CITO+NEGRO
EX CONCERIA LAMARQUE, MAGLIE (LE)


RELAZIONE TECNICA
Ex conceria Lamarque – Maglie - via Roma –
Lecce
La lettura dell’edificio storico
Dall’analisi della sovrapposizione dei segni e dei manufatti appartenenti ad una cultura distante da noi nel tempo si evince una presenza costante di tracce e relitti di cui è permeata in ogni sua parte la Conceria Lamarque che rimanda ad usi e metodologie delle fasi lavorative ben connotate.
All’occhio di un visitatore profano e distratto, che percorre gli spazi e gli ambienti della conceria, può sfuggire l’unitarietà e la coerenza dell’edificio, che può apparire come un testo di difficile lettura, complesso e frammentario che pretende uno sforzo interpretativo ed una visualizzazione mentale che discerna le diverse epoche e le diverse fasi di evoluzione, mutamento e crescita del manufatto architettonico. Al contrario la riconoscibilità, la sua identità, il senso della sua unicità nel territorio, scaturisce, proprio, dalla sedimentazione in fasi e tempi diversi delle tracce architettoniche dovute alle varie concezioni dell’uso funzionale dello spazio. La compresenza di tracce diverse che si trovano nello stesso spazio a piani temporali (piani stratigrafici) diversi è indice di una storia, scritta con le pietre, di vicende diverse come usi e funzioni di questo edificio.
La filosofia del restauro
La tensione progettuale dei nuovi interventi che vengono ad effettuarsi sulla conceria nasce dalla reciproca vicinanza di frammenti diversi; e la loro stratificazione innesca un dialogo incessante in questo continuo processo di riscrittura dell’edificio. Attraverso la comprensione profonda delle complessità dell’opera si arriva al disegno delle nuove parti, delle nuove componenti architettoniche, dei nuovi frammenti che si inseriscono in modo interstiziale con una connotazione [contemporanea] molto forte sia dal punto di vista formale-compositivo che dal punto di vista tecnologico. Il progetto di restauro con le sue scelte e ragioni deve condurre ad una valorizzazione selettiva delle preesistenze significative, all’accentuarsi delle differenze compositive e costruttive, senza rinunciare alla costruzione ed al ridisegno dello spazio fisico delle architetture secondo la cultura, i valori, le funzioni, i segni e le forme del contemporaneo. Quindi si scopre la necessità di una rilettura e di un ridisegno delle parti come strumenti del progetto: nella funzione, nelle forme e negli atteggiamenti culturali, in maniera critica con forte consapevolezza storica, senza cadere nella trappola del “dov’era-com’era” o di una ricostruzione sterile ed archeologica che possa mummificare definitivamente un’architettura che ha, invece, continuamente mutato nelle forme e negli usi, durante la sua storia.
Chiaramente bisogna partire da una lunga fase di “ascolto” dell’edificio, a tal modo da poter estrapolare le complesse tracce dei manufatti architettonici e, successivamente, ridisegnare le nuove parti in maniera mirata con “azioni deboli” ed interstiziali, più duttili al ridisegno degli elementi, dei frammenti e delle tracce storiche .
Il “concept” progettuale
La reversibilità e la riconoscibilità sono i due capisaldi fondamentali di ogni intervento contemporaneo di restauro: i frammenti diventano i materiali con cui comporre e costruire il nuovo manufatto. Nel continuo confronto tra forme trovate e forme importate nasce il dialogo che genera il principio dialettico compositivo in cui ricercare il nesso logico di tutto il progetto.
Le contaminazioni tecnologiche, la chiara lettura degli interventi strutturali con forme e stilemi contemporanei, l’uso di materiali antichi con nuove forme e nuove tipologie di messa in opera, danno una lettura critica forte e chiara che abbandona retaggi di mimesis compositiva, senza intaccare l’identità del passato.
Mai come in questo caso il progetto architettonico deve definitivamente chiudere il falso problema fra architettura contemporanea e preesistenze storiche, perché un corretto restauro gioca il suo ruolo proprio nell’inserimento di elementi contemporanei ed estranei alla logica del manufatto, con una continua ricerca di equilibri: fra l’esigenza di disegnare nuovi spazi e il consolidare vecchie regole insediative; e fra il bisogno di nuovi usi e tipologie storiche oramai sedimentate nel contesto.
Progettisti e ddll
Arch. Giovanni Negro - Arch. Fabio Cito




