FLASH di Marcello del Campo
Dal Co, da Casabella spara contro Libeskind
InSOM, ma a che gioco giochiamo?
IN EVIDENZA
Carpenzano, Guido, Zublena, Ricchi, Incerti, Simpson, Lanini, Masala, Diffuse, Sara, Maugini
- Nell’EDITORIALE BREVE il punto di vista di Orazio Carpenzano sul rapporto tra l’architettura e le altre arti.
- Nella rubrica DOCUMENTI, pubblichiamo una lettera di Luca Guido a proposito di alcune strane mosse tendenti alla demolizione di Piazza Toscano a Cosenza, una delle opere più significative realizzate nella città negli ultimi decenni.
- Nella rubrica ALLEGATI, per gentile concessione, pubblichiamo un contributo di Zublena alla ponderosa inchiesta che Il giornale dell’Architettura ha pubblicato questo mese, sulla nuova edilizia ospedaliera in Italia.
- Nella rubrica LETTERE Enrico Masala ci parla di Meier e Cellini. Luca Diffuse ci fa due segnalazioni. Sara ci manda un link a Youtube. Paola Maugini interviene su due edifici orribili a Roma.
- Nella rubrica INTERMEZZO, Edoardo Alamaro ci parla di: Rinascimentali cotte a Perugia, tra arte applicata e design.
- Nella rubrica VOCI DALL’UNIVERSITA’, Luca Lanini interviene sul caso Rossetti e non solo.
- Nella rubrica RECENSIONI E COMMENTI una intervista di Francesca Oddo sul libro: Diller + Scofidio (+ Renfro). Architetture in dissolvenza. Intervistati gli autori: Daria Ricchi. Guido Incerti, Deane Simpson
L’OPINIONE
Ground Zero per Casabella
Sull’ultimo Casabella un lunghissimo articolo di Francesco Dal Co per parlare di Ground Zero. Possiamo capire, anche se non condividere, il fatto che il progetto originale di Libeskind non gli piaccia. Ma che il pupillo di Tafuri non stronchi quello, a mio giudizio, banale e piattamente commerciale di SOM, e anzi che subito dopo pubblichi un altro grattacielo della stessa multinazionale per la stessa area di New York, mi fa poco sperare sulle sorti della critica in Italia. (LPP)
EDITORIALE BREVE
Architettura e altro……con le atre arti alla scoperta della realtà
“niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale” (F. Battiato)
Nello scenario della metropoli contemporanea vivono sguardi senza tattilità, risonanze senza suoni “veri”, profumi senza odori, cibi senza gusto, ogni cosa sembra ma non è… quello che più conta è il piacere istantaneo, le emozioni forti che durano l’istante di uno spot.
Immaginare qualcos’altro, per esempio, lavorando sulle micro realtà del tessuto sociale con le sue contraddizioni, le sue ambiguità e i suoi conflitti, sulle micro resistenze che alcune aree socio-culturali oppongono alla omologazione dell’ipermercato globale.
Si! Proprio adesso che la progettazione non ha mai conosciuto una così accentuata molteplicità di generi, tendenze ed espressioni.
La progettazione contemporanea dispiega un tale ventaglio di ricerche da mettere in crisi la sua stessa riconoscibilita’ e vive una condizione di policentrismo che vede venir meno le gerarchie classiche tra i vari settori disciplinari.
Tra tutti prevalgono le dimensioni centrali della rappresentazione, della comunicazione e del mercato con le loro logiche ferree ma imprevedibili, che sono divenute condizioni imprescindibili per ogni azione progettuale e non più una loro ulteriore eventualità.
Chi oggi è in grado di seguire questa molteplicità deve strutturarsi necessariamente come in una sfera di risonanze che amplificano i risultati creativi sul piano teorico, tecnico, espressivo; dove, la ricerca non trascuri mai gli aspetti sociali, tecnologici e commerciali attraverso cui l’opera acquisisce spesso nuovi significati e ulteriori potenzialità.
Impossibile tracciare tutte le direzioni di sperimentazione assunte dall’architettura perché tali molteplicità sono spesso innestate in cicli di esperienze sempre più complesse dove possiamo parlare di un’autentica interattivita’ tra la progettazione e i suoi destinatari.
Tuttavia è tempo di ripensare all’orgia delle immagini, alle turbolenze delle geometrie sperimentali, ripensare la realtà… sempre in un modo che implichi sconfinamenti disciplinari; lavorando in équipe, incontrando uno spazio di libertà e un modo di superare costrizioni identitarie; articolando ogni progetto su “idee strategiche” in grado di mettere in sinergia percezioni, strumenti, linguaggi capaci di intercettare luoghi sconosciuti, rischiando, provocando connessioni altre… senza necessariamente complicare, anzi… per chiarire!
Per meglio in-formare l’habitat! uomo compreso.
Adesso ogni architettura deve essere una ricerca multimediale che utilizza risorse creative e metodologie scientifiche nell’obiettivo comune di indagare sulla possibile estensione percettiva e sensibile dell’organismo vivente dentro le relazioni con il non vivente.
L’architettura deve messere contemporaneamente reale e virtuale. I diversi aspetti della visione (grandezze, forme, orientamenti, ecc…) saranno configurati in questa doppia dimensione.
Tale doppiezza è l’unica indagine possibile sulla sua organizzazione multi-dimensionale.
Architettura e altro insieme, sono per noi la chiave di entrata nei mutamenti in atto, nelle pratiche artistiche, riconoscendo l’impossibilità di tenere separate e contrapposte le culture della materia con quelle dell’immateriale.
Architettura è materia di affabulazione fondata su precise strategie che possono essere spesso derivazioni della realtà o dell’irrealtà in un rapporto di reciproca ostilità o di consonanza, l’architettura resta un modo per sollecitare il nostro corpo, i nostri sensi solo se dispiegata all’interno di una continua destabilizzazione percettiva, intercettata però, da qualche pausa di alta qualità.
Orazio Carpenzano
LA CARTOLINA di Renato Nicolini
Monumento a Vittorio Emanuele
Da qualche tempo, accarezzo con Paolo Ramundo, storico componente del gruppo degli Uccelli, l’idea di progettare la delocalizzazione del Monumento a Vittorio Emanuele. No, non la sua demolizione come a suo aveva proposto Bruno Zevi. E nemmeno trasformarlo in rudere, come da progetto di Ludovico Quaroni. Conservarlo, sì, è un documento storico. Decostruito in un insieme di frammenti scultorei e decorativi, ciascuno associato ad un nuovo luogo. Per mostrane un possibile lato comico, la statua equestre del Re di bronzo del Chiradia davanti all’Ippodromo delle Capannelle. La “macchina da scrivere” sta avendo troppo successo, hanno costruito persino un ascensore per farvi salire fino in cima il visitatore. Si potrebbe fare entrare un po’ d’aria fresca su via dei Fori Imperiali fino al Colosseo (ed al Campidoglio), rivelando la vera scala del problema architettonico dell’area archeologica centrale di Roma. E suggerire per analogia un’idea meno compatta dell’identità architettonica italiana, che, scoprendo di essere ridotta in frammenti, potrebbe decidersi ad affrontare finalmente almeno l’Europa.
FOCUS SU… di Diego Caramma
Tracce d'architettura - 7
18. Non si può vedere la teoria se non come prassi, ovvero come genealogia della nostra stessa condizione, cioè del nostro incontro di mondo (che non è un incontro «con il mondo», come se ci fosse uno sguardo «fuori» del mondo e un mondo che è oggetto di visione, e come se si potesse pensare ad un soggetto autonomo, autofondato e autosufficiente). Se non si attraversa questa soglia si rimane giocati dalla superstizione che si possa parlare di «cose in sé» (e in questo caso anche un ipotetico riaggancio ad una «esperienza» non sana il pregiudizio intellettualistico), cioè che si possa parlare teoreticamente di questo o quello, oppure che non si possa, o non si debba farlo: per esempio, che gli enti vengano dal nulla e vi ritornino oppure che è una sciocchezza dirlo. Senza vedere che l’unica «decostruzione» da operare è proprio quella di una costruzione mentale ancora lontana dal pensare che ogni cosa è un processo, ogni oggetto è un evento e ogni stato è un movimento, per i quali è necessaria l’apertura di una pratica. Non si tratta allora di vedere una prassi complementare alla teoria, né una teoria messa in pratica, ma di fare esercizio di una pratica della teoria (quella «prassi teorica» di cui parlava Husserl).
19. Non esistono infatti «essenze» autonome e assolute, perché le essenze sono sempre in una «relazione differenziale», esattamente come accade (e forse a questo punto l’analogia ci aiuta a capire) nel rapporto vuoto/pieno. Ma il vuoto non è riducibile ad un fondamento ontologico, né ad un assoluto che esiste allo stato puro. Non v’è concetto di vuoto, ma esperienza di vuoto, come ha mostrato in modo mirabile Giangiorgio Pasqualotto.
20. È il superamento del dualismo cartesiano che concepisce corpo e mente come ambiti distinti, l’uomo in «sé» e il mondo fuori di «sé», poiché non c’è differenza tra l’orlo del soggetto e l’emergere del mondo. Ma siamo anche di fronte ad espressioni che contravvengono al principio di non contraddizione. Ciò significa, per dirla in modo semplice e familiare, pensare la realtà come costellazione di elementi interagenti in strutture di parti interdipendenti, in reti di nodi interconnessi, dove l’interazione, l’interdipendenza e l’interconnessione sono garantite proprio dall’assenza di molteplici «sé», dall’eclisse di identità assolute e da identificazioni fisse.
DOCUMENTI
Chi vuole abbattere Piazza Toscano a Cosenza?
L' Ordine degli architetti di Cosenza: riferimenti culturali.
Apprendiamo dall' Ordine degli Architetti di Cosenza, tramite una missiva del presidente resa pubblica via mail dal co.di.arch. locale (?), in risposta ad una lettera di spiegazioni del titolare dello studio con cui collaboro, che la proposta di demolizione di Piazza Toscano pubblicata sulla rivista dell' ordine (rivista inviata a tutti gli iscritti, agli enti ed amministratori locali oltre che agli ordini professionali di tutta Italia) era doverosa oltre che leggittima.
Infatti a detta del presidente dell' Ordine, alcuni si sono schierati contro l' opera, e quindi bisognava agire a tutela del cittadino.
Citiamo gli illustri critici di architettura: Giovanni di Domenico, professore ad Aversa in provincia di Caserta; Vittorio Sgarbi, che in suo recente libro parlando brevemente di Piazza Toscano insulta Giovanni Michelucci, e un tale Pileggi che dai rinomati spalti della rivista "Medioevo" parla della piazza come uno scempio. Tuttavia ci piace anche ricordare anche il contributo di Mario Occhiuto, presidente dell' Ordine degli architetti di Cosenza, che dalle pagine del quotidiano locale "La provincia", parla di "discutibilità" dell' opera e implicitamente di quel modo di esercitare la professione, forse a testimonianza di disprezzo nei confronti del collega chiamato in causa, e della categoria.
Sono forse questi i riferimenti culturali dell' Ordine degli Architetti di Cosenza? Per chi non lo sapesse Piazza Toscano è un progetto di Marcello Guido, ma non ci esprimiamo in merito alla filosofia progettuale, poichè chi non lo conoscesse può trovare facilmente materiale in internet.
Tralasciamo gli altri contenuti della rivista, i messaggi politici che ne emergono a spese degli iscritti e senza averli minimamente coinvolti, l' utilizzo di parte della rivista, la totale mancanza di una visione culturale, l' implicita deleggittimazione degli enti che hanno approvato il progetto della piazza (tra gli altri soprattutto una commissione ministeriale, e incredibilmente anche due soprintendenze, tutti con parere favorevole) e infine le velleità di critico di architettura da parte di un consigliere dell' ordine che scrivendo un terzo degli articoli della rivista si è preoccupato, in più pagine, di fare disinformazione su Piazza Toscano -e su Piazza Fera, di cui l' autore pubblica un suo progetto, ignorando completamente il concorso vinto da Pietro Caruso, e ora in attesa di realizzazione-.
A voi le conclusioni. A noi, a seguito di un notevole danno di immagine ad opera dell' ordine degli architetti (!), interessava segnalare non solo che il progetto è stato pubblicato su numerose riviste nazionali ed internazionali, ma soprattutto che è stato, ed è, oggetto di interesse da parte di architetti, critici e studenti: I primi studi progettuali sulla piazza e sul centro storico di Cosenza sono stati premiati a Modena dalla giuria del concorso internazionale di idee "Paesaggistica e linguaggio grado zero dell' architettura", presieduta da Bruno Zevi, e successivamente ad opera conclusa, l' amministrazione comunale ha ricevuto il noto premio internazionale "Dedalo-Minosse", in qualità di committente, nonostante l'attuale disinteresse per la manutenzione.
Non è tutto: il progetto è stato in mostra presso il Tokyo Design Centre, il Kobe City Museum, e presso numerose sedi di ambasciate estere essendo stato selezionato, in rappresentanza dell' architettura italiana assieme ad altre opere, per la mostra "Dal futurismo al futuro possibile" (catalogo Skira) patrocinata dal Ministero degli Esteri, dal CNA, e curata tra gli altri da Franco Purini. A questo doverosamente dobbiamo aggiungere che il parere espresso da Bruno Zevi, Luigi Prestinenza Puglisi, Antonino Saggio, Alessandra Muntoni, Cesare Maria Casati, Laura Thermes, Cesare De Sessa, Maurizio Vogliazzo, solo per citare alcuni, riteniamo abbia un peso diverso da quello degli illustri critici menzionati dal presidente dell' Ordine degli Architetti di Cosenza.
In attesa di una risposta "ufficiale", che aspettiamo di ricevere dal mese di luglio, abbiamo segnalato l' episodio al CNA.
Auspichiamo seriamente che altri ordini professionali non intraprendando simili iniziative nei confronti di altri colleghi.
E vorremmo anche segnalare che non siamo alla ricerca di approvazioni o di applausi, il progetto di Piazza Toscano, come altri elaborati dallo studio, si commentano da sè poichè sono degli unicum, architetture dense di ricerca e sperimentazione. A noi purtroppo, che non abbiamo diritto di replica, non ci resta che segnalare e denunciare lo stato di provincialismo e di degrado culturale che attanaglia alcuni nostri rappresentanti. Luca Guido
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Paesaggi elettronici a Roma
NetSpace: viaggio nell’arte della Rete.Paesaggi elettronici, Inaugurazione: martedì 16 ottobre 2007 h. 18.00. MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Via Guido Reni 2f, 00196 Roma. Info: Tel. 06 3210181, Fax 06 32101829, www.darc.beniculturali.it
Marco Petreschi a Roma
Marco Petreschi. Un architetto romano. Opere e progetti 1970/2006. 18 ottobre 2007, ore 17, Convento dei PP. Domenicani, C.so Umberto I, Cavallino (LE). Partecipano Marcello Guaitoli, Alessandro Ippoliti
Estetica dei nuovi media a Roma
12 ottobre venerdì, ore 18,30: Presentazione del libro di Antonio Tursi, Estetica dei nuovi media, costa&nolan 2007. Questo il programma: Luisa Valeriani, Mario Costa, Alessandra Campo, Giulia Matteucci, Antonio Tursi. Proiezione del film "Strange Days" (USA 1996), regia di Kathryn Bigelow. 2° piano, Accademia di Belle Arti, via di Ripetta 222, Roma.
Week Roma Design+
10 ottobre ore 19.00 Rodrigo Bertotto, DesignPlus, Perfectosdragones, Laboratorio Argentina SPIN_Spazio per l'ingegno Via Vodice,8
11 ottobre h 19:00 Codice a barre+Elena De Angelis+ Walter Iafrate Monotonia di una materiale Abitart Hotel - Via Pellegrino Matteucci 10/20
12 ottobre ore 19.00 Chiara Carrer e Riccardo Ajossa estile s.r.l. Via chiana, 15. Info: http://www.romadesignpiu.it
Workshop SensoEsteso a Roma
ALTROEQUIPE, organismo multimediale che opera tra la danza, il suono, l’architettura, la cattura digitale del movimento (motion capture) e la sua animazione 3D (motion graphics), costituito dal Gruppo ALTRO, direzione Lucia Latour, dall’architetto Orazio Carpenzano, da Marco Donati e Mounir Zok, ingegneri presso il Laboratorio Informatico diretto dal Prof.Aurelio Cappozzo , DiSMUS/IUSM, da Flaviano Pizzardi, Creative director - POOL FACTORY s.r.l., da Andrea Carfagna, videoproiezioni MUSIC HOUSE, da AURION s.r.l., distribuzione italiana del Sistema VICON - Real Time, organizza il WORKSHOP SENSOESTESO, che si svolgerà il 23, 24, 25, 26 ottobre 2007, dalle ore 12.45 alle ore 17.45, presso la Sala Auditorium delle Scuderie Aldobrandini, Piazza Marconi 5, 00044 Frascati (RM). Le iscrizioni si chiudono giovedì 18 ottobre 2007. (INFO/Iscrizioni, Segreteria ALTROEQUIPE, altroteatro@katamail.com, tel. +39 066875967)
Conferenze Frank Lloyd Wright a Volterra
Centro Studi Santa Maria Maddalena In Volterra
Sabato 13 ottobre Inizio alle ore 10,30 con saluto del presidente dell’Associazione Amici Di Frank Lloyd Wright. Frank Lloyd Wright e l’Architettura Organica oggi. Interverranno: Eric Lloyd Wright, Evoluzione dell’Architettura Organica e della bioarchitettura; Arthur Dyson, l’Architettura Organica oggi; Fred Stitt, Frank Lloyd Wright, fautore della moderna progettazione ecologic; Brian Spencer, Cinque accampamenti provvisori progettati tra il 1923 e il 1929 dall’Arizona all’Egitto; Aldo Loris Rossi, L’iperrealismo organico Mario Galvagni; Architettura organica sperimentale come ecologia della forma.
Domenica 14 ottobre Dibattito dei relatori con il pubblico e la stampa. Concerto per flauto e spinetta in Villa Palagione su musiche di Beethoven, Bach, Mozart, Vivaldi, Marcello
Il DNA del design italiano a Milano
AIDDA Delegazione Lombardia invita al convegno Il DNA del design italiano: produzione inimitabile. Giornata di incontri per reinventarsi con gusto. Sabato 20 ottobre 2007 ore 9,30. Auditorium Giorgio Gaber (Palazzo Pirelli - Sede Regione Lombardia) P.zza Duca d'Aosta, 3 Milano
Giancarlo De Carlo a Milano
Giancarlo De Carlo. L’eredità culturale e civile Incontri, immagini, letture e conversazioni per ricordare Giancarlo De Carlo Milano dal 3 al 12 ottobre 2007. Politecnico di Milano, Triennale di Milano, Casa della Cultura.
Info: http://www.diap.polimi.it/seminari isabella.inti@polimi.it antonella.bruzzese@polimi.it
Mestre Novecento a Mestre
Il secolo breve della città di terraferma. Storie di trasformazioni urbane. Dal 27 ottobre al 9 dicembre 2007. Inaugurazione venerdì 26 ottobre, ore 18.00 orario: da lunedì a venerdì: 15.00 – 19.00 sabato e domenica: 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00 sala espositiva secondo piano – Centro Culturale Candiani. Ingresso libero
Molo K Marghera a Mestre
L’altra Venezia. Fotografie di Giuseppe Dall’Arche dal 11 novembre al 16 dicembre 2007 Inaugurazione sabato 10 novembre, ore 11.00 orario: da lunedì a venerdì 15.00 – 19.00 sabato e domenica 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00 sala Paolo Costantini terzo piano – Centro Culturale Candiani ingresso libero
João Luís Carrilho da Graça a Mendrisio
Giovedì 11 ottobre 2007 l’Accademia ospita João Luís Carrilho da Graça, classe 1952. Università della Svizzera italiana Accademia di architettura. Villa Argentina, Largo Bernasconi 2 CH-6850 Mendrisio, Switzerland.
Info: aprada@arch.unisi.ch
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Paesaggi elettronici a Roma
NetSpace: viaggio nell’arte della Rete.Paesaggi elettronici, dal 17 ottobre al 18 novembre 2007. Orario: 11.00-19.00 (chiuso il lunedì) MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Via Guido Reni 2f, 00196 Roma Tel. 06 –3210181. Fax 06 –32101829 www.darc.beniculturali.it
Manfredo Massironi a Roma
Manfredo Massironi Arte esatta e geometrie volubili dal 5 ottobre al 3 novembre 2007 via Urbana 148 - 00184 Roma tel. e fax 0039 06 4742351 tel. 06 47542161 info@galleriailbulino.it www.galleriailbulino.it
Mario Ceroli a Roma
Mario Ceroli a cura di Maurizio Calvesi e Claudia Terenzi. Sale Livello 1 (lato Via Milano) dal 6 ottobre 2007 al 2 dicembre 2007. Palazzo delle Esposizioni via Nazionale Roma <http://www.clponline.it/>
Bruno Munari a Milano
Nel centenario della nascita Milano ricorda Bruno Munari, Rotonda di via Besana (via Enrico Besana 15) dal 25 ottobre 2007 al 10 febbraio 2008. Orari 9.30-19.30 da martedì a domenica; 9.30 – 22.30 giovedì; lunedì chiuso. Info tel. 02.43353522
Vacanze Intelligenti a Milano
Vacanze Intelligenti Arte e artisti nelle foto della Biennale di Venezia della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena a cura di Antonella Greco in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Dal 19 settembre al 30 novembre 2007 Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci. Via S.Vittore, 21 Milano.
Territorios a Venezia
Mostra Territorios, dal 10 giugno al 21 novembre. Biennale di Venezia Padiglione Istituto Italo-Latino Americano Cà Zenobio, Dorsoduro 2596-30123 Venezia
Michelangelo Architetto a Firenze
Mostra Michelangelo architetto a San Lorenzo.Quattro problemi aperti, dal 20 giugno al 12 novembre 2007 Casa Buonarroti. via Ghibellina, 70 Firenze Catalogo Mandragora
La civilta’ dei superluoghi a Bologna
La civilta’ dei superluoghi. Notizie dalla metropoli quotidiana dal 13 ottobre al 7 novembre 2007 a Bologna, una mostra multimediale, incontri, spettacoli e un libro per riflettere sui nuovi spazi urbani. Tra gli ospiti, gli architetti Dominique Perrault e Vittorio Gregotti, il fotografo Francesco Jodice e il pianista Stefano Bollani. Per informazioni: Urp della Provincia di Bologna, via Benedetto XIV 3, tel. 051 6598218, numero verde 800 239754 www.superluoghi.it
L’Architettura nelle Case del Fascio a Latina
L’Architettura nelle Case del Fascio e nelle Terre d’Oltremare Mostra Itinerante di Architettura Palazzo “M”, Comando Provinciale Guardia di Finanza, Corso della Repubblica, 236 Latina. Aperta dal 4 ottobre al 28 ottobre 2007 con i seguenti orari: Lun-Ven 17,00-20,00; Sab-Dom 10-13/15-18. Ingresso gratuito.
Álvaro Siza architetto a Mendrisio
Mostra Álvaro Siza architetto aperta dal 19 settembre al 25 novembre 2007. Galleria dell’Accademia di Mendrisio Università della Svizzera italiana, Accademia di architettura Villa Argentina, Largo Bernasconi 2 CH-6850 Mendrisio, Switzerland
CONCORSI E OPPORTUNITA’ PROFESSIONALI a cura di Gianni Cinali
Case provvisorie post evento catastrofico (New York)
Concorso internazionale di idee per progetti innovativi di case temporanee necessarie come conseguenza di eventi catastrofici. Premi di $ 11.000 per i primi dieci classificati che potranno sviluppare ulteriormente il progetto. Registrazione 23/11/2007. Scadenza: 14/12/2007.
http://www.nyc.gov/html/whatifnyc/
99k House (U.S.A.)
Concorso internazionale, due fasi, per il progetto di una casa unifamiliare con criteri di economicità, sostenibilità, risparmio energetico. Premi di $ 5.000 per i primi tre classificati che potranno sviluppare ulteriormente il progetto. Registrazione 23/11/2007. Scadenza: prima fase 14/01/2008. Seconda fase: 31/3/2008.
2008 Next Generation (U.S.A.)
Concorso di idee aperto a designer e architetti focalizzato su soluzioni di design che affrontino la risorsa “acqua” a diversi livelli di scala e lettura, da oggetti di design al paesaggio. Premio di $ 10.000. Scadenza: 4/1/2008.
http://www.metropolismag.com/nextgen/
Complementi d’arredo in pietra (Brescia)
Concorso per nuove soluzioni di oggetti e complementi d’arredo in pietra. Partecipazione riservata ad architetti e designer con meno di 40 anni.
Premio di € 4.000. Iscrizione 19/10/2007. Scadenza 5/11/2007.
http://www.consorziomarmisti.org/
UNIVERSITA’ & Co... a cura di Ilenia Pizzico
Valorizzazione e tutela dei beni culturali nell’attuale sistema legislativo statale e regionale a Roma
Nell'ambito del Master in Architettura-Storia-Progetto si terrà la conferenza pubblica di Salvatore Bellomia dal titolo Valorizzazione e tutela dei beni culturali nell’attuale sistema legislativo statale e regionale. Venerdì 12 ottobre 2007 ore 16.30, Università di Roma Tre, Facoltà di Architettura, Aula Urbano VIII, Via della Madonna dei Monti 40, Roma. Info: http://host.uniroma3.it/master/storiarch/ <http://host.uniroma3.it/master/storiarch/>
La ricostruzione pubblica e privata a Foligno
Sabato 13 ottobre si terrà un convegno sul tema La ricostruzione pubblica e privata a Foligno: tra celerità e qualità. Ore 9.00, Palazzo Trinci, Foligno
Premiazione Concorso Internazionale di idee ad Agrigento
Il 16 ottobre alle si terrà la cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Idee La Cittadella degli Studi di Agrigento. Ore 10.00, Locali del Polo, Universitario di Agrigento.
Architetture dei servizi in montagna ad Aosta
L’Osservatorio sul sistema montagna Laurent Ferretti prosegue nelle iniziative atte ad illustrare i rapporti tra l’architettura e la montagna.L’Osservatorio intende evidenziare la specificità dell’architettura confrontata con le esigenze e le condizioni imposte dall’ospitare i servizi sociali necessari alle comunità di montagna. Esso vuole approfondire queste riflessioni con attenzione agli aspetti fisici dei servizi sociali, cioè ai contenitori che li ospitano e che sovente ne qualificano o condizionano la funzionalità e la qualità. Si vuole valutare se esista una specificità di tale casa dei servizi in ordine, sia alle condizioni dell’ambiente montano, sia alla multifunzionalità della struttura. La casa dei servizi può assolvere diverse funzioni, quali ad esempio di scuola, municipio, pensionato anziani, edificio di culto, presìdi sanitari,attrezzature sportive,
luoghi di incontro, biblioteche, ecc.L’ambito interessato dalle relazioni del Convegno coinvolge in modo transfrontaliero l’intero arco alpino, e specificatamente le Alpi occidentali, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, le Alpi centrali, la Svizzera, la Savoia e l’Alta Savoia.Sabato 20 ottobre, ore 9.00,Centro Congressi Grand Place, 11020 Pollein,Aosta.
Convegno nazionale di Architettura degli Interni a Venezia
Il secondo convegno nazionale di architettura degli interni organizzato dall'Università Iuav di Venezia, quest'anno è dedicato agli interni nel progetto sull'esistente.Il 24 ottobre si discuterà del progetto negli spazi di interesse storico e artistico e del progetto nel patrimonio edilizio diffusoIl 25 sarà dedicato all'approfondimento di temi cruciali che riguardano la ricerca, la didattica e gli ordinamenti universitari.24-25 ottobre 2007, Università Iuav di Venezia Tolentini, aula magna, ore 9.00, Santa Croce 191, Venezia. Info:http://www.iuav.it/Ateneo-cal/2007/10/convegno-interni.doc_cvt.htm <http://www.iuav.it/Ateneo-cal/2007/10/convegno-interni.doc_cvt.htm>
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Il gioco delle differenze
A Manchester un bagno pubblico sotterraneo diventa un bar in cui assaggiare birre provenienti da tutto il mondo, a Istanbul un garage si scopre uno dei più importanti spazi espositivi della città, a Mosca in un vecchio bunker voluto da Stalin trova spazio un grande centro polifunzionale in stile dell’ epoca, con tanto di discoteca, ristorante-bar e cinema oltre che ad un Museo della Guerra fredda, a Valencia per ottemperare alla mancanza di spazi per esibirsi la compagnia teatrale “Tres Teatre” utilizza una casa abbandonata per mettere in scena forme di teatro sperimentale con un parterre ricavato nel soggiorno dell’ abitazione, a Graz nella fortezza dello Schlossberg, la casamatta della caserma diventa luogo ideale per la rappresentazione di opere liriche, a Rio de Janeiro, infine, quello che a inizio secolo era uno dei più famosi bordelli della città è diventato un attivo centro culturale.
Sono questi gli esempi più curiosi in giro per il mondo a testimoniare che il restyling ormai dilaga in forme sempre più spinte e pionieristiche, non solo ex spazi industriali convertiti in luoghi dell’ Arte Contemporanea, come la Tate londinese o quella di Liverpool, ma anche e soprattutto luoghi comuni, testimoni della vita passata, portatori di una memoria che si vuole preservare secondo una logica diversa: non tramite la statica e asettica conservazione/contemplazione di chi li mette sotto una campana di vetro, ma attraverso il dinamico gioco delle differenze e la stimolante dialettica che vecchio e nuovo creano, senza che nessuno prevalga necessariamente sull’ altro.
In modo da tirar fuori il meglio dei due.
VOCI DALL’ UNIVERSITA’
Luca Lanini: Sul caso Rossetti
Caro L.P.P., Ti scrivo in relazione a due episodi da cui mi sembra possa scaturire una piccola proposta di buon senso.
1_il caso che sta agitando la vita accademica napoletana e che da ormai dieci giorni occupa stabilmente le pagine locali del quotidiano “La Repubblica” e da te pubblicato sull’ultima press/letter. Lo riassumo brevemente, senza scendere troppo nei dettagli visto che si tratta di una questione di ordinaria “mala università”. Un concorso per associato in composizione architettonica che avrebbe visto premiato un candidato appartenente all’apparenza a una potente lobby cittadina piuttosto che un progettista molto più titolato, soprattutto sul versante progettuale. Restano ovviamente tutte da provare le accuse, a maggior ragione quelle riferite a gravissime irregolarità compiute durante le prove espletate. Ma quello che è sintomatico è l’espulsione e l’emarginazione dei progettisti dai dipartimenti di progettazione, di cui prova ancora migliore è quanto segue.
2_Negli stessi giorni mi sono trovato tra le mani un simpatico volumetto curato dall’incolpevole Fabrizio Toppetti per il dipartimento di architettura della Sapienza di Roma, Laboratorio Grandi Temi (e dunque tutto maiuscolo!).
Dal titolo “Moderno Modernocontemporaneo Contemporaneo”.
Che mi ha ricordato quella battuta di Woody Allen: “Il mio nome è Bond, James Bond.” “Cognome?” “Bond.” “Che strano nome: Bond Jamesbond Bond…”.
Ah, il libro ha anche un sottotitolo “Scritti ulteriori-architettura ed altro”. E, evitando la facile ironia che si tratti per lo più di “altro”, nello scorrere l’agile volumetto, che pur allinea titoli benauguranti come “Antiche e nuove forme di plasmazioni culturali della morte”, trovo uno scritto del direttore del dipartimento, Antonino Terranova: “Dell’amore della morte della vita. Citazioni come suggestioni”. Ne cito (senza suggestioni!) testualmente un passo, sintomatico di quanto detto sopra:
“Tuttavia anche L’architettura dopo l’architettura deve farsi carico del suo crudele destino […] , costruire piuttosto che discettare sul costruito”.
3_ La proposta. Dai due episodi, a parte i comportamenti penalmente perseguibili del primo, si evince che i dipartimenti di progettazione stanno sempre più diventando luoghi in cui l’insegnamento della Progettazione Architettonica (per il termine “composizione” ho come Gropius una certa idiosincrasia…) come pratica professionale di risoluzione di problemi reali di un cliente o di una collettività è sistematicamente mortificata.
Nella scelta dei temi (anzi dei Grandi Temi!), nella scelta dei docenti. In favore di una melassa storico-critica, un cascame tafuriano di terza generazione.
Per fortuna in Italia, sia pure con difficoltà, si fa architettura. Nonostante le università. Nonostante i dipartimenti di progettazione (o come si vogliono chiamare).
La mia proposta è molto banale: perché non fare in modo che ad insegnare progettazione tornino ad essere i progettisti?
Basterebbe far sì che nella valutazione dei titoli i progetti contino per il 90%. Prima i progetti realizzati. Meglio se pubblicati. Meglio ancora se sulle riviste straniere, non si sa mai...
Poi i concorsi. Attribuendo un punteggio più alto ai premi e alle menzioni. Meglio se all’estero, dove l’architettura italiana non è granché considerata…
Per i cosiddetti “titoli scientifici”, che dovrebbero contare per il 10%, verificare che i testi non siano stati pubblicati a spese proprie o del contribuente, verificare quante copie hanno acquistato le librerie NON nella città dove l’autore svolge qualche incarico accademico.
Far sì che “l’anzianità di servizio” (l’erachismo di cui parlava Scolari), la consanguineità, la promiscuità con i superiori gradi accademici contino lo 0%.
Anche perché, caro L.P.P., gli architetti ad una certa età devono progettare. E costruire, non discettare sul costruito. Altrimenti vengono i brufoli…
ECOFLASH a cura di Domenico Pepe
Strutture in legno: parte1
E’ facile cadere negli -ismi molto più spesso di quanto ci possa sembrare:
è convinzione comune, ad esempio, considerare il legno come un materiale utile solo come elemento decorativo per facciate e non già come elemento strutturale ricadendo nel “cement - ismo”.
E’ ancora più facile, così, vivere senza mettere in discussione le proprie conoscenze erigendo un muro con una risposta che denigra ciò che in realtà non si conosce e non si riuscirebbe a controllare: meglio il legno o il c.a.? La risposta è ogni giorno sempre più “banale” (nel senso letterale del termine): il c.a.!! Anche se le ricerche sulla funzione strutturale e di resistenza al fuoco del legno sono sempre più diffuse.
I problemi strutturali:
Nel Luglio del 2006, a Tsukuba in Giappone, sono state eseguite prove sismiche su un edificio di 3 piani, di dimensioni reali e pesi da 300kg/mq sui solai, con accelerazioni di:
0,8g pari al terremoto di Kobe
http://www.progettosofie.it/documenti/Kobe%200.8g%20con%20copyright.mpg
1,2g pari al terremoto di Nocera Umbra
http://www.progettosofie.it/documenti/Nocera%20Umbra%201.2g%20con%20copyright.mpg
La resistenza al fuoco:
In caso d’incendio il comportamento al fuoco delle strutture portanti in legno è completamente diverso dal comportamento delle strutture metalliche dato che il primo, cattivo conduttore di calore, non collassa ma la superficie carbonizzata esterna limita il propagarsi della combustione all’interno; mentre il metallo, ottimo conduttore di calore, perde, snervandosi, ogni resistenza meccanica e va incontro ad un vero e proprio “collasso”.
http://www.progettosofie.it/documenti/070306_Italy_%20Fire_test_60times.mpg
(i link dei video è diretto al sito http://www.progettosofie.it/; questi sono sottoposti alle leggi sul copyright)
Nuovi esperimenti su edifici a più piani stanno per essere effettuati sempre dall’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del CNR di San Michele all’Adige (CNR-IVALSA). Di seguito presentiamo la parte iniziale del comunicato stampa, rilasciato nel mese di settembre, del progetto Sofie:
L’appuntamento è per il 23 ottobre 2007 prossimo. Il luogo è Miki, una cittadina giapponese a qualche decina di chilometri a nord di Kobe, nella regione del Kansai e precisamente nella prefettura di Hyogo, che nel 1995 fu teatro di uno dei più violenti terremoti degli ultimi cinquant’anni, sicuramente il più grave disastro naturale in Giappone dal Dopoguerra a oggi. Oltre a causare ingenti danni a strade ed edifici, il sisma, di magnitudo 7,2, provocò la morte di più di seimila persone e colse la regione completamente impreparata ad affrontare un cataclisma di simili dimensioni. È anche per un motivo simbolico, dunque, che nel 1999 si decise di costruire proprio a Miki la piattaforma sismica sperimentale più grande del mondo (chiamata "E-Defense", dove la lettera “E” sta per Earth, terra), in grado di riprodurre qualsiasi terremoto, anche di elevatissima magnitudo. Su questa piattaforma sta per essere eretta, utilizzando oltre 250 metri cubi di materiale, una palazzina di 7 piani e 24 metri di altezza. In quella data verrà riprodotto un moto sismico pari a quello che dodici anni or sono sconvolse la regione e dimostrata l’assoluta stabilità dell’edificio sottoposto alla violenta scossa.
L’edificio – e questo è il dato più sorprendente – sarà costruito interamente in legno: pannelli di legno massiccio di spessore tra i 5 e i 30 centimetri incollati a strati incrociati, secondo il sistema costruttivo X-Lam, tecnica sperimentata una decina d’anni fa in Germania ma sviluppata e perfezionata in Italia.
Per ricevere informazioni
Maria Giovanna Franch
CNR-IVALSA
T. + 39 0461 660220
franch@ivalsa.cnr.it
www.progettosofie.it
LA STORIA IN PILLOLE di Rossella de Rita
La comunità ebraica a Roma
Il giorno lunedì 8 ottobre è stata presentata a Roma, presso il Tempio di Adriano (piazza di Pietra), il volume “La comunità ebraica di Roma nel secondo dopoguerra. Economia e società” (1945-1965). La ricerca presentata è il frutto della collaborazione tra l’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma (ASCER) e il centro studi della Camera di Commercio di Roma, che ne è anche editore. L’obiettivo principale della ricerca, com’è stato efficacemente sottolineato da uno degli autori, è stato ricostruire la successione dei cambiamenti socioeconomici e culturali di cui è stata protagonista la comunità ebraica di Roma nel ventennio considerato. Il lavoro presenta, in particolare, il pregio di aver dato vita ad una proficua collaborazione tra storici del diritto, sociologi, storici dell’economia, demografi e ricercatori nel campo della storia orale che, raramente intervengono congiuntamente all’interno di un medesimo contributo.
Il periodo del dopoguerra è stato caratterizzato da profondi cambiamenti istituzionali ed economici che hanno interessato tutta la penisola ma che a Roma si sono tradotti in una crescita urbanistica e demografica dando luogo ad un forte incremento nella produzione di servizi. La partecipazione degli ebrei a questo processo è stata ricca e proficua per la capitale ma non si è tradotta in cambiamenti di rilievo per la comunità ebraica.
La fine delle ostilità comportò lo smembramento dell’industria bellica cresciuta grazie alle commesse militari. Per la città di Roma in particolare questo comportò la contrazione del settore secondario, in quanto le aziende preferirono smobilitare per trasferirsi altrove o chiusero i battenti licenziando i lavoratori, con il risultato della formazione di grosse sacche di disoccupazione. La fine della guerra per Roma non significò la fine delle sofferenze per la popolazione: il problema alimentare, quello abitativo, la crescente disoccupazione incisero in modo negativo in una città già gravemente degradata nelle strutture sociali ed acuirono il clima conflittuale già esistente.
I vent’anni seguenti alla fine della seconda guerra mondiale furono gli anni del miracolo economico caratterizzato da una crescita del reddito molto elevata e da mutamenti radicali nelle strutture sociali. Le attività agricole che, fino a quel momento, avevano deciso le sorti dell’economia nazionale, cominciarono a cedere il passo al settore industriale che divenne, ben presto il traino dell’economia. Il livello di benessere degli italiani aumentò manifestandosi non solo nell’aumento delle disponibilità economiche ma in generale nei più diversi aspetti della vita quotidiana con la forte richiesta di prodotti di consumo. Roma e i suoi cittadini parteciparono a questa crescita ma non altrettanto può dirsi per la comunità ebraica romana che riprese il lento cammino di crescita iniziato con la soppressione del ghetto e interrotto con il fascismo e la guerra, ma le strutture della comunità non furono mutate radicalmente. Il legame con le tradizioni costituì un freno all’effettivo sviluppo economico della comunità stessa.
La comunità ebraica capitolina era ancora caratterizzata da un ceto formato da piccoli e medi commercianti e d’impiegati. I suoi membri videro sicuramente incrementare le proprie possibilità economiche e gli ebrei poterono godere di un benessere mai conosciuto in precedenza ma non si verificò il processo di mobilità sociale che invece colpì il resto della penisola. Le occupazioni tipiche degli ebrei continuarono a rimanere quelle precedenti allo scoppio della guerra e, soprattutto, ancora venti anni dopo la fine del conflitto, i figli continuavano a perpetrare i mestieri dei genitori.
“Si può affermare che il periodo 1945-1965 è stato, per gli ebrei romani, una straordinaria occasione perduta per potersi agganciare in modo pieno alla modernizzazione del Paese. Questi dati ci pongono due domande, ossia se questa mobilità sociale bloccata sia tipica della comunità di Roma…. e se questo fenomeno è continuato all’interno degli ebrei romani anche nei decenni successivi oppure si è modificato (Bruno Poggi, testo citato pg. 91).
INTERMEZZO
Rinascimentali cotte a Perugia, tra arte applicata e design
E’ andata PresS/Tappoco così, credetemi! La vidi l’anno scorso, a Perugia, quella sera, lì sul Corso. Era bella, ricca, raffinata, sostanziosa e ben messa. Radiosa da sbavare, da sbattere a terra. Tutta brillante e luccicante, perfino lustrata con ori e rubini, inarrivabile! Si fermarono pure le lancette del mio rilògio e gli angeli scesi apposta dal cielo cantarono in coro: “sì troppo bona, monna Maiolica nostra!!!!!!” Fu amore a prima vista, il mio, il nostro. Un fuoco, una cotta! Sarò discreto sui particolari. Sono un uomo di mondo: ho studiato buone maniere (d’architettura & design) al Palazzo Gravignuolo di Napoli! Posso dire solo che alla fine le lanciai un bacio antico e le promisi “Abbi fede, tornerò”. Sono uomo d’onore, napolitano d’altri tempi, quelli nobilissimi dei cavalieri erranti e donchisciotteschi, oggi fatalmente sconfitti. Non associabili a nessuno, tanto meno all’Università. Sono stato di parola, sono ritornato a Perugia mercoledì scorso. M’avevano scritto che la mia Bella era diventata ancora più bella e ricca. Era diventata ancora più dotata e “fondata”. Che aveva ereditato un altro sostanzioso fondo. Credetti, cedetti, andai, me meschino! Salii speranzoso gli scalini di Palazzo Baldeschi a Perugia, a quattro a quattro. Di corsa andai al primo piano, ma non la trovai. Al suo posto solo stanze vuote, desolate d’umanità e di vita. Dentro c’erano quattro quadri, anche se prestigiosini: una tavoletta del Perugino, la solita madonnina esangue e troppopura; una deposizione dell’Alunno e un paio di Matteo di Gualdo drammatizzati. Belli, ma niente di che, per me. Io volevo Lei, l’inarrivabile mia bella!
Domandai ad un inserviente: “Ma dov’è andata, dove sta Zazà, la bellezza mia!” Mi rispose tristemente: “L’hanno trasferita a forza, sta al piano di sopra.” Col cuore in gola salii ancora altre scale, trafelato. (Comm’è alamaro stu pane!) Alfin la vidi. Non ci potevo credere! Mi stropicciai gli occhi, pulii le mie lenti, incredibile! Me la ricordavo Regina dell’Arte, lì trionfante al piano nobile del Palazzo, era diventata di colpo (e di colpa) una Cenerentola applicata ai forni e fornelli ceramici. Messa e costretta lì sopra, tra la servitù, in una sorta di ripostiglio dell’arte e della memoria. In quattro vani ed accessori, coi soffitti bassi, ambienti di risulta del palazzo, come tristi e mal disegnate case popolari, tipo 167.
Un maleficio, un equivoco, un autogol in piena regola, certamente, quello della prestigiosa Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che l’anno scorso, di questi stessi tempi, aveva presentato al piano nobile dello stesso palazzo Baldeschi un primo blocco della sua prestigiosa Raccolta ceramica, perché di questa m’ero innamorato, miei intermezzatori d’assalto! Una raccolta allora fatta di 82 maioliche rinascimentali (parte dell’ex collezione del compianto Paolo Sprovieri di Roma) e che ora, mercoledì scorso, col titolo “La Maiolica del Rinascimento” –adeguatamente studiata e pubblicata per la Petruzzi Editore in Perugia da Timothy Wilson di Oxford (con Elisa Paola Sani e uno staff di agguerriti studiosi)– veniva completata con una grandiosa mostra (fino al 6 gennaio) che includeva un ulteriore fondo collezionistico, quello di altre 62 maioliche provenienti dalla già raccolta Frizzi Baccioni.
Un avvenimento per l’Italia e l’arte applicata italiana, per i collezionismo pubblico-privato. Del resto le fondazioni bancarie sono oggi i Lorenzo il Magnifico e le Isabella d’Este del tempo rinascimentale che fu, autogol a parte. E fu lo stesso Magnifico Lorenzo che si fece autorevole testimonial delle sue maioliche fiorentine scrivendo: “… son più care che se fusse oro!” Erano mercanti e sfogliavano già bene il quadrifoglio, altroché! Per questo motivo i Medici non avrebbero mai messo in mostra quel gran tesoro ceramico nelle soffitte del loro Palazzo. Ne capivano il “peso d’oro”, nonché la bellezza e il progetto di design che luccicava dentro.
E’ proprio di questo che voglio parlare, tra le tante cose che ci sarebbero da dire. Davanti alle orribili vetrine che mortificavano questa straordinaria campionatura di maioliche rinascimentali italiane (Venezia, Faenza, Urbino, Pesaro, Montelupo, Deruta, Gubbio, Castelli, ecc.. -mancava Napoli, come al solito-); riflettendo sugli evidenti intrecci con l’architettura e con il progetto che da codice alto giungeva fino alla bottega bassa (e viceversa da qui ripartiva), mi domandavo: quando e dove finisce l’arte applicata e quando e dove inizia il cosiddetto design? In verità gli storici e i ricercatori delle arti ceramiche -dalle terrecotte, alle maioliche, alle porcellane, ai gres- negli ultimi anni hanno fatto un gran lavoro d’archivio, e non solo: dalla Gubbio dei Mastro Giorgio alla Deruta del Co’, dalla Urbino dei Fontana fino a Venezia e ai liberi pittori itineranti, sorta di affascinanti “precari” ed artisti “flessibili” dell’epoca, intellettuali e spesso eretici, si evince nettamente che quelle ceramiche rinascimentali erano fabbriche in piena regola, industrie d’arte; che sotto e dietro queste assolute campionature oggi in mostra c’era un progetto artistico-industriale complesso, forte, ferreo; che il famoso quadrifoglio di De Fusco era già applicato pienamente a fine quattrocento, “madre in Italy”; che quello che qui vediamo in mostra a Perugia è solo un pezzo, seppur abbagliante, di un progetto e di una attività più vasta e complessa, documenti alla mano; che la gran decorazione e la eccellente foggiatura dei pezzi eccezionali per “la casta” nobiliare, ecclesiastica e natabene dell’epoca, era poi semplificata, diluita (o come preferisco dire io “attenuata”), resa popolare e seriale in pezzi di design quotidiano, di straordinario interesse, a vederla bene, quando si trova. Perché con pochi segni, a noi moderni d’oggi molto graditi e simpatici, quei lavoranti, quegli artieri, quei classici tornanti (“tutto ciò che si fa con il giro perfetto si può fare nel torno, altrimenti è vano ogni disegnio”, scriveva il Piccolpasso, 1556) – riuscivano a mantenere una qualità di resa plastica e disegnativa invidiabile, assolutamente industriale e replicabile. Progetto concreto e vendibile. E, documenti allamaro, le quantità erano alte e le qualità pure, e i mercanti funzionavano perfettamente per la vendita e diffusione, credetemi sulla parola, qui non c’è spazio! Questi pezzi di quotidiano design rinascimentale, spesso preso dal verso dei piatti da pompa e delle brocche delle Lucie, Marie e tutte le belle donne dell’epoca, son meno noti perché meno notabili e perché più difficili da rintracciare. Ma i documenti d’archivio, restano, per nostra fortuna, e sono stati ritrovati. E parlano, a chi li sa leggere e a chi ha la pazienza di ricercarli, invece che stare a fare le solite Storie nell’Università-ah,ahi!! Restano i contratti notarili vincolanti artista e fabbricante che sono pietre basamentali della storia del lavoro intelligente, ad arte. Cioè del nostro, quello delle arti materiali italiane, dell’architettura e del design che sta sotto e dentro queste carte. Stop, non mi posso più dilungare, già ho sbordato. Lpp mi farà a pezzettini, mi taglierà di brutto! Concludo. In soldoni e soldini dalla fine del quattrocento è tutta un’altra storia. Inizia la nostra storia moderna. In quel lasso di tempo c’è una esplosione tecnica assoluta, la ricerca industriale matura, compie un salto qualitativo, unitario in tutte le applicazioni d’arte, su progetto. La nascita della duplicazione a stampa è solo un aspetto della questione. E’ la punta di un iceberg. Amici storici del così-detto design: Coraggio, ancora uno sforzo! Tre secoli prima di Wedgwood c’è Mastro Giorgio, ci sono le grandi fabbriche di Deruta e Gubbio! Rinascimentali saluti designati, Eduardo Alamaro (Eldorado)
LIBRI a cura di Francesca Oddo
Città portuali e waterfront urbani. Ricerca bibliografica
"Gillo Dorfles ha attraversato tutta la cultura del Novecento come protagonista, ma anche come osservatore acuto e originale: dagli anni Trenta ad oggi ha dialogato a tu per tu con i protagonisti dell’arte e della cultura, da Saba a Toscanini, da Rothko a Gombrich, da Lloyd Wright a Henry Kissinger. Il mondo è il suo palcoscenico; i diari di viaggio, vere e proprie istantanee di persone e di luoghi, rappresentano un documento straordinario, unico per la sua autenticità e per la sua contemporaneità. Questi taccuini raccolgono impressioni che sono anche idee e anticipazioni di fenomeni culturali e politico-sociali che solo ora siamo in grado di comprendere. Un affresco assolutamente inedito che spazia dall’Europa alle Americhe in un arco di tempo che va dagli anni Trenta agli anni Settanta. Nasce con questo volume la collana Quadrifogli, una collana per conoscere e documentarsi su vari argomenti. Piccoli, agili volumi di facile lettura, rigorosi nei contenuti, scritti da autori di grande successo e notorietà per un pubblico colto, ma non specialistico." (Compositori)
Sabato 13 ottobre 2007 alle ore 20.10 Fabio Fazio intervisterà Gillo Dorfles nell'ambito del programma Chetempochefa.
Autore: Gillo Dorfles. Editore: Compositori. Anno: 2007. Prezzo: € 15.00
New York e il moderno
" La nascita di New York come capitale artistica e culturale d'America. La crescita demografica ed economica della città, la sua espansione territoriale e amministrativa. La rincorsa di New York si consuma nel giro di pochi decenni di straordinaria energia creativa. I percorsi materiali della modernizzazione si sommano e si intrecciano con le vicende degli attori del Rinascimento americano, con il fiorire dei salon e degli atelier, con il mecenatismo dei grandi filantropi animati dall'aspirazione a rinnovare la cultura e le arti. Ma New York è anche città di chiaroscuri pronunciati: al prodigio dei grattacieli si affiancano le distese dei quartieri popolari, a leggendarie ricchezze una diffusa povertà. Questo libro vuole dare conto di tutto questo, ripercorrendo la storia collettiva e le vicende individuali della città di New York." (Feltrinelli)
Autore: Bruna Cartosio. Editore: Feltrinelli. Anno: 2007. Prezzo: € 35.00
RECENSIONI E COMMENTI
Intervista sul libro: Diller + Scofidio (+ Renfro). Architetture in dissolvenza ( Skira)
Francesca Oddo ne parla con gli autori: Daria Ricchi. Guido Incerti, Deane Simpson
1. Una brevissima auto presentazione in quattro righe degli autori.
DR: Mi occupo di storia e critica dell'architettura, tra riviste e università. Scrivo.
GI: Provo ad indagare la multidisciplinarietà architettonica con il gruppo di cui faccio parte, nEmoGruppo, e porto avanti attività di ricerca accademica.
DS: Dopo aver lavorato in DS+R per sette anni attualmente insegno presso l’ETH di Zurigo.
2. Cinque righe per descrivere il libro...
Vuole spiegare in maniera esaustiva l'opera di uno degli studi contemporanei più innovativi a livello internazionale e che maggiormente si sono attivati per fare entrare la politica, la sociologia, l'economia e la tecnologia nei loro progetti. Introduce il lavoro di Diller + Scofidio (+ Renfro) illustrando i primi lavori di scenografia, teatro fino agli ultimi progetti di architettura e urbanistica.
3. Tre motivi per comprarlo
È una delle poche monografie pubblicata su Diller +Scofidio (+Renfro), è interattivo come il lavoro dello studio (ha anche un dvd!), ha una struttura intrigante … quasi un libro-parlante.
4. Nel libro parlate del "muscolo ciliare" quale emblema della ricerca di Diller + Scofidio (+ Renfro). Ce ne parlate?
Il muscolo ciliare permette di vedere nitidamente tutto quello che ci sta attorno. Diller + Scofidio (+ Renfro) riescono a mettere a fuoco i cambiamenti che percepiscono intorno a loro in ogni progetto, spesso sorprendendo il fruitore e aprendogli visuali, anche metaforiche, inaspettate. Allo stesso tempo molte delle loro opere hanno confini indefiniti, come offuscati, ciò rende labile il limite tra la loro architettura, le loro performances e l'utente/spettatore in un coinvolgimento diretto.
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
LaCinaSOStenibileElaCinaDelRegime
Ieri sera guardavo in Tv il programma “SOStenibilità Cina”, divertente trasmissione sulla Cina e sulla sua Architettura contemporanea, spesso (per fortuna) “sostenibile”. Davanti a miei occhi passavano molte immagini: dalla Muraglia cinese alla celebre e bellissima “Bamboo house” (Great Bamboo Wall) di Kengo Kuma; dal meraviglio paesaggio naturale con le sue atmosfere umide, gonfie di pioggia, agli eco-edifici nei labirinti delle Metropoli cinesi contemporanee. Trasmissione utile. Leggera e seria allo stesso tempo. Un rarissimo programma che mostra la Città e l’Architettura sulle reti nazionali. Subito dopo mi sono addormentato. Altre immagini sono apparse nei miei sogni: dai grattacieli del film “La stella che non c’è” (alveari verticali dove vivono i Cinesi davvero poveri) ai ragazzi trucidati a Tien an men; dai ricchissimi e nuovissimi edifici di Pechino alla repressione dei Monaci birmani sostenuta dal Regime cinese; dalle fotografie di Architettura in Cina che vediamo ogni giorno sulle Riviste patinate alle fucilazioni di persone normali che protestano per avere il diritto al dissenso. Poi mi sono svegliato. Era solo un incubo.
http://www.youtube.com/watch?v=qSfndZfKFNU (David Bowie - China Girl).
(marco_sambo@yahoo.it)
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
Il potere secondo Lukes
In The Manchurian Candidate di Jonathan Demme (Usa, 2004), il potere – quello vero, invisibile e irresponsabile – decide di costruirsi un candidato alla Presidenza del Paese indicato come unica superpotenza del mondo globale, gli Stati Uniti. ‘Costruirsi’ è qui letterale: al predestinato viene infatti impiantato un microchip che ne consente la manipolazione diretta e perfetta. Il potere visibile, quello del capo della superpotenza, viene in verità determinato da un potere più profondo e meno identificabile: anche il potente per eccellenza dei nostri giorni è dunque dominato. Figuriamoci quelli che potenti non lo sono, neppure prima facie. Questa profondità del potere, non sempre facile da cogliere, è l’oggetto di studio privilegiato da Steven Lukes di cui Vita e Pensiero pubblica la seconda edizione, ampliata da due nuovi contributi, dell’ormai classico Il potere: una visione radicale. Continua…
http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2007-10/lukes.htm
[antonio.tursi@gmail.com]
SEGNALAZIONI
Museo del Design a MAXXI
Martedì 16 ottobre alle ore 18 (conferenza stampa ore 12) al Maxxi, via Guido Reni 2f, Roma, il ciclo Design A_Z - a cura di Domitilla Dardi - propone il secondo nuovo cambio di oggetti, seguendo l’ordine alfabetico che guida l’idea del ciclo:
- E come Eco design. Oggetti in rappresentanza dell’uso, del riuso e del riciclo di materiali. Un esempio di riciclo di argento pre-consumo è quello del vassoio Onda firmato Alvaro Siza e per il riciclo di vetro post-consumo (dai flaconi usati nei grandi ospedali) il piatto Dish-Tray di Ceramiche My Way. Il pouff Miss Gana di Karin Wittmann Wilsmann è invece realizzato con il riuso di materiali di scarto della lavorazione delle suole di gomma di scarpe.
- F come Food design, il progetto del cibo e per il cibo. Opere di Giulio Iacchetti che indagano le tipologie per la tavola, le posate in particolare, e alcune forme di cibo: posate Moscardino (con Matteo Ragni, progetto vincitore del Compasso d’oro nel 2001), Standing Ovation e Bamboo per Pandora Design; formaghiaccio H2Oro per Fratelli Guzzini; Biscotti TiVoglio.
- G come Gavina. Un omaggio al genio di Dino Gavina, recentemente scomparso. La lampada “La lune sous le chapeau” realizzata da Man Ray nel 1973 all’interno del progetto Ultramobile ideato dal grande produttore, coinvolgendo artisti surrealisti nella progettazione e realizzazione di pezzi di design.
- H come Hadid. Uno tra gli ultimi progetti nel campo del design di Zaha Hadid, un grande vaso scultoreo realizzato da Serralunga. L’architetto, progettista anche della nuova sede del Maxxi, si confronta ancora una volta con la produzione di oggetti in una scala particolare, quasi punto di incontro tra arte e design.
Primo Convegno Internazionale di Studi, Architettura Contemporanea nel Paesaggio Toscano. Esperienze, temi e progetti a confronto.
19 e 20 ottobre. ColleMassari – Cinigiano (GR) www.actoscana.it
In un epoca caratterizzata da grandi contraddizioni, si ritiene necessario attivare un confronto per la messa a fuoco e la ricerca di un architettura di qualità. L’intenzione del convegno è quella di promuovere la rappresentazione della contemporaneità, in particolare nei territori della provincia senese e grossetana, dove è stata attuata la catalogazione delle architetture più significative degli ultimi 50 anni, frutto di incontro, non sempre sinergico, di ideologie, linguaggi, dinamiche culturali, patrimoni storici e ambientali
Partecipano:
Flavio Albanese, Archea, Stefano Boeri, Anna Rita Bramerini, Giovanni Bulian, François Burkhardt, Roberto Cecchi, Giuseppe Chigiotti, Susanna Cenni, Paolo Cocchi, Riccardo Conti, Carlo Cresti, Margherita Eichberg, Paolo GL Ferrara, Marco Gamberini, Gianfranco Gorelli, Nathalie Grenon, Labics, Mario Lolli Ghetti, Edoardo Milesi, n!studio, Jean Nouvel, nuvolaB, Roberto Pasqualetti, Pietro Pettini, Carlo Pozzi, Luigi Prestinenza Puglisi, Amerigo Restucci, Felicia Rotundo, Piero Sartogo, Lio Scheggi, Marzio Scheggi, Claudio Tipa, Lorenzo Vallerini, Silvia Viviani, Fabrizio Zambelli.,
Coordinatori scientifici del convegno Marco Del Francia e Barbara Catalani, facenti parte anche del comitato scientifico.
World Monuments Fund®/Knoll Modernism Prize
World Monuments Fund is delighted to announce that we are currently accepting nominations for our first World Monuments Fund®/Knoll Modernism Prize that will be awarded in summer 2008 to a design professional or firm in recognition of an innovative design solution that preserves or enhances a Modern landmark.
The deadline for nominations is November 15, 2007.
To obtain a “Call for Nominations” flyer describing the requirements for submission: CLICK HERE <ftp://modernism:mod5@ftp.wmf.org/Modernism/WMF Knoll Modernism Prize Nov15 Deadline.pdf>
Or, if you have trouble with the above link, go to: http://www.wmf.org/knoll.html
<http://www.wmf.org/knoll.html> We welcome you to forward this information to your colleagues or regional chapters, or to post the “Call for Nominations” in your newsletters.
World Monuments Fund greatly appreciates your interest and your support.
Sincerely,Elizabeth De Leon-Jones
www.wmf.org
LETTERE
Enrico Masala: Meier e Cellini
Caro LPP, nel mese di marzo 2007, il numero n 265 della rivista ARCHEO presentava un articolo sull'intervento meieriano all'ARA PACIS, mettendo in evidenza il dubbio che il progetto di Richard Meier sia la cosa giusta.
Secondo Daniele Manacorda, autore dello scritto, l'intervento è corretto all'interno ma l'esterno è completamente sbagliato. Certamente, c'è l'incomprensione del sito, forse dei centri storici italiani in generale e, non ultimo, dell'oggetto specifico. La colonna in quel punto è sbagliata, le dimensioni sono eccessive, il raccordo visivo con il mausoleo di Augusto perde… , il bianco è accecante… dice, Manacorda, è un fatto di moda, di star system col quale si è voluto avere a Roma un'opera del presente significativa.
Nello stesso intervento si loda il progetto vincitore del concorso internazionale per il Mausoleo, coordinato da Francesco Cellini che ha "salvato" la sistemazione contestuale sbagliata da Meier.
Premesso che, parlando di un concorso di architettura, bisognerebbe entrare nel merito, non limitarsi ad esaltare il vincitore ignorando gli altri partecipanti. Si da per scontato, in un paese dove niente è scontato, men che meno i concorsi di architettura, che il progetto giusto sia solo quello di Cellini. E gli altri?
Ma poi, la lode sperticata per il progetto URBS ET CIVITAS coordinato da Cellini è giusta? Siamo certi che è esente da difetti? Ha raggiunto la perfezione, negata a Meier? Usando la lente d'ingrandimento, siamo sicuri che altre critiche altrettanto valide, soprattutto relativamente ai dettagli, non sarebbero legittime?
Va detto, poi, che con questo ragionamento, si crea un equivoco: che Meier non è un grande e Cellini si mentre la verità è esattamente il contrario.
Richard Meier è un architetto che ha fatto sognare milioni di giovani (e meno giovani, visto che ha lavorato in decine di paesi) in tutto il mondo; Fancesco Cellini no, le sue opere, sempre corrette e interessanti, sono prive di quella vitalità che riconosciamo a Meier; la lettura dei contesti, anche la più perfetta, ci fa annoiare senza uno slancio architettonico autentico.
Torna in mente quella differenza tra "professori", quelli che sanno tutto, e quelli che fanno l'"architettura", quelli che fanno vivere lo spazio, le forme nello spazio, che magari perdono qualche dettaglio (come può essere all'ARA PACIS) ma azzeccano la soluzione nel posto giusto, dando il loro segno, anche personale, a un luogo che diventa indelebile nella memoria. C'è un qualcosa che non si può acquisire: quel dono delle proporzioni, dell'idea innovativa, originale, quel senso dell'insieme, dell'armonia.
Senza dire tutto questo, dispiace, l'intervento di ARCHEO è incompleto.
Un punto, inoltre, mi fa pensare: un'architettura intrisa di luce e di spazio, quella di Meier: e se fosse compatibile con l'idea di Augusto? Se fosse l'architettura giusta per definizione?
Enrico Masala
Luca Diffuse: due segnalazioni
Caro LPP, ti segnalo una nuova uscita su www.normale.net (l’architettura come si vestono le ragazze) questa volta sul fotografo Noah Kalina. E ti segnalo inoltre, ma vorrei piuttosto farne una insegna al neon di discrete dimensioni, uno tra… i 100 migliori pezzi sull’architettura degli ultimi 3 anni, così non scontentiamo nessuno. Ecco infatti la scrittrice Annie Choi sbottare su Pidgin magazine e venire ripresa, subito dopo, da Abitare. Titolo:”CARI ARCHITETTI SONO STUFA DELLA VOSTRA MERDA”. Secondo me poteva andarci giù più pesante. Ti pregherei di invitare da parte mia i tuoi lettori a leggersi le poche righe in questione. Se poi qualcuno avvertisse la propria coda di paglia reagire alle parole di Annie, consentimi di auto-nominarmi suo difensore in questa sede, nell’ambito di un dibattito che spero televisivamente vivace.
Luca Diffuse
Sara: un link a Youtube
Vi inoltro il link ad un video su U-Tube con un interessante parere sull'identità dell'architettura italiana al giorno d'oggi..... se vi pare, dite la vostra!
Bacioni
Sara
http://it.youtube.com/user/interfirenze
Paola Maugini: due edifici orribili a Roma
Caro LPP, ho visto che nella press letter hai parlato dell’orribile edificio di piazza vittorio progettato da tamburrini ma anche quello già scartato che si affaccia sul ponte dopo castel sant’ angelo è veramente orribile. Baci
ALLEGATI
A partire dalle esperienze di Alba-Bra, Bergamo ed Este-Monselice. I miei ospedali
L’architetto parigino Aymeric Zublena mette a confronto i contesti operativi italiano e francese
L’esperienza avuta sugli ospedali di Alba-Bra, Bergamo e Este-Monselice mi permette, anche se questi progetti sono oggi in stadi diversi di evoluzione, di proporre alcune riflessioni su alcune particolarità francesi e italiane.
I progetti italiani sono oggi caratterizzati, come in Francia, dal concetto di ospedale orizzontale (4/6 livelli), in contrasto con le realizzazioni di stagioni precedenti (1960-1970), di tipo monoblocco. Tuttavia, l’ospedale di Bergamo presenta un’organizzazione funzionale originale, riguardo alle degenze, che non ho ancora avuto l’opportunità di sviluppare in Francia. Questo concetto di orizzontalità risponde a bisogni di flessibilità e sviluppo.
La differenziazione totale dei percorsi (malati, ambulatori, medici, logistica) è, in Francia come in Italia, un requisito funzionale predominante che determina fortemente l’architettura ospedaliera. Ho notato, peraltro, una tendenza recente in Italia: aumentare la maglia costruttiva fino a 8 x 8 m (come a Este-Monselice), soluzione che meglio permette di rispondere alle evoluzioni recenti in campo ospedaliero. In due casi ho ripreso l’idea della «via ospedaliera» pensata per l’ospedale europeo Georges Pompidou a Parigi e che si sviluppa, con ancor maggiore ampiezza, ad Alba-Bra e a Bergamo. A Monselice, invece, è l’ampia hall a costituire il luogo principale, sul quale s’articolano i due viali principali che innervano tutti i servizi.
Nei concorsi francesi per le opere pubbliche non esiste il sistema italiano che consente, talvolta, di sviluppare un progetto sulla base di uno schema preliminare definito a monte dal committente (in Francia, il team premiato è incaricato di sviluppare il progetto dal concorso fino realizzazione). Peraltro, in Francia, la richiesta di documenti grafici e scritti per il concorso è, generalmente, meno complessa. Mi sembra, senza dubbio, che i documenti da elaborare debbano essere sufficientemente precisi per permettere un’analisi obiettiva delle caratteristiche fondamentali di un progetto, senza essere però ridondanti nelle richieste.
Nei tre progetti italiani ho notato qualche differenza nel contenuto dei programmi forniti ai concorrenti. In Francia, invece, i programmi stabiliti dagli specialisti (ospedali, università, musei, ecc.) sono sempre assai dettagliati e l’insieme dei documenti forniti dal committente non cambia da un progetto all’altro (enumerazione di tutti i locali, delle superfici, caratteristiche tecniche, ecc.). Ciò è positivo, ma può tuttavia limitare la libertà creativa degli architetti. Il contenuto e il livello di precisione dei tre programmi italiani, benché diversi, lasciavano una libertà concettuale maggiore: questo mi ha permesso di proporre risposte originali capaci di rispettare gli imperativi funzionali specifici.
Il sistema italiano di gara al ribasso è molto diverso da quello francese, che costringe spesso architetti, ingegneri e committenti a ricercare, in fase successiva, soluzioni più economiche di quelle previste nel progetto esecutivo. Questo momento è sempre delicato e complesso perché, in quella fase, si deve lavorare e negoziare con energia, per proteggere il progetto che rischia altrimenti di essere snaturato.
In conclusione, mi sembra che le politiche francesi e italiane in tema di sviluppo ospedaliero siano, in generale, abbastanza simili. Aymeric Zublena
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