presS/Tletter

presS/Tletter n.05-2009

LPP 11/Feb/2009 15:37:50

FLASH di Marcello del Campo

 

E questa settimana chi ci fa ridere?

Arridateci la Darc…!!!

 

IN EVIDENZA

 

- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Lucio Passarelli

- L’OPINIONE: La nuova Bocconi

- CARTOLINE: tre cartoline da Renato Nicolini

- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Stralci da J.-M. de Gérando, I segni e l’arte di pensare

- TELEGRAFICO COMMENTO: LPP: Valerio Mosco e la debolezza dell’architettura italiana

- DOCUMENTI: Valerio Mosco: la debolezza dell’architettura italiana

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Intervista a UFO - Urban Future Organization – Rispondono Claudio Lucchesi e Andrew Wai-Tat Yau

- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato

- FINNIKA:...notizie dalla periferia nord dell'europa di AgaTino Rizzo e Francesco Allaix

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Viviamo un’epoca meravigliosa?

- OCCHIO ALL’ECOLOGIA: Francesca Capobianco ci parla di: Il verde è il colore della speranza

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci racconta di: L’uomo artigiano web

- LIBRI: a cura di Francesca Oddo: La casa. Forme e ragioni dell'abitare --- Ritorni da Shanghai

- RECENSIONI E COMMENTI: Alcuni estratti dal libro di Cherubino Gambardella: Codice policrom.

- IDEE: Silvio Carta: The Domestic and the Foreign in Architecture

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Decostruzione sociale

- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi: Dopofuturismo a Carrara

- SEGNALAZIONI: --- Building Futures --- Fire Guts Rem Koolhaas Beijing Olympics Icon --- Concorso fotografico: Interni di luce

- LETTERE: Francesco Careri: un appello per la libertà di abitare in Italia --- Maria Elena Fauci: anche OMA licenzia

- TESTIMONIANZE: L’abito di piume [6]. Bendedetta Stoppioni

- ALLEGATI: E’ uscito Abitare 489, febbraio 2009. Per gentile concessione ripubblichiamo l’editoriale di Stefano Boeri: Lo spazio crea la società

Tra gli altri articoli del numero: Critica di architettura: Joseph Grima sui grattacieli. Due interventi di Herzog & de Meuron a Tenerife, edifici che riciclano al Cairo, SOS Abitare con Aravena e Roijkind. Scott-Brown e Venturi tornano a Las Vegas. www.abitare.it <http://www.abitare.it>.

 

Yehuda Safran ricorda Max Neuhaus: Musica Mira

It is the sound of the world that Max Neuhaus heard and distilled for us. Not unlike Ariel on his enchanted island, he made the wind into a sweet melody which captivated some of us for nearly half a century.

He made his meteoric rise as a solo percussionist in the Sixties, as he performed John Cage and Morton Feldman who wrote scorse specifically for him. Max Neuhaus performed the first public concert of Karlheinz Stockhausen's Ziklus in New York. He was the only one who could read scores written by contemporary composers in what seemed to the rest of us like hieroglyphics. Only then, inspired by Edgard Varese and John Cage, he abandoned the concert stage in favour of the sound of the world. Sound sculpture, in which sound is no longer unfolded in time but remains as a sound field for eternity,  became the passion of his life. He consistently refused to place sound installations in galleries and museums temporarily. In a world in which the ephemeral, improvised and provisional reign, he insisted upon the permanent and local. In this spirit, he conceived and executed his sound installations in places as far reaching as from New York's Times Square to Tokyo, Turin, Geneva, Bern, Chicago, Beacon and only last April, at The Menil Collection in Houston, relatively close to his place of birth.

Excellence, Spinoza observed, is as rare as it is difficult. Max Neuhaus' originality and talent had precisely these miraculous qualities. As someone eats or opens a window or simply walks his dog, Neuhaus' sound constellations take shape. 'How, when the aged are reverently, passionately waiting For the miraculous birth, there always must be Children who did not specially want it to happen, skating On a pond at the edge of the wood; they never forgot That even the dreadful martyrdom must run its course.' (W.H. Auden, Musée des Beaux-Arts).

Max Neuhaus died on Tuesday 3.II.09.

New York 5.II.09

Yehuda Emmanuel Safran

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

Lucio Passarelli a Roma

In occasione del conferimento del premio alla carriera ROMARCHITETTURA a Lucio Passarelli da IN/ARCH – ACER – Ordine degli Architetti CPP. Lunedì 16 febbraio 2009 ore 20,00 all’ACER – Via di Villa Patrizi 11, Roma. Incontro con Lucio Passarelli. Saluti di Eugenio Batelli e Amedeo Schiattarella.

Introducono Massimo Locci e Livio Sacchi.

 

L’OPINIONE

 

La nuova Bocconi

Colpisce il grande plauso per un edificio, di buona fattura ma certo non eccezionale, come la nuova Bocconi di Milano. Un’opera di maniera dove sono sin troppo apertamente denunciati riferimenti al classicismo snob e minimalista di Tadao Ando e David Chipperfield. Conditi in facciata da una spruzzatina di neobrutalismo alla Marcel Breuer.  E’ possibile che il  motivo del successo dell’opera sia da ascrivere al bisogno di digiuno formale dopo anni di vacche troppo grasse. E, in Italia, a un gusto mai sopito, di ascendenza accademica, per l’architettura della mortificazione. Certo e' che e' difficile, per il suo assetto spaziale, immaginare la Bocconi come una scuola brillante e frizzante. E’ molto più facile vederla come un convento-prigione per futuri dirigenti o come una catena di montaggio per manager in giacca e cravatta. LPP

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

 

Cartolina Marinetti

“Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che oggi fanno uso del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell’automobile, del transatlantico e del dirigibile, dell’aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano non pensano che queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d’informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza. Questa influenza sviluppa un ‘nuovo senso del mondo’: gli uomini conquistarono successivamente il senso della casa, il senso del quartiere in cui abitavano, il senso della città, il senso della zona geografica, il senso del continente. Oggi posseggono il senso del mondo; hanno mediocremente bisogno di sapere ciò che facevano i loro avi, un bisogno assiduo di sapere ciò che fanno i loro contemporanei di ogni parte del mondo: Conseguente necessità, per l’individuo, di comunicare con tutti i popoli della terra”. (da “L’immaginazione senza fili e le parole in libertà”, maggio 1913).

 

Cartolina la fine della storia

Finita la storia, inizia la geografia.

 

Cartolina l’avanguardia del secolo scorso

Compiendo cent’anni, il futurismo è diventato l’avanguardia del secolo scorso. Occuparsi del futurismo, oggi, ha forse il significato di guardare indietro (in cerca di rassicurazioni?) più che verso il futuro.

 

FOCUS SUdi Diego Caramma

 

Stralci da J.-M. de Gérando, I segni e l’arte di pensare

«… facendoci conoscere la natura delle facoltà che seppero metterlo in opera, il linguaggio deve anche aiutarci a penetrare meglio il segreto di quel pensiero che è destinato a tradurre. (…) Il linguaggio è per noi come quelle tracce che il piede del viaggiatore imprime nelle sabbie di un vasto deserto e che lo guidano quando vuole ritornare sui suoi passi. (…) Esso fissa dunque, in qualche modo, un pensiero fuggevole; dà corpo a un pensiero invisibile, diviene uno specchio in cui l’uomo, sopreso, scorge la propria intelligenza».

«I segni avvolgono in qualche modo, con la loro influenza, tutte le facoltà dello spirito, partecipano a tutte le nostre operazioni».

 

TELEGRAFICO COMMENTO

 

LPP: Valerio Mosco e la debolezza dell’architettura italiana

Perché l’architettura italiana non decolla, nonostante tutte le attenzioni critiche che ha ricevuto negli ultimi anni? Ecco una domanda che merita una risposta attenta e non ruffiana. L’articolo di Valerio Mosco che pubblichiamo di seguito nella rubrica DOCUMENTI mi sembra un contributo prezioso che ha finalmente il coraggio di dire che con l’architettura calligrafica, piacevole ed elegante che produciamo non si va da nessuna parte. Occorrono più idee e più coraggio. (LPP)

 

DOCUMENTI

 

Valerio Mosco: la debolezza dell’architettura italiana

Luca Molinari afferma che se “ l’architettura italiana ha perso l’appeal internazionale  che la faceva solo negli anni Settanta, questo non è dovuto unicamente a un cattivo posizionamento nel marketing, ma soprattutto alla generalizzata debolezza dei contenuti di cui si fa portatrice” (http://abitare.it/featured/luca-molinari/langswitch_lang/it).

Vero, tristemente vero. Detto ciò Molinari dopo aver gettato il sasso, nasconde la mano e ancora una volta la debolezza è vista con benevolenza, come un momento di passaggio verso un non ben identificato futuro. Questa benevolenza lascia perplessi. Se si afferma infatti che l’architettura italiana è “debole” e per di più che questa debolezza è “generalizzata”, è necessario ipotizzare degli strumenti per combattere un sintomo la cui patologia deve inquietare, se non altro perché è la stessa da più di un decennio. 

A mio avviso due disattenzioni ed una felpata remora ideologica contribuiscono in maniera determinante alla debolezza dell’architettura italiana.

(per leggere il seguito dell’articolo: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=1815 )

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Vivere l’architettura in tv

Mercoledi 11 febbraio alle ore 23:00 andra’ in onda su Romauno la settima puntata della terza serie di ‘Vivere l’architettura’ dedicata al tema “Il colore della città”. La clip prende in esame il Piano del colore del borgo di Ostia Antica progettato dall'arch. Giuliano Fausti, presente nel filmato insieme a Fabio Mulas. Ospiti in studio il prof. arch. Paolo Marconi, il color designer Federico Picone e gli architetti Andrea Giunti e Silvio Luigi Riccobelli.L’arch. Valentina Piscitelli intervista il prof. ing. Marco Frascarolo.Repliche: sabato 14 febbraio ore 12:00 e domenica 15 febbraio ore 18:00Per  rivedere tutte le puntate: www.fjfm.it <http://www.fjfm.it/>  Roma Uno analogico canale 31 - satellite SKY canale 860 - streaming video:  www.romauno.t

 

La Cultura del progetto a Roma

La Cultura del progetto tra Architettura E Design Promossa da: Facoltà di Architettura “Valle Giulia” La Sapienza, Istituto Mides Casaidea, Fiera di Roma Sala Convegni, Pad.11.

Venerdì 13 febbraio 2009, ore 16,00: Exhibit Design Architetture alla Piccola Scala. Enzo Turiaco, Richard Vincent Moore, Daniela Fonti. Introduce e coordina Rossella Caruso. Ore 18,00 Cerimonia di premiazione del Concorso “80 voglia di casa” Amedeo Schiattarella, Andrea Mazzoli, Aurelio Magistà, Susanna Nobili.

Sabato 14 febbraio 2009, ore 10,30 Territori di Confine. Piero Sartogo e Natalie Grenon, Cristiano Toraldo di Francia, Marta Laudani e Marco Romanelli, Jean Marc Schivo,  Renzo Gallo,  Massimo Paperini, Introduce e coordina Stefano Catucci

 

Premio alla carriera Romarchitettura a Roma

I lunedì dell'architettura Lunedì 16 Febbraio 2009, Ore 20.00 Acer - Via Di Villa Patrizi 11, Roma In/Arch Lazio - Acer - Ordine Degli Architetti Cpp in occasione del conferimento del Premio alla carriera Romarchitettura a Lucio Passarelli incontro con Lucio Passarelli saluti di Eugenio Batelli e Amedeo Schiattarella. introducono Massimo Locci e Livio Sacchi

 

Experience … Finland a Roma

Experience … Finland dall'11 febbraio 2009, una rassegna su architettura, design, musica e gastronomia del Paese nord europeo. Un evento organizzato dall’architetto Arianna Callocchia, con la partecipazione dell’Ambasciata di Finlandia, dell’Ordine degli architetti di Roma e provincia, dell’Ordine degli architetti finlandesi SAFA, il Museum of Finnish Architecture of Helsinki, l’Alvar Aalto Academy, il Design Forum Finland e l’IN/ARCH. L'evento si inaugura mercoledì 11 febbraio, alle ore 19.00, nella sala conferenze Acer (via di Villa Patrizi, 11) con la conferenza di Pekka Helin dello studio finlandese Helin & Co .

Giovedì 12 Febbraio 2009 inaugurazione mostra ore 19.00 Casa dell'Architettura - piazza M. Fanti 47, Roma Finnish Architecture 0607 mostra di architettura prodotta dal  Museum of Finnish Architecture di Helsinki in collaborazione con Safa e l'Alvar Aalto Academy

 

Carmody & Groarke a Roma

London - Rome: Work in Process, presentazione e inaugurazione mostra "Time Scale" dei Carmody Groarke, h. 18.00 Conferenza di Andy Groarke e Kevin Carmody presentata da Francesco Garofalo  traduzione consecutiva h 19.30 Inaugurazione mostra in programma dal 12 febbraio al 5 marzo 2009. Alla British School at Rome i Carmody Groarke realizzeranno un'installazione trasferendo nella galleria il carattere del loro studio londinese.

The British School at Rome, Via Gramsci 61, Roma

 

Evoluzione e Architettura tra scienza e progetto a Roma

Martedì 17 febbraio alle ore 17,00 alla Casa dell’Architettura sarà presentato il libro di Ruggero Lenci Evoluzione e Architettura tra scienza e progetto (Prospettive Ed., Roma, 2008) da Lucio Valerio Barbera, Roberto De Rubertis, Marcello Rebecchini, Amedeo Schiattarella. Coordinerà Claudio Presta, interverranno Franco Purin ed Enzo Scandurra. Sarà presente l’autore.

 

Campus Rom a Milano

Mercoledi' 18 Febbraio 2009 – 18.30 Campus Rom. Esperienze di apprendimento reciproco fra Stalker e i Rom un progetto di Stalker/Osservatorio Nomade presentato da Lorenzo Romito e Francesco Careri. Intervengono Giorgio de Finis, con il film documentario "ROME TO ROMA_diario nomade"; Fabrizio Boni, con il video “Savorengo Ker: la casa di tutti” presentato alla XI Biennale Architettura di Venezia; Najo Adzovic, rappresentante del campo Casilino 900 Ingresso gratuito, dalle ore 18.30 Via Giorgio Merula, 62  20142 Milano t|f +39.02.89181326

 19 Marzo. Abitare Straniero, un progetto di Marco Navarra_NOWA; intervengono Stefano Mirti e Mario Lupano

22 Aprile. La città trasparente, un progetto di Margarita Andreu; intervengono Anna Daneri e Francesco Tiribelli

13 Maggio. Incompiuto Siciliano, un progetto di Alterazioni Video; intervengono Salvatore Silvano Nigro e Alessandro Rocca

 

Dante O.Benini a Milano

Presentazione del volume Dante O.Benini & Partners Architects a cura di Cesare de Seta, giovedì 12 febbraio 2009 ore 18.00.Intervengono Cesare de Seta e Vittorio Sgarbi, presenta Pierluigi Panza. Armani/Privè via Manzoni 31 Milano.

 

I Linguaggi dell’arte a Firenze

Scandicci Cultura, Compagnia Krypton Teatro Studio Scandicci I Linguaggi Dell’arte giovedì 19 febbraio ore 21.00 presentazione del libro Design Contemporaneo mutazioni oggetti ambienti architetture di Patrizia Mello. Durante l’incontro verranno presentate immagini del lavoro di Philippe Starck, Droog Design, Alberto Meda, Valvomo, progetti, oggetti, ambienti…Teatro Studio. via Donizetti, 58 Scandicci (Fi) 055.7591591 nfoteatro@scandiccicultura.it

 

Un nuovo modello di mobilità… a Bologna

Convegno promosso da Ascom Bologna: Un nuovo modello di mobilità per un nuovo progetto di città. Relatori: Filippo Boschi, Glauco Gresleri, Nicola Leonardi, Marco Ponti, Roberto Scannavini, Andrea Trebbi. Bologna, Strada Maggiore, 23, Salone dè Carracci, giovedi 26 febbraio 2009, ore 16.

 

Lezioni di paesaggio di Emanuele Picardo a Genova

Giovedì 12 febbraio 2009 ore 17 Genova|Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Genova presentazione del terzo libro della collana editoriale plug_in, Emanuele Piccardo, Lezioni di paesaggio introduzione Giorgio Devoto, Germana Tinelli conversazione aperta con gli autori emanuele piccardo, brunetto de batté, marcella rossi, ]zerozoone[, fabrizio basso, vittore fossati, artiva_design...

 

Eco-design & Eco-innovazione ad Ascoli Piceno

Inaugurazione della mostra: Eco-design & Eco-innovazione. Progetti e prodotti per un futuro sostenibile, promossa e organizzata  dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino e dal Consorzio Universitario Piceno, che si terrà il 14 febbraio 2009, alle ore 19,  presso il Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno. Prima dell’ inaugurazione della mostra si terrà il Convegno Eco-design & Eco-innovazione. Percorsi per uno sviluppo competitivo e sostenibile, presso la Sala della Ragione del Palazzo dei Capitani, dalle ore 14 alle ore 19.La mostra e il convegno sono organizzati nell'ambito delle attività del Master in "Eco-design & Eco-innovazione. Strategie, metodi e strumenti per la progettazione e lo sviluppo di prodotti eco-sostenibili², attivato nell¹a.a. 2007/08 presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Camerino, con sede ad Ascoli Piceno.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Carmody Groarke a Roma

London - Rome: Work in Process, mostra Time Scale dei Carmody Groarke dal 12 febbraio al 5 marzo 2009. The British School at Rome, Via Gramsci 61. Roma

 

Arteinmemoria5 a Roma

Mostra Arteinmemoria5 nella Sinagoga di Ostia dal 25 gennaio al 15 marzo 2009, espongono: Marco Bagnoli, Daniel Buren, Gianni Caravaggio, Susanna Solano.. Scavi di Ostia Antica, viale dei Romagnoli 717-00119 Roma

 

Bruno Munari a Roma

Dal 26 Settembre 2008 al 22 Febbraio 2009 Roma festeggia Bruno Munari. Museo dell’Ara Pacis, Casina di Raffaello, EXPLORA il Museo dei Bambini.

 

Costruire con la Gente a Milano

Mostra Costruire con la Gente Politecnico di Milano  dal 9 al 20 febbraio 2009 Politecnico di Milano aula Rogers via Amperè 2 Milano

 

Michelangelo a Firenze

Michelangelo e il linguaggio del disegno di architettura In occasione del convegno Michelangelo e il linguaggio del disegno di architettura, tenutosi al Kunsthistorisches Institut in Florenz e alla Casa Buonarroti dal 29 al 31 gennaio 2009, è stata organizzata nel museo di quest’ultima istituzione una mostra costituita da 23 disegni di architettura di Michelangelo appartenenti alla Collezione della Casa Buonarroti. La mostra, che presenta un’occasione straordinaria per il numero, la rilevanza estetica e l’importanza storica dei pezzi, resterà aperta fino a lunedì 16 marzo 2009. Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze Orario: tutti i giorni dalle 9.30 alle 14; Chiuso il martedì. Biglietto: intero € 6.50, ridotto € 4,00

 

Fernando Rea a Frosinone

Mostra di Fernando Rea,  La casa di Dedalo a cura di Rocco Zani. Villa Comunale, via Marco Tullio Cicerone – Frosinone dal 5 al 24 febbraio 2009

 

Why We Came a Lecce

Passages arte architettura design progetto a cura di Marco Petroni presenta Why We Came video di Zimmerfrei dal 7 febbraio al 6 marzo 2009 Lecce ,Cantieri Teatrali Koreja

 

Ron Arad:NO DISCIPLINE a Parigi

Mostra monografica del designer/architetto inglese Ron Arad dal titolo NO DISCIPLINE. Dal 20 Novembre al 16 Marzo 2009. Centre Pompidou, Galerie sud, niveau 1.Paris

 

Andrea Palladio a Londra

Andrea Palladio: His Life and Legaci Londra, Royal Academy of Arts. Main Galleries dal 31 gennaio al 13 aprile 2009. Per info http://www.royalacademy.org.uk/

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico

 

Incontri itineranti 2008-2009 8 a Taurasi

Ottavo incontro in Irpinia dedicato all’Architettura. Sabato 21 febbraio si terrà nel borgo medioevale di Taurasi una visita guidata ai lavori di restauro effettuati al Castello. L’incontro di Taurasi è dedicato al Paesaggio ed in particolare al ruolo della geomorfologia nella pianificazione territoriale. Info: http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/incontri-itineranti-2008-2009/

 

Workshop Luce e Ben-essere a Milano

L’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele organizza Luce & Ben-Essere, un workshop dedicato alla luce in relazione al benessere psicofisico della persona. Il tema viene affrontato attraverso una visione interdisciplinare che mette in relazione la medicina, la tecnologia, l’architettura e il lighting design.

Obiettivo del workshop è fare il punto sui risultati raggiunti con la luce in campo medico-scientifico e tecnologico e ragionare sulle sue applicazioni nel mondo dell’architettura e del design, al fine di costruire una catena di valori alla base di servizi innovativi disegnati intorno alla persona. Partecipazione: gratuita con iscrizione obbligatoria. 25 febbraio 2009, ore 9.30-17.00, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Sala Conte Biancamano, Via Olona 6, Milano. Info e iscrizioni: lucebenessere@hsr.it

 

Workshop Henri Bava-Lisa Diedrich a Milano

Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano. Contemplerà una serie di apporti teorici giornalieri e si svilupperà in tre fasi pratiche: conoscenza ed interpretazione del luogo; elaborazione del progetto; dibattito e presentazione delle proposte. Partecipanti: studenti, neo-laureati e dottorandi in architettura, ingegneria e agraria, professionisti del settore, tecnici delle amministrazioni, personale dei parchi, studi di progettazione ambientale. Milano, 6-10 maggio 2009.Info e iscrizioni: www.acmaweb.com

 

Progettare la sostenibilità a Firenze

Il workshop Progettare la sostenibilità si configura come un’occasione importante per una riflessione sulla progettazione sostenibile applicata ad una concreta realtà urbana, quale può essere un'area in trasformazione all'interno di una città così peculiare e urbanisticamente rappresentativa come Firenze. Il workshop sarà condotto dall’architetto Mario Cucinella, che da tempo si occupa di queste tematiche. Durante lo svolgimento del workshop lo spazio Alcatraz, presso il complesso della Stazione Leopolda di Firenze, ospiterà convegni e letture in cui si confronteranno figure e proposte di rilievo del panorama locale e internazionale.Partecipanti: 30 architetti e ingegneri fino ad esaurimento posti. 24-28 Marzo 2009, Spazio Alcatraz, Stazione Leopolda, Viale Fratelli Rosselli 5, Firenze. Info:www.and-architettura.it – www.progettosapere.eu <http://www.progettosapere.eu>

 

Premio Internazionale Torsanlorenzo 2009

E' stato istituito il Premio Internazionale Torsanlorenzo 2009 con la finalità di promuovere progetti realizzati e la qualità del verde urbano e forestale. Le sezioni sono le seguenti:la progettazione paesaggistica nella trasformazione del territorio - interventi di restauro, ripristino e recupero ambientale; la cultura del verde urbano – la qualità degli interventi nella città: la piazza, il verde di quartiere, il parco urbano e privato; giardini privati urbani e suburbani. Scadenza domande: 6 marzo 2009. Info e iscrizioni:

www.esempidiarchitettura.it/news.php?id=362 <http://www.esempidiarchitettura.it/news.php?id=362>

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

Intervista a UFO - Urban Future Organization

Rispondono Claudio Lucchesi e Andrew Wai-Tat Yau

- Cosa ha spinto la formazione di UFO - Urban Future Organization?

CL: L’idea di ufo nasce durante un corso post-laurea all’Architectural Association di Londra. Molto ha contribuito Jeff Kipnis che ci ha stimolati a lavorare in gruppo, ma la forza di Ufo si trova nel profondo legame umano che si è creato tra noi.

- Sappiamo che Ufo riunisce sotto il suo nome architetti provenienti da diverse parti del mondo.  In che modo le differenti culture che coesistono nel vostro studio influiscono sul vostro lavoro?

CL: I nostri lavori seguono concetti studiati alla AA. Tutti i progetti racchiudono in sè il frutto delle esperienze di svariate culture. Questi continui scambi arricchiscono la nostra conoscenza.

- In che modo negli anni si è evoluto il vostro modo di progettare?

AY: La nostra è un’organizzazione in continuo cambiamento. L’idea di essere un Insieme non è mai cambiata ma, proprio per questa ragione, tutti i nostri propositi si sono evoluti con le tecniche emergenti, i materiali e le tecnologie, le  ibridazioni nelle tipologie, le conseguenze nell’ ambiente, la forma e gli effetti architettonici. I nostri interessi sono sempre molto diversi e influenzati dai continui aggiornamenti che ogni membro dell’organizzazione porta con se da ogni parte del mondo. Le nostre proposte progettuali cercano sempre di rivolgersi alle differenze locali. Il nostro,infatti, è un approccio sempre critico e di sfida verso il pensiero corrente e verso l’attività professionale inclusa la nostra. Nel clima economico corrente, non vediamo l’ora di testare i vantaggi della flessibilità e delle piccole ma  molteplici operazioni. Siamo in continua evoluzione. 

- Tre aggettivi per definire il vostro lavoro

CL: Armonia, fluidità, dinamismo.

- Il progetto che più vi rappresenta o che ha avuto maggior successo

CL: Sicuramente il National Concert Hall di Sarajevo. È un progetto che si basa su 3 punti fondamentali:

creare un parco urbano nel cuore della città

fornire un’area vivibile ai cittadini di Sarajevo

stemperare i confini dell’edificio che si trova al centro della città per indirizzarsi ad attività esterne e non percepire concettualmente la dimensione del complesso.

Tali presupposti hanno preteso il bisogno di nuove implicazioni dello spazio, che permetta di superare i confini non tangibili; la diversità diverrebbe fonte di ricchezza per la città, ed invece di determinare linee di separazione e di divisione, fornirebbe esperienze e proposizioni creative in un continuum interattivo. Il sito scelto per il concert hall diventa così l’area di questo particolare status, dove la gente trova occasione di una reciproca comprensione in una personale soddisfazione. Il nostro progetto parco non è visto solamente come un’estensione della parte esterna dell’edificio, come elemento aggiuntivo, estetizzante, marginale nel contesto, ma come elemento attivo, generatore di forme di attività pubblica, di un vivace e piacevole modus vivendi, di attore nel teatro del vivere quotidiano; in definitiva come parte integrante dell’edificio stesso.

- Quanti dei vostri progetti riescono a essere realizzati a differenza di quelli che rimangono ad un puro stato concettuale?

CL: La percentuale di realizzazione è molto bassa. Viviamo una condizione dove la qualità interessa a pochissime persone e non c’è educazione verso l’architettura, che peraltro costa, puoi mostrare anche migliaia di disegni ma la gente vuole vedere i progetti realizzati per rendersene conto.

- In che modo i principi del sistema parametrico sono entrati nella vostra progettazione?

AY: Sicuramente ha cambiato il modo in cui lavoriamo. Nell’ elaborazione di  uno schema planimetrico in Vietnam abbiamo usato il controllo parametrico per i punti di vista, gli accessi pubblici, i corridoi, le altezze e per alti tipi di indicazioni richieste nel progetto. Le risposte, che questo sistema da, ci permettono ti sperimentare diverse possibilità in poco tempo, inoltre l’informazione prodotta può essere aggiornata istantaneamente con ogni tipo di correzione al disegno. Per esempio, abbiamo sviluppato la facciata di una casa in Corea secondo il controllo parametrico del sistema di oscuramento, questa, infatti, è una delle cose più semplici che la progettazione parametrica permette. 

- Quale è il vostro punto di vista riguardo questo sistema di progettazione? E’ davvero così utile nella formulazione di un progetto o si riduce ad una mera scelta di impatto grafico?

AY: L’uso della modellazione parametrica è diventato uno strumento essenziale nella  maggioranza dei progetti orientati ad una pratica in cui le risposte progettuali, le invenzioni digitali e le loro implicazioni sono considerate ad un alto livello. Per fare alcuni esempi, Zaha Hadid Architects, KPF,  Fosters, HOK, AEDAS e Arup sono diventati studi in cui l’uso della modellazione 3d è diventata essenziale nel loro lavoro. Inoltre, nel prossimo futuro, saranno disponibili molti altri software che, con il tempo, diventeranno ancora più intuitivi e facili da usare rispetto a quanto lo erano cinque anni fa.

- Sappiamo che durante l’ultima Biennale di Venezia siete stati invitati da Patrick Schumacher al “Dark Side Club” per confrontarvi proprio sull’importanza della progettazione parametrica nell’architettura contemporanea. Quale è stato il vostro contributo?

AY: Abbiamo discusso in generale sull’ Urbanistica e la progettazione parametrica con  Jeff Kipnis, Patrick Schumacher  e Greg Lyn. Jonas Lundberg, uno dei nostri membri,  ha prima presentato il progetto del Vietnam e poi si è discusso su alcuni sistemi digitali e su ricerche progettuali e ambientali su cui abbiamo recentemente lavorato. E’ stata una importante opportunità per vedere i lavori e le potenzialità architettoniche e scultoree che altri studi hanno elaborato nella loro pratica. Inoltre si è discusso sui propositi dell’Architettura e sull’importanza della tecnologia e dei suoi strumenti. Bisogna dire che c’è un grande entusiasmo nell’ esplorare le differenti possibilità che gli strumenti parametrici hanno sopratturro nell’essere un valido aiuto alla progettazione, siamo, infatti, interessati alla costruzione parametrica e alla bellezza generata da questa.

 - Secondo voi, il “Parametricism”, come viene chiamato da Patrick Schumacher nel suo Manifesto, può rappresentare il nuovo stile dei nostri giorni?

AY: Come ho già detto, c’è un grande interesse nella progettazione parametrica vista come una essenziale e generativa tecnica nella produzione architettonica. Personalmente credo che sia una questione che vada oltre il concetto di estetica e di Stile. C’è molto di più nella struttura teorica, cioè  nel pensiero e nell’apporccio ad una progettazione “non parallela”; Stiamo anche discutendo su quella pratica che dal disegno alla costruzione dell’edificio usa un meccanismo di lavoro coerente capace di trasmettere informazioni avanti e indietro. Credo che la progettazione parametrica cambierà il modo in cui costruiamo così come il modo in cui progettiamo, e non è interessante solo per noi progettisti, forse lo è anche molto di più per altre discipline

 

NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato

 

Eventi

Aranguren & Gallegos hanno inaugurato il Parador di Alcalá de Henares (clicca per Maggiore informazione), Madrid.

Il progetto, esposto nel 2006 nel MOMA di NY, rompe con la tradizione dei Paradores spagnoli, caratterizzati da un gusto classico e storicista. L’intervento, si inserisce in un convento del XVII secolo, nel centro storico di Alcalá de Henares. Gli architetti sotterrano l'edificio riprendendo la trama del Jardín Tallado, una reticola di orti di circa 3000 mq.

 

Centro Niemeyer ad Avilés, Asturias, Spagna

Realizzata la cupola dell’edificio, che si inaugurerá nel 20010. Sembra che per istallare la cupola, che é alta 18 metri e occupa una superificie di 4000 mq, sia stato utilizzato un processo nuovo: una doppia membrana di PVC iniettata con calcestruzzo. La notizia é de El País 7 febbraio 2007: Un techo para el Centro Niemeyer de Avilés

 

Mostre ed eventi

Antonio Bonet Correa: “Arquitectura y memoria. El valor patrimonial del monumento” Conferenza di apertura del Master Oficial en Conservación y Restauración del Patrimonio Arquitectónico. 17 febbraio 2009, ore 17.30, Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid, Avda. Juan de Herrera, 4.

 

COAM (Colegio Arquitectos de Madrid). Mostra De Fondo Antiguo: Andrea Palladio (1508-1580): V Centenario (per informazioni clicca). Biblioteca del Coam / 19 gennaio - 15 maggio 2009.

 

ARCO 2009 (clicca). Madrid. 28ª Feria de Arte Contemporáneo Internacional. Paese invitato: India. 11 – 16 febbraio. Aperto al pubblico a partire da giorno 13.

Presso IFEMA, Madrid.

 

Il MUSAC (clicca), Museo de Arte contemporáneo di León (Castilla La Mancha), progettato da Mansilla & Tuñón, presenta il calendario di eventi

 

Ricordiamo

Il  ciclo corto-circuitos (per leggere il programma clicca qui). Organizza la Universidad Camilo José cela con l’Instituto de Arquitectura del COAM. Direttori: David Archilla, Covadonga martinez Peñalver e José Manuel Santa Cruz Chao. Intervengono: Juan Herreros, Javier Fresneda, Javier Sanjuán, Federico Soriano, Ángel Borrego, Andrés Perea, Victoria Acebo, Ángel Alonso, José María Ezquiaga e Izaskun Chinchilla.

 

Mostre

Presso la Fundación de Arquitectura del COAM, C/ Piamonte a Madrid, é possibile visitare tre mostre fino alla fine di febbraio:

Excepto 22. Enrique Pujalta. Playfulness.

Fernando Menis. Razón + emoción

Javier Seguí. Variaciones al cubo en sección. Una selezione estratta dai piú di 20.000 disegni Della serie “ininterrumpido dibujar” dell’architetto e Professore di Expresión Gráfica della ETSAM (niversidad Politecnica Madrid).

 

Continua Zoe Leonard nel Reina Sofia

Il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid dedica alla Leonard (Liberty, New York, 1961) questa amplia mostra dal titolo Fotografías aperta fino al 16 febbraio 2009. L’allestimento, minimalista, é di Juan Herreros.

 

FINNIKA...NOTIZIE DALLA PERIFERIA NORD DELL'EUROPA di AgaTino Rizzo e Francesco Allaix

 

Mind and Matter

Mind and Matter – Nordik 2009 Conference for Art Historians si svolgerá a Jyväskylä, Finlandia, dal 17 al 19 settembre 2009. L'evento é organizzato dal Dipartimento di Studi sull'Arte e la Cultura dell'universitá di Jyväskylä. Quest'anno vi participeranno, tra gli altri, Per H. Hansen, David Morgan e Naomi Stead. Entro il 15 febbraio é possibile proporre un proprio contributo (massimo 400 parole) su differenti temi, tra i quali Politiche della storia dell'arte, Paesaggi spirituali, Immaginando la memoria, Processi creativi, Visualizzando fede e credenze, Questione di design.

http://jyu.fi/nordik2009

 

Casadellarchitettura - Rassegna

Casadellarchitettura - Rassegna su architettura, design, musica e gastronomia finlandesi organizzata dall'arch. Arianna Callocchia, con la partecipazione dell'Ambasciata di Finlandia, dell'Ordine degli architetti di Roma e provincia, dell'Ordine degli architetti finlandesi SAFA, il Museum of Finnish Architecture of Helsinki, l'Alvar Aalto Academy, il Design Forum Finland e l'IN/ARCH.

-11 febbraio 2009, ore 19.00 nella Sala Conferenze ACER - via di Villa Patrizi 11, Roma: Conferenza dell'architetto Pekka Helin presenta i lavori dello studio finlandese Helin & Co che riflettono lo sviluppo della città di Helsinki e della società finlandese negli ultimi anni.

-12 febbraio - 8 marzo 2009, alla Casa dell'Architettura - piazza M. Fanti 47, Roma: Finnish Architecture - 0607, una panoramica sull' architettura finlandese contemporanea, attraverso 25 progetti, da abitazioni ad edifici pubblici e piani urbanistici, realizzati negli anni 2006 e 2007, e idee di ristrutturazione di costruzioni risalenti agli anni'50 e'70.

-12 febbraio - 8 marzo 2009, alla Casa dell'Architettura - piazza M. Fanti 47: COOL DOZEN + Chair and Textile Design from Finland, una selezione di sedie, stoffe e lampade che propone una rilettura di questo specifico settore del design finlandese dagli anni Cinquanta ad oggi.

-13 Febbraio 2009, ore 19.00 al Bistolfi Show Room - viale Regina Margherita 46, Roma: Enjoy Finland: per conoscere la cultura finlandese le installazioni dei designer Eero Aarnio, Elena Kihlman e Kristiina Lassus in un mix di video proiezioni, musica, drink e piatti tipici.

http://www.casadellarchitettura.it/

 

Full House al Kiasma

Al Kiasma apre “Full House”, una lettura del movimento minimalista americano sorto fra la giovane generazione di artisti newyorkesi alla fine degli anni sessanta. Ed è a partire da questo periodo storico, gli anni settanta, che la mostra tenta di estrapolare i recenti risultati della ricerca minimalista. La spersonalizzazione, geometricità, ripetitività e l’uso creativo di materiali industriali sono alcune delle caratteristiche che hanno accomunato questo gruppo di artisti. Ad Helsinki fino al 18.01.09 (http://www.kiasma.fi/index.php?id=1447&L=1&FL=1).

 

RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini

 

Viviamo un’epoca meravigliosa?

“ La vera belle epoque non è la nostra? I nostri compiti sono immensi, smisurati: alla nostra comprensione ed alla nostra generosità sono chiesti impegni straordinari. Viviamo un’ epoca meravigliosa. “ Ma cosa è successo dopo soli 50 anni da questo pensiero di Gio Ponti da sembrare che ne siano in realtà trascorsi più di 1000? Per essere sinceri ora ci occupiamo di più gustosi problemi: commercio di progetti pubblici, confusione di ruoli, finta concorrenza, concorsi truccati, viste e riviste patinate, facoltà di architettura in ogni quartiere, biennali invecchiate, archistar parafulmine, restauri dei restauri, il tutto condito con saporite sottosogli(ol)e alla mugnaia.

Ma perché mai ci lamentiamo tanto?  Viviamo un’epoca meravigliosa.

 

OCCHIO ALL’ECOLOGIA a cura di Francesca Capobianco

 

Il verde è il colore della speranza

Dalla parola all’azione: il sogno americano prende corpo, ora, nel Green New Deal di Barack Obama con le disposizioni esecutive che impegnano l’Agenzia Americana per la Protezione dell’Ambiente, l’Environmental Protection Agency, a definire standard più rigorosi per le emissioni dei gas di scarico delle automobili per la California e altri 13 Stati tra cui New York, Arizona, New Jersey. Obiettivo prioritario, ha sottolineato il Presidente, è quello di rendere gli Stati Uniti sempre più indipendenti dal petrolio dei paesi stranieri incentivando l’utilizzo di auto pulite, raddoppiando la produzione di energia da fonti alternative rispetto a quanto accade attualmente, potenziando le linee elettriche e adottando misure per il risparmio energetico con nuovi standard nel settore edilizio, per gli edifici residenziali esistenti e nuovi e per gli edifici federali. Modalità di vita più responsabili dovrebbero portare alla definizione di una new energy economy dotata di un grosso potenziale di creazione di nuovi posti di lavoro, nella formulazione di un circuito produttivo sostenibile (vedi A. Flores D’Arcais,” Obama lancia il New Deal verde. Mai più dipendenti dal petrolio”, la Repubblica, 27.01.09; www.whitehouse.gov). La ricerca e la tutela della propria autonomia identitaria, e in primis l’indipendenza economica dal petrolio, segnalano, dunque, una possibile e praticabile (?) via d’uscita dalla crisi, mettendo in moto quel processo di cambiamento degli stili di vita, e una delle condizioni di sopravvivenza, a partire dalle risorse locali, destinato a coinvolgere tutti gli stati dell’Unione. Non a caso i primi settori strategici dell’intervento sono stati individuati nell’area dei bisogni primari di una grande comunità: la mobilità e la residenza. “Scienza solida” e non “ideologia rigida”: questi per Obama i fondamenti di un progetto che a partire da condizioni strutturali della nazione rinvia alla necessità della diffusione globale di una nuova consapevolezza ambientale.

Il cambiamento risulta un passaggio obbligato che richiede volontà condivise nelle diverse realtà politiche: gli altri grandi paesi, come la Cina e l’India,  dovrebbero tempestivamente manifestare la loro disponibilità a modificare i loro circuiti produttivi nell’ottica della creazione di un circuito verde a livello globale: una sorta di reazione ecologica a catena. Sullo sfondo l’appuntamento internazionale di Cop 15 (Conference of Parties) previsto per il prossimo Novembre a Copenhagen che dai ricercatori e tecnici di differenti settori è considerato come una final deadline al di là della quale non si può andare.

E’ notizia recente che la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di investire 58 miliardi di euro per potenziare la sua produzione di energia facendo ricorso a energia eolica, solare e a energia nucleare. Afferma il direttore del Ministero dell’Energia di Pechino, Zhang Guobao, “Questa crisi può diventare l’occasione accelerare il cambiamento” (vedi F. Rampini, “Guerra allo smog. Il New Deal Cinese ora si colora di verde”, la Repubblica, 06.02.09; www.xinhuanet.com/english).

La Cina, oggi, si classifica al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per la produzione di energia eolica e secondo le previsioni del Global Wind Energy Council nel giro di un decennio eguaglierà la produzione della centrale idroelettrica costruita con la diga delle Tre Gole sul fiume Yangze (grande struttura che non molti anni fa fece discutere gli ambientalisti di tutto il mondo per i danni che avrebbe potuto portare al sistema fluviale nonché alla fauna).

Il vecchio carbone, materia prima largamente impiegata, anche in Cina sta creando non pochi problemi, dal punto vista ambientale e dal punto di vista della sicurezza e della salute dei minatori. Si ricorrerà alla strategia del carbone pulito, da un lato, dall’altro si potenzierà il ricorso al nucleare (oggi il nucleare soddisfa l’un per cento del fabbisogno energetico) con la costruzione di 16 nuovi reattori (F. Rampini, cit.).

Come sottolinea Ian McEwan (vedi Ian McEwan, “Green New Deal”, la Repubblica, 18.11.08; www.ianmcewan.com) quindi la questione e la portata della sfida ambientale sono acquisizioni chiare e nette, ma ora il gioco passa nelle mani del mercato e dei “contabili” cui è delegato il compito di valutare gli interventi in termini di investimenti, di fattibilità e anche di protocolli di attuazione. Non sfugge che il mercato ha leggi certe e costrittive: basterà la scienza solida di Obama che è ricerca in progress a identificare priorità e tempi? F.C.

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

L’uomo artigiano web

Fare è pensare. E’ questo il segreto del pensiero artigiano di ieri e di oggi. E di sempre. E’ il mio pensiero guida. Quello che spinge alla base, credo, spero, anche questa PresS/T d’arte, architettura, design e affini. Quella che ospita da tempo le mie trasversali riflessioni di viaggio. Tappe, toppe e intoppi della mia vita artigianale, progettuale, curiosa. Per questo mi è stata simpatica da subito, la PresS/Tinenza.

In effetti quello messo su nel tempo da Lpp è un laboratorio artigiano d’oggi. Chiaro, inesorabile, puntuale. Con paga (e piaga) pubblica settimanale. Laboratorio contemporaneo d’idee perché fluido, mobile, web. Ma con punti fissi certi e certificabili all’istante.

Per questo motivo vivo la nostra PresS/T come sperimentale laboratorio online legato originalmente al senso e ruolo degli artigiani itineranti di ieri. Quelli che, socializzando coralmente le tecniche sul territorio dell’arte normale, hanno fatto bella et utile l’Italia e l’Europa. Cioè le nostre antiche città fattuali. E le nostre case/laboratorio d’artigianato.

Tutte storie dinamiche sommerse astutamente dalle tante vecchie favolette design gonfiate e statiche. Oltre che stitiche ‘900. Ma noi dell’artigianato-pensiero mobile odierno non demordiamo. Evacuiamo e mobili-tiamo ancora. Veniamo da lontano, almeno dal Medioevo (per parlare solo degli ultimi tempi). E andiamo lontano. Siamo il futuro (futurismi a parte) meno improbabile, credetemi!

Entrando in merito alle dinamiche di gruppo, è  noto che i nostri, nel lungo tempo artigiano, sono sempre stati spazi di qualità guidati e normati da un demiurgo. Un progettista sociale immerso nel fare. Un uomo d’impresa industrioso. Alla Mastro Giorgio da Gubbio, ad esempio (che era di Pavia e passò per forse Napoli ad apprendere e prendere i suoi lustri, nda).

La parola demiurgo deriva dal greco e significa appunto “artigiano”. Cioè, letteralmente, chi “appartenendo al popolo, opera e lavora”. E quindi chi, secondo Platone, “costruisce l'Universo ordinando la materia bruta (molto bruta e brutta, nel mio caso, nda) a simiglianza delle Idee”. Per cui, figurato, il demiurgo è un “punto (in più) autorevole e carismatico, dotato di capacità creative e organizzative”. Insomma proprio il ritratto di Lpp!! O no?

E tutto ciò perché il bravo maestro artigiano (cioè il demiurgo, il Magister, il Dominus buono), nella parole del grande storico arabo Ibn Al hamar, “presiede a una casa mobile”. Qual è nella sostanza la bottega artigiana, anche telematica. Cioè una stazione di transito di saperi concreti e virtuosi. Oltre che virtuali. Laboratorio di scambio pratico, una PresS/T–Ferrovia (fare clic per obliterare il titolo di viaggio, prego)!

L’industria, da questo punto di vista dinamico odierno, non è altro che una federazione di botteghe artigiane autonome coordinate nella qualità dalla regia del demiurgo sociale. Così sia, musica Maestro!! Così come la città non è la somma di tanti egoismi formali e informalizzati, ma la federazione virtuosa dei laboratori e fabbriche (cioè, a Napoli, delle “fraveche”) artigianali d’oggi. Prospettiva di qualità non facile da percorrere, com’è evidente nella metropoli mediatica.

La crisi di sistema in corso apre però spazi propizi. E’ il nostro momento. Coraggio antichi audaci, bisogna osare! Bisogna (tentare e at-tentare di) cambiare spartiti e partiti! La Krisis in corso (il rapporto vita – morte, terra –cielo, corpo – macchina, economie – società, Cesare –Dio, Quirinale – Montecitorio), avrà gli effetti di una guerra mondiale. E’ la prima guerra globale. Con morti e feriti silenziosi. Bombe sociali oggi non quantizzabili e prevedibili nella loro virulenza. Attrezzarsi per il dopo, consegnare il testimone artigiano, prego.

Perché si sa che dopo la guerra c’è sempre il dopo-guerra e la ricostruzione globale. Necessitano perciò fare-idee nove. O almeno seminuove. Ben pezzottate, dico. Fatte e pensate in corso d’opera. E operazioni belliche silenziose.

L’uomo artigiano, come scrive Richard Sennet in un suo utile libro per la Feltrinelli, è perciò di nuovo in gioco. Con l’ aspirazione alla qualità e alla coralità. Corsi e rincorse della Storia. Fare un passo indietro per  riAbitare la Terra. Così sia.

 

LIBRI a cura di Francesca Oddo

 

La casa. Forme e ragioni dell'abitare

"Originalità e tradizione in un esaustivo manuale di indagine sull'evoluzione del concetto di abitazione. Il tema della casa viene interpretato in questo libro, in modo tradizionale. Fa parte della tradizione popolare il principio della proprietà. Qui si sviluppa tale idea trasformandola nella logica dell'appropriamento, da cui discende la logica dell'appropriatezza, della comodità, del trovarsi a proprio agio in un luogo adattato ai nostri bisogni. Nel costume borghese (e di una recente ricchezza) si libera il bisogno di originalità, al quale, peraltro, la competizione sociale, soprattutto in Italia, assegna un valore particolare. Scopo del volume è provare a tradurre l'originalità come bisogno d'identità, come principio d'appartenenza al luogo dell'abitare, al quartiere di una città che ha una sua propria struttura. La città contemporanea ha perso spesso la sua dimensione originaria e l'architettura del XXI secolo deve misurarsi con gli spazi e il traffico della metropoli. In contrasto con quanti hanno decretato, in un'economia di mercato globale, la morte dell'architettura e la scomparsa dell'identità urbana, le premesse, i quadri di riferimento, i progetti e le proposte qui raccolti mostrano soluzioni attente a contemperare le dimensioni di una società di massa con la varietà e la ricchezza dei momenti della vita." (Skira)

A cura di: Luciano Semerani. Editore: Skira. Anno: 2008. Pagine: 224. Prezzo: € 39.00

 

Ritorni da Shanghai

"Settanta viaggi tra 2001 e 2007. Viaggi di lavoro in Cina, soprattutto a Shanghai, ma anche a Beijing, Hong Kong, Dalian, Ningbo e Seul, con intermezzi in Qatar e altri 'scali tecnici' richiesti da una professione sempre più cosmopolita. Il protagonista dei viaggi, un affermato architetto urbanista, ha deciso di tenere traccia di questa esperienza, spesso esaltante e sempre faticosissima. Le sue sono pagine preziose per inoltrarsi nelle complesse dinamiche degli scambi professionali di un architetto europeo con i protagonisti che guidano i processi di modernizzazione della Cina odierna. I progetti per una nuova città per 100 mila abitanti o per il recupero di una «città italiana» del primo Novecento sopravvissuta in territorio cinese, per l'estensione della downtown finanziaria di Pudong o per un edificio moderno nel centro storico di Shanghai, lavori cui si aggiungono molteplici impegni per conferenze, interventi a convegni e interviste giornalistiche, sono tutte occasioni per verificare come la sfida professionale dell'architetto sia inscindibile dalla curiosità culturale per l'enigmatico universo cinese. Queste cronache, che si dipanano con il ritmo narrativo dei libri di viaggio, ci restituiscono così la difficile organizzazione del lavoro progettuale ma soprattutto ci introducono nei sorprendenti codici di una Cina contemporanea ben radicata in un'antichissima civiltà." (Allemandi)

Autore: Augusto Cagnardi. Editore: Allemandi. Anno: 2009. Prezzo: € 19.00

 

RECENSIONI E COMMENTI

 

Cherubino Gambardella Codice policromo. Architettura e tecniche di invenzione ( a cura di Giuliana Vespere).

Alinea editrice Firenze 2008 pp.175 a colori prezzo 28 euro

 

Codice policromo è un libro di ricerca architettonica.

È un trattato scritto da un progettista che si propone la finalità di rendere meno oscuro il procedimento dell’atto creativo provando a favorire il lettore nella scelta di un campo iniziale di azione , un campo in cui definire l’idea sintetica che porterà il peso e i dubbi di tutto il processo creativo.

Progettare è giocare con la memoria spostandola verso il futuro e il futuro in architettura impone di captare le istanze reali e simboliche con tempestiva ispirazione.

Codice policromo mette insieme foto di viaggio e schizzi di studio relativi ad opere viste ma non è un libro di storia, ne un testo di critica .

Pone architetture lontane nel tempo e nello spazio al centro del museo immaginario di chi l’ha scritto costruendo un taccuino ordinato per codici .

Ogni codice prefigura una condizione fondativa del progetto e il suo colore è desunto dal colore dell’edificio che questa condizione rappresenta meglio.

Il codice bianco parla delle possibilità espressive dello scheletro e desume il suo colore – il bianco appunto – da quello della casa per Edith Farnsworth di Ludwig Mies van der Rohe, ma nel codice bianco ci sono altri scheletri e telai che ho scelto per spiegare le possibilità espressive e concettuali dell’argomento.

Il codice rosso si occupa delle architetture acropoliche e deve il suo colore a quello della Casa Malaparte di Capri.

Il codice perla dice, invece, dell’attacco al cielo nell’architettura esemplificato dai grigi del tetto dell’unita’ di Abitazione di Marsiglia di Le Corbusier. Il codice antracite legge le architetture colonnate partendo dal grigio scuro dei pilastri della Piscina Mirabilis di Miseno, vicino Napoli , mentre il codice ocra parla delle architetture del percorso emerso a partire dal giallo cupo del portico di San Luca . Oltre cento esempi vengono raccolti nei nove codici che raccontano di nove condizioni insediative , di nove astrazioni per vedere ,nelle architetture mostrate, la sintesi tecnica , il carattere compositivo, il segreto della forma.

Un atlante di passioni che ambisce a trasformare la cultura architettonica in un oggetto vivo e duttile tale che a partire da questo testo ognuno abbia lo spunto per costruire il proprio codice policromo togliendo al sapere architettonico qualche regola consolidata per attribuirgli una libertà oggi quanto mai necessaria.

 

Per chi fosse interessato alla lettura o incuriosito dall'argomento  trasmetto  il primo capitolo che ne spiega estesamente ragioni e coordinate concettuali

 

Questo libro nasce da un'aspirazione: fare in modo che una costellazione di spunti si componga in un testo al fine di rendere meno oscuro il momento dell'invenzione architettonica senza esaurirne il lato che preferisco.

Vorrei preservare il fascino anarchico della scoperta da quei versanti intellettuali che hanno imprigionato la pratica della prefigurazione in certezze militanti e addirittura oggettive.

Proprio in opposizione a queste regole, ho sempre cercato di porre argomenti molteplici a reagire con una idea di origine, una linea di forza capace di assorbire molte spinte senza pregiudicarne la malleabilità concettuale.

Cerco una docilità che spesso passa per traduzioni infedeli oppure ancora per interpretazioni partigiane, tutte utili a costruire il motore dell'atto creativo.

Per questo ho immaginato uno strumento per trattenere molte voci.

E' un atlante di immagini raccolte in viaggio o, nel caso di opere che non ci sono più, indagate su di un'ampia documentazione di fonti.

Sono figure di un particolare modo di trovare spazio sulla terra.
Coprono una estensione temporale millenaria ma non vengono proposte usando i convenzionali strumenti della storiografia. Anche se disposte in lungo e in largo sul pianeta, provo a immaginare che il loro inconscio si trovi lungo la costa meridionale italiana, la porzione di spazio terrestre dove abito e che meglio conosco.

Questa parte di suolo, sin dalle origini dell'architettura, ha avuto una grande fortuna critica e una altrettanto rilevante egemonia iconica e io vorrei porla al centro di un ragionamento che da qui si spinga in altre parti del mondo alla ricerca di una nuova bellezza.

Quindi, questo lavoro può essere letto come il resoconto fazioso di viaggi e cose viste.

Come dice Bruno Munari, infatti, <<uno dei compiti dell’operatore visuale sarà quello di sperimentare, di cercare gli strumenti e di passarli al prossimo con tutti i segreti del mestiere che possono facilitare l’operazione del fare>>1.

Al tempo stesso, il libro è anche un condensatore di idee che suggerisce nuovi usi per queste cose, attraverso fotografia, fotoritocco e disegno, suggerisce nuovi usi.

E poi ho voluto che quanto scritto facesse i conti con quello che è successo nell'architettura del secondo novecento.

Ho pensato di farlo ingigantendo un punto di vista centrato sulla rilettura della ricerca teorica italiana.

Quel ventaglio di posizioni che hanno espresso punti di vista interessanti sulla città e sul paesaggio. Idee che purtoppo si sono appesantite in dogmi perdendo le loro energie più intense e visionarie.

Questo testo, allora, è come un manifesto inclusivo su architettura e invenzione nella forma di un trattato composto da tre anime.

La prima è la questione teorica, poi viene quella della narrazione, infine quella della forma che racchiude e sintetizza le forze contenute nei primi due temi.

La teoria mette sul tavolo dell'architettura il fantasma di Vitruvio e il suo scritto.

Un testo tanto più esoterico e fantasioso quanto più sembra interpretare gli albori dell'edificare come una risposta tecnica al problema del riparo, una campionatura di modi adoperati al fine del <<concreto avvio delle costruzioni>>2.

In questo senso è lo stesso autore latino a descrivere la scalata verso la bellezza del costruire al modo di una marcia fatta <<osservando le abitazioni degli altri e sommando alla propria l'altrui inventiva>>3.

Ecco come, da sempre, il trasformare la crosta terrestre determina una sceneggiatura collettiva tesa al godimento estetico.

Poi, da Alberti a Filerete, da Piranesi a Milizia, da Persico sino a Rossi, il nodo non si discosta dal tema dell'origine e dal suo magnetismo. E così mi sembra che il pensare architettura sia continuamente passato per un fermo immagine ad alta densità poetica in cui ingigantire l'idea originaria affinché si arricchisca di quell'energia scaturita dal suo mescolarsi col mondo.

Ma perché tutto ciò accada, non bisogna disperdere la sintesi affilata dell'intuizione iniziale.

Così, per quanto scolpita dal tempo, alterata da mille scritture sovraimposte, l'impronta fondativa dello schizzo bramantesco non abbandona, neanche oggi, lo spazio del Cortile del Belvedere in Vaticano.

E' la medesima trama che si può trovare quattro secoli più tardi nei punti e a capo di Edoardo Persico. L'intellettuale napoletano mescola il purismo con il labirinto in ogni epilogo figurativo dei suoi allestimenti.

Quando leggo Aldo Rossi, poi, mi piace pensare che i monumenti di una città, indipendentemente dallo scorrere del tempo o grazie ad esso, siano esempi di forme vincenti, solidità tutt'altro che immobili.

Rossi, nel suo libro giovanile e famoso4, li imbriglia in un concetto di permanenza dove tutto si adatta al loro equilibrio narcotizzandoli.

Diversamente dal pensiero dell'architetto milanese, mi incuriosisce la capacità delle forme monumentali di sopravvivere - a volte astratte e spiazzanti - senza la condanna alla decisività nel disegno urbano.

Mi affascina, invece, il profondo mutare del monumento accompagnato al continuo rigenerarsi del suo enunciato aurorale, della sua matrice ideativa, di quella forza presente nell'atto di insediarsi. E fin qui arriva la teoria.

Poi è la questione narrativa a entrare in gioco nei modi di un neorealismo magico dove la forma si riscatta dalla condanna all'inutile.

Una condanna decretata sommariamente dal funzionalismo, dal concettualismo e, persino, dalle più attuali letture neofenomenologiche.

E allora la forma non deve scaturire da una teoria esatta, formulata una volta e per tutte, è necessario, piuttosto, che segua il racconto accompagnandone le trame, interpretandone le voci.

Non un passato ispiratore, ma una moltitudine di condizioni antiche, moderne e contemporanee, usate come canovacci, come trame da sviluppare senza la deformazione prospettica della storia e con l'energia generata dall'appiattimento in un tempo simultaneo.

La storia e il passato sono solo una parte di ciò che possediamo e concordo con Rem Koolhaas quando ricorda quanto se ne sia abusato trasformando l'identità in una <<trappola in cui un numero sempre maggiore di topi deve dividersi l'esca originaria e che, osservata da vicino, forse è vuota da secoli>>5.

Amo pensare, però, diversamente da quanto teorizza l'architetto olandese, a una genericità dell'archivio cognitivo di ogni progettista e alla sua intensa mescolanza con i punti tutt'altro che generici dove si applica.

Globali, quindi, non sono i luoghi ma è l'ideario dell'architetto. Questa riserva, come un conto corrente internazionale, è composta da una valuta valida ovunque, una valuta che, spesa nelle varie parti della terra, genera attività e ricchezze computabili in un numero infinito di lingue e monete.

Conclusa la narrazione, ecco apparire la forma. Mi piace pensarla in un tempo orizzontale, diverso dal lento scultore di Margueruite Yourcenar, un tempo pieno di spazio e senza sequenzialità storica, uno sterminato presente disponibile a tanti futuri.

Ercolano è una sagoma fantasiosa, un magico insieme di cavità traforate verso il mare in un tessuto densissimo d'oggi. Letta così è una forma insediativa iniziale, una sostanza pronta a essere trasformata in altre bellissime architetture.

Non mi interessa cosa sia stata, mi interessa cosa è nonostante e grazie all'eruzione che l'ha trasformata in un nero cretto sublime e brutale.

Ercolano è fuori dal tempo, surrealista e dissonante come Peter il ragazzo che, alla corte inglese nel Settecento era <<l'ambasciatore dello stato primitivo e selvaggio dell'umanità>>6.

Ercolano, infine, sintetizza come Peter, la fantasia nordica attratta dal colore e dalla luce del sud, quel mito mediterraneo inossidabile anche dopo tre secoli. Un mito custodito in uno spazio compreso tra l'antico dell'archeologia, la purezza stereometrica delle case cubiche, la statuaria delle coste e una estetica della moltitudine pronta a generare kasba.

Lo stesso mito feroce abita, oggi, nelle folle inghiottite dalle rotte della morte trasformando il Mediterraneo nel mare solido raccontato da Stefano Boeri, uno specchio d'acqua dove prospettano sponde gessose e proliferanti di scheletri cementizi. Questa forza collettiva, povera e senza voce, questa potenza antigraziosa e illegale è una ulteriore polarità di riflessione.

Un dramma fatto di flussi, di scambi, di traiettorie che depositano incompiutezza, adattamento, usi inconvenzionali dello spazio lungo le rive.

Una collezione di ossature in attesa di trame, di racconti che le connettano al grande disegno narrativo di oggi.

E dallo scheletro torno più indietro. Arrivo al nodo intelaiato, al preparare il terreno, all'immaginare le cose come se si fermassero agli albori senza finire sotto i riflettori di ogni teoria evoluzionista.

Da qui provo a costruire il codice fatto di posti dove mettere i piedi a terra, animato da attraversamenti sotto il cielo e da tragitti sotto il suolo, misurato da distanze tra cose che c'erano prima di me e cose che metto ora sulla scena.

In questo punto comincia il mio trattato impossibile, il mio viaggio intorno all'idea con il desiderio di favorire l'affermarsi dell'altra bellezza.

Torna, in tal modo, il grande affresco iniziale di cui ho provato a spostare il fuoco prospettico per tutelarne il diritto al mistero racchiuso nella luce del sud, spesso scura come il raggio di una eclissi.

Il paesaggio è una cosa inessenziale.

Lo rintraccio a posteriori come una sommatoria di azioni, progetti, vincoli depositati su quella parte di crosta terrestre visibile a perdita d'occhio.

A perdita d'occhio, appunto.

Perché l'uomo guarda ciò che gli sta attorno - come diceva Le Corbusier - usando l'altezza dei suoi occhi sulla linea di terra.
Certo, le cose lasciate sul suolo sono materie tangibili, frutto di una dimensione politica, ma sono anche espressione privata delle azioni di una collettività.

Inoltre, l'agire paesistico è anche immateriale, spesso appare come la concretizzazione di flussi cognitivi e relazionali.
Fino a trent'anni orsono era ancora possibile rintracciare un disegno di più siti italiani abitati da un riuscito connubio tra sublime e pittoresco.

C'era ancora - in sintesi - l'equilibrio visivo di cui parlava Cesare Brandi in Terre d'Italia7.

Oggi, invece, l'appiattimento della storia in una dimensione temporale più duttile e orizzontale mischia le cose.

Così bisogna uscire allo scoperto.

Accorgersi di aver perso la bellezza canonica, comunque, induce un turbamento.

E' stata sostituita dalla realtà complessa e multiforme dell'oggi.

Una realtà densa che non molti accettano come opportunità rifugiandosi nella nostalgia del carattere e astenedosi dal formulare nuovi assetti paesistici.

Questo dovrebbe avvenire in uno scenario dove la riconoscibilità di un paesaggio non sta nella sua capacità di resistere, ma nella sua attitudine a stratificarsi continuando a ricordare la sua traccia originaria.

Ricordare, non ricalcare infatti.

La dimensione visiva, teorizzata da sempre nelle forme vedutistiche, viene sbrigativamente liquidata come parziale.

L'estetica del paesaggio è un campo di studi criminalizzato dagli intellettuali e relegato alla dimensione di genere letterario da denuncia convenzionale.

Siamo abituati a sentire parlare di estetica del paesaggio solo sui giornali o nelle inchieste televisive proprio perché l'approccio estetico è in fondo quello più immediato, comunicativo e facile da comprendere ma è anche quello che in queste inchieste si tinge sempre di un banale catastrofismo.

Si è, quindi, diffuso il singolare convincimento che sia necessario interpretare il landscape esclusivamente da altri punti di vista, tutti a mio avviso incompleti e incapaci di competere con quello che si vede e soprattutto con quello che oggi possono vedere tutti coloro che vanno in rete con un computer e si imbattono nella democrazia zenitale di Google Earth.

Si tratta di uno zenith per tutti che rende disponibile il paesaggio come un semplice strumento di lavoro.

E’uno zenith modellabile dal cielo che dice molto più di quanto carte tematiche, studi, astrazioni siano in grado di trasmettere all'unisono.

Google Earth, quindi, è l'enciclopedia, la narrazione satellitare e completa.

Il lavoro dei fotografi ad altezza d'occhio, invece, restituisce nuovi quadri, nuove vedute per ricominciare ad amare questo bene senza armonia.

E' inconsueta l'idea di bellezza con la quale oggi ci confrontiamo.

L'Italia non pensava al suo paesaggio quando doveva ricostruirsi, fronteggiare le lotte operaie, provvedere alla scolarizzazione di massa.

Dopo Bottai e qualche spunto di Roberto Pane, solo Rosario Assunto si rioccupa di questo tema e viene sonoramente sbeffeggiato come sostenitore di un vacuo spiritualismo8. Poi durante gli anni Ottanta, con la lotta al terrorismo e le leggi speciali, la cultura architettonica conferma la città come modello vincente, un modello semplificato che parla ancora di centri e periferie.

Molti si convincono che il progetto urbano è il sistema da applicare e la fiducia nell'analogia produce risultati a volte grotteschi.

All'inizio degli anni Novanta Franco Purini ricorda come il suolo italiano possa, e debba, essere ricomposto in quadri prospettici da salvaguardare.

L'architetto romano teorizza il restauro delle tre grandi stanze paesistiche nazionali come un atto necessario per riaprire alla bellezza9.

Una bellezza a grande scala di cui nessuno si stava più occupando.

Grazie a quel testo faccio parte di un club minoritario che pensa al paesaggio italiano lontano da inutili sensi di colpa, concependo il dovere di immaginarne la magnificenza come una conquista e un diritto collettivo.

Si tratta di una necessità in transito, identica tra tutte le classi sociali.

Classi ormai lontane - per fortuna - dai bisogni elementari e pronte a educarsi verso modelli estetici che non bisogna liquidare come grettamente consumistici.

Scrivere il testo del nuovo paesaggio è un'azione da compiere tenendo un tema al centro.

E così lavorare tre le pieghe di un neo-pop mercantile è una straordinaria opportunità di riallacciare voci dimenticate, di rivitalizzare binari morti.

 

L'architettura italiana ricorda qualcosa che da poco ha subito un sussulto abbandonando la quiete di una cornice in millenario equilibrio tra cose fatte dall'uomo e opere naturali.

Più che in altri paesi dell'occidente la nostra scena si è specchiata nell'accelerazione dell'ultimo scorcio del Novecento trasformandosi in recinto violato da una moltitudine edilizia figlia di piccole ragioni quasi sempre simili.

Come dicevo all'inizio, fino a pochi decenni orsono i progettisti usavano con sicurezza - forse eccessiva - un quadro concettuale preciso che forniva regole e processi d'ideazione chiari riferendosi a certezze quasi automatiche nell'analisi e nella prefigurazione della città, del territorio e del paesaggio.

E così c'era lo studio attento e meticoloso del sistema urbano in uno spettro di interpretazioni che andava da Ernesto Nathan Rogers a Vittorio Gregotti. C'era la nostalgia di Giancarlo De Carlo per l'empirismo e lo spazio sociale.

Inoltre c'era l'invenzione dell'analogia tra la forma urbana moderna e quella storica nelle ispirate letture di Carlo Aymonino e Aldo Rossi, cui faceva da antipolo il dubbioso procedere progettuale di Ludovico Quaroni.

Quella dell'ideazione, quindi, era quasi una scienza esatta.

Ricercava parametri e invarianti sia nella indagine razionale di Saverio Muratori che nelle visioni antagoniste di Bruno Zevi.

Regole inseguite anche quando la grande ondata italica del postmodernismo - di gran lunga meno inventiva del suo ideatore Paolo Portoghesi - non rilanciava il gioco complesso ed eternamente giovane di Robert Venturi, ma continuava a misurarsi con strade, piazze, allineamenti.

Oggi chi vuole occuparsi di architettura non può pensare di cavarsela usando le sole armi di un corpus millenario di certezze da tramutare in arte.

Il sapere occidentale sulla città, sulla metropoli e sul paesaggio non è più un sapere. E in questo scenario all'Italia potrebbe essere affidato un nuovo ruolo.

Non la patria di un conoscere prevedibile, ma il crocevia di quei flussi antichi e nuovi in cui l'architettura può recuperare una dimensione immaginaria, fatta di leggende e visioni per provare a bilanciare una abitudine in cui sembrano contare moltissimo solo la realtà fenomenica e le sue interpretazioni.

Così sarebbe bello poter superare la dicotomia tra descrivere o cercare nuove leggi riconoscendo un sapere senza certezze.

E' come se all'angelo della storia di Walter Benjamin fosse negato l'abbandonarsi all'ineluttabilità del verso di scorrimento del tempo e di quel progresso che ora non c'è più come mito, ma è istantaneo e presente.

L'angelo, oggi, potrebbe anche ricomporre l'infranto, ma chi si sognerebbe di chiederglielo?

Meglio farlo lavorare in una scena dove la necessità è quella di scrivere tra voci, di scovare - come in un sortilegio - una trama buona per completarne mille altre interrotte. E qui viene la questione magica: essa non può, come dice Alejandro Jodorowsky in un suo bellissimo libro, <<predire il futuro, poiché dal momento in cui lo si vede lo si sta già modificando o creando. Nel predire un avvenimento lo si provoca>>10, ma invece può affidarsi a una trasfigurazione incisiva e inattesa.

Un mutamento indirizzato alla trasformazione del passato.

Ma non voglio dire per forza che il futuro ha un cuore antico, mi piacerebbe dire invece che il futuro ha un cuore giovane, o meglio il futuro ha a che fare con la capacità di ritrovare l'infanzia delle cose.

Solo così si può favorire il sorgere di una nuova avanguardia italiana.

E anche l'avanguardia più antipassatista come il futurismo leggeva nel disegno del tempo un passato giovane, falsificato e antiretorico come sua materia d'origine.

Letteratura esotica, senso anche ingenuo dell'avventura sono i vettori che il movimento marinettiano ha usato radicando al mondo le sue profezie eroiche.

Per quanto rudimentale possa sembrare la teoria, le sue icone fondative, invece, sono state dei veri e propri disegni chiaroveggenti.

Credo, pertanto, che in architettura trasformare voglia dire produrre immagini capaci di muoversi lungo una estensione infinita di discendenze.

Così magia, stupefazione, bellezza hanno a che fare con l'infanzia, il ricordo, l'aurora.

Agli architetti italiani servono topografie immaginarie durevoli e duttili, topografie capaci di sostenere l'invenzione senza consumarla nell'accelerazione distruttiva di un manifesto mediatico.

Oggi, infatti, non bastano più neanche le continue inversioni di senso che le teorie di Rem Koolhaas sulla città generica avevano suscitato. Ben presto si sono trasformate non più in junkspace, ma in uno spazio convenzionale dominato da una formula scontata e priva di ogni suggestione anarchica.

Una ricetta dove il cinismo esaltato del maestro olandese e la sua capacità di produrre grandi visioni architettoniche rassicura tutti.

Purtroppo. Gli esiti di questo processo narcotizzano le dinamiche di invenzione della scena internazionale pronta a omologarsi all'ispirazione spazzatura con esiti spesso ridicoli.

Reti di recinzione, serrande di garage, capannoni costituiscono gli etimi di un vocabolario creativo formulato con spenta iterazione. Questo lessico - lontano dalle sofisticate scritture koolhaasiane - perde la sua spiazzante povertà per tramutarsi in parti nobili, facciate, oggetti inutilmente ricercati.

Diversa è la logica dell'arte dove, come ha giustamente affermato Umberto Eco, l'artista <<espone i reperti archeologici di una contemporaneità che si consuma giorno per giorno, pietrifica nel suo ironico museo le cose che noi vediamo tutti i giorni senza renderci conto del fatto che esse funzionano ai nostri occhi come feticci. Ma nel far questo, per feroce o beffarda che sia la sua polemica, ci insegna anche ad amare questi oggetti, ci ricorda che anche l'universo dell'industria ha delle forme che possono comunicarci un'emozione estetica. Terminato il loro ciclo di cose destinate al consumo, diventati sovranamente inutili, questi oggetti vengono in qualche modo ironicamente redenti dalla loro inutilità, dalla loro povertà, addirittura dalla loro miseria e manifestano una insospettata bellezza>>11.

L'alternativa è nel tingere di magia il realismo delle figure sognate isolando un punto da dove partire e arrivare al tempo stesso.

Un tracciato sinusale come l'attività elettrica del cuore.

L'architettura italiana può, allora, dimenticare tipo, forma, città, moltitudine, racconto e fenomeni per attingere a qualcosa che li condensi assieme e che lasci emergere una traiettoria sotterranea, un magnete atto a mantenere tutto quanto c'è di diverso.

Questa calamita è come un codice genetico cristallizzato nel flash di una icona nativa. Una mappa interiore concentrata in uno slogan.

E' diverso per ognuno, ma credo esista per tutti.

Non è la nostalgia della prima casa che Antony Vidler legge in Heidegger, Sedlmayr, Bachelard, Rykwert, è piuttosto un'accelerazione surreale prossima all'Ebdomero di De Chirico o alle figure del lirismo bontempelliano12.

La poetica dell'architettura italiana si annida in un enigma dell'ora tutt'altro che metafisico, in un sole nero astratto come un Achrome di Piero Manzoni.

Il codice genetico, quindi, non è un nuovo insieme di regole cogenti, ma è piuttosto un atlante delle passioni.

Pertanto, la mia casa ideale non è una sola, il mio codice genetico è un codice policromo.

Penso a nove configurazioni dello spazio probabilmente non utili a spiegare tutto ma preziose per sondare altre opportunità di stesura architettonica.

I colori di questo codice sono desunti dalle tinte a volte vere, a volte mentali di cui è fatta l'architettura simbolo di ogni costellazione.

 

IDEE

 

The Domestic and the Foreign in Architecture

Edited by Sang Lee and Ruth Baumeister

This book traces how diverse cultural encounters inevitably modify conventional categories, standards and codes of architecture, such as domestic identity, its political and economic representations and the negotiations with what is considered foreign.

This book presents the aspects of architecture that have become crucial, through theoretical reflections by distinguished scholars and interviews with some of the most influential architects

practicing today, as well as stunning visual presentations by professional photographers.

For centuries exchanges between the domestic and the foreign have altered and transformed architecture. Today these exchanges have become highly intensified. The Domestic and

the Foreign in Architecture attempts to expand the issues in architecture beyond its traditional practice by focusing on the opportunities and limitations in architecture as a cultural and political

enterprise. The central theme is how these exchanges manifest themselves in contemporary architecture in terms of its aesthetic potential and its practice, which, in turn, are impacted by broad economic, cultural and political issues.

(Silvio Carta)

 

Partendo dalla considerazione che l'architettura sia una istituzione responsabile contemporaneamente delle idee e della espressione materiale che circolano attraverso i vari strati di una società, il volume scritto da Sang Lee e Ruth Baumeister riguarda una larga porzione del dibattito culturale contemporaneo. Il perno centrale è quello dell'identità, dell'identificazione e della rappresentazione di aspetti culturali. L'architettura è capace di appropriarsi ed esprimere discorsi a carattere pratico e teorico e questa proprietà della disciplina viene analizzata sia in relazione alla storia che allo stato attuale.

 La nostra vita quotidiana è facilmente permeata di “fragments of the foreign” materialmente e psicologicamente attraverso i media e il libero mercato dei prodotti. Le nazioni operano a diversi livelli attraverso trattati internazionali, scontri di diverse vedute politiche, nuove super-strutture imperiali emergenti e tutto questo lambisce l'avvertenza di una supposta perdita di autenticità culturale e crescita di omogenizzazione. Ancora, le proteste contro la globalizzazione, che sono profondamente diverse l'una dalle altre, sono sollevate da varie NGO (non-governmental organization): organizzazioni per i diritti umani, associazioni religiose, gruppi economici, così come  fazioni rivoluzionarie o anarchiche di destra e sinistra, militanti inclusi. Sebbene ogni gruppo abbia le proprie priorità di obbiettivi, tutti sembrano essere accomunabili dalla ricerca di scenari futuribili, nella speranza di soluzioni alternative. La presenza di questi ideali, o la ricerca di essi, si è manifestata in maniera estensiva in tutto il mondo; la nozione di “new improved and better” è emersa sempre più spesso come oggetto di dibattito, non solo in termini meramente architettonici ma, più largamente, in un discorso di produzione economica.       

Ad ogni modo la disciplina architettonica si presenta come strumento fondamentale in quanto fonte di idee riguardanti i materiali costruttivi dell'abitare dell'uomo, sopratutto se si considera che le idee esprimono inevitabilmente il modo in cui la collettività vede il (suo) mondo e intende rappresentarlo.

 Quali sono i concetti che rappresentano il foreign e il domestic? E quali sono i loro effetti sul nostro presente e futuro? In quale maniera i movimenti no-global criticano e, allo stesso tempo, approfittano di una situazione che è portata avanti da una economia globale?

 Le discussioni trattate nel libro offrono una analisi di alcuni casi esemplari in cui culture diverse vengono forzate in qualche modo ad interagire a seguito di disegni economici attraverso gli strumenti dell'architettura: dalla pianificazione di sistemi infrastrutturali all'imposizione di un ubiquitous generic nella architettura contemporanea. L'architettura assumerà una posizione baricentrica tra foreign e domestic e ad essa verranno affidate non solo responsabilità estetiche, scientifiche o culturali, ma anche socio-politiche, economiche e ideologiche e le loro influenze. Rispetto alle dispute sulle dicotomie dialettiche di global-local, unique-generic, hybrid-homogenous ecc. i contenuti del libro pretendono di portare il discorso oltre, fino a cercare nell'architettura la proprietà di mediare tra inside e outside dell'uomo, della società, della cultura.

 Negli articoli presenti nel volume l'architettura non è più considerata come una devota alla produzione di spazio ma è un enterprise ideologico capace di produrre e progettare memorie e identità. Le recenti operazioni architettoniche a vasta scala come quelle che hanno veduto protagoniste Dubai o alcune regioni della Cina, potrebbero essere considerate come un consapevole tentativo di accrescere la propria immagine di nazione e contemporaneamente perseguire interessi domestici e guadagnare un maggiore credito a livello internazionale. Alcuni sforzi hanno portato a nuove identità ed altri hanno visto la creazione di entità grottesche e goffe ma, in entrambi i casi, l'architettura ha sempre avuto un ruolo chiave nei processi. In questa accezione l'architettura connette più sfaccettature della società nei termini in cui esprime le fasi che portano alla formazione della nostra cultura capace di inglobare anche i suoi errori.

 Allo stesso tempo la coesistenza di foreign e domestic ha assistito al sostanziale cambiamento nel modo in cui l'architettura viene concepita e prodotta; diventa il risultato di uno stabilito digital standard che è usato ora per la produzione e il controllo di tutto il processo progettuale. L'adozione di un sistema globale intercambiabile sia interno (disciplinare) che esterno (politico ed economico) ha spostato l'architettura su un punto centrale del dibattito culturale.

 Un altro aspetto trattato nel libro è l'osservazione di alcuni trend culturali che potrebbero portare come fantasiosa conclusione al collasso dell'architettura in uno stile globale. Non esiste infatti un entità in architettura che possa essere paragonata alla supremazia dimostrata da alcune compagnie in specifici settori come Mc Donald per i fast food o gli studi cinematografici di Hollywood nell'industria dell'intrattenimento. Nella progettazione architettonica non esiste ancora un monopolio comparabile a ciò che è, ad esempio, Microsoft per l'industria dei computer con un universalmente accettato codice sintattico. Tuttavia iniziamo ad osservare una miriade di fenomeni architettonici che partono da livello locale ma il cui raggio d'azione si estende enormemente in termini geografici esercitando una sostanziale influenza al di la dei loro confini ideologici e fisici.

È proprio a questi ultimi che viene affidato il delicato compito di mediare tra i valori sempre meno opposti di “domestico” e “forestiero”. L'architettura diventa sempre più il perno tra culture diverse e materiale legante tra elementi che si trovano costretti a dover prendere parte in un sistema più vasto che si espande continuamente tendendo a dimensioni mondiali.   

 Uno stile mondiale che supera i limiti fisici a cui siamo sempre stati abituati e che, nel trarre vantaggio dal bivalente rapporto  foreign-domestic, sia capace di trasformare un problema identitario ancora lontano dall'essere risolto in un traguardo basato sulla celebrazione di infinite differenze ed infinite differenziazioni. Sameness.

 

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

 

Decostruzione sociale

C’è una sostanza che plasma la decostruzione dell’architettura di qualità: la dimensione umana, l’essere architettura per l’uomo. Si tratta di una dinamica contemporanea non fuori scala, pensata per la collettività, per la città, per sperimentare nuove forme costruttive in stretta relazione con l’uomo che le vive, le respira; un fluido positivo che non rinuncia alla complessità della forma e integra la funzione sociale nel ventre del suo essere architettura a misura d’uomo. Questo modus percorre il mondo, dal nord Europa di Günter Behnisch all’America di Samuel Mockbee passando per la Ciudad Abierta cilena. Si tratta di una progettazione che mira alla sperimentazione, alla visione positiva di un nuovo mondo possibile, costruito per l’uomo.

(marco_sambo@yahoo.it)

 

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

 

Dopofuturismo a Carrara
In occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto Futurista, la scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Carrara realizza un evento teorico, progettuale, artistico, gastronomico: Dopofuturismo a Carrara giovedì 19 e a Roma venerdì 20 febbraio 2009.

Nel corso dell'evento verrà lanciato il Manifesto del Dopofuturismo, una riscrittura del manifesto originale con un testo che ha le stesse tonalità, le stesse cadenze e gli stessi ingombri tipografici, ma espressione del modo in cui oggi si pensa al futuro. ( http://manifestodopofuturismo.notlong.com <http://manifestodopofuturismo.notlong.com/> )

Il futurismo è la testimonianza estetica e culturale di un secolo che credeva nel futuro. Come abbiamo immaginato il futuro durante i cento anni che ci separano dalla pubblicazione del primo manifesto del futurismo italiano, nel febbraio del 1909? Come ce lo ha presentato l'attività degli artisti, dei poeti, dei pensatori? E come immaginiamo il futuro oggi, cento anni dopo la pubblicazione del primo manifesto futurista?

Oltre a numerose installazioni, si terrà una conferenza con interventi di: Franco Berardi (Bifo), Tommaso Tozzi, Gabriele Perretta, Matteo Chini, Pier Luigi Capucci, Domenico Quaranta, Giacomo Verde

Info: http://groups.google.com/group/centenariofuturismocarrara

 

SEGNALAZIONI

 

Building Futures

Un corso supportato dalla Scuola di Dottorato del Politecnico di Milano e aperto a tutti i dottorandi e ricercatori in qualche modo interessati al settore edilizia, architettura e costruzioni. Il corso ha un'anima tecnologica (inventare modi di costruire) ma un'aspirazione molto ambiziosa e generale: insegnare ai futuri ricercatori (non necessariamente del settore costruzioni) a pensare innovazione attraverso esercizi di "prototipazione intensiva".

Maggiori informazioni su:

http://buildingfutures.polimi.it/

http://buildingfutures.polimi.it/Course

(tutto in inglese perché il corso è strettamente in inglese)

Enrico De Angelis - <http://www.best.polimi.it/web/chisiamo/persona.asp?id=149> Dip.BEST-Politecnico di Milano

e Stefano Mirti - IDLab <http://www.interactiondesign-lab.com/>

 

Fire Guts Rem Koolhaas Beijing Olympics Icon by Christopher Hawthorne

One section of the strikingly photogenic Beijing tower for the Chinese state broadcast network, CCTV, erupted in flames today -- Monday evening in China -- on the last night of celebrations marking the Lunar New Year.

The fire struck not the main, torquing CCTV tower, but an adjacent shorter structure, in which a 241-room Mandarin Oriental Hotel was due to open later this year. The entire complex, still under construction, was designed by Rem Koolhaas and Ole Scheeren of the Office for Metropolitan Architecture and was a star of television coverage of August's Beijing Olympics.
Although the larger tower was luckily spared, this is no minor loss.

The architectural composition of the complex as a whole -- which I toured with Scheeren over the summer, and which I argued in a year-end piece "already ranks as the most significant piece of architecture of our young century" -- depends on the shorter hotel tower, which is known as TVCC. It is the hotel, in fact, that helps give the main tower its strange, shifting sense of scale. From certain angles the smaller section -- no shrimp itself at 34 stories tall -- looks like the tail of the big tower's dragon, from others like a fleeing creature about to be devoured by the CCTV's gaping mouth.

For the blogger Geoff Manaugh, images of the fire mean only one thing: The boom is over. Potent symbolism aside, though, I'd be very surprised if the hotel weren't instantly rebuilt. The Chinese leadership has understood the graphic power of the CCTV complex -- the way it suggests a modern, ambitious and innovative new China -- from the earliest stages, and it seems highly unlikely it would allow the charred remains of the hotel to stand for any extended period. This is particularly true given Chinese sensitivity around the idea that its economy is rapidly losing steam.

So there's likely to be no drawn-out, painstaking investigation of the wreckage by some Chinese version of the FBI or ATF. As soon as the last ember is out, I'd guess, the bulldozers will be clearing the site to begin again. Even in a global slowdown -- perhaps especially in one -- construction in China can operate at lightning speed. Pic <http://tinyurl.com/

( segnalato da Nancy Goldring)

 

Concorso fotografico: Interni di luce

Ai nastri di partenza a Genova “Interni di luce”, originale Concorso fotografico a cura della scuola di fotografia “Professione Fotografo” diretta da Sabrina Losso (Via Mascherona 6 A/2, Tel. 0102530643 info@professionefotografo.com, www.professionefotografo.com), in collaborazione con un partner autorevole quale “Molinari” Arredamenti (via Roma 56-58; Tel. 010590971; www.molinariarredamenti.it) e con il supporto dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Genova (Piazza San Matteo, 18 – Tel. 0102473272 www.ge.archiworld.it).

L’iniziativa, aperta a tutti i fotografi, punta in particolar modo il focus sugli Architetti e sugli Studenti di Architettura nella Regione Liguria e sarà presentata ufficialmente con una Conferenza Stampa nel mese di Febbraio presso la prestigiosa sede dell’Ordine degli Architetti. Protagonisti assoluti gli interni, privati e di pregio, ritratti sia in digitale che in analogico, con o senza presenza umana, senza distinzione fra bianco e nero o colore. Unico requisito richiesto la dimensione 40 x 30 delle stampe, da inoltrare a “Professione Fotografo” entro il prossimo 22 Aprile 2009. Una giuria composta dalla fotografa e direttrice di “Professione Fotografo” Sabrina Losso, dal direttore di “SDAC - Scuola D’Arte Cinematografica” (www.panet.it/sdac) Maurizio Gregorini, da Matteo Molinari, dalla fotografa Luisa Ferrari e da Ibleto Fieschi, Vice Presidente dell’Ordine degli Architetti, proclamerà il vincitore. Le 30 opere selezionate, a partire dal 21 Maggio 2009, saranno esposte al pubblico in una Mostra che si preannuncia particolarissima, a partire dalla location decisamente originale: la grande scala completamente in vetro dello Showroom “Molinari” di Via Roma, realizzata dall’architetta Raffaella Costa, allieva di Renzo Piano. “Molinari” rappresenta a Genova i migliori prodotti del design legato all’arredamento; l’esperienza maturata nel settore ne fa un marchio leader in Italia nel campo della distribuzione dell’alto design. «Abbiamo accolto con interesse e piacere – racconta l’Arch. Matteo Molinari – le richieste e le proposte della Scuola di Fotografia. E’ evidente il rapporto culturale e anche tecnico fra design e fotografia. In un momento così difficile per l’economia e la società genovese “Molinari” vuole fare la sua parte investendo sui giovani, sul loro talento e sulla loro sensibilità.» Il volume - catalogo della mostra, sarà pubblicato da “Liberodiscrivere” editore (www.liberodiscrivere.it) nella collana “Alogenuri” diretta da Maurizio Gregorini e presenterà in copertina la fotografia vincitrice del concorso. La cerimonia ufficiale di premiazione, con la consegna della speciale targa al vincitore, avverrà il 4 Giugno 2009 presso la sede dell’Ordine degli Architetti; nell’occasione si terrà la proiezione delle opere selezionate per il concorso. Diverse le iniziative collaterali realizzate per “Interni di luce”, a partire dal seminario gratuito “Fotografare l’architettura”: in un sabato mattina e primo pomeriggio del Marzo 2009, quattro ore di training dedicate alla foto di architettura presso i locali della “SDAC”. Nel Settembre 2009 si terrà infine la consegna ufficiale del materiale fotografico su CD alle autorità comunali genovesi.

INFORMAZIONI:Professione Fotografo - Via Mascherona 6 A/2, , Tel. 010 2530643 , www.professionefotografo.com, info@professionefotografo.com

 

LETTERE

 

Francesco Careri: un appello per la libertà di abitare in Italia

Ciao luigi, ti giro questo appello. nel silenzio si sta modificando in questi giorni la libertà di abitare in italia ed è gravissimo per la comunità di sinti italiani che perderebbero molti dei loro diritti compreso quello di voto

sono poche righe, chiderei di leggerle la procedura telemaica è facilissima, non più di 30 secondi pregherei di diffondere. a presto. francesco careri

 

Scrivi anche tu al Presidente della Repubblica contro una legge che porterà ad una schedatura su base etnica per i Sinti italiani. Vai in questa pagina e compila il modulo con i dati richiesti. Nello spazio oggetto inserisci “no alla schedatura”. Nello spazio testo inserisci l’appello che trovi qui sotto.

 

Egregio Presidente, chiedo il suo intervento sul Parlamento per lo stralcio degli articoli 36 e 44 del ddl n. 733 in discussione in Parlamento.

L’approvazione degli articoli 36 e 44 del ddl n. 733 modificherebbe la legge anagrafica del 1954 e ciò porterebbe di fatto ad una “schedatura etnica” per i Sinti italiani e complicherebbe i percorsi di interazione sociale.

Nell’articolo 36 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica per chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Inoltre, si pone come requisito essenziale per l’ottenimento dell’iscrizione anagrafica nel luogo dove si vive, le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.

Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte italiane che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte italiane che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante. Ma non solo perché anche tantissime famiglie Rom italiane vivono in case mobili o in roulotte.

Migliaia di Cittadini italiani rischieranno di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).

Inoltre con l'articolo 44 si prevede l'istituzione, presso il ministero degli Interni, di un registro nazionale per le persone senza dimora. Oltre a far intuire finalità di controllo, il registro rischierebbe di separare l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi da parte dei Sinti italiani. Un esempio? Se una famiglia sinta italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?

Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d’Identità: “senza fissa dimora”. Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d’Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video ma soprattutto sarà ancor più difficile trovare lavoro. Come per altro già succede in alcuni casi.

Di fatto con l’approvazione degli articoli 36 e 44 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani e non solo saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale.

Per queste ragioni chiedo il Suo intervento per evitare questa discriminazione che separerà i Cittadini italiani a seconda della tipologia abitativa.

In attesa di riscontro, porgo i più cordiali saluti

Per maggiori approfondimenti: http://sucardrom.blogspot.com/

 

Maria Elena Fauci: anche OMA licenzia

Recentemente sul Volkskrant è stato pubblicata la notizia che OMA, Rem Koolhaas ha licenziato 50 tra architetti e collaboratori su 300 impiegati stabilmente in servizio presso i suoi studi professionali. Non che l'attuale crisi economica lo abbia intaccato, ma la scelta di operare questo taglio sul suo personale è stata espressione precauzionale e conseguenza del fallimento avvenuto circa tre settimane fa di un grosso studio olandese "EEA di Erick van Egeraat".

La cosa fa abbastanza scalpore se si considera che, anche oggi, un'altra notizia riguardante Oma è stata riportata sui giornali, e cioè la vincita di un concorso di idee per il Performing Art Center di Taiwan, su 135 rivali provenienti da 24 nazioni diverse.Non sembra sia il caso di Koolhaas di porsi preoccupazioni per la crisi, viste le capacità competitive di quest’enorme azienda di architettura, che è presente in tutto il mondo con incarichi inimmaginabili e con clientele che per fortuna alimentano l'economia e il progresso dei loro Paesi attraverso investimenti che coinvolgono anche il campo delle nuove costruzioni. Altro concorso è stato vinto sempre a Taiwan dai Mecanoo per il progetto del National Performing Arts Center a Kaohsiung. Questi ultimi, insieme a MVRDV non hanno licenziato nessuno. Infine Archined, che è il più importante portale di informazione su internet per l'architettura olandese e internazionale, alla voce "Vacancies - Offered jobs" presenta solamente 60 inserzioni su 180 offerte di lavoro in tempi normali. Questa è  una spiacevole realtà che, come al solito, danneggia sempre i minori.

Cari saluti

Maria Elena Fauci

 

TESTIMONIANZE

 

L’abito di piume [6]. Bendedetta Stoppioni

«[…] la morte è probabilmente quel che i giapponesi hanno sentito da sempre nel Fuji, nel suo vulcano. In tutta la loro storia, i giapponesi sono stati affascinati dalla morte ed è più che altro con la morte che si sono sempre confrontati. Le spade sono forse la loro più raffinata espressione artistica, i guerrieri caduti i loro più venerati eroi. Il rapporto particolare che questo popolo ha con il Fuji è certo dovuto a questo suo essere attratto dalla morte di cui il vulcano, con la sua instabilità, è un continuo memento. Non a caso nella mitologia giapponese il Fuji era la porta dell’aldilà; non a caso il desiderio di ogni giapponese è sempre stato quello di morire con gli occhi rivolti a quella montagna.»

(T. Terzani, In Asia, p. 279).

La vita e la morte – in questo arcipelago labile, dipendente dai capricci della sua terra – sono come rette da fili governati dalla Natura – gli uomini, marionette – per la quale il suo popolo ha sviluppato un sacro timore.

«E’ da questi sentimenti che nasce la religione primordiale dei giapponesi, lo shintoismo, in cui ogni forza della natura, sentita dall’uomo come superiore, diventa un dio, un kami, e in cui il sole è l’origine di tutti i kami e dei giapponesi stessi. In questo Olimpo il Fuji era il loro protettore, il guardiano del loro destino.» (Ibidem, p. 277).

La casa giapponese – bambù e carta, leggera e libera – è stata la risposta sia a tale senso profondo e costante di impermanenza, sia all’adattamento ad una terra sempre in movimento. La sua tradizione architettonica si origina qui, come una sospensione, un momento di equilibrio instabile, ma elemento che riesce ad assurgere comunque alla sua funzione di riparo, perché è questo che l’architettura deve essere.

Commistione tra interno ed esterno, pareti trasparenti che sfumano, materiali costruttivi tratti dalla terra, che ad essa prima o poi torneranno. Un ciclo naturale, un ri-ciclo. Così era.

Così è. Non più bambù, ma tubi di carta riciclata; non solo carta, ma studiatissime e sofisticate tensostrutture, l’architettura di Shigeru Ban si inserisce perfettamente in una tradizione in fieri, trasformandola, attualizzandola. Egli ci tiene, in realtà, a sottolineare un certo distacco da questo legame, specificando che i suoi intenti son mossi più che da una fedeltà alle proprie origini, dalla necessità di concepire un’architettura che possa contrapporsi allo spreco: di materiali, di risorse, di tutti i "detriti" che da sempre l’attività edilizia è stata in grado di produrre.

Ban inizia ad utilizzare la carta come materiale costruttivo in occasione del progetto del padiglione per un mostra su Alvar Aalto (Tokyo, 1986), uno dei grandi maestri da lui più amati: «Mi trovai circondato da questi tubi di cartone che possono essere lunghi anche dieci metri, e che servono a tenere arrotolati fogli di materiale plastico o tessile per gli allestimenti. Li portai in studio e ci ragionai per giorni, fino ad elaborare usi facili e veloci ma di grande solidità e tenuta. Ne ho fatto pareti, pilastri, travi […] per tenerli accostati e farli durare uso una semplice colla a base di amido di patate. E quando i tubi sono collocati in esterno, i raggi del sole servono a consolidare la tenuta delle fibra compresse del cartone.» (cit. in F. Bijlsma, G. Zoppis, Spaziando in un nuovo sapere, dweb.repubblica.it, 10 marzo 2007).

Questo inizio non appare ora casuale. Seguendo il motto del maestro per cui «Ogni cosa, ogni prodotto dell’architettura dovrebbe scaturire dallo sforzo di creare un paradiso terrestre per la gente» il genio creativo di Ban si pone, infatti, all’attenzione mondiale in occasione del terremoto che nel 1995 devastò Kobe, quando Ban realizzò con i suoi tubi di cartone gli alloggi provvisori per gli sfollati e – con l’aiuto della comunità locale – la Paper Church: colonne di carta riciclata sormontate da una copertura leggera, che filtrano l’ambiente circostante e assieme lo dominano, spazio individuo e, al contempo, aperto.

La sua architettura si fa centripeta: accoglie e non solo si dissolve nella Natura. E aggiunge valore alla tradizione. E’ architettura per la Gente. Non solo celebra la Natura – perché, nonostante ciò che Ban possa affermare, lo fa, è architettura in questo senso prettamente nipponica, è pervasa dalla spiritualità nipponica – non solo ripara l’Uomo in qualità di elemento identificatesi con Essa. E’ di più. Il suo valore aggiunto risiede nel creare un rapporto virtuoso tra individuo ed ambiente che nel tempo in Giappone si stava perdendo. Lo fa mutando obiettivo, lo scopo, l’altro, il destinatario: non l’Uomo, ma la Gente.

«Anche in aree disastrate, io voglio creare belle architetture, questo è ciò che io credo significhi costruire monumenti per la gente comune. E questo è ciò che vorrei continuare a fare nel mio ruolo di architetto.»

Qui si tratta di quel tipo di invenzione, curiosità, scoperta, che nascono da situazioni di criticità, che lasciano prendere una piega diversa agli eventi, che modificano i fenomeni.

L’apparente fragilità della carta – che si rivela però capace di contrastare carichi e sforzi – è stata accostata a quella della popolazione di Kobe, che ha reagito alla propria iniziale vulnerabilità con una grande dimostrazione di coraggio e resistenza, di cui la Paper Church è divenuta simbolo. Allargando il cerchio, in un mondo colto sempre più spesso da situazione di imprevista difficoltà, che si mostra sempre più labile, Ban scioglie le briglie alla sua creatività e lancia una proposta che non è solo – non tanto – di rispetto per l’ambiente, ma di grande devozione nei confronti dell’essere umano. Fortemente ancorato alla propria tradizione, svolge un ruolo quasi "salvifico", mostrando all’architettura una strada alternativa a quella intrapresa in Giappone negli ultimi decenni, che fra Uomo e Natura si stava sbilanciando sempre più a favore del primo, dell’Individuo.

Spazi nuovi, rifugi, tentativi di migliorare la vita della Gente, celebrando la grandiosità e la meraviglia della Natura con cui questa vive, in cui respira, cammina, si muove, a cui sempre ritorna. Architettura efficiente, trasparente, leggera. Abito di piume.

 

ALLEGATI

 

Editoriale di Stefano Boeri su Abitare: Lo spazio crea la società

I nostri lettori stranieri forse ignorano che sono in corso in Italia delle inchieste giudiziarie che riguardano da vicino la professione dell’architettura. Talmente “da vicino” da avere coinvolto alcuni noti architetti della generazione dei 40-50enni; uno di loro – della cui eccellente attività di progettista questo giornale si è di recente occupato – è stato addirittura accusato di turbativa d’asta, cioè di aver condizionato gli esiti di un concorso pubblico.

I nostri lettori italiani, che invece seguono probabilmente con attenzione l’evolversi di queste tristi vicende, sanno che abbiamo deciso di dedicarvi un post sul sito di Abitare (recentemente rinnovato, www.abitare.it <http://www.abitare.it> ), ospitando domande, dubbi, frustrazioni, rancori e anche, in alcuni casi, proposte. Cosa pensiamo di quanto è successo?
Servono due premesse. La prima è che è assolutamente necessario aspettare di conoscere i risultati dell’inchiesta prima di poter formulare una qualsiasi valutazione sulle accuse. La seconda è che se le imputazioni in questione fossero davvero provate, ci troveremmo di fronte a una situazione indubbiamente grave.

A queste premesse, c’è però da aggiungere subito una terza considerazione importante, che in un certo senso spiega lo spazio che Abitare ha dedicato – sul sito e sul giornale – a questo caso; e cioè che a prescindere dalle persone coinvolte, quanto riportato dalla stampa sia apparso a molti dei nostri lettori plausibile. Plausibile che oggi, in Italia, ci siano dei politici, degli amministratori e degli imprenditori che si mettono d’accordo per condizionare gli esiti di una gara pubblica. Plausibile che questo patto di illegalità abbia coinvolto anche degli architetti.

Ecco, quello di cui vorremmo discutere – al di là di questo specifico caso – è proprio di come una situazione moralmente e deontologicamente inaccettabile sia diventata anche plausibile. In altre parole: c’è oggi in Italia il rischio di un degrado etico e civile della professione dell’architetto? Vorrei provare a rispondere chiamando in causa le tre voragini che rischiano di aprirsi attorno alla professione dell’architettura e che attengono tutte al suo significato civile e alla sua utilità sociale.

 

La prima potenziale voragine è dovuta al rarefarsi nel nostro Paese di amministratori locali che svolgano seriamente una funzione di rappresentanza istituzionale degli interessi collettivi. Troppo spesso nel momento di promuovere un progetto, un piano, una scelta sul territorio, registriamo l’assenza – nelle amministrazioni locali – di una posizione ferma che ci permetta di misurare, e dunque limitare, le aspettative di una committenza per sua natura egoista e a volte ingorda. Il fatto che questa committenza sia diventata ormai la fonte prima e a volte unica di risorse e investimenti per le trasformazioni urbane, non giustifica che al momento di discutere un progetto, spesso sembri mancare del tutto – sul lato delle politiche pubbliche – una posizione che segnali con forza i vincoli che derivano da un’attenzione primaria alla qualità dell’ambiente e al miglioramento delle condizioni di abitabilità dei cittadini, soprattutto di quelli che hanno più difficoltà a farsi rappresentare dal sistema politico.

L’Italia contemporanea è piena, troppo piena, di amministratori locali eccessivamente attenti alla loro carriera (all’equilibrio tra tempi elettorali e tempi del consenso) ed eccessivamente disinteressati alla difesa dello spazio abitabile in quanto bene pubblico. Con l’effetto che spesso questa difesa – che si tratti del verde comune, del costo delle abitazioni, dell’ampliamento degli spazi per la cultura e il tempo libero – sparisce del tutto. Lasciando chi fa il mestiere dell’architetto davanti al bivio tra l’assumere un ruolo supplente e coraggioso di attenzione agli interessi generali - un ruolo spesso in conflitto con gli interessi della propria committenza - oppure l’appiattirsi totale sulle volontà e i capricci di quest’ultima. E questa seconda strada, di recente, ha avuto purtroppo un certo successo.

 

La seconda voragine, conseguente alla prima, corrisponde all’alzarsi nella nostra professione della soglia di tolleranza nei confronti di comportamenti non deontologici o addirittura illeciti. Una disattenzione che ha la sua causa prima proprio nella consapevolezza che l’interesse pubblico è diventato una variabile secondaria nel sistema decisionale dell’architettura. Ma vorrei essere chiaro: le fragilità morali di politici e amministratori non possono essere un alibi per noi architetti; piuttosto dovrebbero spingerci a una maggiore responsabilizzazione civile. Sostituire al bene collettivo di una intera società un appello al bene (collettivo?) dell’architettura italiana non ha, insomma, alcuna giustificazione. Perché se tutto diventa sacrificabile sull’altare di una presunta e arbitraria valutazione circa il miglioramento della qualità dell’architettura, ogni occasione di lavoro e di ricerca può diventare motivo di conflitto di interessi e di nepotismo. Accade allora, per fare un esempio, che si usino le aule dell’università come succursali per il proprio studio – magari impegnando gli studenti su progetti di grande interesse – senza capire che in questo modo si svilisce l’identità stessa della scuola; oppure che si condizionino illecitamente gli esiti di una gara pubblica per favorire un collega, magari bravissimo, senza capire che così si impedisce a soluzioni potenzialmente migliori di emergere. Per quanto possa essere a volte difficile stabilire con chiarezza il confine tra comportamenti opportuni e illeciti, dovremmo sempre tener presente che ogni istituzione o procedura pubblica, nella misura in cui è una potenziale fonte di ossigeno per l’architettura e per i giovani, è una piattaforma aperta e libera. È bene quindi che sia alimentata di idee e provocazioni intellettuali – che inevitabilmente provengono dalla nostra pratica professionale di architetti, che inevitabilmente ricalcano le nostre passioni e i nostri interessi – ma non deve mai diventare un imbuto per prestazioni a uso privato. Del resto, il terreno su cui matura questa tolleranza eccessiva è anche la scarsa consapevolezza che la nostra professione ha una implicita funzione critica rispetto allo stato delle cose. Questa dimenticanza è una terza voragine. Perché ogni contatto tra ricerca e professione, tra didattica e professione, tra media e professione, rischia di essere equivocato in assenza di una forte intenzionalità critica. Solo se sappiamo dove andare, se diciamo dove andare e con chi vogliamo andare, le nostre azioni possono essere giudicate con equilibrio e rigore; perché non esiste vera trasparenza delle procedure e dei comportamenti, se non in rapporto a un quadro forte, chiaro ed esplicito di finalità.

Eppure oggi non è difficile trovare un senso e una intenzionalità nella professione dell’architettura. Ad esempio considerando come lo spazio fisico oggi non sia semplicemente il calco dei comportamenti sociali. Il territorio, il paesaggio, gli ambienti materiali della nostra vita – che sono in ultima analisi il nostro materiale di lavoro – non sono infatti una variabile delle relazioni economiche, dei comportamenti sociali, delle scelte politiche. E, neppure sono l’effetto ritardato nel tempo, di decisioni nate molto prima, di aspettative consolidate e antiche, di presupposti culturali immodificabili. Al contrario: oggi, in Italia, lo spazio è una condizione creativa della realtà sociale e politica. Lo spazio fa, disfa, condiziona, promuove, distrugge.

Grazie ai nostri progetti di architettura, ai nostri piani urbanistici, alle nostre proposte di design, lo spazio divide e connette pezzi di società, toglie e attribuisce loro risorse, nega o consente relazioni culturali ed economiche. Lo spazio è insomma diventato un protagonista determinante nella scena politica. Come non accorgersi che molte questioni di trasformazione dello spazio che un tempo avevano un valore puramente tecnico, specialistico, assumono oggi una immediata valenza politica? Decidere la forma di un edificio particolarmente in vista, la trasparenza di un recinto, i materiali di una piazza, il colore di un intonaco sulla strada; scegliere se consumare o meno suolo agricolo, se crescere in altezza, se utilizzare energie non rinnovabili, se usare o meno componenti edilizie non riciclabili; sono tutte scelte sottoposte oggi a un doppio ordine del discorso: non più solo quello della tecnica, ma anche quello dell’argomentazione pubblica. E spetta a noi architetti trovare l’equilibrio relativamente migliore tra due sfere spesso conflittuali (perché muovono argomenti e ragioni diversi e spesso stridenti) ogni volta che ci avviciniamo a una scelta di progettazione. Una sfida che dobbiamo ogni volta affrontare, diffidando dalle scorciatoie e sapendo che in questo sforzo siamo, saremo, sempre soli.

 

Le tre voragini che si sono pericolosamente aperte ci riguardano insomma tutti; a partire da chi scrive. Proprio perché nella pratica professionale siamo spesso chiamati a “fare di più”, a supplire ruoli e prestazioni che disciplinarmente non ci competono (non dobbiamo solo convincere assessori, ammaliare tecnici comunali, dialogare con comunità di cittadini, ma anche spesso svolgere supplenze giuridiche, comunicative e finanziarie, consigliando la nostra committenza sulle strategie di mercato e valutando costi e benefici politici delle nostre proposte), dobbiamo tutti insieme riscoprire il significato civile del fare architettura, la sua dimensione implicitamente politica. Alimentando quella coscienza critica che nel secolo scorso – da Giuseppe Terragni a Ludovico Quaroni, da Ernesto Nathan Rogers a Bruno Zevi, da Giuseppe Pagano a Giancarlo De Carlo – ha rappresentato addirittura una cifra della migliore architettura italiana.

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di  architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al  mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per  l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d'ora.

E' gradito  ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una  settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori  alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento,  titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un  potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne  attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni  responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è  anche il luogo dove sono custoditi i dati,  viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica  Zerboni.