presS/Tletter

PresS/Tletter n.11 2007

LPP 21/Mar/2007 21:34:23
Purini, Guarini, Librizzi, Cosenza, Janni, Adami, Cogliandro, Piumelli, Diffuse, Sambo
- Nella rubrica DOCUMENTI DI ARCHITETTURA pubblichiamo l’introduzione di Franco Purini al libro Generazioni e progetti culturali recentemente edito da Gangemi.
- Nella rubrica RECENSIONI E COMMENTI, un articolo di Isabella Guarini dal titolo: Gli  architetti  e  il  naso. Cronaca metropolitana di fine millennio-Mondiali ’90.
- Continuano LE PAGELLE di Marcello Del Campo
- All’ interno della rubrica VOCI DALL'UNIVERSITÀ: Tazebao (tazepao, dazebao, tatsebao, tatsepao, ta-tze-bao ecc.): gelido.
- Nella rubrica PAROLA D’ARCHITETTO  a Diego Barbarelli risponde Francesco Librizzi.
- Nella rubrica LETTERE Giancarlo Cosenza interviene sulle piazze di Rosà. Leandro Janni sulla dignità del quotidiano. Gianluca Adami e Domenico Cogliandro  sulla presS/Tletter. G.Piumelli risponde a Verderosa. Luca Diffuse ci propone un testo, per la verità assai criptico, dal titolo: L’architettura come si vestono le ragazze.
-Nella rubrica INTERMEZZO, Edoardo Alamaro ci parla di: Fuksattila, un barbaro a Roma.
- Nell’allegato n.1 alcuni brani tratti da   Contro chi il libro scritto da Marco Maria Sambo: “E’ il racconto dei miei ricordi di bambino durante i giorni dell'attentato contro mio zio Ezio Tarantelli, assassinato dalle BR il 27 marzo 1985”.

AAA: un concorso per giovani critici
Il bando aggiornato si trova nella rubrica CONCORSO PER GIOVANI CRITICI. Ricordiamo che il termine ultimo per l’invio degli elaborati e' il 31 marzo. Per leggere i pezzi già pervenuti: http://www.presstletter.com/storico.asp?s=%28A%29+ruota+libera

L’OPINIONE
 
Povera Siracusa
Avendoci passato un paio di anni e avendo continui contatti con la Sicilia, posso dire con una certa cognizione di causa che la facoltà di architettura di Siracusa appare come un malato in un penoso stato catatonico. Pochissimi studenti laureati – forse la percentuale più bassa in Italia, e ce ne vuole- e molto malcontento tra studenti e dottorandi. Inoltre, come se non bastasse, si preannunciano grandi manovre in vista della nomina del nuovo preside, dato che l’attuale, per raggiunti limiti d’età, presto lascerà. Manovre che corrono il rischio di diventare da operetta se, come qualcuno prevede, si preferirà non scegliere, nominando qualche grigio personaggio estraneo ai giochi. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un convegno dal titolo: Abbiamo ancora un progetto culturale? Con sottotitolo: Lo abbiamo mai avuto? Invece, con spensierata allegria, si celebra il decennale di quello che, appena nato, già appare come un malato terminale.
 
LA CARTOLINA di Renato Nicolini

Primavera
Il 21 marzo è arrivata, tra gli acquazzoni e la grandine, la Primavera. Tempo di trasformazione: e della trasformazione si occupa, partendo – forse un po’ radicalmente – dal terremoto, un seminario di Giuseppe Arcidiacono a Reggio Calabria. A Roma, alla Casa dell’Architettura, si presenta invece l’ultimo numero di Rassegna di Architettura ed Urbanistica, dedicato alla trasformazione di Roma. Trattenuto a Reggio, penso a Roma dove sono annunciato ed assente. Per alcune città, come Bilbao, la trasformazione si comunica attraverso l’immagine di un solo edificio. Per altre, come Barcelona, questo non è possibile, forse più per l’estesa ricchezza del processo che per debolezza dei singoli interventi. Forse Roma dovrebbe smettere di rincorrere la lepre Bilbao, nelle forme di Fuksas e Piano, incamminandosi senza riserve per la difficile strada di Barcelona.

FOCUS SU… di Diego Caramma

Abitare la soglia
"Abitare la soglia non deve essere l'assunzione di uno schema comportamentale, bensì un irrinunciabile esercizio di pensiero, un transito che ci riconduce in quel luogo in cui già alberghiamo ma del quale spesso siamo inconsapevoli. Sostare tra i linguaggi e i saperi significa comprendere gli opposti, ritrovando l'origine di quelle rappresentazioni del mondo che arbitrariamente usiamo per discriminare fra realtà e immaginario, fra scienza e arte. Assumere la soglia come evento fondamentale di ogni esperienza significa avvicinarsi a un'ulteriore possibilità di comprensione della creatività, che rispetto i consueti modelli di lettura non vuole essere la proposta di un 'nuovo punto di vista'..."
in: Abitare la soglia, a cura di Enrico Aceti, Tranchida, Milano 1994.
 
LE PAGELLE di Marcello Del Campo

10 Ad ABDR che espone all’accademia reale di Bruxelles. E Purini? C’e' rimasto di beccu.
9 Agli architetti che stanno sperimentando l’uso della carta in architettura. Per riciclare tutta quella prodotta?
8 Alla Hadid che progetta a Mosca una torre camaleonte. Speriamo che non si veda troppo.
7 Al CDA del nuovo ospedale di Mestre che ha incaricato Ambatz del progetto. Rimarranno al verde?
6 A Pawson che ha realizzato un convento talmente essenziale da suscitare le proteste dei frati. Absolute minimalism.
5 All’InArch che ha conferito il premio alla carriera a Isola. Creative minimalism.
4  Al nuovo ospedale di Monselice rivestito in zinco. Per far capire dove porta la mala sanità.
3 A Gregotti che resiste , a Sgarbi che persiste, a Baldi che desiste.
2 A  Future System che sta realizzando una biblioteca a forma di piovra. Quando si dice dell’architettura che acchiappa…
1 Al ministero delle costruzioni cinesi che l’ha con gli edifici stravaganti. La Cina e' vicina.

DOCUMENTI DI ARCHITETTURA
E' in libreria -edito da Gangemi editore- il libro che raccoglie gli atti della Giornata di studio "Generazioni e progetti culturali" organizzata da Franco Purini nel dicembre 2005 presso la Facoltà di Architettura Valle Giulia, alla quale hanno partecipato numerosi architetti italiani tra i quali Vittorio Gregotti, Guido Canella, Pietro Barucci, Arnaldo Bruschi, Carlo Melograni, Francesco Tentori, Salvatore Bisogni, Antonio Monestiroli, Pasquale Culotta, Pierluigi Nicolin, Pietro Derossi, Renato Nicolini, Margherita Petranzan, Franz Prati, Pippo Ciorra, Umberto Cao, Marco Casamonti, Cherubino Gambardella, Vieri Quilici, Valter Bordini, Alessandra Muntoni, Gabriele De Giorgi, Marcello Pazzaglini, Lucio Altarelli, Carmen Andriani, Antonino Saggio, Orazio Carpenzano, Alessandra Capuano, Antonino Terranova, Benedetto Todaro, Marco Petreschi, Luigi Calcagnile, Rosario Gigli e altri ancora tra i quali moltissimi giovani. Il libro a cura di Franco Purini e Dina Nencini presenta un interessante spaccato della "situazione dell'architettura italiana". Come ulteriore testimonianza dell'interesse suscitato e dell'urgenza di ampliare il dibattito su alcune determinanti questioni evidenziate dal testo introduttivo di Franco Purini, in appendice sono stati pubblicati i numerosi testi inviati alla PresS/Tletter. Un dibattito "parallelo" proseguito in rete per lungo tempo dopo la giornata di studio. Il libro è stato dedicato alla memoria di Pasquale Culotta.

Un tema e qualche ambiguità
Il 6 dicembre 2005, organizzata dall’Ar_Cos (Dipartimento di Architettura e Costruzione) si è svolta, nell’Aula Magna  della Facoltà di Architettura “ Valle Giulia” di Roma, una giornata di studio dedicata al tema “Generazioni e progetti culturali”. L’intenzione era quella di comprendere, in un momento di notevoli cambiamenti nell’architettura italiana, la dialettica che intreccia in nodi complessi e spesso inestricabili i contributi di architetti appartenenti a fasce diverse di età, nell’ipotesi che ciascuno di questi gruppi  di progettisti e di docenti sia contrassegnato non solo dal dato autografico, ma soprattutto da un certo insieme di interessi, di tematiche e di motivazioni. Tale indagine era finalizzata alla possibilità di individuare nuove strategie in grado di rendere più funzionale e produttivo, ma anche più articolato e significativo, sia l’accordo tra le diverse generazioni sia il loro conflitto. In effetti, tra i tanti problemi che l’architettura italiana deve fronteggiare oggi all’interno di una competizione interna e internazionale sempre più estesa e serrata, emerge quello di un confronto più maturo e avanzato tra le varie posizioni espresse dalle generazioni attualmente attive, i cui rispettivi orientamenti teorici e operativi sono spesso poco conosciuti, fraintesi o polemicamente distorti.
 
Nell’ideare e realizzare questo incontro, ma in particolare scrivendo il testo che ho sottoposto alla discussione, non potevo non essere fortemente consapevole del fatto che il concetto stesso di generazione è ambiguo e a volte ingannevole, così come ero al contempo convinto che esso è in qualche modo inevitabile, se non altro perché chi vive la sua formazione in un certo periodo fa esperienze del tutto differenti rispetto a quelle di chi è nato prima o nascerà dopo. Un’altra ambiguità presente nella problematica proposta dalla giornata di studio ha riguardato l’idea di progetto culturale. È infatti molto difficile chiarire cosa si intende con queste parole, una volta che non si voglia restare in un ambito discorsivo approssimativo e transitorio. Progetto è qualcosa di più di programma. Esso implica una tensione collettiva verso un fine di natura generale. Un fine il quale, pur se avvertito come un impegno che trascende la singola persona, può essere sentito in modo intuitivo e a volte incerto e incompleto. Anche in questo caso, però, è difficile pensare alla condizione attuale dell’architettura italiana – ma la stessa cosa si potrebbe dire per il cinema, l’arte figurativa o la letteratura – senza ricorrere a questa nozione, nonostante il contorno di ciò che viene da essa evocato possa essere quanto mai sfumato e mutevole.
 
Un’ulteriore tema di ardua definizione, nonchè di ambiguità pari a quelle concernenti le idee di generazione e di progetto culturale, è quello del rapporto tra continuità e discontinuità. Si tratta di due modalità alternative riguardanti la relazione tra le generazioni. La prima, nella quale personalmente credo, si dà nell’evoluzione graduale della ricerca, in un trapassare delle esperienze le une nelle altre, in un processo che non presenta salti o lacerazioni, se non quelle imposte dal fisiologico avvicendamento degli orizzonti disciplinari; la seconda, al contrario, si costruisce attraverso il rifiuto spesso brusco di tutto ciò che precede, in uno scarto improvviso che cerca di obliterare, attraverso l’idea di passato intesa come il luogo di un’amnesia necessaria e improrogabile, quanto è stato prodotto prima di un nuovo atto progettuale. Come era ampiamente prevedibile, il vivace dibattito che si è sviluppato nelle due sezioni della giornata di studio non ha dato indicazioni definitive su quale tra queste due strade scegliere. In ogni caso gli argomenti avanzati sono senza dubbio sufficienti per dar vita a una riflessione approfondita su un problema che non può essere risolto solo sul piano della comunicazione, ovvero su quello di una maggiore conoscenza reciproca, ma solo all’interno di importanti modificazioni strutturali dell’intero sistema dell’architettura italiana.
 
Pubblicando gli atti della giornata di studio, che ha suscitato un interesse superiore alla mie aspettative, testimoniato dal numero notevole degli interventi mi auguro che quanto è emerso dai singoli apporti possa costruire un valido contributo alla discussione sul futuro della nostra cultura progettuale. Non mi rimane infine che ringraziare coloro che hanno partecipato ai lavori e invitare anche chi non era presente a scorrere queste dense pagine, che ritengo costituiscano nel loro insieme un utile sguardo critico sulla nostra difficile contemporaneità.
Franco Purini
 
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

Dieci anni di architettura a Catania
Lunedì 26 Marzo 2007 - ORE 17,00, presso la  Città Universitaria di  Catania. Dipartimento di Architettura e Urbanistica -  Aula Magna Nuovo Edificio Didattica. L’Istituto Nazionale di Architettura – IN/ARCH Sicilia  organizza, con la collaborazione dell'Università di Catania - Dipartimento  Architettura e Urbanistica   DAU la presentazione del nuovo libro di  Luigi Prestinenza Puglisi:DIECI ANNI DI ARCHITETTURA 1996 - 2006
Oltre l'autore saranno presenti:  Prof. Umberto Rodonò, Prof. Salvatore Barbera,  Arch. Franco Porto, Prof. Santi Cascone, Prof. Aldo Castellano, Prof.  Riccardo Dell'Osso, Ing. Sebastiano D'Urso e Arch. Maurizio  Spina
 
Concorso a Roma
Giovedì 22 marzo 2007 alle ore 16,00 verrà presentato alla Casa dell’Architettura, in Piazza Manfredo Fanti 47 Roma, il Concorso Internazionale di progettazione per la riqualificazione dell’area “Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena” di Milano. Interventi di: Amedeo Schiattarella, Gianfranco Carrara, Ruggero Lenci, Margherita Bianco
www.policlinico.mi.it/concorso progettazione

Premi nazionali di architettura ance/in/arch a Roma
La seconda edizione dei premi nazionali di architettura ance/in/arch che saranno assegnati nel corso di una cerimonia pubblica che si terrà il 28 marzo presso l’auditorium dell’Ance, in via Guattani 16, alle ore 17.00, alla presenza del vice presidente del consiglio e ministro per beni e le attività culturali, Francesco Rutelli.

Potere delle Immagini a Roma
Convegno: Potere delle Immagini dal 29 al 30 marzo 2007. L’Istituto Svizzero di Roma invita cortesemente al convegno internazionale Il potere delle immagini. Prospettive della svolta iconica Die Macht der Bilder. Perspectiven des Iconic-Turn a cura di Maria Giuseppina di Monte.

Rome in 50 pieces: Department of Lost and Found
Thomas K.Tsang Rome in 50 pieces: Department of Lost and Found. Inaugurazione lunedì 26 marzo 2007 ore 18.30. Dal 26 al 20 marzo. American Academy in Rome. Via Angelo Masina, 5 Roma.

Convegno Edicomedizioni a Roma
Isolamento termoacustico ed efficienza energetica: tecnologie costruttive e soluzioni impiantistiche è il titolo del convegno che Edicomedizioni organizza giovedì 29 marzo 2007, dalle ore 10.00 alle ore 17.30, a roma presso la sala conferenze dell'hotel massimo d'azeglio - via cavour 18. Roma

Sostenibilità a Roma
Appello Internazionale  di idee/un'idea per ogni città. Roma, venerdì 23 marzo 2007 ore 20.00. Acer via di Villa Patrizi 11. Proclamazione dei vincitori. Organizzato  da Le Carré Bleu - feuille internationale d’architecture con  il Patrocinio dell'Unescu
Tavola  rotonda Sostenibilità: una sfida  per l'architettura  contemporanea. Intervengono  Lucien  Kroll, Jaime Lopez de Asiain, Massimo  Locci, introduce  Luciana De Rosa.

Multiplicity.lab a Milano
Incontro in occasione della presentazione del libro di Multiplicity.lab “Milano. Cronache dell'abitare”  Martedì 27 marzo dalle 17.30 in poi, al Salone d'onore della Triennale di Milano.

I giovedì del Design a Milano
I Giovedì del Design, alle 21.00 in Design Library via Savona 11, 20144 Milano. Incontri per affrontare da vari punti di vista tematiche inerenti il mondo dell’industrial design:
22.03.2007 Perché non esiste un Ikea italiana?
29.03.2007 Cristina Morozzi. Pagine di design

Aspettando Palladio a Venezia
Media e Architettura. 4 incontri in Palazzo Barbaran da Porto:
23 marzo, ore 18. Carlo Olmo, direttore Il Giornale dell’Architettura. Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti

Città Contemporanea a Venezia
Convegno di studi: Innovazione e sostenibilita' nel progetto della citta' contemporanea. Venerdi 23 Marzo 2007, ore 15. Aula Magna, Università Iuav di Venezia, Tolentini Santa Croce 191, Venezia

Sostenibilità nell’ambiente ufficio a Torino
Venerdì 30 marzo 2007 ore 9.00 convegno Sostenibilità nell’ambiente ufficio. Centro Congressi Lingotto, Sala Madrid via Nizza 280. Torino

Dal restauro alla conservazione a Ferrara
Terza mostra internazionale del restauro monumentale dal 22 al 25 Marzo a Ferrara. Salone dell’arte e del restauro e della conservazione dei beni ambientali e monumentali. Il 23 marzo convegno Manutenzione:Il nuovo Cantiere. Sala Morfisa ore 14.00

Space, people and place a Pescara
Citta', arte e architettura in europa a cura di Pepe Barbieri, Giangiacomo D’ardia e Massimiliano Scuderi dal 22 marzo 2007 al 30 giugno 2007 aula rossa, Università degli sudi G. D’annunzio di Chieti-Pescara, facoltà di Architettura, viale pindaro 42, 65122. Pescara interventi di:a12 (antonella bruzzese), achille bonito oliva, bert theis, natalie zonnenberg ( bureau beyond), getulio aviani, luca vitone, maria giulia zunino, pierluigi sacco, stalker, zafos xagoraris (urban void), vito acconci.
22 marzo 2007 ore 10.30. Aula rossa. Getulio Alviani
12 aprile 2007. Vito Acconci.
18-19 aprile 2007 (mercoledì e giovedì)  Antonella Bruzzese (gruppo a12) Bert Theis (isola art center) Pierluigi Sacco (iuav) Natalie Zonnenberg (bureau beyond)

Aldo Spoldi: Enrico va a scuola a Crema
Sabato 24 marzo alle ore 15.30 inaugurazione della mostra di Aldo Spoldi "Enrico va a scuola" con la presenza di Elio e le storie tese e l'orchestra Karanovic. ERSAF (ex Stalloni), Via Verdi, 16. Crema.

Crisi e Prospettive dello spazio pubblico a Salerno
Modernità: crisi e prospettive dello spazio pubblico. Società, linguaggi architettonici, Paesaggi urbani. a cura di Cesare De Sessa .Dal 24 Marzo al 9 Aprile 2007  “Uscita Mattatoio” Agropoli (SA). Inaugurazione sabato 24 marzo nella ore 18.00. Interventi: Cesare De Sessa, Giuseppe Zampino, Franco Alfieri, Roberto Gerundo. Partecipano: Francesco Cocco, Alfonso Di Masi, Antonio Fanigliulo, Marcello Guido, Susanna Nobili, Franco Pedacchia, Franco Porto, Laura Rocca, Southcorner, Antonio Cuono/Nella Tarantino + Petris Buccheri e Lucio Curcio.

La Bioarchitettura riqualificazione urbana di Napoli.
Sabato 24 Marzo 2007, ore 16:30. Mostra D’Oltremare Sala Conferenze, Padiglione 10, Sala D. L’incontro si inserisce all’interno di Parchinmostra (Sabato 24 – Domenica 25 Marzo 2007) manifestazione curata dall’Assessorato all’Urbanistica della Regione Campania.

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

Mostre alla Triennale:
La mostra Giorgio Armani alla Triennale di Milano dal 20 febbraio al 1 aprile 2007 Triennale di Milano Viale Alemagna 6. Orari: dal martedì al giovedì 10.30-20.30 venerdì e sabato 10.30-23.30 domenica 10.30-20.30

Aldo Spoldi: Enrico va a scuola a Crema
Mostra di Aldo Spoldi "Enrico va a scuola " dal 24 Marzo all’11 Aprile 2007 ERSAF (ex Stalloni), Via Verdi, 16. Crema. Da lunedì a sabato dalle ore 16.30 alle ore 18.30.

Guillermo Vázquez Consuegra a Ravenna
Mostra Guillermo Vázquez Consuegra  dal 10 marzo all’11 aprile 2007, a Ravenna, presso l’Urban Center - ex chiesa di S. Domenico, via Cavour.

SiciliaOlanda a Catania
SiciliaOlanda, mostra di progetti di architetture contemporanne a cura di: EXPA, galleria di architettura, . Le ciminiere Galleria d’Arte Moderna Viale Africa, Catania. Dal 4 marzo al 22 aprile 2007: esposizione al pubblico apertura: dal martedì alla domenica, ore 10.00/13.00-16.00/20.00 giorno di chiusura: lunedì

Kengo Kuma a Como
Mostra  Kengo Kuma: Selected work 1994 – 2004, dal 6 al 27 marzo. Como, Salone San Francesco.

Vema a Verona
Mostra sul tema della  città ideale Vema dal 20 gennaio 2007 al 31 marzo 2007.  Palazzo dei Mutilati in Via dei Mutilati, 1 a Verona

UNIVERSITA’ & Co... a cura di Ilenia Pizzico

Crescita e forma urbana nella Roma di Paolo V a Roma
Nell'ambito del Master in Storia dell'Architettura si terrà la conferenza pubblica di Augusto Roca De Amicis sul tema Crescita e forma urbana nella Roma di Paolo V (1605-21).Venerdì 23 marzo 2007, ore 16.30, Università di Roma Tre, Facoltà di Architettura, Aula Urbano VIII, Via della Madonna dei Monti 40, Roma. <http://host.uniroma3.it/master/storiarch/ <http://host.uniroma3.it/master/storiarch/> >

Tre incontri con Robert Storr a Venezia
Robert Storr, direttore della 52° Biennale Arti Visive di Venezia, il primo americano ad avere assunto questa posizione, terrà presso la Facoltà Design e Arti dell'Università Iuav di Venezia una serie di tre incontri aperti al pubblico.Le conversazioni avranno come tema i criteri della prossima Biennale,in un momento in cui non mancano polemiche sui nomi scelti per la mostra e in cui ferve il dibattito su che cosa significhi creare un'esposizione capace di rimanere nella storia, possibilmente di fare storia e non soltanto attrarre pubblico e stampa.Lunedì 19 marzo, giovedì 29 marzo, lunedì 16 aprile, ore 17, Ex convento delle Terese, Dorsoduro 2206, Venezia.
 
Pulcinella in New York 9   27  41, Lello Esposito
Il titolo dell'incontro è tratto dalla recentissima mostra di Lello Esposito nella città statunitense, mentre il sottotitolo presenta un duplice livello di lettura; la terna di numeri rimanda,infatti, all'abitudine popolare napoletana del gioco del Lotto, così come il lavoro dell'artista rielabora in chiave contemporanea alcuni simboli e segni della napoletanità. Allo stesso tempo, però, i numeri in oggetto rimandano anche ad alcune coordinate spaziali che legano la città di Napoli a New York City: il numero 9 è il civico di piazza San Domenico dove è ubicato l'atelier di Lello Esposito, il quale ha poi recentemente aperto uno studio nella 27esima Strada di NYC. Un immaginario fil rouge che lega questi due luoghi è rappresentato dal 41° parallelo sul quale giacciono le due città. L'incontro avverrà in occasione della lezione del corso monodisciplinare La città contemporanea. Nuovi paesaggi, venerdì 23 marzo, ore 16:00, Aula 21, Palazzo Gravina.
 
Opportunità di Cooperazione Scientifica tra Italia e America Latina a Roma
Il convegno è stato organizzato per verificare lo stato della cooperazione scientifica, tra ricercatori italiani e latino-americani, per lo studio e la gestione degli ecosistemi e delle tecnologie ambientali, cogliere le opportunità offerte dagli strumenti nazionali di finanziamento per l’innovazione e dalle nuove iniziative di ricerca europee per rafforzare la cooperazione scientifica con l’America Latina, fare il punto sulle attività del progetto di internazionalizzazione del MUR su Ciclo del carbonio in foreste dell’America Latina, sviluppato dall’Università del Molise e dall’Istituto di Biologia Agro-ambientale e Forestale del CNR.22-23 Marzo 2007,Istituto Italo-Latino-Americano, Palazzo Santacroce, P.za Benedetto Cairoli, 3, Roma.
 
Massimo Cacciari a Mendrisio
Nell’ambito del ciclo di conferenze pubbliche, l’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana ospita Massimo Cacciari che parlerà di Identità e relazione. Aporie della multiculturalità. Giovedì 29 marzo, ore 20, Università della Svizzera italiana, Accademia di architettura, Villa Argentina, Largo Bernasconi 2, Mendrisio.

PAROLA D’ARCHITETTO  a cura di Diego Barbarelli
Parole di architettura e contemporaneità: l'opinione degli architetti ci guida alla ricerca di definizioni attuali.

Risponde: Francesco Librizzi
1. Scelga un termine dal vocabolario del critico contemporaneo tra disorientamento, consuetudine, perturbazione. E quale depenna?
Scelgo perturbazione.
E' impossibile non lasciarsi influenzare da ciò che si guarda, ascolta o legge.
Questo tipo di condizionamento è uno dei fattori più interessanti della professione contemporanea. Nessun pensiero puro, ma idee semplici che mutano indefinitamente a causa di un incontro.
 
Depenno disorientamento.
Perdersi, sia con paura che con lascivia, non è realmente possibile.
Ci sono troppi sistemi per ritrovare la strada e anche su sentieri di perdizione è impossibile disattivare il sistema di autosave.

2. E' il curatore di una mostra sull' Architettura Contemporanea. Quale titolo tra massa, singolo, élite? Quale non visiterebbe?
Non sceglierei nessuno dei tre titoli.
Le visiterei tutte.
Quella che mi interesserebbe di meno sarebbe la mostra dal titolo massa: non credo, al momento,  nei ritratti collettivi.

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

Progettare sostenibile
Progettare sostenibile in Italia è caro, poco incentivante e rappresenta un atteggiamento del tutto nuovo nella nostra cultura del progetto. In quanto tale ancora più ostico da assimilare per tutti gli architetti della vecchia guardia che fanno scuola, molti dei quali, guardano a questo linguaggio con scetticismo se non con indifferenza vera e propria. Ad aggiungersi a tutto ciò, c’è il quasi totale disinteresse delle Università ad introdurre questa filosofia nel percorso formativo dei futuri progettisti, proprio a testimoniare una grave lacuna del nostro sistema di istruzione. Non c’è da meravigliarsi quindi se, nel recente libro di Gauzin-Muller “Case ecologiche” di edizione Ambiente, delle 25 Architetture esaminate, solo una è in Italia.
Per fortuna, già da qualche anno (e da qualche decennio nel nord Europa), tra i nostri architetti qualcosa si sta muovendo. Alcuni esempi sono il titolo scelto dal Saie Due bolognese appena conclusosi: “La Sostenibilità”, e il tema del padiglione italiano nella V Biennale di Brasilia: “Contemporary ecologies, Energies for Italian Architecture”. Un’ occasione, questa, per dare visibilità a giovani studi italiani i cui progetti seguono criteri di ecosostenibilità. Ma dietro questi primi approcci si cela un fattore ad non sottovalutare: gli alti costi iniziali che questi interventi prevedono sono il primo ostacolo da abbattere nell’ opinione pubblica. Un cittadino medio fa più fatica a investire in un risparmio a lungo termine, non gli basta fare del bene all’ ambiente, a meno che non sia un ecologista convinto. Succede inevitabilmente che, a fare della Bioarchitettura il proprio linguaggio, siano solo pochi illuminati. Una possibile inversione di rotta sarebbe auspicabile da parte soprattutto di quei soggetti pubblici i quali, per primi, investendo nella nuova direzione, fungerebbero da incentivo e farebbero un primo passo per avvicinare il committente medio a quei benefici  che la scelta del sostenibile indubbiamente comporta: risparmio energetico, migliore qualità degli ambienti in cui si vive, e non ultimo un nuovo modo di guardare all’ ambiente, non più visto come qualcosa da cui proteggersi ma come un elemento che, se rispettato, aiuta a pensare ad un futuro più a dimensione d’ uomo.

VOCI DALL’ UNIVERSITA’
 
TAZEBAO…..Gelido
“GELIDO:la sensazione brusca e tonificante che ci sradica dal nostro bozzolo tiepido.”
Nel prossimo numero: “OVATTATO: la mancanza di stimoli chiaramente distinguibili, il velo bianco che copre la complessità.”
La partecipazione al confronto è aperta anche a chi non è più studente, ma ha voglia di cimentarsi in questo esercizio che è “Tazebao”. Per intervenire o per info scrivete a tazebao_pressT@hotmail.it <http://it.f250.mail.yahoo.com/ym/Compose?To=tazebao_pressT@hotmail.it&amp;YY=24843&amp;y5beta=yes&amp;y5beta=yes&amp;order=down&amp;sort=date&amp;pos=0&amp;view=a&amp;head=b>

di Gianni Lobosco / NCUC
Le pareti, morbide in lontananza, svelano una loro essenziale durezza avvicinandosi. Il vetro avvolge la forma organica per tre quarti e ne contiene le irregolarità interne. Il colore deciso, filtrando i raggi del
sole, compone in piano cristallizzazioni di luce addensata. La sponda liscia del vetro si inclina alla base e descrive un tronco di cono ribaltato su cui si accumula la materia con aderenza irregolare delimitando sfumature granulari. Distillano dalla parete gocce gelate di condensa. Risplendono, pochi secondi prima di evaporare: segnale inequivocabile. La temperatura è quella giusta: -8 / -10 gradi centigradi. Posso iniziare. Porto il lungo cucchiaio alla bocca, sento tutto il brivido di una buona granita di pesche.
La cameriera fa un sorriso e scompare.

di Rossi Maria Azzurra
...pensare al freddo, gelido, pungente e poi immaginarsi un manto di neve luccicante: fotografia contrastante,  fastidioso brivido e soffice morbidezza. Cristalli di ghiaccio fusi tra loro e uniti per inerzia da temperature artiche, nuvole bianchissime lentamente cedono fiocchi di cotone alla terra che pian piano diventa immacolata, silenziosa, eterea. La quiete invade la montagna e l'uomo diventa un tutt'uno con la
natura. Così come l'architettura delle Terme di Vals di Peter Zumthor riesce a celarsi all' interno della pietra e dell' acqua: la struttura e la natura si confondono con la massima spontaneità nel paesaggio alpino. Fare un bagno caldo, vedere la luce bianca che riflette la neve esterna e aver voglia di uscire, e rotolarsi sulla panna. La mimesi è perfettamente riuscita, l'artificio e la natura possono dialogare all'infinito, o meglio...fin quando il tepore estivo non arriverà a sciogliere quei fiocchi di panna e il bianco lascerà i colori liberi di esprimersi.

di Igor Pilla
Bianco, bianco, bianco il foglio steso sopra il tavolo. Alcuni si guardano, altri nel vuoto, nessuno parla, le teste frullano (ragionano) ma tutto è silenzio. Fuori dalla finestra la via dritta, il vento, la neve, sembra
una scia d’aereo che avvolge tutto e entra in casa. Il ghiaccio si rompe, il bianco si tinge ed inizia il rumore. Opinioni discordanti, ognuno con la propria ragione, migliore delle altre. Scontro tra iceberg, brividi, silenzio, gelido, si sgretola e una nuova forma prende vita.

di Michele d'Ariano Simionato
Se l'acciaio e il vetro sono considerati elementi freddi, cosa può essere addirittura gelido? Pensando a spazi gelidi appaiono immagini di vuoti siderale e algida bellezza di pianeti circondati da diafani anelli di materia sospesa. Gelido è il contrario stesso della vita, tiepida per definizione. Il gelido è eterno. Il mammuth è un cadavere immortale. Il ragionamento puro è gelido, la matematica, le leggi astratte della
fisica. In http://www.dweb.repubblica.it/dweb/2000/05/03/attualita/attualita/099feh19899.html
si trova un articolo chiamato Fehn il freddo (ovviamente Sverre Fehn). Fehn è stato odiato dai media. Fehn non trasmetteva calore. Tracciava sentieri mentali per nuovi edifici. La domanda è: si può abitare un luogo gelido?

INTERMEZZO
 
Fuksattila, un barbaro a Roma
Venerdì sera, comodamente seduto sul divano, mi arriva puntuale la nuova puntata de “Le invasioni barbariche”, in diretta su La7. Caspita, che fortuna!, la dolce fatina Bignardi è alle prese con il flagello di Dio, l’Attila dell’Architettura, il Genserico del design, il Totila dell’urbanistica, l’Odoacre del calcestruzzo; insomma con il barbaro lituano/romano Massimiliano Fuksas in persona. Va subito giù duro il barbaro, anzi il barbarone, viste le sue dimensioni statuarie del corpo e la nobiltà d’architettura; vestito modello barbarico francese noir, maglia nera giro collo, giacca alla grande (di taglia), calvo, ardito, vista frontale, mascella volitiva architettonica. Scatta immancabile la domanda: “Ma lei somiglia a Mussolini… lo sa?”  Feroce inquadratura televisiva da Duce dell’Architettura (caspita, ma è vero, è proprio Lui!). Silenzio per un attimo, poi Fuksattila si riprende e fulmina: “Pensavo di somigliare a Picasso, l’occhio …, (chiamalo fesso!, diceva Totò). Piazza subito il primo colpo da maestro dell’incarico, appena si siede, dice barbarico: “questo tavolo è scomodo, non funziona, la prossima volta ve lo disegno io, …”
“Ma lo scenografo si risentirà…”, protesta la fatina. Allora Attila “appara”, media, si vede che è aduso alla “politica”, dice: “No, anzi, … la scenografia è straordinaria, funziona magnifica-mente …”, ma mente, evidente/mente! E la fatina risollevata: “Meno male, temevo il peggio…” Si va avanti: “Se le dicono che lei è il più grande architetto…..”. Risposta netta del barbaro, da Duce: “Non mi offendo certo!!” Incalza la fatina timidina: “Lei ha un brutto carattere, ma vedo che stasera sorride, è ben disposto, meno male…”. “Si sono contento – dice Fuksattila – questa mattina abbiamo fatto una conferenza stampa con il sindaco Veltroni, abbiamo annunciato che si sta appaltando «la Nuvola», …” Evviva, meno male, un segno della “città gentile, forte e non violenta”, perorata dal Duce buono che ricorda poi l’Africa Orientale, i deserti, la bellezza delle dune; nonché “l’Architettura che non deve avere mai stabilità”, anzi il cui modello dovrebbe essere proprio la mobilità delle dune.. le dune che appaiono sempre diverse perché mosse dal vento (la duna è mobile qual piuma al vento, ndr). “Vorrei essere il vento”, dice Fuksattila (anzi diciamola tutta: Io sono l’architetto del vento, meglio ancora: “Io sono il vento”, canto meglio di Arturo Testa a Sanremo, anni sessanta!). Domanda della fatina Bignardina: “E’ vero che lei da bambino voleva fare il ballerino classico?” Risposta: ”Io da bambino non volevo fare assolutamente niente! Da bambino volevo fare il poeta, … mia madre aveva paura che facessi il pittore, il filosofo, …”. Poi Fuksattila si dilunga benevolmente sulla sua prima gioventù, sui rapporti col poeta Giorgio Caproni (“povero in un’Italia povera, abitava a Roma nelle case INCIS, lui e la sua famiglia”); quindi, dopo la morte prematura del padre, la confidenza avuta con il sommo Giorgio De Chirico, tra piazza di Spagna, Caffè Greco, la trattoria … (“era burbero De Chirico, mi ha insegnato tante cose, a non ridere mai di fronte al fotografo, …”).
Dalla pittura al cinema. L’intervista scivola su due maestri amati da  Fuksattila, Kubrick e Hitchcoch. “Per fare Architettura si devono vedere tanti buoni film,… l’intervista di Truffaut a Hitchcoch si dovrebbe studiare nei corsi di composizione ad Architettura … mi ha aiutato molto a superare l’architettura come fatto formale, l’architettura di facciata … bisogna vedere invece il progetto come un film, trasferire il concetto di montaggio tipico del film nel progetto architettonico”, (l’architetto come un regista, di film gialli, alla Hitchcoch, mica male, …ma anche le parodie di “cassetta edilizia” totoiste e Totòhistoriche, vanno bene, mi accontenterei, nda).   
Secca domanda della fatina: “Lei è molto ricco?” Risposta “pesata” e pensata: “Solo Berlusconi è ricco in Italia, diciamo che io sono benestante!” Si parla della Francia: “si, sono stato dieci anni a Parigi, arrivai lì chiamato da Mitterrand, voleva la ripresa della cultura in Francia, …. io avevo già vinto due, tre concorsi, …. la Francia mi ha dato molto, soprattutto il senso della Repubblica, delle regole del gioco: lì non si inaugurano architetture nelle campagne elettorali, … in Italia si svilisce tutto, anche opere importanti vengono sacrificate in una logica localistica, è avvilente, è paesano!” Incalza la fatina: “Se l’è presa quando Berlusconi le ha detto che lei ha il cuore a sinistra ed il portagli a destra?” “No, li ho entrambi a sinistra, ma mi è sembrata una battuta di cattivo gusto per un primo ministro, più adatta ad un animatore di villaggio vacanze, con tutto il rispetto per questi ultimi!”
“Ma era riferita alla Fiera di Milano ….” “Io sono Fiero della mia Fiera!”, bello, barbarico integrale, feroce Fuksattila! “Hanno scritto che lei è una volpe, già nell’etimologia del suo cognome, «fuchs» significa volpe in tedesco”. “Ma la mia origine non è affatto tedesca, siamo della Lituania dal 1600, e poi io sono romano, assolutamente ed integralmente romano, «romano de Roma» aperto a tutto il mondo” (ciò a conferma che tutte le strade portano ed operano a Roma, ndr). Caspita, il tempo scorre, sono passati già dieci minuti, LPP mi taglia, mi multa. Approfitto del taglio, vado in bagno per una cosetta urgente, tiro lo sciacquone, ritorno, c’è ancora il «barbaro invasor» su La7. Si parla del fuchs-design, di Doriana, la moglie di Fuchsattila dalle eccezionali capacità di dirigenza e di progetto, nonché della sua scelta di preferire di rimanere nell’ombra della “volpe” …. Conseguente domanda finale”: “Non è strano, per uno che nel sessantotto voleva fare la rivoluzione, essere ora un brand italiano famoso nel mondo, come la Ferrari, Armani, Gucci?” Risposta secca: “No, amo la rivoluzione, non sono un entrista, un trotskysta, le cose non possono andare avanti così, qualcosa succederà, ed io voglio essere parte di questo cambiamento”. Promessa, parola d’architetto barbarico? “Fuksattila, io la tengo d’occhio”, conclude simpaticamente la fatina. “Anch’io a lei”, risponde l’archi/barricadiero buono, e si salutano. Ed anche noi, popolo dell’Inter/mezzo, ti teniamo d’occhio, Fuksattila! Saluti post/barbarici, Eduardo Alamaro (Eldorado)

LIBRI a cura di Francesca Oddo

MILANO. Cronache dell'abitare           
" Per raccontare come si vive oggi a Milano, per descrivere i luoghi in cui dormono, lavorano, si incontrano le popolazioni che la abitano, questo libro sceglie una strada inusuale, sorprendente: quella della cronaca locale.
Grazie alla ricostruzione di più di cinquecento fatti di cronaca registrati a Milano negli ultimi cinque anni – dalla cronaca nera a quella sportiva, dalla cronaca giudiziaria a quella culturale –, gli autori hanno individuato quattordici principali modi di abitare gli spazi urbani, descrivendoli attraverso mappe, dati, interviste, racconti e fotografie.
L'Atlante dell'abitare a Milano che questo libro propone è la carta di identità di un una città in mutazione, dove per molti le condizioni dell'abitare sono diventate difficili se non addirittura estreme, dove cresce il numero dei cittadini temporanei, dove a pochi metri di distanza convivono comunità miste, che sembrano anticipare un futuro cosmopolita e aperto ad egoismi arroganti.
Ed è proprio sul futuro prossimo di Milano che questo libro ci chiama a ragionare.
Che cosa diventerà la città nei prossimi due decenni? Un grande palcoscenico per eventi e popolazioni temporanei? Una città di microambienti dinamici e autorganizzati? Un arcipelago di isole etniche e religiose diverse? Quale elemento del presente saprà sviluppare Milano? Che cosa ci aspetta dietro l'angolo?"
Progetti fotografici di Marina Ballo Charmet, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Alessandro Cimmino, Bruna Ginammi, Patrik Dolo, Stefano Graziani, Francesco Jodice, Armin Linke, Cecilia Pirovano, Paolo Rosselli, Claudio Sabatino, Giovanna Silva.
Con un racconto di Luca Doninelli e un testo di Gustavo Pietropolli Charmet.
Milano. Cronache dell'abitare è un progetto a cura di Multiplicity.lab con la collaborazione del Naga, associazione volontaria di assistenza sociosanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi - Onlus.
Il volume sarà presentato martedì 27 marzo alla Triennale di Milano. Appuntamento alle ore 17.30.
 
Ado Furlan & Vittorio Pierini – architetture e progetti
Il piacere di tagliare, incollare, togliere, aggiungere, in una parola, 'modellare' nuovi spazi, è un'esperienza che non ha paragoni. Toccare un modello, girargli attorno, studiare la luce, capovolgerlo per vedere una nuova realtà da particolari punti di vista, provocano emozioni che ti toccano dentro, nel profondo, che non ti lasciano neppure la sera, quando, chiudendo la porta dello studio, credi di aver lasciato un mondo per entrare in un altro…
"Queste parole, tratte dall'introduzione di Alessio Princic, riassumono lo spirito con il quale vengono affrontati i lavori nello studio degli architetti Ado Furlan e Vittorio Pierini. Un laboratorio dinamico di idee dove ogni singolo tema, dal più piccolo al più complesso, dal disegno di un dettaglio al progetto per la città, viene affrontato con una coerente e rigorosa ricerca progettuale. Il volume raccoglie, in ordine cronologico, una serie di progetti e architetture che illustrano l'attività dello studio negli ultimi anni: dal disegno di oggetti di arredamento alla progettazione edilizia ed urbana, dal restauro di edifici di rilevante importanza storica all'arredamento di interni."  
Introduzione di Alessio Princic. Editore: Idea Architecture books. Anno: 2006. Pagine: 64. Prezzo: € 16.00
 
Architecture & mobility
" …il nuovo testo di Gino Finizio sul tema 'corpi in movimento' può essere considerato come un agile ma anche denso compendio di quanto più aggiornato si possa oggi ipotizzare riguardo al presente/futuro del rapporto tra 'architettura statica' e 'architettura dinamica', quale è, appunto quella dell'automobile se considerato in rapporto all'architettura più avanzata dei nostri giorni. Finizio, non solo ha esposto in questo volume alcune delle sue idee più originali per quanto si riferisce allo stato attuale dell'architettura e del design (e in specie del design automobilistico); ma ha chiamato a raccolta alcuni degli architetti-designer più impegnati quali testimoni di questa ricerca, non solo 'concettuale' ma anche attuata dagli stessi autori presso alcuni importanti centri di ricerca studi professionali e Università, insieme allo stesso Finizio[…] quanto afferma Finizio a questo proposito: 'Le città appaiono governate dal caos... La città viene accettata come pura coesistenza di oggetti senza relazioni visive o formali, slegati da connessioni architettoniche […] Ma, sin d'ora, dando uno sguardo alla situazione dell'architettura più avanzata, ci si può rendere conto di alcuni dati essenziali messi ben in evidenza dai diversi studiosi interpellati dall'Autore: Rem Koolhaas, Jean Nouvel, Michele De Lucchi, Frank Ghery, Alessandro Mendini, Massimiliano Fuksas, Antonio Citterio, Mario Bellini, Renzo Piano, Zaha Hadid, Norman Foster, Riccardo Dalisi, Isao Hosoe, Richard Sapper, Toshiyuki Kita, Nevio Di Giusto […] l'architettura è descrivibile come 'metafora del movimento' 'nell'energia che sprigiona da forme ardite, leggere, che si liberano senza peso' e che, secondo Finizio sono paragonabili a quelle dei mezzi di trasporto, delle auto, dei treni veloci." (Gillo Dorfles)
Il volume sarà presentato giovedì 22 marzo alla Triennale di Milano. Appuntamento alle ore 18.00.
Autore: Gino Finizio. Editore: Skira. Anno: 2006. Pagine: 296. Illustrazioni: 170. Prezzo: € 24.00

RECENSIONI E COMMENTI
 
Gli  architetti e  il  naso. Cronaca metropolitana di fine millennio-Mondiali ’90
Di Isabella Guarini

Durante le lunghe ore di studio, per scacciare la noia delle pedanti descrizioni contenute nei testi di storia dell’arte in bianco e nero, io e la collega di studi universitari avevamo inventato il gioco mnemonico degli odori, che consisteva nell’associare alle opere d’arte l’odore di un frutto, di un fiore o di quanto altro fosse riconducibile alla nostra esperienza olfattiva quotidiana.
In un infuocato pomeriggio di giugno, eravamo agli esordi della pittura quattrocentesca; il testo descriveva l’imposizione del nome del Battista del Beato Angelico, tavola di centimetri ventisei per trentaquattro. “Limone! Ho sentito il profumo del limone” esclamò la collega, forse suggestionata da due chiome di alberi che spuntavano dal recinto in cui si svolgeva la scena.
Così ebbe inizio  quel gioco fantasioso e dissacrante di associare la Primavera del Botticelli alla Lavanda fragrante “Coldinava”, le vedute del Canaletto all’Enne-Acca-tre (NH3) a causa dello stress subito in una giornata di acqua alta  nella laguna veneta.
Sentivamo, davvero, gli odori degli orti e degli alberi in fiore di Pissarro o dei campi di Monet, e l’acre odore di macelleria evocato da Guernica di Picasso. Ma la  Gioconda di Leonardo restava un enigma, uno sfumato di sensazioni olfattive non descrivibile.
Notammo, però, che il gioco non si addiceva all’architettura di carta. Essa appariva senza odori, simile a resti archeologici, da cui il tempo ha spazzato via  l’odore della vita che in essi si svolgeva. Ciò perché l’odore degli edifici dipende dalle caratteristiche tipologiche dell’insieme e dall’uso.    In questo caso, il gioco funziona al contrario: dall’odore  all’insieme architettonico. Quando si entra   nell’atrio di un condominio basta annusare l’aria per saper dove sono localizzati i servizi igienici e le cucine. L’esperienza dimostra che gli edifici per abitazioni a blocco hanno lo stesso odore dal nord al sud, da est o ovest. È un odore internazionale ed evoca le grandi urbanizzazioni delle metropoli industriali. Anche nella più celebrata opere d’architettura moderna, come l’Unitè d’Habitation di Marsiglia, l’odore delle cucine ristagna inesorabilmente nelle caratteristiche strade interne dell’edificio.  
Diverso è l’odore degli edifici a corte ottocentesca, meno acre. Diverso ancora l’odore dei grandi chiostri compressi tra i miasmi metropolitani. I castelli hanno lo stesso odore delle chiese e delle regge.  Le metropoli sono indistintamente pregne dell’odore dei rifiuti quotidianamente prodotti. Per questo, la notizia che, in occasione dei Mondiali ’90, si sarebbe realizzato un giardino olfattivo nei pressi dello stadio, per l’occasione trasformato in mondiale, mi era sembrata degna di considerazione.
La stampa  aveva dato l’annuncio: si sarebbe realizzato un giardino di essenze odorose della nostra terra. Non nascondo la curiosità di vedere la traduzione in “napoletano” del magico giardino orientale, così diverso dal geometrico giardino all’italiana. Mi recai sul luogo di pomeriggio, nell’ora in cui la brezza che si leva sul golfo, favorisce la funzione olfattiva. Immaginavo il profumo della macchia mediterranea, della leopardiana ginestra, della fresia, tutta napoletana, del basilico e persino del lauro, ex- Campania Felix.
Nonostante i lavori ancora in corso, non mi fu difficile individuare il luogo dove avrei dovuto esperire una simile magia olfattiva. Dico avrei dovuto, perché la realtà tradiva  l’immaginazione: poche vasche oblunghe, di cubetti di porfido, imprigionavano alcune palme ed altre piantumazioni da cui esalava un imprevedibile odore di ferrovia. Sì proprio FF.SS.!
Un odore indescrivibile di vagoni ferroviari, quelli che negli anni cinquanta trasportavano gli emigrati dal sud con la vecchia valigia di cartone. Di stazioni che, come scrive Italo Calvino “si somigliano  tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che tu conosci a memoria, con l’odore del treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti”.
Non potevo credere ai miei sensi, quando un anziano signore, a spasso con il  cane, mi chiede “Sente quest'odore? È odore di ferrovia, proviene dalle traversine di legno rimosse dai binari in ristrutturazione. Con queste hanno pavimentato la nuova piazza triangolare in onore dei Mondiali ’90. Io me ne intendo, sono un ferroviere in pensione. Questa puzza me la porto addosso da quarant' anni. Non si toglie nemmeno con il diluvio universale!”!
Nel 2005, dopo solo quindici anni, le traversine sono state rimosse per accertato inquinamento del suolo da creosoto, sostanza di cui  è  imbevuto il legno per impedirne la corrosione.  
Altro che giardino olfattivo! Ora anche le stazioni ferroviarie sono diventate musei d’arte contemporanea, devastate dai “writer” metropolitani. Ma puzzano allo stesso modo.

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

Estetica dei nuovi media a Milano
La NABA - Nuova Accademia di Belle Arti organizza martedì 27 marzo alle ore 18 (Aula Spazio Luce - via Darwin, 20 – Milano) la presentazione del libro Estetica dei nuovi media. Forme espressive e network society di Antonio Tursi (costa & nolan, 2007).
Il volume sarà presentato dall’autore insieme a Franco Berardi Bifo, Amos Bianchi, Antonio Caronia e Francesco Monico.
Dalla quarta: Che ne è delle forme espressive nell’ambito della società delle reti telematiche? Ha ancora senso parlare di arte e bellezza in presenza dei sempre più pervasivi flussi informativi veicolati dalle nuove tecnologie di comunicazione? Queste sono causa di un’astrazione delle nostre esperienze o permettono un più denso coinvolgimento emotivo sulla base del quale formare nuovi legami sociali? Come è cambiato il nostro senso dello spazio e del tempo nel passaggio da una società industriale a una società informazionale? Questi sono alcuni degli interrogativi che l’autore pone attraverso il confronto con alcuni dei massimi teorici della comunicazione (tra i quali Marshall McLuhan, Hans Georg Gadamer, Walter Benjamin) e l’indagine di determinati ambiti espressivi peculiari alla nostra epoca: la net art, le performance dei corpi, le nuove forme della narrazione, l’architettura rivoluzionata dal digitale.

SEGNALAZIONI
 
Ferrara: XIV salone del restauro dei beni culturali e ambientali.
Dal 22 al 25 marzo, torna XIV edizione del Salone del Restauro dei Beni Culturali e Ambientali di Ferrara. Nel corso delle quattro giornate, il Salone ospitera' mostre, incontri e convegni dedicati sia agli specialisti del settore sia al pubblico generalista, che avranno lo
scopo di illustrare i principali restauri, terminati o in corso d'opera; gli interventi sul patrimonio documentale; le prime esperienze di restauro del paesaggio urbano, tema di grande interesse
per il futuro dell'architettura; le innovazione tecnologiche del settore; i temi del restauro dell'architettura e dell'arte moderne e contemporanee, della conservazione dei documenti sonori e audiovisivi,
del patrimonio culturale extraeuropeo in Emilia Romagna giunto attraverso esploratori, collezionisti e missionari, senza contare le presentazioni di pubblicazioni e novita' editoriali.
 L'ICE, Istituto per il Commercio Estero portera' a Ferrara 54 operatori provenienti da quattordici paesi, allo scopo di incentivare l'internazionalizzazione delle imprese del settore, soprattutto quelle
di medie e piccole dimensioni, e diffondere una filosofia tutta italiana: quella del restauro conservativo.
Tra i principali restauri che verranno presentati nel corso delle quattro giornate del Salone, quello della Porta del Paradiso del Ghiberti a Firenze da parte dell'Opificio delle Pietre Dure;
l'affresco di Pinturicchio "Il Bambin Gesu' delle Mani" realizzato per papa Alessandro VI Borgia (e scomparso dal Vaticano alla morte del pontefice, forse perche' la Madonna aveva le fattezze
dell'amante del Borgia); gli interventi sulla Fontana di De Chirico a Milano; quelli sulle navi romane ritrovate a Pisa e sulla ruota idraulica in legno di Casalecchio.
Nel corso del Salone verra' anche presentato recupero del Rione Sanita' di Napoli e della Venaria Reale di Torino.
 
Per maggiori informazioni sul calendario degli appuntamenti, e' possibile visitare il sito della manifestazione, www.salonedelrestauro.com <http://www.salonedelrestauro.com> .
 
Con i 600 milioni di euro all'anno investiti nei restauri, il ministero per i Beni e le Attivita' Culturali si presenta come il maggiore finanziatore del settore in Italia e partecipera' al Salone
con il grande convegno "Conservazione: una storia futura" sulle problematiche del restauro contemporaneo, una decina tra incontri e convegni e gli "Incontri allo stand", durante i quali i tecnici
illustreranno i restauri piu' recenti, ma anche con la presentazione del nuovo Istituto per il Restauro in Sardegna.

La qualità emergente in Sardegna
IN/ARCH SARDEGNA prosegue con la scheda 02/07 (STUDIOC+C04, Edificio per abitazioni a Pirri, Cagliari)
la pubblicazione on-line del registro della QUALITA’ EMERGENTE/ARCHITETTURE RECENTI IN SARDEGNA.
Chi fosse interessato a sottoporre al comitato scientifico opere realizzate in Sardegna dopo il 2000 può inviare la documentazione, formata da almeno 4 immagini fotografiche, da almeno una pianta e una sezione (tutto in formato JPEG 10x15cm 200 DPI), dai dati essenziali del progetto e dell’autore (o degli autori) all’indirizzo inarch.registroqualita@gmail.com
Ulteriori informazioni sul progetto "Qualità emergente/architetture recenti in Sardegna" e sulle attività dell'IN/ARCH SARDEGNA  sono reperibili nel sito web www.inarchsardegna.it <http://www.inarchsardegna.it>  
Al termine di ogni anno di lavoro è prevista una conferenza pubblica, in cui verranno comunicati gli esiti della ricerca. Seguirà la pubblicazione e diffusione degli Atti.

Il nodo di Corviale . l’ eredità dell’abitazione moderna e la forma della città futura
Venerdi’ 23 marzo
Il grande intervento residenziale di Corviale a Roma, costruito tra il 1975 ed il 1982, costituisce, oggi, uno dei simboli  del lascito problematico e contraddittorio trasmesso alle nuove generazioni dalle ricerche sull’abitazione moderna.  L’edificio rappresenta un vero e proprio “caso di studio” su cui si sono espresse le forze più vive dell’architettura italiana con opinioni che vanno dalla proposta di demolizione al restauro.  L’incontro, organizzato dall’ISUF, ha lo scopo di mettere a confronto e discutere le diverse ipotesi di soluzione del “nodo Corvilae” come esemplari di una lettura dell’eredità del moderno e di possibili indicazioni per la costruzione della città futura.
ore 17.30 .    Saluti di Amedeo Schiattarella, presidente della Casa dell’Architettura di Roma. Presentazione: Giuseppe Strappa, membro del Council Board dell’ ISUF International. Apertura dei lavori: Roberto Morassut , assessore all’Urbanistica del Comune di Roma
ore 18.00. Corviale tra demolizione, trasformazione, tutela, Lucio Barbera, preside della Facoltà di Architettura L.Quaroni, Università di Roma “La Sapienza”. Benedetto Todaro, preside della Facoltà di Architettura Valle Giulia, Università di Roma “La Sapienza”. Giorgio Piccinato, direttore del Dipartimento di Studi Urbani, Terza Università di Roma . Sergio Poretti, direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Seconda Università di Roma, Tor Vergata
ore 19,30. Il futuro di Corviale. Proiezione del video “Immaginare Corviale” prodotto dall’Osservatorio Nomadi in collaborazione con la Fondazione A. Olivetti . Presentazione di Francesco Careri (gruppo Stalker), Amalia Signorelli (Facoltà di Sociologia dell’ Università Federico II di Napoli), Carlo Maltese (Direttore generale dell’ Ater)  
ore  20,00 . Tavola rotonda. Partecipano: Enrico Bordogna, Guido Canella, Giancarlo Cataldi, Piergiorgio Gerosa,Marino Narpozzi, Attilio Petruccioli,  Franco Stella

LETTERE

Le piazze di Rosà
Sono del parere ci si debba esporre con rigide posizioni nel rispetto e nella salvaguardia di una innovativa opera, riconosciuta, da realizzare nelle nostre città. Non voglio pensare alla qualità del singolo lavoro; siamo molto più indietro data la degenerazione culturale di molta committenza, in prevalenza pubblica.
Le posizioni prese dalla povertà intellettuale di quanti hanno il potere politico, ad esempio negli Enti Locali, devono essere contestate non solo in un confronto pubblico, come è avvenuto per le piazze di Rosà, quanto intervenire severamente sulle Autorità per istituzione poste a difesa del patrimonio culturale presente sul territorio. Ministero come ruolo politico, Soprintendenze ai BB.AA. come tutela dell’ambiente. Dovrebbero anticiparsi a tale pressione manifestazioni nelle piazze di Rosà con quanti uomini di cultura sentono questa azione come uno dei punti essenziali verso iniziative similari, essendo la posizione non rinunciabile per metodo e responsabilità a partire da ciascuno di noi.
LPP conti sulla mia presenza; consideriamo insieme a quanti saranno informati l’importanza di essere solidali nel rifiuto di decisioni prese da una impropria politica culturale. La quale poi è politica di poteri personali.
Saluti sul piede di guerra.
Giancarlo Cosenza
 
La dignità del quotidiano
Il nostro Paese – a cominciare dalle famiglie e dalla scuola – ha bisogno di una riscoperta della “dignità del quotidiano”, attraverso una riflessione sullo strano e l’eccezionale, sull’effimero e le sue mille maschere, sull’insostenibile scarto tra luci della ribalta e opacità delle cose vere, reali.    
Insomma, ciò che un tempo avremmo definito “l’utopia della realtà”, oggi è stata soppiantata dalla “euforia del Grande Fratello”.
I risultati sono, comunque, evidenti.
Leandro Janni

La presS/Tletter: in una strada che non condivido
Caro LPP, altre volte ho scritto per fare complimenti o incoraggiamenti, stavolta scrivo per dirti che la tua press letter sta prendendo una strada che non condivido
Non c'è più nessun accenno ai concorsi, alle occasioni e opportunità lavorative a cose utili dal punto di vista di crescita professionale (a parte incontri, mostre e la rubrica ecologica). Il resto è tutta critica, spesso autoreferenziale o esercizi di stile, tanta roba ma troppo poche le cose che vale la pena di leggere. Non capisco se sono io che sono cresciuto e sono in una fase della vita in cui vedo aria fritta anche dove non c'è, oppure se è la press letter che non e' cresciuta per diventare veramente quello che all'inizio sembrava, ovvero l'informazione che non c'è, di cui c'era bisogno forse il vostro target sono gli studenti, gli architetti disoccupati e quelli che a 40 anni ancora aspirano a diventare ricercatori in tal caso andate bene così. Ma se volete raggiungere anche i professionisti di livello medio e la fascia di
età oltre i 35 anni credo che ci vorrebbe una conversione di rotta
Con rispetto (e con affetto)
Gianluca Adami
 
Caro Adami
Manca anche a me la rubrica dei concorsi e delle opportunità professionali, ma purtroppo viviamo di volontariato. Quando qualcuno ce la proporrà la reinseriremo con piacere.
Grazie per i suggerimenti.
lpp
 
La presS/Tletter: troppo scrolling
Caro LPP, continuo ad apprezzare, come sai, le tue PresS/Tletter ma, consentimi, con tutta l’amicizia che nutro nei tuoi confronti, adesso credo sia arrivato il momento di dare una svolta radicale al magazine e iniziare a ricostruirlo o a condurlo verso una direzione altra. Non sarò prolisso, vedrò solo di sintetizzare il compunto disagio di diversi tuoi lettori con i quali mi sono confrontato recentemente, e in occasione di una mostra che ci ha visti vicini. Ormai sulla lettura prevale lo scrolling che, tecnicamente, significa l’importanza che diamo al dito indice relegando, per qualche attimo della giornata, a posizione vicaria il pollice ben abituato, invece, a sciorinare, per conto del nostro cervello, sms sui telefonini. Lo scrolling, nonostante l’assonanza, ha poco a che fare con le pudenda, ma è a queste che fa riferimento se si pensa all’orda redazionale che ormai distingue il tuo magazine dagli altri. Lo capisco: è pregevole che molte intelligenze stiano nella stessa redazione, ed è altrettanto pregevole che ognuno di loro (alcuni dei quali conosco personalmente e apprezzo) abbia un propria rubrica. Se poi aggiungiamo a questi gli ospiti e i commentatori viene da pensare (ma immagino la risposta): com’è che la letterina (!) settimanale non diventa un vero e proprio giornale? Con molta franchezza, ormai sono preda del dito indice che va ahimé per i fatti suoi e qualora io mi voglia fermare a leggere una cosa s’irretisce e mi dice che si vuole fare un altro giro. Non so se rimpiangere le prime letters, più secche ma più leggibili, o proporti di pensare ad altra organizzazione di questa. Fatto sta che in proporzione oggi c’è molto più materiale ma se ne legge di meno. E poi, perché Antonella Marino ha il cognome in minuscolo (a fondo pagina)?
Domenico Cogliandro

Caro Domenico
Credo che la presS/Tletter sia come un giornale. Non la si legge tutta, ma solo ciò che interessa. Da qui lo scrolling. Ho corretto subito la maiuscola del cognome Marino: un lapsus dovuto al fatto che la suddetta e', oltretutto, la mia consorte?
Un abbraccio
lpp

Irpinia e città lineari
L'intervista di Verderosa -presst/letter n°8- suppone un atteggiamento nostalgico nei confronti di una realtà (Irpinia anni '80) che certo non era il massimo, anche dal punto di vista  dell'abitare.
I centri storici, arroccati su colline, senza collegamenti stradali, pressochè isolati da tutto, erano fatti di case di pietra di cattiva qualità (non a caso sono venute giù quasi tutte), prive di qualsiasi confort, (spazi adeguati, riscaldamento, areazione). Gli abitanti  decisero  di abbandonarli per nuove residenze,  perchè le loro condizioni di vita erano veramente primordiali. In casi,  a dir il vero abbastanza rari, vivevano ancora  insieme ad animali ed in antri scavati nel tufo.
In Irpinia, per la ricostruzione del dopo sisma del 1980, è mancata soprattutto la cultura della modernità: ognuno ha pensato al suo piccolo, la casa da ricostruire, il progetto da realizzare, il paese da rifare, i voti da conquistare, senza un processo organico di ricostruzione, in cui prevalesse una visione complessiva delle cose da fare: ovvero una visione urbanistica allargata ad un territorio che non poteva essere il semplice ambito territoriale comunale.
Alla fine degli anni '80,  si è parlato di una città lineare, che lungo la valle dell'Ofanto, da Calitri, fino a Lioni, comprendesse dei frammenti metropolitani, atti a configurare una realtà urbana, dotata di funzioni urbane superiori. Il progetto è ancora nascosto nei cassetti della nostra Comunità Montana.
L'idea poteva essere quella vincente, ma bisognava superare i localismi, fortissimi  allora e fortissimi ancora oggi.
Eppure  questa città lineare sta prendendo corpo, ma al di fuori di un necessario processo di programmazione. I centri commerciali che stanno aprendo hanno reso possibile questa realtà incompleta e frammentata, facendo molto di più di tanti studi commissionati, ma mai attuati.
Adesso che la gente ha ripreso ad emigrare, si sente il forte bisogno di rilanciare quest'idea, configurando un'ipotesi di città lineare, non necessariamente dotata di spazi costruiti, anzi fatta soprattutto di vuoti, dotata, ad esempio, di reti di comunicazioni wi-fi, centri di conoscenza e di ricerca, spazi per il tempo libero e lo svago. Una città sovraregionale, che parta da Candela, nei pressi dell'autostrada Napoli-Bari ed arrivi a Lioni, dove si innesta il collegamento per la Salerno Reggio Calabria.
I centri storici, da questa spina dorsale urbana, riceverebbero linfa vitale, chiaramente se ad essa fossero adeguatamente collegati.
La città lineare, disposta lungo la valle dell'Ofanto,  non dovrebbe essere basata sulla residenza, dovrebbe avere come sistema portante la rete di comunicazione stradale e ferroviaria, già esistente, opportunamente potenziata, innervata da poli dove si concentrano i servizi e dai cui i diramano i collegamenti con i paesi circostanti. Una città multicentrica, una specie di polipo a più teste, con tanti tentacoli che rendano possibili gli agganci con le realtà metropolitane circostanti e renda completa e autonomo il sistema delle aree industriali costruite dopo il terremoto del 1980.
La città lineare ha precedenti storici illustri: la ciudad lineal di Arturio Soria, esposta per la prima volta, a Madrid,  nel lontano 1882. L'ingegnere spagnolo proponeva un'alternativa radicale: “Il tipo di città  quasi perfetta sarà quella estesa lungo una sola via, con una larghezza di 500 metri, e che si estenderà, se necessario da Cadice a Pietroburgo, da Pechino a Bruxelles”. Parole profetiche, anticipatrice dei corridoi di cui si parla in Europa, per connettere l'ovest Europeo all'est.
L'idea della città lineare sarà sviluppata dalla generazione successiva a quella di Soria, partendo dal rapporto residenza-lavoro; sarà riproposta negli studi teorici dei Tedeschi negli anni venti, sviluppati e applicati nel decennio seguente in Russia e nella citè linéaire industrielle di Le Coubusier.
Tali studi si svolgevano in contemporanea o successivamente allo sviluppo della rivoluzione industriale; prendevano inizio dal problema della residenza e dal rapporto di essa con le aree industriali.
Attualmente, occorre tenere presente della dimensione globale in cui la pianificazione urbanistica si svolge e della fase della post-industrializzazione, in cui predomina la produzione e il trasferimento di beni immateriali.
Manco a dirlo, questa idea presuppone un atteggiamento orientato al futuro, che si ponga alle spalle ogni nostalgia di un tempo assolutamente privo di fascino, ma che spesso viene rievocato a sproposito.
Arch. G.Piumelli-Calitri-Av
 
L’architettura come si vestono le ragazze
salve LPP, l'oggetto della mail suona ancora strano anche a noi. comunque ecco
www.normale.net <http://www.normale.net>
ed un testo che ti proponiamo per la PresS.
grazie dell'attenzione
luca diffuse
 
NORMALE si occupa di architettura a partire dai comportamenti delle persone e dal modo in cui si vestono le ragazze.
COMPORTAMENTI (ovvero: su Maporama fanno 1127 chilometri passati ad evitare i mig sovietici)

Appena si presenta la possibilità di inaugurare una linea di ricerca assimilabile ad un circolo vizioso o una nuova modalità di comunicazione efficientemente blindata verso l’esterno, l’architettura è lì ad approfittarne, proseguendo un allontanamento progressivo dalla vita e dalla comprensione delle persone. Lo scenario consueto è quello di vernissages cercati e frequentati solo da architetti, di luoghi web teatro di scontri tanto epici quanto noiosi ed ignorati, soprattutto di progetti ed edifici autoreferenziali.
 
Se alla propensione verso l’isolamento comunicativo aggiungiamo ancora una vena di snobismo nei confronti del proprio stesso pubblico il minimo è che la diffidenza verso tutto ciò  aumenti parecchio. Nell’immaginario comune e nella pratica, l’architettura coincide ormai di fatto con il componente debole e ultimo di una pratica edilizia basata sull’ottimizzazione della cubatura.

La mancanza  di attenzione alle persone trova anche conferme visive in quello strano oggetto claudicante cui è stato ormai ridotto il rendering, dove personaggi male ritagliati e sempre uguali si affannano in tentativi un po’ tristi di patinare immagini piuttosto ripetitive e di poca tecnica. Il senso di estraneità (unica specialità comunicativa del settore) inizia proprio da queste modelle ammiccanti e fuori luogo, inizia dalla prospettiva incerta e veloce cui sono costretti i soliti passanti meccanici, casuali e spesso semitrasparenti.

Strano, ma appare ormai ingenua la possibilità di una architettura che nasca dall’idea stessa di essere abitata e percorsa ed immagini di realizzare un palcoscenico adeguato a ciò che le persone desiderano essere anche provvisoriamente. Sembrerebbe possibile invece arrivare alle persone così come ci riescono la grafica, il design, la moda, le pubblicità. Più che condizionare, questi meccanismi offrono possibilità di accesso alla bellezza. Certo in un panorama culturale modificato e più lieve. Ma la bellezza passa attraverso queste modalità di produzione e comunicazione che insegnano come essere vicini alla vita delle persone, come poter costruire esibizioni e comportamenti veloci e soddisfacenti.

Invidio piuttosto in profondità Giovanni La Varra, che in un recente articolo sul magazine Aria, trova l’immagine più adeguata ad esprimere il potenziale dei comportamenti delle persone verso gli spazi pubblici. La Varra rievoca infatti il volo poetico ed assurdo del 19enne Mathias Rust. Il pilota dilettante partito nel 1987 (ultimi anni della guerra fredda) da Helsinki per atterrare con il suo Cesna sulla piazza rossa di Mosca. Su Maporama fanno 1127 chilometri passati ad evitare i mig sovietici.

“Ad una scala completamente diversa, nelle nostre piccole città, è come se ogni giorno atterrassero tanti Cesna che ci dicono continuamente che lo spazio pubblico ha cambiato natura”. Si perché lo spazio pubblico tradizionale o sopravvive attraverso stentate rappresentazioni di fontanella + cipressi + monumento ai caduti, oppure viene ormai rimpiazzato dalla dotazione personale ed obbligatoria di blog + myspace + flickr. Secondo l’età. Resiste però una fascia di spazi a bassa manutenzione, non codificati, interstiziali, fertili in termini di uso. Luoghi in cui si svolgono prove e messe in scena di comportamenti ed ambizioni visive personali, luoghi che una architettura lontana dalle persone e da ciò che queste vogliono essere non riesce proprio ad immaginare se non sterilizzandoli in partenza.

“Tanti piccoli Cesna che ci dicono che una piazza può essere un aeroporto, che un parcheggio può essere una piazza, che un terreno abbandonato può essere accogliente.”

COME SI VESTONO LE RAGAZZE

“Devo dire che non ho particolare gusto per la moda femminile. Però guardo molto al modo in cui le ragazze si vestono. Il vestire femminile è a mio avviso il luogo in cui la sensibilità moderna raggiunge la sua attenzione assoluta.” (A. Barrie, R. Choochuey, S. Mirti: Toyo Ito. Istruzioni per l’uso, Postmedia Books, Milano, 2004)

CONCORSO PER GIOVANI CRITICI
 
Premio PresS/Tletter di critica d'architettura
I edizione - 2007
bando di partecipazione

Presentazione
La rivista PresS/Tletter (<http://www.presstletter.com> ) bandisce la prima edizione del Premio per la critica d’architettura. Il premio ha lo scopo di promuovere tra i giovani l'attività critica.
Partecipazione
La partecipazione è aperta a tutti gli under 35 (nati dopo il 1/1/1972).
Esclusione
Sono esclusi dalla partecipazione i membri della giuria.
Modalità di partecipazione
I  concorrenti possono presentare qualsiasi testo critico di architettura. La presentazione avviene in forma palese, indicando i propri dati sull'elaborato. E' ammesso un unico scritto originale e inedito e/o uno edito. La lunghezza massima consigliata dell'elaborato è di 10.000 battute circa. Il formato del testo deve essere .doc (Microsoft Word o compatibile).
Presentazione
Gli scritti devono essere inviati all'indirizzo @-mail: redazione@prestinenza.it entro il 31-3- 2007. L'oggetto della @-mail deve essere: Premio Critica PresS/Tletter. Nella mail il concorrente dovrà dichiarare, assumendosene la responsabilità, che il testo e' stato scritto interamente ed esclusivamente di suo pugno e che non vi sono diritti di terzi. Come ricevuta verrà inviata mail di risposta.
Selezione
Il concorso è articolato in due fasi. Nella prima verranno selezionati i 5 finalisti per i testi inediti e i 5 per i testi editi. Nella seconda proclamati i vincitori.
Giuria
Le giurie delle due fasi saranno così composte:
Giuria della prima fase: Diego Barbarelli, Zaira Magliozzi, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Ilenia Pizzico, Marco Maria Sambo ( redattori presS/Tletter)
Giuria della seconda fase: Anna Baldini ( direttore PresS/Tmagazine), Diego Caramma (direttore di Spazioarchitettura), Cesare Maria Casati (direttore de L'Arca), Stefano Casciani (vice direttore di Domus), Renato De Fusco (direttore di Op.cit), Nicola Leonardi (direttore di The Plan), Valerio Paolo Mosco (critico), Giuseppe Nannerini (direttore de L'Industria delle Costruzioni), Luigi Prestinenza Puglisi (direttore di PresS/Tletter).
Premi
I lavori dei primi tre classificati ( tre editi e tre inediti) saranno segnalati alle principali riviste di architettura  e pubblicizzati su presS/Tletter. I premiati avranno l’iscrizione gratuita a un seminario di scrittura critica curato da Luigi Prestinenza Puglisi che si svolgerà entro l’anno.  Tutti i testi (salvo quanto previsto nelle avvertenze finali) che parteciperanno al concorso saranno pubblicati nel sito www.presstletter.com <http://www.presstletter.com> . Un premio speciale sarà riservato ad uno scritto breve ( meno di 2000 battute, spazi inclusi). Sarà selezionato, tra gli scritti editi ed inediti pervenuti, da una commissione composta da Renato Nicolini, Vittorio Savi, Luigi prestinenza Puglisi.
Avvertenze finali
Partecipando al concorso i concorrenti accettano e autorizzano la pubblicazione su PresS/Tletter  ( newsletter e sito www.presstletter.com <http://www.presstletter.com> ). Per detta pubblicazione, nello spirito di presS/Tletter che e' gratuita, non e' previsto alcun compenso agli Autori. PresS/Tletter si riserva, per fondate ragioni (quali, per esempio, scritti offensivi o lesivi della dignità di terzi), il diritto di non pubblicare i testi pervenuti.

ALLEGATI

Allegato n.1

Contro Chi. La primavera spezzata di Ezio Tarantelli
di Marco Maria Sambo

 “CONTRO CHI” è il racconto dei miei ricordi di bambino durante i giorni dell'attentato contro mio zio Ezio Tarantelli, assassinato dalle BR il 27 marzo 1985. Il libro mette in luce questa duplice pagina autobiografica, autentica, vissuta, della nostra Italia: da una parte il Paese del piombo brigatista; dall'altra il mondo degli aquiloni di un bambino. Un libro narrativo, un romanzo
autobiografico.
  Per me è dunque un dovere far conoscere alla Società civile ciò che è stato, con gli occhi delle vittime del terrorismo. Per non dimenticare.
(CONTRO CHI. La primavera spezzata di Ezio Tarantelli – Prefazione di Barbara Palombelli – Castelvecchi Editore)
 
Un diario che non finisce
  « Cosa avviene dopo il solenne funerale di una vittima delle Brigate Rosse? Cosa c’è dietro le lapidi, le commemorazioni, le biblioteche dedicate, le targhe stradali, le Università, i premi alla memoria, i ricordi degli amici (…)
  Nulla come gli occhi di un bambino può raccontare a chi non c’era lo strazio di quelle giornate del marzo 1985.
  Senza retorica Marco Maria Sambo (oggi scrittore e architetto), nipote di Ezio, ricompone le tessere di quel mosaico (…) Scomponendo e ricomponendo le ore dell’attentato, la vigilia, il lutto (…) Scene che si susseguono in una sorta di continuo avanti-indietro (…)
  Questo diario racconta una storia vera, ma non finisce. Va continuato, dobbiamo leggere altri diari. I tanti interrogativi incalzano e impongono risposte.»
(Barbara Palombelli – Prefazione al Libro)
 
  CONTRO CHI
  « Pioggia e freddo, intorno. Roma immersa nel caos di macchine, rumori, cemento, asfalto. Per raggiungere Termini bisogna attraversare il delirio della città. La pensilina, enorme, dell’entrata, si avvicina. Corro per prendere il mio treno, varco la soglia dell’edificio, raggiungo la biglietteria, compro le sigarette, il giornale, timbro il biglietto, corro verso il treno, salgo, il treno parte.
  La luce filtra dai vetri della stazione. Forma sagome sul pavimento, raggi che bucano l’aria e illuminano sempre il passaggio. Molti fumano, l’aria diventa gonfia di nuvole. Sono bagnato di pioggia. Goccia dopo goccia, la giacca di pelle nera gronda incessante, capelli fradici. Il vagone si muove. La città si allontana. Il convoglio è quasi deserto. Solo una ragazza è seduta a qualche metro. Sfoglio il giornale. In prima pagina la solita storia di Brigate Rosse: “Catturato brigatista latitante”, scrive il giornalista. “Importanti rivelazioni sugli Anni di Piombo”, recita il sottotitolo.
  Guardando fuori il ricordo si perde, nella memoria. Lo sguardo può andare lontano, vedere oltre le cose. Ma quando si perde bisogna stare attenti a ritrovare la strada. L’orizzonte è pericoloso. Rischi di non tornare indietro, se oltrepassi i suoi confini. È passato molto tempo da quando zio Ezio è stato assassinato dalle Br. Chissà se era una buona giornata per lui, cosa pensava, era felice, infelice. Una normale giornata di marzo, forse tranquilla, tra fogli di giornale e odore di caffè, in aula a far lezione, studenti che fanno casino, altri che prendono appunti. Una giornata come tante altre. 27 marzo 1985, mi torna in mente con fatica, mentre il mio pensiero ha raggiunto la soglia critica dell’orizzonte. Per difendermi dal ricordo tiro il filo della memoria e torno sul vagone del treno che ormai ha preso velocità. I miei occhi vagano alla ricerca della ragazza seduta a pochi metri. Ma lo sguardo si perde nuovamente al di là dei vetri. Raggiunge punti lontani, si ferma sulla pericolosa linea che delimita il mondo, la oltrepassa senza pensarci troppo. Il filo si spezza. Il mondo è quello di ieri, nella mente, nel ricordo, nella memoria, afflitta. » (pagg. 11-12)
______________________

 « Avanza a passo veloce. Dopo aver parlato con i suoi studenti. Una bella giornata. Passa attraverso la folla di giovani. Il corridoio della Facoltà è sempre pieno. Facoltà di Economia. Arriva alla porta. Esce. Entra in macchina. “Professor Tarantelli”, grida una voce. Lui si gira, guarda, osserva, scruta, studia, ha paura, non capisce.
 
  Il 27 marzo. Un fottutissimo 27 marzo come tanti altri.
 
(…) Questo rimane, penso. Mentre sono seduto, sul treno, e fuori piove. (…) »  
 
(pag. 65)
____________________
 
   
« Le bandiere sono tante. Papà mi ha portato in macchina in questo strano posto. C’è una Chiesa con tanta gente davanti. Non riusciamo a passare con la Citroen. (…)
  Adesso siamo qui, in mezzo a tutti questi sconosciuti che tengono alte le loro bandiere. È il giorno del funerale di zio Ezio. L’ho capito perché me ne ha parlato mamma. Un giorno in cui si ricorda chi non c’è più. (…) (pag. 41)
 
   (…) Ripenso a quelle bandiere, mentre la pioggia martella il finestrino del vagone. I militanti della Cgil, Cisl, Uil. E poi le bandiere rosse del Partito Comunista, con la falce e il martello. Un oceano infinito. L’occhio non riusciva a catturare la fine. Un mare colorato. Un quadro visto al rallentatore, oggi. Certe volte, nella vita, un attimo diviene immenso. E un semplice atto, come alzare gli occhi, cattura un momento che non ti scorderai mai. Operai, gente comune, tutti davanti a noi per manifestare la loro vicinanza, la loro protesta, la lotta contro lo Stato delle Brigate Rosse, uno Stato malato. Leggo il giornale e ricordo. Un tappeto di colori. Vorrei poter ringraziare tutta quella gente. Uno ad uno. Parlare con loro. Guardarli negli occhi. Ciascuno con la sua vita. Ognuno con i suoi problemi. Un tappeto colorato. Di sogni infranti, con le bandiere della speranza che sventolano in aria. (pag. 60) »
 
(marco_sambo@yahoo.it)


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In redazione: LPP,  Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Antonio Tursi, Monica  Zerboni.