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_Oz (II)_Tassie

LPP 09/Mar/2008 20:16:51

Tassie sta per Tasmania, ma detta con affetto, come zia Tassie, la zia che non si è maritata.

In effetti è terra nubile, che non si accoppia e non si è accoppiata con niente.

Ma Tassie è anche l’isola dell’isola Australia, che poi è l’isola dell’isola Britannia. Il terzo distillato, una quintessenza di solitudine e di orgoglio di incontaminata purezza.

 

 

 

 

 

 

Scheda di viaggio

 

Partenza                      Melbourne

Destinazione                 Overland Track, Tasmania

Itinerario                       Melbourne-Devonport,  by ship, 1 notte

                                   Cradle Mountain-Lake St.Clair,  on foot, 7 giorni

Distanza                      150 km

Durata                          9 giorni

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Di fronte alla potenza della natura, quella veramente incontaminata, proviamo come prima ed atavica reazione la paura. Lo sgomento è talmente forte, sia di fronte ai grandi vuoti (il mare o il deserto) sia quando siamo immersi in immensi pieni (foreste, savane), che gli istinti narcotizzati di uomini urbani ed urbanizzati, risvegliandosi, sembrano provenire da qualcosa d’altro e diverso da noi.

In realtà si tratta di un corto circuito tra la nostra reazione corporea e la nostra identità che in modo spasmodico cerca una sua ridefinizione di fronte al palesemente immenso.

La crisi aumenta con il passare delle ore, l’impatto è violentissimo, non mediato dalla distrazione della quotidianità urbana. Non è una solitudine dettata dall’incomunicabilità ipertesa della condizione urbana, dove fondamentale diventa il rapporto (o l’assenza di rapporto soddisfacente) verso i nostri simili (per intenderci l’alienazione del protagonista di TAXI DRIVER), l’anima persa tra milioni di altre.

Piuttosto, in questi spazi si patisce la mancanza dell’abitudine al dialogo con noi stessi. Il problema siamo noi, la natura ci schiaccia, ci fa sentire infinitamente piccoli, e più l’orizzonte è senza limiti, più gli odori le forme di vita, i colori sono diversi e si manifestano in milioni di forme, più ci sentiamo piccoli indifesi, senza sostanza, senza senso. Forse è un rapporto di scala (per dirla con il gergo che mi appartiene)… questo immenso è talmente pieno o talmente vuoto che in un processo di osmosi ci assimila, si proietta dentro di noi, facendoci scomparire persino ai nostri stessi occhi. Tutto è talmente tanto, troppo.

A questo punto inizia, o meglio, scatta improvvisamente una lotta, una reazione, dove, per non scomparire inghiottito nel grande pieno del grembo della madre natura, ci si aggrappa a qualsiasi cosa la nostra mente possa produrre per riconquistare quel senso di identità che ci è necessario persino per respirare. Ricordi, raggi di sole improvvisi, sinestesie di odori ed immagini, si cerca un nuovo rapporto tra noi e le nuove coordinate cartesiane in cui ci troviamo. Ci si attacca a tutto pur di resistere….. a volte si rischia persino di ritrovarsi per un attimo… quasi sicuri di aver afferrato, in un nuovo equilibrio, la parte migliore di noi.

Magari non rimane nulla dopo, quando si ritorna… ma è comunque una di quelle istantanee che siamo fieri di aver scattato e che orgogliosamente riguarderemo nei nostri momenti bui.. ritornandoci con il pensiero improvvisamente.. magari pressati in una metropolitana affollata. 

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Enrico Di Munno, continua il suo "impietoso" racconto di OZ.. in definitiva il suo raccontarsi... lo fa con piccoli e veloci tratti.... proprio come quando schizza tutto concentarto come un bambino un suo progetto di architettura.

Alessandro d’Onofrio

donofrio@stalkagency.com

 

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_Oz (II)_Tassie

…Tassie sta per Tasmania, ma detta con affetto, come zia Tassie, la zia che non si è maritata.

In effetti è terra nubile, che non si accoppia e non si è accoppiata con niente.

Ma Tassie è anche l’isola dell’isola Australia, che poi è l’isola dell’isola Britannia.

Il terzo distillato, una quintessenza di solitudine e di orgoglio di incontaminata purezza.

 

Questa zattera della memoria sembra allontanarsi dalle rive inglesi senza mai riuscirci.

È un pezzo delle Cliffs of Dover alla deriva nel Pacifico.

In trappola tra le correnti gelide del Bass Strait e il polo sud, non và ne su ne giu’.

Appena fuori rotta, è al momento insaccata tra i sogni di Cook e le pinne del Platipus.

C’è, ma non esiste.

 

Prima colonia penale, prima mattanza di tribu’ aborigene.

Forse Tassie è anche un po’ Nessie.

Un mistero di orribile bellezza…

 

Enrico Di Munno

endimu@libero.it

 

Barn Bluff.

…Guscio cosmico chiama terra, terra mi ricevi, aiuto, aiuto….

Sto orizzontale con l’acqua che batte incessante da tre ore sulla testa, il guscio bianco latte che si deforma come gelatina sotto le raffiche di vento…

 …e l’acqua comincia ad entrare da sotto…

 Gesu’, sono nel paese dei Flinstones, e sto per affogare in una tenda

 

Overland Track.

C’è la terra dei dinosauri.

E un pontile da terraferma che l’attraversa.

Per centinaia di kilometri.

La vedo ma non la tocco, magari potrebbe inghiottirmi…

 

…in questo sacco ci sono troppe cose…

…bisogna essere leggeri per camminare…

…vuota il sacco, darling….

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Cradle Mountain.

Ancora piove la’ fuori, un battìo assordante.

Penso a me da piccolo, nei pomeriggi d’inverno, sotto il plaid a quadrettoni, al caldo, protetto…

Evidentemente, talvolta mi sono sentito protetto…

Metto fuori l’orecchio, silenzio totale…

Il rumore è tutto dentro il guscio…

Sono io che faccio rumore…Tra l’altro comincio a puzzare…Mi sa che esco…Magari incontro un opossum…

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Mt Ossa.

Dopo 5 ore ininterrotte, la pioggia ha smesso di battere….

In compenso, ho iniziato io a piangere…

 

 

 

 

 

 

 

 

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Du Cane Gap.

Mi ha preso bene oggi.

Forse perché sto iniziando ad accettare la sfida con questa terra.

O forse perché attraversando la foresta pluviale, ho incontrato un tipo vestito di bianco e rosso e occhiali da sole e zainetto che correndo tra i tronchi muschiosi mi fa “Hi! Merry Christmas!”.

Già. È natale… .....

Ho beccato gli allenamenti di Santa Claus.

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Walls of Jerusalem.

Sveglia all’alba, zaino fradicio, pesa il doppio…

Porto i miei stracci e metà dell’acqua della Tasmania…

Thè caldo guardando lo scenario pleistocenico.

Laghi fumiganti come la mia tazza, bruma che evapora dagli eucalipti…

 

Penso alla pubblicità del nescafè…

…che dio mi fulm…

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Narcissus River

L’acqua qui è la più pura del mondo.

Scorre su pietre scure, sulla blue grass, un’alga marrone (perché allora blue?) che la rende come onice.

Mi affaccio sul fiume e intravedo il mio viso riflesso, e mi ritiro ...

Sono tre giorni che non mi specchio.

Mi viene da pensare che se in vita mia non mi fossi mai specchiato, oggi non saprei riconoscere la mia faccia.

Quanto sarebbe diversa la mia vita, se non mi fossi mai guardato?

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Pine Forest Moor.

Ad oggi ho percorso 44 km attraversando di tutto.

Ma questa foresta non toccata da mani d’uomo è struggente nel suo equilibrio instabile.

 

E queste colonne di legno immense che reggono il cielo, che a un certo punto cadono ed esplodono in schegge bianche…

E il midollo di miele che cola, e viene mangiato dai funghi che lo trasformano in terra bruna…

 

Tutto si scioglie come cera, soprattutto la vita e la morte, che si abbracciano indifferenti a loro stessi…

…semplicemente perché è così che deve andare…

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 Lake St Clair.

Accendo il fuoco sotto la verandina del mio bozzolo…

Non è che si riempie di aria calda e mi porta via come una mongolfiera?

 

È l’ultimo natale che passo lontano da casa…

 

 

 

 

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Mt Olympus.

Let it snow!!!

Nevica, nevica, nevica.

E poi piove, e grandina, e io fendo le folate senza fermarmi come un rompighiaccio.

Poi esce il sole rovente, e la terra scoppia in nuvole di vapore, che uniti all’odore degli eucalipti mi fa effetto aerosol viks-vaporub di quando avevo la bronchite da piccolo…

Respiro forte, magari mi fa bene…

 

Dopo 20 km, i piedi nel fango, mi sento un rambo de noantri…

Oppure un pirla perso a natale vicino al polo sud che attraversa la foresta pluviale, che giustamente, pluvia…

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Lake Holmes

 

Ho perso 10 chili.

Piu’ molte cose inutili.

 

Mi fermo un po’ prima della fine.

Per rispetto.

Non lascio la foresta che mi ha ospitato prima del tempo.

Deve essere sempre lei a vincere.

 

 

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Innes Falls.

… a 500 metri dal mondo…

Ci vorrà tempo per sapere cosa mi ha fatto percorrere questa pista.

Nel senso cosa mi ha portato qui, e cosa mi porto via…

Per ora, solo un lago mi osserva, ed io osservo lui…

 

Puo’ bastare…

 

 

 

 

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Oz.

…somewhere, over the rainbow…

 

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