presS/Tletter

PresS/Tletter n.19 2007

LPP 01/Jun/2007 13:20:23
Ground Zero, Alessandrini, Scionti, Alfano, Anghelos, Peluso, Adami, Mariconti, Santarossa
- Sul sito www.presstletter.com inizia la rubrica Ground Zero di Diana Alessandrini. Nella rubrica DOCUMENTI pubblichiamo il suo pezzo d’apertura.
- Nella rubrica RECENSIONI E COMMENTI, Mauro Scionti ci parla del moderno che scompare a Bari e  Fabio Alfano ci parla di Anghelos.
- nella rubrica LETTURE D’AUTORE, Diego Barbarelli intervista Salvatore Peluso.
- Nella rubrica LETTERE ripubblichiamo l’intervento di Gianluca Adami  sulla agitazione dei professori a contratto e due lettere, di Daniele Mariconti e Alessandro Santarossa, che esprimono interesse per l’iniziativa.
- Nella rubrica INTERMEZZO, Edoardo Alamaro ci parla di: Zia Emma e Renato de Fusco, nobilissimi napolitani.

Concorso giovani critici e iniziative di presS/Tletter
Continuano le iniziative di presS/Tletter. Il 14 giugno a Roma sarà una giornata dedicata all’architettura: nel pomeriggio al Maxxi la presentazione del numero di Architectural Design dedicato all’Italia, la sera una festa con la proclamazione dei risultati e la premiazione del concorso per i giovani critici ( presto vi faremo avere tutti i dettagli sugli eventi).
Stiamo, inoltre, potenziando il sito www.presstletter.com. Le due neonate rubriche sono Ground Zero, un blog della giornalista Diana Alessandrini, e Cronache, un panorama delle architetture realizzate oggi in Italia, curato dal nostro Diego Barbarelli.

L’OPINIONE

Renzo Piano
Leggo alcune firme del catalogo della mostra su Renzo Piano a Milano a cura di Fulvio Irace: Kenneth Frampton, Francesco Dal Co, Carlo Olmo, Claudia Conforti. Che, dopo le stroncature di Tafuri, ci sia stato un cambiamento di rotta nella critica tradizionalista che prima lo guardava con sospetto? Meglio tardi che mai. Gioverà a Piano tanto entusiasmo? Dal punto di vista della sua strategia professionale , sicuramente si. Il riconoscimento  lo consolida come il migliore architetto italiano. E per il resto? Chissà, staremo a vedere. Certo e' che l’abbraccio dell’accademia può risultare, per la creatività, mortale.

LA CARTOLINA di Renato Nicolini
 
Accademia Italiana
Mi punge, ahimè, un’osservazione di Luigi Prestinenza Puglisi a proposito di Paolo Desideri docente atipico. Tanto atipico da far esclamare, non solo a Carmen Andriani, ma anche a me i sogni son desideri, visto il risultato del concorso a trasferimento a Roma 3…
Non bisogna mai prendersela con le regole del gioco. Dopo aver giocato la mia partita (di architetto) fuori ruolo seguiterò a giocarla fuori casa (anche se la Calabria non è forse attraente come l’assessorato alla cultura di Roma). Le Corbusier voleva vietare Roma agli studenti di architettura, fino a che l’Accademia (di qualsiasi tipo) non fosse stata sgominata. Ho fiducia che Desideri saprà combattere questa battaglia anche per me.

FOCUS SU… di Diego Caramma
 
A 20 anni dall'Addio alla ragione - 3
"Il positivismo pre-kuhniano era infantile ma relativamente chiaro. Il positivismo post-kuhniano è rimasto infantile, ma è anche molto oscuro. Dove si colloca Popper in questo panorama confuso? (...) Popper ripete quello che altri hanno detto prima di lui, ma lo ripete male e senza la prospettiva storica dei suoi predecessori.  
Tuttavia alcuni scienziati piuttosto apprensivi, che avevano preso sul serio il positivismo e che lessero Popper ne furono molto sollevati; potevano adesso speculare liberamente senza dover tremare per la loro reputazione. Questo spiega parte della popolarità di Popper, una popolarità che qualche volta viene trasferita agli altri suoi punti di vista, che piacquero anch'essi, in parte perché erano semplici, in parte perché costruivano un altare filosofico per la scienza. Ma la semplicità che Popper ci offre non è il risultato di una capacità di penetrazione ma di una visione limitata, e quelli che lodano la sua fisica hanno molto in comune con i primi avversari di Einstein i quali lodavano Lenard e Stark «perché erano incapaci di seguire i difficili modi di pensiero che la fisica moderna richiedeva loro». Gli scienziati indipendenti non ebbero mai bisogno di qualcuno che li semplificasse, di una stampella metodologica o di un altare; e le chiavi della libertà che Popper offre ai membri più codardi della professione sono e sono sempre state in loro possesso. Non c'è alcun bisogno di pagare il prezzo per questa libertà e scambiare una schiavitù (il puritanesimo positivistico) con un'altra (la scienza semplificata di Popper)".
(P.K. Feyerabend, Addio alla Ragione; Farewell to Reason, 1987)  

DOCUMENTI

Diana Alessandrini: Ground Zero
Ground Zero. Non c’è bisogno di dire cosa rappresenti nell’immaginario collettivo. Non c’è bisogno di richiamare alla mente l’11 settembre 2001, il crollo delle Torri Gemelle, i 3mila morti del World Trade Center. Non c’è bisogno di visualizzare il cratere che ha preso il posto del cuore finanziario di New York, del simbolo architettonico del potere della società occidentale del XXI secolo.
Ground Zero. In gergo militare indica l’altezza del suolo alla quale avviene un’esplosione. E’ non solo distruzione, ma scavo, asportazione di ciò che c’era prima. Vuoto. Significa dover ricominciare daccapo. Significa cercare di capire. Acquisire una nuova visione.
Ground Zero è notizia, riflessione, dietrologia. Non solo le famose 5 W del giornalismo: Who, What, When Where, Why. Ma è anche chiedersi: con chi, grazie alla complicità di chi, perché proprio in quel momento, in quel luogo, cosa significa, quali conseguenze porta.
Ground Zero, il suo cratere, è a guardia. Non consente di esimersi dal porre queste domande. E’ – come esso stesso appare – scavo, un lavoro di scavo nella notizia, nella società, dentro ognuno, a cercare risposte che forse non arriveranno, ma almeno si sarà posta la domanda. 
Ecco. Ground Zero è una domanda. Semplice. Che risuona nelle strade newyorkesi ancora sature di polvere, calcinacci e fumo e la cui eco arriva sino a noi. La domanda che tutti si pongono: E ora? E domani?
Ground Zero. E’ il punto da cui ripartire. Su cui ricostruire. Materialmente e metaforicamente. Storia, società, architettura non sono più le stesse. Il dado è tratto. Si è segnata una nuova strada. Per comprenderle bisogna porre la domanda giusta. 
Questa rubrica chiamata Ground Zero vuole cercare di fare questo. Come un enorme cratere di fronte a ciò che l’era contemporanea rade al suolo, Ground Zero cerca di inglobare nel suo alveo un dibattito che sia da una parte raccolta di notizie dal mondo dell’architettura e della società che cambia e dall’altra sua interpretazione. Per capire cosa la società sta costruendo e – possibilmente - evitare un altro Ground Zero.

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

Landscape Urbanism >> Italy
Paola Cannavò e Stefan Tischer discutono di Landscape Urbanism >> Italy con Charles Waldheim.
12 giugno ore 17.00 Cosenza, Università della Calabria, Facoltà di Ingegneria coordina: Franco Rossi. Intervengono Rosaria Amantea, Francesca Arici
18 giugno ore 18.00 Alghero Università degli Studi di Sassari Facoltà di Architettura coordina Giovanni Maciocco. Intervengono: Arnaldo Cecchini, Meria Valeria Minnini, Laura Moro, Franco Rossi.

Franco Purini a Roma
Nell’ambito del Master di II Livello, Architettura-Storia-Progetto Corso di Perfezionamento Storia della progettazione Architettonica Franco Purini: Piranesi e James Bond. Facoltà di Architettura Università Roma Tre. Venerdì 1 Giugno Ore 16.30 Aulla Ponzio, via Madonna dei Monti, 40. Roma

Spazi urbani e immagini del potere a Roma
Spazi urbani e immagini del potere. Trasformazione e medialità nelle città italiane dall'antichità ad oggi. Giornata internazionale di studi, a cura di Britta Hentschel (ISR/ ETH di Zurigo) e Marco Vencato (Università di Basilea) 5 giugno Istituto Svizzero di Roma. Via Ludovisi 48

Pino Vastarella a Roma
Inaugurazione mostra personale di Pino Vastarella. 31 Maggio 2007 ore 18.00 Estilebookstore via Chiana 15. Roma

Territorios a Venezia
Inaugurazione Mostra Territorios, sabato 9 giugno 2007 ore 18.00 Biennale di Venezia Padiglione Istituto Italo-Latino Americano Cà Zenobio, Dorsoduro 2596-30123 Venezia

Bioso sostenibile del patrimonio edilizio a Torino
Convegno Internazionale Bioso sostenibile del patrimonio edilizio, 5 giugno 2007 oreCentro Congressi Lingotto, Torino per info:www.empiricaprogetti.org

Certificazione Energetica di fabbricati a Livorno
Frangerini organizza un convegno sulla Certificazione Energetica di fabbricati e l’uso di fonti di energia rinnovabili: quadro normativo attuale e nuove tecnologie. 1 Giugno 2007 ore 16.00 Sala Convegni Multimediale presso Frangerini Impresa s.r.l. via Artigianato, 70. Loc.Picchianti, Livorno

ImmaginaPalermo: Grafton Architects a Palermo
Il giorno 31 maggio 2007 alle ore 18,00, presso il il Kursaal Kalhesa, Foro Umberto, 21 di Palermo ha inizio ImmaginaPalermo/Trasforma la città, appuntamenti per costruire una mappa delle possibili trasformazioni della città di Palermo. Il primo appuntamento è l’incontro con Grafton Architects, Shelley Mc Namara ed Yvonne Farrell con Progetti di Architettura per costruire urbanità.

Piccolo e Bello a Napoli
Corso di Laurea in Scienze dell'Architettura seminario Piccolo E Bello incontro con Davide Vargas, Massimiliano De Cesaris, Rosalba Iodice, introduce Antonio Lavaggi.venerdì 1 giugno 2007  ore 9.30  Aula AT3 Via Mezzocannone 16 Napoli.

Perrine Mane a Mendrisio
Ultimo incontro della rassegna sul Medioevo, previsto per mercoledì 30 maggio 2007 alle ore 20 nell’Aula C.061 al pianterreno di Palazzo Canavée. Accademia di architettura, Via Canavée 5, 6850 Mendrisio, Svizzera. La professoressa Perrine Mane (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi) parlerà di Le travail à la campagne au Moyen Age d’après l’iconographie. È prevista la traduzione consecutiva dal francese all’italiano.

Prospettive critiche sull’architettura contemporanea a Parigi
Ciclo di sei conferenze, Prospettive critiche sull’architettura contemporanea di William J.R. Curtis. Luogo delle conferenze Société Française des Architectes, 247 rue Saint Jacques, 75005 Paris. Giovedì 7 giugno ore 20.00 L’astrazione e la natura, aldilà del minimalismo.

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

HOLLAND-ITALY. 10 WORKS OF ARCHITECTURE
Il MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo ospita la mostra "Holland-Italy. 10 Works of Architecture", incentrata sull'attività di alcuni gruppi di progettisti olandesi dell'ultima generazione, avvicinati ad architetti italiani opportunamente scelti per dar luogo a un inedito confronto. La mostra è concepita sulla falsariga di un "match" nel quale due schieramenti, Olanda e Italia, mettono in campo 10 opere di architettura, 5 per parte.
A disputare "l'incontro/confronto" sono Atelier Kempe Thill, Crimson, NL Architects, Onix, Powerhouse Company per l'Olanda; baukuh, Dogma, gruppo A12, IaN+, Beniamino Servino per l'Italia. Cinque le categorie o i "terreni di gioco" della mostra: Casa, Padiglione, Contesto, Infrastruttura, Città. Su ognuno di essi si concentra l'attenzione di un gruppo olandese e di uno italiano: la categoria Casa impegna Powerhouse Company e Beniamino Servino, Padiglione vede in scena Atelier Kempe Thill e gruppo A12, Contesto schiera ONIX e baukuh, Infrastruttura vede cimentarsi NL Architects e IaN+, Città coinvolge Crimson e Dogma. La mostra, a cura di Gabriele Mastrigli, è promossa dall'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, dalla DARC – Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee e dal MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, con il sostegno di The Netherlands Architecture Fund e NAi – Netherlands Architecture Institute e di ING.
Apertura al pubblico: 18 maggio – 1 luglio 2007
Orari: 11.00-19.00 (chiuso il lunedì), ingresso libero
MAXXI - MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO, via Guido Reni 2f, 00196 Roma , tel. +39 06 3210 181 - fax +39 06 3210 1829, www.darc.beniculturali.it
 
Heidrun Sandbicher a Roma
Heidrun Sandbicher, zone periferische. Dal 10 maggio al 9 giugno 2007. Galleria 1/9 unosunove arte contemporanea. Via degli Specchi, 20 Palazzo Santacroce 00186 Roma, Italia

Design a Roma
Mostra Design , dal 18 maggio 2007 al 1 luglio 2007  dalle ore 11:00 alle 19:00 - chiuso il lunedì. MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni 2f, Roma www.darc.beniculturali.it

Nuove verticali a Milano
Mostra Nuove verticali a Milano: tre progetti di 5+1 AA, Archea Associati e Boeri studio a cura di Luca Molinari e Nicola Russi Spazio FMG per l’Architettura Via Bergognone 27
Milano. Dal 1 al 30 giugno 2007 Orari d’apertura: 15,00-20,00 giorni feriali

Renzo Piano Building Workshop a Milano
Mostra Renzo Piano Building Workshop Le città visibili. Triennale di Milano, viale Alemagna 6. La mostra resterà aperta dal 22 maggio al 16 settembre 2007

Territorios a Venezia
Mostra Territorios, dal 10 giugno al 21 novembre. Biennale di Venezia Padiglione Istituto Italo-Latino Americano Cà Zenobio, Dorsoduro 2596-30123 Venezia

Matthew Barney and Joseph Beuys a Venezia
Dal 6 giugno al 2 settembre, la Collezione Peggy Guggenheim presenta all in the present must be transformed: Matthew Barney and Joseph Beuys, curata da Nancy Spector, curatore capo del Museo Solomon R. Guggenheim di New York. La mostra vuole mettere in rilievo le affinità esistenti tra l’opera di due artisti. Per ragioni legate alla complessità dell'allestimento, la mostra sarà ospitata negli spazi di Palazzo Venier dei Leoni. Dal 13 giugno al 1 settembre, tutti i mercoledì e i sabato alle ore 11.30, i visitatori della mostra potranno seguire delle visite guidate gratuite. Il costo del biglietto d’ingresso include infatti la visita guidata. L’ingresso è gratuito per gli “Amici della Collezione”.  Inoltre, l’8 luglio, il 5 agosto e il 2 settembre alle 15.00, il consueto appuntamento domenicale del Kids’ Day, laboratorio didattico gratuito per i bambini dai 4 ai 10 anni, avrà come tema i contenuti e le immagini della mostra.

Fabio Reinhart a Cesena
Fabio Reinhart Architettura della coerenza Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" di Cesena presenta una mostra antologica sull´opera di Fabio Reinhart. Vengono esposti diversi progetti con oltre cinquanta disegni e una ventina di modelli. Dal 9 maggio al 23 giugno, ex Chiesa dello Spirito Santo, via Milani, 1 Cesena. Aperta tutti i giorni. Dal lunedì al venerdì ore 16,30/19,30 sabato e domenica ore 10,00/13,00 e 16,30/19,30 ingresso libero. www.architettura.unibo.it - info: mostre@arch.unibo.it

L'architettura va in metro' a Napoli
Mostra multimediale L'architettura va in metro' - giovani architetti in rassegna Dal 18 maggio al 2 giugno 2007 alla Stazione della Metropolitana “Vanvitelli” – Napoli.

Italia-y-26. Invito a VEMA a Enna
Enna ospiterà dal 22 maggio al 9 giugno 2007 il Padiglione italiano della 10.Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2006. Presenterà l'evento ad Enna lo stesso curatore del Padiglione italiano il prof. Franco Purini. Per la prima volta il Padiglione italiano viene esposto al di fuori della sua sede in una mostra che ha sede da Roma in giù. La mostra, dal titolo "Italia-y-26. Invito a VEMA", si svolgerà dal 22 maggio al 9 giugno nel monumento nazionale Palazzo Pollicarini in via Roma 437 ad Enna, sede del Centro Culturale UMBILICUS oraganizzatore dell'intera manifestazione.

Beijing.Shanghai.Nanjing:Three Chinese Venues a Mendrisio
Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana cerca di raccontare la spettacolare trasformazione dell’urbanistica cinese attraverso l’esposizione Beijing, Shanghai and Nanjing: Three Chinese Venues (Pechino, Shanghai e Nanchino: tre città cinesi). La mostra resterà aperta dal 24 maggio al 29 giugno 2007. Potrà essere visitata dal mercoledì alla domenica dalle ore 12 alle ore 18. L’ingresso è libero. Accademia di architettura (Galleria dell’Accademia, pianterreno di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, 6850 Mendrisio-Svizzera)

UNIVERSITA’ & Co... a cura di Ilenia Pizzico.

Centralita’ fuori dal centro a Pescara
Le Nuove Centralità come occasione per ripensare e qualificare le aree marginali o periferiche.
Questo il tema del doppio appuntamento organizzato dai Dipartimenti IDEA e DART della Facoltà di Architettura di Pescara per il 5 giugno, che muove dalla presentazione, presso il Museo Michetti di Francavilla, della mostra Abitare Parco Ottavi, progetto per un distretto periferico di Reggio Emilia su disegno di Aimaro Isola, ora giunto in fase attuativa.
Precede l’inaugurazione della mostra una tavola rotonda presso la Facoltà, che vedrà la partecipazione non solo dello stesso Isola, ma anche di Antonio Malaguzzi, Presidente CCDP, e di Daniel Modigliani e Maurizio Marcelloni, che esporranno l’esperienza delle nuove centralità previste dal nuovo PRG romano. Interverranno nella discussione vari docenti della Facoltà di Pescara.

All_oggi ad Ascoli Piceno
Nell'ambito dell' Housing Experiences, organizzato dalla Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno si terra' un ciclo di conferenze sull'abitare contemporaneo. Il prossimo convegno dal titolo All_oggi. Housing e abitare contemporaneo, a cura di Franco Masotti, si terrà il 5 giugno.
   
Variazioni di luce in un interno a Venezia
La mostra espone 80 lavori, redatti dagli studenti del corso di Architettura degli interni tenuto da Franca Pittaluga nel Corso di laurea in Scienze dell’architettura. La didattica del corso ha proposto una serie di riflessioni incrociate sul lavoro della luce naturale negli spazi architettonici. Gli studi e i progetti si sono concentrati sulla percezione soggettiva degli spazi interni, assumendo intenzionalmente l’involucro edilizio come puro filtro, generatore di ombra e luce.4 giugno-15 giugno 2007 ore 9-19, Cotonificio veneziano, Atrio esposizioni, Dorsoduro 2196, Venezia.
 
Il malessere urbano e la ricerca dipartimentale:le responsabilita’ dell’architettura-urbanistica a Napoli
L’impegno nella ricerca si è correlato al dramma urbano di Napoli e del territorio campano, quotidianamente comunicatoci dalla stampa e dai canali televisivi, più volte richiamato dal Presidente della Repubblica, sollecitando la promozione della giornata di studi, volta ad enunciare proposizioni idonee ad orientare la futura ricerca dipartimentale, raccordando saperi, attori, stili interpretativi, temi progetto, territorializzandone i contenuti. Lunedì 18 giugno 2007, ore 9.00-19.00, Sala Parlamentino,Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Napoli, via S.Aspreno 2,Napoli
   
Convegno Architetture tra storia e natura a Venezia
Venerdì 22 giugno 2007 si terrà il convegno dal titolo Architetture tra storia e natura, bilancio e prospettive di un’esperienza didattica e di ricerca per Cavallino–Treporti.Ore 9.30 13,cotonificio veneziano,Dorsoduro 2196,Venezia.Info:http://www.iuav.it/dpa/attivita/eventi/archivio07/24_convegno_cavallino/loc24_07.html <http://www.iuav.it/dpa/attivita/eventi/archivio07/24_convegno_cavallino/loc24_07.html>

Identità e valori insediativi tra conservazione e innovazione a Boiano
I temi da affrontare sono quelli del recupero di spazi pubblici e privati inseriti nei tessuti edilizi di piccoli centri dell'area appenninica. Partendo dall'esempio dei centri di Bojano e Civita si individueranno alcuni casi emblematici di una appartenenza più ampia ed altri invece specifici della realtà locale al fine di produrre progetti pilota esemplari di una modalità di comportamento. Si provvederà ad un'approfondita conoscenza dei luoghi, ad un rilievo accurato e ad un inserimento del tema in problematiche tecnologiche, politiche ed economiche, più ampie. Il progetto seguirà modalità che prevedono un recupero a partire dall'adeguamento delle strutture interne degli spazi e delle loro attrezzature, utilizzando stimoli provenienti dal mondo dell'industria e dell'artigianato locale.23 luglio-3 agosto 2007, Palazzo Colagrosso, Bojano.
 
Seminario internazionale di progettazione Progetti per un paesaggio a Serpa
Il paesaggio del Basso Alentejo al confine tra Spagna e Portogallo è caratterizzato dall'estensione a perdita d'occhio di un suolo arido coltivato a fieno e cereali, interrotto dall'ombra di querceti da sughero e uliveti in cui i pochi corsi d'acqua che incidono la piattaforma geologica definiscono microclimi, stabiliscono rapporti, decidono la filigrana degli insediamenti rurali. L'ipotesi di creazione di un parco fluviale lungo il corso del Guadiana offre l'opportunità alla comunità locale di ripensare allo sviluppo del proprio territorio interpretando la vocazione turistica e produttiva attraverso progetti puntuali di architetture che valorizzino le ricchezze ambientali e culturali locali.26 luglio-4 agosto 2007, Serpa.Info:
www.acmaweb.com/5.0_news/5.2_agendacma/5.2.1_iniziative/5.2.1_iniziative.htm <http://it.f531.mail.yahoo.com/ym/www.acmaweb.com/5.0_news/5.2_agendacma/5.2.1_iniziative/5.2.1_iniziative.htm>

LETTURE D'AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell’architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura (con passione e competenza).

Risponde: Salvatore Peluso
1. Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di progettista?
La domanda, è ovvio, è talmente secca da risultare imbarazzante, quasi provocatoria. E' infatti altrettanto ovvio (ma anche fortemente auspicabile) che alla formazione di un architetto contribuisca una molteplicità di riferimenti, disciplinari e non. Ma trovo divertente, e non privo di senso, stare al gioco.
E dunque, l'opera: la Facoltà di Magistero a Urbino, di Giancarlo De Carlo.
(Beh, è proprio dura stare rigorosamente al gioco. Verrebbe almeno da dire, tout court, De Carlo a Urbino. E - perché no? - insieme con le opere urbinate di Francesco di Giorgio Martini, e con gli affascinanti e segreti rapporti che a distanza di 500 anni si stabilirono tra i due. Ma mi sono imposto di stare al gioco.)
E' stato un innamoramento lungo, iniziato un giorno del 1978, quando, ancora studente e da poco abbonato alla rivista, uscì il n° 18 di "Lotus", con una densa conversazione/intervista di Pierluigi Nicolin con/a Giancarlo De Carlo. La Facoltà di Magistero era tra i progetti presentati. Ma riuscii a visitare Urbino soltanto molti anni dopo, nel '92. E gli elementi teorici e disciplinari, intellettuali, che in quell'opera erano fondativi, e che consideravo per me centrali, all'improvviso divennero coinvolgimento emotivo.
 
2. Per quali motivi (ne citi, per cortesia, da due a quattro) ritiene quest'opera ancora attuale?
Non sembri un paradosso. Ma sono esattamente gli stessi motivi per i quali, a sfogliare molte delle patinatissime riviste che circolano attualmente, questo lavoro parrebbe di un'epoca passata.
Parafrasando Tafuri (che parlava, guarda caso, di Francesco di Giorgio e del suo essere talmente albertiano da risultare anti-albertiano), verrebbe da dire che la Facoltà di Magistero a Urbino è talmente contemporanea da risultare anti-contemporanea.
Che cos'altro è questa formidabile capacità di appartenere al proprio tempo - esplicitamente, consapevolmente, e senza ipocrite nostalgie - e, insieme,  stabilire un rapporto così profondo e simpatetico con il luogo, se non una risposta di "rottura radicale", di "avanguardia", rispetto a un'architettura-spettacolo che atterra ovunque con i suoi opulenti, intercambiabili (e vocianti) oggetti?
Che cosa, questo modo dell'architettura di essere contemporaneamente (e inscindibilmente) tecnologia, fatto costruttivo, ingegneresco persino, e capacità di controllo dello spazio e della luce, se non una necessità sempre, e sempre di più, all'ordine del giorno? O quella intelligenza del reciproco rapporto tra le scale, per cui i dettagli (i bulloni, verrebbe da dire∑) della carpenteria metallica del grande lucernaio hanno un preciso effetto nella percezione lontana dell'intero versante sud-ovest di Urbino?
 
3. In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l'abbia influenzato?
Ho appena richiamato alcuni grandi temi che, evidentemente, mi stanno particolarmente a cuore. Posso soltanto augurarmi che nel mio fare sia presente quella influenza, magari per vie tortuose e incerte. Sì, sarebbe un'ottima influenza.
 
4. Ci segnali un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuol approfondire lo studio dell'opera.
Citavo in apertura il n° 18 di "Lotus international", marzo 1978, e la bella intervista a Giancarlo De Carlo: ne consiglio caldamente la lettura. Mi parrebbe poi quasi obbligatorio (mi rendo conto, anche molto laterale) andare a rileggere i saggi che accompagnavano il catalogo della mostra allestita a Siena su Francesco di Giorgio architetto (Electa, 1993), e in particolare "Le chiese di Francesco di Giorgio Martini", di Manfredo Tafuri.

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

Riqualificando
Nuovo Rinascimento italiano. Recuperare vecchie aree dimesse e porzioni di periferie ormai in disuso con l’ obiettivo di riqualificarle e trasformarle i nuovi cuori urbani. Ci siamo arrivati anche noi. E lo stiamo facendo in alcune tra le nostre città più rappresentative: Milano, Bologna, Roma. La prima rilancia la zona Bovisa con “BaseB metriquadriricreativi”, 4.300 mq ricavati da un ex magazzino edile e interpretati come un cantiere culturale multidisciplinare orientato alla sperimentazione più variegata. La seconda, riscopre gli spazi dell’ ex Forno del Pane e li plasma per ottenere il neonato “Mambo” uno dei più grandi spazi dedicati all’ arte che, con i suoi 9.000 mq di superficie espositiva, aspira a diventare centro di vita creativa e nuovo catalizzatore di eventi. Dulcis in fundo, la capitale, che guarda al quartiere ostiense con occhi nuovi e pieni di speranza intravedendo, nel progetto del nuovo polo culturale di studi, creatività e commercio, il futuro rinascimento, appunto, tanto decantato dal nostro sindaco Veltroni e ideato da Fuksas e Koolhaas…..inaugurazione 2010. (ci credete?)
Scetticismi a parte cosa ne viene fuori? Sicuramente un dichiarato allontanamento dal Centro, visto come caos cittadino che offre poco spazio all’ Arte e all’ Architettura Contemporanea, molto più esigenti oggi, e bisognose di ambienti di più ampio respiro per dare sfogo a tutta la loro impaziente voglia di emergere. Ma come bypassare gli innegabili fallimenti (seppur isolati) avvenuti nei nostri vicini paesi europei? (vedi il Millenium Dome di Rogers a Londra). Un grande rischio è quello di non puntare su di una politica di inclusione dell’ impianto periferico nel tessuto consolidato e di scadere quindi in un Recupero che avviene solo a livello formale e non di relazione. Risultato? Una gran bella periferia fantasma.

VOCI DALL’ UNIVERSITA’

TAZEBAO…..Stile a cura di D’Ario&Igor
“Stile: razionalista, olandese o parola vietata?”
Nel prossimo numero: “Logica: il discorso architettonico.”
La partecipazione al confronto è aperta anche a chi non è più studente, ma ha voglia di cimentarsi in questo esercizio che è “Tazebao”. Per intervenire o per info scrivete a tazebao_pressT@hotmail.it

di Rossi Maria Azzurra
Ma lo stile cos'è veramente? Quando parli con qualcuno e dici: "Ehi, tu hai stile!". Non sbaglierebbe l'altro a risponderti: "Eh certo che ce l'ho, ognuno ha il suo, ogni cosa può averne uno!". Lo stile è bello, brutto, scioccante, italiano, francese, assurdo, strano, interessante, gustoso, sfizioso, lineare, dolce, crudo, solare...potrei continuare all'infinito a scrivere aggettivi, non vado molto lontana, se vi dico che qualsiasi aggettivo accanto allo stile non sfigura, proprio per niente. Lo stile è: non soggettivo, di più, talmente tanto che potrebbe non esistere. Ma quì vi voglio...se non esistesse, mancherebbe uno dei fattori che influiscono sull' identità. Ogni persona e di conseguenza ogni architetto, viene conosciuto e riconosciuto per il proprio stile, le proprie particolarità. Ed è un elemento talmente tanto rilevante, che spesso chi progetta lo fa diventare il letto su cui adagiarsi in caso di scarso afflusso di idee...e invece non va trattato male, perchè, fra i tanti aggettivi che gli si possono associare, lo stile è anche "sensibile" e potrebbe ritorcersi contro chi ne fa un uso illecito. Quindi, un consiglio, fate attenzione a non approfittarvene...sedersi sugli allori, non è produttivo e nemmeno stiloso!

di Igor Pilla
Parlare di stile, significa riconoscere una continuità nel lavoro e avere una produzione abbastanza numerosa da poter essere confrontata e criticata. La moda italiana ha puntato molto su ciò, validi stilisti che negli anni si sono moltiplicati portando avanti il loro pensiero, incuranti delle lingue dei cosiddetti benpensanti. Un unico scopo, migliorare e cercare di dettare le regole di un gioco conteso da molti, senza perdersi in inutili mediazioni spesso frutto di osservazioni di persone che non vedono oltre a quello che è gia stato prodotto nella collezione precedente. Un suggerimento al mondo dell’architettura italiana che sembra stia tentando di riguadagnare sul suo acerrimo rivale e sono sul risultato di: Architettura 1 – Edilizia 9.

ECOFLASH  a cura di Domenico Pepe

Colloqui di Bioarchitettura
Vorrei segnalare l’iniziativa coordinata da uno dei più importanti specialisti e tra i primi in Italia a trattare la questione di un’architettura ecologica: Ugo Sasso ha diretto il convegno “Colloqui di Bioarchitettura” che ha avuto inizio l’11 maggio e terminerà il 15 giugno nella sala Giubileo all’Universià LUMSA via di Porta Castello 44 – 00193 Roma.
I prossimi impegni saranno:
25 maggio: Dinamiche dei margini (Roberto De Angelis e Fiamma Mignella Calvosa) ore 17,00
8 giugno: Etica del progetto (Hal Levin e Laura Palazzini) ore 17,00
15 giugno: Obiettivo terra cruda (Gernot Minke e Wittfrida Mitterer) ore 17,00
Per informazioni:
bioa@bioarchitettura.org

INTERMEZZO
 
Zia Emma e Renato de Fusco, nobilissimi napolitani
Cosa sarei senza LPP? senza PresS/Tinenza? Niente, il “Resto di niente” di Napoli, un “Intermezzo senza mezzi”, S/perduto nei meandri della Storia e della critica, a futura S/memoria d’architettura (“in data odierna, senza nulla a pretendere”, scriverebbero Totò & Peppino). Questo foglio web mi ha fatto rincontrare tanti amici d’architettura smarrita (vedi “Intermezzo” di PresS/Tletter n. 37/2006, ndr); sopra di tutti, di recente, Renato de Fusco, professore oggi emerito (al contrario di me che son rimasto notoriamente “a demerito”), col quale “feci” ben due esami, uno dopo l’altro, tanti anni fa, “indirizzi dell’architettura moderna” e “caratteri stilistici”, entrambi a (apparente) ruota libera: uno su “Le Corbusier impilotaty”, e poi memorabile – per me, s’intende – l’altro sul “Campidoglio/flipper”, un mio audace tentativo di spiegare con un esempio “moderno” lo spazio in tensione dell’ellisse del pavimento michelangiolesco.
De Fusco non parlò, nemmeno un parola, ascoltò curioso e pensoso (io parlavo a raffica), poi si rivolse al suo assistente, credo il compianto Italo Prozzillo, e gli disse, in napoletano: “e a questo, quanto ce mettimmo?, si vede ca non ha aperto ‘o llibbro, ma questo l’architettura ‘a sente (la vive dentro, ndt)!” Quando gli ricordo questo trascurabile episodio didattico, De Fusco ride. “Solo un artista poteva accettare interpretazioni del genere”, gli ricordo. “E quando ti misi?”, mi domanda. “Un trenta e un trenta e lode, in un’ora”. Ride di nuovo compiaciuto. “Si, pure con Fulvio Irace successe una cosa del genere, venne all’esame e mi disse: “professore, non sono d’accordo su nulla di quanto lei dice”, ed argomentò con convinzione, ‘o guaglione, da trenta e lode, come te.”
Parliamo tre ore intense, di orologio posillipesco, a casa sua a Posillipo («ce pigliammo, appunto, ‘o Pusilleco», troppo complicato tradurre): dal design all’artigianato, sua radice italiana; dal mitico e oppositivo Roberto Pane a come io scoprii, «appiso ‘o tramm», da aspirante scugnizzo, la città di Napoli; anzi “le due città di Napoli”, quelle divise nettamente dal buio del tunnel della Vittoria, nel quale, in un giorno pieno di sole, m’inoltrai fino a scoprire la villa comunale (non ancora mendinizzata) e l’assoluta cupola maiolicata di Santa Maria in Portico (e fui folgorato dal colore, che rimase terapeutico dentro di me, come Klee a Tunisi, fatte le debite differenze). Nel congedarmi l’emerito (e ben emerito) “Renato ritrovato” mi dona ben quattro suoi libri, da leggere e rileggere, e leggere di nuovo. Gli chiedo “una dedica”. “Si, volentieri, ma su quale?” Non era facile, poi scelgo d’istinto napolitano, il libro della Liguori editore (Napoli, 2003, ndr) “Rileggere «Napoli Nobilissima», le strade, le piazze, i quartieri”.
 
Mi sono “arricreato!” (intraducibile, ndt). E ciò, oltre che per i meriti intrinseci del libro, per un motivo personalissimo, familiare: ho ritrovato in questo modo di scrivere (e far parlare) la Storia, programmaticamente “non noioso”, da “non complicatore”, quel gusto per il racconto urbano tipico di mio padre, ch’è stato il mio primo maestro d’architettura per il non trascurabile motivo che da bambino mi faceva osservare bene la città, mentre andavamo per qualche “servizio”, a piedi s’intende. Mi raccontava, a suo semplice modo, ‘o Rettifilo, ‘e Tribbunali, la Ferrovia, il cimitero di Poggio Reale, ‘o Vommero, Costantinopoli e l’Accademia di Belle Arti, …; in questi “articoli”, ossia capitoli del libro di de Fusco, ho ritrovato la bellezza della parlata di mia zia Emma, ottima maestra di scuole elementari già dal 1920, che possedeva una proprietà di linguaggio “napolitaliano” non disprezzabile. E’ stata la severa zia Emma che mi ha “donato” il gusto di scrivere e soprattutto di criticare. Si, perché lei, con le altre sorelle Alamaro, ben quattro, tutte di lingua e penna ben affilata, era “una” che se ti prendeva a tiro, ti sezionava, “ti pittava”, “t’inchiuvava”; aveva l’arte di far rivivere un fatto accaduto, una Storia, un “esipodio”, un personaggio, nel bene e nel male, ma sempre con garbo antico e con ironia. Non prendiamoci troppo sul serio, la vita è un gioco!
E quest’arte di raccontare (e scrivere) le Storie della città, monumenti compresi, chiese, palazzi, statue, conventi, piazze, vie, s’imparava e si trasmetteva in famiglia, quelle radicate al luogo, alle città d’Italia, quelle d’allora. Almeno io l’ho appresa lì, in quella casa antica e gerarchica di nonna Michela – assoluta devota della Madonna do’ Carmine al Mercato, nonché della non distante Sant’Anna ‘e Parule (Paludi, ndr) – sempre a capotavola alla domenica e feste comandate, ma con “full immersion” di storie veraci nelle feste di Natale, quando “scendeva” in treno da Milano l’elegante mia zia Anna, che aveva sposato il maresciallo Betti, e “la milanese” diceva un gran bene di Milano, del suo ordine, pulizia e civiltà (altro che «‘a munnezza ‘e Napule», sin da allora, anni cinquanta-sessanta); “ma le mancava la vista sul mare”, quello interiore, onda su onda, mitico battito cardiaco alla Marotta, il sublime Peppino a Milano.
Insomma leggendo (e rileggendo) il libro di de Fusco sono tornato all’infanzia, alla struttura di quella mia città; ho ritrovato in questa scrittura “la misura” colloquiale (che amo) tipica di «Napoli Nobilissima», cioè della famosa rivista di Croce e Di Giacomo (prima serie, conclusa nel 1906), comprensibile anche dalla mia modesta famiglia d’origine. La bellezza di quel modo “antico” di scrivere la Storia dell’architettura della città, del quale de Fusco è originale erede attuale, è che coglie e potenzia “la parlata” della gente comune, del loro vivere e sentire il luogo, perché quella scrittura vuol essere, nella sostanza, un genere letterario che dà voce a quel corpo urbano; è – come scrive Croce – “illustrazione delle varie vicende dei luoghi, strade ed edifici di Napoli, e delle memorie storiche che ad essi si legano”. Come si vede, questa di “Napoli Nobilissima”, è una formula “popolare”, ma allo stesso tempo snob; una scommessa, uno sfizio, perché, per mantenerla “a livello”, senza scadere nell’orpello e “nell’ornamento” (che comunque non è “delitto”) e/o nel bellavistismo d’architettura (a suo modo geniale), ci vuol arte, tanta arte di scrittura e di parlata, innata “classe popolare”.
Insomma leggendo il suo libro, godibilissimo e puntuale, con le giuste citazioni, segno di rispetto per il lavoro di chi ci ha preceduti, “il professore De Fusco” io l’ho visto ospite a casa nostra, in famiglia Alamaro, quella d’allora, che esplose, come tutte le altre, nel boom; l’ho visto entrare col suo libro in mano, e le mie zie dire: “prufessò accomodatevi, è un onore, prendete ‘na seggia ‘o prufessore, … volete un caffè?”. E Renato, professore emerito e nobilissimo, a parlare, a dire con quel giusto mix tra luogo, avvenimento storico, monumento (una cosa “televisiva” b/n in sé, a guardar bene, alla Alessandro Cutolo), … a raccontarci di piazza Mercato (ove nel 1900, a Santa Croce al Mercato, la chiesa posta proprio al centro dell’esedra del Securo, pp. 257 – 259, si sposarono i miei nonni paterni, la sullodata Michela ed Eduardo, nda), il Rettifilo, via Tribunali, la mitica Spaccanapoli … Andato via son però sicuro che le mie quattro zie, le taglienti sorelle Alamaro, avrebbero chiosato così: “Si, ‘o professore è bravo, sa tante cose, ma ci ha mancato questo, e quest’altro, e quell’altro… ed io ci avrei messo anche che … insomma poco ci manca che dicano «‘o llibbro? Se poteva fa’ meglio, se ci avesse consultato!»” Saluti da Napoli (già) nobilissima, Eduardo Alamaro (Eldorado)    

LIBRI a cura di Francesca Oddo

La prova
Stefano Boeri e Gad Lerner presentano "La prova", il volume di Marco Belpoliti.
Appuntamento a Milano il 4 giugno alle ore 18.30 presso La Feltrinelli Libri e Musica, piazza Piemonte 2.
 
"Nel gennaio del 1945 Primo Levi fu liberato dal campo di Auschwitz e iniziò il suo lungo viaggio di ritorno a Torino attraverso l'Europa occupata dai russi e dagli americani. Vent'anni dopo raccontò questa esperienza picaresca in un libro diventato ben presto famoso, La tregua. Tra l'ottobre del 2004 e l'estate del 2005 Marco Belpoliti e il regista Davide Ferrario hanno rifatto a tappe il percorso di Levi per trarne un film, La strada di Levi. Hanno visitato i luoghi in cui l'ex-deportato è transitato, hanno incontrato persone, storie, vicende di quel tempo e del nostro. Ne è scaturito un taccuino di viaggio, un racconto attraverso parole, fotografie e disegni, dalla Polonia di Andrej Wajda e Stanislaw Lem all'Ucraina della centrale di Cernobyl, dalla Bielorussia dei kolchoz alla Moldavia dell'emigrazione, passando per la Romania delle imprese italiane, l'Ungheria dei cinesi, l'Austria e la Germania dei neonazisti, l'Italia di Mario Rigoni Stern. La prova è un racconto e un diario di viaggio, un brogliaccio di pensieri e di riflessioni, in cui Belpoliti mette a fuoco a poco a poco la personalità umana e letteraria di Primo Levi e insieme la realtà dell'Europa contemporanea, dei paesi dell'Est che sono entrati, o stanno per entrare, nell'Unione Europea."
Autore: Marco Belpoliti. Editore: Einaudi. Anno: 2007. Pagine: 206. Prezzo: € 12.80

La città
"Polis e mercato, ambiente umano e rete tecnica, società locale e nodo globale, centro e confine, urbs e orbis: fin dalle sue origini, la città ha sempre mantenuto questo significato duplice, ambivalente, in grado di esprimere al tempo stesso la nostra radice e la nostra mobilità, il nostro stare e il nostro andare oltre. Due concetti che trovano la loro massima espressione e il loro superamento nella metropoli moderna e nelle forme inedite assunte nel corso dell’ultimo secolo, dalla città-regione e la città-arcipelago alla città-rete.
In questo affascinante viaggio all’interno del mondo urbano e della sua natura polimorfa, Paolo Perulli indaga le evoluzioni della città contemporanea ripercorrendo attraverso rigorosi strumenti analitici il suo farsi caotico, la sua espansione oltre ogni limite, e individuandone al contempo le forme della relazione sociale e della convivenza nel nuovo 'spazio-tempo globale'."

Autore: Paolo Perulli. Editore: Mondadori. Anno: 2007. Pagine:192. Prezzo: € 14.00

di prossima uscita...Gabriele Basilico: architetture, città, visioni
"Un appassionante e intenso viaggio alla scoperta del pensiero e della pratica del grande fotografo, noto per le sue straordinarie immagini, i suoi curatissimi libri fotografici e per una rara, sensibile e ludica consapevolezza del proprio campo di azione, sia fotografico sia di riflessione.
Con uno stile chiaro ed estremamente comunicativo, Basilico alterna esperienza e sguardo personale a profonde riflessioni sull’immagine attuale della città e del paesaggio urbano, indagandone le trasformazioni e le modalità di rappresentazione.
Frutto di conversazioni e di un’accurata selezione fra testi e interventi, Architetture, città, visioni consentirà ai molti ammiratori di Gabriele Basilico – oltre che al grande pubblico degli appassionati di architettura, urbanistica e naturalmente fotografia – di attraversare le immagini e l’immaginario di un autore che interroga senza sosta la rappresentazione fotografica, le sue trasformazioni e lo statuto del medium visivo tuttora più emblematico."
Autore: Gabriele Basilico. A cura di: Andrea Lissoni. Editore: Mondadori

RECENSIONI E COMMENTI
 
Il moderno che scompare
Sempre più di frequente si parla d'edifici emblematici del novecento che scompaiono, e questo di solito accade quando vien meno uno o più degli elementi che compongono la ben nota triade vitruviana senza che quelli superstiti, da soli, siano in grado di resistere al mutamento, ma anche quando altri fatti contingenti, più strettamente locali, impongono scelte che con quella triade non hanno nulla a che vedere.
Bari non fà eccezione.
Nelle ultime settimane si è riacceso il confronto su due nodi urbani, pregni di storia e di memorie, che oggi rischiano d'essere del tutto stravolti: la Fiera del Levante ed il Carcere. Area industriale, Manifattura dei Tabacchi, Carcere e Fiera del Levante, negli anni del fascismo, si sono proposti come poli d'attrazione dell'espansione urbana, fuori dal perimetro della città ottocentesca; grandi contenitori, oggi, ormai assediati dalla città costruita.
A Bari l’istituto penitenziario nasce come edificio pubblico destinato a caratterizzare un intero quartiere. Se ne parla dal 1912, per permettere la liberazione del castello svevo, ancora occupato dalla prigione di Stato, ma sarà costruito solo a partire dal 1919, in più lotti e con lo strumento della licitazione privata, su progetto dell’ing. Francesco Moniello del Genio Civile, coadiuvato dal geometra Pinto Cosentino, quando ingegnere capo era Silvestro Diliberto. Il confronto sull’ubicazione fu lungo e ricco di scelte ubicazionali, ed alla fine si decise per un’area a sud della città dove la nuova struttura era chiamata a trainare lo sviluppo residenziale di un intero quartiere. Uguale ruolo fu riconosciuto negli stessi anni alla manifattura dei tabacchi, ad occidente del murattiano. Due edifici, chiusi ed inaccessibili al pubblico e per molti versi tanto simili; due edifici che pure hanno una fondamentale importanza nel disegno della città per l’ubicazione ma anche per l’articolato rapporto tra pieni e vuoti all’interno dei rispettivi recinti. Solo di recente abbiamo scoperto la spazialità della Manifattura, una volta riconquistata alla città, e le valenze ancora inespresse che quegli spazi, una volta aperti alla fruizione di tutti, possono offrire al quartiere ed alla città; è ormai il momento di riscoprire la spazialità del carcere ed incominciare seriamente a discutere su quale potrà essere un più probabile uso pubblico, una volta liberato dai suoi ospiti. Così dovrebbe essere, invece, nelle parole degli amministratori, il Carcere è solo un suolo edificabile, un bubbone da bonificare nel corpo della città, un'occasione per fare cassa e per avviare le pratiche di costruzione di un nuovo carcere, un pezzo di città da rinnovare con nuove e belle costruzioni, grazie all'iniziativa privata.
Anche sulla Fiera del Levante gli appetiti non mancano e più volte si è pensato ad una nuova sede più grande ed idonea. Progettata dall'architetto Cesare Augusto Corradini nel 1928 su 150.000 mq. (oggi ne conta 300.000), inaugurata nel 1930, ospita, nel suo recinto storico (portali monumentali di Corradini e di Saverio Dioguardi), padiglioni stabili e provvisori disegnati da progettisti importanti a livello nazionale. Nell'attesa che anche questa struttura segua la strada del Carcere, si procede un passo alla volta, intervenendo lotto dopo lotto.
Se appare normale che i padiglioni non siano eterni (sono già scomparsi padiglioni futuristi, razionalisti, funzionalisti, organici), uno in particolare è oggi a rischio di scomparsa: il padiglione della ex Cassa del Mezzogiorno, che s'intende demolire per realizzare un Centro Congressi tutto nuovo. Questa volta, però, non si tratta di un padiglione come tanti altri.
Nasce come Padiglione stabile dell'INA, realizzato nel 1935 dall'architetto Franco Albini, pregevole esempio, unico in Puglia, d'architettura moderna e razionale. Un primo ampliamento, con la realizzazione di una sala congressi fu messo in cantiere, nel secondo dopoguerra, dall'architetto Pietro Favia, importante professionista barese, secondo laureato della neonata Facoltà di Architettura di Roma. Il nuovo Centro Congressi che si propone sembra non presupporre la conservazione ed il recupero delle strutture preesistenti, tra loro ben integrate, anche se è stata in parte mimetizzata la razionalità stilistica originaria, ma la loro completa demolizione.
Nell'un caso, come nell'altro, l'attenzione della cultura barese sembra essere, del tutto, distratta, se non assente. Questa mia, vale, allora, come memoria.
Mauro Scionti

Anghelos
Gent.le LPP,ricevo da tempo la vostra news-letter che trovo interessante e utile,volevo segnalare la nostra iniziativa come Centro Studi sulla Comunicazione Anghelos dell'apertura di una mailing list dal titolo palermocontemporanea@anghelos.org per una 'propositività' nei confronti della città di Palermo riguardo la sua 'fisicità', di cui allego il  comunicato stampa. Allego inoltre un articolo appello fatto agli architetti e pubblicato sul giornale La Repubblica Palermo dal titolo "architetti date bellezza alla città". Altri articoli pubblicati sulla città sono presenti su www.anghelos.org "contemporaneo a palermo". Se lo riterrà opportuno, ci farà  cosa gradita  diffondere l'iniziativa della mailing list e l'articolo.cordiali saluiti
Fabio Alfano
presidente Anghelos centro studi sulla comunicazione
docente facoltà di architettura di Palermo
 
Il Centro Studi sulla Comunicazione Anghelos, sezione arte e architettura, ha attivato una MAILING LIST dal nome  PALERMOCONTEMPORANEA@ANGHELOS.ORG per una propositività nei confronti di una città, Palermo, che necessita di attenzione, tutela, cultura, progettualità, architettura, arte, qualità e soprattutto contemporaneità (etica più est-etica)
La mailing list palermocontemporanea@anghelos.org ha come obiettivo mettere in “comunicazione” coloro che condividono un malessere nei confronti degli ‘spazi’ di questa città (e delle relazioni che si svolgono in essi) ed una esigenza di operatività che vada oltre la ‘critica’ fine a se stessa o ancor peggio l’inerzia o l’indifferenza.
Una mailing list aperta ad architetti, artisti, studiosi, docenti, studenti, operatori culturali e chiunque abbia consapevolezza che il degrado, l’immobilità, l’assenza di qualità e contemporaneità in cui si trova Palermo è uno stato delle cose da cui è possibile affrancarsi anche riconoscendo che esiste una forza culturale (e di coscienza) che desidera e pretende altro per questa città.
Palermo, al di là di qualsiasi ‘illusione’, è un luogo che, al momento, non offre una qualità ‘minima’ dell’abitare, anche se ha le carte in regola per una ‘massima’ qualità che la renderebbe competitiva in un panorama internazionale (come lo è già stata in passato); per fare scaturire questa qualità, però, la responsabilità e l’impegno deve essere di tutti, in particolar modo degli ‘addetti ai lavori’.
Questa mailing list, allora, è un ulteriore ‘spazio’ positivo per prendere coscienza, dialogare, ‘progettare’, indignarsi, tutelare o semplicemente per non soccombere al ‘pessimismo’ che inevitabilmente scaturisce per ciò che si vede, poiché ricorda alle professionalità e alle sensibilità qualificate che è ancora possibile incidere positivamente sui processi trasformativi di questo territorio. Uno spazio che promuova una cultura dell’abitare, dell’architettura, dell’arte e dell’estetica in generale (quali componenti fondamentali della vita), e soprattutto una cultura del contemporaneo, quale conoscenza del tempo presente,  del suo ‘spirito’, della sua identità, attraverso la  comprensione dei suoi temi, delle sue ‘forme’ e della sua ‘etica’. Uno spazio, pertanto, che ri-dà dignità, tra le tante, alle figure dell’architetto e dell’artista in quanto poco presente la ‘materia’ di cui si occupano: l’esigenza di spazi con qualità espressive (Palermo è sommersa dal brutto!).  Uno spazio, ancora, per chiedere alle amministrazioni ‘luoghi della contemporaneità’ riconoscendo l’intera città quale fatto estetico-artistico su cui lavorare. Uno spazio per osservare le esperienze positive di altre città. Uno spazio per creare relazioni tra professionisti, amministrazioni, università, istituzioni culturali,…
La mailing list, la possibilità cioè di stare in contatto con molte persone con il semplice atto di inviare o ricevere una e-mail, è uno strumento di comunicazione ‘a distanza’ immediato, efficace e privo di costo. Chi vuole iscriversi può inviare un messaggio di conferma all’indirizzo observatory@anghelos.org. Si specifica che l’iscrizione è gratuita e che soltanto chi è inserito nella lista potrà inviare e ricevere mail a e da gli altri partecipanti.
ulteriori argomenti e temi in www.anghelos.org  (contemporaneo a palermo)
Anghelos Centro Studi sulla Comunicazione

Architetti date bellezza alla citta’
di Fabio Alfano
pubblicato su La Repubblica – Palermo del 1 maggio 2007
 
Forse gli architetti, di cui nessuno qui sa in realtà di cosa si occupano, si dovrebbero ‘ri-prendere’ il ruolo di ‘garanti’ degli spazi di questa città e della qualità delle loro trasformazioni. Tra consulenze tecniche per banche e tribunali, costretti, per la maggior parte, a fare per sopravvivere o, nel migliore dei casi, tra progetti gratuiti per parenti e amici e partecipazioni a concorsi senza esito, si dovrebbero fare avanti, chiedendo che gli venga riconosciuta la loro specifica sensibilità e formazione (non in verità presente in tutti) per manifestare a pieno titolo contro l’attuale ‘fisicità’ di Palermo e proporre eventuali soluzioni. Se questo avvenisse produrrebbe due effetti positivi. Una grande forza di pensiero critico e creativo a servizio della città e una possibilità per la categoria di riscattarsi da quella frustrante condizione di ‘inutilità’ in cui giace da anni per mancanza di richiesta del suo lavoro: la necessità di spazi con qualità espressive. Una drammatica assenza a Palermo che ha costretto gli architetti a restare in panchina e vedere giocare una partita, la ‘loro’, a chi, senza cognizione di causa  e alcuno scrupolo, ha ‘ab-usato’ dello spazio della collettività, quello urbano.  
E allora sarebbe una vera e propria ‘resurrezione’ quella dell’Architettura a Palermo, sepolta prima dai bombardamenti, poi dalla ricostruzione e dall’espansione selvaggia e poi, ancora peggio, da una diffusa ‘ignoranza’ in tema di  spazio e delle sue relazioni con l’uomo; riportata in vita occasionalmente da qualche meritevole intervento, ma prontamente ri-seppellita. Una sorta di miracolo, pensare ed operare in termini di qualità dello spazio a Palermo, di luoghi che rendono ‘migliore’ la vita di chi li abita, dare risposta a ciò che, l’architetto americano Louis Kahn chiamava “alte aspirazioni dell’uomo”, per cui l’architettura ha motivo di esistere. Prima tra tutte l’esigenza di ‘bellezza’, non come optional, come lusso per una élite ma come componente essenziale della vita di tutti, in quanto ‘utile’. Mezzo di piacere, emozioni, benessere ma soprattutto di conoscenza. Un modo di conoscere fatto di segni, immagini, simboli, forme su cui chiunque e a proprio modo, per le ‘sintesi’ che questi medium producono, può trovare riflesso qualcosa che gli appartiene. E soprattutto facendo ‘esperienza’ diretta della cosa.  
Si è vero la città ha bisogno di posteggi e marciapiedi, case, scuole e ospedali, ma anche di queste altre componenti per chi le ricerca. La città, del resto, “non è un singolo stato evolutivo, un singolo movimento, ma l’accumulazione di vari stati: realtà, azioni ed esperienze simultanee” (Manuel Gausa)  e quindi come fenomeno complesso costituito da compresenze, deve cercare di dare risposte positive a tutti coloro che vi abitano. E comunque anche i marciapiedi e i posteggi possono essere pensati in termini di architettura.
Il messaggio lanciato nel secolo scorso da uno dei filosofi più vicini alle questioni dell’architettura  Martin Heidegger, di cui ancora condividiamo ed esploriamo le istanze, “e’ il poetare che, in primissimo luogo, rende l’abitare un abitare”, è oggi, e qui, più che mai attuale. L’architettura e l’arte poiché  producono ‘poeticità’ sono un mezzo per un vero abitare. E l’intera città può essere considerata un fatto di arte se riconosciamo la dimensione estetica insita inevitabilmente in tutti i suoi fenomeni.
Gli architetti, che dovrebbero ‘vedere’ dove altri ‘non vedono’, sono gli unici, in questo momento particolare per Palermo, che possono promuovere una cultura dello spazio, dell’architettura, della contemporaneità che possa ‘ri-educare’ la città a queste alte aspirazioni e produrre effetti positivi nelle auspicate ‘illuminate’ amministrazioni.
E a chi obietta dicendo che a Palermo prima di pre-occuparsi di bellezza ci sono altri problemi da risolvere, sociali, morali, etici, di giustizia, sicurezza, si può semplicemente dire di non tenere separati il buono, il giusto, il bello e il vero perché, come ci hanno insegnato i greci, in ognuno di essi sono contenuti gli altri.

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

Sigur Ròs
La musica regala emozioni libere di volare. Immagini oniriche. L’essenza del suono risiede nel sogno. I sogni hanno molti colori. Diverse forme. Come l’acqua. Sono fluidi. Riguardano l’immaginario e la realtà della vita. Come frammenti invadono la mente.
Questa settimana ascoltiamo musica. Con il foglio bianco davanti e la matita pronta. Riflettendo, ogni tanto, con calma. Lasciandoci trasportare, sempre, sulle nuvole della nostra immaginazione.
Ascoltiamo i Sigur Ròs. Per sognare e creare nuove immagini. Da costruire nel pensiero:  http://www.youtube.com/watch?v=rWR-jJ3v1pk ; http://www.youtube.com/watch?v=zQ5Grncdjlc  (Sigur Rós - Svefn g englar: per capire il sogno e vedere gli angeli).
marco_sambo@yahoo.it

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

La politica e le tecnologie della trasparenza
L’oggetto tecnologico non nasce dal nulla, ma emerge da una trama ricca e articolata di bisogni, di desideri, di linguaggi, di processi, di istituzioni. Gli aggeggi che ci circondano e che utilizziamo quotidianamente sono il risultato di conflitti, di negoziazioni, di gestione delle risorse e degli interessi in gioco, di discorsi, che spesso vengono trascurati a vantaggio dell’immediata fruizione dello strumento. Questo non solo e verosimilmente da parte degli utenti finali degli apparecchi, ma persino da parte degli studiosi che evitano di battere i sentieri attraverso i quali si affermano i fatti scientifici e gli artefatti tecnologici (obiettivo invece del convegno Istituzioni e processi della tecnoscienza organizzato dalla Società Italiana di Studi su Scienza e Tecnologia <http://www.stsitalia.org/>  presso l’Università della Calabria il 25 e 26 maggio).
Tra i vari aggeggi che costituiscono sempre più l’ambiente nel quale abitiamo, un posto di rilievo è occupato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICTs). Non vi è nei paesi sviluppati chi non si affaccendi giornalmente con vari media: se la televisione ha raggiunto ormai tutte le case, i telefonini hanno invaso i corpi di ciascuno, senza differenza d’età, di ceto, di istruzione, di genere. In particolare, meritano attenzione i computer e le reti telematiche che fanno da volano a tutte le altre tecnologie (se non altro per il linguaggio discreto che hanno imposto – il digitale).
Vale la pena chiedersi allora come tali media si innestino in quello che è uno dei terreni più importanti per le loro sorti e quelle delle nostre società in generale: come la politica si presenta alla prova delle ICTs ovvero come la politica mette alla prova le ICTs?
Continua su… www.noemalab.org <http://www.noemalab.org/>

SEGNALAZIONI
 
HABITAT  01_R(h)OME in progress
Mercoledì 30 maggio 2007, ore 10.00. Aula Magna Facoltà di Architettura Architetturavallegiulia. “La Sapienza”, via Gramsci 53 - Roma
Programma:
Saluti del preside:Prof. Architetto Benedetto Todaro. Presentazione dell’iniziativa: Fondazione Querci. Le strategie abitative del Comune di Roma:Assessore Roberto Morassut. Intervento:Prof. Architetto Giorgio Muratore. Relazione-lezione: Studio ABDR associati - Prof. Architetto. Paolo Desideri. Relazione-lezione: Prof. Architetto Vittorio Gregotti. Modera: Prof. Architetto Antonino Terranova. Dibattito/contraddittorio. Cura e ideazione: architetto Alessandro d’Onofrio, Cesare Querc

Negli ultimi decenni forti rivolgimenti economici e sociali hanno investito l'Europa e con essa l'Italia. L'abbattimento delle barriere alla libera circolazione dei beni e dei capitali ha dato l'avvio a importanti flussi di popoli e di energie che ad oggi animano una vera trasformazione dell'habitat vivendi europeo. A questo mutamento dovrebbe corrisponderne uno di matrice culturale in grado, non solo di rinnovare le mentalità dei singoli, ma capace anche di proporre nuove forme per una gestione sostenibile del territorio. Così, unitamente all'affermarsi di nuove priorità, strategie e modalità di approccio, particolare importanza assumono le nuove politiche abitative che stanno determinando mutazioni, a volte considerevoli, nell'assetto architettonico e urbano delle città italiane.
Facendo il punto delle esperienze messe in atto a Roma e in Italia, e ponendole a confronto con alcune significative europee ed internazionali, la Fondazione Nevol Querci congiuntamente alla STALKagency - Associazione Multidisciplinare di Cultura Urbana, in collaborazione con la Facoltà Architettura Valle Giulia - Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e con il patrocinio dell'Assessorato all'Urbanistica del Comune di Roma e della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio, si propongono di organizzare HABITAT, una ricerca articolata in una serie di incontri che promuovano e stimolino il dibattito sul ruolo dell'architettura nella società.
Il primo incontro, R(h)OME in progress, si incentrerà su Roma, laboratorio privilegiato nel panorama italiano per la sperimentazione delle nuove dinamiche di sviluppo urbano.
Il dibattito focalizzerà la propria attenzione sulle politiche abitative, ponendo a confronto le diverse metodologie di approccio che saranno messe in atto nella città. In questa occasione saranno presentati progetti emblematici per Roma e poco noti al grande pubblico.  
 La struttura dell' incontro prevede in sequenza delle sintetiche relazioni-lezioni da parte di ospiti d'eccellenza e un conclusivo dibattito-contradditorio aperto agli interventi del pubblico e coordinato da un critico.  Il dibattito, inoltre, sarà arricchito da brevi report e clip che introdurranno e approfondiranno il tema in oggetto.
 
Al termine del ciclo di appuntamenti sarà realizzata la pubblicazione cartacea e digitale degli atti che insieme alle riprese filmate degli incontri saranno messi a pubblica disposizione presso la biblioteca della Fondazione Nevol Querci o consultabili sul sito web dell'associazione STALKagency.
Coordinamento del progetto: Fondazione Nevol Querci/Cesare Querci; cesarequerci@nevolquerci.org <mailto:cesrequerci@nevolquerci.org>
Segreteria del convegno: Associazione multidisciplinare di cultura urbana  STALKagency, Maria Grazia Prencipe, tel.: 3387113072; prencipe@stalkagency.org
Ufficio stampa: Ilaria Loquenzi, tel.:333 3995619; ilaria.loquenzi@virgilio.it
Bianca la Rocca, tel.: 333 2417759; biancalarocca@nevolquerci.org
www.nevolquerci.org <http://www.nevolquerci.org>
www.stalkagency.org <http://www.stalkagency.org>  

La qualità emergente, architetture recenti in Sardegna
S. PELUSO,  Edificio per la ricerca e la didattica nell'area archeologica di Cuccuru Nuraxi a Settimo S.Pietro (CA)
IN/ARCH SARDEGNA prosegue con la scheda 04/07 la pubblicazione on-line del registro della QUALITA’ EMERGENTE/ARCHITETTURE RECENTI IN SARDEGNA.
Chi fosse interessato a sottoporre al comitato scientifico opere realizzate in Sardegna dopo il 2000 può inviare la documentazione, formata da almeno 4 immagini fotografiche, da almeno una pianta e una sezione (tutto in formato JPEG 10x15cm 200 DPI), dai dati essenziali del progetto e dell’autore (o degli autori) all’indirizzo inarch.registroqualita@gmail.com
Ulteriori informazioni sul progetto "Qualità emergente/architetture recenti in Sardegna" e sulle attività dell'IN/ARCH SARDEGNA  sono reperibili nel sito web www.inarchsardegna.it <http://www.inarchsardegna.it>.

LETTERE
 
Professori a contratto
Saluti a tutta la redazione della Press Letter, vi scrivo per informarvi che in questi giorni nelle facoltà di tutta Italia c'e' un certo fermento dei professori a contratto, che rivendicano migliori condizioni lavorative ed economiche e maggiori possibilità di carriera. La cosa, che riguarda circa 30.000 docenti a contratto in tutta Italia, è particolarmente sentita nell'Ateneo romano della Sapienza dove i contratti sono 1.700 circa e ancora di più nelle due facoltà di Architettura "Valle Giulia" e "Ludovico Quaroni" che insieme contano 430 docenti di questo tipo. Da pochi giorni è nato un comitato di coordinamento dei professori a contratto di architettura e sono in corso alcune iniziative credo che sarebbe opportuno che in qualche modo la Press Letter ne desse notizia, visto che da sempre in Italia lo studio dell'architettura si basa sul volontariato (degli assistenti prima, dei docenti a contratto ora) e che nel parlare dell'università, cosa che già fate, sarebbe corretto dare risalto anche a questa categoria di docenti
Cordiali saluti
Gianluca Adami, docente a contratto, presso la Ludovico Quaroni
 
Alessandro Santarossa: vorrei notizie
E' possibile avere maggiori informazioni su questo comitato nascente dei professori a contratto?
Avrei interesse a prendere contatti, essendo anch'io un contrattista.
Cordiali saluti
Arch. Alessandro Santarossa
 
Daniele Mariconti : da noi non succede nulla
Caro collega, leggo la Tua su PresS/Tletter.
Sono a contratto al Politecnico di Milano-Bovisa, applaudo il Tuo scritto perché da Noi non succede nulla. Viviamo il disagio in silenzio. Farò il possibile per discuterne con i colleghi milanesi.
Saluto cordialmente
Daniele Mariconti

PresS/Tletter
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