ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo
Francesco Garofalo rilancia l’architettura della modestia
Dopo lo Star System il Buco Nero System
IN EVIDENZA
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- L’OPINIONE: La conservazione è rivoluzionaria?
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- TELEGRAFICO COMMENTO: Salvatore D’Agostino: archimigranti o e-migranti
- DOCUMENTI: Susanna Magnelli, Progetti all'aperto. Geografia per architetti
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di
- CORRISPONDENZE:
e NOMINATION della settimana (la rivincita di Ai Weiwei)
- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da
- RESTAURO TIMIDO:
- NOTIZIE INARCH: Quale architettura per un pianeta in crisi?
- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Vincoli o sparpagliati d’architettura?
- SPECIE DI LIBRI: Diego Terna ci parla di Eduardo Chillida
- RECENSIONI,COMMENTI,SUGGERIMENTI: Lodovico Meneghetti: Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose
- IDEE: Salvator John Lotta: Carta e case di carta
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Rhythm and Blues - Little Red Rooster – Cultura -
- MEDIA E DINTORNI:
- FRAME: Channelbeta: Edificio per uffici PRONAT a Badajoz di José María Sánchez García
- SEGNALAZIONI: “Segnala un progetto”
- LETTERE: Christian De Iuliis: Sull’alluvione di Atrani
- TESTIMONIANZE: Gerardo Mazziotti: Architettura e bellezza
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- ALLEGATI: : Inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine” il 28 ottobre a Palermo --- Presentazione del Volume “Giulio Fioravanti –Opere e Progetti” il 9 novembre a Roma
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
Exhibit & Public Design
Master di Primo livello. Direttore prof. arch. Cecilia Cecchini
Durata: da gennaio 2011 a gennaio 2012.
Scadenza iscrizioni 15 dicembre 2010
Info: http://w3.uniroma1.it/masterexhibit
Quarta edizione del Master in Exhibit & Public Design istituito presso “Sapienza” Universita’ di Roma. E’ rivolto ai laureati (di primo livello o titoli superiori) in Architettura, Disegno Industriale e Ingegneria interessati a sviluppare una professionalità nel campo della progettazione degli spazi pubblici, interni ed esterni: allestimenti museali; stand espositivi; retail design; strutture per eventi temporanei; sistemi di fruizione e allestimento urbano, lighting design.
Il Master è basato su una forte interdisciplinarità tra architettura, design e comunicazione. E’ articolato in corsi teorici, corsi progettuali e workshop tenuti da docenti universitari e da professionisti. E’ previsto uno stage obbligatorio di due mesi presso studi o aziende qualificate del settore. Il Master rilascia 60 crediti formativi universitari. Posti disponibili: 16.
L’OPINIONE
La conservazione è rivoluzionaria?
Per Umberto Eco oggi la conservazione è rivoluzionaria: bisogna salvare la cultura, le buone maniere. Una banalità: vera come tutte le banalità, fasulla come tutte le banalità. Nessuno nega che il congiuntivo sia importante, ma da sempre chi non ha più energia e vitalità oppone alla nuova barbarie la vecchia cultura. Sono gli aristoratici inglesi, residui di un mondo senza prospettive, che accusano i borghesi americani di essere rozzi e incivili. Ma saranno gli yankee che daranno il più notevole contributo per costruire la cultura contemporanea. Mentre in Sicilia, racconta Tommasi di Lampedusa ne il Gattopardo, sono le cugine del principe Tancredi che accusano Angelica di bere con il mignolo alzato. Ma la scena è tutta per la bellissima Angelica e non per le decrepire zitelle che sanno come applicare alla perfezione le buone maniere.
(LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
http://www.renatonicolini.it/blog/
CARTOLINA IL PUBBLICO E IL PRIVATO
La cartolibreria Micozzi a via Ferrari, nel cuore del quartiere Delle Vittorie, dove compravo da ragazzo prima i pennini poi i libri della BUR, ha dovuto chiudere i battenti un anno fa di fronte alle eccessive richieste d’affitto della proprietà. Poiché la destinazione d’uso a libreria era stata vincolata, non si capiva bene perché il prezzo fosse salito così in alto. Il marchio Mondadori apparso sulle nuove vetrine lo spiega benissimo. La libreria comunale Giordano Bruno è chiusa da qualche anno. Alemanno ne aveva promesso la riapertura e questa è avvenuta, ma all’interno della nuova libreria Mondadori. Si entra dalla strada spingendo il marchio Mondadori, e – con un po’ di pazienza – si trovano gli scaffali destinati a contenere i libri della Giordano Bruno, che si possono chiedere in prestito… Il pubblico come parte del privato, che lo ospita generosamente… Dal diritto alla beneficienza, il futuro è un tuffo all’indietro nel passato… Per festeggiare questa riapertura della Giordano Bruno (un nome e una storia che avrebbero dovuto far riflettere…), con tanto di delibera del Consiglio Circoscrizionale e presenza annunciata dell’assessore Croppi, rinfresco offerto da Faggiani, che si è annesso spazi della ex Micozzi per aprire una sala da tè. Consoliamoci con i quaresimali: anche fuori stagione, quelli di Faggiani sono notoriamente i migliori di Roma…
CARTOLINA LO SPIRITO DELL’ALTERNATIVA
Lo spirito è il grande fabbricante di alternative
(Robert Musil)
CARTOLINA IL MINISTRO BONDI AL COLOSSEO
Sandro Bondi, inaugurando la riapertura al pubblico (semplicemente doverosa, dopo tanto tempo) dell’anello superiore del Colosseo, e l’apertura per la prima volta dei suoi spazi sotterranei (scelta invece discutibile, dato che il Colosseo ha da tempo raggiunto la massa critica dei visitatori), si è esaltato al punto di dire che “questa non è la Roma effimera di Nicolini”. Perfettamente d’accordo: quella era un’emozione che resiste nel ricordo da più di trent’anni, questa è soggezione al richiamo del sangue dei gladiatori (irresistibile per i turisti)…
CARTOLINA EXPO 2010 A SHANGAI
Con più nettezza di altre volte (Hannover 2000) si è manifestata la crisi – dal punto di vista dell’architettura – delle grandi esposizioni internazionali. Quella che nel 1851 (Palazzo di Cristallo) o nel 1889 (Tour Eiffel) o ancora a Bruxelles (1960, padiglione Philips di Le Corbusier) era l’occasione per sperimentare nuovi linguaggi, adesso si riduce, nella grande maggioranza dei casi, a contenitori senza qualità. Eccezioni rilevanti: il padiglione della Gran Bretagna, dall’aspetto di grande riccio i cui aculei sono la proiezione nel futuro di tutti i semi di tutte le piante della terra; il Padiglione Spagna di Benedetta Tagliabue, dove un rivestimento in semplici stuoie assicura effetti cangianti analoghi a quelli del Guggenheim Bilbao di Frank O. Gehry (all’interno un campionario di effetti visivi, dalla multi visione che racconta in otto minuti la storia della Spagna, al gigantesco bambolotto neo pop che lo conclude)…
CARTOLINA PADIGLIONE ITALIANO A SHANGAI
Più ancora del “cemento trasparente” o dei piani che lo tagliano in più direzioni, l’immagine che resta nella memoria del Padiglione Italia di Giampaolo Imbrighi è rappresentata dagli strumenti dell’orchestra fissati su un piano inclinato. La cultura (come tutta la grande tradizione italiana di ricerca del piacere della vita) è pericolosamente in bilico, in equilibrio davvero precario. Un realismo simbolico (unico dubbio: volontario?), piacevolmente inatteso…
CARTOLINA SALA ROMA
I busti dell’imperatore Adriano e di sua moglie, arrivati a pochi giorni dalla chiusura dell’Expo a Shangai, non occupano il posto d’onore nella sala del Padiglione Italia dedicata a Roma… Questo è riservato alla planimetria dell’EUR. Siamo nel 2010 o nel 1942? - mi domando… Poi guardo meglio e scopro il progetto di farvi correre – tra gli edifici che avrebbero dovuto testimoniare l’Ordine Nuovo nazifascista e fuksasiana nuvola prossima ventura, tendenzialmente cancellate le testimonianze 1960 come le Torri del Ministero delle Finanze di Cesare Ligini – il Gran Premio Italia di Formula 1 anziché a Monza. Il futurismo del passato…
CARTOLINA I DUE ANGELI CUSTUDI DEGLI UFFICI DEL SENATO A S.MARIA IN AQUIRO
“Benvenuti nel (forse) più esoso e infinito cantiere dei palazzi romani della politica, il seicentesco palazzo di Santa Maria in Aquiro, tra piazza Capranica e l’attigua via degli Orfani. Costi da record per un immobile preso in affitto nel 2003 dall’Isma con un canone annuo di 471mila euro e scadenza di contratto febbraio 2021 (…) era il vecchio orfanotrofio di Roma e lungo quelle stanze ora milionarie si rincorrevano vite di miseria, di abbandoni (…) lì ha vissuto sette anni il piccolo Enrico Montesano, fu nel teatrino dell’Istituto che cominciò a imitare i suoi istitutori (…) Obiettivo? Realizzare nuovi uffici per cinquanta senatori (…) Il via libera per il Santa Maria in Aquiro fu dato nei giorni in cui teneva banco uno dei tanti dibattiti sulla riduzione del numero di deputati e senatori. La consegna del primo lotto era prevista nel 2006, poi slittata nel 2008, poi un’ “aggiuntina” al 2009 e adesso, nella relazione allegata all’ultimo documento del Bilancio del Senato, si prevede finalmente “la consegna degli uffici entro l’anno (…) mancano ancora i soldi per sedie, scrivanie e telefoni.
Da chi fu avviata nel 2003 l’operazione? Dal Provveditorato alle Opere Pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all’architetto Angelo Zampolini”.
(Simona Casalini si “Repubblica” del 20 ottobre)
TELEGRAFICO COMMENTO
Salvatore D’Agostino: archimigranti o e-migranti
Nell’editoriale della presS/Tletter n.29-2008 Luigi Prestinenza Puglisi scriveva: È inutile dare illusioni ai giovani. Anche nella migliore delle Italie possibili non ci sarà mai posto per i troppi architetti sfornati dalle troppe facoltà di architettura.
Occorre che trovino lavoro all’estero. Ma per fare questo, e non da emigranti o da manodopera dequalificata, è essenziale che le istituzioni si attrezzino fornendo informazioni e supporto. Altro che parlare di italianità dell’architettura italiana. Quello che occorre è organizzare una strategia seria e consapevole per conquistare dei mercati, alcuni ancora promettenti».
Link: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=1661
Da siciliano, capisco lo spirito errante di LPP, ma non comprendo il tono risolutivo inerente alla possibilità lavorativa del neo architetto.
Da circa un decennio - spesso edulcorato criticamente con il termine generazione Erasmus o Europa – vi è una vera e propria migrazione di manodopera ‘qualificata’ che non coinvolge più, esclusivamente, le classiche aree critiche del meridione.
Oggi, da nord a sud, si emigra per avere riconosciuta la propria dignità lavorativa.
Tralasciando i transfrontalieri - ovvero, chi ha doti o capacità notevoli da non avere necessità di una stanzialità o una base operativa fissa - spesso ci troviamo di fronte a dei veri e propri archimigranti o e-migranti (per riprendere due neologismi ideati da Marco Calvani:
http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/11/0002-fuga-di-cervelli-colloquio-italia.html).
A mio avviso, serve riflettere sulla condizione del mondo del lavoro dell’edilizia italiana che, se pur mantenendo altissimi redimenti economici - misurati in termini di punti di PIL (aumentati dalla lettura comparata dell’evasione fiscale) - rifiuta un ‘processo edilizio’ d’impronta architettonica.
V’invito a leggere o ascoltare un ‘racconto involontario’, nato grazie alla sezione dei commenti della lettera pubblica scritta al figlio Mattia dal prof. Pierluigi Celli e pubblicata su ‘La Repubblica’ il 30 novembre 2009.
Ho raccolto, senza nessuna censura, tutti i commenti legati al modo lavorativo degli ingegneri (evidenziati in rosso) e architetti.
Vere e proprie confessioni, a tratti laceranti, di un Paese che appare incapace di ascoltare e risolvere i problemi primari.
Su tutti: il lavoro.
Qui il link ‘Un involontario racconto collettivo’:
http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2010/10/0010-fuga-di-cervelli-un-involontario.html
DOCUMENTI
Susanna Magnelli, Progetti all'aperto. Geografia per architetti, Aracne Editrice 2010
Una volta il territorio non urbano era pensato e rappresentato idealmente in aree concentriche: il contado orticolo, immediatamente intorno alla città, poi una vasta zona agricola, di pertinenza urbana più lasca, e poi la foresta (quella “di fuori”) e le immense solitudini esterne ed aliene al suo ordine. Idea che rifletteva lo sfruttamento di risorse da parte della città, creava forti disparità, squilibri e contraddizioni perenni che riguardavano le persone, le ricchezze e la polarizzazione tanto criticata dai fisiocratici.
Oggi tutto quel territorio, nel suo complesso - anche se enormemente più segnato dalla presenza della civiltà e della città - viene pensato correntemente come “vuoto” da città e quindi automaticamente come disponibile ad ogni uso.
Dunque fuori città dove? In campagna, al mare, in montagna. Sembra l'elenco di un'agenzia per vacanze, non di luoghi che abbiano una propria autonoma vita.
Il fatto che non esista una specifica parola per indicare questi territori nel loro complesso, ma che dobbiamo indicarli per negazione (non urbani) significa, com'è infatti vero, che se ne è persa comunemente la cognizione, sono stati semplicemente accantonati e dimenticati perché la loro importanza non si impone folgorante: l'elemento di attenzione essenziale e totalizzante è la città.
Dalla seconda guerra mondiale la trasformazione di questi territori è caratterizzata dall’abbandono prima, poi dalla dilagante densità degli interventi antropici, dalla frammentazione e de-contestualizzazione di parti trasformate e rese residue, dalla monocoltura estesa su grandi superfici, dall’assenza di regole condivise d’insediamento, di coltura e alternanza di essenze, di uso dei materiali, dall’episodicità e dalla scarsa rilevanza dei tempi previsti per l’uso dei suoli stessi, dall’ininfluenza della durata. Tutto ciò ha prodotto e continua a produrre una potente distruzione delle risorse naturali e dei paesaggi, tradizionali e non, sistematica per estensione; ciò che è nuovo risulta spesso troppo difforme e variabile al suo interno per poter creare a sua volta qualcosa di percepibile come paesaggio: almeno nel caso che si voglia dare al termine un’accezione che comprenda la riconoscibilità del carattere.
Ma esiste soprattutto una particolare emergenza ambientale assai trascurata: rimane infatti una qualità specifica ed insostituibile di questi territori nel residuo ma importante posto che vi trovano lo scambio naturale degli elementi, i cicli vitali e gli ecosistemi prodotti, le trasformazioni naturali. Tutto ciò vi si svolge in modo assai più libero che non in città, tanto da differenziare nettamente questi territori anche dai parchi urbani. È affidata a questi territori la possibilità di rigenerazione e vita del pianeta. Le risorse principali per la vita umana provengono dai cicli naturali che hanno infiniti luoghi proprio lì, dove non vengono sostanzialmente inibiti dall'urbanizzazione.
Gli architetti dovrebbero occuparsene, dovrebbero sapere anche di questi luoghi, non solo di edilizia e di città: quale migliore occasione di un corso di Geografia?
Pensando al lavoro geografico non viene in mente di solito un progetto: piuttosto, come ci ricorda De Matteis, il campo disciplinare riguarda lo studio, la descrizione e la rappresentazione dei fenomeni terrestri.
Invece qui si tratta di progetti. Una volta individuato un problema fuori dalla città proviamo a vedere se e come sarebbe possibile risolverlo: una progettazione intesa come “servizio”. Perché i futuri architetti sono già formati per progettare ed ogni forma di loro attività viene così condizionata da questo fine che spesso è necessario tenerne conto anche se lo scopo iniziale fosse puramente analitico: è stato questo percorso che da un lavoro geografico mi ha condotta ad un lavoro di progettazione a partire da analisi geografiche.
Nei casi esemplificati nel libro non si sono manifestati salti dal momento dell'analisi a quello dell'individuazione del problema ed infine a quello del progetto, ma un continuum di accrescimento di informazioni e scelte improntato da un lato al rigore deduttivo, dall'altro alla consapevole soggettività ed ai “talenti” individuali.
Quali sono stati finora alcuni dei problemi considerati:
– le aree industriali germinate e proliferate nei fondovalle presentano incongruenze e inducono grossi problemi: la loro presenza deve essere progettata.
le infrastrutture per il trasporto possono costituire una chiave di risoluzione in alcuni contesti problematici; in altri casi possono essere riconosciuti inadeguati e dannosi i criteri della loro progettazione e delle trasformazioni conseguenti o indotte.
l’acqua e la sua scarsità: l’utilizzazione dell’acqua risulta di fondamentale importanza. Quando non c’è bisogna inventare come trovarla o trattenerla. Quando c’è occorre utilizzarla e preservarla al meglio.
l’energia: sul fronte delle energie da fonte rinnovabile sembra che valga la pena non solo saperne di più, ma progettare anche soluzioni che integrino le strutture di produzione con la formazione del paesaggio.
le sistemazioni idrauliche in agricoltura: nuovi mezzi e sistemi di conduzione su suoli con vecchi problemi possono aver bisogno di nuovi studi e progetti.
gli inceneritori: problema caldo, davvero vale la pena di andare a vedere più da vicino sia la loro collocazione che il ciclo dei rifiuti.
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Insula e Ian+ a Roma
Opposites, 27 Ottobre, Ore 17,00. Ex Mattatoio, Roma
Due studi di architettura contemporanea a confronto, intervengono Eugenio Cipollone e Paolo Orsini dello studio Insula e Luca Garofalo e Carmelo Baglivo di Ian +; la conferenza è organizzata dall’Università degli Studi RomaTre nell'ambito del programma Studio Design ed è utile per capire come e quanto l’architettura di qualità possa migliorare la vita e l’economia dei contesti in cui viene lasciata libera di pensare, progettare, studiare e costruire visioni alternative.
Upgrade Architecture a Roma
Conferenza in occasione della pubblicazione del libro Upgrade architecture di Cecilia Anselmi e Carlo Prati, interverranno Carmen Andriani, Domizia Mandolesi edizioni Edilstampa, Franco Purini, Paola Pierotti, Valerio Paolo Mosco, Lunedi’ 25 Ottobre 2010, Ore 20.00 Acer - Via di Villa Patrizi 11, Roma
Quale Architettura Per Un Pianeta In Crisi? A Roma
Tavola rotonda di presentazione del volume e analisi dei temi, Introduce Massimo Locci, Intervengono Antonietta Iolanda Lima, Mario Cucinella, Alessandra Muntoni, Massimo Pica Ciamarra, Giovan Battista Zorzoli, Maria Antonietta Crippa, Mauro Annunziato. Coordina Luca Zevi. Venerdì 22 Ottobre 2010, ore 20:00 ACER - via di Villa Patrizi, 11 Roma
Più. Design per il cambiamento a Firenze
All'interno del cortile dell'ex-carcere delle Murate il primo esperimento di Realtà Visiva Aumentata riunirà, sotto il titolo Più. Design per il cambiamento / More. Design for change, un folto gruppo di graphic designer internazionali per costruire un'esperienza comunicativa sul tema della libertà di espressione.
Partecipano: Majid Abbasi (Iran), Jonathan Barnbrook (Gran Bretagna), De Designpolitie (Olanda), Inkahoots (Australia), Yossi Lemel (Israele), Alain Le Quernec (Francia), Rico Lins (Brasile), Chaz Maviyane-Davies (Zimbabwe), Armando Milani (Italia), Andrea Rauch (Italia), Gianni Sinni (Italia), Un Mundo Feliz (Spagna), Via Grafik (Germania). Dal 21 al 24 ottobre 2010, Le murate , Firenze
Less Architects More Architecture a Venezia
L’architettura come processo integrato: committenza, progetto, finanza, costruzione, gestione. Venezia, 23 ottobre 2010, ore 15.00. Scuola Grande di San Rocco Sala Superiore, San Polo 3052. Interverranno Nicola Greco, Paolo Perino, Lamberto Rossi, Andrea Vecchio, Patricia Viel, Alessandro Maggiori, Ezio Micelli, Giovanni Azioni
Progetto Piazza Verdi a Venezia
Nell’ambito della Biennale di Architettura in corso a Venezia, sabato 23 ottobre alle ore 11.15 il Comune della Spezia e P.A.A.L.M.A. Premio Artista + Architetto La Marrana Arteambientale propongono presso il Padiglione Italia un incontro che vuole portare l’attenzione sul concetto di arte e architettura pubblica come elemento determinante della necessità di dare “senso” allo spazio pubblico.
La città novissima a Bari
Italia Nostra - sezione di Bari - promuove un percorso conoscitivo in due tappe sul Razionalismo e le sue tracce nel Novecento barese.
Due incontri nella Biblioteca "De Gemmis" a Santa Teresa dei maschi in via Lamberti, a Bari, con Nicola Signorile.
Il primo appuntamento si terrà giovedì 21 ottobre alle 16.30 ed è intitolato: Un biglietto per l'Europa - L'architettura tra Futurismo e Razionalismo: In rassegna le opere realizzate a Bari negli anni Trenta da protagonisti della scena nazionale come Franco Albini, Concezio Petrucci, Alberto Calza Bini, Nicolaj Diulgheroff, Attilio Calzavara.
Giovedì 28, sempre alle 16.30, il secondo incontro intitolato: Citta' di pietra e case di cemento. Saranno illustrate le realizzazioni degli architetti locali: da Saverio Dioguardi a Pietro Maria Favia, da Marino Lopopolo a Sabino Calderazzi.
Luci sulla città a Caserta
Rassegna Luci sulla città a cura di Raffaele Cutillo, Matteo De Simone, in programma allo studio OfCA, via Cesare Battisti 76 Caserta. Performance e video, dialoghi tra autori, architetti e filosofi, mostre di fotografia e pittura, musica e canto, reading di poeti e scrittori: 4 confronti interdisciplinari su 4 temi urbani.
Il Paese Perduto, 29 ottobre
Il Corpo Della Citta, 26 novembre
Passaggi Metropolitani, 10 dicembre
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Three cities in Flux a Roma
Three cities in Flux, Un’indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano e Roma. Allies & Morrison, Projecting
Oltre lo specchio a Mirandola
Mostra "Oltre lo specchio" a cura di Elisabetta Modena presso il Castello dei Pico di Mirandola e coinvolgerà dieci artisti emergenti in un progetto sul tema del sogno e della ricerca dell'identità. Dal 16 ottobre al 28 novembre 2010 Castello dei Pico, Piazza G. Marconi, 23 41037 Mirandola (MO) Telefono: 0535/609995; Fax: 0535/609998 E-mail: info@castellopico.it; www.castellopico.it Orari: Venerdì ore 16.00-19.00, Sabato, domenica e festivi ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00.
Fausto delle Chiaie a Roma
Mostra Dentro le mura di Fausto delle Chiaie a cura di Roberta Perfetti e Massimo Riposati dal 8 al 22 ottobre 2010. Dal suo museo all’aria aperta nell’area dell’Ara Pacis ad una mostra dentro le mura. Limen otto9cinque, Arte Contemporanea. Via Tiburtina, 141. 00185 Roma
Masashi Echino a Roma
Mostra di Masashi Echigo dal titolo Stories. Dal 25 al 6 novembre 2010. La galleria Extraspazio è aperta dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 19.30 e su appuntamento. via San Francesco di Sales 16/a, Roma. www.extraspazio.it
Magistretti e O luce a Firenze
Mostra Magistretti e Oluce storia di un sodalizio:1974-2005, a cura di Marco Romanelli e Paolo Imperatori.Dal 14 ottobre al 11 dicembre. Via Aretina 161 Firenze
Ecoplasbrick a Venezia
Fino al 21 novembre 2010, in occasione della 12 ° Biennale di Architettura - Mostra Internazionale di Architettura, la mostra evento «Culture_Nature», presso lo Spazio Thesis Arsenale Nuovissimo, ospiterà l’installazione Ecoplasbrick progettata dall’architetto Alessia Guarnaccia
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico
Seminari orientati alla Sostenibilita' a Venezia
Il laboratorio di Sistemi di Gestione ambientale, Dipartimento di Scienze ambientali, organizza una serie di seminari sul tema della sostenibilità. I prossimi saranno: giovedì 21 ottobre, La vas per il Pat del Comune di Martellago, Il passante verde: La progettazione delle “esternalità” ambientali di un’autostrada, a cura di Enrico Ferreguti – Metroplan; Via e Vinca: Cartiere del Polesine, a cura di Romeo Savioli - Savioli engineering - Rovigo. Martedì 26 ottobre, Insediarsi sulla terra e con la terra: Permacultura e case bioclimatiche di Paglia, a cura di Stefano Soldati - Presidente della Associazione italiana di Permacultura; Imparare dalla terra: le Fattorie didattiche nel Veneto, a cura di Elena Schiavon - Regione Veneto – Direzione Promozione turistica integrata; La Terra sotto-sopra: Educazione ambientale alla Scienza e alla Fertilità dei Suoli, a cura di Diana Zilioli - Dottoranda in Scienze ambientali. Dipartimento di Scienze ambientali di S. Marta, Università Ca’ Foscari, Dorsoduro, Venezia
Spazio pubblico nella Città-Ticino a Mendrisio
Il Fondo Nazionale per la Ricerca Scientifica (FNR) ha aperto a scala nazionale un programma di ricerca denominato PNR65 Urban Quality. Nell’ambito di questo programma di ricerca il professore architetto Michele Arnaboldi dell’Accademia di architettura di Mendrisio lavora al progetto Public space in the “Città-Ticino” of tomorrow con un team interdisciplinare di esperti. Il progetto prevede la realizzazione di una serie di workshop aperti al pubblico su temi legati alla cultura del territorio. Il primo di questi appuntamenti è previsto per venerdì 22 ottobre 2010 e interessa lo Spazio pubblico nella Città-Ticino. Accademia di architettura di Mendrisio, Villa Argentina, Largo Bernasconi 2, Mendrisio. Info: www.arc.usi.ch
TAC Postgraduate course a Milano
Il Dipartimento di Scienza e Tecnologie dell’Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, annuncia l'istituzione di un nuovo Corso di Perfezionamento per laureati e professionisti: TAC Technically Advanced Architecture, che si svolgerà dal 17 gennaio al 15 aprile 2011. Il Corso permetterà ai partecipanti di raggiungere livelli specifici di conoscenza nel processo di " design-to-production" tramite l’uso di strumenti digitali avanzati per la progettazione e macchinari per la creazione e lo sviluppo di modelli fisici. L’obiettivo è la progettazione, la prototipazione, e infine il collaudo di “multi-performative skins” tramite software per il design computazionale. Info: www.tac.polimi.it - info.tac@polimi.it
Petra Kahlfeldt Convergenze urbane Architettura 40 a Cesena
Martedì 26 ottobre si terrà l'inaugurazione della mostra Petra Kahlfeldt, Convergenze urbane Architettura 40. Verranno presentati quattro progetti firmati da Petra Kahlfeldt (dello studio berlinese Paul e Petra Kahlfeldt Architekten), professore invitato presso la Facoltà di Architettura Aldo Rossi per l’anno accademico 2009-10. La mostra è accompagnata da due pubblicazioni: il catalogo della mostra dal titolo Petra Kahlfeldt. Convergenze urbane. Architettura 40. a cura di Annalisa Trentin e il catalogo didattico dal titolo Il ventre di Rimini. Progetti per la città a cura di Petra Kahlfeldt e Michele Caja. Ore 17.30, Chiesa dello Spirito Santo, via Milani, Cesena (fino al 21 novembre 2010). Info: www.arch.unibo.it
Mies van der Rohe e il Lafayette Park a Napoli
Il 26 ottobre si terrà un convegno dal titolo Mies van der Rohe e il Lafayette Park, e l'inaugurazione della mostra Lafayette park, La forma dell'insediamento, centrati sugli interventi urbani di Mies van der Rohe e poco indagati dalla critica, in particolare il quartiere LafayettePpark a Detroit, con Ludwig Hilberseimer. 26 ottobre 2010, Palazzo Reale di Napoli.
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Serpentine pavillion 2011
L’ Architects’ Journal qualche giorno fà ha dato la notizia in anteprima: sarà Peter Zumthor a progettare il prossimo Serpentine pavillion di Londra. A pochi giorni dallo smantellamento di quella disegnata da Jean Nouvel, la notizia, che non è stata ancora confermata ufficialmente, ha già trovato unanime consenso. Solo voci. Ma che voci. Finalmente una ventata d’aria fresca. Questa volta ci sono buone possibilità di non vedere misteriose astronavi atterrare su Hyde Park. Si perchè, il grande limite dell’ operazione “Serpentine” è stato spesso questo: dare carta bianca completa ai progettisti, zero indicazioni, nessuna restrizione, messi al bando pure i vincoli. Ma, in questo, lo svizzero, è un vero maestro. Famoso per la sua caparbietà, la sua ostinazione nel portare avanti i “propri” progetti in totale autonomia, senza farsi minimamente scalfire dal dissenso dell’ inesperto committente. “Un progetto di Zumthor richiede un genere particolare di cliente: paziente, comprensivo e dotato di un alto senso civico” ha detto di lui lo scrittore Alain de Botton, suo committente nel progetto del “Secular Retreat”. Ma Zumthor è una sorta di garanzia, quello che tocca, un pò come il Re Mida, diventa oro. E, nel caso dell’architettura, diventa poesia. Sono tante le tesimonianze a riguardo, a partire dalle Terme di Vals per finire alla Kunsthaus di Bregenz. Le anticipazioni parlano di un “grande blocco di cemento con un giardino all’ interno”. In perfetto stile Zumthor, austero e vibrante.
NOMINATION della settimana: la rivincita di Ai Weiwei
La Tate Modern chiude temporaneamente la Turbine Hall. L’ istallazione dei finti semi di girasole dell’ artista Ai Weiwei, “grazie” all'afflusso imprevisto di pubblico, provoca un forte innalzamento di polveri. Uno a zero per l’Arte contemporanea.
NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato
Notizie dalla Spagna
Chi sono gli architetti italiani che lavorano in Spagna? Continua la nostra ricognizione. Vi invitiamo ad aderire a quest’iniziativa, che crediamo possa avere interessanti sviluppi in un prossimo futuro, segnalandoci il vostro sito o mandando il vostro curriculum a: esteesmiestudio@gmail.com
Eventi
Vi segnaliamo “Ensanche!!!” una proposta di Angel Borrego che adatta il metodo proposto da Lacaton e Vassal con Plus, al caso di Madrid. Nel Circulo de Bellas Artes fino a metá novembre.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Aforismi recuperati
Il parroco nell’omelia domenicale. “Celebro la Messa a norma.”
Riformiamo la giustizia: dalla DIA alla MIA (Mascalzonata Italica Abusiva).
Conferenza stampa del ministro. “ Per rilanciare il Piano Casa non ci resta che abbinarlo al Superenalotto!”
“Signor sindaco, quanti oneri di urbanizzazione servono per essere eletto?”
Cosa fa un muro alla fine della sua vita? Crepa!
NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti
Quale architettura per un pianeta in crisi?
Venerdì 22 Ottobre 2010, ore 20:00
ACER - via di Villa Patrizi, 11 Roma
Tavola rotonda di presentazione del volume e analisi dei temi
Introduce Massimo LOCCI
Intervengono Antonietta Iolanda LIMA, Mario CUCINELLA, Alessandra MUNTONI, Massimo Pica CIAMARRA, Giovan Battista ZORZOLI, Maria Antonietta CRIPPA, Mauro ANNUNZIATO
Coordina Luca ZEVI
PER UN'ARCHITETTURA COME ECOLOGIA UMANA STUDIOSI A CONFRONTO
L'architettura si trova oggi a un bivio. Essa può scegliere da un lato di essere strumento sia esso colto e raffinato oppure brutale e invasivo, ma pur semprestrumento delle logiche oggi imperanti di consumo del territorio; dall'altro di farsi carico delle sfide aperte per la cura di un pianeta ferito. Solo da poco tempo, infatti, si è affermata una condivisa consapevolezza che non bastano l'estetica, la qualità tecnologica, la razionalità programmatica, di architettura e urbanistica, per salvaguardare l'habitat umano sul pianeta e custodire la vita degli uomini. Conseguente è il diffondersi dell'urgente necessità di comprendere modi e caratteristiche della sostenibilità dei nuovi progetti di architettura e urbanistica. Sostenibilità è oggi la parola magica, di cui però risulta ancora troppo fragile il profilo di una efficace, immediata pratica, che esige l'assunzione di un habitus culturale e operativo condiviso. Paolo Soleri è stato ed è tuttora pioniere della sostenibilità. Le sue anticipazioni, di una visione ecosistemica degli insediamenti umani e delle città possibili, costituiscono fervido terreno di incontro e di dialogo di molte discipline. E proprio da un confronto ispirato dal magistero di Soleri nasce questo libro, che chiama studiosi di varia estrazione ma anche architetti di rilievo internazionale, come Renzo Piano e Tadao Ando, a dare la loro voce su questi temi cosi centrali per il futuro del genere umano più ancora della pratica architettonica.
a cura di
Antonietta Iolanda Lima
scritti in onore di Paolo Soleri
di T. Ando, M. Annunziato, A. Brandino, F.M. Butera, M. Carta, A. Castellano, M. Citterio, M.A. Crippa, M. Cucinella, A.I. Lima, S. Miceli, A. Muntoni, M. Nicoletti, M. Orlando, M.L. Palumbo, R. Piano, M. Pica Ciamarra, L. Prestinenza Puglisi, A.L. Rossi, A. Saggio, P. Samyn, F. Sartogo, A. Scognamiglio, L. Spinelli, L. Zevi, G.B. Zorzoli.
MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni
Architectes de l'urgence _ Cité de l’Architecture et du Patrimoine _ 1, place du Trocadéro – Paris _ www.citechaillot.fr.
Vendita all'asta di disegni, progetti, schizzi, in favore della Fondation des architectes de l'urgence _ 20 ottobre 2010, 19h00.
Più di 40 architetti conosciuti internazionalmente hanno fatto dono di disegni o altre creazioni in favore di un'asta organizzata per sostenere l'attività umanitaria della Fondation Architectes de l'Urgence.
Ben si conosce il valore dei disegni di architettura, che traducono i primi passi dell'ispirazione dei progettisti e divengono sovente il fondamento dell'opera poi realizzata, il gesto artistico che è lo spiraglio, il bandolo da cui si dipana la riflessione architettonica. Il valore espressivo e quello del contenuto stesso, si aggiungono al valore estetico e gli amanti dell'arte, come d'altronde i collezionisti, non possono essere tratti in inganno in merito a ciò. Più di 120 disegni firmati dai grandi nomi dell'architettura contemporanea saranno messi all'asta: disegni o progetti molto recenti, come anche quelli più datati. Questa asta, che si svolgerà il 20 ottobre alle 19 presso la Cité de l'Architecture et du Patrimoine, al Palais de Chaillot a Parigi, e che sarà gradevolmente animata da Mâitre Cornette de Saint-Cyr, costituirà un vero e proprio avvenimento nel mondo dell'arte. Al di là di quello che rappresenta questa asta sul piano culturale, il passo di questi famosi architetti è un segno importante; l'architettura è certo un'arte, ma anche una necessità assoluta, quotidiana, che risente drammaticamente di catastrofi come quella di Haïti ove l'assenza di tecniche costruttive ha condotto ad una atroce amplificazione della tragedia provocata dal sisma. Attraverso i loro doni, gli architetti più famosi testimoniano che le loro opere, spesso ristrette ad una limitata élite, non fanno loro scordare la disperazione di molti uomini loro contemporanei. Alcuni di loro, come il giapponese Shigeru Ban, hanno peraltro già largamente impiegato il loro talento nell'aiuto di popolazioni colpite da sisma. La Fondation Architectes de l'Urgence, nata in Francia ma che si estende ormai sui vari continenti, interviene, come indicato dal suo nome, nell'urgenza delle catastrofi, ma anche nella ricostruzione affinché la povertà non comporti una sovraesposizione al pericolo. E' possibile costruire “sicuro” a prezzi molto ragionevoli se gli specialisti se ne occupano... e se sono ascoltati degli esperti di finanza. Gli architetti famosi ne sono coscienti ed è per questo che sostengono i loro colleghi impegnati nell'aiuto umanitario. Ecco un'azione incoraggiante, che può apportare ottimismo all'evoluzione della nostra società.
Gli architetti donatori sono: Tadao Ando, Paul Andreu, Shigeru Ban, Frédéric Borel, Béatrice Boyer, Olivier Brichet, Santiago Calatrava, Roland Castro, Emmanuelle Colboc, Odile Decq, Fabrice Dusapin, Jacques Ferrier, Jean-Marie Finot, Olivier Flahault, Massimiliano Fuksas, Isabelle Hérault, Manuelle Gautrand, Jakob et MacFarlane, Yves Lion, Philippe Madec, Tom Mayne, Jean-Robert Mazaud, Richard Meier, Jean Nouvel, Patrice Novarina, Gilles Ollier, Claude Parent, Périphériques/David Trottin, Dominique Perrault, Renzo Piano, Philip Plisson, Jean-Christophe Quinton, Rudy Ricciotti, Richard Rogers, Philippe Samyn, Alvaro Siza, Bernard Tschumi, Marc Van Peteghem, Thierry Van de Wyngaert, Jean Paul Viguier...
Fresh Hell _ Palais de Tokyo _ 13, avenue du Président Wilson - Paris www.palaisdetokyo.com.
Exposition _ 19 ottobre 2010 – 16 gennaio 2011.
Cartografia del cervello dell'artista, dei suoi desideri, delle sue influenze: dar carta bianca ad un artista è l'occasione di avvicinare per un verso inedito i processi di creazione e di controllo estetico. Dopo Ugo Rondinone nel 2007 e Jeremy Deller nel 2008, Adam McEwen (artista britannico residente a New York) concepisce un progetto eccezionale e fa dialogare la scultura medievale con l'arte concettuale, una cassaforte e un tentativo di levitazione, di artisti dimenticati e di quelli che invece hanno già beneficiato della benedizione della storia. Di fronte a questa storia, giustamente: quale posizione può oggi adottare un artista? Tutto è già stato fatto? Tanto meglio, si può infine iniziare a lavorare. La mostra FRESH HELL si immerge nella storia, vicina o lontana; non opera “verticalmente”, ma sguscia con movimenti laterali e organici, generando un gran numero di paradossi e apportando una freschezza costantemente spazzata dal soffio di coloro che ritornano. Con: Bas Jan Ader, Barbara Bloom, Jonathan Borofsky, angela Bulloch, Maurizio Cattelan, Anne Collier, Martin Creed, Gino De Dominicis, Walter De Maria, Jessica Diamond, Matias Faldbakken, Isa Genzken, Geert Goiris, Dan Graham, Philip Guston, Raymond Hains, David Hammons, Georg Herold, Martin Kippenberger, Michael Landy, Hanna & Klara Liden, Nate Lowman, Sarah Lucas, Ana Mendieta, Henri Michaux, Reinhard Mucha, Bruce Nauman & Frank Owen, Michelangelo Pistoletto, Rob Pruitt, Steven Shearer, Roman Signer, Agathe Snow, Rudolf Stingel, Rosemarie Trockel, Valiue Export, H. C. Westermann, e opere del museo di Cluny – Museé National du Moyen Âge, Paris.
AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama
I vecchi credono nell’architettura più di quando l’architettura creda nei vecchi
Più perfetta è l’architettura più imperfetta è la sua lettura critica
Scava scava e sotto qualsiasi edificio non trovi più nulla
La casa degli spettri, una volta ristrutturata, divenne uno spettro di casa
L’architettura è come il sesso: cambiare progetto mette allegria
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
Vincoli o sparpagliati d’architettura?
Martedì, ore 11.20. Sono strato in branca, qui sotto cassa. Il mio contro scorrente langue & lingue. Nell’estratto scontro c’è un meno meno 1.197,87 ca nun me spiego. E nun me piego! Ma chi sarrà mai strato? Mia figlia spendacciona? O chille de’ trasse? Fusse ca fuse la Commune di Napule? Vuo’ vede’ ca sonno quelli dell’assestorato all’efilizia ca zucano ancora?
Mi seggio al compiuter. Voglio propeto scrivere l’Intremezzo di questa semmana. Vaco e volo alto, ho sollo l’imbarattolo della scelta mediatica teleindipendente. Tra le fini-case a MonteCarlo o a VallesanCarlino; la villa del Berlusca inGabianellato dummeneca sera dalla Rai/tre .. e “l’Odioso” j’accuse lanciato dal ministro Romani (a proposito di spqR … e poi dice che ‘o Bossi non guarda luntano, … fino a Santa Lucia luntana e Antigua! “Elezioni, erezioni, jamme ja!!!”).
E pecché nun scrivere quacche cusarella per il vicolo monumentale eGizziano pruposto per le vele-velleitarie di Scampia, a Napule-anni settanta. Che Dio ci Scampia! Che ci Di salvo e Liberi! A pruposité. a quanno ‘o vinculo, sempre eGizziano-napulitano, p’ ‘a “Taverna del ferro” di Pietro Imbarucciato? “Vincoli o sparpagliati?” se dumannava a suo temphore l’hindimenticable Pappagone televisivo b/n. “Sfusi o a pacchetti?”, gridavano chille del fu cuntrabbanno a colori ‘e bbionde, … Camell, Pallemmann …. E ‘a Cumpagnia di Canto Popolare Napoletana Edilizia cantarava:”Chesta vita d’architettura muderna vinculata è 'na catena / si se spezza se scarrupa tutt’ ‘a novena”, (ora pro nobis).
Poi c’è un massaggio prumuzionale kulturhallle appena rece-vuto … e si sa: chi ha avuto ha vuto … E’ un invitto mail per una nobble mostra & Cunvegno: “Mies van der Rohe e il Lafayette Park, Detroit”. E’ tutto scritto nella carinissima forma: “Stasera tutti a palazzo da Gizzi”. Quando? Marterì, 26 ottobre, ore 10-13 e 15-18. Addò? al Palazzo Rinale di Napoli, sala cunfidenze per pochi. Chi ‘o ffà?: l’Università ‘e Napule, Facultà di Architettura & Ordine degli Architetti di Napoli et Pruvincia / V’aspettammo, a prescindere!
“Oh, ma sono bravi nella comunicazione questi dell’Università”, mi dico, trammè e mmeo! (E la Gelmini li vuole pure tagliare, le loro poche parole. Già stanno all’osso, all’asso!”. Ho risposto subbito tosto alla mail: “Nun capisco e pirciò stu piscio. Ragguagliatemme, illuminatemme. ‘O sapite, io ignoro, son tardo e ripetente. Ma chesta MIES è ‘na ditta, ‘na sigla cummerciale, ‘n’acronimo ‘a sciogliere dint’ ‘a ll’acido d’ ‘o mircato? Abbascio ‘o Mercato nuosto? MIES come se fusse, a orecchio, BIOS, Basic Input-Output System? In fiduciosa attesa chiaritemi ‘o pecché di questo mios-bios a Palazzo”.
E la poverina rispose: “… perché Mies progettò un quartiere, ‘nu capulavoro, quanno nuje in Italia abballavamo tra neorealismo e n'aria paisana organica, con l'Ina Cassa. Manfredone Tafuri snubbaje chistu quartiere dicenno ca era ‘na speculazione edilizia! Chissà? E poi oggi chi lo sa? Che significherebbe Tafutur?”
Procedo nella posta-mail. Sleggo un altro massaggio prumuzzionale di una certa, troppo certa, Marcella di Napoli. Io vulesse scrivere i miei Intremezzi edilificanti comme fa essa. Amo i communicati emozzionalli stampa, gli hinviti e gli invitti ‘e tutti quanti. Sono sintetici, determinati & determinanti, … e anche LPP ne sarria forse lieto. (Chi vuol essere lieto sia, … del diman non c’è certezza architettonica…). La PresS/Tletter ne avrebbe un beneficit.
Anzi sono ambizioso, mi lancio, mi slancio: io vulesse scrivere ‘na Storia, magari anche ‘na sturiella dell’architettura napulitana (o italliana) fatta a Comunicati stampa dell’Epoca. Al variare de’ secule-seculorum, de’ stile e de’ mmode: Napule da Nerone a Belfiore… da Castel dell’Ovo a Palazzo Gravina. Che dite?
Esordisce così ‘sta Marcella ‘e Napule: “Un salve a tutti!”, (e già questo ti votta verso all’hottimismo, come fu “Allegria, allergia!!!” dell’indimenticable Mike che c’ha lassato). Prosegue poi ‘a Nostra: “ho sempre avuto grosse difficoltà a mangiare bene in questa città (di Napoli, ndr), fino a quanno non ho incontrato Loro (sottolineato e grassetto, ndr).”
Dicimmo ‘a verità, è proprio l’arte ‘e scrivere! Di incuriosire il pubblico dalla prima riga. LPP essa piglià lizzioni da Marcella ‘e Napule. E poi io, ‘o cunfesso, sulle prime, per la fritta ca m’arritrovo dint’ ‘e cervella di ex capostraff belsfiorito, avevo zompato il qualificativo avverbio “bene” vicino al verbio “magnare”.
Avevo simplificato in: “ho difficoltà a mangiare in questa città …” Avevo pensato pirciò subbito a ‘e puverielli: ‘a Comunità di Sant’Egidio che te chiedeva ‘n’offerta per Natale p.v.; all’Ordine degli Archicretini; a quacche ammicco artista in disgrazia spartenopea; avevo pinsato al Cicelyno della raccolta-firme a sostentamento del “Matrigna” riggionale dimagrito. O che fosse la nostra PresS/Tletter in deficit?, mi sono dumannato, me dannato.
Invece no, niente di tutto quisto. L’annuncio, l’handiamo al sodo, al soldo, alla communnione dopo l’introibo della Missa. Saltando ‘a liturgia deh! parole (inutili): Sabbato 23 ottobre putrete gustare alla “Taverna del Ferro”, club esclusivo, design d’autore anni ottanta post/terramuoto, (ca ce ne fussero cchiù spesso e spessi!, nda); … potrette gustare, dicevamo, un aperritivo scomposto da cinque assaggi ediliffi. ‘NA ricetta rumana (ancora spqr, ndr), semplice ma ricercata da multissimi napulitani. Spicialmente ‘a chille ca stanno de casa nella steccata e sullodata Taverna a Vigliena. Tutti-frutti natti dalla mixitè (io arruobbo a tte, tu arruobbe a mme), … mixitè, dicevammo, tra ‘e materie primme frische romane ministeriali & tanta, … e tanta, tata paxtione d’ammore pe’ l'arte & pe’ l’aedilitia culi in aria pop dell’urbanistica altolocale.
‘A degustazzione sarrà accumpagnata da un buon vinello rosso paesano, o rose’ (alle proxime elezzioni amministrative votta centro-sinistra, me raccumanno, rosè, rosè, rosettè, ndr) ed avrà il costo di € 10. Poco, no? Tutti comprenderete che trattandosi di un grande sforzo prumuzionale di prodotti edilizi altamentemente deperibili è gradita ‘a cunferma della vostra presenza. Via via e-mail o via via telefono. Sperammo ca un v’hamma dicere: “Nun sapite che vincolo d’architettura culiinaria ve siete persi!”. Saluth, Marcella & Eldorado
SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna
Eduardo Chillida
Ci sono dei momenti nei quali all'architettura viene chiesto di svolgere dei ruoli che non le sono propri e, nonostante un possibile scetticismo, è interessante notare come sia molto facile analizzarla sotto i più disparati aspetti: sociologico, semantico, tecnico, funzionale.
Sovente la critica ha spostato il bersaglio del proprio lavoro, scivolando attorno all'architettura senza coglierne l'essenza. Consciamente o meno, il giudizio su un edificio ha semplicemente finito per essere un'analisi che può prescindere facilmente dallo stesso.
Ciò è dovuto spesso al fatto che l'architettura non sia esperita dal vivo, ma venga studiata attraverso i set fotografici di centinaia di webzine e riviste, che riescono a cogliere solo alcuni aspetti di quello che realmente un'architettura è: un vuoto racchiuso entro dei limiti.
Eduardo Chillida dà dello spazio una definizione poetica: ocupar un lugar y no tener medida: ¿no serà esto el espacio? (occupare un luogo e non avere misura: non sarà questo lo spazio?).
Questa frase, raccolta in un libro intitolato Escritos, edito da La Fabrica, fa parte di una serie di riflessioni, aforismi, poesie, che lo scultore basco ha scritto durante il corso della vita.
Pur credendo nell'impossibilità di insegnare l'arte, tanto da rifiutare qualsiasi ruolo accademico, Chillida riesce, con poche frasi, spesso ripetute in forme diverse, ad addentrarsi in un territorio teorico di assoluta profondità, richiamando alla mente momenti di illuminanti epifanie, studiosi e artisti che ne hanno segnato la formazione, luoghi che hanno influenzato la sua arte.
Una lettura di questo tipo riesce a ricalibrare l'orizzonte critico dell'architettura. E' vero: qui si parla di scultura, ma la sensibilità di Chillida nei confronti dello spazio è così forte da ricordarci continuamente l'obiettivo a cui puntare quando si progetta, e si critica, un'architettura. Si capisce, dunque, che la manipolazione del vuoto è un carattere che supera, per importanza, qualsiasi altro aspetto che caratterizzi un oggetto costruito.
RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI
Lodovico Meneghetti: Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose
Maggioli Editore 2010-10-16 , pp. 202 € 12,00, ISBN 978-88387-4486-6
“Se c’è una scena milanese in cui vige una recitazione bipartisan, è quella di una inesorabile cementificazione della città”. Questo è solo un assaggio dei molti giudizi spietati e disincantati che Lodovico Meneghetti ha disseminato nell’ultima delle tre raccolte di scritti dopo Parole in rete del 2005, L’opinione contraria del 2006 e Libere osservazioni non solo di urbanistica e architettura del 2008. La sua lunga carriera di urbanista e di docente al Politecnico di Milano testimonia l’impegno culturale per il riscatto dalla penosa situazione di sconforto da quando siamo costretti a dire che il nostro è diventato il “malpaese”. Così i brevi scritti sono un arcipelago che ci fa capire meglio e ci svela alcuni orrori che ci circondano con una suggestiva visione archeologica anticipata. Il presente è esaminato come una rovina in frammenti pronti per la decifrazione. Vediamone un paio: il Crescent di Riccardo Bofil per il lungomare di Salerno che “aspira a iscrivere il proprio comune nel Guinness dei primati della tronfiezza architettonica e dell’arrendevolezza urbanistica”; la non-urbanistica milanese dell’assessore allo “sviluppo del territorio” che prevede per la città “un mostro disurbano e disumano”. Gli scritti sono asciutti e ironici, le conclusioni amare: “l’urbanistica, quale disciplina volta a pianificare la città e il territorio secondo l’interesse pubblico, si è persa nei meandri della cattiva politica, poi si è dissolta sotto i colpi dei grandi proprietari e degli speculatori fondiari e finanziari”. All’architettura non è andata meglio: “dopo aver spezzato il dialogo con l’urbanistica tradizionale, ha perduto ogni rapporto con i contesti sociali e territoriali. Si è ridotta a vendere se stessa come pura immagine dettata dall’internazionalismo pretenzioso degli autori e degli immobiliaristi che alleati hanno assoggettato sindaci a scelte socialmente insensate. Così l’urbanistica privatizzata e la falsa architettura si tengono insieme cementati con il potere politico nel sacco dell’intero paese”.
Ma non è tutto; il prezioso libretto ci fa capire che “davanti ai fallimenti non dobbiamo mai smettere di criticare e cercare di mobilitarci per combattere una battaglia per la resurrezione (se così si può dire) del paese dalle sue stesse macerie”.
Marco Ermentini
IDEE
Salvator John Lotta: Carta e case di carta
Nelle varie relazioni che la carta instaura con la cultura giapponese, la più singolare e fragile è senza dubbio quella che la vede usata come materiale da costruzione dell’architettura tradizionale giapponese. Ancora oggi essa viene impiegata per costruire gli shoji (pannelli divisori interni) e i fusuma (esile corrispettivo dei muri perimetrali occidentali).
Non a caso Junichiro Tanizaki nel suo saggio sull’estetica giapponese Libro d’ombra paragona “una stanza tipica giapponese ad un opera di calligrafia dove la parte di carta è il posto dove l’inchiostro è meno intenso, mentre l’alcova dove questo è più denso e da vita ad un mondo di ombra”.
A Tanizaki fa eco l’architetto Ashihara che nell’Ordine Nascosto associa la cultura occidentale della luce alla parte superiore di un albero, mentre l’estetica dell’ombra giapponese alla parte inferiore, alle radici sotterranee. La cultura occidentale risulta essere una cultura estroversa, che ama e cerca la luce, mentre quella dell’estremo oriente dimostra una natura introversa. Sempre nel Libro d’ombra viene annotata e riferita la differenza concettuale che la carta ha nelle due rispettive culture: “La carta, lo capisco, è stata inventata dai cinesi, ma la carta occidentale è per noi qualcosa che serve esclusivamente ad essere usata. Mentre la carta cinese e quella giapponese ci danno una certa sensazione di calore, calma e riposo. Lo stesso effetto del bianco è differente: la carta occidentale esalta la luce, la carta orientale la accetta, la assorbe e ingloba gentilmente, diventando così superficie morbida. Per noi è lo stesso che vivere in una casa luminosa: sarebbe difficile, sarebbe come non sentirsi esattamente a casa”.
Non a caso anche il semiologo francese Roland Barthes parla della casa giapponese ponenedo l’accento sulla relazione che intercorre fra la scrittura e la carta: “la stanza conserva dei limiti scritti, cioè le stuoie al suolo, le finestre piatte, le pareti tapezzate di bambù in cui non si distinguono le porte scorrevoli: tutto qui è tratto, come se la camera fosse scritta da un sol tocco di pennello”.
Seppur il digitale pone una questione sia sulla condizione odierna della carta giapponese che sul suo futuro, essa ancora oggi permea la cultura giapponese ed è storicamente –insieme al legno- la materia costitutiva prima di questa nazione. La carta rappresenta simbolicamente i valori di una cultura che valuta come positivi la deperibilità della materia e la transitorietà dell’esistenza.
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Rhythm and Blues - Little Red Rooster – Cultura -
Oggi non serve più la cultura: la cultura è andata in pensione, dismessa. Il nostro Paese non finanzia più la scuola, l’università, la ricerca. Roba antica. Adesso c’è il marketing, ci sono i grattacieli. E tutto va a gonfie vele. Dunque festeggiamo. Rhythm and Blues per tutti. E tutti in vacanza. Magari ad Antigua. Ascoltiamo Howlin’ Wolf, “Little Red Rooster". Perché la musica viaggia sempre, on the air. E rimane libera, nell’etere. Buon ascolto. E che la forza sia con voi.
http://www.youtube.com/user/MetalAndRockGuru#p/c/10ACC23B420BA0E7/13/GN2GE_SWRcY
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
Lo stregone si fa vittima
Il diaframma che divideva lo spazio della pubblica visibilità e quello dell’inaccessibilità è stato infranto dalla televisione che ha portato nelle nostre case le notizie del mondo intero. Ciò ha avuto ripercussioni anche sui leader politici, la cui vita privata è stata sempre più esposta pubblicamente, innescando quei processi di personalizzazione che ormai segnano le contese politiche in ogni Paese. Di questa rottura del diaframma, di questa personalizzazione Berlusconi,’uomo delle televisioni, appunto, è stato in Italia il massimo responsabile sino a mostrare la sua famiglia perfetta sul prato di Arcore.
Da un po’ di tempo però questa rottura non è più gestita da chi l’ha provocata. Dalle foto scattate nei bagni di Palazzo Grazioli alle barzellette “ rubate” da qualche passante, le tecnologie mobili (videofonini e videocamere digitali) hanno spostato la gestione della soglia tra scena e retroscena, dal tycoon dei media agli ordinari uomini della folla.
Uno stregone che ha evocato forze che non riesce più a controllare. Difficile ormai revocare queste forze, così come hanno tentato di fare i suoi uomini denunciando prontamente che il loro capo ha subito «un inaccettabile furto di frasi dette in privato». Lo stregone e i suoi apprendisti, abituati ormai alla piena confusione tra faccende private e fatti pubblici, non si sono accorti neppure che, in primo luogo, la barzelletta sulla Bindi e le accuse ai magistrati riguardano personaggi e questioni pubblicamente rilevanti; e che, in secondo luogo, sono state espresse in strada, in un luogo pubblico per antonomasia. antonio.tursi@gmail.com
[“L’espresso”, 21 ottobre 2010]
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta: Edificio per uffici PRONAT a Badajoz di José María Sánchez García
Il progetto fa parte di un piú intervento ampio. Si trova alla periferia di Don Benito (Badajoz) in Pronat, una industria di trasformazione agricola. La proprietà aveva bisogno di un edificio libero dove ubicare i propri uffici, una zona di riunione e un alloggio per il guardiano. Il progetto è stato pensato come una parte in piú del processo industriale.
L’edificio si dispone su una distesa di cemento, come se si trattasse di un elemento prefabbricato. I volumi di metallo che compongono l’edificio si conformano con un linguaggio simile a quello di una fabbrica, pannelli di metallo e un grande piano di cemento, quasi come un oggetto industriale o prefabbricato.
Le esigenze dei clienti erano molto chiare. Tre aree distinte; una zona di amministrazione e gestione, un’altra di lavoro della campagna ed un’altra ancora centrale e pubblica, reception, sale riunioni e servizi igienici. Inoltre si insertó nell’edificio un ufficio ed una piccola sistemazione per il guradiano. Ogni ambito diverso poteva funzionare indipendentemente dal resto dell’edificio.
Il programma funzionale si divide in due tipi di spazi, un pubblico di lavoro di lavoro all’aperto e un altro privato, annesso allo spazio aperto. In questo modo la pianta si compone facilmente, senza corridoi di distribuzione.
In base al periodo dell’anno si amplia temporalmente la postazione di lavoro, assorbita dalla zona aperta.
Il progetto ha una disposizione molto chiara. Una linea a nord e una linea spezzata a sud costituiscono le due facciate principali, con volumi-scatole che escono ed entrano marcando le ombre[...].
José María Sánchez García
<http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/> <http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/projects/074roca/index.html> http://www.channelbeta.net/2010/10/enoffice-building-pronat/
SEGNALAZIONI
Segnala un progetto
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali promuove l’iniziativa “Segnala un progetto” nell’ambito delle attività previste per individuazione della candidatura italiana da sottoporre al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2010-2011. Chiunque può contribuire all’iniziativa comunicando attraverso una apposita form online le informazioni ritenute utili per l’illustrazione dell’intervento. La segreteria organizzativa individuerà il soggetto promotore che verrà sollecitato a partecipare alla procedura di selezione. Progetti, piani e azioni sul territorio in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio devono essere presentati alla segreteria organizzativa entro il 31 ottobre 2010 seguendo quanto previsto nel sito www.premiopaesaggio.it. La procedura è semplice. Un questionario online permetterà di verificare le caratteristiche di rispondenza del progetto ai principi del premio: sostenibilità, ruolo esemplare, partecipazione pubblica, sensibilizzazione. Il premio non è destinato all’autore dell’opera ma all’amministrazione promotrice che la gestisce. Questa può tuttavia delegare professionisti (anche stranieri) che hanno preso parte al progetto a compilare la form ed inviare i materiali elencati nella procedura di selezione presente nel sito internet. L’iniziativa “Segnala un progetto” si iscrive in una più ampia azione del MiBAC di diffusione del Premio inteso come uno dei principali strumenti di attuazione della Convenzione del Paesaggio del Consiglio d’Europa. Infatti “il premio contribuisce a sensibilizzare la popolazione sull’importanza del paesaggio per lo sviluppo umano, il consolidamento dell’identità europea e il benessere degli individui e della società nel suo insieme. Promuove la partecipazione pubblica al processo decisionale nell’ambito delle politiche del paesaggio”. Per informazioni: ACMA Centro di Architettura via Conte Rosso 34, 20134 Milano
Tel. +39 02.70639293 Fax.+39 02.70639761 - Cell +39 3337567795 +39 338 7945752
acma@acmaweb.com - www.acmaweb.com - info@premiopaesaggio.it - www.premiopaesaggio.it
TESTIMONIANZE
Gerardo Mazziotti: Architettura e bellezza
C’è chi, annettendo preminente se non esclusiva importanza alle esigenze dell’ utilità, della praticità, della funzionalità, dell’ economicità, della solidità, della durevolezza, sostiene che lo scopo finale dell’ architettura è quello di garantire il soddisfacimento delle così dette “ finalità pratiche” ( riparare dal freddo e dal caldo, dalla pioggia e dal vento, isolare dai rumori, godere della luce e dell’aria, garantire la solidità dell’edificio e la sua durevolezza…). Diversamente da chi afferma che lo scopo è la “forma”. In grado, ovviamente, di garantire la vita materiale attraverso il soddisfacimento delle “finalità pratiche” ma,sopra tutto, di dare esaustiva risposta alla domanda di “valori”: soddisfare cioè l’esigenza vitale di “bellezza”.
Ma che cos’è “ la bellezza ?”. Dico subito che trovo fuorviante parlare di “gusto” e citare la frase “ de gustibus dispuntadum est”. Se il gusto estetico serve per scegliere una cravatta o un paio di scarpe o una donna non può servire per ammirare un’opera architettonica. Oppure un quadro, o un libro o una scultura. Non a caso il filosofo inglese Roger Scruton, nel suo “ The Beathy”, mette al bando il “mi pace” e il “secondo me” per sottolineare il fondamento razionale del giudizio estetico. “ La bellezza è l’occasione e il momento dell’incontro fra un soggetto e un oggetto”. E io accennerei all’assonanza tra l’architettura e la musica. Riconosciuta come fondamentale da Bernard Berenson, Roberto Longhi, Federico Zeri, Roberto Pane e da G.Carlo Argan. “L’architettura è una musica pietrificata” afferma Goethe. Mentre LeCorbusier sostiene che “La musica è un’architettura udibile”. La relazione tra musica e architettura era già stata espressa da Vitruvio nel primo e nel quinto libro del “De Architectura”, nei quali, attingendo direttamente dai primi scrittori ellenistici ( Piteo, Ermodoro, Metodoro….) aveva mostrato come le stesse proporzioni numeriche e gli stessi rapporti modulari usati per la musica si ritrovavano nei templi dorici.
“ Quando ci si volge a considerare quell’ unico mondo di fantasia e liricità nel quale poesia, musica e arti figurative parlano lo stesso linguaggio il confronto tra l’architettura e la musica si affaccia immediato: ritmo, armonia, cadenza, ricorrenza, misura sono le parole che più spesso ricordiamo, quelle con cui siamo indotti a significare tanto i modi della forma plastica quanto i modi della forma sonora “ ha scritto Roberto Pane nel 1948 in “ Architettura e arti figurative”. E ricordava la facciata di S.Maria Novella di Leon Battista Alberti inscritta in un quadrato e composta su un progressivo “dimezzamento” di quadrati, corrispondente al rapporto 2:1 della nota musicale “ottava” della gamma pitagorica. Perché “ quei medesimi numeri per i quali avviene che il concerto delle voci appare gratissimo agli orecchi degli uomini sono quelli stessi che riempiono ancora gli occhi e l’animo di piacere meraviglioso”. Una immagine che avevamo già letta in Vitruvio “ secondo che le proporzioni delle voci sono armonia delle orecchie così quelle delle misure sono armonia degli occhi nostri”.
Sul “pan de verre” del convento di La Tourette Jannis Xenadis, architetto, musicista, ha composto una sinfonia per orchesta classica di 65 esecutori disponendo secondo precisi rapporti musicali “ les ondulatoires” , ossia le invetriate intervallate dalle misure “armoniche” 183, 113, 43, 70, 86, 140, 226 del Modulor corbusiano costruito, com’è noto, sulla sezione aurea euclidea . E nel bearsi nell’ascoltare la sinfonia “ Le Metastassis” Le Corbusier ha scritto compiaciuto “ La relazione tra musica e architettura, tante volte evocata a proposito del Modulor si realizza ora praticamente nello sparito musicale di una meravigliosa sinfonia”. Che, aggiungo per averla ascoltata, vi accompagna, in sottofondo, nella visita a questa meraviglia dell’architettura moderna.
Talchè mi pare proponibile il “principio” ( bisognerebbe ricercare e costruire il relativo “strumento di lettura”) che ogni opera architettonica contiene in sé rapporti musicali, anche quando non siano stati deliberatamente adottati dall’autore i ritmi e le proporzioni delle teorie musicali costruite sui rapporti matematici. Del resto “Anche le manifestazioni artistiche apparentemente le più “libere”, svincolate da cànoni, rapporti e codici, espressioni di una fantasia senza limiti, prossima alla “follia” platonica, obbediscono anch’esse a “regole generali” ancorcchè non facilmente e non sempre decifrabili”. Lo ha scritto Rudolf Arnheim in “Genesi di un dipinto” per dimostrare che anche il famoso Guernica di Picasso è dipinto su una tela di metri 3,45 x 7,70, fatta da un quadrato di lato 3,45 e due rettangoli aurei di 3,45x 213, e che è stata adottata la sezione aurea euclidea nel definire la posizione delle diverse figure .
Nei templi greci, nell’architettura romana, gotica e rinascimentale e in quella di LeCorbusier, di Wright e di Mies questi rapporti musicali sono certamente “armonici” ( “l’armonia è un accordo di più suoni gradevoli” ha scritto LB Alberti ) e, oltre a corrispondere al valore plastico dell’architettura, sono tali da evocare composizioni musicali prossime a un canto di Orfeo oppure alle sinfonie di Mozart, di Brahms o di Beethoven. “ La mia architettura evoca la musica di Beethoven” ha scritto Wright nel suo “Io e l’architettura”. Invece, tanta architettura contemporanea, pur paludata da etichette pseudoculturali come post-modern, hi-tech, cheapscape, decostruttivismo et similia, rivela rapporti cacofonici o, al massimo, consente di decifrare il motivo di qualche canzonetta.
Talchè porto opinione che questo “ strumento di lettura” sarebbe un modo meno opinabile di quanto non lo siano i criteri, finora definiti e largamente adoprati, per definire “ la bellezza”. O,meglio, per individuare il confine di separazione tra ciò che consideriamo “architettura” e ciò che non lo è.
LA STORIA IN PILLOLE di Rossella de Rita
Roma è ladrona?
L’antico e spesso ripetuto “Roma ladrona” o la più recente rivisitazione del famoso SPQR, sono alcuni dei modi di percepire la capitale da parte della restante nazione.
Il nome di Roma e la volontà di nominarla capitale d’Italia è stato uno dei motori dell’unificazione italiana, che ha sostenuto le diverse forze in campo fino al 20 settembre 1870.
Come si spiegano due modi di vedere la città, susseguenti l’uno all’altro e tanto contrapposti?
Roma, per i patrioti italiani, doveva essere il centro del nuovo Stato per il suo passato di capitale universale, per il suo presente di capitale di uno Stato cattolico, per il suo futuro di capitale di uno Stato laico.
Il suo passato di capitale di un Impero era suggestivo e infiammava gli animi ma, sul piano pratico non offriva nessun tipo di aiuto.
Il suo presente di capitale dello Stato pontificio l’aveva resa centro del mondo cattolico, capitale religiosa ma, la politica dei papi l’aveva privata di quelle spinte verso il capitalismo proprie di altre città italiane.
Il suo futuro di capitale laica fu per lunghi anni frustrato dalla mancanza di volontà dei governi centrali di aiutare la città a costituirsi come il vero centro del Paese, dall’assenza di un indirizzo amministrativo, da uno sviluppo urbano caotico, dalla confusione tra compiti cittadini e nazionali, dal mancato riconoscimento di uno status particolare, proprio per la sua condizione di capitale.
Roma non aveva una sua struttura produttiva ma doveva porsi come la città della scienza e della cultura, la capitale neutra che, proprio per la mancanza di industrie non aveva masse di operai che avrebbero potuto mettere in imbarazzo i governi liberali. Una nuova città doveva affiancarsi all’antica (queste in sostanza le posizioni di Quintino Sella). Questo progetto implicava però la necessità di affrontare il problema di Roma, di innescare una discussione in Parlamento, di stanziare fondi per la nuova capitale. ”A vero dire il concetto che il governo debba venire in aiuto della città capitale a preferenza di ogni altra città del regno ha qualche cosa a prima vista che contraddice ai nostri abituali giudizi” (Marco Minghetti). La visione della maggioranza era quindi quella di una sorta di par condicio tra i Comuni italiani, indipendentemente dal loro ruolo. Questa volontà caratterizzò nei primi anni del Regno non solo la posizione dei governi ma anche la fantasia popolare che contrappose fortemente i romani ai buzzurri e non permise di affermare la particolare condizione della città, che non era un comune come gli altri ma la sede del centro della Nazione che doveva assumere un ruolo propulsivo.
Le diverse posizioni e, soprattutto, la mancanza di volontà di assumere decisioni necessarie a consegnare a Roma il suo ruolo di centralità nel governo del Paese, fu ravvisabile nel lungo e ripetuto rifiuto di nominare un sindaco effettivo (questi doveva essere nominato dal Re su indicazione del Ministero dell’Interno). Fino al luglio 1874 si avvicendarono diversi personaggi con la carica di facente funzione e permanendo nei loro compiti solo pochi mesi, creando amministrazioni instabili e turbolente.
Solo con l’affermarsi della Sinistra al governo nazionale il clima sembrò cambiare e, con Depretis, dichiarò un maggior impegno dello Stato nei confronti di Roma, si affermò l’idea che l’urbs che ha dominato il mondo non può risorgere nei limiti angusti del municipio.
Il rapporto tra città e Stato cambiò con gli anni ’90 dell’Ottocento nei quali furono emanate le leggi speciali che da un lato impegnarono il governo in un programma per la città, dall’altra posero Roma in subordinazione allo Stato. Il nuovo atteggiamento trovò una sua pratica applicazione nella sintonia di indirizzo che si instaurò, per un certo periodo, tra Giolitti e Nathan, che cercò di trasformare la città in un vero centro politico.
LETTERE
Christian De Iuliis: sull’alluvione di Atrani
(…) da noi la ricerca tale rimane e non viene di regola mai applicata. Il problema immediato sarà quello di vedere se siano stati presi in considerazione i sintomi premonitori e le precauzioni necessarie (…) non c’è da farci troppo conto, anche perché si sa qual è la situazione edilizia e urbanistica italiana e nel mezzogiorno in particolare, lo scarso rispetto per leggi e regolamenti, la renitenza dei Comuni a dotarsi di ragionevoli piani regolatori, l’abusivismo dilagante (…). Succede con i terremoti quello che succede con le alluvioni, grazie al cronico rifiuto di ogni programmazione e intervento preventivi. (…) L’espressione di circostanza sulle facce dei ministri che visitano le zone disastrate nasconde un’antica tenace colpa: quella di non aver mai portato a termine i provvedimenti indispensabili a ridare un minimo di sicurezza al paese”.
( di: A. Cederna; tratto da “Prima disprezziamo le regole, poi contiamo le vittime” – Corriere della sera del 25.11.1980)
La colata di fango abbattutasi sull’abitato di Atrani, sulla costa d’Amalfi, il pomeriggio del 9 Settembre scorso, ripropone uno scenario già visto che si ripete e che si ripeterà ancora in futuro, risultato di una subcultura che, se trent’anni fa, in alcune zone del paese poteva essere ancora subìta e tollerata, oggi non trova più nessuna giustificazione. Ma il riscatto del quale è in cerca la nuova generazione, trova, in questa società, un ostacolo ancora più efficace: lo svilente palleggio delle competenze, strumento essenziale per generare l’autoassoluzione generale.
Con una brillante sintesi della vita militaresca, un mio vecchio amico mi diceva che tutte le volte che chiedeva spiegazioni ad un superiore, a qualunque grado si rivolgesse, gli veniva risposto: “non dipende da me”. Questo accadeva almeno dieci anni fa, ma i militari sono sempre stati un passo avanti sulle tecniche di gestione del potere e in particolare, nella deviazione delle responsabilità. Tanto che oggi, a tutti i livelli, dalla politica alla semplice amministrazione di qualsiasi procedimento pubblico o privato, il potere si esercita con continui riferimenti a regole di cui nessuno è mai responsabile davvero. E’ la società “postmodernista” del nuovo millennio, quella che il famoso filosofo polaccio Zygmunt Bauman ha definito “liquida”
Bauman, ha sintetizzato, tra l’altro, con brillante efficacia questa tecnica di cui i cittadini sono vittime, in un saggio dal titolo “In un mondo di consumatori” (edito da Laterza); “la migliore strategia” scrive Bauman “consiste nella manipolazione dell’insicurezza”. La frammentazione e la sovrapposizione delle regole, la loro “liquidità”, il caos della normativa o paradossalmente la sua assenza completa, consegnano al cittadino un quadro di assoluta incertezza con il quale gli apparati burocratici esercitano il loro potere conservando un grado di discrezionalità altissimo contro il quale è praticamente impossibile agire con efficacia.
La strategia delle “mani libere” permette all’apparato di muoversi con assoluta flessibilità come il più pericoloso degli eserciti: il grande ente pubblico, il singolo funzionario, il burocrate da ufficio divengono, parole di Bauman, “fonte inesauribile di incertezza paralizzante”. Il cittadino, costretto a seguire procedure standard e a seguire mosse prevedibili, non ha nessuna possibilità nella lotta contro avversari così mutevoli, discrezionali, atemporali. Anche se i cittadini provano a muoversi in concorso tra di loro per ingrandire le proprie truppe, sono le tecniche di combattimento a posizionarsi su livelli differenti. Un avversario così melmoso, etereo ed eticamente scorretto, combatte con armi molto più efficaci, senza fare nessuna fatica.
Anche la rincorsa alle uniche cose essenziali della vita, o a quelle semplicemente dovute, appaiono una scalata impossibile. E’ questa la società del consumo che smantella anche le più banali certezze per scaraventarci in un sistema di organi di governo che seminano soltanto incertezza e paura.
Sintetizza Bauman: “L’incertezza (…) è lo strumento di gran lunga più decisivo del potere, la sua stessa sostanza. Chiunque sia «vicino alle fonti dell’incertezza», comanda. E’ così perché chiunque sia destinato a subire l’incertezza (…) si ritrova paralizzato e disarmato nel tentativo di resistere alla discriminazione e combatterla”.
L’uomo moderno, assediato da regole non razionali ed impossibili da razionalizzare scivola in uno stato di sudditanza materiale e psicologica dove vi è una reale mancanza di riferimenti validi. Può scegliere di delinquere: costruendosi da sé un suo sistema di regole, un proprio organismo di governo con un kit di certezze di sopravvivenza. Ma è sempre la paura a frenarlo. Gli resta Dio a cui affida, ad esempio, il compito di evitare che una montagna gli frani sulla testa, di permettere che un figlio vinca un concorso anche se lo meriterebbe, che possa avere un presidio sanitario che gli garantisca di poter avere soccorso in un tempo accettabile, che la propria città non venga sommersa dai rifiuti.
Non troveremo mai nessuno responsabile a tutte le tragedie che feriscono il nostro territorio; per ciò che non s’è fatto mancherà sempre un documento, un timbro, un permesso, mancheranno sempre dei soldi e dei voti. Lo scopriranno i più instancabili che continueranno a cercare delle risposte rimbalzando contro sconfortanti muri di gomma. Ascolteremo molte bugie sul passato e sul futuro. Ci resterà la paura, dell’incertezza e dell’attesa. E alla prossima tragedia potremo sempre prendercela con il destino, con la fatalità o, in ultima ipotesi, con Dio.
arch. Christian De Iuliis - www.christiandeiuliis.it
ALLEGATI
Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri – 28 ottobre 2010
Mostra: SCAU Studio / GIOVANNI CHIARAMONTE
Progetto e immagine_Scatti di architettura sostenibile
Vernice: 28 ottobre 2010 ore 16:00
Mostra: 28 ottobre - 12 novembre 2010
II 28 ottobre alle 16 il Palazzo Chiaramonte-Steri, con la collaborazione dell’Università degli studi di Palermo e della sua facoltà di Architettura, ospiterà l’inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine”.
Protagonisti assoluti alcuni dei progetti sviluppati dall’attività di SCAU Studio, immortalati in cinquanta scatti realizzati da Giovanni Chiaramonte che suggellano una collaborazione nata all’insegna del bisogno di tradurre in immagini il concetto di architettura: un’esigenza che, partendo dallo specifico dei rispettivi ambiti espressivi, si sostanzia nell’espressione di un linguaggio comune attraverso cui raccontare il territorio siciliano contemporaneo.
SCAU Studio si distingue per una ricerca architettonica che contribuisce ad innovare i linguaggi dell’architettura contemporanea, coniugando la lezione modernista di autori come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto con il contesto ambientale nel quale i progetti prendono vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – afferma il fondatore di SCAU Studio, Angelo Vecchio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».
La mostra – con le immagini selezionate dagli architetti Rosa Strano e Luca D’Urso, aperta fino al 12 novembre – si avvarrà di un allestimento che vuole mettere in risalto il costante e armonico rapporto tra progetto e immagine, ossia tra il mondo dell’architettura e quello della fotografia.
Il luogo scelto per l’allestimento - il porticato dell’antico palazzo Chiaramonte-Steri restaurato da Carlo Scarpa e sede del Rettorato dell’Università di Palermo - ospita per la prima volta un’esposizione di questo genere.
Il dialogo tra i diversi linguaggi - architettura e fotografia - ha spinto Marcello Panzarella (professore ordinario in Composizione architettonica e urbana e Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura di Palermo) a sostenere il progetto espositivo della mostra, volto alla promozione dell’architettura di qualità che si realizza oggi in Sicilia.
All’inaugurazione della mostra interverranno il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Palermo Roberto Lagalla e il Preside della facoltà di Architettura Angelo Milone. A presentare i lavori al pubblico sarà il presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura Marcello Panzarella. Saranno presenti Giovanni Chiaramonte e l’architetto Angelo Vecchio, fondatore di SCAU Studio.
Giovanni Chiaramonte è uno dei più celebri fotografi e storici della fotografia d’Italia. Nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, di Gela. Alla fine degli anni Sessanta ha cominciato la sua attività di fotografo, e negli anni Ottanta ha iniziato ad approfondire il tema delle relazioni che esistono tra luogo d’origine e identità dell’uomo. Ha pubblicato nel 1983 “Giardini e paesaggi” e, dieci anni dopo, “Penisola delle figure”. Alla fine degli anni Novanta, il suo ritorno a Gela è diventato occasione per scrivere “Ai confini del mare”. La Sicilia gli è stata nuovamente d’ispirazione nel 2002 e nel 2003, quando ha composto “Frammenti dalla Rocca - Cefalù” e “Dolce è la luce”.
Nel 2004 i suoi scatti sulla capitale tedesca sono stati protagonisti di “Berlin, Figure”, un portfolio di quattordici immagini presentate alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura e nel 2006 gli è stato assegnato il Premio Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.
Tra gli Atenei con i quali ha collaborato, oltre a quello di Palermo, quello di Parma e lo IULM di Milano, dove ha insegnato e insegna Storia della Fotografia.
SCAU Studio nasce ad Acireale nel 1980 dall’incontro professionale tra Angelo Vecchio e Angelo Di Mauro. Dal 2000 SCAU Studio si rinnova e si propone come società di progettazione integrata e nel 2001 alcuni dei collaboratori storici come Koncita Santo ed Alfio Cavallaro, si aggiungono alla società che, dal marzo 2002, adotta il Sistema Certificazione Qualità, nel rispetto della ISO 9001. Nel corso degli anni sono stati innumerevoli i progetti realizzati sia per enti pubblici che per privati, tutti legati da una continua ricerca d’innovazione del linguaggio architettonico con l’intento di ridefinire i rapporti tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Oggi SCAU Studio si propone anche sullo scenario internazionale, fondamentale per sviluppare i propri punti di ricerca in nuove opportunità, in nuove sfide. Sulle pendici dell’Etna o altrove, un unico filo conduttore: la passione per il progettare: «Io ho una sola passione, l’architettura, e ho il privilegio di fare di quest’arte il mio mestiere», ama ripetere il fondatore di SCAU Studio Angelo Vecchio.
Per ulteriori informazioni e immagini
Ufficio stampa SCAU Studio
e-mail: comunica@scau.it
Luisa Santangelo: +39-329 25 28 662; Carmen Valisano: +39-329 25 29 254
Perla Maria Gubernale; Desirée Miranda.
Roma, Casa dell’Architettura – 9 novembre 2010
ore 17.00 welcome-coffee e illustrazione progetti
ore 17.30 incontro - dibattito
Presentazione del Volume
“Giulio Fioravanti –Opere e Progetti”
a cura di Emanuela Guerrucci e Patrizia Laudati
presentazione Luigi Prestinenza Puglisi
Edizione Edilstampa
La monografia illustra l’attività di Giulio Fioravanti nell’arco di trent’anni, attraverso i quali egli ha affrontato le tematiche di architettura di volta in volta emergenti. Dalla industrializzazione degli anni ’70, al recupero e rinnovo urbano a Napoli, negli anni ‘80, sino alla mobilità e alla infrastrutturazione urbana a Roma, dagli anni ’90.
Una carriera , quella dell’architetto Fioravanti, insomma che racconta in contemporanea la storia del ‘fare in architettura’ in Italia in Italia in questi ultimi decenni.
Incontro - Dibattito
ROMA, QUINDICI ANNI DI IDEE E PROGETTI
La mobilità come disegno urbano e architettura
In occasione della presentazione della monografia di Giulio Fioravanti si svolgerà un incontro/dibattito per ripercorrere le idee e i progetti elaborati negli ultimi quindici anni intorno al tema della mobilità a Roma. Il mettere a sistema i grandi vettori di movimento, “liberare” porzioni di superficie dalle masse di autoveicoli, creare nuove centralità alternative alla città storica, potenziare il trasporto metropolitano non solo da un punto di vista funzionale ma anche nei termini di una nuova dimensione dello spazio pubblico, sono tutti temi con i quali la città si è sempre misurata, talora con rinnovato entusiasmo come in questi ultimi anni.
C’è ancora molto che si può e si deve fare per Roma, delle esperienze presentate alcune sono state portate a compimento altre hanno sofferto di un percorso accidentato fatto di pause o di bruschi ripensamenti.
Il dibattito mira a raccogliere le riflessioni di diversi attori del processo progettuale: dalle amministrazioni ai professionisti, dalla stampa alla critica di architettura, per tenere desta l’attenzione sul fare città e magari ricavarne spunti operativi.
Introduce e coordina Luigi Prestinenza Puglisi
ne parlano con Giulio Fioravanti
Paolo Buzzetti - presidente ANCE
Simona Casalini - giornalista
Francesco Cellini - architetto
Paolo Desideri - architetto
Francesco Karrer - presidente Consiglio Superiore LL.PP.
Marco Marsilio - deputato PDL
Giuseppe Pullara - giornalista
Walter Tocci - deputato PD
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In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.




