazione cede il passo ad un’immersione totale in un paesaggio enigmatico, irreale, ove i confini sfumano. Girato in una regione dell’Asia in cui la vita degli abitanti è dominata dalle credenze animiste e della reincarnazione, Primitive celebra le forze distruttive della natura, chiamate alla rinascita ed alla trasformazione.

 

Ma terre première : pour construire demain _ Cité des Sciences et de l’Industrie _ 30, avenue Corentin-Cariou - Paris _ www.cite-sciences.fr.

Exposition _ ottobre 2009 – giugno 2010.

La mostra interattiva è volta alla riscoperta di tutte le proprietà della terra intesa come materiale e alla comprensione dei principi dell’eco-costruzione nell’architettura di domani… La terra è una “materia prima” utilizzata dall’uomo da millenni per la costruzione delle sue abitazioni, anche in Francia. Messa da parte dall’invenzione del cemento armato, negli anni Cinquanta torna di moda. Le sue implicazioni ecologiche ed estetiche attirano oggi gli architetti contemporanei. Le numerose esemplificazioni presentate nella mostra, permetteranno di capire come e perché è possibile costruire in terra cruda.

 

Campus des Comptes de Champagne à Troyes _ Cité de l’Architecture et du Patrimoine _ 1, place du Trocadéro – Paris _ www.citechaillot.fr.

Conférences _ 10 novembre 2009, h 19 :00

Con la cattedrale sullo sfondo, il «Campus des Comptes de Champagne» si estende su un terreno di 2,2 ha, posto su un’antica darsena ai confini di un’area di salvaguardia, da tempo abbandonata. Concepito dagli architetti Lipsky e Rollet, il complesso è costituito da un ginnasio, un ristorante universitario, una casa dello studente - 47 camere e un parcheggio, 5000 mq ripartiti in quattro edifici aperti ad U su una corte. Il progetto costituisce una parte integrante della città, tenta di coprire massimamente l’indice di fabbricabilità e si adagia sui percorsi viari preesistenti. I loro prolungamenti si inseriscono nel complesso, moltiplicando gli spazi ed i percorsi interni. Situato ai bordi di un canale interrato, il campus costeggia una promenade aperta a tutti. Insieme agli edifici residenziali adiacenti, viene così a generarsi un nuovo settore della città che ne sviluppa ulteriormente il centro. Il presidente della «communauté d’agglomération troyenne», François Baroin, aveva espresso il desiderio di preservare la darsena per permettere – in un futuro non lontano – il ripristino di alcuni servizi di approvvigionamento via acqua. La volontà di far ritornare gli studenti nella città e favorire le attività e le modalità di vivere l’agglomerato urbano che ne derivano, hanno portato a rivolgersi verso un’opera architettonica viva e contemporanea, che, nel rispetto dei luoghi e dell’attività edilizia locale, è stata realizzata in legno - il materiale costruttivo tradizionale della regione - e che, nell’articolazione dei volumi, ricorda gli edifici medievali. Saranno presenti all’incontro François Baroni e Florence Lipsky.

 

Les «Rendez-vous du Grand Paris» _ Equipe studio 09 _ Cité de l’Architecture et du Patrimoine _ 1, place du Trocadéro – Paris _ www.citechaillot.fr.

Questo ciclo di conferenze è organizzato in complementarietà alla mostra presente alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine fino al 22 novembre 2009. I dibattiti – organizzati dal 4 novembre 2009 sino a gennaio 2010 - saranno gestiti da ciascuno dei gruppi prescelti di consultazione. Questi incontri sono destinati all’approfondimento della lettura dei diversi scenari futuri parigini così come sono presentati nella mostra.

4 novembre, h 15:00-17:00: Equipe studio 09 _ Bernardo Secchi & Paola Vigano. Studio 09 integra sempre nella sua analisi della città gli apporti dell’ecologia e del paesaggio, tenendo anche conto di elementi più prettamente “artistici” quali la musica o il cinema.

16 novembre, h 15:00-17:00: Atelier Castro Denissof Casi. L’equipe conta ben 30 architetti con 5 capi-progetto. La produzione dello studio è concentrata principalmente sul tema abitativo e si articola attorno a dei concetti di base: il ripensamento dei grandi assemblamenti dell’architettura razionalista degli anni Cinquanta e Sessanta e le case sovrapposte

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Diceva cose sbagliate con tono giusto: fu considerato un critico attento

 

Diceva cose vecchie con parole nuove: fu considerato un critico progressista

 

Diceva cose ovvie con parole difficili: fu considerato un critico audace

 

Diceva nulla con tante parole: fu considerato un critico di contenuti

 

Diceva cose straordinarie con parole semplici: fu considerato un fesso

 

Non esiste edificio tanto forte che il denaro non lo possa espugnare

 

In Pennsylvania: la casa sulla cascata. In Campania: è cascata la casa

 

L’Italia non ci sono architetti di grido, solo grida di architetti

 

Il cattivo critico critica l’architetto, non l’architettura

 

Chi sa fare l’architettura la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare pochissimo la critica

 

CRONACA E STORIA di Arcangelo Di Cesare

 

Cronache e storia-ottobre 1959

Wright è morto ma ancora fa parlare di se come è ovvio, come è naturale

E lo fa attraverso la voce dell’ultima sua donna Olgivanna Lazovich Milanoff Hinzeberg, aristocratica serba di origini montenegrine.

Il suo messaggio, letto durante la cerimonia della posa della prima pietra della chiesa greco- ortodossa di Milwaukee, oltre a rimarcare la grandissima eredità architettonica e a garantire, attraverso la fondazione-comunità di Taliesin, la continuità organica degli insegnamenti del maestro,

terminava con una personale constatazione: ”L’abbiamo perduto, ma con le nostre risorse interiori possiamo unirci al suo spirito e forse comprendere che la vita è un’eco della morte”.

Oggi, rileggendo il messaggio a distanza di cinquanta anni, possiamo tirare due tipi di conclusioni:

la prima deriva dalla constatazione che la grande comunità di Taliesin non ha sfornato eredi mentre la seconda, invece, sottolinea che la venerazione del grande architetto è ancora molto viva.

I dubbi sulla continuazione del Verbo del Maestro si erano manifestati da subito, perché la storia ci ha insegnato che proseguire l’azione di un genio è stato sempre difficile, se non impossibile.

Fu così per Michelangelo, per Brunelleschi o per Borromini, che, seppur non istituirono una “scuola”, non ebbero discepoli pronti a continuare il loro lavoro.

Successe la medesima cosa a Frank Lloyd Wright che, nonostante la creazione di una comunità come Taliesin, non ebbe la soddisfazione di vedere continuato il personale solco tracciato nella storia architettonica.

E non ebbe la fortuna di sapere che, per dirla con le parole del suo più grande esegeta italiano, l’architetto Bruno Zevi, “in qualsiasi momento, sentendomi mancare, posso rivolgermi a voi, dicendo continua Tu,Tu,Tu…”.

In questi ultimi anni, invece, si assiste alla riscoperta, non più dell’architetto, ma dell’uomo Wright, e lo si fa attraverso la rilettura della sua vita più intima e privata.

Gli ultimi romanzi usciti, “Mio amato Frank” di Nora Horan e “Le Donne” di Thomas Coraghessan Boyle, ci svelano l’altra faccia del genio americano.

Questi testi ci “normalizzano” la figura mitologica dell’architetto americano riportandolo a una  dimensione più “umana”.

Ed è soprattutto attraverso le parole di TC Boyle, singolare scrittore che ha il privilegio di vivere nella George G. Steward House progettata da FLW nel 1909, che si chiarisce quali siano state le protagoniste della vita del genio Americano: non le sue famose architetture ma bensì le quattro donne che ha successivamente e/o contemporaneamente avuto.

TC Boyle rilegge al contrario la vita di Frank, partendo dall’ultima donna Olgivanna, quella che avrebbe voluto, più di tutti, dar seguito alla comunità di Taliesin.

Olgivanna fu assunta, per non destare sospetti, come governante della famiglia Wright, che al tempo era composta da Frank e dall’ultima moglie Maude Miriam Noel.

Ben presto, però, rimase incinta del maestro, ridestando tutta la rancorosa follia di Miriam, la donna morfinomane che, anni addietro si era materializzata come la magica fata, tra le macerie in cui si era frantumata orribilmente la vita di Wright il 15 agosto del 1914.

In quella maledetta giornata il primo vero grande amore dell’appassionato Frank, Mamah Borthwick Cheney, fu uccisa brutalmente, insieme ad altre sette persone, dal cameriere.

E fu per Mamah, moglie di un ingegnere che gli aveva commissionato la Edwin H. Cheney House, che lasciò la prima moglie Kitty Tobin, una classica casalinga che gli aveva dato sei figli in dieci anni.

La vita dell’uomo Frank fu senza dubbio più articolata della produzione dell’architetto Wright……

Nella rivista vengono presentate due opere degli architetti Figini e Pollini: la fabbrica per Olivetti ad Ivrea e la casa in via Circo a Milano.

Ottimi professionisti, coscienziosi, accurati nel dettaglio, orgogliosi di far bene per le opere stesse più che per l’avvenire affaristico dello « studio », Figini e Pollini fanno parte di quella schiera di architetti che si sono opposti allo “stile” per favorire uno sviluppo concreto della città moderna senza rifugiarsi in astrazioni linguistiche.

Senza una civiltà urbanistica che fornisca gli spazi necessari per la vita diversa di questa nuova città; senza un respiro economico che fornisca mezzi finanziari adeguati alle nuove possibilità tecniche; senza una coscienza sociale che sappia rispondere agli angosciosi interrogativi dell'uomo d’oggi, è impossibile pensare all'architettura moderna nei giusti termini: se gli architetti non riescono a capire certe cose e a lavorare per esse, tanto vale lasciar che si trastullino con le “trovate decorative”.

Il 24 e il 25 di ottobre 1959, il ridotto del teatro Eliseo di Roma, ospitò il secondo convegno degli architetti italiani: aprì i lavori Pier Luigi Nervi, insieme a Sergio Musmeci, che parlò di nuove strutture e a Enrico Mandolesi che illustrò sui nuovi materiali; il pomeriggio parlarono del piano di edilizia scolastica italiana Ciro Cicconcelli e Vittoriano Viganò. Il giorno successivo, sul tema del novo piano regolatore di Roma, intervennero Luigi Moretti, Ludovico Quaroni e Federico Gorio.

Se nel 1959 ti compravi una macchina da scrivere Olivetti Lettera 22, oltre a dotarti di uno strumento utilissimo contribuivi alla crescita di quel miracolo italiano che si sviluppò intorno ad Adriano Olivetti uomo-simbolo del nostro paese (come ben ricordato, ultimamente, da Emanuele Piccardo nel bellissimo documentario che prende il nome da questa macchina da scrivere).

Comunque se decidevi di procedere nel sano acquisto spendevi 42.000 lire + I.G.E ….pardon 21,69 euro + I.V.A…….

 

Architetto Arcangelo DI CESARE

www.xxl-architetture.com

mail: a.dicesare@xxl-architetture.com - archang@libero.it

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Fulminazioni

Caro LPP, mi permetti una domanda da lettore?

La PresS/T è proprio tanto a corto di argomenti per donarci su ogni numero una "storia di cemento" (non inedita) napoletana? Non credi che il troppo peso cementizio spartenopeo d'epoca possa appesantire la tua barca che naviga nei procellosi mari del web d'oggi? Giornalisticamente non sarebbe forse meglio una sintesi fulminante di quelle storie simpaticamente fulminate? Saluti, Eldorado

 

Caro Eldorado, aspetto sempre sintesi fulminanti da tutti. Anche da te. Ma non trovo che quelle interviste guastino così. O no? Besos, Luigi

 

Caro LPP, 1 a 1, siamo pari. Palla al centro e si riparte. Andando proprio al nocciolo duro fulminante nostro, scrivo secco: “M’illumino d’immenso. M’illumino di LPP.”

E io resto sempre fulminato sulla via della PresS/T. Ogni settimana da tre anni. Per questo cronico motivo elettrizzante (se non estetizzante) mi sono autosospeso dallo scorso numero, lo sai. Qui c’è troppa energia in pillole per me. Per la mia maniera.

L’Intermezzo non è obbligatorio. E’ solo un digestivo avvelenato da centellinare ad arte applicata. Da sorseggiare a piacere. E con piacere trans-gressivo, se possibile. Quando si ha tempo d’architettura a perdere. O da guadagnare. Tra un atto e l’altro della critica tragedia e/o commedia nostra notiziata.

Saluti con baci a tutti e ricordate: contro il logorio dell’architettura & design tardomoderne bevete Eldorado. Diffidate delle imitazioni. La ditta non ha succursali critiche. Smack smack. Toc toc. Crick crick.

 

LIBRI a cura di Francesca Oddo

 

Tadao Ando Musei

"Tadao Ando è uno dei massimi maestri dell’architettura giapponese e internazionale che negli ultimi decenni ha fatto del progetto museale una straordinaria palestra di sperimentazione.

I tanti musei costruiti e progettati in Giappone, America del Nord ed Europa sono raccolti per la prima volta in questo volume che vede anche la presenza di una serie di testi originali prodotti da Ando su questo tema così importante. Quattordici opere costruite costituiscono il cuore del libro che è organizzato secondo le cinque categorie ideate dal maestro giapponese: il museo come luogo di sperimentazione; la relazione complessa con il paesaggio; il rapporto tra arte e architettura; il museo come luogo urbano e il museo come spazio diffuso nel territorio diventano i capitoli in cui queste opere sono organizzate e riccamente documentate con fotografie, disegni originali e tecnici, modelli di lavoro." (Skira)

A cura di: Luca Molinari. Editore: Skira. Anno: 2009. Pagine: 240. Illustrazioni: 262. Prezzo: € 55.00

 

Urban Cosmographies. Indagine sul cambiamento urbano a Palermo

"Le città contemporanee sono sempre più caratterizzate da un regime urbano cosmopolita. All'incrocio fra antropologia urbana, antropologia delle tecniche e geografia culturale, il libro indaga le forme ibride legate al cosmopolitismo e il rapporto tra forme urbane e flussi translocali.

La ricerca che presentiamo è stata condotta a Palermo, città economicamente e culturalmente marginale nota come capitale internazionale della Mafia; il suo passato (e per alcuni aspetti significativi anche il suo presente) sono segnati da politiche pubbliche di basso profilo, dalla gestione clientelare del consenso e dallo sfruttamento del patrimonio urbano in chiave speculativa attraverso la violenza e la corruzione.

Tuttavia, a partire dalla cosiddetta ‘primavera di Palermo’, si apre una stagione politica caratterizzata dal tentativo di ricostruire l'identità della città e da un nuovo approccio nei confronti del centro storico e delle politiche urbane. Così, insieme all'attenzione per l'immagine della città nell'arena internazionale emergono elementi di novità che ci permettono di reinterpretarne la storia recente nella prospettiva cosmopolita. Il libro mette a fuoco i differenti regimi urbani che si sono succeduti nel capoluogo siciliano negli ultimi due decenni muovendo dalle rappresentazioni del cambiamento di cui sono portatori soprattutto coloro che - nelle vesti di committenti, progettisti, gestori dei luoghi dell'innovazione urbana - sono oggi attori di una nuova, controversa, fase della storia della città.

Se nelle forme urbane ibride proprie delle città postcoloniali le relazioni tra il retaggio coloniale e le reinterpretazioni delle forme tradizionali appaiono assai complesse, a Palermo, città dal ricco passato cosmopolita, le forme innovative e i progetto di riuso nel centro storico risultano da un confronto non facile (e dagli esiti non scontati) con il patrimonio monumentale. Muovendo da questi presupposti il libro analizza artefatti localizzati soprattutto nel centro storico della città; ricostruisce le biografie dei luoghi e le loro estetiche di reinvenzione del locale in chiave cosmopolita, indagando la complessa relazione con l'antico, con le forme architettoniche del passato e con i significati che queste incarna(va)no."
A cura di: Ola Söderström, Debora Fimiani, Maurizio Giambalvo, Simone Lucido. Editore: Meltemi. In uscita a gennaio 2010.

 

RECENSIONI E COMMENTI

 

Oliviero Godi: Non credete alle fotografie!

Qualche giorno fa una studentessa al Politecnico di Milano ha presentato una breve ricerca su Peter Zumthor, corredata da frasi dello stesso architetto tratte dai suoi vari libri ed un’ultima, sua finale esclamazione:”Non credete alle fotografie!”.

Intendeva, penso, che ogni edificio va visitato, vissuto e non consumato attraverso delle foto, per quanto sensazionali e patinate.

D’accordo con questo assunto, ho preso l’occasione di essere per lavoro a Colonia e visitare il Kolumba Museum, una delle sue ultime realizzazioni.

Mentre mi avvicinavo all’edificio ripensavo ai vari concetti espressi da Zumthor nei suoi libri. Regionalismo moderno, materiali e forme coerenti con il contesto, etc.

Arrivando dalla strada laterale al museo, ho sbagliato entrata e mi sono infilato nella cappella gotica, sopravvissuta alla bomba che aveva distrutto l’intera chiesa, e che è stata inglobata nel nuovo edificio. Entrandovi però si ha una vista di scorcio dell’area degli scavi a cui si può accedere solo dal museo.

Risolto l’errore (passando sui piedi dei pochi fedeli intenti a pregare e meditare in quel momento), l’entrata vera al museo è costituita da un corridoio vetrato piuttosto stretto che porta al foyer. (Questo spiega l’attenzione che Zumthor pone nel lavoro dei colleghi, mimando la compressione che Jean Nouvel aveva introdotto nell’Institute du Monde Arabe a Parigi).

Il personale del museo, cortesissimo, per prima cosa ti invita a spogliarti del cappotto e a depositarlo nel guardaroba. Questo perché tu possa visitare il guardaroba stesso, dove l’architetto dimostra ancora una volta il suo passato di cabinet-maker, esperto falegname del legno nobile.

Una stanza di armadietti di varie dimensioni, ordinatissimi, (mi ricorda gli spogliatoi di Vals) legno biondo chiaro, con i quali subito litigo perché sembra che nessuno si chiuda perfettamente, e mentre sogghigno pensando alla debacle del nostro architetto/falegname, mi accorgo che per chiuderli bisogna mettere un euro nella serratura, che mi verrà restituito al recupero del cappotto (questa cultura da supermercato…)

Finalmente libero da ogni orpello passo il controllo biglietto e mi trovo in uno slargo vetrato che si affaccia sul giardinetto esterno, molto molto simile come atmosfera ai giardinetti del MOMA…

Non so dove andare, perché Zumthor ha deciso che nulla deve deturpare il suo museo, e quindi non ci sono indicazioni di sorta. Ecco perché c’è il controllore dei biglietti: in realtà indirizza i visitatori e a gesti mi indica un portone metallico, pesantissimo, con il quale anche litigo perché non c’è scritto se tirare o spingere e una delle due ante è chiusa…

Entro all’esterno, nel senso che mi ritrovo nella zona degli scavi dal romano al gotico, dietro la stessa cappella visitata per errore.

L’area è racchiusa da muri altissimi in mattoncini gialli, ed il soffitto è supportato da esili e slanciate colonne in cemento armato, che però si infilano incerte tra gli scavi archeologici a terra.

Una serie di lampade tipo bancone di bar ma leggermente oversized illuminano la scena.

Dalle fessure quadrate create nel muro di mattoni entra una pallida luce germanica. Trovo abbastanza stupefacente che l’architetto, che dice di essere particolarmente attento ai caratteri  locali, abbia voluto dare un carattere moresco stile alhambra ad un edificio a Colonia dove forse –credo- gli arabi, se non per vacanza o lavoro, non sono mai arrivati prima dei tempi moderni. Ma d’altro canto chi non vorrebbe creare un effetto arabesco nei propri progetti? Jean Nouvel, di nuovo, docet.

L’area degli scavi è attraversata dalla tradizionale passerella che però Zumthor, per essere se stesso, ha fatto tutta, ma proprio tutta, in un legno rossastro –credo ciliegio- e liscia come solo un monaco buddista in un monastero zen a Kyoto saprebbe fare.

La cosa buffa è che la passerella sembra disegnata, in pianta, da Zaha Hadid, perché si estende a zig zag tra gli scavi in maniera abbastanza irrazionale, per arrivare ad una porticina che porta alla vecchia sacrestia, ora un cortiletto a cielo aperto, dove c’è una scultura di Richard Serra, ispirata ad un libro di Primo Levi “I sommersi e i salvati”.  Da li bisogna tornare sui propri passi, rinegoziare il portone e interrogare con gli occhi il controllore, che sempre a gesti indica una scaletta che scompare dietro un angolo.

Come si sale si è obbligati ad alzare gli occhi al cielo perché il soffitto delle scale arriva al tetto dell’edificio o quasi. Si scopre poi che per ottenere questo effetto Z. ha disassato le rampe di scale…

Si giunge così, umilmente, al primo piano. L’assenza di dettagli è stupefacente, l’accanimento ossessivo. Unica debolezza il distacco del pavimento dalle pareti, silenzioso omaggio a Carlo Scarpa. Pareti, pavimento e soffitto quasi monocromatici sullo stesso tono di grigio/beige. A questo piano non vi sono aperture verso l’esterno, la luce è tutta artificiale. Ora,chi soffre di claustrofobia, anche se leggera come me, vuole subito andarsene, anche se devo dire che la mostra è molto interessante perché mescola, in un museo diocesano, arte sacra e arte contemporanea. Quindi paramenti copti egiziani con foto di artisti americani contemporanei, oppure reliquari in oro e argento con composizioni pop art. Da vedere.

Scappo letteralmente al secondo piano, solita scala disassata, e finalmente vedo la luce! Tanta luce che entra dalle enormi finestre che si percepiscono anche dall’esterno. Il problema però è che la luce non è, come al Ludwig Museum (progetto di Peter Busmann e Godfried Haberer 1986), a fianco della bellissima cattedrale di Colonia, pensata per valorizzare le opere d’arte.

Sembra di essere a Vals, solo che mancano le mucche fuori e l’acqua calda dentro…

Il secondo piano è più vasto perchè occupa anche la parte sopra gli scavi, gli spazi in effetti si dilatano e i momenti di luce e penombra si alternano. Con fare molto prosaico Zumthor ha chiamato alcune stanze “torri”. Qui la qualità della luce, che entra da una striscia di vetro satinato, posta altissima contro il soffitto, è molto bella, particolare, al punto che il curatore non sapeva che opere esporre, ed in effetti le tre torri sono quasi vuote. L’ultima sala, la 21, ha dei bellissimi lavori di Heinrich Kupper. Sono dei libri letteralmente coperti di colori a pastello e a matita e china, densissimi, quasi delle miniature a tutto foglio, incredibili. Una sorta di delicata testura che riempie pagine e pagine di colori e forme fantastiche.

Non essendo il museo stato pensato come un percorso, bisogna tornare indietro e la piccola guida consegnata all’ingresso, oltre che mettermi in guardia sui subdoli cambi di quota tra una stanza ed un’altra, mi invita a “riposare” nella stanza della lettura sempre al secondo piano, dove potrò leggere i libri della fondazione “guardando le nuvole e gli aeroplani che passano”.

La sala, con vetrata a tutta altezza, è una (auto)celebrazione di Zumthor ebanista. Legno ovunque, pareti, pavimento, soffitto, parte delle poltrone –scomodissime-. Mi siedo e sfoglio un libro su Kupper, ma poi me ne vado subito, mi sento frastornato in uno spazio così sovra-disegnato e pesante. E’ la stessa sensazione che provai quando mi capitò di visitare alcune ville di F.L.Wright.

Dove l’ego del progettista è così preponderante rispetto alle esigenze del progetto non si può fare a meno di sentirsi a disagio.

Decido quindi di prendere l’ascensore per tornare al piano terra, ascensore che, manco a dirlo, è scevro da ogni dettaglio ed il pavimento è staccato dalla parete di fondo…

Prima di uscire visito i gabinetti, che però sono proprio solo quelli…

Nella guida si cita l’Armorium, cioè la stanza che custodisce i reliquari (nel museo tutta nera, dal pavimento al soffitto). Dall’esterno infatti l’edificio mi ricorda le Armory di New York, depositi d’armi dell’ottocento, completamente ermetiche, solide e cupe nei loro mattoncini rossi che incutono timore ai passanti newyorkesi, e mi chiedo come Zumthor abbia pensato che questo linguaggio fosse quello più indicato per il contesto in cui si inserisce il museo, ma sicuramente la mia è la lettura di un essere inferiore…

Ah, dimenticavo, la visita al museo costa 5 euro (più l’euro per depositare il cappotto, poi restituito…)

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

 

L’Architettura, la Città e Yngwie Malmsteen

Alcune città dell’Europa e del Mondo hanno finalmente compreso che senza i disegni urbani, senza i masterplan, senza coerenti piani regolatori, senza i ragionamenti che inseriscono ogni singola architettura in un contesto più ampio, non si fanno molti passi avanti. Una città emblematica, in tal senso, sembra essere Berlino. Dove, al di là delle singole architetture contemporanee di grande qualità, si respira la città nell’aria, in ogni angolo, nei passaggi pedonali, nelle panchine, nelle illuminazioni stradali, nel recupero dei non luoghi come le linee ferroviarie a cielo aperto, sotto le quali si pranza, si cena con gli amici, si prende una birra e si ascolta del buon jazz.  Chissà se un giorno riusciremo, anche in Italia, a costruire città moderne e non solo architetture. Nel frattempo, sperando comunque nel proliferare di singole architetture di qualità, andiamo a lezione di chitarra elettrica dal celebre Yngwie Malmsteen. Ascoltiamo l’Adagio di Albinoni, sempre attuale, in versione contemporanea. Perché anche una cosa vecchia come la città può diventare nuova. E quelle singole note possono diventare musica se c’è uno spartito che le lega. Ecco l’indirizzo, buon ascolto: http://www.youtube.com/watchv=BAO6GjGa7SY&feature=related  (marco_sambo@yahoo.it)

 

FRAME a cura di Channelbeta

 

Channelbeta ci racconta una storia di censura intellettuale

Dov'è andato a finire l'articolo di Rem Koolhaas sulla nuova sede del G8 della Maddalena, e che sarebbe dovuto essere pubblicato su Domus? E' quello che si è chiesto anche lo stesso Koolhaas, che più volte chiedendo "quando uscirà l'articolo?" Non ha avuto una risposta chiara sugli argomenti politici non graditi. Gli è stato detto che il testo era arrivato in ritardo per il numero di ottobre e che sarebbe stato pubblicato in quello di novembre, e invece niente. A quel punto Koolhaas capisce. Flavio Albanese, di concerto con il suo editore Giovanna Mazzocchi, il direttore di una delle riviste di architettura più diffuse, lo ha censurato non gradendo alcuni passaggi dell'articolo, ritenendoli offensivi e inaccettabili soprattutto in tre punti, quello su Berlusconi (accenni ironici sullo scandalo escort), quello sulla crisi matrimoniale e quello sul modello edonista di Villa Certosa. L'articolo è finito poi sul Corriere della Sera del 7 ottobre, mentre Stefano Boeri, l'autore della sede G8, solidale con il grande architetto ritira la disponibilità a pubblicare il suo progetto sulla rivista. Questo l'epilogo di una vicenda che intreccia la libertà di pensiero di un grande esponente della cultura contemporanea con le esigenti "politiche" di censura. Tutto questo ci fa un pò di tristezza ma soprattutto, come si chiede anche l'articolo dell'Espresso da cui la notizia è tratta: quanta autocensura e censura c'è nelle teste degli intellettuali italiani?

http://www.channelbeta.net/

 

Un breve commento di LPP: Premetto che sono contrario alle censure, ma quando riguardano opinioni. Ma e' così grave non far passare sulla rivista che si dirige un brano dove ci sono passaggi ritenuti offensivi? E’ pertinente in un articolo su un progetto di Boeri parlare dello scandalo escort, della crisi matrimoniale del Berlusca e del modello edonista di Villa Certosa? Deve un direttore pubblicare tutto quello che gli arriva, anche se prodotto da una grande firma?

 

SEGNALAZIONI

 

Disegno e design. Brevetti e creatività italiani

05 novembre 2009 - 31 gennaio 2010 | Roma, Museo dell’Ara Pacis

 

Il Design e il Made in Italy considerati dal punto di vista del progetto: così si potrebbe riassumere il senso di quella che si preannuncia come una delle manifestazioni espositive più interessanti della Capitale per il prossimo autunno-inverno, tutta dedicata alla produzione e alla cultura del design.

Dal 5 novembre 2009 al 31 gennaio 2010, a Roma, il Museo dell’Ara Pacis, sempre più eletta sede delle esposizioni dedicate al design, sarà scenario di prestigio della mostra “Disegno e Design. Brevetti e Creatività italiani”.

Organizzata dalla Fondazione Valore Italia - che opera per la valorizzazione del design italiano e la realizzazione dell’Esposizione Permanente del Made in Italy - la mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”, curata da Alessandra Maria Sette e realizzata in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione - UIBM; il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale degli Archivi, il Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione; la Fondazione ADI – Compasso d’Oro; e con il patrocinio di altre importanti istituzioni ed enti di categoria, si concentra su un aspetto poco noto, eppure fondamentale, della cultura industriale italiana: come nasce un oggetto? E come si evolve il suo progetto? La creatività al servizio della produzione industriale: è questo il punto di partenza della mostra, che intende focalizzare l’attenzione sugli aspetti progettuali che precedono la realizzazione di un oggetto.

Già dalla fine dell’800, ma ancor più nel ‘900, con un momento di massima espressione nell’immediato secondo dopoguerra, l’inventiva tipicamente italiana si coniuga, da una parte, con la necessità di colmare il ritardo accumulato nei confronti degli altri Stati europei sul piano dello sviluppo, dall’altra con i problemi strutturali del nostro Paese, come la mancanza di materie prime, una cultura rurale ancora molto diffusa, l’assenza di grandi gruppi industriali, ecc. La mostra intende mettere in evidenza, attraverso documenti affascinanti e davvero sorprendenti, in gran parte inediti, ovvero i brevetti di modello e di invenzione depositati presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, un aspetto originale e poco conosciuto della storia dell’industria italiana.

Il percorso espositivo, che ripercorre un secolo di innovazione e di design italiano, con incursioni nelle ricerche più attuali, suddiviso per settori merceologici (arredamento, moda, agroalimentare, trasporti), è scandito dai preziosi certificati originali dei brevetti di molti prodotti, alcuni diventati delle vere icone del design e della produzione italiana, altri novità assolute. A rendere questo viaggio ancora più affascinante e ricco sarà la presenza di molti di questi oggetti brevettati e di tutti quei materiali documentari – disegni, progetti, bozzetti, filmati, pubblicità, contributi audio – relativi alle invenzioni, alle aziende, alla loro storia e ai loro protagonisti, provenienti da archivi storici e musei d’impresa, da Rai Educational, da Radio 24, e da altri archivi privati, che aiuteranno meglio a raccontare le idee e la loro realizzazione.

Sarà così possibile imbattersi con meraviglia, per citarne solo alcuni, nella Vespa o in una Moka Bialetti, nella bottiglietta del Campari Soda o nella poltrona Vanity Fair, nella macchina da cucire Mirella o in una scarpa di Ferragamo, ma anche nel nuovissimo lampadario Hope e nell’originale sgabello Forchets…e scoprire nei loro brevetti le linee di un disegno e di una tecnologia capaci di resistere nel tempo e continuare ad ispirare nuova creatività.

Un viaggio reso possibile dalla partecipazione attenta di grandi aziende italiane che hanno fatto la storia del design e che ancora oggi rappresentano il meglio del nostro Paese.

La mostra è arricchita da ulteriori importanti eventi ed iniziative: saranno organizzati incontri e workshop con singoli architetti e designer di fama mondiale e con affermati imprenditori italiani. Lo scopo di questi appuntamenti è quello di illustrare al pubblico la sinergia tra creatività, anche internazionale, e le aziende italiane.

Ad accompagnare l’esposizione, un catalogo a colori, in italiano e in inglese, che raccoglie tutto il materiale in mostra, includendo inoltre una autorevole rassegna di saggi critici scritti da professionisti, docenti universitari, esperti del settore. Il volume intende così fare anche il punto su alcune delle principali questioni oggi al centro del dibattito sul design. In particolare ha l’obiettivo di ridefinire la stessa nozione di design, riportando la disciplina alle sue originarie connotazioni più propriamente inventive, circoscrivendone quindi i contenuti alla produzione italiana brevettata, cioè a quella che, per i suoi riconosciuti contenuti innovativi, sul piano tecnico, funzionale, materico, tipologico, morfologico, costruttivo ma anche puramente comunicativo ed estetico, si pone come vera e propria invenzione.

Un appuntamento da non perdere che ha il privilegio di mostrare al grande pubblico un saper immaginare unico, che ha poi la sua massima espressione in un saper fare altrettanto inconfondibile, elementi fondanti di un patrimonio di valori che ha percorso e che continua a percorrere tutta la progettazione e la produzione italiana. Il risultato è quella immagine di bello e ben fatto del Made in Italy in grado di farsi riconoscere in ogni angolo del mondo.

 

Il clima dell'architettura in Olanda e in Italia tra costruzione e sostenibilità

Auditorium ANCE, via Giuseppe Antonio Guattani 16, Roma, 3 dicembre 2009, ore 14:00 - 19:00

Un incontro promosso da: Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma
con:IN/ARCH – Istituto Nazionale di Architettura, NAi - Nederlands Architectuurinstituut

Con la partecipazione di (tra gli altri):

Peter Fraanje (Bouwend Nederland), Fabrizio Gallanti (Abitare), Francine Houben (Mecanoo), Adolfo Natalini, Andrea Rinaldi (Università di Ferrara), Piero Torretta (ANCE), Alex van de Beld (Onix), Arjan Van Timmeren (TU Delft)
con la collaborazione di:

ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili)

Bouwend Nederland (Federazione Olandese per la Costruzione e l’Infrastruttura)

ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica)

comunicazione: Image

 

Roma, 3 novembre 2009 – IL CLIMA DELL'ARCHITETTURA IN OLANDA E IN ITALIA. TRA COSTRUZIONE E SOSTENIBILITÀ.

La produzione architettonica attenta ai temi della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico sono i temi del convegno a cura dell'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, che intende promuovere e illustrare casi di eccellenza in Olanda e in Italia. L'incontro -cui partecipano, tra gli altri, Peter Fraanje (Bouwend Nederland), Fabrizio Gallanti (Abitare), Francine Houben (Mecanoo), Adolfo Natalini, Andrea Rinaldi (Università di Ferrara), Piero Torretta (ANCE), Alex van de Beld (Onix), Arjan Van Timmeren (Università di Delft),- si terrà presso l'auditorium dell'ANCE, in via Guattani 16 a Roma, giovedì 3 dicembre alle ore 14:00.

 

Il convegno è il risultato di un'analisi, condotta dall'Ambasciata, che dimostra un'attenzione sempre crescente, da parte di entrambi i Paesi, verso i temi della costruzione e della sostenibilità. Attraverso una carrellata di progetti, presentati da ospiti sia olandesi sia italiani, il convegno mira a evidenziare le differenze e i punti in comune delle due culture progettuali. "La ricerca eseguita dall'Ambasciata -afferma Alphonsus Stoelinga, Ambasciatore dei Paesi Bassi a Roma - mette in evidenza la grande attualità e urgenza dei temi della sostenibilità sia in Olanda sia in Italia. La conferenza vuole essere il punto di partenza di uno scambio di esperienze concrete e vuole arrivare a un confronto delle due realtà con lo scopo di individuare opportunità di collaborazione."

 

Altro importante obiettivo del convegno, dedicato ai professionisti dell'architettura e della costruzione nonché a studiosi e giornalisti, è creare una rete fra progettisti e costruttori, olandesi e italiani, al fine di individuare nuove occasioni di confronto e di mercato. A tal proposito, l'Ambasciata sta preparando il terreno per una duratura cooperazione tra operatori olandesi e italiane, con lo scopo di avviare delle interazioni, stabilire nuove intese, instaurare altrettante sinergie orientate a produrre nuove opportunità per il progetto e la sostenibilità.

 

London-Rome: Work in Process: Witherford Watson Mann  London Edges

16 novembre 4 dicembre 2009. Inaugurazione: lunedì 16 novembre 2009

h. 18.00 Conferenza di Stephen Witherford e William Mann

presentata da Pippo Ciorra

Traduzione consecutiva

h 19.30 Inaugurazione mostra

The British School at Rome, Via Gramsci 61

 

Comunicato

Witherford Watson Mann, dopo le conferenze e le mostre di AOC e Carmody Groarke, è l’ultimo degli studi londinesi ad esporre nel ciclo London-Rome: Work in Process in programma all’Accademia Britannica di Roma. Con queste tre esposizioni si è cercato di mettere in evidenza la diversità di metodi e approcci di questi architetti nel loro lavoro, che riflette il dinamismo e la vivacità dell’architettura britannica contemporanea.

Gli architetti Stephen Witherford, Christopher Watson e William Mann hanno fondato lo studio nel 2001. Tuttavia la loro collaborazione, frutto di lunghe passeggiate e dell’approfondimento della storia e della vita quotidiana nella periferia londinese, era iniziata in modo informale già qualche anno prima.

Elemento fondamentale dell’attività dello studio è l’interesse per il rapporto tra città e paesaggio e l’interdipendenza di edifici pubblici, spazi collettivi e attività quotidiane, coniugato con l’obiettivo di esplorare i modi in cui l’architettura può sostenere l’impegno sociale. Tutti e tre gli architetti insegnano e sono autori di numerosi saggi.

 “Teniamo sempre presente il fatto che, sia per i nostri committenti sia per la società nel suo complesso, l’architettura è un mezzo non un fine… Da un punto di vista sociale più ampio, prestiamo particolare attenzione al modo in cui il carattere e la struttura spaziale di un sito sono in grado di ‘suggerire comportamenti’, ricorrendo all’osservazione diretta e all’esperienza concreta per far sì che quel particolare luogo promuova la comunicazione e la socialità”.

 

London Edges

La mostra si concentrerà sull’indagine condotta dallo studio sulle zone marginali e problematiche, le aree di confine che dividono la Londra del capitalismo globale da quella dei lavoratori migranti della periferia; le infrastrutture regionali e le strutture di intrattenimento locale dal paesaggio naturale intorno al fiume Lea. La risposta dello studio, su scala urbana e architettonica, a queste condizioni altamente specifiche si potrà vedere nei progetti per la Bankside Urban Forest, in quelli per l’ampliamento e la ristrutturazione della Whitechapel Gallery e i progetti residenziali e paesaggistici per la Lea Valley.

In mostra anche il progetto per la rigenerazione di Ailsa Street e quello per la sede di Amnesty International Headquarters. Tramite le rappresentazioni di questi progetti e dei rispettivi contesti, lo studio mira a svelare una inedita topografia della capitale, ponendo l’accento sull’adattabilità dello spazio pubblico nel frammentato tessuto economico e architettonico della metropoli. Il visitatore sarà invitato ad attraversare varie sezioni di Londra con la guida di un insieme di mappe, plastici, disegni preparatori e fotografie.

Witherford Watson Mann hanno esposto nel padiglione britannico nella Biennale di Venezia 2008.

L’evento alla British School at Rome, a cura di Marina Engel, fa parte del programma London-Rome: Work in Process curato da Marina Engel e Gabriele Mastrigli, ed è realizzato in collaborazione con l’Architecture Foundation di Londra, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Fondazione MAXXI di Roma ed INARCH Lazio. Con il sostegno della John S. Cohen Foundation, del Bryan Guinness Charitable Trust e del British Council.

Witherford Watson Mann

The British School at Rome, Via Gramsci 61

Lunedi 16 novembre  2009

h 18.00 Conferenza presentata da Pippo Ciorra

h  19.30 Inaugurazione mostra

Periodo: 16 novembre – 4 dicembre 2009

Orari: dal martedi a sabato dalle 17.00 alle 19.30

Info: Tel. 06 3264939

Curatore: Marina Engel

Ufficio Stampa: Rosanna Tripaldi email: rostrip@hotmail.com; mob: 338.1965487

 

Master in exhibit & public design

Terza edizione del master istituito presso “ Sapienza” Universita’ di Roma Facoltà di Architettura “L. Quaroni”- dipartimento ITACA. E’ rivolto ai laureati (di primo livello o titoli superiori) in Architettura, Disegno Industriale e Ingeneria interessati a sviluppare una professionalità nel campo della progettazione degli spazi pubblici, interni ed esterni: allestimenti museali; stand espositivi; retail design; strutture per eventi temporanei; sistemi di fruizione e allestimento urbano. Il Master è basato su una forte interdisciplinarità tra architettura, design e comunicazione. E’ articolato in corsi teorici, corsi progettuali trimstrali e workshop tenuti da docenti universitari e da professionisti. Durata: da gennaio 2010 a gennaio 2011. Scadenza iscrizioni 22 dicembre 2009

Info: http://w3.uniroma1.it/masterexhibit

 

LETTERE

 

Francesco Orofino risponde a LPP sull’InArch

leggo la tua opinione sull’ultimo numero della presS/Tletter sull’IN/ARCH e accetto volentieri l’invito al confronto fertile, e, per liberarmi dalla palude dell’unanimismo, ti dico subito che non condivido l’approccio che traspare nella tua riflessione sull’Istituto.

 

Cosa si dovrebbe intendere oggi per identità culturale dell’IN/ARCH? Una identità stilistica, linguistica, un’adesione ad una linea di tendenza dell’architettura contemporanea? (se ne esiste una). Un’identità in base alle quale “selezionare” le architetture da promuovere, i personaggi da invitare, i dibattiti da organizzare, i Premi da assegnare? Un IN/ARCH che orienti il dibattito sulla base di precise antinomie: questa architettura si, quella no?.

 

Credo che l’IN/ARCH oggi non abbia, non voglia, non debba avere questo tipo di approccio. Come tutte le istituzioni vive, la sua natura è cambiata perché è profondamente cambiato il contesto in cui opera e le persone che lo guidano.

Ha scritto Livio Sacchi nel suo saggio sul libro “50 anni di storia dell’Istituto Nazionale di Architettura” – mi scuserà Livio per la lunga citazione – “Alcuni eredi del pensiero architettonico di Zevi - se in buona fede, probabilmente ingenui - credono che le cose non siano poi così complicate. Credono ancora, forse, che ci sia un “avanguardismo” buono da una parte e una congiura cattiva che si consuma contro di esso dall’altra. Ma l’avanguardismo, a lungo andare, non è una posizione sostenibile, soprattutto quando non c’è più con chi o con cosa prendersela.”

Quanto poi al rischio di diventare una DARC, o un Ordine o un Rotary, la soluzione non sta nel costruire una “posizione di riferimento” sul piano “culturale” ma nel ridare slancio al fatto che “non siamo un circoletto che fa conferenze” ma un’associazione che cerca di dare sostanza al difficile rapporto tra cultura ed economia facendo ragionare intorno allo stesso tavolo imprenditori e progettisti.

In questo nodo vanno rintracciate  le diverse anime dell’IN/ARCH e tra queste sarebbe bene far emergere i punti di divergenza, che sono ancora tanti e significativi.

Mi piacerebbe che l’IN/ARCH fosse sempre più in grado di incidere sulle criticità che esistono tra progetto e produzione edilizia offrendo, da questo punto di vista, un contributo tutt’altro che generico al tema della promozione della qualità dell’architettura.

Francesco Orofino

 

Caro Francesco, forse non mi sono espresso bene ma nella mia opinione sostenevo proprio che oggi e' un dato di fatto che l’InArch manifesti una pluralità di posizioni e non e' possibile certamente ritornare a i tempi di una identità unica e chiara. Sostenevo solo che quando in una associazione si danno una pluralità di punti di vista ci sono due strade. O si cerca un sempre più modesto minimo comune denominatore o si fanno emergere in un confronto aperto i punti di divergenza. Vedo con piacere che anche tu sei per la seconda ipotesi.

Per quanto riguarda l’avanguardia – ai cui ideali non credo che l’InArch debba necessariamente aderire anche se me ne dispiace- mi permetto di farti notare che e' una cosa ben più seria dell’avanguardismo. E che il problema non e' smascherare una congiura cattiva – che non c’e'- ma di aderire o meno a un progetto culturale su cui si fonda la nostra cultura moderna. A questo argomento ho dedicato l’Opinione di questa settimana. L’OPINIONE

 

TESTIMONIANZE

 

Stefano Dosi: Un concorso che ci lascia perplessi

Ricevo da altri e invio a lei per semplice conoscenza, visto che da tempo tratta anche tali argomenti.

Nulla di nuovo nella scoperta che qualcuno ha fatto, è solo molto brutto che la cosa sia così smaccatamente evidente. Specie per il primo classificato, "pilastro" (di un certo tipo di architettura, condivisibile o meno) della composizione architettonica della facoltà di architettura in questione. La cosa più buffa però è che tali soggetti partecipino e si accapiglino per un concorso di idee "di modesta entità". Ho recentemente scritto qualcosa in merito all'architettura "in tempo di crisi" (anche se di tutt'altro contenuto), ma questo è uno dei segni più evidenti. Insieme a partecipazioni di noti studi di architettura (di medio/grandi dimensioni e comunque molto conosciuti e con incarichi sempre di rilievo ed entità) a gare per servizi di architettura ed ingegneria basate sull'offerta economicamente più vantaggiosa (senza cioè progetto ma con relazione metodologica + offerta ribasso economica e tempi). Uno specchio dei tempi molto calzante: hanno tutti fame! Anche quelli da "rivista". Vuoi che abbiano capito che la continuità di flusso di cassa abbia un certo valore, circa pari al bel dettaglio per architetti nelle riviste per noi architetti?

Saluti

Stefano Dosi

 

archingiustizia@libero.it ha scritto:

 

Presenza di due docenti della facoltà di Architettura di Cesena all’interno della commissione, uno dei quali con la qualifica di Presidente di Commissione: Arch Gino Malacarne (poi sostituito dal Prof. Fabio Reinhart sempre docente della medesima facoltà) e Arch. Francasco Saverio Fera (anche redattore del bando in oggetto)

 

E' giusto che, con la presenza di ben due professori della Facoltà di Architettura di Cesena in giuria, TUTTI E TRE i progettisti risultanti vincitori comprendano all’interno del proprio gruppo di progettazione altri docenti della stessa Facoltà di Architettura? (primo classificato: Gianni Brughieri, professore della facoltà di Architettura di Cesena – ed ex preside della facoltà stessa – secondo classificato Susanna Finotti con all’interno del gruppo di progettazione il professor Armando Dal Fabbro, professore della facoltà di Architettura di Cesena, terzo classificato Valter Balducci professore della facoltà di Architettura di Cesena)

ARCHINGUSTIZIA

 

ALLEGATI

 

UN LOGO PER presS/Tfactory_Architettura e Critica

BANDO

 

Presentazione:

Stiamo cercando un logo che rappresenti la nuova associazione presS/Tfactory_Architettura e Critica e le riviste presS/Tletter e presS/Tmagazine.

 

Modalità di partecipazione:

La partecipazione è gratuita, aperta a tutti e avviene in forma singola. Ogni partecipante potrà presentare un solo progetto. Gli elaborati devono essere inviati all'indirizzo e-mail: presstletter@gmail.com entro le ore 12:00 del 2 Dicembre 2009.

L'oggetto della e-mail deve essere: Un logo per presS/Tfactory, presS/Tletter, presS/Tmagazine.

 

Elaborati:

La partecipazione avviene in forma palese, indicando sull’e-mail il proprio nome e cognome e inviando due files: uno .doc, con tutti i propri dati personali (Nome, Cognome, Data di nascita, Professione, Indirizzo di residenza) e un solo .jpeg in formato A4 con risoluzione a 300dpi in cui dovrà essere presente, oltre che al logo in forma singola, anche il suo utilizzo per ognuno delle tre diverse iniziative (con presS/Tfactory, presS/Tletter e presS/Tmagazine). Entrambi i files (il .doc e il .jpeg) dovranno essere così denominati: cognome-nome.doc/jpeg (esempio: bianchi-luca.doc/jpeg). Il logo, le cui dimensioni saranno scelte dal partecipante, dovrà essere a colori ma riconoscibile anche in bianco e nero e essere visibile anche nelle dimensioni minime di 1 cm di altezza.

 

Tema:

Il logo dovrà rappresentare al meglio le caratteristiche dell’ associazione presS/Tfactory le cui attività saranno incentrate sulla formazione nel campo dell’architettura tramite l’organizzazione di workshop e corsi, ma anche sulla divulgazione e promozione dell'attività critica nell’ architettura con concorsi, conferenze e mostre. Al contempo il logo dovrà rappresentare anche un segno di continuità con la storia e l’immagine del vecchio logo S/T che rappresenta da anni presS/Tletter e presS/Tmagazine e che intendiamo cambiare.

Infatti presS/Tfactory è frutto delle esperienze conseguite dalle riviste presS/Tletter e presS/Tmagazine che da anni si occupano di critica dell’architettura e della diffusione del dibattito per un’ architettura di qualità (www.presstletter.com).

 

Esclusione:

Sono esclusi dalla partecipazione i membri della giuria.

 

Giuria:

Claudia Alessandro, Anna Baldini, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Zaira Magliozzi, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Federica Russo, Marco Maria Sambo, Luigi Prestinenza Puglisi.

 

Premi:

I lavori saranno pubblicizzati su presS/Tletter e su presS/Tmagazine.

Il vincitore del primo premio parteciperà gratuitamente nel 2010 a uno dei nostri workshop a scelta (Architettura sostenibile, Architettura parametrica, Fotografia per l’architettura, Summer School, Allestimento)

 

Utilizzazione:

Il vincitore, ricevendo il premio cederà tutti i diritti di proprietà e il suo eventuale utilizzo all’associazione presS/Tfactory e a presS/Tletter e presS/Tmagazine.

 

Avvertenze finali:

Partecipando al concorso i concorrenti accettano e autorizzano la pubblicazione della loro proposta sulle newsletter presS/Tletter e presS/Tmagazine e sul sito www.presstletter.com. Per detta pubblicazione non è previsto alcun compenso agli Autori. PresS/Tletter si riserva, per fondate ragioni, il diritto di non pubblicare le immagini pervenute

 

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di  architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al  mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per  l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d'ora.

E' gradito  ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una  settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori  alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento,  titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un  potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne  attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni  responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è  anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica  Zerboni.