E' uscito Le carré Bleu n.2. Ecco un abstract del saggio di Francesco Fiotti, Multiversi:Percorsi possibili fra spazio e suono, che costituisce il corpo centrale del numero della rivista.
Un susseguirsi incessante di scoperte scientifiche e tecnologiche ha radicalmente trasformato nell’arco di pochi decenni l’ambiente all’interno del quale ci muoviamo. Siamo sottoposti ad un flusso di stimoli senza paragoni nel passato, che richiedono tempi di reazione più rapidi e una profonda capacità di adattamento.
La nostra percezione del mondo esterno sta cambiando.
I riflessi di questa serie di fattori informano in generale tutto il pensiero, configurandosi concretamente in un decisivo allargamento degli orizzonti. Il cammino verso frontiere un tempo inaccessibili si carica di speranza nei nuovi mezzi a disposizione, ma restiamo consapevoli che il percorso non può essere lineare. Nuove scoperte portano spesso in superficie elementi inconciliabili che ci costringono a ridefinire i nostri strumenti a tutti i livelli.
L’unità è perduta.
La nostra sfida oggi consiste nell’elaborare modelli per orientarci in un sistema senza centro, o meglio a più centri, un vero e proprio multiverso.
Gli orizzonti si espandono mentre i confini tra le tradizionali categorie di ordine e disordine sfumano. In quest’ottica dinamica anche la rigida separazione tra i diversi ambiti del sapere perde di significato. Contributi provenienti da diversi campi possono sconvolgere i nostri modi di operare.
L’interazione è un valore.
Tra le diverse discipline musica e architettura possono contribuire ad arricchire la nostra comprensione della realtà, ma perché ciò avvenga occorre ridefinire il rapporto con il corpo.
Incerto/Possibile costituisce un primo punto di confluenza di questa serie di riflessioni. Lo spazio sonoro proposto rompe con il modello tradizionale di luogo d’ascolto al quale siamo abituati, approfondendo le relazioni tra individuo – opera – ambiente. L’opera infatti non solo si ‘accorda’ all’ambiente nel quale viene inserita, o eseguita, ma è in grado di flettersi in base alle scelte di percorso operate dall’ascoltatore-spettatore il quale, libero di muoversi all’interno dello spazio durante l’esecuzione, ne amplifica in modo esponenziale le possibilità percettive. Da qui la complessità di un esperienza ogni volta unica e irriproducibile. Il tutto secondo l’idea di opera d’arte quale luogo di apertura di sensi.




