presS/Tletter

Concorso per Giovani Critici II edizione - 2009: Scritto Breve

LPP 08/Apr/2009 22:36:45

Note sulla lezione architettonica di Eduardo Souto de Moura

pubblicato nella rivista "Industria delle Costruzioni", numero 401 marzo-aprile 2009

di Lina Malfona

Autorevole innovatore della lezione di Siza e Távora, Souto De Moura è poeta del dettaglio sobrio e dell’elegante accostamento di materiali diversi. Tenace oppositore della deriva mediatica dell’architettura contemporanea, il progettista portoghese critica la degenerazione urbana legata all’ideologia della “città diffusa”, proponendo architetture che sostengono l’imprescindibilità di un disegno d’insieme. I suoi edifici infatti si pongono in netto contrasto rispetto a quei progetti che avallano più le ideologie del mercato che le ragioni “dell’architettura della città”; volumi chiusi e schivi, indissolubilmente legati ai contesti urbani su cui sorgono, essi descrivono il suo modo di intendere la composizione architettonica che non riproduce le preesistenze attraverso un processo emulativo ma le ricrea in continuità con una personale “linea contemporanea” di intervento. Un’autonomia inventiva guida i suoi lavori, eseguiti senza alcun timore legato alla contrapposizione tra esistente e nuovo. La volontà di individuare una “regola architettonica” pervade tutti i suoi progetti dove si sperimenta di volta in volta il dettaglio tecnico, la soluzione impiantistica, la modellazione spaziale; quest’ultima peraltro delinea architetture talora introverse, talora tese verso la penetrabilità visiva, rigidamente squadrate o vorticosamente plastiche. Mai però la chirurgica precisione progettuale si perde nell’arbitrio formale o nella gestualità linguistica.

Se la rilettura degli stilemi miesiani, tanto chiara nel progetto per la Torre Burgo a Porto in cui si realizza solo ciò che è necessario, ha inizialmente influenzato le architetture di Souto De Moura, bisogna ammettere che l’atonicità dell’edificio museale di Bragança rimanda in modo ben più palese a un antico monito loosiano. Pertanto questo genere di architettura che già si condensava al di là dell’involucro finisce per rifiutare totalmente quell’esteriorità.