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Finalista Concorso Giovani Critici I edizione - 2007 : Scritto Edito

L’abitazione come abitacolo Tratto da: Undutchable (autore Giampiero Sanguigni, Meltemi 2006)
di Giampiero Sanguigni

Sfogliando una rivista qualsiasi, in seconda pagina, tra la pubblicità dell’American Express e quella di un profumo, troverete la reclame di un’automobile. Rigorosamente orientata da sinistra a destra, in modo da comporre una diagonale ascendente rispetto al senso di lettura, quella reclame tenterà di trasmettervi un senso di perfezione e durevolezza, confort e positività. Che sia sportiva, spider o familiare, il testo riportato sotto cercherà di convincervi che quel modello è fatto su misura per voi; che interpreta al meglio la vostra voglia di libertà, legittimando il desiderio di giovinezza o affermazione che cova nel vostro subconscio.

Se al posto di quell’auto fosse, invece, pubblicizzata una casa, la vostra futura casa? Potreste rottamare la vecchia, ed avere in cambio un modello non inquinante, dagli interni allestibili secondo le vostre esigenze e progettata per garantire al meglio la vostra incolumità e quella dei vostri cari.

 

La nostra è una società dove le innovazioni tecnologiche sono visibili e estremizzate all’interno delle automobili e non dentro le abitazioni ordinarie. Materiali leggeri, scocche rinforzate, dotazioni e colori personalizzabili, rivestono l’oggetto-auto di un’aura capace di rappresentare le aspettative, lo status e l’identità dell’acquirente. Se poi l’auto consuma poco il nostro ego risparmiatore ha la coscienza a posto anche se vive in una casa incapace di ottimizzare il consumo energetico. Abitazioni e abitacoli sono entrambi luoghi che filtrano la nostra percezione dello spazio, entrambi sono oggetti collocati su un mercato e soggetti ad una valutazione economica. Eppure se osserviamo il loro ciclo di vita, dalla produzione allo smantellamento, la società contemporanea investe nell’auto un’aspettativa maggiore. L’industria immagina subito l’appeal che un nuovo modello avrà sul pubblico, permettendo al cliente di personalizzare il proprio acquisto scegliendo tra una serie infinita di dotazioni. E’ come se il mercato seguisse il progetto di un’automobile fin dal suo stato embrionale, enfatizzando in ogni fase il contributo in termini d’esperienza che il prodotto finito darà all’utente.

Ciò non accade per un’abitazione. Nonostante i presupposti siano simili, alla casa viene associato un valore aggiunto soltanto nel momento in cui viene abitata (non sorprende la necessità delle persone di “decorare” lo spazio domestico per adeguarlo alla propria identità). Nel marketing  quello che vende è l’esperienza suscitata dall’oggetto reclamizzato, la capacità di un’auto, di legare a se, nell’immaginario, un valore supplementare (allegria, ribellione, machismo, sensualità). Questo potrebbe accadere anche per una casa, se solo vi fosse dietro un mercato motivato a trasformare l’abitazione in un oggetto mass-mediatico. Ma i vincoli contingenti al settore, come i costi dei materiali e l’assenza di concorrenza, non spingono i costruttori ad investire nella ricerca di nuove forme abitative e nella sperimentazione sui nuovi materiali. Abitiamo, parafrasando l’accostamento casa-auto, in abitazioni che continuano ad essere prodotte secondo le tecniche e i criteri dell’inizio del XX° secolo. Nessuno accetterebbe, se non un collezionista, di mettersi al volante di un’automobile con lampade antiquate al posto dei fari, senza cinture di sicurezza e tantomeno airbags. Così, se il mercato dell’auto spinge all’innovazione, nella ricerca di un numero sempre maggiore di clienti, il mercato delle costruzioni cerca il profitto ed impone a progettisti e finanziatori i materiali più economici e le tecnologie più convenzionali.

Le differenze tra un abitacolo e un’abitazione sono quattro: le ruote. Il valore di un’architettura è legato al terreno su cui si costruisce, anzi spesso è proprio il rapporto con il luogo che determina la qualità del prodotto finale. Se nell’auto ciò che si vede dal finestrino è mutevole, nell’abitazione diventa fondamentale: il valore di quest’ultima oscilla sensibilmente se la vista da su un parco, una strada secondaria o un luogo di prostituzione.

 

Oggi negli States vengono progettate e vendute case minuscole, prive di cucina ma provviste di micro-onde; abitazioni che per dimensioni ricordano l’auto, pur essendo immobili. Case immaginate per degli abitanti che investono principalmente sul contenuto e non sul contenitore. Residenze in cui gli elettrodomestici stanno ridefinendo il modo di vivere, rendendo alcuni luoghi della casa, tradizionalmente ritenuti essenziali, meno importanti di altri. Il concetto di “lusso” si è spostato dalle dimensioni degli ambienti al tipo di tecnologie all’interno dell’abitazione. La miniaturizzazione degli strumenti (l’implosione sui portatili di molti degli elettrodomestici legati all’intrattenimento) e il decremento del numero medio dei componenti di una famiglia hanno poi legittimato questa diminuzione delle dimensioni. Aumentano le coppie senza figli, dove entrambi i componenti lavorano fuori dalla residenza e vivono l’ambiente domestico nei fine-settimana, e diminuisce la necessità di partizionare gli interni (scompare l’annosa distinzione zona-giorno vs zona-notte, tipica delle tipologie del dopoguerra). Le vecchie abitazioni, se ristrutturate, vengono divise in più unità residenziali: monocali provvisti di angolo cottura, con i servizi in comune. Il prevalere del modello del loft, dove tutto tende a ridursi in un unico ambiente, impone la ridefinizione dei criteri di privacy: scompaiono la stanza da letto ed i divisori. Nei casi dalle dimensioni più ridotte vengono esclusi gli ambiti monofunzionali: la socializzazione avviene sul tavolo della cucina, perché non esiste più un luogo dedicato esclusivamente al ricevimento degli ospiti, e il bagno, unico servizio igienico della casa, è provvisto di un lavandino capace di ospitare due persone contemporaneamente.

 

Il tempo di permanenza in un’abitazione diminuisce, il che significa che le persone non hanno modo di stabilire un legame affettivo con la propria residenza o con il quartiere in cui abitano. Le case diventano un fenomeno sociale effimero, per il quale vengono studiate soluzioni precarie ed estreme. La loro temporaneità, si avvicina paradossalmente alla dinamica con cui molte persone, nel corso della vita, cambiano la propria auto con un modello nuovo. Ma se il cambiare il luogo in cui si vive è un fatto dipendente dalla storia personale di ognuno (un nuovo lavoro, un nuovo compagno/a), l’auto rimane un “bene” fortemente soggetto alla subliminalità mediatica  e alle mode.

 

Mi chiedo se sia possibile progettare un’abitazione smart, dalle dimensioni minime e dal budget limitato, che abbia le qualità della casa senza avere quelle “quantità” standard che di solito definiscono un’abitazione. Una casa che racconti nuovi tipi di domesticità, ridefinendo il ruolo di chi abita: quest’ultimo infatti, che ne sia cosciente o meno, determina cosa è veramente essenziale all’interno del suo “abitacolo”.