Le grandi stazioni ferroviarie,gli aeroporti,i centri polifunzionali,i musei,le gallerie,le attività commerciali che sono stati costruiti negli ultimi quindici anni in Europa,Asia e Stati Uniti incarnano il simbolo di una cultura architettonica imperante.Le opere architettoniche di grande scala si possono leggere come un’unica rete e un’unica identità globale,che richiamano e concentrano grandi quantità di persone.Sono generalmente realizzate con forme e materiali avvenenti,che le rendono sempre più simili a oggetti di design,e lasciano a chi le osserva un sensazione di stupore e insieme di estraneità,modificando in maniera invasiva lo scenario esistente.Parallelamente però continua inarrestabile,un capillare movimento,di micro-trasformazioni in totale assenza di potere, che muovono il paesaggio e le città;masse di persone che per varie ragioni si sono spostate in luoghi nuovi, modificano i paesaggi con un senso locale,domestico,quotidiano;che nella maggior parte dei casi, ricrea colori e scenari fortemente caratterizzati, mettendo in atto un processo di riappropriazione di un territorio non autoctono.I continui adattamenti di interni,espansioni o divisioni di locali, piccole aggiunte, sistemazioni e recuperi, potrebbero essere considerate la nuova forma di architettura spontanea,perché attivano una trasformazione non traumatica, ma diluita nel tempo, e spesso realizzate con materiali del luogo,costruendo una sorta di architettura di fusione.L'interazione tra realtà globale e locale è messa in atto da questo duplice movimento; uno dalle dimensioni importanti e istituzionali,il secondo spontaneo e cellulare.Il primo imperativo, l'altro adattabile alle situazioni.Gli spunti più interessanti avvengono quando gli archistar lasciano aperta la porta della casualità,dell'interazione con chi usufruirà dei nuovi spazi progettati, inserendosi nel tessuto urbano in maniera meno forte e dominante;dove gli interventi dei professioni e dei singoli disegnano insieme la città.