Note sulla lezione architettonica di Eduardo Souto de Moura
pubblicato nella rivista "Industria delle Costruzioni", numero 401 marzo-aprile 2009
di Lina Malfona
Autorevole innovatore della lezione di Siza e Távora, Souto De Moura è poeta del dettaglio sobrio e dell’elegante accostamento di materiali diversi. Tenace oppositore della deriva mediatica dell’architettura contemporanea, il progettista portoghese critica la degenerazione urbana legata all’ideologia della “città diffusa”, proponendo architetture che sostengono l’imprescindibilità di un disegno d’insieme. I suoi edifici infatti si pongono in netto contrasto rispetto a quei progetti che avallano più le ideologie del mercato che le ragioni “dell’architettura della città”; volumi chiusi e schivi, indissolubilmente legati ai contesti urbani su cui sorgono, essi descrivono il suo modo di intendere la composizione architettonica che non riproduce le preesistenze attraverso un processo emulativo ma le ricrea in continuità con una personale “linea contemporanea” di intervento. Un’autonomia inventiva guida i suoi lavori, eseguiti senza alcun timore legato alla contrapposizione tra esistente e nuovo. La volontà di individuare una “regola architettonica” pervade tutti i suoi progetti dove si sperimenta di volta in volta il dettaglio tecnico, la soluzione impiantistica, la modellazione spaziale; quest’ultima peraltro delinea architetture talora introverse, talora tese verso la penetrabilità visiva, rigidamente squadrate o vorticosamente plastiche. Mai però la chirurgica precisione progettuale si perde nell’arbitrio formale o nella gestualità linguistica.




