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PresS/Tletter n.8 2007
Ranellucci, De Seta, Verderosa, Nocerino, Janni, Paris, Valente, Gammella- Ne la rubrica DISASTRO PIAZZA ARMERINA Sandro Ranellucci ci manda una lettera sugli ultimi sviluppi del progetto sostenuto da Sgarbi.
- Nella rubrica CRITICA un intervento di Stefano Mirti
- Nella rubrica RECENSIONI E COMMENTI, Cesare de Seta ci introduce la grande mostra alla Biblioteca Nacional di Spagna di Madrid, La Spagna nel Mediterraneo. La costruzione dello spazio, di cui e' coautore. Il 7 de Seta terrà una conferenza nella stessa sede.
- Continuano LE PAGELLE di Marcello Del Campo
- Si inaugura una nuova sezione all’interno della rubrica VOCI DALL'UNIVERSITÀ: Tazebao (tazepao, dazebao, tatsebao, tatsepao, ta-tze-bao ecc.)
- Nella rubrica LETTURE D'AUTORE, a Diego Barbarelli risponde Angelo Verderosa (acc@nto)
- Nella rubrica LETTERE Giorgio Nocerino interviene sui concorsi in rete. Leandro Janni su Piazza Armerina. Spartaco Paris e Paolo Valente intervengono sul tema dell’immagine delle scuole dell’infanzia.
-Nella rubrica INTERMEZZO, Edoardo Alamaro ci parla di: Mobili per tutti.
-GIPANGO RANDOM FILES. Gipango e' il vecchio nome del Giappone e Salvator-John Liotta è il nostro corrispondente da Gipango. In questo numero ci parla di: Il tempo per mandare le cose in rovina.
- Nell’allegato n.1 riportiamo un articolo di Salvatore Gammella dal titolo: Progettare case
AAA: un concorso per giovani critici
Continuano ad essere positive le risposte al concorso per giovani critici che abbiamo lanciato. Il bando aggiornato si trova nella rubrica CONCORSO PER GIOVANI CRITICI. Ricordiamo che il termine ultimo per l’invio degli elaborati e' il 31 marzo. Per leggere i pezzi già pervenuti: http://www.presstletter.com/storico.asp?s=%28A%29+ruota+libera
L’OPINIONE
Desideri a Roma 3
Apprendo la notizia che Paolo Desideri sarà il nuovo professore di progettazione di Roma 3, subentrando ad Alessandro Anselmi che andrà in pensione. La notizia ci riempie di fiduciosa speranza. Desideri, uno dei progettisti di punta del gruppo ABDR, da tempo conduce una interessante battaglia contro il disegno Beaux Arts che ancora infesta le facoltà di architettura, puntando invece sul tema della complessità e della ingegnerizzazione del prodotto edilizio. Ci dispiace solo per Pescara che , uno dopo l’altro, sta perdendo la gran parte dei suoi professori di punta.
LA CARTOLINA di Renato Nicolini
La Casa Bella
Ho letto con interesse le riflessioni di Andrea Vidotto sull’edilizia residenziale italiana, e sulla pratica scomparsa dei temi sociali dall’attualità dell’architettura. Sarebbe una ben strana nuova dimostrazione dell’eterogenesi dei fini, se il crollo del Muro di Berlino avesse travolto la ricerca sulle tipologie dell’abitazione, proprio quando la famiglia tradizionale rischia di diventare minoritaria, per non parlare dell’emigrazione e del lavoro nero, nascosti ma non completamente invisibili nelle grandi città ed aree metropolitane. Darebbe un significato meno allegro alle belle rubriche sull’architetture sempre più diffuse sui giornali dell’architettura. Da “Casabella” di Persico, Pagano e Rogers si torna a “La Casa Bella”.
FOCUS SU… di Diego Caramma
Jean Prouvé a Mantova
Nelle fruttiere di Palazzo Te a Mantova, fino al 22 aprile, è presente una retrospettiva di Jean Prouvé, con oltre cento opere esposte. Le sue vicende personali, incluse quelle che lo vedono militare nella Resistenza, sono note e non è il caso di richiamarle. La sua figura non è inserita né nella Storia dell'architettura moderna, né nella Controstoria zeviane. Nella collana dell'Universale di architettura, tuttavia, gli è dedicato un volume a cura di Diego De Nardi, in cui è tra l'altro correttamente richiamato il giudizio che Bruno Zevi diede a riguardo del Palazzo del CNIT di Parigi, progettato con Pier Luigi Nervi. L'interesse ingegneristico di Prouvé non è mai al servizio dello spazio, e l'ossessione per la ricerca tecnologia fine a sé stessa è racchiusa anche in molti dei suoi scritti e interventi. Per lui, del resto, vale l'«idea costruttiva». Resta in ogni caso esemplare il suo impegno dopo la Liberazione per la progettazione di alloggi prefabbricati destinati ai senzatetto.
LE PAGELLE di Marcello Del Campo
10 A Borromini
9 A Figini, Pollini e Albini
8 A Giorgini
7 A Nicolini
6 A Bellini
5 A Brasini
4 A Cellini e Purini
3 A Gregotti e ai suoi librini
2 A Natalini
1 A Piacentini e Calza Bini. A Casamonti e ai casamontini.
Altri INI: Bernini, gli Aymonini, Perugini, Pellegrini, Vittorini, Spadolini, Gamberini, Manfredini, Mussolini, Follini.
DISASTRO PIAZZA ARMERINA
Che Zevi (e Ove Arup) vi maledicano
L'argomento non è più divertente. Ma abbiate pazienza, si avvia inesorabilmente al suo tragico epilogo, e smetteremo di parlarne. Alla faccia della difesa dell'architettura moderna.
Come davanti alle esili strutture delle Halles, il Generale Custer/Alto Commissario Sgarbi sta facendo arrivare il contatto alle cariche distruttive. La storia è inutile, non insegna neppure ad evitare di ripetere gli errori. Torno a chiedere ospitalità a Luigi Prestinenza per mantenere un minimo d'informazione. Dal momento che il mio www.sandroranellucci.it non potrebbe tener desta l'attenzione sulla vicenda appena fuori del mio ambito parentale.
Ignorando la condizione oggettiva e giuridica di monumento che sarebbe auspicabile riconoscere all’opera di Minissi accade che circolino nuovi grafici a definizione del progetto predisposto dal team della Regione per la villa di Piazza Armerina. Mentre si parla di inizio dei lavori in cantiere proviamo a leggere quegli “esecutivi”, da pazienti architetti desiderosi di capire.
L’ipotesi formulata nel progetto prevede la realizzazione di un tetto ventilato con manto di copertura in rame e una chiusura verticale che usa pannelli verticali alveolari intonacati. Pare di capire (la scala degli “esecutivi” mi sembrerebbe più adatta a indagini preliminari che non ad una condizione di appalto attribuito) che la consistente struttura sostitutiva (anche se non è facile capire fino in fondo in cosa essa consista) non si distacchi sostanzialmente dalla soluzione di Minissi per quanto concerne le modalità di sostegno della copertura. Solo che in quel magistrale progetto l’Ordinario di Museografia appoggiava la superficie d’involucro in perspex ad un esile tubicino. A questo scopo l’aver sovrapposto Minissi al piede della copertura uno strato di pietre riconoscibile come “strato di sacrificio” rispetto alla consistenza dei muri rinvenuti, è soluzione lieve ma pienamente sufficiente: modesti carichi puntuali, scaricati sullo “strato di sacrificio” mediante un leggero perno passante, tra faccia interna e faccia esterna del muro. Ebbene: non credo ai miei occhi, anzi sono certo di sbagliare. La stessa sezioncina esile, presente più o meno a interassi non dissimili da quelli adottati da Minissi per il suo perspex, sembrano nei grafici pubblicati dalla Regione Sicilia all’interno del progetto Sgarbi sostenere ottimisticamente un “ambaradam” di travi reticolari in copertura, di rivestimenti di rame, di isolamenti termici, di pannelli di foderatura di cui più non si dice, per quanto concerne il peso, con tanto di intonaco in coccio pesto.
Che Ove Arup vi maledica.
Sorge il dubbio che non ci si sia abbastanza soffermati sul fatto che il carico che una modalità strutturale che si suppone funzioni come quella di Minissi possa sostenere solo carichi molto limitati. Puntuale, rada, la struttura di Minissi; ad essa sembrerebbe aggiunto solo un appoggio esterno che non potrebbe, se fosse così, non squilibrare ulteriormente la struttura. In pratica, fosse come a prima vista ci appare, le sezioni potrebbero essere insufficienti, insorgere carichi di punta, manifestarsi l’assenza di controventature. Ma certamente si tratta di dubbi motivati dalle incertezze di chi scrive, modesto strutturista. Il quale comunque si sente messo in allarme dalla permanenza di una soluzione statica che comporta probabilmente il passaggio da alcune decine di chili a montante, nel caso del perspex, a un quanto di più che per dirsi richiederebbe un’analisi dei carichi che certamente sarà stata approfondita, in elaborati che non conosciamo.
Muro rinvenuto e strato di sacrificio al piede della nuova costruzione non mi appaiono in realtà granché preoccupati delle nuove condizioni di maggior carico, nel passaggio dal progetto Minissi al progetto Sgarbi. E questo mi induce a pensarlo anche il fatto che nello loro spessore murario, che non è cresciuto, si manifesterebbero persino gli incassi probabilmente inediti degli apparecchi per l’illuminazione. I quali, oltretutto, risultando inevitabilmente ravvicinati ai mosaici, vigendo l’esigenza di un’illuminazione il più possibile uniforme, dovranno necessariamente essere molto frequenti e quindi risulterebbero parecchio invasivi rispetto all’appoggio.
Ma siamo certi che molta incapacità di comprendere la soluzione sia nostra. Ritenendo anche che, qualora venissero diffusi anche grafici più dettagliati, forse qualcosina in più la comprenderemmo.
Che dire, in questa condizione di definizione apparentemente insufficiente, di quale avrebbe potuto essere il livello di comprensione da parte di chi ha ritenuto di scendere ad un ribasso del 40%? Se non esistessero altri elaborati a noi non noti, qualora si dovesse scoprire che il progetto avrebbe bisogno di ulteriori “approfondimenti”, potrebbe essere mantenuto, quell’impegno?
Il punto è che il mondo della cultura, a forza di volare alto, rischia di guardare prevalentemente alle coperture in rame, alle “cupole”, e poco agli attacchi a terra, non trovando interesse per una verifica della rispondenza tra i propri sogni e il delicato impatto tra mosaici e struttura protettiva. Meno che mai chi è abituato a volare alto si soffermerà volentieri a consultare noiosi libercoli quali il mio “Strutture protettive e conservazione dei siti archeologici”(Carsa 1996, pp,156). Perché in tal caso, se lo facesse, persino maturerebbe qualche dubbio, osservando il caso della copertura dei mosaici di Paphos. Una struttura sorprendentemente somigliante a quella di Minissi a Piazza Armerina, con tanto di passerelle sui muri per i visitatori ecc. Ma con masselloni di legno al posto del perspex, certamente anche in quel caso giudicato troppo “moderno”. Legno, a spanne paragonabile, in quanto al peso, rispetto all’incidenza nei carichi puntuali, a quello dell’insieme di pannelli di gesso con intonaco di cocciopesto, con copertura di rame e travi metalliche del progetto Sgarbi. Ebbene, si vada a controllare nelle noiose foto in bianco e nero di quel mio libro (pag.94), come a Paphos son finite le illusioni di leggerezza, con deliziosi appoggi 20x30cm in cemento armato insinuati tra i mosaici! Chi ha un pò di dimestichezza (quotidiana) con la progettazione, cosa sempre meno frequente per gli architetti, sa che, quanto meno i dettagli, di carattere statico e formale, si avvicinano all’1:1, tanto più la possibilità di un’illusione di leggerezza, per quanto riguarda la struttura architettonica, è destinata a fallire. In pratica avendo un pò d’esperienza di progetto può accadere d' essere assaliti dal dubbio di una qualche inadeguatezza dei grafici posti in circolazione in vista della sostituzione della copertura storicizzata di Piazza Armerina. Se così fosse, ma certamente non sarà, scaturirebbero sostanziali mutamenti in corsa e probabili interferenze distruttive.
Spero proprio, alla conclusione di questa vicenda, di non dover tornare a citare queste righe, a conferma della mia impressione, quando purtroppo sarà troppo tardi.
Per chiudere: una considerazione meno, come dire, disciplinare. Qualche anno fa, in una domenica mattina, mi trovai ad entrare in quello che era stato il cinema sulla piazza di S.Lorenzo in Lucina, a Roma. L’Onorevole Sgarbi presentava il programma nientemeno che del Partito della Bellezza. Non ritenni di mettere la cera nelle orecchie per resistere come Ulisse ai canti e alle melodie che provenivano dall’interno. Non avevo del resto mai nascosto d’essere poco d’accordo con chi dell’architettura pretendeva esclusivamente un’interpretazione in chiave etica, ideologica, limitata a un illusorio rigore. Che richiamo un politico che intenda porre alla base di un programma nientemeno che la Bellezza! Un auspicio che continuerebbe ad accogliere, qualora venisse riproposto, tutto il mio interesse. Ma come estendere tale condividibile aspirazione al progetto sostitutivo che si intende realizzare a Piazza Armerina?
Sandro Ranellucci
Sempre su Piazza Armerina
Solo di recente il Centro del Restauro della Regione Siciliana ha consentito la visione del cosiddetto “progetto di restauro” della Villa romana del Casale; valutandone i contenuti si avverte che il rischio di un imbarazzante flop culturale è altissimo. Si ha l’impressione di osservare studi preliminari alla redazione di un progetto, di cui ancora appare lontana la genesi…
L’alto commissario dott. Vittorio Sgarbi non solo prevede la distruzione della storica copertura di Minissi, a vantaggio di un fantasioso ripristino, ma anche la manomissione e falsificazione dei mosaici romani.
L'intento di portare a compimento la dispendiosa manomissione e del sito archeologico della Villa del Casale di Piazza Armerina non è più un sospetto! Per approfondimenti si consultino le nuove pagine del sito web dell'Associazione culturale Monumento-Documento:
http://www.unipa.it/monumentodocumento/villadelcasale/progetto/index.html <http://www.unipa.it/monumentodocumento/villadelcasale/progetto/index.html>
Si prega di diffondere ulteriormente la notizia del gravissimo rischio di assistere alla rovina di uno dei siti archeologici siciliani più noti al mondo.
Associazione Culturale Monumento-Documento
www.unipa.it/monumentodocumento <http://www.unipa.it/monumentodocumento>
CRITICA
Una risposta di Stefano Mirti a Vittorio Mazzucconi
dear vittorio,
dear lpp,
leggo con grande interesse il testo di vittorio e mi vengono svariati pensieri in testa.
pero', ancora, per correttezza devo premettere che:
a) non ho visto l'aggeggio di richard meier di persona
b) gli aggeggi di richard meier che ho visto di persona mi sono sempre sembrati discretamente terrificanti e spaventosi
c) non conosco lo specifico delle ire di sgarbi (ma me le posso a grandi linee immaginare)
esaurite le (doverose) premesse,
mi sembra di poter dire che:
1)
nella storia dell'architettura moderna e contemporanea abbiamo una grande quantita' di stazioni dell'autobus prodigiose.
il fatto che ci sia un manufatto che assomiglia a una stazione d'autobus non implica un'operazione necessariamente sbagliata.
idem per le concessionarie di automobili,
anche, stesso dicasi per le stazioni di rifornimento (che in alcuni casi raggiungono picchi di intensita' stratosferica).
basti pensare ai bbpr a trieste, o a quel gioiello assoluto di arne jacobsen tra copenaghen e il louisiana, etc.etc.etc.
insomma, non vale essere classisti.
arne jacobsen ha costruito un'infinita' di manufatti: dalla citta' al cucchiaio andata e ritorno (cinquanta volte).
ancora, il suo prodigio assoluto e' la stazione di rifornimento del '36.
viva le stazioni di rifornimento, le fermate degli autobus e i concessionari di automobili!
2)
v.m. dice: "...e' un edificio piu' che degno in un contesto sbagliato..."
boh...
le architetture moderne in periferia e quelle storiciste al centro non mi sembra un principio cosi' eccitante.
piu' avanti v.m. aggiunge: "l'architettura dovrebbe dialogare con la citta', farsi permeare della sua anima, non imporre uno stilema...".
seguo, capisco, ma non necessariamente condivido.
ci sono architetture molto riuscite che fondano la loro riuscita con il dialogo, la permeabilita' delle anime, la capacita' di non imporre stilemi.
altre architetture (in alcuni casi ancora piu' riuscite), si fondano sull'assenza di dialogo e il disinteresse totale per la permeabilita' delle anime.
il dialogo e la permeabilita' come ingredienti necessari mi sembra una categoria non condivisibile.
sugli stilemi anche.
tenderei a dire che dipende dallo stilema...
io non amo gli stilemi, cio' detto, ogni volta che sono in un'architettura di le corbusier, il cuore mi batte forte...
;-)
3)
mazzucconi sembra prediligere la mimesi (quando dice che se meier avesse costruito all'eur, allora sarebbe andato bene)...
suvvia...
l'architettura non e' il prozac,
l'architettura piu' interessante e' quella che fa esplodere le contraddizioni, fa nascere il dibattito, fa litigare...
l'architettura appropriata nei luoghi appropriati tende ad essere discretamente soporifera...
4)
si lamenta inoltre la "mancanza di appropriatezza"....
mmmmhhhh...
per fare robe appropriate non c'e' bisogno dell'architettura...
l'architettura piu' forte e significativa e' raramente appropriata.
quando poi un nuovo edificio sembra "appropriato" a tutti, allora la sua nullita' comunicativa e' data.
5)
ribadisco che non amo richard meier e che in genere non capisco i fili concettuali delle sue architetture,
ancora,
scrivere che: "tutta questa faccenda e' quindi triste, assurda, emblematica di troppe cose che non vanno" mi sembra un filo esagerato.
dal mio punto di vista, il mondo contemporaneo (anche nel suo segmento riferito alla cultura e all'architettura) ha emblematicita' negative piu' significative.
se vogliamo crocefiggere richard meier, mi sembra un'esercizio divertente e spiritoso,
cio' detto, dovendo fare un mazzo di carte con 52 assassini da acchiappare,
non sono sicuro che il nostro riccardino sarebbe nella topten (e plausibilmente, neppure nella top 100).
6)
per quello che mi compete,
colgo l'occasione per ringraziare gli amministratori di avere fatto una scelta coraggiosa e di averla portata fino in fondo,
dando modo, scusa & occasione ai curiosi come me di andare a vedere che cosa e' stato fatto, come, perche'.
insomma, un'operazione che mi piace: usare l'architettura per fare ragionare sulla citta', sulla cultura contemporanea, sulle contraddizioni del mondo globale.
poi,
ancora,
ho anch'io questa impressione che una volta che saro' arrivato li', non capiro' granche' e non mi piacera' per nulla.
questo non implica pero' giudizi apocalittici come quelli dell'amico vittorio.
del resto, solo chi non fa nulla non sbaglia mai
(esercizio in cui gli amministratori delle citta' italiane sono discretamente eccellenti).
--
infine,
facile prendersela con un architettuccio di mezza tacca come richard meier
(per sempre condannato a essere lo sfigato della compagnia, fosse essa i newyork 5 o qualsiasi altro gruppo/scuola/famiglia a cui egli si sia associato).
soprattutto quando si e' scandalosamente bravi e incredibili come lo stesso vittorio mazzucconi
non ci credete?
credete sia impossibile progettare un'architettura mille volte piu' forte del sopracitato edificio di meier?
in un posto un milione di volte piu' difficile?
provate ad andare su: http://www.vittoriomazzucconi.it/
poi, fatevi un giro (mi raccomando) senza saltare il progetto "la piramide sul palatino".
:o
:o
:o
la prossima volta che commissioniamo una roba a richard meier,
prima di tutto lo mandiamo a lezione da vittorio...
:-)
saluti & baci
stefano mirti
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Ivrea e il suo patrimonio a Roma
Prospettive per la città moderna. Ivrea e il suo patrimonio. Due numeri speciali di “Parametro” e “Urbanistica”. Martedì 6 marzo dalle ore 18,30 presso la Sala Roberto Olivetti della Fondazione Adriano Olivetti di Roma
Bruna Esposito a Roma
Bruna Esposito: Compro Oro. Edicola Notte. Domenica 4 Marzo ore 22.00. Vicolo del Cinque n.23, Trastevere Roma
I giovedì del Design a Milano
I Giovedì del Design, alle 21.00 in Design Library via Savona 11, 20144 Milano. Incontri per affrontare da vari punti di vista tematiche inerenti il mondo dell’industrial design:
01.03.2007 Il design non è moda. Giovedì ADI
08.03.2007 Riccardo Bumer. Alla Castiglioni
15.03.2007 Fulvio Carmagnola. Pagine di design
22.03.2007 Gabriele Pezzini. Alla Castiglioni
29.03.2007 Cristina Morozzi. Pagine di design
A.A.A. Metacrilato a Milano
A.A.A. Metacrilato , arte e arte applicata nel metacrilato, opere di Ugo La Pietra 1966 - 2006. Inaugurazione Giovedì 1 marzo 2007 ore 18,30 dal 1 marzo al 18 marzo martedì-sabato 15.30 - 19.30. Tingo Design Gallery Via Volta 18, 20121 Milano
Falck riqualificazione delle aree a Milano
Falck riqualificazione delle aree analisi di un modello. Il convegno Audis a Sesto San Giovanni 9 marzo 2007, ore 9.30 -13.30. Università Statale, Piazza Indro Montanelli, Sesto San Giovanni.(stazione metropolitana Sesto Marelli).
Nuovi Committenti: Torino Mirafiori Nord
Nuovi Committenti: Torino Mirafiori Nord. Un progetto della Fondazione Adriano Olivetti realizzato nell’ambito del P.I.C. Urban 2. Oltre la città fabbrica. Inaugurazioni:
Massimo Bartolini, Laboratorio di Storia e di Storie venerdì 2 marzo alle ore 15.30 Cappella Anselmetti, Via Gaidano 75. Torino
Lucy Orta, Totipotent Architecture sabato 3 marzo alle ore 17.00 Parco Lineare di Corso Tazzoli, Corso Tazzoli angolo Via Frattini
SiciliaOlanda, Maurice Nio a Catania
Sabato 03 marzo, ore 18.00: tavola rotonda introduttiva, alla presenza di Maurice NIO, ore 19.30: inaugurazione SiciliaOlanda, mostra di progetti di architetture contemporanne a cura di: EXPA, galleria di architettura, . Le ciminiere Galleria d’Arte Moderna Viale Africa, Catania
Aspettando Palladio a Venezia
Media e Architettura. 4 incontri in Palazzo Barbaran da Porto:
2 marzo 2007, ore 18 Flavio Albanese, Direttore Domus
9 marzo, ore 18 Amalia Zordan, Repubblica delle Donne/ Casad Susanna Legrenzi, Io donna
16 marzo 2007, ore 18 Nicola Leopardi, direttore The Plan. Marco Casamonti, direttore Area
23 marzo, ore 18. Carlo Olmo, direttore Il Giornale dell’Architettura. Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti
L’architettura dei cinema in Toscana a Firenze
L’architettura dei cinema in Toscana.Giornata di studio 2 marzo 2007 ore 9.30. Firenze, Facoltà di Architettura. Plesso didattico di S.Verdiana, aula 1. Piazza Ghiberti 27
Kengo Kuma a Como
Inaugurazione mostra Kengo Kuma: Selected work 1994 – 2004, martedì 6 marzo, ore 18.30. Como, Salone San Francesco.
Venerdì 9 marzo alle ore 18.30 conferenza di Kengo Kuma a Como presso la Casa del Fascio di G.Terragni, Piazza del Popolo.
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Pubblicittà a Roma
Pubblicittà, mostra fotografica con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano dal 1 al 18 marzo 2007 foto di Piergiorgio Pirrone, inaugurazione giovedì 1° marzo 2007, ore 18.00 sala regia del Museo Nazionale del Palazzo Venezia via del Plebiscito 119, Roma, primo piano.
Architettura Contemporanea Portoghese a Roma
Mostra Architettura Contemporanea Portoghese da lunedì 12 febbraio a sabato 3 marzo 2007 ore 13.00 alla Casa dell'Architettura piazza Manfredo Fanti 47, Roma
A.A.A. Metacrilato a Milano
A.A.A. Metacrilato , arte e arte applicata nel metacrilato, opere di Ugo La Pietra 1966 – 2006. Dal 1 marzo al 18 marzo martedì-sabato 15.30 - 19.30. Tingo Design Gallery Via Volta 18, 20121 Milano
Mostre alla Triennale:
Giorgio Armani
La mostra Giorgio Armani alla Triennale di Milano
dal 20 febbraio al 1 aprile 2007 Triennale di Milano Viale Alemagna 6. Orari: dal martedì al giovedì 10.30-20.30 venerdì e sabato 10.30-23.30 domenica 10.30-20.30
Hans Hartung, In principio era il fulmine.
Hans Hartung Triennale Bovisa, via Lambruschini 31, 20156 Milano. Fino all’ 11 marzo 2007
SiciliaOlanda a Catania
SiciliaOlanda, mostra di progetti di architetture contemporanne a cura di: EXPA, galleria di architettura, . Le ciminiere Galleria d’Arte Moderna Viale Africa, Catania. Dal 4 marzo al 22 aprile 2007: esposizione al pubblico apertura: dal martedì alla domenica, ore 10.00/13.00-16.00/20.00 giorno di chiusura: lunedì
Kengo Kuma a Como
Mostra Kengo Kuma: Selected work 1994 – 2004, dal 6 al 27 marzo. Como, Salone San Francesco.
Vema a Verona
Mostra sul tema della città ideale Vema dal 20 gennaio 2007 al 31 marzo 2007. Palazzo dei Mutilati in Via dei Mutilati, 1 a Verona
Max Dudler a Napoli
Max Dudler, Architetture per la città a cura di Renato Capozzi, Giovanna Procaccini, Federica Visconti. Napoli, Castel dell’Ovo – Sala delle Prigioni. Dal 17 febbraio al 4 marzo 2007
Mobili per tutti a Napoli
Mostra Mobili per tutti, arredamento per la casa popolare in Italia 1900-1950 a cura di Giuseppe Albanese. Napoli, Palazzo Reale. Sala Dorica. Da 23 febbraio al 09 marzo 2007 orario: 10-14
UNIVERSITA’ & Co... a cura di Ilenia Pizzico
Paesaggi e Orizzonti dell'Architettura a Venezia
Martedì 20 marzo si terrà la conferenza dal titolo Paesaggi e Orizzonti dell'Architettura. Seguirà la presentazione del libro Finestre sul Paesaggio. Ore 14.30, Auditorium nella sede di Santa Marta, Venezia.
Premio per idee innovative Il piacere temporaneo
La Rivista EdA esempi di Architettura, della Casa Editrice il Prato, promuove il Premio per Idee Il piacere temporaneo. Il Premio ha come scopo quello di stimolare la creatività e la curiosità degli Allievi delle Facoltà di Architettura e di Ingegneria italiane, che saranno futuri progettisti, architetti e designers, nell’elaborare sistemi temporanei innovativi e mobili come risposta funzionale alle sensazioni che i nostri sensi generano una volta sollecitati.
Il Premio ha come obiettivo la ricerca e l’elaborazione di sistemi per unità provvisorie che rispondano nelle proposte presentate alle esigenze e ai requisiti caratterizzanti il concetto di temporaneità: montabilità, smontabilità, assemblaggio, flessibilità, trasportabilità. L’unità temporanea dovrà avere la funzione di contenitore per manifestazioni a carattere ludico, che potrebbero svolgersi in spazi aperti o in luoghi al coperto, esaltando il rapporto fra gli aspetti sensoriali dell’uomo e lo spazio progettato.Partecipanti:studenti di Facoltà italiane di Architettura, di Ingegneria Edile e di Ingegneria Edile-Architettura, con la partecipazione speciale della TUM, Technische Universitat München di Monaco.Scaenza domande:1Ottobre 2007
Elementi di progettazione e cantierizzazione paesaggistica a Roma
Il corso introduce alcuni elementi di lettura del paesaggio e della sua progettazione, integrando lezioni di colleghi architetti paesaggisti con quelle di altri specialisti che concorrono alla progettazione del paesaggio.Costi:€ 375. Info : www.aiapp.net/news.asp
L'area di Dietro Poggio al centro di un Laboratorio Nazionale di Bioarchitettura
Sarà Calenzano la sede e l’oggetto di studio del Laboratorio Nazionale di Bioarchitettura, che partirà il 26 aprile all’Altana del Castello, con l’obiettivo di progettare un quartiere completamente ecologico nell’area di Dietro Poggio. I partecipanti saranno 40, verranno selezionati a livello nazionale in base ad un percorso formativo orientato alla sostenibilità, e saranno guidati da due architetti di fama internazionale Rob Krier e Lucien Steil e diretti da Ugo Sasso, presidente dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e Carlo Monti, dell’Università di Bologna. I progetti elaborati dagli architetti avranno l’obiettivo di pensare la trasformazione di un’area produttiva in dismissione come quella di Dietro Poggio in un vero pezzo di città ecologica, con residenze, negozi, uffici, piazze, parchi, giardini, corsi d’acqua, parcheggi e piste ciclabili, che siano realizzate nel rispetto dell’ambiente e Scadenza domanda di ammissione al Laboratorio:2 aprile 2007. Info:bioa@bioarchitettura.org
LETTURE D'AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell'architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura (con passione e competenza). Le domande possono essere manomesse in qualsiasi modo.
Risponde: Angelo Verderosa (acc@nto)
1. Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
Mi sono iscritto alla facoltà di Architettura di Napoli nel settembre 1980; due mesi dopo, un terremoto di grande distruzione colpì l'Irpinia, la terra in cui abitavo. Fino alla data della mia laurea ho girovagato per i cantieri della ricostruzione post-sisma. Ai piani urbanistici avevano lavorato Giorgio Grassi e Agostino Renna (a Teora), Aldo Loris Rossi (a Bisaccia), Corrado Beguinot e Walter Bordini (a Conza della Campania), Salvatore Bisogni, Fabrizio Spirito e Italo Ferraro (a Lioni), Antonio Iannello e Nora Scirè (a S.Angelo dei Lombardi); a singole opere: Riccardo Dalisi (Lioni e Oliveto Citra), Paolo Portoghesi (Caposele), Carlo Aymonino (Avellino), Roberto Ballarini (Torella dei Lombardi), Massimo Pica Ciamarra (Borghi Medioevali della Terminio-Cervialto) e altri nomi noti e meno noti per tante altre opere che hanno segnato la mia formazione.
2. Per quali motivi ritiene importante il processo di ricostruzione irpino?
Girovagando ho imparato molto; a distanza di pochi chilometri si sperimentavano opposti modi di ricostruzione; in molti luoghi prevaleva la matita anziché la complessa orografia dei luoghi; ne sono conseguiti scavi immani e fondazioni su pali ∑ In nome della "tendenza" si imponevano forme abitative estranee alla cultura locale, obbligando i contadini a trasferirsi dalle masserie ai condomini ∑ In attuazione degli standard urbanistici e delle superfici abitative pro-capite si abbandonavano i bei centri storici in pietra a vantaggio di quartieri periferici in cemento. A fronte di piccoli centri rurali, in media 2.000 (duemila) abitanti, in un caso si è giunti ad approvare una città lineare sviluppata per 4 km. ∑
In Irpinia così come nel Belice e in Friuli si è persa un'occasione storica per fare architettura civile; tutto quanto realizzato non è nemmeno stato analizzato e dibattuto: una rimozione culturale.
La ricostruzione attuata è stata figlia di una vecchia cultura, oggi tornata in voga, non solo in Campania, che pretende di risolvere le emergenze e le problematiche sociali ed urbanistiche con la matita dell'archistar di turno. Naturalmente in Irpinia ci sono stati anche tanti esempi positivi.
3. In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l'abbiano influenzato?
Avendo colto le contraddizioni tra processo amministrativo e processo edilizio e tra disegno e luoghi, ho imparato soprattutto le cose da non fare ∑. l'architettura rimane un servizio, necessita di uno scopo pubblico, di un luogo e di un cantiere: materiali, maestranze, vincoli, clima, suggestioni ∑ oggi l'architettura che viene proposta sui media è fatta di rendering avulsi dalla realtà specifica dei luoghi ∑ si vedono sempre più rendering e sempre meno immagini di opere realizzate conformi al progetto originario. Il cantiere rimane un lavoro nel lavoro e l'architetto non può delegarlo a terzi.
4. Un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuol approfondire lo studio delle opere post terremoto '80.
- Rischio sismico, paesaggio, architettura: l'Irpinia, contributi per un progetto; a cura di Donatella Mazzoleni e Marichela Sepe - CRdC A.M.R.A. - Napoli, 2005
- L'Italia Maltrattata; Francesco Erbani - Editori Laterza - Bari, 2003
- Il recupero dell'architettura e del paesaggio in Irpinia - Manuale delle tecniche di intervento; De Angelis Editore - Avellino, 2005 scaricabile on line: www.acca.it <http://www.acca.it> download da home page.
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Il rispetto partecipato
Nella Londra delle villette a schiera e degli edifici vittoriani, nonostante i diversi pezzi di culture che vivono e fruiscono di questi spazi (dall’ aiuto cuoco polacco allo studente sud-coreano, dal commerciante arabo al dirigente neozelandese) è possibile individuare stili di vita tipicamente “british” dovuti proprio al carattere forte e preponderante di questa cultura, ormai radicato nella città europea più cosmopolita. Ma anche in questo campo le particolarità non mancano. In uno dei punti nodali, tra il grande Hyde Park, il prestigioso quartiere del Myfair e quello residenziale di Marylebone scopriamo l’ esistenza del più prestigioso appartamento di tutta la capitale inglese: il Marble Arch. Altro che “Ritz” e “Four Seasons” (che tra l’ altro gravitano nella stessa zona). Ebbene si l’ arco, disegnato nel 1828 da John Nash e ispirato a quello di Costantino, racchiude al suo interno un vero e proprio appartamento di tre stanze da affittare a “turisti facoltosi”. Così è stato deciso dall’ “English Heritage”, l’ente che amministra parte del patrimonio artistico inglese. Incredibile. Questo arco, che in origine si trovava di fronte al Buckingham Palace e ne doveva rappresentare l’ entrata, avrebbe dovuto ospitare, sulla sommità, la statua di Giorgio IV , e non certo un inquilino in carne ed ossa. Ma la cosa da evidenziare è, senza dubbio, l’ atteggiamento con cui le istituzioni inglesi si pongono nei confronti delle proprie ricchezze. Non sterile conservazione ma condivisione, partecipazione e libera fruizione. In passato, ad esempio, per un atteggiamento forse troppo conservatore, il passaggio sotto il Marble Arch era un privilegio riservato alla famiglia reale e alla Royal Horse Artillery. Oggi invece, oltre a essere vissuto nel suo interno, è anche una trafficata zona di attraversamento pedonale. Non è stato isolato quindi, ma pienamente inserito in un’ area ad intensa attività commerciale e culturale e ne rappresenta il vero simbolo. Una filosofia, questa, da cui imparare quella forma di rispetto partecipato che si avverte palesemente tra i londinesi in primis e che, per forza di cose, riesce ad infondersi anche nel più insensibile dei turisti.
VOCI DALL’ UNIVERSITA’
Tazebao
Si inaugura una nuova sezione all’ interno della rubrica "voci dall'università".
TAZEBAO (tazepao, dazebao, tatsebao, tatsepao, ta-tze-bao ecc.)
significa letteralmente: giornale [murale] a grandi caratteri e deriva dall'uso cinese di appendere i giornali in speciali bacheche pubbliche per permetterne la lettura a tutti. I dazibao si differenziano dai giornali per il fatto di essere scritti a mano in caratteri grandi, facilmente leggibili. Ogni settimana sarà affrontato un tema con una parola chiave, ma non ci sarà un modo univoco di leggerla perché, questa, sarà volutamente ambigua e insolita nell’ accoppiamento con l’ Architettura che rimane la base costante da cui partire e fare riflessioni su altri campi. Cosa c'entra il vapore con l' Architettura? Pensare sul perché i gatti fissano i fari delle automobili aiuta a trovare nuove strade progettuali?
-Nel prossimo numero: “TORPORE. la sensazione di quando ci svegliamo alla mattina e vediamo lo spazio tramite un filtro caldo: il sole nella spiaggia, una lezione di yoga particolarmente rilassante, la stupidità di una persona..”
La partecipazione al confronto è aperta anche a chi non è più studente, ma ha voglia di cimentarsi in questo esercizio che è “Tazebao”.
Per intervenire o per info scrivete a tazebao_pressT@hotmail.it
ECOFLASH a cura di Domenico Pepe
Eco usi ed abusi dei materiali da costruzione
Ci si è sempre espressi contro i nuovi “ismi”, come bioarchitettura, geoarchitettura o architettura sostenibile, ma allo stesso tempo si è sempre cercato di sensibilizzare l’opinione, di chi questa rubrica la “sente propria”, verso termini di ricerca e aggiornamento costante circa materiali nuovi e più sostenibili.
L’architettura dovrebbe avere come obiettivo la ricerca, per non richiudersi in se stessa e diventare vuota retorica/ripetizione di un inutile stile – l’ “isma” appunto -; una conferma di questo semplice presupposto è il premio europeo per la ricerca architettonica che sta trovando compimento in questi giorni (http://www.miesbcn.com/en/ed_2007.html).
La ricerca dovrebbe spingere ad usare nuovi materiali - creati guardando con sempre più attenzione ai problemi ambientali -, nuove strategie – alcune derivanti da applicazioni vecchie di secoli - e nuove tecnologie per aiutare, nella ricerca progettuale, la stessa architettura a trarre nuove ragioni nell’espressività del progettista.
Nuovi materiali si affacciano sul mondo delle costruzioni:
CHYLON: è composto da materiali, legno e plastica, riciclati e riciclabili
SYNPLAST: come il primo è prodotto da plastiche miscelate costituita da una parte che funge da legante (polietilene a bassa densità o LDPE) con l’aggiunta di polietilene (PET), polipropilene (PP) e polietilene ad alta densità (HDPE).
JAZZ: è un composto prodotto tramite la compressione ad alta temperatura di plastica riciclata
SYNDECRETE: viene prodotto tramite miscelazione di cemento riciclato e altri minerali naturali; può essere utilizzato come sostituto dei quadrotti prodotti tramite lavorazione del petrolio.
ECO-GRES: è composto al 50% da porcellana proveniente da scarti di lavorazione o non posta in opera
I due siti più interessanti che trattano materiali ecocompatibili o riciclati sono www.materialconnexion.com <http://www.materialconnexion.com/> e www.matrec.it/ <http://www.matrec.it/> . Sempre sulla rete si può leggere un interessantissimo articolo sul riciclaggio dei materiali www.edilone.it/attualita/index.php?page=details&id=575 <http://www.edilone.it/attualita/index.php?page=details&id=575>
Fino a qui gli usi ora parliamo brevemente degli abusi.
Purtroppo si registra un uso sempre più insolente della parola “eco”. Ora sembra che tutto sia Eco: dal produttore di pannelli solari termici che non sa dire se sono prodotti tramite una filiera “ECO”, fino al produttore di sistemi costruttivi, in pubblicità chiamati “Eco-qualcosa”, che integrano materiali derivati dall’ “oro nero”. Abusare del termine Eco non fa bene né alla causa né ai produttori; il rischio è di far sgonfiare in maniera più rapida questa moda, che invece bisogna mantenere in vita e sollecitare il più possibile perché “tutto” cambi, facendo perdere la credibilità a quelli che queste cose le sentono realmente.
pepedomenico@hotmail.com
INTERMEZZO
Più mobili per tutti (una vita da mediani)
Mobili per Tutti (o almeno per Molti) al Palazzo Reale di Napoli: è la rivoluzione, è Eisenstein seduto sul trono degli zar (o del Borbone) che parla al cellulare con Majakovskij (o con Bassolino); sono i dieci giorni che sconvolsero l’arredo moderno a Napoli, è la rivoluzione di febbraio 2007, l’assalto al Palazzo d’Inverno, anche se mite (si sono ammollate finanche le stagioni dai tempi tosti del Sol dell’avvenir egualitario); è la corazzata Potròmkin? approdata nel porto di Napoli con un carico di qualificati mobili per mediani, che Ikea!!, quelli che fanno tremare il mercato d’autore e i vecchi assetti dei Maestri; è il Masaniello-design finalmente ribaltato nel tinello di Giò Ponti del 1944, … è l’austera Eleonora Pimentel Fonseca ritrovata seduta su una essenziale poltroncina di Figini e Pollini del 1936, … sono tutti i nostri improbabili martiri dell’arredo & architettura sperimentale napoletana del primo ‘900, risorgenti ed insorgenti a nuova vita, finalmente ammessi a Palazzo, … no, falso allarme, niente di tutto questo, il mio era un sogno, una fantasia, una cosa così, un inter/mezzo fantastico, da commedia dell’arte, da San Carlino-mobilino, … questa “Mobili per tutti, l’arredamento per la casa popolare in Italia 1900 -1950” è solo una mostra, ben ideata e curata da Giuseppe Albanese, una mostra solida, solita, corretta (fin troppo), proveniente da Verona “Abitare il tempo”, interessante, utile, minima ed “a dieta” nei mezzi economici (fino al 9 marzo, giù nella “sala dorica”, a piano terra del Palazzo reale di Napoli), …. si contempla anche un raro filmato della Triennale del 1933 che istruiva su come vivere modernamente ed economicamente la casa popolare (l’abbiamo scampata bella, meno male, un incubo) … ma sul piano della impaginazione e della comunicazione questa mostra non è epocale, non è una bizzarria, una cosa sopra le righe, una boutade alla Totò del tipo: “La donna è mobile, ed io mi sento un mobiliere” (una battuta sulla quale si potrebbe costruire una mostra, ma che dico?, una teoria del mobile comico per tutti, o no?) … non so, mi sarebbe piaciuto vedere la panca di Ettore Sottsass sr del 1927 nell’anticamera della sala del re Borbone, o il tavolo e la sedia di Bottoni e Griffini della Triennale di Milano del 1933 al posto del mobilio di Murat (a sua volta esposto in una casa popolare al rione Luzzatti), … no, questa mostra è una cosa seria, da studio intelligente, da succursale dell’Università estesa, da laboratorio delle idee, da esumazione del passato che non passa, da rivisitare, anzi da ricostruire interamente perchè si sono perse le matrici, gli originali dei mobili esposti, … una mostra intenzionalmente senza società dello spettacolo, la nostra, quella nella quale siamo immersi quotidianamente, … peccato, mi sarei “divertito” di più.
Basta, devo chiudere, ho sforato ancora una volta, LPP mi multa. Però nello specifico una cosa la vorrei aggiungere: in questa mostra, sotto la sigla d’effetto “Mobili per tutti”, ci sono tanti fatti, tanti autori diversi, tante anime, dall’arte applicate al design, tanti “partiti” messi insieme a forza in questa coalizione “frontista” (che infatti finisce significativamente con un mobile del 1948), … dopo è un’altra storia, almeno così è parsa. Albanese è come oggi Prodi, la coperta è stretta ed ognuno dei “mobili per tutti” tira da una parte, chissà se prenderà i voti sufficienti per passare al Parlamento dell’arredo, … qualcuno gli sparerà contro, fuoco amico?, non lo so, .... io voto a favore, nel mio seggio di “inter/mezzatore a vita”. Saluti, tutti per uno, uno per tutti i mobili, Eduardo Alamaro (Eldorado)
LIBRI a cura di Francesca Oddo
È IN LIBRERIA PARAMETRO 267 (gennaio/febbraio 2007): LETTERATURA ARCHITETTONICA ITALIANA. 1945-1999
(numero a cura di Emma Tagliacollo)
"In una famosa recensione al fortunato libro di Aldo Rossi L’architettura della città, Vittorio Gregotti alla fine degli anni Sessanta osservava: “La generazione degli architetti italiani oggi tra i 30 e i 40 anni possiede credo alcuni tratti specialissimi… è stata la prima generazione a scrivere con continuità, a ritenere la riflessione critica e teorica una parte integrante della progettazione”. Come si pone oggi, rispetto a tale ingombrante eredità, il lavoro dei giovani gruppi di architetti chiamati a sviluppare la ricerca architettonica in Italia? Tra i codici comunicativi dell’architettura, il testo teorico ha perso in questi decenni dominati dalle strumentazioni informatiche la sua centralità. «Parametro» 267 analizza la letteratura specializzata della seconda metà del Novecento i cui testi rappresentano ancora la base fondativa del pensiero disciplinare e accademico odierno. L’esercizio della necessità della scrittura e le condizioni che ne permettono l’elaborazione costituiscono il nucleo di questo fascicolo monografico, composto da tre sezioni dedicate alla Storia, alla Composizione e all’Urbanistica, esplorate attraverso i saggi di Marco De Michelis, Franco Purini, Luigi Cervellati e con le interviste ai protagonisti di un periodo storico che ha fatto del libro uno dei suoi mezzi operativi principali: Francesco Dal Co, Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Bernardo Secchi riflettono, tra intrecci autobiografici ed esperienze professionali, sul ruolo del libro durante la loro formazione, ripercorrendo i momenti salienti delle vicende dell’architettura italiana del secolo scorso, dibattute rispetto alla produzione bibliografica intercorsa. L’ultima parte affronta alcune riletture critiche, selezionando libri insostituibili in una biblioteca dell’architetto: volumi originali che per qualità e contenuti avviano un ragionamento teso a recuperare la scrittura come elemento indispensabile per uscire dalla crisi e dalla marginalità in cui versa l’architettura italiana contemporanea, incapace di esprimersi senza pregiudizi in maniera incisiva sul piano storico e su quello dialettico. Il numero è chiuso da un’attenta indagine di Giovanni Corbellini sullo stato recente dell’editoria di architettura in Italia in relazione al panorama internazionale."
Architettura naturale
"In questa regione valgono il qui e ora, le stagioni, la luce e il buio, la consistenza dei tronchi e delle pietre, i rumori del bosco. In mezzo a un prato, sul greto di un torrente, nel cortile di un museo qualcuno sta costruendo qualcosa, con le mani e pochi attrezzi, usando legno, pietra, rami di salice, foglie o canne di bambù. Osserviamo il lavoro di un artista o di un architetto che, magari aiutato da un gruppo di uomini e donne, costruisce un piccolo padiglione, una torre, una galleria o comunque un luogo speciale, diverso da tutti gli altri.
Sono opere relativamente semplici, artigianali, spesso costruite in settimane e mesi di paziente lavoro manuale. Il tempo lungo e l’andamento misurato generano una bellezza grezza, a volte arcaica e altre volte vagamente surreale, molto lontana dal paradigma tecnologico e patinato che ispira la quasi totalità delle merci e degli oggetti che ci circondano. Sono lavori che non si possono definire ambientalisti o ecologisti, almeno per la maggior parte, ma che operano un repentino avvicinamento al mondo naturale. Usando, senza retorica, gli elementi naturali, impossessandosi di un luogo, sottoscrivono con le forze della natura un patto che, nella maggior parte dei casi, è temporaneo. (…)"
Autore: Alessandro Rocca. Editore: 22 publishing. Anno: 2006. Pagine: 215. Prezzo: € 22.00
RECENSIONI E COMMENTI
La Spagna nel Mediterraneo. La costruzione dello spazio.
La Biblioteca Nacional de España a Madrid è una delle più prestigiose istituzioni di questo grande paese fratello: nata come Biblioteca Real nel 1734, potenziata all’avvento di Carlo III di Borbone, già re di Napoli, è ricca di un patrimonio eccezionale. L’Impero di Spagna ebbe infatti due volti, come uno Giano: uno rivolto verso il Mediterraneo e l’altro verso le Americhe. Istituzione unica al mondo per questo semplice motivo, perché raccoglie documenti di ogni genere sul vecchio e sul Nuovo mondo. Ma la biblioteca madrilena non solo è una miniera splendidamente diretta da Rosa Regàs, ma promuove con continuità iniziative di grande profilo storico e artistico. Per carità di patria non facciamo paragoni con istituzioni indigene che pur avendo un nucleo originario importante non mi pare (se non erro) che promuovano iniziative lontanamente paragonabili. Da dicembre, pressoché in coincidenza con la visita ufficiale del Presidente della Repubblica e la mostra di Tintoretto al Prado, la Biblioteca Nacional ospita una mostra da titolo La Spagna nel Mediterraneo. La costruzione dello spazio (fino al 14 marzo). Il tema è quello che in termini moderni si chiama, con una brutta parola, infrastrutturazione del territorio: cioè la costruzione, gestione, trasformazione di castelli, mura, fortezze, porti, arsenali, acquedotti, strade, palazzi pubblici che erano l’ossatura dei domini di Spagna. A partire dalla Corona d’Aragona e poi con il regno unificato di Castiglia, la Spagna ebbe possessi che si estendevano in Italia (Stato di Milano, Viceregno di Napoli, Sicilia e Sardegna), nel Mediterraneo (Malta) e sulle coste africane da Gibilterra a Tunisi.
Il Ministero dell’industria, coordinato da Amparo Precioso e i colleghi spagnoli che hanno promosso la mostra chiesero la mia collaborazione per l’Italia, essendo l’Italia chiave di volta essenziale dell’Impero di antiguo régimen. Pertanto la rassegna offre un repertorio assai ricco di piante urbane e territoriali, di vedute dipinte e incise, di sculture e disegni, di modelli splendidi e di manoscritti originali in senso proprio che provengono dalle collezioni spagnole e dai musei italiani, compresi quelli napoletani. Per la parte che riguarda l’Italia ha svolto un ruolo importante per ricerca e il reperimento dei documenti l’amico Roberto Parisi. Al ricco catalogo, del quale sono coordinatore per il nostro Paese, hanno dato il loro contribuito studiosi italiani: da A. Scotti a I. Principe, da M. Nobile per citarne alcuni. Va da se che il contributo delle collezioni, degli archivi e delle biblioteche di Spagna – in primis la Biblioteca Nacional – hanno consentito di scovare materiali preziosi, molti dei quali inediti. I colleghi M. Aguilò Alonso, D. Romero Muñoz, M. Grau, A. Càmera, J. L. Grinda, C. Sanchez li conoscono come le loro tasche. Miguel Aguilò nel saggio in premessa – a cui segue il mio - lucidamente mette a fuoco il ruolo essenziale degli ingegneri nella configurazione dello spazio territoriale nel Mediterraneo: da Barcellona alle isole Baleari, dalla Catalogna al Milanese, da Gibilterra a Tunisi. La ricca sezione dedicata al Regno di Napoli ha per titolo “la joya de la Corona”, ovvero il gioiello della corona. E tale era la capitale aragonese e vicereale, visto che essa era la più grande città dei domini spagnoli, ma anche per popolazione terza città d’Europa – dopo Londra e Parigi – e quella dotata di un sistema di infrastrutture di eccezionale rilievo. A partire da quel Palazzo Reale di Domenico Fontana, costruito sul finire del Cinquecento, che era il più vasto d’Europa e che lasciò sbigottito persino il giovane Cavalier Bernini quando lo vide la prima volta. Ma non guardiamoci l’ombelico. La mostra madrilena è un contributo alla conoscenza del Mediterraneo che sarebbe certo piaciuta a Fernand Braudel e a Ramon Carande.
Gli amici spagnoli con il Ministero dell’Industria e la Biblioteca Nacional de España sono interessati a trasferire in Italia la mostra: già ci sono potenziali ospiti, ma non mi pare che (allo stato attuale) tra questi ci sia Napoli.
Cesare de Seta
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Munari Super Star
L’Architettura nasce e cresce solamente se le discipline artistiche e scientifiche si uniscono per creare spunti creativi. Altrimenti rimaniamo in un limbo di speculazione intellettuale riservato ai geometri. Per far questo conviene sempre rileggere i libri dei grandi del passato, perché senza la Storia non c’è nessun futuro possibile, nessun sogno da disegnare. C’è un libro, perso nella memoria e nella mente di ciascuno di noi, che narra di forme primordiali, astratte, immaginarie e matericamente concrete. Si tratta del libro di Bruno Munari interamente dedicato alla forma del “Cerchio”. Sfogliandolo ci accorgiamo che le immagini spaziano dall’arte alla danza, dall’Architettura alle forme naturali. Munari fa riflettere. Sempre. Perché “da cosa nasce cosa”. E l’Architettura si nutre della bellezza del mondo, di pittura, di fumetti, di film, di letteratura, di disegni di un bambino. E tanto altro ancora…
marco_sambo@yahoo.it
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
Corpi estesi a Gallarate
Si terrà l' 8 marzo alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, Teatro Condominio Vittorio Gassman, sala conferenze dalle ore 14.00 alle 18.00 il seminario su Corpi estesi. Partecipano: Claudio Prati, Ariella Vidach e Marcel.li Antúnez Roca, Pier Luigi Capucci, Antonio Caronia, Teresa Macrì, Gabriele Perretta, Tommaso Trini. Il seminario è organizzato in relazione alla personale di Marcel.lì Antúnez Roca.
SEGNALAZIONI
Registro della qualita’ emergente/architetture recenti in Sardegna
IN/ARCH SARDEGNA inizia con questa scheda la pubblicazione on-line del registro della qualita’ emergente/architetture recenti in sardegna. Chi fosse interessato a sottoporre al comitato scientifico opere realizzate in Sardegna dopo il 2000 può inviare la documentazione, formata da almeno 4 immagini fotografiche, da almeno una pianta e una sezione (tutto in formato JPEG 10x15 cm 200 DPI), dai dati essenziali del progetto e dell’autore (o degli autori) all’indirizzo inarch.registroqualita@gmail.com
Nell'ambito delle sue attività l'IN/ARCH SARDEGNA ha attivato un progetto di ricerca pluriennale di censimento e schedatura di opere di architettura ritenute di particolare rilievo realizzate in Sardegna a partire dall'anno 2000, che ha come finalità la costruzione progressiva di un quadro conoscitivo generale relativo all'emergere di pratiche contemporanee di qualità in ambito regionale.
All'interno della produzione più recente si privilegeranno le opere capaci di testimoniare, anche in modo contraddittorio, la possibilità di pensare e realizzare interventi di qualità senza perdere di vista la specificità dei luoghi.
Il progetto prevede una prima attività di ricognizione estesa a tutto il territorio regionale a partire dalle segnalazioni dei soci IN/ARCH, dei progettisti e di altre figure impegnate nello studio e nella valorizzazione di opere di architettura contemporanea. Le opere individuate verranno sottoposte al vaglio di un comitato scientifico composto da tre membri appartenenti all'IN/ARCH Sardegna e da quattro esperti esterni, scelti tra figure di spicco che operano nel campo dell'architettura non solo a livello regionale. Successivamente alla selezione verrà predisposta una scheda illustrativa dei progetti composta da immagini fotografiche, disegni tecnici ed un breve testo riportante le note biografiche dei progettisti e la descrizione dell'opera. Le schede verranno presentate con cadenza mensile nel sito dell'IN/ARCH Sardegna in modo da formare, nel tempo, un registro in continua evoluzione.
Il comitato scientifico è composto da:
IN/ARCH Sardegna
Elena Cenami - architetto
Aldo Lino - architetto, docente presso la Facoltà di Architettura di Alghero
Giuseppe Vallifuoco - architetto
Esperti esterni
Luigi Centola - architetto, docente presso la Facoltà di Architettura di Roma - Valle Giulia
Andrea De Eccher - architetto, docente presso la Facoltà di Architettura di Trieste
Carme Fiol - architetto, docente presso il Dipartimento di Architettura della Facoltà di Ingegneria di Cagliari
Mosè Ricci - architetto, docente presso la Facoltà di Architettura di Pescara
Al termine di ogni anno di lavoro è prevista una conferenza pubblica, in cui verranno comunicati gli esiti della ricerca. Seguirà la pubblicazione e diffusione degli Atti.
I dati raccolti saranno inoltre portati nelle scuole superiori al fine di sensibilizzare i giovani riguardo alle tematiche legate all'architettura contemporanea in rapporto alla specificità regionale. In questo modo si vuole fornire, in particolare agli studenti dell'ultimo anno delle scuole medie superiori, un supporto nell'orientamento alla scelta dell'Università.
Conferenza Progetto e costruzione: il dettaglio dell’architettura nella modernità, Facoltà di Architettura, Politecnico di Bari
In un panorama come quello contemporaneo caratterizzato dall’espressione di una grande pluralità di linguaggi architettonici formalmente espressi con differenti dettagli tecnico costruttivi, variabili a seconda dei materiali e delle tecniche costruttive, sia che siano neo tradizionali oppure palesemente innovative, il grado di definizione del progetto del dettaglio diventa sempre di più momento centrale del processo progettuale.
La lettura e l’interpretazione delle tecniche dell’architettura moderna utilizzando opportuni strumenti di documentazione sono quindi per lo studente e per il progettista condizioni essenziali e preliminari al progetto.
In questo quadro si colloca il lavoro di documentazione che la rivista THE PLAN, dal 2007 divenuta bimestrale, conduce da alcuni anni.
Discuteranno con gli studenti del ruolo del dettaglio dell’architettura nella modernità il giorno 7 marzo 2007 alla Facoltà di Architettura, Politecnico di Bari, Aula Magna, Via Orabona 4, ore 15.00, il Prof. Claudio D’Amato docente di Composizione Architettonica presso la Facoltà di Architettura e il Prof. Renato Cervini Preside della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, Nicola Leonardi, direttore della rivista THEPLAN, e i Proff. Vitangelo Ardito, Spartaco Paris e Paolo Verducci.
Durante l'incontro verrà presentato il n. 018 della rivista THEPLAN Architecture&Tecnologies in detail
A cura di Monica Scanu
WWW.UNDER-CONSTRUCTION.IT
Portale-webzine dedicato all’indagine del rapporto tra Architettura, Società e Ambiente. Dalla grande alla piccola scala, dal Nord ai Sud del Mondo.
Un sito che si propone come "nodo", non formalizzato, in cui Urbanistica, Architettura, Arte e Design si intrecciano nella costante ricerca di un equilibrio responsabile che pone al proprio centro Uomo e Ambiente.
La scelta è quella di privilegiare la forma narrativa, senza volontà di dare risposte esaustive al complesso tema di ricerca, offrendo itinerari e spunti su tematiche sociali ed ambientali ormai ineludibili in campo architettonico e progettuale.
Attraverso interventi eterogenei ma sempre mirati, l’obiettivo è approfondire gli aspetti di progettazione attraverso i contesti culturali e sociali in cui case, strade, opere ed edifici crescono.
Il percorso si sviluppa tra dossier, recensioni, news e gallerie, permettendo una connessione indiretta tra realtà contestualmente e operativamente molto distanti tra loro.
A completare l’offerta: download, segnalazioni di concorsi e di siti Web invitano l’utente ad approfondire riflessioni e tematiche.
Uno spazio in crescita, un luogo in divenire, un contenuto in costruzione. Questo vuole essere Under-Construction.
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I giardini della vite” 2007- La Vite nell’Architettura del Paesaggio
Inserito nella manifestazione “Estate Romana”
L'Associazione Nazionale Tutela Ambiente, nell'ambito della manifestazione dell'Estate Romana, ha indetto il premio "I Giardini della Vite" 2007 – La vite nell’Architettura del Paesaggio <http://www.antaitalia.org/ocms/opencms/menu/premio2007/> con cui si intende valorizzare la stretta sinergia dei valori legati all’Architettura del Paesaggio con la vite ed il vino.
L’idea è di dare vita ad una moltitudine di microterritori a confronto le cui differenze e pluriappartenenze, diventino una festa emozionale di fiori e di frutti, di colori e di sapori, di profumi e di portamento, insomma del lessico della vite.
Il premio si rivolge alle aziende, preferibilmente vinicole che presenteranno un progetto a firma di un professionista iscritto agli Albi Professionali nazionali ed internazionali. L'ANTA mette a disposizione 30 lotti all'interno del proprio vivaio <http://maps.google.it/maps?f=q&hl=it&q=Via+Appia+Pignatelli,+208+-+Roma&sll=41.895888,12.489052&sspn=22.602668,34.233398&ie=UTF8&z=15&ll=41.84968,12.531538&spn=0.022122,0.047507&om=1&iwloc=addr> da assegnare alle aziende selezionate. Primo premio di 2.000.
LETTERE
Nocerino sui concorsi in rete
In riferimento alle lettere di Isabella Guarini, vorrei aggiungere qualche riflessione sulla questione delle Riviste di Architettura e i Concorsi. Condividendo il fatto sostanziale che la rivista cartacea, come strumento di informazione appare ormai obsoleta rispetto ai vari siti presenti in rete, ritengo che i nuovi mezzi di comunicazione non siano stati ancora utilizzati al meglio per liberalizzare i Concorsi, specialmente quelli di idee. Infatti i Concorsi di architettura sono, purtroppo, ancora imballati nelle vecchie e ristrette logiche burocratiche inefficienti e a volte persino dannose per coloro che impavidamente vi partecipano.
Giorgio Nocerino architetto, Napoli
Leandro Janni su Piazza Armerina
Sono partiti i lavori per il restauro e la musealizzazione della Villa romana del Casale, mentre restano ancora aperte troppe incognite sul progetto firmato da Guido Meli, direttore del Centro regionale del Restauro, e dall’alto commissario Sgarbi.
Credo sia opportuno, oltre che doveroso, che l’assessore regionale dei Beni Culturali e Ambientali Leanza si faccia promotore, subito, di un’iniziativa pubblica per far conoscere modalità di intervento e contenuti del controverso progetto. Quindi, si deciderà cosa fare.
Leandro Janni (Presidente di Italia Nostra Sicilia)
Nuovi asili a Roma, dove l’architettura è …. un barbatrucco. Due considerazioni una provocazione
Cari romani, tra pochi anni (forse), potrete mandare i vostri figli in una scuola dell’infanzia speciale, nel quartiere della Bufalotta: una scuola a metà tra la casa dei Barbapapà e l’isola che non c’è di Peter Pan. Non è uno scherzo. E’ uno dei progetti vincitori del recente concorso Meno è più 2, per una nuova scuola dell’infanzia (materna + asilo) che verrà realizzata a seguito , promosso dal dipartimento VI del Comune di Roma. Il progetto è stato scelto da una autorevole giuria, tra 5 proposte pervenute da altrettanti gruppi di architetti selezionati sulla base dei curricula professionali.
L’immagine del progetto è inequivocabile: la scuola materna rimanda come forma e immagine alla casa dei Barbapapà, personaggi dei fumetti e dei cartoni degli anni ’70; l’asilo è invece una specie di stella con comignoli e camini ( tholos?) che richiamano, in forma esplicita, al cappello del demiurgo Peter Pan disneyano. La nuova architettura dei servizi pubblici per Roma può essere, legittimamente, un gioco, uno scherzo. I bambini potranno andare in una scuola che sembra un cartone, potranno finalmente, vivere la scuola come un gioco.
Gli spunti di riflessione che l’esito del concorso propone sono di due nature distinte: sul tema specifico dell’architettura per l’infanzia e sul complesso e sfuggente statuto dell’architettura contemporanea a Roma.
Non è la prima volta che attraverso posizioni demagogicamente vicine ai fruitori ultimi, cioè i bambini, l’architettura della scuola ha proposto soluzioni organiche e/o partecipate. E’ altresì vero che gli asili migliori del mondo – citiamo tra questi il caso delle invidiate e studiate scuole di Reggio Children- hanno da sempre potuto fare a meno di definire le forme e gli spazi degli edifici richiamando in forma esplicita l’immaginario infantile. Nel caso di questo progetto ci sembra che l’associazione di un immaginario televisivo- prima che infantile, sia una furba quanto fragile operazione dimostrativa di giocoso narcisismo: il ludos come dimensione della vita, la scuola che diventa un luna park, come i pomeriggi dei bambini davanti ai cartoni, l’architettura che ne ripropone con allegro cinismo le forme.
“Gli insegnanti a Reggio Emilia dicono che per loro lo spazio, dopo tanti anni di ripensamenti, di riflessioni e di lavoro sulla organizzazione, sulla sua articolazione, sul potenziale abitativo e comunicativo, è diventato sempre più un elemento che contribuisce fortemente al lavoro di qualità con i bambini e tra colleghi. In effetti avere uno spazio pensato e ripensato, e con un grande potenziale, è come avere dei buoni insegnanti in più nella scuola.” ( Loris Malaguzzi)
Per fortuna possiamo scegliere di non mandare i nostri figli in una scuola-cartone e questo – per quello che concerne la sfera privata- ci basta.
Ma c’è una seconda questione di carattere generale che ci interessa porre: la scuola per cui si “resta di stucco….è un barbatrucco” è una scelta plausibile per le difficili sorti dell’architettura contemporanea a Roma? Nella impervia ricerca di risposte dotate di qualità alla domanda di qualità - che è il problema della modernità - Roma sembra stia intraprendendo un percorso faticoso, chiaro e realistico: il percorso del pluralismo, del molteplice, dell’ecologico, dell’innovativo: non si tratta di definire –cosa impossibile né utile- una koinè dell’architettura contemporanea per Roma, quanto di convogliare tale percorso all’interno di un processo consapevole: c’è dunque da chiedersi ancora una volta se abbia senso pensare all’architettura pubblica non in forma esclusivamente iconica o fantasmagorica, esito di concorsi che come un terno a lotto estraggono il numero vincente dell’architettura più accattivante o più frivolo o come in questo caso più bizzarro, o se per essere originali bisogna per forza camuffarsi da clown o mascherarsi da personaggio dell’ultimo cartone.
La questione riguarda direttamente il fare architettura ancora prima di pensare se si sta facendo una scuola; pensare di poter trans-formare il carattere dell’edificio facendo leva soprattutto sull’espressione visiva dell’oggetto indica una direzione di lavoro che tralascia volutamente il lavoro sul soggetto dell’architettura. Questo rapporto tra oggetto e soggetto dell’architettura, trova nel caso dell’asilo della Bufalotta un esempio che a nostro avviso consente di creare una occasione per porre alcune considerazioni.
La prima cosa da considerare è da che punto di vista viene guardato l’oggetto del progetto, ossia il risultato ultimo dell’architettura, e se sia opportuno, come pensiamo guardarlo dal punto di vista delle sue ragioni, dei suoi contenuti, del suo carattere. Se ciò è ancora pertinente in quello che chiamiamo (tutti) architettura, si può di certo rilevare una differenza di obiettivi tra architetture che cercano un carattere attraverso un lavoro di evocazione visiva e formale dell’oggetto e quelle il cui carattere è dato da un lavoro sul soggetto dell’architettura che conforma o a cui è conforme l’oggetto architettonico.
Pensiamo che in questa occasione sia opportuno parlare più che di una messa in opera di una messa in scena, che conferma l’esistenza (o deriva) di una architettura pensata come make-up o spettacolarizzazione della città e della vita dell’uomo. Il carattere appunto accattivante delle forme proposte, sta soprattutto nel fatto che esse sono evocate, visto che si tratta di idee formali da sviluppare in una seconda fase, poiché si riferiscono ad un mondo che è fatto di immagini, diverso dalla realtà o da qualsiasi sua possibile trans-formazione.
Sicuramente l’anomino quartiere di Cinquina-Bufalotta avrà a breve qualcosa in più per essere ricordato, oltre all’ikea: “…..venghino, signori, venghino ad ammirare l’ultima attrazione, l’uomo elefante…..”
Roma 22 febbraio 2007
Spartaco Paris e Paolo Valente
CONCORSO PER GIOVANI CRITICI
Premio PresS/Tletter di critica d'architettura
I edizione - 2007
bando di partecipazione
Presentazione
La rivista PresS/Tletter (<http://www.presstletter.com> ) bandisce la prima edizione del Premio per la critica d’architettura. Il premio ha lo scopo di promuovere tra i giovani l'attività critica.
Partecipazione
La partecipazione è aperta a tutti gli under 35 (nati dopo il 1/1/1972).
Esclusione
Sono esclusi dalla partecipazione i membri della giuria.
Modalità di partecipazione
I concorrenti possono presentare qualsiasi testo critico di architettura. La presentazione avviene in forma palese, indicando i propri dati sull'elaborato. E' ammesso un unico scritto originale e inedito e/o uno edito. La lunghezza massima consigliata dell'elaborato è di 10.000 battute circa. Il formato del testo deve essere .doc (Microsoft Word o compatibile).
Presentazione
Gli scritti devono essere inviati all'indirizzo @-mail: redazione@prestinenza.it entro il 31-3- 2007. L'oggetto della @-mail deve essere: Premio Critica PresS/Tletter. Nella mail il concorrente dovrà dichiarare, assumendosene la responsabilità, che il testo e' stato scritto interamente ed esclusivamente di suo pugno e che non vi sono diritti di terzi. Come ricevuta verrà inviata mail di risposta.
Selezione
Il concorso è articolato in due fasi. Nella prima verranno selezionati i 5 finalisti per i testi inediti e i 5 per i testi editi. Nella seconda proclamati i vincitori.
Giuria
Le giurie delle due fasi saranno così composte:
Giuria della prima fase: Diego Barbarelli, Zaira Magliozzi, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Ilenia Pizzico, Marco Maria Sambo ( redattori presS/Tletter)
Giuria della seconda fase: Anna Baldini ( direttore PresS/Tmagazine), Diego Caramma (direttore di Spazioarchitettura), Cesare Maria Casati (direttore de L'Arca), Stefano Casciani (vice direttore Domus), Renato De Fusco (direttore di Op.cit), Nicola Leonardi (direttore di The Plan), Valerio Paolo Mosco (critico), Giuseppe Nannerini (direttore de L'Industria delle Costruzioni), Luigi Prestinenza Puglisi (direttore di PresS/Tletter).
Premi
I lavori dei primi tre classificati ( tre editi e tre inediti) saranno segnalati alle principali riviste di architettura e pubblicizzati su presS/Tletter. I premiati avranno l’iscrizione gratuita a un seminario di scrittura critica curato da Luigi Prestinenza Puglisi che si svolgerà entro l’anno. Tutti i testi (salvo quanto previsto nelle avvertenze finali) che parteciperanno al concorso saranno pubblicati nel sito www.presstletter.com <http://www.presstletter.com> . Un premio speciale sarà riservato ad uno scritto breve ( meno di 2000 battute, spazi inclusi). Sarà selezionato, tra gli scritti editi ed inediti pervenuti, da una commissione composta da Renato Nicolini, Vittorio Savi, Luigi prestinenza Puglisi.
Avvertenze finali
Partecipando al concorso i concorrenti accettano e autorizzano la pubblicazione su PresS/Tletter ( newsletter e sito www.presstletter.com <http://www.presstletter.com> ). Per detta pubblicazione, nello spirito di presS/Tletter che e' gratuita, non e' previsto alcun compenso agli Autori. PresS/Tletter si riserva, per fondate ragioni (quali, per esempio, scritti offensivi o lesivi della dignità di terzi), il diritto di non pubblicare i testi pervenuti.
GIPANGO RANDOM FILES a cura di Salvator-John Liotta
Il tempo per mandare le cose in rovina.
_C’è un posto a Tokyo dove vengono trasferiti i palazzi che non possono più rimanere sul luogo dove erano stati inizialmente costruiti. La capitale è di fatto una metropoli costruita per funzionare. Tutto deve permettere di concludere gli affari per i quali sembra particolarmente inclinata e predisposta e, di conseguenza, l’estetica legata alla memoria dei luoghi non è mai stata al primo posto nella lista delle priorità.
_Ma in quanto si è cominciato a manifestare un certo interesse per mantenere delle testimonianze storiche, il governo metropolitano, fra le varie iniziative adottate, ha pensato di destinare una vasta area a nordovest del centro, dove riallocare quei manufatti ritenuti importanti per salvaguardare la storia dell’architettura moderna giapponese.
_Questo posto dove i vecchi palazzi vanno ad essere riorganizzati si chiama Edo-Tokyo Open Air Architectural Museum. Vi sono già stati trasferiti più di 34 edifici e si prevede la ricostruzione di altri 40 per un totale di più di 70 fra palazzine e ville, che permetteranno di poter partecipare ad una esperienza che verrebbe altrimenti negata.
_Tenendo a mente il breve tempo di durata concesso agli edifici delle metropoli giapponesi, si potrebbe dire che non esiste il tempo per mandare le cose in rovina. E tanto meno – per dirla con Marc Augè- si ha la possibilità di godere il tempo puro che solo le rovine riescono ad emanare: a Tokyo non vi è spazio per conservare rovine millenarie, come capita in una città come Roma. Qui esistono soltanto macerie che vanno rimosse al più presto.
_Se visto in modo cinico, il parco è una sorta di ritrovo per palazzi pensionati. Vengono sradicati dal loro luogo di origine ( in alcuni casi aspettavano smontati e parcheggiati in qualche magazzino) per essere rimontati in questo parco/ospizio dove la gente va a trovare questi vecchi che ormai non partecipano più alla vita della società in quanto hanno già esaurito il loro compito.
_Di fatto, per come vengono ri-organizzati, danno vita ad un nuovo contesto esclusivamente legato ai tour dei visitatori. Se hanno assunto un nuovo significato, questo è dovuto al valore storico che rappresentano: sono pezzi di storia, riorganizzati come un grande collage tridimensionale dove si può entrare, studiare, essere testimoni, curiosare, farsi raccontare delle storie dai diretti manufatti-testimoni.
_Vi è da aggiungere che dopo questa prima esperienza, in molte altre parti del Giappone si è ritenuto di procedere allo stesso modo.
_In alcuni casi sono sorti dei parchi analoghi a quello presente nella capitale. Il caso limite è rappresentato da un parco nella provincia di Nagoya dove sono stati trasferiti/ricostruiti circa 60 palazzi prima residenti a Tokyo durante il periodo Meiji (1868-1909): ivi è stato anche ricostruita la hall del famoso Imperial Hotel di FLWright.
_In certi altri casi sono stati ricostruiti interi villaggi: così da proporre non soltanto architetture isolate, ma interi tessuti urbani. Come nel caso dei villaggi di Sawara e BosoNoMura, destinati a non poter cambiare mai più, perchè nati in vitro, già consapevoli del loro compito e destino: rappresentare la storia. Non tramandarla o preservarla, ma rappresentarla come fossimo a teatro.
_E ci riescono benissimo. Danno posti di lavoro a veri fabbri e veri cartolieri che avevando già da tempo chiuso i loro negozi e non avendo altro da fare, si ritrovano a recitare quella parte che non trovava più posto nella vita reale. Perchè si sa la modernità avanza e i lavori artigianali scompaiono: troppo costosi, scarsa mano d’opera specializzata, prezzi altissimi. I supermercati impazzano e insomma discorsi che si conoscono a memoria.
_Per non perdere l’occasione di “raccontare” una parte di storia architettonica, sono nati questi parchi dove conservare la memoria sia dell’architettura che dello spazio urbano che della vita che ospitavano. Una sorta di trapianto di organi mentre la vita vera continua a svolgersi altrove.
_Torna alla mente il Teatro del Mondo di Rossi che fluttuando fra i canali di Venezia obbligava chi lo incontrasse a stabilire con questa costruzione vagante, una relazione di volta in volta nuova con la memoria sia personale che dei luoghi da esso attraversati.
_Ma mentre il Teatro del Mondo nasceva girovago – sembra che qualche anno fa sia stato avvistato in un porto olandese- gli altri suoi colleghi-palazzi, usualmente, dove nascono restano.
_A meno di non trovarsi in Giappone e magari finire per ritrovarsi a ricordare chi erano in qualche parco per palazzi di futura edificazione.
http://tatemonoen.jp/index.html
http://www.meijimura.com/english/index.html
ALLEGATI
Allegato n.1
Progettare case
…. “L’architetto è sempre un costruttore di case”. Ritorno a questo pensiero dopo anni e credo sia vero. Certo non è un dogma assoluto, le certezze non sono mai democratiche, ma sicuramente un aspetto della professione di architetto da prendere in seria considerazione. L’architettura dovrebbe assolvere - quando è architettura - compiti ben precisi, di natura ambientale, storica, culturale, ma soprattutto dovrebbe soddisfare esigenze di natura psicologica, sociologica, dovrebbe parlare al sub conscio, all’anima delle persone, creare spazi che ciascuno possa trovare familiari, riconoscibili, identificativi, in altre parole dovrebbe far sentire a casa.
E mentre le tendenze contemporanee sembrano spingersi altrove, sento l’esigenza di segnalare non tanto la capacità dell’architetto di progettare luoghi pubblici accoglienti nei quali ciascuno possa sentirsi a casa propria, ma l’importanza di progettare case nel senso reale e materiale del termine.
I concorsi di architettura si occupano quasi esclusivamente di grandi opere pubbliche, università, istituti di ricerca, corsi di specializzazione, pubblicazioni e riviste di settore seguono a ruota questo tema. Se dunque si pubblicano ponti, concert hall, piazze e quant’altro di più grande ci sia, all’interno degli atenei si finisce per studiare solo progetti di megastrutture ad opera dei grandi maestri moderni e contemporanei. Se proprio si ci occupa di case, sono case-vetrine, oggetti non abitabili che servono da “logo“, dettate unicamente da mode, gusti e forme del momento; progettate non come manifesto culturale di chi possiede la capacità di progettare case, ma quasi come si trattasse di un abito griffato.
…… e le case? L’architetto è sempre un costruttore di case?! Perché l’architetto non progetta più case? Perché le università non insegnano a progettare case? Perché ai corsi universitari di progettazione e tecnologia i temi ricorrenti sono tutto fuorché case? Futuri architetti si troveranno con molta più probabilità a dover confrontarsi con la realtà della provincia italiana e a realizzare la casa piuttosto che la concert hall da 1000 posti a sedere. È la casa più del monumento oggetto di progettazione, è la quantità di case più che la quantità di monumenti ad essere a forte impatto ambientale. Ma non è l’architetto costruttore di case che sembra emergere dalla tendenza attuale… e se invece si progettassero case? E se si insegnasse a progettare case? Non è forse la casa il primo progetto che con molta probabilità dovrà affrontare un giovane architetto? Non è forse la casa il progetto più difficile e forse la sfida più stimolante?
I grandi maestri dell’architettura moderna e contemporanea hanno fatto e continuano a fare case: Loos, Le Corbusier, Sullivan, Wright, Neutra, Libera, Murcutt, Klotz. Chi progetta case non avrà difficoltà a progettare musei, piazze o teatri, perché è abituato ad ascoltare le esigenze della committenza, a capire desideri e necessità delle persone, a non ignorare quelle dei luoghi. Progettare case significa disegnare il dettaglio, confrontarsi con normative non sempre di immediata comprensione e facile applicazione, con burocrazia farraginosa, budget limitati, maestranze più o meno capaci.
Personalmente credo che non abbia senso trasformare i laboratori di progettazione delle nostre facoltà in officine di finti concorsi per musei, piazze e biblioteche e ignorare il tema della casa. Trovo sbagliato che architetti più o meno giovani affrontino il tema della casa in maniera meno energica di quanto affrontino un concorso, perché poi immancabilmente accade di ascoltare architetti rammaricati che diranno: …il mio progetto era bellissimo ma poi i condomini hanno steso la biancheria alle finestre e rovinato le geometrie del fronte principale, …il mio progetto era eccezionale ma poi il falegname ha sbagliato e gli interni non funzionano più….
Non voglio sobbarcare l’architetto di altre responsabilità, ma è vero che se viene commesso un errore nel processo costruttivo è sempre colpa dell’architetto che non ha preso in considerazione alcune variabili che immancabilmente si presentano.
Tutti noi desideriamo progettare e realizzare grandi opere ed è per questo che bisogna imparare a fare dell’edilizia domestica, architettura abitabile in grado di assolvere alle esigenze pratiche ed economiche della committenza, ma anche a quelle della città e del territorio, della cultura e della tecnica costruttiva, in altre parole a quelle dell’Architettura.
Salvatore Gammella
PresS/Tletter
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In redazione: LPP, Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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