\\ Home Page : Articolo : Stampa
presS/Tletter n.19-2008
inserito da: lpp (del 22/05/2008 @ 12:37:02, nella categoria: Le PresS/Tletter, letto 1686 volte)

FLASH di Marcello del Campo

Il tema dell’abitare scelto per il Padiglione Italiano di Venezia
Casa Nostra
 
IN EVIDENZA
 
Qualità Italia?, Carta, Castiglioni, Greco, Bonavita, Blanco, Griffa
- Nell’EDITORIALE alcune considerazioni di Luca Guido sulla vicenda dei concorsi Qualità Italia
- Nella rubrica DOCUMENTI pubblichiamo un estratto del libro di Maurizio Carta, Creative City. Dynamics, Innovations, Actions
- Nella rubrica CORRISPONDENZE Zaira Magliozzi intervista Giovanna Castiglioni
- Nella rubrica INTERMEZZO Edoardo Alamaro ci parla di: Il mio cuore è uno zingaro, anzi un rom (dell’architettura)
- Nella rubrica LETTERE Antonella Greco interviene sull’EUR e risponde a LPP. Sull’argomento interviene anche Antonella Bonavita lamentando la latitanza dell’Ente Eur
- Nella rubrica INTERVISTE Graziella Trovato intervista Arturo Blanco di BmasC
- Nella rubrica ALLEGATI pubblichiamo  un estratto dal libro di Cesare Griffa, La città cibernetica, Collana Melusine, Meltemi editore 2008, Euro 19
EDITORIALE
 
Made in Italy- Qualità Italia
Dopo i "report" giornalistici sul "Made in Italy" stiamo seguendo quelli miseramente architettonici-burocratici, relativi ai concorsi che la DARC, ad oggi PARC, d' intesa con altri enti aveva entusiasticamente promosso con tanto di conferenze e comunicati stampa.
Ad oggi le sconsolate amministrazioni comunali selezionate per il "programma Qualità Italia 2007" (ovvero per 6 concorsi di progettazione) hanno imparato molto proprio da chi si era fatto depositario e promotore della qualità attraverso finanziamenti e competenze scientifiche.
Nel sito http://www.sensicontemporanei.it/qi/index.htm trovate tutti i dettagli, ma sostanzialmente la vicenda riguarda il blocco, o meglio l' annullamento delle procedure concorsuali ancora in corso, di tutto il programma 2007 (nessun errore: proprio 2007) a seguito dell' intervento dell' autorità di vigilanza sui contratti pubblici interpellata dall' Ordine degli architetti di Campobasso.
L' intervento sembra risalire a più di un mese fa e ha sancito che i bandi adottavano una commistione di procedure solitamente non prevista nei contratti pubblici e soprattutto che l' anonimato previsto dai bandi di concorso del programma "Qualità Italia" veniva violato proprio dal rispetto delle norme previste negli stessi bandi.
Non discutiamo su questo. Io ho sempre pensato che i concorsi debbano essere palesi, l' anonimato nei concorsi è un segreto di Pulcinella, ma se si vuole seguire una procedura, quantomeno bisognerebbe saperla adottare.
Non discutiamo neanche sulla segnalazione dell' Ordine, seguita probabilmente a quella di un collega, poiché è giusto far rispettare le regole anche se la PARC si è dimostrata approssimativa e fallace.
Tempi lunghi, errori di procedure, pazzeschi refusi nei documenti di concorso che denunciano frettolosi "copia- incolla" da altri bandi con altre caratteristiche (ad esempio nel disciplinare di incarico del concorso del comune di Olivadi in cui viene citato erroneamente quello di Torino).
Tra le cose accadute in questo "programma di qualità", vi è anche una lista di partecipanti selezionati per la seconda fase pubblicata sul sito internet sopraccitato, e poco dopo corretta; per alcuni giorni è rimasta anche una scritta ad indicare che la lista presente fosse una errata corrige di quella precedente, poi qualcuno ha pensato di rimuovere anche quella scritta. Semplice errore di battitura?
Io ne sono rimasto ferito e deluso nell' intimo poiché era il concorso a cui stavo partecipando in gruppo con altri.
Cambiamo discorso a proposito dei nominativi selezionati in più concorsi...forse era questo il vero sintomo di qualità trasversale ai temi trattati? in barba al pluralismo, ai principi di rotazione e proporzionalità da rispettare nelle gare pubbliche? Ma in fondo le commissioni operavano separatamente, tutto regolare quindi.
Come in fondo è perfettamente legittimo il fatto che persone che sono in stretto contatto con i membri e dirigenti della PARC svolgendo importanti compiti istituzionali, (come la cura del padiglione italiano alla prossima Biennale di Venezia), vengano selezionate per concorsi banditi solo formalmente da altri enti.
Ci sarebbe tanto da discutere anche sui nomi dei selezionati.
Sono stati selezionati architetti di qualità, ma anche architetti come Grassi e Portoghesi che forse erano architetti di una "certa" qualità quaranta anni or sono.
"Selezionare la vecchia guardia per valorizzare i giovani" avrà pensato la commissione giudicatrice di Campobasso. E già! "Valorizzare i giovani" era uno degli obiettivi di questi concorsi è per questo che hanno deciso di limitare la partecipazione a chi avesse già realizzato opere simili a quelle del tema di concorso, o premiate e selezionate in concorsi di architettura.
Premesso che a mio avviso tutti i concorsi dovrebbero essere a procedura aperta, ma mi viene da pensare che il requisito di valutare l' esperienza professionale in base ad opere realizzate virtualmente contrapposte a progetti sia contraddittorio.
Come può concorrere alla pari ed essere giudicato professionalmente migliore chi pur avendo ricevuto premi e segnalazioni non ha mai realizzato nulla, rispetto a chi invece ha portato a compimento l' iter progettuale realizzando l' opera e magari anch' egli a seguito di concorso? L' architettura in fondo in fondo è spazio, soprattutto quando ci viene chiesto di costruire un edificio. E poi in Italia chi riesce a realizzare un' opera non è semplicemente un miracolato, ha indubbiamente qualche qualità.
Che senso ha dunque prevedere un requisito di accesso in astratto così discriminatorio, per giunta in nome della qualità?
E soprattutto perché suggerire criteri contrastanti in merito all' esperienza professionale, quando l' intento evidentemente era un altro?
A mio avviso vi è più qualità quanto più il processo di selezione è democratico, e se proprio si doveva valutare qualcosa oltre il curriculum professionale sarebbe stato opportuno valutare un portfolio che esprimesse, attraverso opere e progetti, non tanto la capacità di vincere concorsi simili o realizzare opere simili, ma piuttosto la filosofia del proprio modo di fare architettura.
Adesso non si sa cosa succederà anche se mi chiedo in caso di conferma di annullamento delle procedure chi parteciperà nuovamente al concorso con le stesse giurie, visto che hanno già espresso un parere per quanto viziato da problemi burocratici.
Poi vi sono un altro paio di cose che preferisco tralasciare...
In fondo abbiamo capito che per avere architettura di qualità dobbiamo avere architetti di qualità, ma soprattutto questa triste storia ci dice che per  avere architettura di qualità bisogna avere innanzitutto dei committenti che esprimano professionalità e competenza.
Un evento di confronto culturale è stato miseramente trasformato in un errore burocratico.
Luca Guido
 
L’OPINIONE
 
Qualità Italia?
una sola osservazione in aggiunta all'editoriale di Luca Guido.
“L'annullamento (dei concorsi)” leggiamo in una mail della Segreteria tecnica Qualità Italia “purtroppo, è stato deciso a seguito di un parere dell'Autorità di Vigilanza per i contratti pubblici che ha dichiarato illeggittimi i bandi in quanto violano il principio dell'anonimato, poichè, gli schizzi e gli schemi grafici, richiesti nella prequalifica, consentirebbero il riconoscimento delle idee progettuali nella fase concorsuale.” Ma il bello viene con questa frase in perfetto burocratese che suggeriamo di meditare e rimeditare : “Tuttavia possiamo rassicurarvi che nel più breve tempo possibile, e con l'obiettivo ancor più forte di garantire una procedura concorsuale di qualità, i medesimi concorsi saranno ribanditi con modalità che sono già oggetto di una attenta elaborazione a norma di legge (il corsivo e' nostro n.d.R).”
Cosa dire? Dilettanti allo sbaraglio.
Ci piacerebbe sentire di qualche dirigente ( della Darc? Della Parc? Della Marc? Della Sarc? Dei Beni Culturali? Dei Sensi contemporanei? Dell’Autorità di Vigilanza?) che, vergognandosi di questa cattiva figura, si dimetta. (LPP).
 
CARTOLINE di Renato Nicolini
 
Cartolina Loft
Se non ricordo male, il loft, parola e cosa, è stata importata dall’Europa negli Stati Uniti. Viaggio imprevedibile, andata e ritorno, di un concetto, e sovrapposizione di significati, provenienti dalla politica sull’architettura.
 
Cartolina Nastro
In certe regie teatrali i movimenti degli attori debbono seguire esattamente i tempi di un nastro già registrato. Questo non è possibile nel governo della città.
 
Cartolina Viva la Polemica
Caro Luigi, vorrei ringraziarti per avere sottolineato, con le tue riserve, le posizioni di Antonella Greco e mia sull’EUR: senza opinioni diverse, una rivista non vive. D’altra parte, non ho espresso posizioni nuove, ma ho pensato che sarebbe stato curioso non chiedere ad Alemanno quanto ho chiesto (invano) a Veltroni. Non ho nessuna voglia di fermarmi a guardare indietro, e credo si debba porre in primo piano non le vecchie polemiche, ma il futuro di Roma. E’ però diversa la situazione di una scelta fatta, rispetto ad una proposta il cui iter non è ancora concluso. Soprattutto, mi sembra che, il futuro dell’EUR, passi (avanzo una proposta estemporanea) per un festival internazionale dell’effimero e delle arti di strada, una sorta di grande Brigadoon, una città del teatro che ad un certo punto scompare e riappare in forme diverse l’anno successivo: piuttosto che per l’acquario virtuale. Per la Nuvola di Fuksas piuttosto che per i mezzi grattacieli residenziali della Renzo Piano Workshop Building. Per il museo dell’audiovisivo nelle Torri di Ligini piuttosto che l’improbabile riuso in questo modo del Palazzo della Civiltà Italiana di Lapadula. Naturalmente passa -ancora di più- per una Roma capace di guardare il presente e di progettare il futuro, anziché ripiegare nostalgicamente sul grande passato alle proprie spalle.
 
FOCUS SU… di Diego Caramma
 
Filastrocca del gaio architetto
Offrendosi di parlare nel paese da lui tanto disprezzato,
dove neppure per sogno l'avrebbero invitato,
l'architetto descrisse, con la retorica cui ci ha de tempo abituato,
un progetto giustamente assai criticato.
Disse ostentando grande compiacimento:
"Ho realizzato, con grande ardimento,
un edificio che con buona ragione
può contenere tutto Campione".
Tra il pubblico americano, per un momento
si avvertì, pare strano, grande sgomento.
"Ma, di grazia", si sentì dalla sala domandare,
"non le pare che l'intervento si sarebbe dovuto limitare?"
"Oh, niente, affatto", fu la risposta dell'illustre architetto,
"è il committente che ha ordinato il progetto.
Ho eseguito ciò che è stato espresso in forma di desiderio.
Disattenderlo, non sarebbe stato gran che serio".
Così si congedò il gaio e narciso architetto,
tra lo sconcerto di un pubblico che rimase interdetto.
 
IL TELEGRAMMA di Stefano Casciani
 
Mostra Asdrubali
Mostra-Gianni-Asdrubali-a-Milano-Galleria-Artra-STOP
architetti-milanesi-precipitanosi-inaugurazione-STOP-
Per-pittura-bravo-Gianni?-STOP
-No-perchè-curatore-Emiliano-Gandolfi-co/curatore-prossima-Biennale-Architettura-Venezia-STOP
 
DOCUMENTI
 
Maurizio Carta: Creative City
La città è una potente risorsa di innovazione e qualità. E le città che investono in ricerca, innovazione e rigenerazione attraverso la cultura e la creatività sono quelle all’avanguardia in Europa, luoghi dove la qualità della vita è più elevata, dove la cultura, l’arte, l’architettura e l’urban design hanno un ruolo e un significato attivi ed agiscono sul tessuto sociale e urbano, nonché sulla costruzione di un nuovo ed evoluto concetto di cultura delle città.
La città creativa è oggi una realtà che in molte parti del mondo ha già dato i suoi frutti generatori di qualità, in termini di dinamiche di sviluppo, di innovazioni di pregio e di azioni dietro le quali spira il vento della creatività urbana. Il libro è in primo luogo un manifesto, una rappresentazione chiara e articolata di cosa siano le città creative e quale senso abbia parlare di creatività urbana, in una fase di espansione della popolazione urbana e nell’attuale fase della forte competizione delle città per attrarre persone, capitali ed eventi che possano generare nuova qualità e sviluppo. Oggi le Olimpiadi o l’America’s Cup, le Expo o la nomina a Capitale Europea della Cultura costituiscono dei formidabili “moltiplicatori di capitale urbano”, consentendo alle città di generare nuove economie, di attivare dinamiche di sviluppo che si connettono alle reti-mondo.
“Creative City” è una ricerca-rassegna, un atlante di progetti urbani, di paesaggio ed architetture, che raccoglie numerosi esempi di buone pratiche di creatività per il cambiamento della città contemporanea, tra cui Amsterdam, Barcelona, Bilbao, Bordeaux, Genova, Hamburg, Lyon, Lisboa, Marseille, Newcastle, Palermo, Rotterdam e Valencia: città creatrici di nuova cultura urbana. Le “piccole capitali creative” vengono interpretate attraverso un atlante di mappe, dati, informazioni e confronti utili per capire cosa accade e come si evolve l’Europa urbana nella quale viviamo e quali prospettive si aprono nei prossimi anni.
La prima questione affrontata dal libro è il modo in cui, parlando di città creative, si possa fare riferimento ad una azione progettuale che mira, per sua natura, non a costatare le migrazioni feconde di coloro che appartengono alla classe creativa, ma a puntare irreversibilmente a trasformare le città in generatrici di creatività.
Il percorso che segue il libro è, quindi, generato dall’individuazione di alcuni concetti chiave, affascinanti e insieme chiarificatori, della creatività urbana: Le tre C della città creativa: Cultura, Comunicazione e Cooperazione sono alla base delle proiezioni future della città creativa, capaci di potenziare l’ambiente urbano creativo su cui attivare la creative city del XXI secolo.
Nell’ottica strategica con cui le città creative vengono analizzate nella prima parte del libro, il lettore si domanderà come sia possibile evitare che le grandi metropoli schiaccino inesorabilmente le “piccole capitali creative”. La risposta si fonda sulla capacità delle città medie di essere nodi territoriali di reti più vaste, soprattutto culturali, di eventi artistici, sportivi, nodi di reti di innovazione e ricerca, di turismo e loisir.
Si delinea, quindi, la possibilità di pensare ad un territorio fatto di reti in cui le città siano nodi creativi produttivi e svolgano attività di ridistribuzione delle risorse e in cui l’azione progettuale dosa le forze di agglomerazione e dispersione, le tensioni all’innovazione e alla conservazione e riduce le conflittualità sociali.
Da qui, l’ultima parte del libro, guarda le città creative attraverso l’ottica delle città liquide che interpretano la nostra contemporaneità fluida descritta dal filosofo Bauman e che sono nodi privilegiati della rete delle città medie europee e in cui la seduzione, il dinamismo e l’innovazione della città creativa sono fortissime.
Il libro è quindi rivolto agli studiosi del mutamento urbano ma è anche importante per chi volesse guardare le Città del Mondo da un’ottica nuova, inaspettata nella loro fluida reticolarità, per immaginarne la loro evoluzione secondo gli stimoli, i principi e le idee della città creativa.
 
Maurizio Carta, Creative City. Dynamics, Innovations, Actions, Barcelona, List, 2007 (edizione italiana-inglese)
 
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
 
Bruce Fifield a  Roma
L'ergonomia tra innovazione e progetto, conferenza di Bruce Fifield Design Continuum per la rassegna InteractiveObject1.0 a cura di Lorenzo Imbesi . 29 maggio Prima Facoltà di Architettura "Ludovico Quaroni", Aula F2 via Flaminia, 72 – Roma ore 17.00
 
Andrea Branzi a Como
Inaugurazione mostra  di Andrea Branzi, Oggetti e territory. 24 Maggio presso la Pinacoteca Civica di Como alle 18.00 e presso Milly Pozzi Arte Contemporanea alle ore 19.00.
 
Esplorando il Contemporaneo a Camogli
Giovedì 22 maggio 2008 dalle 11:00 alle 18:00. Esplorando il Contemporaneo. Focus, Architettura Genova. Coordinatore : Pino Scaglione Protagonisti: Franz Prati e Marco Casamonti, Manuel Gausa, Mosè Ricci, Nicola Braghieri, Giovanni Galli, Massimiliano Giberti, Gianluca Peluffo, Simona Gabrielli, Pietro Carlo Pellegrini, Alessandro Valenti, Riccardo Miselli, Valter Scelsi. Presso l'Hotel Il Cenobio dei Dogi, Camogli
 
Origen de la Vida:Etica y Ciencia a Madrid
L’ambasciata di Italia e l’Istituto Italiano invitano alla conferenza Origen de la Vida:Etica y Ciencia. Giovedì 29 maggio 2008 ore 19.30. Participano: Edoardo Boncinelli, Antonio Garcia-Bellido. Modera: Vincenzo Cappelletti. Istallazione: El Cuerpo Imaginado. Artista invitata Claudia Bonollo. Presenta: Ornella Flore. atelier meta-morphic. calle desengaño, 6 - 6º · 28004 Madrid
 
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
 
n!studio, Pensare la Materia a Roma
mostra di architettura n!studio, Pensare la Materia dal 15 maggio al 5 giugno curatori: prof. Antonino Saggio, arch. Rosetta Angelini Curatori, allestimento: n!studio. Come Se Architectural Gallery, via dei Bruzi 4/6, Roma
 
Mario Sasso a Roma
Mario Sasso, Urban Life Galassie Urbane. dal 29 aprile 2008, al  20  maggio 2008 Mostra a cura di Massimo Riposati e Mario Iannelli Presentazione di Patrizia Ferri Catalogo Edizioni Carte Segrete Orari: dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 20.00 o su apputamento. ph7 Art Gallery Via della Scrofa 46 – 00186 Roma Tel. +39 06 45550864
 
Pechino 2008 a Roma
Dal 10 febbraio all’8 giugno 2008 il Museo delle Mura di Roma ospita, per la prima volta in Italia, il lavoro di Huang Rui, uno dei più importanti artisti cinesi contemporanei. Pechino 2008: il tempo, gli animali, la storia. Un’opera di Huang Rui è una grande installazione, appositamente concepita per il Museo delle Mura di Porta San Sebastiano da un progetto originario ideato per la Galleria Sala 1 di Roma. L’iniziativa è curata da Mary Angela Schroth e Adriana Forconi, ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
 
Gianni  Asdrubali a Milano
Gianni  Asdrubali mostra Zigroma a cura di Emiliano Gandolfi
Dal 15 maggio al 30 giugno 2008. aperto dal martedì al sabato 10,30 13.00 / 15.00 19.00. Galleria Artra. Via Burlamacchi 1. 20135 Milano.
 
Gruppo A12 a Milano
Gruppo A12, partecipa alla mostra Junkbuilding arte urbana presso la Triennale Bovisa, con il progetto Piccoli spazi da trattare con gentilezza. Triennale Bovisa Milano dal  5 - 24 Maggio 2008  Un progetto di Alberto Mario Saruggia,  a cura di Davide Giannella e Maria Chiara Piccioli
 
Torino Geodesign a Torino
Mostra Torino Geodesign, La mobilitazione dell'intelligenza collettiva - 48 progetti per Torino. Palafuksas - piazza della Repubblica 25. La mostra, a cura di Stefano Boeri e coordinata da Lucia Tozzi e Stefano Mirti, rimarrà aperta al pubblico dal 24.05.2008 al 13.06.2008
 
Mario Cucinella Architects a Torino
Mario Cucinella Architects mostra: Energia dell’architettura alla Cavallerizza Maneggio Chiablese, via Verdi n.9 Torino dal 9 al 28 maggio 2008 dalle ore 14.00 alle 20.00 escluso il lunedì.
 
Steven Holl-Heinz Tesar a Polignano a Mare
Steven Holl-Heinz Tesar architettua contemporanea a confronto a cura di Paola Iacucci e Antonella Mari. Dal 16 maggio all’8 giugno 2008. Orari dal mercoledì al sabato ore 18/21, domenica ore 11/13 e 18/21. Palazzo Pino Pascali. Polignano a Mare
La città che cambia a Ferrara
Mostra fotografica La città che cambia dal 10 maggio 2008 all’08 giugno 2008, presso Casa Ariosto, via Ludovico Ariosto, 67, Ferrara. Orario: dal martedì al sabato 10.00/13.00 e 15.00/18.00. domenica 10.00/13.00. lunedì chiuso
 
DcomeDesign a Biella
DcomeDesign, la mano, la mente, il cuore. Una comunità in posa tra stereotipi e visioni: le immagini di Clementina Corte tra Otto e Novecento. Dal 25 maggio al 22 giugno 2008 Spazio Pria, Salita di Riva,3 Biella.
 
Paesaggi Piemontesi a Biella
Paesaggi Piemontesi  dal 24 maggio al 6 luglio 2008  Biella 2008 – New York 2009  Architettura e paesaggio sono i temi della mostra che muove da Biella e approda a New York. L’idea è di rappresentare, nella provincia come nel mondo, una specificità che ha preso corpo in un territorio unico: il Piemonte. Si mettono in mostra alcuni frammenti di architettura e di paesaggio, d’arte e di letteratura, che guardano al futuro e dialogano con il passato, che oscillano tra la necessità di radicarsi e il desiderio di sradicarsi nel e dall’ambiente circostante. Biella Città dell'arte, via Serralunga 27, Biella dal 24 maggio al 6 luglio 2008
 
La complessità dell’architettura contemporanea a Venezia
Università degli Studi di Venezia Facoltà di Architettura Martedì 27 maggio 2008, ore 17,00 Santa Marta, Auditorium. La complessità dell’architettura contemporanea e il suo racconto. Giancarlo Carnevale, Renato Bocchi, Nicola Sino poli, Valeria Tatano, Giovanni Mucelli, Nicola Leonardi, Durante l'incontro verrà presentato il n. 026 della rivista Architecture&Tecnologies in detai. A cura di Monica Scanu, con la collaborazione del Dipartimento di Progettazione Architettonica.
 
Terribly Emotional a Bellinzona
Mostra Terribly Emotional a cura di Viana Conti Artisti: Stefania Beretta, Vittorio Corsini, Roberto De Luca Matteo Fato, Giuliano Galletta, Mauro Ghiglione, Jean-Pierre Giovanelli, Urs Lüthi, Federica Marangoni, Giuliano Menegon, Chantal Michel, Franco Vaccari, Cesare Viel  Sede: Castello di Sasso Corbaro, Torre del Mastio,  Bellinzona  dal 15 marzo 2008 al 1 giugno 2008 aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00
  
Italia sostenibile al London Festival of Architecture
La sfida dell’Italia sostenibile al London Festival of Architecture 2008 dal 20 giugno al 20 luglio 2008 con l’evento Sustainab.Italy. Energies for Italian Architecture un video, una mostre e tanti appuntamenti. selezionati 41 progetti su 174
 
Le Corbusier, l'arte dell'architettura a Lisbona
Una retrospettiva sui lavori dell' Architetto del secolo, Le Corbusier, che intende sottolineare l'attualita' della sua 'lezione' per l'architettura contemporanea e urbana. Intitolata Le Corbusier - L'arte  dell'Architettura, l'esposizione sara' aperta a Lisbona dal 19 maggio al  17 agosto presso il Museu Colecçao Berardoa e sara' seguita da successive  mostre a Liverpool e Londra.
 
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico 
 
Mostra didattica a Napoli
Da mercoledì 20 maggio sarà possibile visitare una mostra dei lavori svolti nei corsi di Allestimento e Museografia 1° e 2°. 20-28 maggio, Saletta conferenze della biblioteca di Palazzo Gravina, Via Monteoliveto 3, Napoli.

Andrea Palladio e la costruzione dell'architettura a Parma
Venerdì 23 maggio si terrà la conferenza dal titolo Andrea Palladio e la costruzione dell'architettura. Ricordare il V centenario a Parma a cura di Aldo De Poli e Chiara Visentin. Ore 9,30ˆ18,00, Sede didattica Ingegneria, Aula 8m Campus Universitario, Parma.

Paesaggi contemporanei a Roma
Il convegno si propone come importante occasione di studio e di riflessione capace di coinvolgere e sollecitare i diversi metodi e culture rappresentativi degli studiosi e dei gruppi di ricerca afferenti all'Ateneo. Il tema della città contemporanea e dei tanti immaginari che la attraversano viene posto a confronto con la realtà di Roma, città eterna ma al tempo stesso città che va mutando sotto il profilo antropologico, architettonico, culturale, economico e mediatico.28 maggio, Museo dell'Arte classica, Odeion; 29-30 maggio, Rettorato Università Sapienza, Aula Magna, Roma.

Progettazione di chiese a Ravenna
La data di scadenza del bando relativa al Corso di Alta Formazione in Progettazione di chiese è stata prorogata al 16 giugno 2008.Il Corso propone una serrata indagine critica nel campo della progettazione delle nuove chiese e dell'adeguamento liturgico e valorizzazione di quelle esistenti secondo i criteri della riforma liturgica e dell'ecclesiologia del Concilio Vaticano II, agendo nel vivo del dibattito in atto che coinvolge in maniera trasversale le arti e la liturgia.Partecipanti: laureati in Architettura, Ingegneria, Conservazione dei Beni Culturali, Lettere, Tecnologie per la conservazione ed il restauro dei Beni Culturali o equipollenti; baccalaureati e licenziati in materie teologiche, bibliche e liturgiche; diplomati.Costi: • 1.200,00. Info:www.cittaeterritorio.unibo.it
 
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
 
Lo Studio-Museo delle emozioni
Appena usciti dal suo studio nella storica Piazza Castello di Milano un’ insostenibile malinconia spingerebbe a tornare indietro per assaporare ancora un po’ quell’ esperienza magica ma verissima che si vive nel visitare la casa studio di uno dei nostri maestri del Design. Ad accoglierci è la figlia Giovanna, guida speciale a sottolineare il carattere tutto familiare e intimo che si respira all’ interno dello studio. Luogo di lavoro preferito di Achille Castiglioni in cui, insieme al fratello Pier Giacomo, nel ‘62 intraprese la sua fantastica avventura tra Design, Allestimenti e Architetture. La natura del suo lavoro, si sa, è universalmente riconosciuta in tutto il mondo, ma quello che stupisce entrando nel suo mondo è, piuttosto, la natura genuina e allegra con cui tanti progetti, oggi icone del design italiano, hanno preso forma. La figlia ci racconta dei viaggi e dell’ innata curiosità, che da sempre lo ha accompagnato, verso oggetti “anonimi” di uso comune che collezionava in giro per il mondo e che, se da un lato rappresentavano lo spirito e la cultura dei luoghi visitati, dall’altro erano fonte inesauribile di ispirazione per i suoi progetti. Si, è proprio questo quello che rimane impresso più di tutto quello che si è scritto e letto su di lui. La sua naturale propensione a imparare da ciò che lo circondava per renderlo migliore, accessibile e utile ad una comunità diffusa.
Abbiamo, così, chiesto alla figlia Giovanna, nonché guida dello Studio Museo di raccontarci qualcosa di più di questa scelta di tenere aperto e in vita un luogo così particolare.
 
- Come è nata l’idea di questo Studio Museo?
Giovanna Castiglioni: Quando nel dicembre del 2002 Achille Castiglioni è mancato è sorto un problema professionale ed affettivo per noi eredi: mia mamma e noi tre figli (Carlo, Monica ed io). L’idea da subito però è stata quella di voler condividere questo “mondo” con tutte le persone interessate, così come ha sempre fatto lui in vita. Nell’ottobre del 2005 l’intervento di Triennale è stato determinante per la nostra famiglia per poter tenere aperto questo luogo della memoria, in quanto è uno dei pochi studi degli anni ’60 rimasto praticamente intatto e tutt’ora vivo, vuoi per le innumerevoli visite che riempiono di soddisfazione le persone che lavorano nello studio, vuoi per il preciso lavoro di archivio in atto. Si deve quindi alla volontà della Triennale se Milano ha questo spazio citato da molte riviste e varie pubblicazioni delle guide sulla città di Milano (es. Wallpaper - City Guide).
 
- Che tipo di persone vengono a visitarlo?
G.C.: I visitatori possono essere studenti di varie scuole fino ai più piccoli delle scuole medie, professori, professionisti o semplicemente curiosi che magari hanno un oggetto di Castiglioni e desidera vedere il luogo dove è stato ideato. A volte alcuni visitatori non sanno di avere un oggetto di Castiglioni a casa e lo scoprono qui, in studio…con sommo mio piacere, ti dirò, perché quello che ha sempre trasmesso Achille con i suoi progetti dal 1960 fino ai giorni nostri è che “la sfida dell’Industrial Design è di entrare nelle case di tutti senza dover esser ricordati come progettisti bravi o meno, ma per un progetto che funzioni”.
 
- Cosa cerchi di comunicare loro? Come pensi sia possibile trasmettere, a chi non ha conosciuto tuo padre, il carattere che c’è dietro ogni idea progettuale?
G.C.: Ci sono due attività parallele che stiamo intraprendendo nello Studio Museo Achille Castiglioni: l’ordinamento e la digitalizzazione dell’archivio e le visite guidate per i visitatori. Per archivio intendiamo tutto ciò che è presente in studio come lucidi, schizzi, disegni tecnici, fotografie, modelli di allestimenti, prototipi, negativi fotografici in vetro, fotografie, libri, riviste…Con le visite guidate invece cerchiamo di far entrare nel modo di progettare di Achille Castiglioni attraverso le connessioni logiche e quindi il suo metodo di insegnamento. È stato docente universitario per 24 anni tra il Politecnico di Torino prima e poi al Politecnico di Milano. Quindi non è una visita storica, bensì un modo attivo di stimolare le varie possibilità progettuali. In particolare posso dirti che la mia visita è sempre diversa a seconda di chi ho davanti e a seconda anche delle domande che mi vengono fatte durante il tempo a disposizione. È possibile infatti attraverso le 4 stanze dello studio seguire l’iter progettuale di Castiglioni toccando i modelli, guardando i prototipi, seguendo la scelta dei materiali e capendo il perché di certi nomi dati agli oggetti di Industrial Design, ascoltando le storie legati ai progetti e respirando l’aria del tempo attraverso lo scricchiolio del parquet di legno. Esperienza difficile da descrivere, ma che invitiamo a vivere direttamente.
 
E, seguendo il consiglio di Giovanna, anche abbiamo provato questa esperienza dal vivo. Facendo il giro con un gruppo di giapponesi (venuti a Milano appositamente per il Salone del Mobile), scopriamo aneddoti e curiosità che hanno caratterizzato l’attività lavorativa di Castiglioni. Ci accomodiamo attorno al tavolo delle riunioni (su cui spesso amava salirci in piedi!), ci sediamo su i primi prototipi delle sedie da lui progettate, veniamo invitati ad indovinare da dove provengono le sue scelte progettuali, scopriamo quello che c’è dietro la scelta dei nomi bizzarri dei suoi oggetti (come ad esempio “Sella” in onore del Giro d’Italia e “Diablo” che prende forma dal gioco in cui spesso Castiglioni si cimentava), scopriamo il rapporto amichevole che instaurava con i suoi studenti (a cui amava spiegare e far conoscere gli oggetti “anonimi” che collezionava) e dulcis in fundo notiamo appeso alle pareti, incorniciato, un oggetto di cui la paternità è sconosciuta ai più e proprio per questo lo ha reso punto di orgoglio dei progettisti: l’interruttore rompitratta. Scopriamo, infatti, che gli “inventori” di questo diffusissimo oggetto sono proprio i fratelli Achille e Pier Giacomo. Insomma, ci caliamo a pieno in un mondo di idee, sogni, giochi e progetti, viviamo in prima persona quaranta anni di “quel” Design italiano carico di senso e immaginazione di cui, a dire la verità, sentiamo un po’ la mancanza.  
 
Per approfondire:
Studio Museo Achille Castiglioni, Piazza Castello 27, 20121 Milano, tel.+39.02.805.3606
www.achillecastiglioni.it

 
RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini
 
Tradire la tradizione
Tutti i giorni mi meraviglio della mancanza di intelligenza nel costruire. Tutti i giorni osservo la sapienza del costruire tradizionale, premoderno. Mi domando: come abbiamo fatto a perdere il patrimonio di conoscenze, di sapienza, di efficacia e di utilizzo efficiente dei materiali dei nostri predecessori che oggi chiamiamo sostenibilità? Oggi è chiaro a tutti che il nostro futuro si gioca solo non in rotta di collisione con gli equilibri dinamici dei sistemi naturali, tuttavia continuiamo a costruire in modo stupido. Con grande spreco di risorse, con inefficienza, con approssimazione. La sola via che può salvarci è la comprensione del messaggio virtuoso della tradizione, non per imitarla nel pittoresco (a proposito: vedremo la nuova Roma come un villaggio del Dorchester? ), ma per ereditarne i saperi. Certo, ci vuole tanta fatica, ma possiamo fare tesoro del passato solo se continuiamo a guardarne il volto.
 
WILFING di Salvatore D’Agostino
Per anteprima cerca contatto su skipe: salvatoredagostino7@gmail.com
 
- 0016 [SPECULAZIONE] Guardando la puntata di Anno Zero, andata in onda su rai due giovedì 15 maggio, ‘Se li conosci li eviti’, mi è venuta in mente una considerazione di mio zio immigrato negli Stati Uniti nella metà degli anni sessanta, a proposito delle nozze di suo figlio con una ragazza di origini cinesi: «Io non sono razzista, ma ho semplicemente detto a mio figlio, immaginami  con un nipote con gli occhi a mandorla!»
La stessa profonda radice xenofoba e ipocrita l’ho riscontrata nella puntata in Roberto Castelli, quando dice: «se l’Italia ha bisogno di extracomunitari decidiamo noi il numero» un discorso numerico/commerciale/schiavista. L’Italia ha solo bisogno di schiavi.
Omeya Seddik, leader delle banlieues parigine, ha risposto a questa considerazione, dando del ‘delinquente’ all’ex ministro della giustizia.
In una intervista a Paolo Berizzi, autore del libro ‘Morte a 3 euro’ nella puntata del programma di radio tre, fahrenheit, dice: «Qui ogni giorno, all’alba i caporali arrivano con i loro camioncini, con le loro auto, fanno il pieno, selezionano, caricano questi schiavi secondo delle esigenze di giornata e li distribuiscono nei cantieri della ricca Lombardia, della Milano che aspetta l’EXPO 2015, ma che fa finta di non vedere che ci sono ogni giorno persone la cui vita viene consegnata in mano a questi caporali». Racconta dell'illegalità diffusa e della mancanza di regole nei cantieri, lui stesso per quindici giorni si è finto clandestino per poter fare questo reportage e afferma che in Italia ci sono 5 milioni di lavoratori in nero, di cui 1,5 milioni sottoposti a caporalato che produce 4 miliardi di euro.
Per Castelli, il giornalista presente alla trasmissione di Santoro, Paolo Berizzi non è lombardo ed è scollegato con la realtà lavorativa del nord, peccato che Berizzi sia di Bergamo.
Stefano, sul blog di Anno zero, commento n. 553, dice: «castelli, vai alla rotonda autostrada di bergamo alle 5 di mattina.. e chiediti che ci fanno tutti quei stranieri.. castelli, di sicuro non lavori a bergamo.. perche altrimenti sapresti che in OGNI cantiere c’e’ gente in nero!!!!»
Qualcosa in Italia sta cambiando: permettiamo che alcuni camorristi non digeriscano la rivolta antipizzo degli zingari e facciano degli sgombri autogestiti. La notizia, che in un primo momento era balzata sulla cronaca, adesso è stata deviata sul filone indecenza campi rom. Come dice Gerardo Di Ponticelli: «La verità è che sulla stampa locale alcuni rom avevano denunciato il racket del clan dei Sarno che qui comandano; dissero qualcosa tipo 50 euro per ogni baracca e per la licenza ad accattonare, il che non è vero». La reazione è stata quelli di respingerli mentre lo Stato stava a guardare inerme.
Non importa se il 9,2% del PIL è dato dalla forza lavoro non italiana e che ci sono 120.000 clandestini che lavorano come muratori, perché da ipocriti fingiamo di essere un paese accogliente a condizione che rispettino le nostre leggi, rifuggendo nel più ottuso provincialismo, perché fondamentalmente l’italiano è misoneista, ha una profonda paura del nuovo.
Da questa inchiesta si deduce che l’edilizia in Italia ha due radici economiche: la manodopera in nero e l’irriconoscibilità del lavoratore, più è fantasma meno problemi burocratici/626/qualitativi.
Se crediamo nell’architettura, non possiamo far finta di niente, perché questo fa comodo agli ingegneri dei grandi numeri, all’architetto del balcone tondo e al geometra tutto fare che non devono rispondere a nessun senso estetico ed etico.
Altrimenti l'Italia rischia di essere una Repubblica fondata sul cemento in nero:
 
- 0006 [MONDOBLOG] Intervista di Salvatore D'Agostino a Emmanuele Pilia curatore del blog PEJA TransArchitecture Research
 
Salvatore D’Agostino: Ci puoi spiegare perché un blog dal titolo 'TransArchitecture'?
Emmanuele Pilia: Credo che sia una questione chiave! Prima di tutto potrei iniziare a parlare della questione della transarchitettura, o come viene chiamata tante volte erroneamente, architettura virtuale. La transarchitettura è una disciplina di confine tra le scienze molli, l'ingegneria informatica, la grafica ed ovviamente, offrendosi come spunto euristico per la progettazioni di "spazi", l'architettura. La prima definizione di transarchitettura è di Marcos Novak, che parla più o meno come spazi "tra" il virtuale ed il reale. Dunque quella radice non ha niente a che vedere con le transavanguardie come vorrebbero alcuni critici italiani. Ecco, il mio blog nasce proprio per parlare di questo.
 
SD: A cosa serve un Blog per uno studente e un futuro professionista?
EP: Ho letto la tua intervista a Giorgio Muratore, e sinceramente sono d’accordo con lui: un blog non serve a nulla, quindi è indispensabile. Anche se credo che ci siano "troppi" blog di architettura in cui non si parli di assolutamente niente. La gente, presa dalla possibilità di poter parlare davanti ad una platea potenzialmente infinita, si fa prendere la mano e troppo spesso scambia il concetto di "critica/teorica" con quello di un servizio di cronaca. Dunque, può essere una bella vetrina ovviamente, ma come penso sai, ha bisogno di sforzo per non annacquare nella globalità in cui si inserisce.
 
SD: La transavanguardia è un movimento artistico italiano e come dici tu non ha niente a che vedere con la 'Transarchitecture' chi sono (se ci sono) i tuoi padri di riferimento?
EP: Mi piacerebbe dire di essere un autodidatta dato che ho scoperto solo dopo aver intrapreso questa ricerca chi erano i padri fondatori, ma come dicevo prima, il primo che ha parlato esplicitamente di architettura virtuale è stato Marcos Novak. Un personaggio che dopo essere caduto un po’ in disgrazia intorno nel 2003 ha smesso di produrre materiale teorico. Successivamente, stimolati da questa ricerca, altri architetti e pensatori hanno iniziato a lavorare su questi concetti. Per citare i più originali, Lars Spuybroek e Maurice Nio, che ho avuto il piacere di conoscere, Kas Oosterhuis, che ha prodotto transarchitetture vere e proprie, anche per la biennale di architettura del 2004 e Greg Lynn. Ma credo che il concetto di spazio virtuale nella sua formulazione su cui oggi lavoriamo ancora debba essere cercata altrove, e precisamente nella cinematografia e nella letteratura. Chi parla per la prima volta, descrivendone i paradigmi in modo veramente profetico è William Ford Gibson nel Neuromante. E' un libro che in alcuni passaggi può apparire un saggio di Derrick De Kerckhove. Poi dovrei citare anche il film "The Cube", che per capire il riferimento occorre vedere il film. Eccezionale.
 
S.D: Ci spieghi qual è l'approccio progettuale, il movimento ideativo, creativo ed esecutivo per un architetto 2.0?
EP: Avendo scoperto che la transarchitettura, che ripeto come disciplina è nascente, contiene personaggi tanto variegati da farne non tanto un movimento unitario, ma una procedura euristica, posso parlare di come lavoro io. In realtà nel processo ideativo/formale non trovo eccessive differenze con la procedura di un edificio solido, se nonché cerco di interrogarmi sulle nuove "funzioni" a cui deve essere adibita la transarchitettura che si sta progettando, e che bisogni dovranno avere gli Avatar che dovranno fruire questo "spazio". Vorrei specificare che per me è molto importante far chiarezza su un aspetto: la mia non è futurologia, si sta parlando di una problematica che per quanto temporalmente distante, sta sempre di più incombendo. Prendendo spunto dalla psicologia della Gestalt, e prendendo coscienza che entro massimo una decina di anni saranno diffuse periferiche uomo/macchina che si interfacceranno direttamente con la mente, trovo di primaria importanza una comunicazione dello spazio che eviti in maniera assoluta lo shock come valore, ma si faccia sensuosità. In finale, dietro i "bisogni" dell'avatar, ci sono le pulsioni di chi manovra quel manichino.
 
SD: Per il programmatore/hacker Richard Stallman, ideatore del copyleft, la conoscenza dei software avviene leggendo semplicemente i manuali. Come è avvenuta o avviene la tua conoscenza?
EP: Leggendo i manuali (su internet)…
 
SD: Sfruttando le potenzialità della 'condivisione' che stanno alla base della filosofia 'Wiki' e dell'architettura 2.0?
EP: Certo, anche! E' una cosa in cui credo molto. La vedo vicino al concetto di senso civico: se la gente invece di creare micro/vandalismo informatico collaborasse ad una valorizzazione dello spazio più fruito oggi (il web) si eviterebbero tanti problemi di obsolescenza delle informazioni cui la cultura contemporanea è afflitta.
 
SD: Quali sono i tuoi strumenti?
EP: Un notebook che sta per andare in pensione, ed un set di programmi che ho scelto per le possibilità euristiche che mi offrono:
Rhinoceros per la geometria Nurbs, Blender per lo scripting delle forme, Cinema 4d perchè è italiano, e come dice Rem Koolhaas, è stupido andare contro il sistema, noi dobbiamo riuscire a migliorarlo. Poi ovviamente, come tutti gli architetti, sono schiavo del Cad...
 
SD: L'università di oggi prepara l'architetto del futuro?
EP: Nelle più banali delle ipotesi: no! Ma non solo perché non prepara alla realtà lavorativa, ma perché il corpo docente per lo più è composto da un disomogeneo insieme di intenti, che nella loro complessità abbozza tanti temi, senza affrontarne seriamente nessuno:
 
- 0007 [MONDOBLOG] Il primo blog risale al 17 dicembre 1997 a cura di Jorn Barger. Gli serviva come promemoria per i siti che consultava. In seguito, cominciò ad inserire note per la sua ricerca sull’intelligenza artificiale e su James Joyce, che, secondo il blogger, è il padre della psicologia descrittiva che sta alla base dell’AI (Artificial intelligence).
Il sito ‘Archiblog’ riprende la filosofia originaria di Barger e ci fornisce ogni giorno una rassegna dei blog curata da architetti e altri specialisti di lingua inglese-spagnola-portoghese-francese-italiana. Importante da consultare:
http://archiblog.info/it/ (22 maggio 2008)
 
LA STORIA IN PILLOLE di Rossella de Rita
 
Il Monte di Pietà di Roma
Il Monte di Pietà di Roma fu fondato nel 1539, quasi settant’anni dopo l’istituzione del primo monte a Perugia. Considerando lo stato di particolare miseria in cui viveva gran parte della popolazione romana, il ritardo può essere spiegato considerando la particolare funzione svolta dagli ebrei. Nella città papale erano questi ultimi a occuparsi del credito in tutte le sue forme e la Curia traeva notevoli vantaggi nel ricorso ai banchieri israeliti, per mantenere il controllo del mercato finanziario locale e quindi della politica comunale. Fondato il Monte, fu posto l’esplicito divieto agli ebrei di servirsi di esso, proibizione rimasta in vita fino all’Ottocento, ma in realtà non vi fu un’effettiva concorrenza con i banchi feneratizi ebraici che, comunque, trovarono il modo di servirsi di esso e anzi di utilizzarlo, spesso tramite prestanome, per rimpegnare oggetti ricevuti in garanzia.
Il monte di Roma non fu dotato di un patrimonio stabile; il capitale per la sua attività era assicurato per lo più da atti di liberalità e beneficenza, come anche dalla possibilità di raccogliere depositi fruttiferi al 4%. Questi dovevano essere eseguiti in modo che risaltasse l’utilizzazione sociale da parte del monte, che doveva impiegarli esclusivamente per far prestito ai poveri. Nel 1584, fu reso obbligatorio il versamento dei depositi giudiziali superiori a cinque scudi, presso il Banco controllato dal Monte, permettendo all’Istituto di contare su un capitale stabile per fare fronte alle esigenze del prestito. Le disponibilità liquide aumentarono e l’autorità ecclesiastica cominciò a interessarsi attivamente alla sua vita. Lungo tutto l’arco del XVII secolo, il rapporto con lo Stato divenne sempre più stretto, fino a che il Monte si trovò al centro di una complessa trama di rapporti, che regolava l’attività finanziaria della Chiesa e influivano in modo determinante sull’andamento complessivo della vita economica e sociale. Questi stretti legami portarono, nel corso del XVIII secolo, a un’utilizzazione sempre più vasta delle casse del Monte, per soddisfare la politica economica dello Stato pontificio, tanto da far assumere all’Istituto un ruolo pubblicistico sempre più spiccato ma corrodendo, di contro, il suo capitale, rendendolo una struttura finanziaria precaria. La storia del Monte nell’Ottocento seguì da vicino le sorti della città di Roma rimanendo coinvolto nelle vicende che videro la fine del potere 
temporale della Chiesa.
Nel 1870 il Monte di Roma si trovò assoggettato alla legislazione  nazionale, che negando ai monti natura creditizia li confinava  nell’ambito delle opere pie. Nella gestione dei primi anni, la  possibilità per l’Istituto di praticare esclusivamente il credito su  pegno, si rivelò provvidenziale per le sue casse e la prudenza e  l’abilità degli amministratori fecero sì che le sue sorti si  risollevassero nel giro di poco tempo.
La pratica del credito si scontrava però sempre più apertamente con la disciplina legislativa che per altri istituti, che si erano trovati in condizioni meno precarie, si era rivelata costrittiva e insufficiente sin dai primi anni.
L’accesa discussione sulla vera natura giuridica dei monti, apertasi  sin dai primordi della nuova legislazione, dovette però attendere lungamente prima di veder riconosciuta, almeno formalmente, la natura d’istituti di credito. Per oltre trent’anni, dal 1862 al 1898, il legislatore, infatti, ignorò le effettive funzioni svolte da questi enti, portandone alcuni a operare apertamente contro le disposizioni di legge e altri a dibattersi in forti difficoltà finanziarie. Perché questa miopia? Dare una risposta univoca resta difficile e furono molto probabilmente un insieme di cause che non permisero di affrontare efficacemente la problematica. L’originaria predicazione francescana aveva lasciato tracce profonde negli statuti di tutti gli Istituti che, per quanto rivisti e rielaborati nel corso dei diversi secoli, vedevano ancora l’esercizio del credito su pegno soprattutto nella sua funzione benefica, quale alternativa alle pratiche usuraie. 
I monti erano stati indubbiamente costituiti per lenire i disagi  economici delle classi più povere ma la pratica di indagare sullo  stato economico del richiedente, o il sottoporlo a particolari  giuramenti che attestassero il suo stato di bisogno o l’utilizzo del  credito concesso, era stata ben presto abbandonata. Per ottenere credito era sufficiente possedere un oggetto dotato di valore commerciale; utenti del Monte erano quindi i poveri comunque inseriti nel contesto sociale produttivo escludendo dall’utenza i nullatenenti.
Alla fine dell’Ottocento Roma divenne teatro di cambiamenti radicali in ogni campo che la inserirono sempre più velocemente nella realtà economica del resto del Paese, facendone il centro finanziario di un vasto giro di affari soprattutto di carattere speculativo.
Il Monte di Pietà si trovava a dover fronteggiare una nuova situazione sociale e a dover competere con un sistema bancario in rapida evoluzione, con il quale sia per la sua precaria situazione finanziaria, sia per la sua collocazione nell’ambito delle Opere pie, stentava a mantenere il passo. Unica possibilità rimaneva quella di porsi al servizio del credito al consumo, attraverso l’antica e collaudata pratica del prestito su pegno. Nella mutata condizione economica che investì la città di Roma, il peso dell’antico Istituto divenne nel complesso irrilevante, pur rimanendo importante per alcune  classi sociali e non sempre le più disagiate.
 
CRONACA E STORIA di Arcangelo Di Cesare
 
Cronache e Storia-Maggio 1958
Prima considerazione: è indetto il concorso per il nuovo Parlamento Israeliano, lo vince lo studio dell’architetto J. Klarwein. Il risultato progettuale è riassumibile con l’immagine di un mausoleo quadrato e pilastrato lungo il suo perimetro (orrendo). La Società degli Architetti e degli Ingegneri deve riconoscere la validità legale del concorso, ma non può ammettere che un libero e democratico parlamento abbia la sua sede in una “prigione” di stampo totalitario.
Premiate l’architetto, dicono, pagatelo come vuole, ma non costruite questo orrendo edificio.
Cosa succede ai giorni nostri? Viene indetto un concorso, migliaia di professionisti si cimentano con il tema proposto, si dichiara un vincitore e lo si paga.
Quale è la differenza? Nessuna. L’opera, oggetto del concorso, non viene comunque costruita, bella o brutta, fatta dall’archistar o dal piccolo professionista, progressista o di stampo totalitario.
L’architetto è tacitato dall’obolo del premio arricchendo più il curriculum che le tasche…………..
Seconda considerazione: tra breve si apre l’esposizione universale di Bruxelles 1958 e nel suo editoriale, Bruno Zevi, traccia argute osservazioni.
I non pianificati 200 Ha di terreno destinati all’area e la percentuale del 40% del costruito determinano un effetto nefasto: un’accatastarsi di padiglioni incongrui, ognuno dei quali pretende di richiamare l’attenzione del pubblico con i più banali mezzi dell’esibizionismo; nella frenesia di prevalere sul vicino, la “scala umana” va perduta e il visitatore giunge ad uno stato di saturazione e di nausea.
La psicologia dell’architetto, di fronte ad una creazione ex-novo, senza limiti e condizionamenti, atta a rappresentare un sistema o un’aspirazione civile di una nazione mostra quella che Erich Fromm chiamò: “L’angoscia di fronte alla libertà”.
Unendo le due considerazioni (e banalizzandole un pochino…….) ne esce il seguente quadro: l’architetto, quando progetta in aree definite (attraverso concorsi d’architettura) trova soluzioni vincenti e il più delle volte non le realizza; quando progetta in aree libere e senza condizionamenti (attraverso concorsi d’architettura) si angoscia per la troppo libertà, riesce a costruire le sue idee, ma il risultato è il più delle volte nefasto.
Meditazione sul costruendo padiglione italiano di Shanghai che è nato passando al setaccio (e quindi scremando) il padiglione di Toyo Ito per la serpentine gallery 2002……..
Nella rivista trova spazio la presentazione della Cassa di Risparmio di Firenze costruita dall’Architetto Giovanni Michelucci e attraverso la sua lettura è possibile sottolineare alcuni concetti del maestro toscano.
La prima è legata al concetto del “non-finito”:
gli edifici dovrebbero, già in fase di progetto, essere predisposti per futuri adattamenti. La loro trasformazione, per meglio rispondere alle esigenze degli uomini nel tempo, dovrebbe essere insita nel D.N.A. dell’edificio.
La seconda è legata alle imposizioni dell’architetto:
La immutabilità del pensiero dell’architetto genera, attraverso le sue forme immutabili, soggezione per i fruitori dell’opera architettonica. Bisognerebbe, invece, sollecitare la “libertà fantastica” degli utenti in maniera che essi possano esprimere le loro preferenze liberi da ogni “soggezione stilistica”.
La terza solleva una questione perenne:
Perché tante celebrate opere di architettura lasciano indifferente o scontento il pubblico?
E perché esiste la certezza che quanto più una costruzione moderna sembra interessare i tecnici, i critici e gli uomini di cultura tanto più sembra essere “non comprensibile” per i “non competenti”?
Bisogna non avere la presunzione che si può raggiungere da soli un risultato: tempo ci vuole ed essere in molti, intenti non a modellare il proprio arco di trionfo, ma dare un contributo alla forma della città.
Sarà necessario costruire un laboratorio, in cui si segue la genesi e lo sviluppo della città variabile, come fosse veramente un essere vivente dalla cui vita serena dipende la giustificazione del nostro lavoro e della nostra esistenza.
Le questioni sollevate dall’architetto toscano riecheggiano fino ai giorni nostri con fragrante vigore e con un’attualità disarmante………
Tra le pagine di selearchitettura troviamo la presentazione di un palazzo per appartamenti a Los Angeles opera dell’Architetto Victor Gruen; questo progetto si propone di dare tutti i conforts, a cui sono abituati i californiani nelle ville residenziali ad un piano, in un palazzo multipiano.
Il risultato che ne scaturisce è un appartamento che si svolge attorno ad un patio di mt.6 x mt.6 alto due piani, intorno al quale sono disposti i principali ambienti. La parte interessante sta nel fatto che, mentre è molto facile creare dei patii a doppia altezza negli alloggi duplex (vedi unità di abitazione a Marsiglia di Le Corbusier) è più complicato se gli appartamenti devono essere tipologicamente ad un piano.
Nel progetto l’architetto ci riesce spostando alternativamente i piani di mezzo di ogni appartamento; nella parte alta di ciascun patio si affacciano i servizi del piano superiore, dalle cui finestre a frangisole orizzontali si può mirare il paesaggio, ma non si può guardare verso il basso all’interno del patio di altra proprietà.
Questa soluzione è alquanto interessante sia dal punto di vista tipologico che spaziale e andrebbe approfondita……………
Il fascicolo si chiude con la rubrica “eredità dell’ottocento” dedicata al genio di Barcellona Antoni Gaudì; l’architetto catalano è visto, anche in un’ottica “funzionale”, concentrandosi sulle forme che non sono solo elementi decorativi, ma appartengono ad una grandiosa visione che fonde l’architettura con le arti plastiche e pittoriche.
Queste forme, tuttavia, anche spogliate della loro funzione architettonica, mantengono una grande carica di emotività e sono anticipatrici di linguaggi contemporanei.
Se nel maggio 1958 partecipavi al concorso “Ducotone” per fotografie a colori di interni moderni,con in giuria tra gli altri Ernesto Rogers, Gio Ponti, Alberto Rosselli e Bruno Munari, vincevi la somma di lire 200.000………………………pardon 103.29 euro.
 
Architetto Arcangelo DI CESARE
 
INTERMEZZO
 
Il mio cuore è uno zingaro, anzi un rom (dell’architettura)
Zingari, gipsy, gitanes, rom. E’ sempre una questione di parole. Di traduzioni, di tradizioni. Di come si pronunciano. Di come si riconfezionano. Insomma è sempre una questione di comunicazione. Di fortuna delle parole. Di invenzioni dada, dadarte. E di dadaumpa tv. Pensate (e penate) al design, al designer. Se lo avessero chiamato, che so?, nuovo artiere, artista industrioso, artigian novello, disegnatore industriale, non avrebbero venduto un sol pezzo “firmato ad arte”. E così il vecchio spazzino/netturbino, opportunamente re-designato in “operatore ecologico”. O il bidello dell’antica scuola cambiato (e scambiato) in “ausiliare scolastico”. O “l’assistente museale”  che ha preso il posto di bohh!, chi se lo ricorda più! I tempi cambiano, anzi volano, e bisogna adeguarsi al vento nuovo. Alle nuove dizioni e classificazioni alla moda. Siamo uomini o caporali? Architetti o archistar? Civili o rom? Fujenti o facienti? La questione di chi sta in “Intermezzo”, quelli come noi, è però l’età, i capelli brizzolati (ma non rinnegati e tinteggiati), i primi acciacchi e qualche rigidità (di carattere). C’è anche da mettere, sul conto “d’epoca”, il fascino che esercitano le canzoni del tempo passato. Quelle del festival di Sanremo bianco/nero Tv-Bernabei del periodo canoro formativo ’69 – ’76, social e (forse) revolutionar, (supposte) avant-popular!! Sul punto specifico “rom”, ricordo volentieri il trionfo a Sanremo di “Zingara”, 1969 operaio diffuso, per la voce dell’indimenticabile Bobby Solo. Quando invocava, con dovuta amplificazione: “Prendi questa manoooo (operaia) zingaraaaa / dimmi pure che destino avròòòò. / Parla del mio amoreee (per la fabbrica), io non ho pauraaa (del padrone) / perché lo so che ormai (il futuro) non gli appartieneee ….” O all’assoluta Nada, nell’edizione Sanremo ’71, quando trionfò con “Il mio cuore è uno zingarooooh!!…”, che andrebbe riletta come pre-manifesto dell’odierno precariato, della flessibilità, anche urbarchitettonica; una dichiarazione di guerra al posto fissooooh!!, allo statalismo accademico, alla città ferma ed alla terra/ferma della modernità: tutti al mare globallll!! E poi, avanzando ancora per “li rami” canzonettari italioti (miei e di un’intera generazione “intermezzata” e sospesa -nel vuoto-), arriverei fino al Claudio Lolli del 1976, quando gli zingari potevano essere ancora felici (a Roma, al Casilino 900) .., ve li ricordate: “ho visto anche zingari felici”. E’ in quell’«anche» c’era già un segnale d’allarme, non colto in tempo, ahinoi! Da quando gli zingari sono stati infatti ri-etichettati col più politicamente corretto “rom”, tutto è  cambiato. E’ cambiata la percezione popolare stessa di violino tzigano, sono cambiate le canzoni, parole e musica. Anche “a sinistra”, quella dell’attico (ICI a parte)! Questione di paure, di insicurezze collettive, di (carenza di) simpatia tra lingue e costumi diversi? O conseguenza della eurocrisi economica che avanza coll’aumento della benzina e del mq ad arte? Forse stiamo tornando all’amaro Raffaele Viviani del «‘o Tripolino», 1925, quando cantava: “nun c’abbastava ‘a famma nosta, ce vuleva pure a vosta!” Perché, come si dice al mio paese: ‘o sazzio nun crede ‘o riuno (cioè di chi sta digiuno, anche d’architettura e di occasioni-design, ndt).
E’ cambiato tutto, dicevo. E’ tutto un parà, un paradosso, un parlarsi addosso. L’Italia non decolla non perché l’Alitalia è un baraccone assistito, ma perché ci sono i baracconi dei campi rom. In una società dove tutto è mobile, per legge e per necessità economica, i mobili e gli insediamenti “effimeri” per eccellenza, quelli rom, non sono amati, sono anzi perseguitati. Fino all’arrangiata pulizia etnica, al fuoco purificatore di Napoli, vesuviana anche nelle sue montagne di immondizie fumanti. “Rom e rifiuti, una munnezza”, hanno semplificato, “hanno esagerato” in loco. Paradosso dei dossi-para “il fattaccio” è avvenuto a Ponticelli, antica roccaforte rossa di Napoli-Nord, dotata (e datata) di una “Casa del Popolo” che era, “in antico”, il fiore all’occhiello, ma che dico? “il Madre” di tutte le battaglie in difesa dei deboli, oppressi ed appressi vari, già da prima del fascismo. Non hanno capito bene l’italiano, forse, gli indigeni. Ancora difetto di comunicazione, nel televisivo passaggio di rifiuti tossici dal nord al sud. Al fortunato slogan lanciato dell’attico “Roma ladrona”, ai piani bassi hanno levato la finale “a” semplificandolo, storpiandolo, in “Rom ladrona”. Ed allora «dalle ‘nfaccia alla Rom». Nasce il caso, sbatti il mostro rom in prima pagina, su tutti gli schemi tv, rete e rate... «‘A Rom se vuleva arrubbà ‘a piccerella … ‘a criatura, … ‘o bbambeniello!» E’ il segnale convenuto, pare. Via con la caccia ai Rom, alla caccia all’uomo … fino all’incendio dei campi “del nemico”, del diverso, .. e a tutto quello che già sapete, amici miei dell’Intermezzo … fino al Parlamento europeo che si riunisce a Strasburgo, … e al governo italiano che si riunisce, mentre sto scrivendo, a Napoli. A Palazzo reale, mica a Ponticelli, o alla Casa del Popolo. O al campo rom, che sarebbe stato un bel gesto. O forse no, troppo plateale!! E allora son andato io al campo rom di Ponticelli, per Voi, amici miei dell’Intermezzo. Per toccare con mano quella periferia spartenopea che ben conosciamo. Il mio cuore d’architetto, nonostante gli anni, è ancora (a forza) uno zingaro dell’architettura. Ripasso così per le antiche strade, che non percorrevo dall’epoca del pre e post/terremoto dell’80. Dai dibattiti nella sullodata “Casa del Popolo”, all’epoca del partecipazionismo e neo-ruralismo totocchiesco di Dalisi. Ripasso per quelle corti e cortili allora studiate e mal intese e riprogettate, anzi da ri(pro)gettate, .. attraverso ciò che rimane di ghiotte occasioni professionali post/terremoto, architetture di parcella & porcelloni condivisi, altro che miseri campi rom (dove non c’è niente da lucrare, e poi non votano nemmeno, i rom), … rivedo la torre del municipio, in pianta tre quadrati ruotati uno dentro l’altro, veramente anemica, stupida, in vetro acciaio inox (e del corpo centrale sottostante meglio non parlarne) … cammino ancora, … incontro vecchi amici e compagnucci della parrocchietta, …è cambiata però la gente intorno, l’antropologia stessa di Ponticelli, più celli che ponti oggi, … ma mi adatto subito, è un mix interessante, nuovo design … C’è un puzzo insopportabile tutt’intorno, munnezza che macera al sole, uno scenario da incubo, … se fossi veramente bravo a scrivere dovrei farvi sentire questo puzzo, anzi – al femminile – questa puzza d’architettura, fino a casa vostra .. farla passare attraverso gli schermi dei computer che avete davanti. Incontro un architettino amico d’epoca … mi parla di nuove paure, di insicurezze, di puzze del diverso, dell’estraneo, del rom (e dalle!!!) … questi puzzano troppo, da vomitare, da allontanarsi, anche nei treni della  Circumvesuviana, appestati … e poi il Comune di Napoli li ha lasciato senza servizi igienici, senza l’acqua e l’essenziale, i peggiori campi rom d’Italia, pare (“l’Italia non ha chiesto nemmeno i soldi previsti dalla Ue per la integrazione delle minoranze etniche, architettura e design compreso”, accusa l’Europa, nda)… ma forse il fatto di fondo è che per noi igienici post/umani lavati e strizzati a dovere dalla civiltà di Perlana, il puzzo selvaggio dei rom e la loro libertà di movimento è diventata veramente insopportabile, nel profondo. Un’architettura antagonista dovrebbe forse essere molto puzzosa, linguisticamente molto puzzolente e pezzottata, forse. Andiamo in terre bruciate, con violenza, … arriva un tipo panzuto e ben pulito. E’ dell’associazione cattolica che sta all’angolo di Via Napoli. Gli domando dei rom; di cosa ne pensa delle molotov sui campi, della “pulizia etnica” ed etica … della regia malavitosa al tutto. Mi risponde che come cristiano è dispiaciuto, non si fa quello che è stato fatto, … che siamo tutto fratelli …. ma come abitante di Ponticelli i rom erano troppi, … e troppo sporchi, … e anche troppo mariuoli, … e “che davano fastidio”, e che – sintetizzando con un allarmante lapsus – “stavano allo stato ebraico”, brado-ebraico. “Io non sono razzista però, … ma quelli hanno esagerato …”, è il ritornello più gettonato. Che dire? Dammi la tua mano rom, dimmi che destino avremo? che destino avrà quest’Italia? Che destino queste nostre città antiche? Queste nostre periferie? Questi Ponti e questi celle? Saluti e coraggio, pecché – come dice il poeta antico paesano – cierti vvote / pure chi è cecato, po’ cantà e vedè ‘o sole mio … e la città radiosa!!” Eduardo Alamaro (Eldorado)
 
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
 
Città Oggi
Qui Radio Sgrunt. Trasmettiamo da territori liberi, nell'etere. Le parole viaggiano, sempre. In questo momento, mentre noi scriviamo, qualcuno digita pensieri e critiche al mondo. In questo momento, in questo preciso istante, grandi Architetti disegnano nuove Visioni; grandi ArchiStar pettinano riccioli dorati; topi ingordi saltano tra i rifiuti di Napoli; ronde armate seminano terrore tra gli immigrati; grattacieli si innalzano nel cielo, senza regole. In questo istante la Città cresce incontrollata, non pianificata, vorace di spazi vuoti, affamata, cresce, senza sosta, in orizzontale, in verticale, asfaltata, labirintica, entropica. In questo momento, senza regole, mentre tutto scorre, il Caos avanza, la pioggia cade-non-cade, Cuccuruccuccù Paloma e il cielo è sempre più blu.
(marco_sambo@yahoo.it)
 
SEGNALAZIONI
 
Sustainable construction events calendar launched
The Holcim Foundation aims to boost the interchange of  diverse global expertise in the field of sustainable construction. It also  strives to increase awareness of the critical role the built environment has in  achieving greater sustainability. Linking people committed to sustainable  construction and sharing information is critical to the promotion of  sustainability.
 The Holcim Foundation has created an global sustainable  construction events calendar in cooperation with its Technical Competence Center based at the Swiss Federal Institute of Technology (ETH Zurich), which acts as gatekeeper:   
 www.holcimfoundation.org/events <
http://www.holcimfoundation.org/events
>
 The calendar is a networking tool listing events related to  sustainable construction hosted by associations, universities, NGOs, IGOs,  corporations etc. worldwide, including brief descriptions, web links and images,  where available.
 Listing in the calendar is free of charge, and open to any  institution. Where possible, event details are provided in English, however for  local events in local languages, some description of the event may be in another  language.
 If you have any feedback regarding the calendar, or propose  to list an event you have knowledge of, please use the forms on the  start page of the event calendar.

 
Premio di Architettura in Digitale:“Spazi per l’Abitare Contemporaneo”
L’associazione ANGiA (Associazione Nazionale Giovani Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) - Sezione Territoriale di Reggio Calabria - promuove un premio di tipo aperto, denominato “Premio di Architettura in Digitale” - “Spazi per l’Abitare Contemporaneo”, volto a premiare Still images (Rendering, Fotomontaggi) e Animations (Video) di architettura realizzati con tecniche digitali rappresentanti “Spazi per l’Abitare Contemporaneo”.
Il premio si articola in due diverse sezioni:
· Still images (Rendering, Fotosimulazioni). Singoli frame realizzati in computer grafica tridimensionale inerenti “Spazi per l’Abitare Contemporaneo”
· Animations (Video). Video realizzati in computer grafica tridimensionale rappresentanti “Spazi per l’Abitare Contemporaneo”
I partecipanti potranno concorrere in una delle due o in entrambe le sezioni, presentando un lavoro per ciascuna delle sezioni. Premi:· Still Images = €1.500,00 · Animations = €1.500,00 · Premio Regionale Calabria = €1.500,00.
Il Premio Regionale sarà attribuito al lavoro presentato dall’autore nato o residente nella Regione Calabria che avrà ottenuto il punteggio più alto. La lingua del premio è l’italiano. L’età massima dei partecipanti ammessi al premio è 40 anni. La scadenza per la consegna degli elaborati è il 16 giugno 2008. Il bando del premio è reperibile all’indirizzo www.angia.it. La premiazione si terrà a Reggio Calabria il 24 Giugno 2008. Per informazioni: Email: premioarchitetturadigitale@angia.it Tel. +39-345-2574613
 
Alabastri  a  Volterra. Scultura di luce  1780 - 1930
Volterra città etrusca e medioevale ci offre, con questa mostra, un saggio della sua cultura artistica e artigianale attraverso un’ interessante serie di pezzi storici rari raccolti da collezioni private e pubbliche. Il gusto e la raffinatezza della raccolta ci dice molto sull’importanza che l’alabastro ha avuto e ha oggi per l’economia della città ed emerge come una delle realtà più autentiche di espressione culturale di questa identità territoriale. A Volterra due pietre sono fondamentali : la panchina di cui è costruito l’intero Centro Storico e l’alabastro, che i volterrani lavorano sin dall’epoca degli Etruschi e lo vediamo dalla vasta e importante serie di urne etrusche oggi conservate al museo Guarnacci. L’alabasto di Volterra è una pietra  che si estrae dal territorio volterrano e che si presta per le sue peculiarità di compattezza e trasparenza a molti impieghi, soprattutto a quello scultoreo e decorativo artigianale, dando luogo ad una produzione di oggetti di arredo di  grande qualità e varietà. Solo passeggiando per Volterra e per le sue strade  se ne ha una chiara ed efficace visione.  I pezzi esposti nella mostra si distinguono per la sensibilità della lavorazione e sono oggetto di interesse per tutti, a partire dall’ intellettuale più sofisticato fino  al turista più distratto, consentendo di entrare dentro il cuore vivo di una cultura artistica economica e territoriale originaria.
La qualità dei maestri volterrani interpreta i temi della cultura figurativa e oggettistica degli anni a cui l’esposizione si riferisce, dal 1780 al 1930.
Il repertorio dei valori espressi nel rapporto artigiano artista e qualità della materia  si rileva nell’esempio dei due vasi traforati prodotti nella storica fabbrica bottega Inghirami alla fine del Settecento, realizzati con una leggerezza ariosa tipica delle qualità interne della materia. Due capi d’arte della manualità gentile delle traforazioni che ha  interpretanto la pietra come essenza di luce  per se stessa. Di grande qualità anche i busti di giovani donne di popolo e nobildonne, la cui lavorazione incanta per la bellezza con la quale l’artista ha saputo fermare lo spirito umano nella materia.  Parlare di finezza per queste opere  è riduttivo in quanto emerge una  particolare idea di donna idealizzata a partire dal candore di una contadinella volterrana per arrivare a donne di rango…Di ideale per l’opera  si tratta…quando l’arte è amore porta oltre la realtà, ne estrae l’aspetto più alto e nobile e lo consegna alla storia. La mostra, con la sua importante selezione, affronta anche il  tema dei primi esportatori e viaggiatori volterrani che tra la fine del Settecento e il Novecento seppero avere lo spirito e la fiducia imprenditoriale di sensibilizzare altri mercati Internazionali, sicuri come erano dell’ alta qualità della lavorazione artistica dell’alabastro. La loro azione portò prima in Europa, poi in Asia e nelle due Americhe i prodotti di questa attività artistica e ne decretò il successo e l’affermazione  introducendo pezzi importanti in molte case aristocratiche e anche in case regnanti.  L’arte dell’alabastro figlia della “sapientia” Etrusca si è sviluppata sino ad oggi nelle magie delle trasparenze sensibili del materiale che consente opere di grande qualità e delicatezza nelle forme del tempo e interessanti impieghi in architettura.
La mostra è presentata da un interessante catalogo ed è allestita nell’antico prestigioso palazzo dei Priori di Volterra, opera conclusa nel 1250 dal maestro comacino Riccardo da Como, che costituisce il prototipo architettonico del successivo palazzo Vecchio di Firenze. Gli sponsor  sono : Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, il Comune di Volterra, il Consorzio Turistico Volterra e Val d’Era, con il contributo di cassa di Risparmio di Volterra S.p.A e Solvay Italia. Sponsor tecnico:Assicurazioni generali S.p.A.
La mostra  “ALABASTRI A VOLTERRA. SCULTURA DI LUCE 1780-1930” Patrocinata dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Pisa è aperta dal 24 APRILE al 3 NOVEM
BRE 2008. Orario continuato dalle 10.30 alle 18.30  tutti i giorni al  Palazzo dei Priori  in  Piazza dei Priori a Volterra. (Pi).
Renzo Marrucci, Milano, 19-05-2008,
 
Nascita del _Coordinamento Nazionale Giovani Architetti_ GiArch_
Si comunica che le associazioni ed i gruppi dei giovani architetti delle province di Brescia, Enna, Ferrara, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Vicenza, hanno dato vita al Coordinamento Nazionale dei Giovani Architetti Italiani denominato “GiArch”. 
 Il coordinamento è un network indipendente, apolitico e senza fini di lucro tra associazioni già esistenti ed ha come finalità quella di mettere in rete le singole realtà locali per costruire azioni comuni ed avviare scambi di esperienze e conoscenze tra i giovani architetti in Italia. 
 Il GiArch - come da statuto - “ha l'obiettivo di consentire ai giovani architetti di esprimersi sulle problematiche di categoria, su temi culturali e professionali, nonché di promuovere la valorizzazione dell'immagine e della professionalità del giovane architetto, nel rapporto con le istituzioni, la committenza e la collettività. Il Coordinamento Nazionale intende inoltre sensibilizzare la collettività sul ruolo sociale dell'architettura e dell'urbanistica, per il quale è fondamentale favorire un adeguato riconoscimento alla figura professionale dell'architetto, inteso non solamente come "tecnico" ma anche come attore indispensabile per governare i complessi processi di trasformazione del territorio e dello sviluppo sostenibile. Il coordinamento si propone inoltre di favorire l’avviamento dei giovani architetti alla vita professionale; di promuovere lo studio di temi e la risoluzione di problemi oggetto della professione o di interesse della categoria e di favorire tra i giovani architetti legami di amicizia, collaborazione e solidarietà.”
 L’iniziativa è nata spontaneamente, come necessità condivisa da alcune associazioni locali di giovani architetti che da anni sono attive con passione e tenacia sul proprio territorio.
 Il coordinamento vuol essere un agile mezzo di comunicazione e una preziosa cassa di risonanza per il lavoro delle singole associazioni, lavoro finalizzato alla promozione della cultura architettonica ed alla tutela della figura professionale dell’architetto. Le iniziative promosse dai singoli gruppi locali (concorsi, mostre, convegni, eventi, news, idee e progetti) vengono condivise e veicolate tra i gruppi che hanno piacere ed interesse e vengono diffuse sinergicamente in tutta Italia. Lo scambio di dati ed informazioni avviene prevalentemente via e-mail e tramite il  sito www.giarch.it.
 
Design Center
Lunedì 12 maggio 2008 viene presentato presso l'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, il Design Center, progetto promosso dalla stessa Accademia con il finanziamento dell'Assessorato Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna, e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Nasce così nella città felsinea la prima struttura in Italia per la ricerca e lo sviluppo del design come strumento di innovazione competitiva; una cerniera ideale per tutto il sistema produttivo, regionale e non solo.
Presentano l'iniziativa Duccio Campagnoli (Assessore Attività Produttive Regione Emilia-Romagna), Fabio Roversi Monaco (Presidente Accademia di Belle Arti, Bologna), Mauro Mazzali (Direttore Accademia di Belle Arti, Bologna), Carlo Branzaglia (Responsabile Design Center, Bologna).
Il Design Center prosegue idealmente la mission originale dell'Accademia, nata agli inizi del Settecento dalla necessità di formare gli operatori delle industria artistiche; riproposta alle esigenze attuali con l'apertura del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate, al cui interno si situano i corsi di Progettazione Grafica e, dall'anno accademico 2008/2009, di Progettazione di Prodotto.
 
Sito su Buzzi e Ponti
Nuovo sito su Tomaso Buzzi (1900-1981)e Gio' Ponti (1891-1979) architetti, desingers, artisti.
A breve comparirà nelle librerie il catalogo sull'opera omnia di Tomaso Buzzi, edito dalla casa editrice Electa-Mondadori.
In tale pubblicazione saranno messe in evidenza tutte le connessioni con la figura di Gio' Ponti, dalla fondazione della rivista Domus alle opere architetturali e di desing eseguite a due mani.
Nella catalogazione sarà presente,in un capitolo appositamente approntato, la produzione artistica di Tomaso Buzzi, ossia i disegni, la grafica, gli oli.
Per meglio illustrare ai collezionisti, architetti ed operatori del 900' italiano questa parte artistica di Tomaso Buzzi é stato messo in rete un nuovo sito(www.collezionepieri.com <http://www.collezionepieri.com> ) ove sono raccolte oltre 400 opere pittoriche, che permettono di seguire l'intero percorso del Buzzi pittore dagli anni 20' agli anni 70'.
 
LETTERE 
 
Antonella Greco sull’EUR
Caro Luigi (Del Campo), come amica di lunga data ho apprezzato  la sottile ironia nel collegarci, Renato Nicolini ed io, nel settore degli ossessionati cultori del moderno (moderno?) dell'una volta benemerito quartiere dell'Eur. Tu dici "non mi piace il museo": hai ragione. Neanche  a me. Però se non ricordo male l'Eur un pò alla nascita questa vocazione ce l'aveva. Per questo poi la anche Nuvola...E anche di centro direzionale (Per questo poi i ministeri). E se non sbaglio, per tutti gli anni Novanta quest'idea del quartiere della cultura e dei musei continuava ad avere un suo spazio ( Portoghesi, altri  e... ancora la Nuvola). Ora, che al posto di due torri ministeriali si vogliano fare due deliziose (nel concept) torri da appartamenti fiorite e trasparentii, del tutto identiche a quelle progettate dallo stesso progettista per la Falck (a posto della..)è ben bizzarro. Torri da appartamenti in un pezzo di città tutto di ministeri. boh.
Velodromo. smantellato in una notte con l'idea del crollo. L'Osservatorio del Moderno aveva realizzato una ricerca di Gaia Remiddi e Antonella Bonavita, suffragata da pareri di geologi e strutturisti che affermavano che questo pericolo di  crollo non c'era. Dibattito pubblico mesi fa nella sede dell'Archivio Centrale dello Stato (altro Ente, palazzo pubblico Museo). E , all'ingresso, deliziose hostess che distribuivano letterine dell'Eur S.P.A: leggermente, come dire?, minacciose? dissuasive? Risultato, apprendo ieri, dopo giorni che ti avevo scritto, del parere della soprintendenza. E adesso? un ripristino? Un ripristino in vista della realizzazione del progetto Eur S.P.A. di ri/abbattimento, ricostruzione di magnifiche piscine per gli abitanti delle case del '50 dell'eur un po' agées?  le cose, come vedi si complicano. Inoltre abbiamo visto tutti Report. E, finalmente, ci piacerebbe mettere un secondo da parte-per carità poi lo riprendiamo- lo stucchevole argomento dell'abbattimento parziale o totale del museo di Meier e occuparci della finalmente ripresa idea dell'espansione di Roma al mare. con affetto e la stima di sempre Antonella Greco
 
Antonella Bonavita sull’EUR
Gentile LPP, ad avere un confronto pubblico sul velodromo ci abbiamo provato più volte, l'ultima è stata un convegno organizzato all'Archivio di Stato il 17/10/2007 dove nè l'EUR spa nè l'amministrazione hanno avuto voglia di presentarsi.
Abbiamo in quell'occasione presentato un libro con gli esiti della ricerca che da anni conduciamo sul velodromo (con G. Remiddi, A. Greco, R. Nicolini...) e un progetto dove, lontani dall'idea di musealizzarlo ne proponiamo la trasformazione inserita in un piano d'area. Si tratta semplicemente di inserire nuove funzioni mantenendo anche  la funzione ciclistica e consentendo il recupero della struttura senza demolirla. Cordiali saluti
Antonella Bonavita (oss. sul moderno a roma- diar)
 
LE INTERVISTE di Graziella Trovato
 
Intervista a Arturo Blanco
Entrevista para PresS/Tletter http://www.presstletter.com/
 
-Breve presentazione:
Arturo Blanco (Ávila 1968) é architetto e professore di Progettazione presso la ESAT Universidad Camilo José Cela. Con Alegría Colón (Huesca 1969) formano dal 1998 lo studio BmasC (www.bmasc.es ). Laureatisi a Valladolid (nella Escuela Tecnica Superior de Arquitectura), sono stati riconosciuti con premi nazionali e internazionali come il Design Vanguard 2006 concesso a New York dall’ Architectural Record.
 
- Graziella Trovato: Come nasce BmasC? Avevate sin dal principio dei propositi determinati? Se li avevate, si sono mantenuti nel tempo?
 
Arturo Blanco: Iniziammo a realizzare diversi lavori quando studiavamo ancora alla ETSA de Valladolid. Sin dall’inizio la curiositá e l’interesse per vedere la vita dal punto di vista dell’architettura ha definito progressivamente aree d’ incontro nel nostro lavoro e nuovi strati di relazioni sempre piú trasversali. In realtá é come se continuassimo a lavorare sul primo progetto. Gli incarichi realizzati in questi ultimi dieci anni rappressero solo  la continuazione ideale di uno stesso processo su cui contuniamo a pensare.
 
- G.T.:Quali sono le maggiori difficoltá dopo la laurea? La formazione accademica é completa o si notano delle lacune su alcuni temi specifici?
A. B.: Dopo la laurea niente é facile. L’unico strumento di cui si dispone é l’essere se stessi insistentemente e devi utilizzarlo in tutte le occasioni che sorgono senza sosta. É molto importante essere ottimista nella vita per essere architetto oggi giorno. Bisogna crecare di vincere le difficoltá cercando quelle piccole fessure che la societá lascia ai giovani architetti cioé a dire “trasformando le difficoltá in virtú” e le piccole problematiche che sorgono in un gran laboratorio di ricerca. La formazione accademica non é mai completa per questo é importante, propio durante il periodo di formazione, il confronto con i colleghi e la creazione di uno spazio per la conversazione e lo scambio di opinioni ed esperienze.
 
- G.T.: Uno o due consigli per montare uno studio di architettura.
A. B.: Fondamentalmente non perdersi d’animo davanti alle difficoltá ed essere costante nelle inquietudini. La perseveranza ottiene generalmente dei risultati imprevedibili. Credo che é molto importante presentarsi ai concorsi di architettura.
 
- G.T.: la Spagna ha vissuto degli anni di grande crescita economica, basata precisamente nel boom della costruzione. Questo fattore senza dubbio ha favorito le nuove generazioni di architetti che hanno avuto molte opportunitá per sperimentare. D’altra parte peró tutto ció ha supposto il degrado territoriale a causa della invasione di costruzioni di cattiva qualitá. L’attuale clima di crisi economica che vive il Paese puó modificare questo panorama. Che pensate al rispetto?
A. B.: Crediamo che le crisi hanno aspetti positivi su cui bisogna puntare. La mancanza di  opportunitá per costruire puoi diventare una maniera per lavorare piú intensamente negli studi. Da esperienze piú distanti si possono chiarire aspetti che la costruzione rapida senza dubbio annulla.
 
- G.T.: Salvador Rueda, Direttore de la Agencia para la Innovación Urbana sosteneva, durante una recente conferenza a Madrid, che la sostenibilitá é in realtá incompatibile con il modello di sviluppo economico su cui si basano i nostri Paesi. Qual’é la vostra opinione?  Cosa possiamo fare come architetti? Cosa significa per voi “essere sostenibili”?
A. B.: Sono d’accordo con Salvador Rueda sulle linee fondamentali. Si impiega molta energia per ottenere piccole cose che, se ci pensiamo bene, non sono necessarie. L’essere “sostenibile” é una questione di senso comune. Il nostro agire sulle cose non puó essere piú complicato del propio agire naturale e quindi un edificio sostenibile é un edificio ben pensato, osservando la sua orientazione, la sua costruzione, la sua funzionalitá, la sua bellezza e il suo futuro.
 
- G.T.: Un libro per approssimarsi all’architettura e uno per.... evaderne?
A. B.: Per approssimarsi all’architettura potrebbe essere: “Complexity and Contradiction” di Robert Venturi e, per evaderne, un libro di avventure, forse il migliore di questo genere: El Quijote.
 
-G.T.: Due o tre opere di architettura spagnola che consigliate ai vostri alunni.
A. B.: Di Alejandro de la Sota il Gobierno Civil de Tarragona (1954), di Miguel Fisac la casa di Pascual de Juan Zurita en Madrid (1973) e di Jose Antonio Coderch le abitazioni en la Barceloneta  (1951)
 
- G.T.: Per terminare: tre parole per il prossimo futuro....
A. B.: Curiositá, ottimismo e diversione
 
ALLEGATI
 
La città cibernetica
Introduzione del libro: Cesare Griffa, La città cibernetica, Collana Melusine, Meltemi editore 2008, Euro 19
 
La città cibernetica non è la città del futuro. La città cibernetica è la città del presente. È un luogo complesso, dove tanti sistemi disomogenei convivono in un equilibrio precario in continuo movimento. È il posto che nasce dalle ceneri di una civiltà industriale ormai passata. Perennemente connessa a una rete globale e immateriale, è una città alla ricerca di una sua identità.
In effetti, non può trattarsi di un’identità univoca: le numerose culture si mischiano e, in assenza di una ideologia dominante, tendono a creare una moltitudine di situazioni ibride.
La parola cibernetica, spesso associata a una visione oscura di un futuro corrotto e ipertecnologico, indica lo studio dei sistemi che presentano fenomeni di autoregolazioni. La città cibernetica non è quindi un inquietante posto futuribile, ma un sistema
complesso in cui le varie dinamiche in corso pongono continuamente il problema della autoregolazione come ricerca di un equilibrio in continuo movimento.
Questo libro analizza alcuni aspetti delle città contemporanee, guardandole come sistemi complessi dotati di proprietà di autoregolazione. Gli elementi che formano questi sistemi sono le architetture, intese non solo come edifici statici, ma come veri e propri organismi dinamici, che vivono in simbiosi con i loro abitanti.
Alcune parti delle città sembrano entrare in crisi per effetto del declino del sistema industriale. La domanda da porsi è allora quali siano gli elementi del pensiero capaci di agire là dove il decadimento ideologico ha lasciato il vuoto; quali siano gli spazi e le architetture che scaturiscono da tutto questo.
Questa storia si articola in tre grandi parti. La prima è una sorta di navigazione all’interno di alcuni aspetti caratteristici delle città contemporanee, la cui rotta non lineare arriva a toccare una serie di punti utili a descrivere il complesso panorama urbano del nostro tempo, suggerendo tra le righe alcuni approcci di analisi e di intervento. La seconda e la terza parte descrivono invece quali possono essere gli elementi (le architetture) che compongono questi sistemi complessi, introducendo l’idea di una metafora informatica secondo cui il programma di un’architettura può essere analizzato come software, mentre la sua forma può essere vista come hardware. La scelta della metafora informatica non è casuale. È probabilmente questo uno dei campi in cui si trovano oggi le maggiori tensioni rivolte a quello che sarà a breve.
La concezione di architettura che si va articolando torna alle origini dell’architettura moderna, rifacendosi più volte al celebre slogan form follows function, stravolgendolo, ribaltandolo e rimodellandolo, per renderlo uno strumento attuale capace di essere usato per una progettazione critica.
Come il lettore avrà modo di scoprire, le fonti usate nella costruzione del testo sono piuttosto spregiudicate. Lo strumento principale di informazioni è internet (anche se più di una volta è stato necessario coadiuvarlo da testi teorici più canonici). Nella fattispecie i due siti di maggiore utilizzo sono stati Google e Wikipedia. Google, il noto motore di ricerca, è stato usato come un moderno oracolo digitale capace di indicare quanto un termine o un concetto sia popolare tra gli utilizzatori della rete. Wikipedia, l’enciclopedia on line più completa a oggi (e in continuo aggiornamento tramite le migliaia di nuove voci che i suoi stessi utilizzatori
aggiungono ogni giorno), è servita come spunto per fornire le instabili basi di alcuni ragionamenti.
Si tratta di due fonti spregiudicate non tanto per via del loro facile accesso, ma piuttosto per la loro natura estremamente volitiva. In effetti, sia Google che Wikipedia, essendo due strumenti in continua evoluzione, sono sì in grado di dare innumerevoli risposte, ma non si può essere certi che le risposte siano quelle scientificamente più corrette, come non si può essere sicuri che le risposte fornite durino nel tempo. In effetti, è successo, durante i tre anni in cui sono stati elaborati questi testi, di rifare le stesse ricerche a mesi di distanza con risultati completamente diversi.
A dire il vero la cosa non è sorprendente in quanto Google aggiorna quotidianamente i suoi database, mentre Wikipedia è aggiornato quotidianamente dai suoi utenti.
È proprio questo aspetto di incertezza a rendere interessante l’utilizzo di un metodo poco ortodosso come quello proposto: nella società contemporanea, caratterizzata da carenza di ideologie, da un movimento frenetico e da una sovrabbondanza di informazioni in continua mutazione, è improponibile pensare di fondare un ragionamento teorico su delle basi troppo fisse, in quanto queste stesse basi sono in balia degli eventi. Tanto vale allora cercare di costruire un ragionamento direttamente sulle sabbie mobili, rendendo sufficientemente stabile la sua struttura attraverso dei processi elastici in grado di assorbire, ove necessario, gli smottamenti del terreno, riconfigurando il sistema verso nuove situazioni di equilibrio.
 
presS/Tletter
Lettera con notizie e eventi di  architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al  mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per  l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d'ora.
E' gradito  ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una  settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori  alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento,  titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un  potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne  attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni  responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è  anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP, Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.