Rogers Piano - Beaubourg
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presS/Tletter n.22-2010

CONGETTURE di Marcello del Campo

 

Grattacieli colorati per risanare le finanze romane

Gratta e tingi

 

IN EVIDENZA

 

- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: YouTube/Architettura e Critica --- Premio Ischia Internazionale di Architettura: proroga della scadenza

- L’OPINIONE: La palazzina di Purini

- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Brame di protagonismo

- DOCUMENTI: La città che danza. Un incontro con l'architetto Bernard Tschumi di Manuel Orazi ( da Il Manifesto del 15 giugno)

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Alvaro Siza, uno di noi

- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato

- SICILIAN ARCHITECTURAL KAOS: Salvator-John Liotta intervista Fabio Schillaci

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Vieni avanti creativo!

- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Intenzioni in architettura Under 40 d’Italia / 4

- SPECIE DI LIBRI: Da questo numero della PresS/Tletter diamo vita a una nuova rubrica, dedicata ai libri curata da Diego Terna

- RECENSIONI E COMMENTI: Nancy Goldring: segnalazioni da NY

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Grattacieli a Roma --- ÁLVARO SIZA VIEIRA, Roma

- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di L'assalto dei net delusi

- SEGNALAZIONI: ARCHITECTUREFEED --- Progetti vincitori del premio Sensi contemporanei_qualità italia giovani --- Premio Ischia Internazionale di Architettura --- International Summer Workshop di Architettura

- ALLEGATI: ecco il bando della quarta edizione di Quadranti d’Architettura: Premio per la valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

YouTube/Architettura e Critica

Spazio Preferiti – “phalbo”, Andrea Falbo e Andrea Gianfelice - Videoclip ufficiale del brano dei Pooh "Ancora una notte insieme", 2009 (Atlantic/Tamata).

Continua il nostro viaggio all’interno della web-cultura giovanile, alla ricerca di video sperimentali a metà tra arte e architettura. Questa settimana vi segnaliamo un altro video inserito nello spazio dedicato ai nostri iscritti. Si tratta di un  bellissimo film animato che rappresenta il Videoclip ufficiale del brano dei Pooh “Ancora una notte insieme” del 2009.

Questo video è stato visto su YouTube da circa 142.000 persone. È, senza dubbio, una piccola opera d’arte. Quindi, se non lo avete già fatto, guardatelo anche voi, ne vale davvero la pena.

Ecco l’indirizzo:

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/a/f/0/9D3oO0sVnus

 

Visitate inoltre il Sito di Andrea Falbo e Andrea Gianfelice:

http://www.phalbo.com/

 

E il loro Spazio YouTube:

http://www.youtube.com/user/phalbo

 

Buona visione a tutti.

 

Premio Ischia Internazionale di Architettura

La data di scadenza del premio e del workshop è stata posticipata alle ore 12:00 del 30/06/2010

Dal momento che si è ritenuto opportuno allargare la partecipazione al workshop anche ai laureandi in architettura, la data ultima entro cui presentare le candidature per il premio e per il workshop è stata posticipata al 30 giugno 2010. Il responso sarà comunicato il 7 luglio 2010. Maggiori informazioni nella rubrica SEGNALAZIONI.

 

L’OPINIONE

 

La palazzina di Purini

Nella sua Storia dell’arte italiana Giulio Carlo Argan sosteneva che mentre la saliera di Benvenuto Cellini era un monumento da tavola, la statua del Giambologna, per quanto grande, era una saliera urbana.  La frase mi è venuta in mente l’altro ieri mentre osservavo la foto della Price Tower di Frank Ll.Wright a Bartlesville e un rendering della torre di Purini per Roma. L’edificio di Purini avrà 28 piani, mentre la Price, realizzata tra il 1952 e il 1956, ne aveva appena diciannove. Wright svetta elegante. Purini propone una pesante palazzina che non pare riuscire a staccarsi da terra. Chi glielo dirà che per dialogare con il cielo non bastano le dimensioni? (LPP)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

http://www.renatonicolini.it/blog/

 

CARTOLINA NUOVI PARASSITI

Dopo il PUNTERUOLO ROSSO, che prende di mira le Palme, da lidi lontani si è ormai diffuso in tutta l'Italia anche il CINIPIDE GALLIGENO DEL CASTAGNO.

 

CARTOLINA PANORAMA, WENDERS, RAVELLO, NIEMEYER

La migliore difesa dell’Auditorium di Ravello è stata scritta prima che l’Auditorium si mostrasse, da Francesco Durante in “Scuorno” (2008; la “vergogna” dei napoletani per la monnezza), raccontando un suo pranzo con Wim Wenders. “Penso alla vista incomparabile che si può godere dai giardini dei grandi alberghi di Ravello, una vista che inquadra il mare della costiera amalfitana verso Minori e Maiori fino a Capo d’Orso, comprendendo i ripidi picchi di montagna che la sovrastano, e giù tutti i dettagli di chiese palazzi giardini ville scalinate…  Mi accadde una volta di pranzare a Ravello, proprio davanti a quella vista, con il regista Wim Wenders, che di quel panorama mi parlò in termini negativi. Sì, è ovvio, riconosceva la bellezza di quanto gli si apriva davanti agli occhi, eppure se ne sentiva schiacciato, annichilito. Tutto era così perfetto, e così “pieno” da risultargli immodificabile, dunque – lui non disse la parola, ma il senso era senz’altro questo – di fatto come morto”.

 

CARTOLINA MUNNEZZA E PUBBLICITA’

“…il museo d‘arte contemporanea di Donnaregina, il MADRE, creatura di Bassolino…  ha avuto l’ardire di farsi pubblicità sfruttando proprio il collegamento possibile tra arte e rifiuti: tra gli inquietanti cumuli di sacchetti e gli stracci di Pistoletto o la merda d’artista di Manzoni o, in particolare, un assemblaggio di materiali eterogenei che Robert Rauschenberg realizzò proprio a Napoli dopo un’incursione in discarica. “Pigliateve ‘sta munnezza” è l’ardito payout dell’inserzione comparsa sugli principali quotidiani…”

Francesco Durante, “Scuorno”.

 

CARTOLINA COME USCIRE DALLA CRISI

“All’ordine Facite Ammuina:

tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa

e chilli che stann’a poppa vann’a prora:

chilli che stann’a dritta vann’a sinistra

e chilli che stanno a sinistra vanno a dritta:

tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa

e chilli che stanno ncoppa vann’abbascio

passann’ tutti p’o stesso pertuso:

chi nun tiene nient’a ffà, s’aremeni a ‘cca e a ‘llà.”

Leonetto Cipriani, circa 1850.

 

CARTOLINE FLAIANO

1.     Ogni volta che leggo la parola intellettuale, penso che si tratti di me.

2.     Forse, col tempo, conoscendoci peggio.

3.     L’assenza d’ogni pubblicità precipiterebbe l’individuo in un vuoto traumatico.

4.     Potrei chiudermi in un guscio di noce e credermi re di uno spazio infinito se non fosse che ho brutti sogni.

 

CARTOLINA FLAIANO CORRETTO DAL TEMPO

E’ terribile pensare che i giovani del ’68 hanno quarantadue anni di più.

 

CARTOLINA CASA ANNECCHINO E QUADRIO PIRANI

Ho passato molte sere e parti delle notti della mia vita a casa di Arturo Annecchino, quando, prima di lasciare Roma per l’Umbria, abitava a via del Foro Boario. Sono tornato in quel luogo per una manifestazione della Festa dell’Architettura, la proiezione per Pyramide Channel di un documentario (1962) di Libero Bizzarri sul Quarticciolo (di cui mio padre Roberto è stato l’architetto). Alberto Damico, che l’aveva organizzata, in un “auditorium” minuscolo dentro un altro edificio – un po’ casetta dei sogni – che  dava proprio nel cortile che vedevo dal soggiorno di Arturo – all’interno di una rassegna su Roma raccontata dai documentari in un biennio coordinato da Luigi Di Gianni – mi ha raccontato la microstoria architettonica di quell’isolato. Che è tutto di Quadrio Pirani! un grande protagonista dell’architettura di Roma capitale, di cui sto lavorando ad una monografia. Da quando? Proprio da quella sera. In quell’isolato, che costeggia appena l’inizio della la via Ostiense, si accosta alla piramide, e termina in via del Foro Boario, ci sono tutte le maniere di Pirani (ma nessuna nello “stile Pirani” conosciuto, quello dei mattoncini di San Saba): il Pirani del 1910 ancora sotto l’influenza dell’eclettismo di gusto francese, il Pirani Decò, il Pirani che nel 1950 sembra come testimoniare per la ricostruzione anche nuda, evocando qualche fantasma…). Ma io non lo sapevo; ho avuto come l’illuminazione di dover conoscere da capo quel che credo di conoscere … Roma, dal punto di vista architettonico, è davvero una cornucopia. Da ogni parte di rovescia addosso informazioni, parabole, dignità, qualità: dispiace vederle così poco apprezzate.

 

FOCUS SUdi Diego Caramma

 

Brame di protagonismo

Da qualche tempo è consuetudine di qualche critico arrogarsi il primato – come se ciò potesse essere tanto rilevante e decisivo ai fini della ricerca – di avere intuito che il “sangue di Roma” fosse etrusco, o che la “trasparenza” sia stata la cifra caratterizzante un nuovo corso dell’architettura. Ignorando, da un lato, che le radici etrusche di Roma erano già state rievocate persino da Montanelli nella sua fin troppo fortunata Storia di Roma; e non considerando che, quanto al tema della “trasparenza”, sarebbe utile rileggere qualche pagina di Benjamin o, senza andare troppo in là, di Derrida, se non altro per incontrare questioni ben più rilevanti di quelle proposte recentemente con disarmante superficialità.

 

Va aggiunto che Montanelli, tanto grande come giornalista quanto mediocre come storico, aveva se non altro l’onestà intellettuale di dichiarare senza equivoci i propri debiti, riconoscendo che i suoi rilievi si fondavano su studi precedenti (si pensi, solo a titolo d’esempio, a quelli del grande Santo Mazzarino). Non serve spendere troppe parole sul fatto che queste manie di protagonismo, queste malattie da primato tanto grottesche, proprie di chi tenta di scriversi la propria autobiografia per ricevere in anticipo, come diceva Benjamin, “la monetina dell’attuale”, risulterebbero comiche, se non rappresentassero qualcosa di ridicolo e quindi vergognoso.

 

DOCUMENTI

 

La città che danza. Un incontro con l'architetto Bernard Tschumi di Manuel Orazi

“Sono nato su un treno fra Losanna e Parigi” ama ripetere Bernard Tschumi per sottolineare come il movimento interstiziale fra paesi o discipline sia l’autentica cifra della sua vita, oltre che della sua architettura. Svizzero-francese, una formazione presso l’Architectural Association di Londra, l’insegnamento negli USA (dove è stato a lungo preside della Columbia University), uno studio professionale diviso fra Parigi e New York, una serie di opere e cantieri sparsi fra due continenti, Tschumi è stato uno degli ospiti principali della prima Festa dell’architettura di Roma “Index Urbis” curata da Francesco Garofalo, dove ha tenuto una conferenza piuttosto affollata sul tema dei musei a partire dalla sua ultima importante opera realizzata, il nuovo Museo dell’Acropoli di Atene. La sua filosofia è riassumibile in una sua definizione: “l’architettura non è mai autonoma, scambia e prende in prestito qualcosa da altre discipline e viceversa in continuazione. Prendiamo ad esempio il linguaggio: in ogni lingua le persone parlano della fondazione della società, fondazione è un termine architettonico, oppure si parla della struttura delle istituzioni, che è anche una metafora architettonica. Questo movimento avanti e indietro, questa sorta di import-export, colloca l’architettura al centro della nostra società”.

 

Architetto, non posso non chiederle cosa ne pensa del nuovo MAXXI di Zaha Hadid, che insieme al MACRO e all’Auditorium di Piano ha finalmente dotato la città di Roma di un sistema museale articolato e interamente dedicato alla produzione artistica del nostro tempo

Secondo me un museo dev’essere anzitutto un insediamento culturale, un atto di ri-fondazione. Nei pochi giorni in cui ho visitato il MAXXI ho notato che un certo numero di persone usavano il museo come pretesto per una passeggiata, come semplice luogo d’incontro. Ricordo che anche il Beaubourg quando venne inaugurato a Parigi oltre trent’anni or sono divenne da subito un naturale luogo d’incontro e non solo un altro museo da visitare. Ho avuto l’impressione che le persone che entravano e uscivano dal MAXXI, dalla sua libreria o dal suo caffè, magari per andare a sedersi all’ombra su una delle panchine antistanti, insomma mi è sembrato che tutto questo avvenisse naturalmente, come un frammento di vita in una qualunque piccola città italiana. Forse è un effetto che Zaha non ha nemmeno sperato di ottenere, ma in ogni caso penso che sia un primo risultato estremamente positivo.

 

Lei ha avuto alcuni architetti illustri come compagni di studi presso l’A.A. di Londra, a partire dalla Hadid, ma poi anche Rem Koolhaas, Elia Zenghelis – un altro dei relatori invitati della Festa – e molti altri ancora: tutti voi, e lei in particolare, avete affrontato sin dal vostro debutto il tema del movimento in architettura, utilizzando strumenti relativamente nuovi nel campo della progettazione come ad esempio il diagramma che è appunto un indicatore di movimento. Penso in particolare ai diagrammi tratti dai movimenti della cinepresa in Alexander Nevski di Ejzenstein o agli schemi del football americano che lei ha analizzato in “Architettura e disgiunzione”. E’ forse questo il filo rosso di tutto il suo lavoro?

Nonostante tutte le grandi differenze che c’erano e ci sono fra noi, è vero che tutti insieme ci siamo posti il problemi di una nuova definizione dell’architettura. Per quanto mi riguarda l’architettura è al contempo ciò che appare e ciò che opera: il nostro lavoro dimostra che l’architettura, con la sua rilevanza sociale e inventiva formale, non può essere scissa dagli eventi che accadono in essa. In altre parole l’architettura non è e non può essere una scultura perché interagisce con le persone che la abitano e quindi ha sempre un effetto palpabile sulla società. Possiamo anche dire che non c’è architettura senza movimento, senza un programma. Dobbiamo trarre vantaggio da questa condizione, perché è grazie a tale consapevolezza che attraverso l’architettura è possibile generare o ri-generare la città, come nel caso del MAXXI. Inoltre ho sempre trovato stimolante ridefinire continuamente l’architettura perché definirla significa sempre attivarla. Detesto il termine “generazione”, ma certo se qualcosa accomuna un certo gruppo di architetti più o meno miei coetanei, sicuramente si tratta di questa concezione dinamica dell’architettura.

 

Nella sua conferenza romana lei ha illustrato il nuovo Museo dell’Acropoli, completato poco meno di due anni or sono, appena prima della grave crisi economica greca. Come si è trovato a doversi confrontare con dei reperti archeologici di un simile livello, per di più di fronte al monumento per antonomasia dell’architettura, il Partenone?

Si è trattato di una grande sfida, certo, e mi sono interrogato a lungo insieme con i collaboratori del mio studio prima di iniziare il lavoro anche perché c’erano diversi ordini di problemi, con enormi polemiche pubbliche. Alla fine abbiamo deciso di approfittare della presenza degli scavi archeologici e di operare una sovrapposizione di più livelli: il primo si trova in basso, è quello degli scavi; nel terzo, vale a dire il più alto, abbiamo collocato i reperti più importanti vale a dire quelli relativi al fregio del Partenone – anche se molti sono al British Museum, com’è noto. C’è anche un significato simbolico in questo, perché la “grande narrazione” del fregio ha sempre costituito la parte sommitale del tempio. In questo modo il secondo livello, che ospita le gallerie principali di scultura, è sospeso fra gli scavi e il fregio, perché poggia a terra con degli alti pilastri inseriti in mezzo agli scavi dopo una lunga trattativa con gli archeologi. Così facendo l’edificio diventa sia il luogo delle sculture sia il luogo degli scavi. Potremmo definire questa strategia un doppio programma di vettori di movimento, infatti tutto il museo è attraversato anche da una rampa trasparente in vetro che ti permette di osservare gli scavi dall’alto e che poi arriva sino al terzo livello da dove si possono osservare da lontano il Partenone, all’esterno, e da vicino le metope del fregio, all’interno. Si è trattato insomma di progettare una strategia e non una forma o uno stile. In passato ho usato la stessa strategia di sovrapposizione anche nel caso del mio primo progetto, il Parc de la Villette di Parigi – un grande concorso internazionale voluto da Mitterand nel 1982 dove Tschumi arrivò primo davanti al progetto dello studio OMA di Koolhaas e Zenghelis, da molti considerati i “vincitori morali” di allora, ndr. Alla Villette azione, programma e spontaneità degli eventi si sovrapponevano per rigenerare questa parte degradata della città, fino ad allora rimasta abbandonata, mentre oggi è una delle parti più vitali della città.

 

Nel corso degli anni lei ha sempre professato gratitudine verso alcuni architetti francesi come Georges Candilis o Yona Friedman, peraltro entrambi non francesi di nascita, un po’ come lei. C’è un progetto in cui è possibile leggere maggiormente la loro influenza?

Sì certo, fra gli ultimi direi il progetto per la riqualificazione della Fabbrica 789 di Pechino, il cuore dell’arte contemporanea cinese dove coesistono decine e decine di studi e gallerie, anche europee. Anziché radere al suolo i vecchi fabbricati industriali ho pensato di sovrapporre i nuovi edifici al di sopra degli stessi, un po’ come nella Ville spatiale di Friedman dei primi anni ’60, un pezzo di città sospeso sopra un altro pezzo della stessa che così viene recuperato o meglio, rigenerato.

 

Come mai secondo lei i progetti di nuovi musei si sono moltiplicati un po’ ovunque e in modo così consistente negli ultimi anni?

Prima di parlare dei musei mi lasci parlare degli artisti. Per tre quarti del XX secolo i musei sono stati realizzati come degli insiemi di spazi bianchi in cui le opere erano freddamente isolate al loro interno. Poi, a partire dalla metà degli anni ’70, è cominciato un moto di ribellione verso questo stato di cose, penso in particolare a uno spettacolo di danza che mi ha colpito molto: il balletto Roof Piece di Trisha Brown, coreografa e ballerina americana, hanno influenzato profondamente le mie opere perché quella danza sul tetto interagiva per la prima volta con una serie di elementi urbani come i comignoli, le scale antincendio, i serbatoi d’acqua tipici del paesaggio urbano newyorchese, vale a dire con tutto ciò che si trova immediatamente fuori dell’edificio. In operazioni artistiche come queste trovo che ci sia una certa analogia con il mio lavoro, perché da allora ho sempre cercato di fare in modo che gli edifici interagissero con la città esistente in cui si inseriscono, massimamente nel caso dei musei. Tutto il contrario della tabula rasa. Quanto al perché si costruiscono sempre più musei, posso dire che certamente sono figli della società dello spettacolo in cui viviamo e che sono funzionali a tutte quelle nuove forme di turismo e di consumo che questo tipo di società richiede.

Penso però che al giorno d’oggi il museo sia una delle poche tipologie architettoniche che riesca a far coesistere culture diverse e anche eventi differenti in uno stesso luogo e proprio per questo sia in grado di creare nuove identità. Per esempio sempre più spesso i nuovi musei nascono senza contenuto, come il Guggenheim di Bilbao, e questa può essere una grande occasione per gli architetti perché sono loro i primi a poter sopperire in vari modi a questa assenza di contenuto, una formidabile opportunità di reidentificazione per le città. Se invece l’architetto si limita a produrre nuove forme allora svolge un ruolo del tutto superficiale e dunque superfluo.

 

A proposito, cosa ne pensa dell’attitudine degli architetti italiani a piangersi addosso, a ritenersi superflui sia nella società italiana sia nel panorama internazionale?

Sono molto sorpreso da questa autocommiserazione, la cultura architettonica italiana è talmente ricca... Prendiamo ad esempio la fantastica mostra di Luigi Moretti al MAXXI: per la prima volta ho potuto ammirarne i disegni e i modelli tutti insieme. Bene, ho scoperto che ci sono almeno tre Moretti: uno, il mio preferito, è il Moretti direttore della rivista “Spazio” che attraverso sequenze di modelli concettuali studia le conformazioni che assumono gli spazi interni di alcune architetture archetipiche come San Pietro o la Rotonda di Palladio. Un altro Moretti è quello degli edifici costruiti per il regime fascista che però, a parte i simboli, stilisticamente potrebbero essere stati realizzati nella stessa maniera per Stalin. Poi c’è un terzo Moretti che critica l’International Style e che seppur in modo intuitivo cerca di immaginare il movimento nello spazio di alcuni suoi progetti più maturi, probabilmente ci sono molti altri Moretti... Quello che vorrei sottolineare è che l’architettura non è mai una cosa soltanto, è sempre molte cose allo stesso tempo! Per me l’architettura non è una conoscenza di forme, ma una forma di conoscenza e per questo noi architetti abbiamo sempre molte possibilità, non siamo mai del tutto prigionieri di una condizione specifica, nemmeno gli italiani! E poi la storia dell’architettura italiana del ‘900 ogni dieci anni ha sempre prodotto dei contributi fondamentali per quella internazionale: negli anni ’10 il manifesto futurista di Sant’Elia, negli anni ’20 il Gruppo 7 di Terragni e Libera e così via nei decenni a seguire con Zevi, Rogers, Gregotti, Aldo Rossi, Superstudio, Tafuri... per cui, per favore, andate avanti senza tante lamentele!

 

Profilo

Bernard Tschumi (Losanna, 1944), figlio d’arte – il padre Jean ha lavorato molto in Svizzera a cavalllo della IIa guerra mondiale – si è formato a Zurigo, Londra e Parigi dove partecipa attivamente ai moti del maggio 1968. Dal 1976 si trasferisce a New York e comincia a insegnare in varie università fino a diventare preside della scuola di architettura della Colombia University (1988-2003) dove insegna tuttora. Oltre al Parc de La Villette di Parigi (1982-1998) e al Museo dell’Acropoli di Atene (2002-2008), Tschumi ha realizzato nel 1999 la Alfred Lerner Hall della Columbia University a New York e nel 2004 la sede della Vacheron Constantin a Ginevra. I suoi unici scritti tradotti in italiano sono Architettura e disgiunzione, a cura di Ruben Baiocco e Giovanni Damiani, Pendragon 2005 (€ 16) e il saggio “Architettura come evento” contenuto in AAVV, L’invisibile linea rossa. Osservatorio sull’architettura, a cura di Pino Brugellis, Quodlibet 2010 (€ 25).

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Nuovo Manuale di Urbanistica a Roma

Presentazione del Nuovo Manuale di Urbanistica – III Volume che si terrà il 21 giugno 2010 alle ore 15,30 presso il Parlamentino del Consiglio Superiore dei lavori pubblici in Piazzale di Porta Pia, n,. 1 – Roma. Si prega di confermare la partecipazione a: segr_particolare.csp@mit.gov.it

 

Next-Door Monsters a Roma

Mostra collettiva Next-Door Monsters, con opere di Azt, Zaelia Bishop, Claudio Evangelista, Lucamaleonte, Alice Pasquini, Riot Queer, Mauro Santucci, Amalia / Elena Campa / YoIrene (Studio Arturo). Ciascun artista è stato chiamato a ripensare un mostro del grande schermo, in una singolare contaminazione tra cinema e arte. Il risultato è una piccola storia del cinema horror racchiusa fra le quattro pareti di una mostra. La mostra sarà visitabile dal 18 al 20 giugno a Roma, presso gli spazi di Laboratori Sotterranei. In occasione dell'inaugurazione, lo spazio espositivo romano ospiterà una conversazione con gli artisti, alle 18.30, mentre il vernissage con dj set a tema è previsto per le 20.00. A settembre, sarà ospitata dalla Galleria Fabrica Fluxus di Bari.

 

Il design spiegato a mia madre a Milano

Presentazione del nuovo libro di Fabio Novembre Il design spiegato a mia madre a cura di Francesca Alfano Miglietti. Rizzoli Milano 2010. Giovedì 24 Giugno ore 18.30 introduce Maurizio de Caro. Biblioteca degli architetti, Ordine e Fondazione dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano. Via solferino 19.Milano

 

Frank Lloyd Wrigt a Fiesole

Un anno di eventi per celebrare il centenario della permanenza di Frank Lloyd Wrigt a Fiesole. La prima mostra in calendario, a cura dagli architetti Roberta Bencini  e Paolo Bulletti, che verrà inaugurata giovedì 17 giugno, resterà aperta fino a fine agosto. L’esposizione si propone di esaminare alcune opere progettate dopo il 1910, di far conoscere disegni e documenti, alcuni per la prima volta esposti in Italia, e di analizzare l’influenza che il soggiorno fiesolano ha prodotto sulle architetture di Wright. La mostra raccoglierà, fra gli altri, i disegni che Wright realizzò durante il suo soggiorno fiesolano -  ospite del villino Belvedere in via Verdi - per un’abitazione, sempre in Fiesole, però mai costruita. L’evento, che verrà ospitato nei locali del Museo Archeologico di Fiesole è stato promosso in particolare dal Rotary Club Fiesole e dall’Inner Wheel Firenze Medicea in collaborazione con la Frank Lloyd Wright Foundation di Scottsdale Arizona.

 

Terzo Paradiso  a Venezia

Presentazione del libro il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto presenta Massimo Cacciari modera Paolo Coltro sarà presente l’autore, Michelangelo Pistoletto, in collaborazione con Marsilio sabato 19 giugno 2010 - ore 18.30 Caffetteria L’Ombra del Leone, Ca' Giustinian, San Marco 1364/a, Venezia. Sede della Biennale di Venezia

 

Recycle Moda e Design All’insegna del Riciclo a Bari

Dal 16 al 20 giugno 2010 lo showroom Leccisi Collection,Piazza Massari 13 Bari ospita l’evento Recycle, moda e design all’insegna del riciclo. Giovani designers, selezionati da Alessio De Navasques, si cimentano con il riuso creativo di oggetti già esistenti e a volte scarti, rifiuti, fondi di magazzino reinventandone forme, materiali e funzioni in modo non convenzionale. Paola Monorchio, Margherita Marchioni, Carola Pasquino, Daniela Galluzzo, Ilaria Sadun, Made in Carcere, Mark–Pepper. Inaugurazione Mercoledi’  16  giugno ore 19,00 Eco-aperitivo  100% natural. Info alessiodenavasques@tiscali.it

 

Giovani architetti esperienze internazionali a confronto a Modica

Modica a Palazzo Grimaldi in corso Umberto presso i locali della fondazione Grimaldi il 18 Giugno alle ore 18.30. Giovani architetti esperienze internazionali a confronto con la presenza di Luigi Prestinenza Puglisi, Franco Porto, esporranno i loro progetti di portata internazionale tre dei principali studi siciliani, l’architetto Claudio Lucchesi del gruppo transnazionale UFO (Urban Future Organisation), gli architetti Mario Cottone e Gregorio Indelicato dello studio Cottone+Indelicato Architects, l’architetto Ernesto Ristretta. Dopo l’esposizione dei progetti e l’inaugurazione della mostra che si potrà visitare dal 18 al 25 Giugno nei locali della fondazione Grimaldi, si svolgerà un dibattito sullo stato e le possibilità dell’architettura contemporanea in Sicilia e il suo rapporto con le esperienze internazionali. A fare da moderatore all’incontro Gaetano Manganello e Laura Baragiola.L’ esposizione dei progetti degli studi invitati all’appuntamento, sarà curata da Gaetano Manganello, Laura Baragiola, Giuseppe Gurrieri, Stefania Cassarino che hanno eseguito il progetto di allestimento, mentre  Giorgio Criscione è autore del visual design.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Campus Rom, c’era una volta Savorengo Ker a Roma

Campus Rom, c’era una volta Savorengo Ker, mostra  dal 15 al 21 giugno. La mostra è un evento collaterale della prima edizione della Festa dell'Architettura di Roma "Index Urbis" (www.indexurbis.it).Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, piazza Guglielmo Marconi 8, Roma. A cura di Michele Carpani, Max Intrisano, Maria Teresa Bovino.

 

L’imagination est tout a Roma

Achille Perilli L’imagination est tout a cura di Nadja Perilli e Massimo Riposati, Dal 29 maggio al 2 luglio. Limenotto9cinque Arte Contemporanea. Via Tiburtina 141. Roma

 

La Biennale di Venezia 1979-1980 a Venezia

Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il curatore della mostra Maurizio Scaparro invitano all’inaugurazione della mostra La Biennale di Venezia 1979-1980 Il Teatro del Mondo edificio singolare, omaggio ad Aldo Rossi. Venezia, Ca’ Giustinian Dal 10 febbraio al 31 luglio 2010

 

Equivivere a Cittadella

III rassegna nazionale  Equivivere per un’Architettura sostenibile opere realizzate, ciclo di conferenze e rassegna di opere di Architettura. Cittadella (Padova) Palazzo Pretorio  dal 22 Maggio al 04 Luglio  2010 a cura di Architettando. www.architettando.org

 

Mostra Pierluigi Nervi a Sondrio

Sondrio rende omaggio a Pierluigi Nervi con una mostra nel trentennale della morte dal 15 aprile al 20 giugno presso la Galleria Credito Valtelinese. La mostra mette in luce, attraverso fotografie e progetti, la complessa attività di Nervi che si manifesta in molteplici aspetti che vanno dall'ideazione alla realizzazione delle sue opere architettoniche.

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico

 

Festa dell'Architettura Rassegna di Film al Borghetto Flaminio a Roma

Nei giorni 16, 17, 18 giugno si terrà una rassegna di film curata da Amedeo Fago. Attraverso le tre giornate di manifestazione si proporranno alcuni spunti di riflessione sui rapporti tra architettura e cinema. Nei fatti cinema e architettura hanno avuto, durante il XX° secolo, un percorso di assoluta contiguità e questa contiguità, i film proposti, intendono mettere in luce. Il progetto è articolato in due sezioni: Roma attraverso lo sguardo di tre autori;  Cinema e città nel terzo decennio del ‘900. Le proiezioni avverranno nell’area di Borghetto Flaminio. Info: http://www.arc1.uniroma1.it/cinema2010.jpg

 

Siamo Architetti! a Mendrisio

L’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana ha il piacere d’invitarla alla cerimonia di consegna dei diplomi che avrà luogo

Sabato 19 giugno 2010 si terrà la consegna dei diplomi. Per l'occasione sarà inaugurata la mostra Diploma 2010. Trasformazioni architettoniche e urbane nella città di Varese. Ore 10.30, Accademia di architettura

Aula Magna di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio

 

Geografie, storie, paesaggi per un’Italia che cambia a Reggio Emilia

Lunedì 28 giugno si terrà l’ International Symposium Geografie, storie, paesaggi per un’Italia che cambia. La geopolitica come politica del territorio e delle relazioni internazionali a cura di Gabriella Bonini e Chiara Visentin.

Tema dell'incontro sarà quello della geopolitca intesa come senso lato del sapere geografico applicato alla politica e alla storia, una geografia “ancilla” della politica, estera ma anche interna, una geografia volontaria dello sviluppo territoriale sotteso nei tempi storici, ovvero una politica del territorio e delle relazioni internazionali. Il confronto avverrà tra tre grandi personalità del mondo accademico e culturale internazionale: il geografo Franco Farinelli il geografo John A. Agnew,  e la storica dell’ architettura Diane Ghirardo. Ore 18.00-20.00, Auditorium Biblioteca /Archivio “Emilio Sereni”, Istituto Alcide Cervi, Gattatico Reggio Emilia.

 

Thinking the Edge a Sanrico

Thinking the Edge è un workshop internazionale di progettazione interdisciplinare del paesaggio che propone riflessioni sul tema del limite come luogo dinamico di passaggio, di scambio, di interazione tra realtà distinte, realtà fisiche e geografiche ma anche luoghi della memoria e del pensiero. Il limite è inteso come luogo di ricchezza nel quale si concentrano tensioni di mondi distinti che entrando in relazione con una realtà diversa.

Lo studio interesserà diversi luoghi sulla sponda del Sebino, e in senso generale il suo waterfront, il sistema degli approdi ma anche una rete di luoghi dismessi, contesti dal grande valore paesaggistico ed ambientale, luoghi di attività che non esistono più e che hanno lasciato una traccia che può costituire il nucleo di una nuova reinterpretazione del territorio.

 

Filo Rosso per la Commissione_Concorso Europeo di Idee

La Commissione cerca un'idea per conferire un'impronta comune (un "filo rosso", appunto) agli edifici e ai nuclei edilizi che occupa nelle città di Bruxelles e Lussemburgo, al fine di rendere la sua presenza più riconoscibile e visibile per il grande pubblico. Partecipanti: studenti iscritti a un istituto superiore di architettura, d'arte, di disegno industriale o di discipline quali belle arti, arti grafiche, comunicazione visiva, grafica o altre discipline affini. Scadenza iscrizioni: 31 luglio 2010. Il vincitore del concorso e gli altri 2 finalisti (il secondo e il terzo classificato) saranno invitati a una cerimonia di premiazione, che si terrà a Bruxelles nel dicembre 2010. Il vincitore riceverà 3 000 euro, mentre il secondo e il terzo classificato riceveranno rispettivamente 2 000 e 1 000 euro ciascuno. Info e bando: http://ec.europa.eu/oib/fil-rouge/index_it.htm
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CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

Alvaro Siza, uno di noi

La festa dell’Architettura di Roma, appena conclusa, ha aperto con la migliore delle ipotesi possibili. Un acquario romano stracolmo di gente (che arrivavano a occupare anche il “terzo anello”) e l’attesa febbrile di ascoltare un grande maestro dell’architettura contemporanea. Alvaro Siza Vieria si è trovato di fronte una platea concitata e a tratti irrequieta, forse difficile da accontetare. Il portoghese, col suo italiano quasi perfetto, ha stupito tutti. Un pò per la sua disarmante umiltà (si scusava ripetutamente se la sua voce non riusciva ad arrivare a tutti), un pò per la sua genialità compositiva, quasi silenziosa che esprime senza velleità nè fronzoli, con la voglia di chi vuole raccontare la vera essenza delle cose, rendendone tutti partecipi. Siamo abituati a pensare Siza come a una perfetta archistar che, con vizi e virtù, alla stregua della più incallita star di Hollywood, viaggia per il mondo con aereo privato e guardie del corpo al seguito. Niente di più sbagliato. Perchè se c’è una cosa che lo contraddistigue rispetto ai suoi colleghi famosi, è proprio la sua refrattarietà agli aspetti formali, all’ etichetta e a tutto quello che riguarda questo mondo di cerimoniali. Siza e’ ancora uno di quelli che preferisce lo scambio umano, intimo e vero, soprattutto con gli studenti e i giovani architetti. Ma è soprattutto uno di quelli che davvero disegna e concepisce i suoi progetti, con lo stesso entusiasmo del primo giorno, mettendosi al pari dei suoi collaboratori. Ma soprattutto, come dimostrano i video in cui canta e si diverte a entrare con la testa nel plastico di un suo progetto, con una voglia di vivere e di rendere migliore il mondo che lo circonda, che a 77anni, con una carriera gloriosa alle spalle è solo da ammirare e prendere ad esempio.

 

NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato

 

Eventi

Il Premio Nazionale di Architettura va quest’anno a Carlos Ferrater, giusto riconoscimento, credo, a una carriera segnata dalla coerenza nella ricerca dell’innovazione in architettura.

 

Ricordiamo che il prossimo 18 giugno si inaugura la villa Solar che quest’anno per la prima volta si istallerà lungo il fiume Manzanares, nell’ambito del nuovo Parco creato da West 8 con Burgos e Garrido, tra la stazione di Principe Pio e il Ponte di Segovia. L’evento, fin’ora celebrato a Washington DC, si potrà visitare fino al 27 dello stesso mese. L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare la visita. Il programma lo trovate su:

http://www.sdeurope.org/descargas/actividadescompletosde2010.pdf ed é possibile seguire le attività su Facebook e Twitter (http://www.facebook.com/sdeurope, http://twitter.com/sdeurope).

Organizzano l’Universidad Politécnica de Madrid con il Ministerio de Vivienda.

 

Fino al 25 giugno è possibile presentare le candidature alle Distinzione del COAM, Ordine degli Architetti di Madrid. Le basi sul sito: http://www.coam.es/ – Oficina de Concursos

 

Mostre

“Hacia otra arquitectura. 24 proyectos sostenibles”. Mostra curata dall’architetto valenziano Luis Garriga. Fundación del Canal, Plaza de Castilla, fino al 25 luglio. http://www.fundacioncanal.com/

 

SICILIAN ARCHITECTURAL KAOS by Salvator John Liotta

 

Salvator-John Liotta intervista Fabio Schillaci

1) Una tua breve auto-presentazione.

Mi chiamo Fabio Schillaci, sono laureato in architettura ed attualmente vivo a Berlino. Mi interesso di ció che le tecnologie digitali offrono all´architettura contemporanea.

Nel corso di questi anni ho avuto l´onore di studiare tra gli altri con Lars Spuybroek (Nox, Rotterdam,NL), Manfred Grohmann (Bollinger+Grohmann, Frankfurt,Ge), e Antonino Saggio (Nitrosaggio.net, Roma).

Nel 2006 ho vinto il Design Merit Award al Far Eastern International Digital Design Award (FEIDAD) di Taipei (RC) e la menzione all´Europan 8 sul sito di Roma insieme con Rosetta Angelini e Paola Ruotolo del Nitrolab, Roma. I miei lavori sono stati pubblicati ed esposti tra l´altro a Berlino (GE), Tokyo (JP), Varsavia (PO), Quito (EC), Taipei (RC) e Atene (GR).

 

2) Di recente hai pubblicato un manuale di disegno: "architectural renderings", nel quale raccogli le esperienze maturate dagli studi di architettura per quanto riguarda le pratiche di renderizzazione. Ci racconteresti meglio di cosa tratta il tuo libro?

 

Riporto la descrizione che ne fa nell´editoriale la casa editrice John Wiley and Sons:

<<Il rendering é oggi - probabilmente - il mezzo di comunicazione piú potente dell´architettura. Ce ne dá un senso prima ancora che questa sia costruita. Piú di un modello fisico, una sezione o una pianta, ci parla in maniera diretta e accessibile rendendo chiara la visione dell´architetto...Il libro é una ricognizione visiva sullo stato del rendering architettonico oggi.>> (Tradotto dall´inglese - il testo originale: http://eu.wiley.com/WileyCDA/WileyTitle/productCd-047066410X.html)

Architectural Renderings inizia con un essay di Fabrizio Avella (Universitá di Palermo) ed uno di Augusto Romano Burelli (Universitá di Venezia). Segue una galleria di circa 300 renders: sono i lavori di 14 tra i migliori studi di rendering al mondo (dagli USA, UK, Francia, Germania e Italia) che descrivono in maniera dettagliata il proprio lavoro, la propria filosofia e le proprie tecniche/softwares. Il libro finisce con un ampio tutorial sui rendering, dalla modellazione alla post-produzione.

 

3) Nelle tue esperienze precedenti hai indagato il mondo dell'architettura digitale non perdendo mai di vista la ricaduta effettiva che essa ha sul mondo reale. In qualche modo per te il digitale non e' mai stato soltanto qualcosa di legato all'immagine ma un metodo di interpretare la modernitá in modo fattuale. Penso in particolare al tuo esperimento di Housing Mass Customization e Furniture Mass Customization. Mi sembra pero, che con il tuo libro esplori e ti avvicini all'essenza dell'immagine. Ci parleresti in breve di queste due esperienze per poi dirci cosa ti ha spinto ad interessarti di renderizzazione?

E´ una domanda abbastanza complessa, ancora adesso parte cruciale dei miei ragionamenti.

In passato, mi sono occupato di tecniche di progettazione digitale applicate alla produzione industriale. L´idea di base é che oggi - grazie alle tecnologie digitali - ci siano tutti i presupposti per abbandonare le logiche della produzione fordista (centralizzata e standardizzata) a favore di una produzione piú diffusa, eco-logica e personalizzata. A mio modo di vedere, questo processo é giá in atto da parecchi decenni.

Nella fattispecie, le due ricerche a cui ti riferisci (del 2004 e del 2006) riguardano due sistemi in cui utenti connessi ad un sito on-line possono progettare la propria casa (o il proprio divano), conoscersi ed organizzarsi in gruppi, cosí da aumentare le proprie capacitá economiche, sociali e programmatiche: una sorta di video-game on-line in cui l´utente progetta la propria casa. Il computer é usato come strumento di comunicazione tra il cliente e l´architetto, tra il cliente ed i suoi futuri vicini di casa, tra il cliente e la municipalitá o le ditte interessate alla costruzione. Non voglio scendere nel dettaglio dei progetti, perché richiederebbe molto tempo. Ma ci tengo a dire che il senso non é che il computer e internet debbano sostituire il mondo reale, ma solamente facilitarne e incrementarne le dinamiche.

In generale, il computer mi interessa in tutte le sue forme. Credo che sia il rendering che le techniche di progettazione digitale siano due delle tante facce del paradigma digitale.

Oggi la grossa parte di ció che consumiamo é informazione. L´informazione é il prodotto dell´industria del nostro tempo e il disegno é un´informazione capace di comunicare in tutte le lingue del mondo. Il render é un prodotto che le tecnologie digitali hanno smaterializzato, che puó viaggiare alla velocitá della rete e comunicare al mondo intero in uno sguardo. Pensa ai renders dello stadio delle olimpiadi di Pechino. Lo stadio era giá famoso prima ancora della sua costruzione. E´ stata l´immagine dell´evoluzione capitalista della Cina. Sai che H&dM hanno chiamato l´Artefactory Lab di Parigi per sviluppare il concept della facciata? Interessante, no? La rappresentazione come strumento progettuale.

 

4) Nell odierna società delle immagini l'architettura svolge un ruolo particolarmente determinante. Diversi anni fa Lars Spuybroek (Nox) e Bob Lang (Arup) hanno pubblicato un libro chiamato "The weight of the image" ovvero "Il peso dell'immagine". Qui loro criticano la vista a volo d'uccello greca e la visione rinascimentale, e ad esse preferiscono la "vista emergente" e la "vista proiettata", entrambe possibili grazie ai nuovi processi di rappresentazione digitale.

Quanto incidono le immagini, le rappresentazioni (intese come strumento progettuale) nel vincere i concorsi o convincere un cliente?

 

Devo ringraziarti perché non conosco il libro che hai citato. Da quel che vedo sembra molto interessante, lo leggeró appena possibile e poi ti diró. Ricordo un seminario sui diagrammi che Lars diede a Kassel mentre ero studente erasmus. Con molto rigore ci insegnó a inventare una serie di figure derivanti da riferimenti architettoni e artistici, una sorta di alfabeto di segni che combinati creavano dei patterns tridimensionali che poi applicavamo ad un sito specifico a seconda delle necessitá del programma architettonico. Questi patterns erano dei “diagrammi”, ovvero  un disegno – spesso astratto - che noi interpretavamo e che ci permettava di gestire programmi molto complessi. Il metodo era rigoroso ma molto flessibile e altamente personalizzabile. Alla fine, disegno e immagine si fondevano nell´architettura che ne risultava (cosa che - ad essere sincero - credo sia di fatto sempre avvenuta nella storia della buona architettura).

Credo che per vincere i concorsi o convincere un cliente, serva soprattutto reagire in maniera corretta alle circostanze progettuali, e scegliere poi di conseguenza lo strumento piú adatto alla situazione. Quando venne lanciato il concorso per lo stadio di pechino, per esempio, il compito era quello di sorprendere il mondo e di dare un´immagine della rinascita cinese. La spettacolaritá dello stadio era fondamentale e per questo non mi stupisce che sin dall´inizio H&dM abbiano usato il rendering per sviluppare il progetto. Hanno dato – nel caso specifico dello stadio – maggior importanza all´immagine usando il rendering come strumento progettuale. Questa é stata una mossa vincente!

 

5) Da diversi anni operi a Berlino. Di cosa ti sei accorto? Cosa succede in questa città? (architettonicamente parlando, sia come fruitore che come professionista)

 

In generale é molto confortevole vivere a Berlino. La cittá é divisa in centralitá ed ogni centralitá é un quartiere a sé con una propria cultura, popolazione e giunta politica con poteri forti. Per questo la vita é piacevole come in un piccolo comune anche se vivi in una grande metropoli. 

La mia sensazione é che il comune si sta muovendo molto per recuperare il vecchio tessuto perso prima della guerra, a discapito spesso anche delle urbanizzazioni socialiste. I tempi della Potsdamer Platz sono finiti ed ad oggi c´é in partenza solo una grande opera - per altro molto discussa - che é la ricostruzione del vecchio castello al posto del “Palazzo della Repubblica” socialista. Un altro grosso progetto – osteggiato da una parte della popolazione - si chiama Media Spree (la Sprea é il fiume di Berlino) e prevede la costruzione lungo il fiume di un centro direzionale per uffici da destinare a grandi compagnie di media (giá in parte vi risiedono MTV, la Universal, ViVA,etc...) Un altro grande dibattito riguarda l´utilizzo dell´aereoporto di Tempelhof dismesso l´anno scorso. In generale, esistono tanti progetti del comune, ma spessissimo mancano i fondi per finanziarli.

La cittá é piena di studi di architettura, la maggior parte dei quali é arrivata negli anni 90 insieme alle star che peró nel frattempo sono andate via tutte. L´ultimo ad andare é stato Foster appena scoppiata la crisi, ed oggi é rimasto solo Chipperfield ancora impegnato sull´Isola dei Musei.

La maggior parte delle operazioni private in atto sono edilizia nuova di vario tipo che comunque tende a riempire i tanti vuoti lasciati dai bombardamenti. La tipologia dell´abitare piú alla moda adesso é quella della “Townhouse”, vedi il Borneo di Amsterdam. Ma in pieno centro ancora oggi si trovano molti edifici da restaurare, rimasti fermi ai tempi della guerra. Ieri per esempio sono andato a casa di un amico a Prenzlauerberg, per riscaldare buttava il carbone nella stufa e pensa che il suo vicino c´ha il bagno nel pianerottolo delle scale!!

 

6) Oggi viviamo una condizione da generazione Skype, con tutto quello che comporta essere delocalizzato, mi piacerebbe sapere che rapporto continui a mantenere con l'italia (se ne mantieni)? 

 

Sono in contatto quotidiano con la mia famiglia e con gli amici píú stretti via mail o via skype. Non uso né  Facebook, né twitter né altri social network per mancanza di tempo.

Leggo ogni giorno on-line la repubblica, il corriere della sera e il sole24ore (non ti stupire, spesso sono uguali...), e penso di essere abbastanza informato su quello che succede in italia. Cerco di scendere il piú possibile ma alla fine riesco a tornare in italia due volte all´anno e solo per le vacanze.  Credo comunque di continuare ad essere  presente in italia, nonostante la distanza. A dire il vero credo di vivere tra la Germania e l´Italia. Mi piace pensare di essere uno dei primi europei...

 

7) A che punto siamo con la Sicilia? Che né è della architettura, senti che si sta muovendo qualcosa? ma soprattutto che ne sarà? ( il tutto da un punto di vista architettonico, se poi lo vuoi allargare ad altro fai pure).

 

Vedo in Sicilia un buon movimento culturale underground formato da una quantitá di giovani molto validi che hanno scelto di restare. Inoltre, la Sicilia ha una massa importante di giovani che - come noi due – vivono all´estero ed hanno sviluppato competenze e conoscenze  internazionali. Credo che nell´unione di questi due mondi ci sia la speranza, il futuro necessario per la Sicilia.

 

RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini

 

Vieni avanti creativo!

Uno spettro si aggira per l’Europa: tutti devono essere creativi! Gli architetti debbono inventare di sana pianta cose nuove, non si può copiare e a scuola si esorta alla creatività. Non ci sono maestri, tutto deve sgorgare ex-novo come per incanto dalla mente. Così questo mito continua a fare gravi danni, e non solo alla finanza (creativa). Proviamo, per questa estate, a fare un piccolo esercizio: cercare di scovare il creativo di turno. Alla ripresa pubblicheremo la top-ten delle segnalazioni. Sentite questa. Una volta un tizio incontrò Einstein e gli disse:” io mi sveglio alle cinque e annoto le idee”. E Einstein:” Io no. Sa, io di idee ne ho avute al massimo una o due”.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

L’urbanistica aiuta la politica, la politica non aiuta l’urbanistica

 

Non andava più d’accordo con il suo socio: gli sputò in facebook

 

La sua architettura era superficialmente profonda

 

Le coppie di architetti, per non scoppiare, si accoppiano

 

Non tutti i libri scritti per l’universitaria sono illeggibili, alcuni sono inguardabili

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Intenzioni in architettura Under 40 d’Italia / 4

“Sono commosso, dopo l’aperitivo tutti se ne vanno. E invece tutti ancora qua, in molti …” dice Lpp. Ho premuto ancora il bottone, mi sono ricollegato impavido alla Casa dell’Architettura. A…a..all’indimenticabile 13 aprile 2010 a Roma. A.. a …all’Evento organizzato dalla PresS/Tfactory. A…a … ai filmati Brain Storming, parole & progetti ivi registrati. E visibili aggratis nella PresS/Tletter n. 18, Vangelo mio.

In tre intermezzi dopopranzo successivi ho letto (e fatta adeguata esegesi) le parabole e i girotondi dei 14 gruppi a Under corte 40 d’Italia. Oggi finisco il resto. E i resti, spero. Se resisto, se esisto.

 

Mi è apparso così, premendo & pazzianno i pulsanti, l’Rrs studio di Firenze. Con tre belle ragazze di sfondo allineate lungo il tavolo. E un maschietto pulitino e benparlante nell’angolo. Di facccia all’LPP interrogante.

Presenta il percorso comune fiorentino di formazione del gruppo… del dottorato di ricerca (madechè?), …. di Erasmus, di Hera/smos, … (dateve ‘na mossa…).
Dice che gli Rrs sono un gruppo e non uno studio associato. Che convivono, per il momento. Per il matrimonio in Comune e/o in Chiesa d’architettura aspettano la GOC, Grande Occasione Concreta. Tutta in moneta sonante & sognante, s’intende… auguri!

 

Le tre paroline magiche da loro scelte sono: semplicità, digitale, lavoro.
Semplicità è…. un arravogliamiento di parole desuete. Semplicità per gli Rrs è infatti un “modo di lavorare degli ambiti per macrostrutture, … per definire una monostruttura entro la quale scavare in una visione zeviana di spazio che poi andiamo a definire …” Machecazzè? Che in/definito è? No, ma così perdiamo i Mondiali. Passa la palla, velocizza. Passa le palle, se ce stanno.

 

Testimoniano poi gli Rrs il transito generazionale mente-corpo, mano-macchina. Dall’architettura del tecnigrafo dei primi esami al fare digitale della laurea lavata nell’Arno. Nel 2009 hanno partecipato a 19 bandi e concorsi nazionali. Quelli internazionali hanno visto che sono stati vinti tutti da architetti del posto. Oltre i costi proibitivi di progetto, sopralluogo, permanenza e permanente, barba e capelli, shampoo…

 

Terzo punto trattato e intrattabile: il Lavoro. “A Firenze –dicono gli Rrs- o hai un babbo costruttore, uno zio prelato & prelabile, o sei fottuto!”. Tutto in salita: Bartali o Coppi, destra o sinistra par sono! Pedalare aggratis è uno sport molto diffuso tra i piccoli studi d’architettura. A Firenze, made in Italy. Per cui, dicono, ci si arrangia con gli effimeri, le sfilate di moda, gli allestimenti per Pitti/uomo, le ristrutturazioni di case, … tutte cose varie ed avare non mostrabili e dimostrabili. Cose che però servono per alimentare la speranza loro d’architettura della macrostuttura. Finchè durano i genitori. O chi ne fa le feci. Voto: alla prossima.

 

Mi sono allargato, col gruppo successivo, gli “Scape” di Roma, mi restringo. Vado al loro punto essenziale. Alla loro parola chiave: Relazione. Nuove relazioni. Possibili relazioni. E reazioni d’architettura a scala metropolitana esplosa ed esplosiva. Cioè in uno spazio topografico contemporaneo ibrido e pezzottato. In un sistema di oggetti a varie scale. Relazioni tra frammenti galleggianti, tra pezzi di naufragio collettivo moderno da lavorare e riportare a sistema.

Il gruppo “Scape” si propone quindi come un porto accogliente e attrezzato. O uno scoglio in mezzo al mare in tempesta. Un porto aperto, uno scoglio-franco dogana. Comunque un grande contenitore di futuro.
Che dire? Le intenzioni degli “Scape” sono ambiziose, il materiale visivo a supporto è ben pensato e impaginato. I giovani sono simpatici, ma non convincenti. Ne ho viste e sentite troppe. Auguri comunque. Voto: rivediamoci a ottobre, alla prossima sessione, col fresco. Se volete.

 

Salto i “Tasca Studio” di Bologna perché sono atipici e non giudicabili (da me) nel format che hanno scelto. Negli altri gruppi presenti su questo schermo di Lpp ci sono molte e troppe parole con pochi progetti & immagini. I Tasca invece sono originali. Hanno fatto esattamente l’opposto: manco una parola, solo immagini.

Sono un lesto-fante avventuriero del Sud e non posso avventurarmi nella loro Tasca bolognese, per età. Un aiutino di parole nel vuoto del web mi sarebbe stato utile ….

 

Vado così di filato & in/defilato a Tommaso Vecci di Napoli. Ivi laureato con Nicola Pagliara, arte & decò, import senza export. Deve quindi l’allievo digerire e prendere le distanze dal maestro suo viennese con vista Vesuvio. Altrimenti sarà uno dei tanto pagliarini e pagliarelle epigonee del loco (e fuori loco, elenco a richiesta, nda).

All’uopo e a luogo, per far pendant, il Vecci cita il gran Francesco Venezia, la perla di Partenope. Nonché le suggestioni della Napoli sotterranea di Erry De Luca, rigorosamente senza sole della fu Ortese. Rincorre il giovane la speranza di una architettura intelligentemente contaminata. Porosa e al contempo forse purulenta. Cavità senza carità tufacee, edilizia netta e solare. A buon mercato popolare e popoloso. Piena di quell’anima & all’anima del luogo tellurico e ballerino. Luogo profondo che pur esiste, nonostante i papy e i patrigni di tutto l’abuso fatto e mai disfatto.

 

Occorrono rabdomanti per ricercare quelle tracce solari sepolte. Materie e materiali naturali, a disposizione. Con dentro una grande energia di fuoco. Quella che i sismografi della stupida contemporaneità non registrano. E’ la Napoli imprevedibile, la “Campania felix” imprevista. L’unica forse della supposta e/o a compresse “scuola d’architettura napoletana”, tardo caniniana e gattiana. Gomorra e Sandokan a parte.
Vai giovane Vecci, è un bel programma di lavoro. Ci rivediamo tra vent’anni, a Dio piacendo. Su questi schermi & scerni di Lpp. E ti metto il voto. Per il momento solo un possibile ex voto. Quello a Madonna d’ ‘a Gravina.

 

Chiudo questo simpatico tour Under 40 nella Catania di Lpp, ZeroArchitetti in condotta. E a medico condotto web. Chi parla si chiama Andrea Guardo è di spessore come corporatura fisica-architettonica. Oltre che come idee e pratiche costruttive adriatiche che dice. E’ simpatico e solare per sua natura meridionale. Col suo socio del loco Roberto Forte, ha esperienze pellegrine internazionali, sia accademiche che professionali.

 

I due irrequieti amici son poi tornati a Catania, ripartendo da “ZeroArchitetti”. In musica amano la fisarmonica. Nello studio professionale catanese praticano la flessibilità che permette loro di adeguarsi alle varie scale di progettazione. Dai 40 mq del monolocale ai 40mila mq di un masterplan in progetto. Le procedure paludose non li spaventa. “Più complessità (ambientale) più opportunità”, sembra essere il loro motto. E poi. “Il pericolo è il nostro mestiere d’architetti. Provare per credere. Affidateci i progetti. Soddisfatti o rimborsati”.

 

Insomma, sto per chiudere, …. questi “Zero Architetti” mi stanno simpatici, son bravi, c’è talento e gioia in l’oro. Speriamo che facciano talenti sonanti. In contanti e cantanti. Voto: 4 su 5.

A presto, Eldorado

 

SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna

 

Specie di libri

Da questo numero della PresS/Tletter diamo vita a una nuova rubrica, dedicata ai libri (in una accezione ampia che comprende romanzi, saggi, manifesti, fumetti, grafici, che trattino temi di architettura o no).

Periodicamente proporremo uno scritto che ci racconti di suggestioni architettoniche.

Saranno ben accetti consigli, suggerimenti, autopromozioni e stroncature (inviate a speciedilibri@gmail.com).

 

Il titolo della rubrica è preso dal famoso libro di George Perec, Specie di spazi, un piccolo omaggio ad un autore che ha cresciuto molti architetti, con questo scritto oltre che con La vita: istruzioni per l'uso.

L'uso di cataloghi, l'analisi degli spazi vissuti dall'uomo, dal letto fino alla città, passando per la camera e l'appartamento, le strabilianti invenzioni, come la stanza inutile (Non “senza funzione precisa”, ma precisamente senza funzione; non plurifunzionale (questo, lo sanno fare tutti), ma afunzionale.), fanno di questo libro un piccolo compendio di suggestioni spaziali.

 

La rubrica, partendo da questo libro, vorrebbe costruire un ulteriore catalogo di mondi, una somma di luoghi che diano vita a nuove, e fertili, architetture.

 

diego terna

diego_terna@hotmail.com

 

RECENSIONI E COMMENTI

 

Segnalazioni da NY di Nancy Goldring

Sometimes the diversity of art on view in New York City can be staggering. Situated at one pole, is Romantic Gardens: Nature, Art and Landscape Design (Elizabeth Barlow Rogers, Elizabeth S. Eustis and John Bidwell) at the Morgan Library and Museum. The choice of the show for this season would seem to highlight its unfashionable eccentricity coming so soon after the grand success of the much-discussed Bauhaus show at MOMA and a spate of exhibitions of distopic “emerging artists” at P.S. 1 and the Biennial. Unheeding of current trends, this beautifully designed exhibition offers a marvelous selection of little-seen works arranged to inform and delight.  The show revisits the theme of Romanticism, suggesting the complexity of its expressions in England, France, Germany and America.  In particular, one learns that the strain emerges from a wide range of sources with intricate connections to literature, gardening, landscape architecture, and painting.

 

For example, the picturesque or the poetically classical represent only the most identifiable forms of the movement. The importance of Chinese painting and rock gardens emerges in the 18th century etchings from such publications as A New Book of Chinese Designs Calculated to Improve the Present Taste, by George Edwards and Matthew Darly. The cumbersome yet appropriate titles are amusing in themselves: (Chinese Architecture, Civil and Ornamental, Being a Large Collection of the Most Elegant and Useful designs of Plans and Elevations, etc. from the Imperial Retreat to the Smallest Ornamental Building in China. …from Real Designs Drawn in China.)  The catalog text notes that such illustrations of fantastical landscapes infected critical reception of Romantic elements in architecture – as they might now.  The eventual popularity of the movement (instigated by William Gilpin in Observations on the River Wye, and Several Parts of South Wales, etc. Relative Chiefly to Picturesque Beauty; made in the Summer of the Year 1770) is satirized in Thomas Rowlandsons’ cartoon rendering of the artist on horseback drawing from nature observed by an astonished and scruffy fisherman.

 

Most diverting in the age of CAD and Photoshop are the awkward “before and after” illustrations in the folios by Joseph Constantine Stadler after Humphrey Repton.  The hefty volumes have been opened to reveal delicate, informative perspectival views of such sites as the Pavillion at Brighton.  The pages show the final version of the site as transformed into romantic picturesque settings by landscape designers. The small irregular folding flaps on either side, when closed, reveal the dreary place before its “romantic”alterations.  In this sense we can watch how the places are transformed and remedied via the picturesque approach.  These charming instructive devices are intended as didactic lessons or even advertisements for the uses and applications of romantic landscape design.

 

The French section consists of various kinds of prints, outstanding among which is an engraved folding plan of Le Per Lachese – a design that was intended as a “tranquil” place for an eternal rest.  In the German area are two exquisite works by Caspar David Friedrich – expanding the theme of the show to include pure paintings that indicate how nature itself, when infused with mood and mystery, can inspire awe.  In the American zone is an essential text extolling the scenic splendors of the country.  On the steel engraving title page we see an artist – perhaps the author, a prominent illustrator Harry Fenn seated beneath a dramatic cascade over which the rustic title script spreads.  And finally, the show includes  the huge plan for Central Park, the competition entry by Frederick Law Olmstead and Calvert Vaux from 1958. 

 

Related to the theme of the Morgan show in a peculiar sense are Thomas Struth’s Photographs and the Immeasurable at the Marian Goodman Gallery.  His 17 large color plates feature techno-industrial sites throughout Europe, Asia and America executed with his characteristic precision.  From afar the crisp, elaborate works convey a Shamanesque “embarrassment of riches,” the kind of surface encountered in Flemish paintings, or even, in the trompe l’oeil forgrounding in Peto’s still life compositions.  But space in the Struth works is commanded by dramatic entries and steep vistas, in their ambiguity always refusing to sustain any sense of consistent or cohesive scale.

 

Two factors separate these works from the formalist work of Struth’s precursors, the Bechers.  The most obvious is the pervasive absence of an encompassing or containing architecture.  Whereas the older photographers document structure (not place) with profound, frontal clarity, the newer images present an overwhelming conglomeration of wires and tubings, machines and computers, frequently photographed from inexplicable and improbable angles.  The overwhelming sense of chaos belies an evident purpose that continues to elude the viewer as the meaning of the order remains inaccessible. Karina Daskalov, Associate Director of the gallery, explained that according to Struth, a scientist could detect the signature hand of a colleague merely by the manner in which the tangle of wiring had been assembled – rather like Abstract Expressionist brush strokes announces the artist who made them.

 

Secondly, the images exude a sense of the contemporary picturesque. They are mysterious and serpentine in composition, the information is “immeasurable” – the mass of detail defies calculating.  In a way these are unpredictable non-visual environments, places that one doesn’t see – the realm of the expert – we have gone behind the curtain to visit the Wizard of Oz, but instead of finding a trickster we see the unfathomable source of the “magic” and find it impenetrable and incomprehensible. While what we see is identifiable, the congestion of laboratory artifacts appear like relics devoid of meaning except to the few adepts who employ them.

 

What makes the images more compelling is the meager human presence.  In some of the plates workers are evident, while in others we can espy a head emerging from behind a computer or only their shirts hanging on the backs of chairs at work- stations.  The people appear like manikins or ghostly traces of those who will have departed the scene.  Irrelevant yet necessary. As a reminder of their presence/absence we see the snatches of tape used to bind small seams or handwipes with the text on the boxes prominently placed in the photo – reminiscent of cubist collaging, in which the words extend the meaning and yet are “just” another element in the composition. In Struth’s new body of work the figure becomes an equivalent of the mute frozen people in a Hopper painting, alone in an inaccessible world.

 

E anche:

http://www.kuriositas.com/2010/04/museum-of-islamic-art.html

 

http://vimeo.com/12278008

 

http://www.good.is/post/los-angeles-reimagined-with-narrow-streets

 

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

 

1- Grattacieli a Roma

  Trovo deprimente l’idea di fondare lo sviluppo della Capitale sulla forma architettonica del grattacielo. La metropoli contemporanea –Roma in particolare– non ha bisogno di assomigliare a Dubai per guardare al futuro rinunciando alla progettazione della città e al disegno del suo destino.

  Dunque il grattacielo, come forma architettonica, non ha alcun senso se è sganciato da un coerente disegno urbano che indirizzi organicamente lo sviluppo di una città. Non ha alcun significato progettare astronavi verticali a Roma se prima non ci vengono a spiegare le ragioni profonde, urbanistiche, di questa idea. Perché la ricerca –fondamentale– di nuove strade per progettare la metropoli di domani non passa certo per facili slogan di sicuro impatto mediatico o per superficiali valutazioni urbanistiche.

 

  2- ÁLVARO SIZA VIEIRA, Roma.

  Roma, mercoledì 9 giugno 2010, Casa dell’Architettura, ore 18:00. Álvaro Siza Vieira è seduto fuori, all’ombra. Sorseggia un caffè freddo. Mentre beve, lentamente, parla con due giornalisti di Radio3Suite. Ogni tanto si volta verso di me e Maddalena D’Alfonso. Poi torna a guardare i giornalisti. Noi lo osserviamo in silenzio, mentre parla, cercando di ascoltare ogni cosa, ogni singola parola. Finita l’intervista ci alziamo e scortiamo Siza, accerchiato dai giovani fan, all’interno dell’arena, nell’ex Acquario Romano. Passiamo dall’entrata laterale, dal bar. Appena entriamo il mormorio si trasforma pian piano in applauso, crescente, scrosciante. Arriviamo sul palco dove gli oratori tengono i loro discorsi. La folla è tutta per lui, per Álvaro Siza. Lui guarda quasi intimidito. Alzo gli occhi un istante e vedo l’Acquario Romano come non lo avevo mai visto in vita mia, pieno, gremito, denso di influssi positivi. Le persone si affacciano dagli anelli del primo e secondo piano. Uno spettacolo fantastico. Inizia la Conferenza. È il 9 giugno 2010 e alla Casa dell’Architettura di Roma abbiamo tutti scritto una piccola pagina di Storia della nostra città.   marco_sambo@yahoo.it

 

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

 

L'assalto dei net delusi

Resta deluso chi si è illuso. Dopo aver promosso Internet perché avrebbe «accresciuto la comprensione, favorito la tolleranza e promosso la pace nel mondo», di fronte alle sfide globali del presente si ha la tentazione di scaricare sulle tecnologie di comunicazione la mancata realizzazione di quelle false promesse. Così Eugeny Morozov, della Georgetown University, denuncia alcuni presunti luoghi comuni: «I tweet non rovesciano i governi, soltanto i popoli possono riuscirci»; lo slacktivism, l’attivismo degli scansafatiche, produce campagne superficiali e facili, ma non risultati nel mondo reale (in basso il link dell’articolo apparso su Il Sole 24 Ore).

Bene fa Morozov a denigrare alcuni facili entusiasmi (lo ha fatto di recente anche Jaron Lanier, il cui discusso libro è in uscita a settembre in Italia) e a segnalare l’inesistenza di una nuova epoca post-politica di arte di governo razionale e ispirata alle informazioni. Male, invece, a non cogliere la ridefinizione del potere in Rete. Infatti, è una vana illusione credere che con Internet tramontino le relazioni di potere a vantaggio di pace, amore e libertà. Ma è un dato di fatto che Internet rimoduli per versi importanti tali relazioni. L’Onda verde iraniana non sarebbe mai emersa senza sms, blog e social network. Non è bastata a rovesciare Ahmadinejad, ma è servita a indebolirlo. Naturalmente, anche il governo utilizza le reti nella forma del cyberterrorismo o pubblicando foto di manifestanti e raccogliendo denunce. Questa però è un’altra dimostrazione dello spostamento nel cyberspazio dello scontro politico. Uno spostamento che non garantisce di per sé l’esito dello scontro, altrimenti non ci sarebbe più bisogno di utilizzare il termine politica, ma che offre una piattaforma ulteriore all’emergere di un contropotere. antonio.tursi@gmail.com

[L’espresso, 10 giugno 2010]

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/04/internet-tribuna-politica.shtml?uuid=608f42e4-51c5-11df-92be-7a8b1f1c5244&DocRulesView=Libero

 

SEGNALAZIONI

 

ARCHITECTUREFEED

www.architecturefeed.com

 

Frutto di un lungo lavoro di ricerca promosso da Channelbeta, Canale d'Informazione sull'Architettura Contemporanea, ArchitectureFEED è Il primo aggregatore di informazioni al mondo di architettura: news, articoli progetti e design dalle principali fonti a livello internazionale. Multilingua, completamente dinamico e con una tecnologia web 2.0: Architecturefeed permette di ricevere direttamente tutte le informazioni desiderate, trovandole organizzate per categorie. Grazie alla possibilità di personalizzare le ricerche attraverso l'attivazione di filtri quali lingua-tipologia-data-contenuto sarà  possibile disporre di una vastissima quantità di informazioni salvabili nella propria area personale.

Non saremo più noi a cercare le informazioni ma le informazioni arriveranno direttamente a noi.

 

Le fonti consultate da Architecturefeed sono state selezionate e monitorate da un équipe di architetti specializzati nella comunicazione web che hanno setacciato per mesi la rete, consultando decine di migliaia di pagine web alle quali è stato dato un punteggio di partenza relativamente a tre fattori: qualità e frequenza di aggiornamento delle informazioni. Successivamente i siti web selezionati sono stati monitorati per verificarne la continuità e l'affidabilità. Si è arrivato dopo questa selezione a circa 150 siti web attendibili considerati come fonti affidabili.

 

La registrazione ad Architecturefeed è completamente gratuità fino al 31 dicembre 2010. Dal 2011 verrà richiesto un piccolissimo contributo annuale: un modo simbolico che servirà ad implementare il sito di nuove ed interessanti funzioni.

 

Progetti vincitori del premio Sensi contemporanei_qualità italia giovani

Roma, MAXXI, 10 giugno 2010. Si è svolta questa mattina la cerimonia del Premio Qualità Italia Giovani, riservato ai progettisti “under 40” che hanno partecipato ai concorsi di Qualità Italia attuati nell’ambito di Sensi Contemporanei, programma in ambito culturale per lo sviluppo socio-economico delle Regioni del Sud Italia.

Il Premio Qualità Italia Giovani mira a fare emergere e sostenere i più meritevoli tra i giovani progettisti che hanno partecipato in qualità di capogruppo ai 13 concorsi banditi dalle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e prevede l’assegnazione di tre premi in denaro e tre menzioni: 8.000 euro per il progetto primo classificato, 5.000 euro per il secondo, 3.000 euro per il  terzo. Sono stati ammessi al Premio 35 progetti, firmati da gruppi guidati da progettisti “under 40” (o “under 35”, per dieci di essi), che sono stati valutati dalla Giuria in base all’originalità e alla qualità della soluzione architettonica, alle scelte progettuali, al rapporto con il contesto, e alla capacità innovativa delle soluzioni tecnologiche adottate.

 

Premi

1° premio: Accesso agli antichi Rioni Sassi: giardino urbano – infrastrutture ipogee a Matera, progetto redatto dal gruppo guidato da Angelo Lunati (Onsitestudio)

2° premio: Scuola materna a Bisceglie (BA), progetto redatto dal gruppo guidato da Giampaolo Bianco

3° premio ex aequo: Ampliamento della biblioteca provinciale P. Albino di Campobasso, progetto redatto dal gruppo guidato da Ivano Verde

3° premio ex aequo: Ampliamento della biblioteca provinciale P. Albino di Campobasso, progetto redatto dal gruppo guidato da Yves Malysse

 

Menzioni

La giuria ha assegnato anche tre menzioni a progetti redatti da progettisti “under 35” :

Centro culturale a Olivadi (CZ), progetto redatto dal gruppo guidato da Cristiana Garofalo

Riqualificazione di uno spazio urbano a San Giorgio Morgeto (RC), progetto redatto dal gruppo guidato da Domenico Condelli

Accesso agli antichi Rioni Sassi: giardino urbano – infrastrutture ipogee a Matera, progetto redatto dal gruppo guidato da Gianni Cinquegrana

 

Menzioni speciali

A sottolineare il successo già conseguito, la giuria ha deciso, inoltre, di assegnare tre menzioni speciali ai progettisti “under 40” già vincitori assoluti dei relativi concorsi internazionali (che avranno quindi la possibilità di ricevere l’incarico per la realizzazione delle opere):

Centro culturale a Olivadi (CZ), progetto redatto dal gruppo guidato da Alberto Ferrè (vincitore a Olivadi)

Centro intermodale a Oristano, progetto redatto dal gruppo guidato da Manuela Fantini (vincitore a Oristano)

Lungomare di Pantelleria, progetto redatto dal gruppo guidato da Giorgio Furter (vincitore a Pantelleria)

 

Per informazioni: Ufficio Stampa, Interno Otto, Cecilia Mastrantonio,  tel. 335 5654853

Segreteria Tecnica Qualità Italia: tel. 06. 58434820 - fax 06.58434818 

email  qualitaitalia@beniculturali.it

 

Premio Ischia Internazionale di Architettura

La data di scadenza del premio e del workshop è stata posticipata alle ore 12:00 del 30/06/2010

 

Dal momento che si è ritenuto opportuno allargare la partecipazione al workshop anche ai laureandi in architettura, la data ultima entro cui presentare le candidature per il premio e per il workshop è stata posticipata al 30 giugno 2010. Il responso sarà comunicato il 7 luglio 2010.

 

Premio Ischia Internazionale di Architettura 2010 è stato prorogato: un buon motivo in più per partecipare!

- Il luogo e' uno dei più belli al mondo: Ischia.

- Il premio promuove la qualità costruttiva nelle opere di ospitalità turistica: alberghi, terme, SPA, parchi termali, villaggi turistici, agriturismi, e porta all’attenzione di tutti quanto di migliore è stato realizzato in questo campo. 

- Il workshop è supervisionato da Peter Bohlin medaglia d'oro dell'architettura americana 2010 e dal suo socio Bernard Cywinski e si svolgerà, dal 19 al 24 luglio 2010, in un luogo fortemente suggestivo: villa La Colombaia di Luchino Visconti, restaurata per l’occasione.

 

Aspettiamo le vostre candidature:

a) se avete realizzato opere di architettura ultimate e documentabili riferite all’ospitalità turistica per il Premio Ischia Internazionale di Architettura;

b) se siete giovani laureati o laureandi per partecipare al workshop "Ristrutturazione Sostenibile".

 

sito http://www.pida.it/.

bando: http://www.pida.it/images/stories/2010/Bando_ita.pdf

programma: http://www.pida.it/images/stories/2010/Programma_pubblico_ita.pdf

video promozionale: http://www.youtube.com/watch?v=QNcsArco0BQ

 

International Summer Workshop di Architettura

l'associazione ARCHIforum di Bergamo, con il patrocinio dell'Ordine degli Architetti  e la direzione del Politecnico di Milano, organizza

il primo International Summer Workshop di Architettura che, con il titolo "Thinking the Edge",si svolgerà a Sarnico dal 26 Luglio al 7 Agosto 2010.
Aperto a studenti di tutto il mondo, avrà come docenti professori Frederic Levrat della Columbia University di New York, Manuel Gausa del Politecnico di Barcellona,  Leslie Kavenaugh dello StudioKav di Amsterdam e Stefano Mirti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Vi sarà inoltre la partecipazione di Sislej Xhafa, artista newyorkese e Luigi Prestinenza Puglisi in veste di relatore.

www.thinkingtheedge.org - info@thinkingtheedge.org

 

ALLEGATI

 

Quadranti d’Architettura: Premio per la valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia

IV Edizione 24 e 25 settembre 2010

 

Nell’ambito delle proprie iniziative culturali il Comune di Pedara, organizza un evento, diretto agli operatori “della fabbrica d’architettura”. Promuove e istituisce quindi, un “ premio d’architettura  contemporanea“, indirizzato a professionisti che si sono distinti, nella ricerca della qualità, nella realizzazione di opere d’ architettura in Sicilia, nelle diverse sezioni e discipline fissate dal regolamento.

L’evento è organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania, e con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania.

Il premio, denominato “Quadranti d’Architettura”, sarà articolato, in due giornate di confronto e di verifica sui temi dell’architettura contemporanea, fissando anche, al suo interno un momento di riconoscimento a quei professionisti che si sono distinti  quali operatori d’architettura nelle diverse sezioni fissate. I premi saranno intitolati alla memoria dell’architetto Giovan Battista Vaccarini, massimo esponente del barocco Catanese e artefice dell’immagine della Catania ricostruita dopo il terremoto del 1693.

 

Il premio

Il premio è istituito dal Comune di Pedara che si avvale della collaborazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania e dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania.

La sua denominazione è: Quadranti d’Architettura ed è rivolto alla valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia.

Nel corso di ogni edizione viene ospitata una scuola d’architettura straniera per un momento di confronto con l’architettura contemporanea di quella nazione.

Quest’anno sarà ospite la University of Westminster - London.

 

Il premio si articola in sei differenti sezioni:

 

1 - Premio G.B.Vaccarini alla carriera;

destinato ad un architetto, la cui attività professionale e le cui opere prodotte in Sicilia rappresentano una distinta peculiarità e un evidente apporto alla qualità architettonica.

 

2 – Premio G.B. Vaccarini ad un architetto siciliano

 destinato ad un architetto siciliano  che ha realizzato opere di architettura significative su ambito Nazionale o Internazionale.

 

3 - Premio G.B.Vaccarini ad un’opera di architettura;

destinato ad un’ architettura, realizzata nell’ambito del territorio dell’isola d’ evidente qualità architettonica e che abbia contribuito a conferire dignità figurativa al contesto paesaggistico.

 

4 - Premio G.B.Vaccarini ad un opera prima;

Nell’intento di promuovere figure emergenti nel panorama professionale isolano,  non adeguatamente valorizzate e conosciute, il premio è destinato ad un architetto o ad un gruppo d’architetti i cui componenti non superano il quarantesimo anno d’età, distintisi in special modo nella ricerca della qualità nella realizzazione di un’opera d’ architettura.

 

5 - Premio G.B.Vaccarini ad un’architettura d’interni;

Questo premio avrà per oggetto un allestimento d’interni, realizzato da un architetto o da un gruppo d’architetti. Il premio può avere per oggetto anche un semplice oggetto di design, purché questo sia stato prodotto e commercializzato in più copie.

 

6 - Premio G.B.Vaccarini ad una Scuola;

Premio destinato ad una Scuola, ad un Istituto Superiore, ad una Università siciliana , che si sia impegnata nella divulgazione e nella valorizzazione dell’architettura contemporanea.

 

 

Modalità di partecipazione:

La partecipazione al concorso prevede una quota di iscrizione di € 100,00 da effettuare tramite bonifico bancario sul conto IBAN: IT22K0513216901849570201485, presso “Banca Nuova”, causale “quota di partecipazione premio Quadranti d’Architettura”. Entro le ore 12 del 7 settembre dell’anno corrente deve pervenire in Pedara, presso la sede del premio, nel Palazzo Comunale Piazza Don Bosco 2, a mezzo raccomandata, corriere, etc. le segnalazioni e le candidature da parte delle figure interessate, accompagnate dalla ricevuta di versamento.

Riguardo alla sezione uno e cinque, premi alla carriera e alla scuola, le candidature devono essere corredate da una descrizione (al massimo due cartelle formato uni A4) del soggetto partecipante, o dell’attività svolta.

Riguardo ai premi di cui ai punti due tre e quattro, le candidature con i relativi elaborati devono essere corredate da un massimo di otto cartelle in formato UNI A3 contenenti foto e disegni dei progetti realizzati e di due cartelle formato uni A4 con la descrizione del progetto, con l’indicazione del progettista, dei collaboratori ed eventualmente, dell’impresa  realizzatrice dell’opera.

In allegato occorre fare pervenire un cd contenente l’impaginazione del progetto con cui si partecipa al concorso in formato pdf e in dimensione A1, massimo 3 tavole, impaginate a scelta o in orizzontate o in verticale e ciò perché tutti i progetti concorrenti verranno stampati ed esposti in mostra e successivamente raccolti in catalogo.

 

Premiazione

La giuria delibererà l’assegnazione dei premi a proprio insindacabile giudizio. Per ogni categoria di premio può essere individuato un ex aequo e due segnalati.

Al vincitore di ciascuna categoria sarà consegnato il premio “G.B. Vaccarini“. 

 

Giuria

La commissione giudicante, è così formata:

dal Sindaco del Comune di Pedara e da numero otto componenti, architetti, ingegneri, espressione delle categorie professionali o dell’ambito.

 

I componenti :

Avv. Anthony Barbagallo

Sindaco Comune di Pedara

Arch. Cesare Casati

Docente presso la Facoltà di Architettura Valle Giulia (Roma)

Prof.  Arch. Giuseppe Dato

Preside Facoltà d’Architettura di Siracusa

Ing. Carmelo Grasso

Presidente Ordine Ingegneri Provincia di Catania

Arch. Antonella Greco

Docente presso l’Università La Sapienza di Roma

Arch. Luigi Longhitano

Presidente Ordine Architetti PP. AA Catania

Arch. Gaetano Pappalardo

Direttore Artistico

Arch. Luigi Prestinenza Puglisi

Critico d’Architettura

Prof. Giovanni Tesoriere

Preside Facoltà di Ingegneria e Architettura Università Kore

Prof. Arch. Laura Thermes

Docente presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria.

Arch. Maria Giulia Zunino Reggio

Redattore di “Abitare”

 

La giuria eleggerà, al proprio interno, un presidente ed un segretario con il compito di redigere i verbali e gli atti ufficiali della commissione nonché le delibere. Le riunioni della giuria saranno ritenute valide purché sia presente il cinquanta per cento più uno dei membri della giuria stessa. Alla fine dei lavori della commissione dovrà essere stilato apposito verbale da cui risulti il criterio e le motivazioni con cui sono stati scelti i vincitori ed i segnalati di ogni sezione del concorso, nonché il verbale di chiusura delle assemblee della commissione giudicante.

 

La giuria si riserva, inoltre, la possibilità di pubblicare i lavori premiati o ritenuti meritevoli, il materiale pervenuto non sarà restituito e resterà a disposizione della giuria e dell’ente patrocinante al fine di costituire un archivio permanente. La commissione di concerto con l’ente promotore si riserva la possibilità di utilizzare tale materiale per eventuali pubblicazioni e allestimenti di mostre ed eventi.

 

Comitato Organizzatore

Arch. Salvatore Chiarenza

Arch. Alfio Cristaudo

Arch. Angelo Cristaudo

Arch. Salvo Distefano

Arch. Gaetano Pappalardo

 

Coordinatrice della mostra

Arch. Eleonora Cacopardo

 

Per contatti:

Arch. Pappalardo Gaetano

C.so Sicilia 97  - 95131 Catania

tel. 095 311388; 347 6403037

e-mail: gaetapap@fastwebmail.it

 

 

presS/Tletter

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E' gradito  ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una  settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori  alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento,  titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un  potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne  attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni  responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è  anche il luogo dove sono custoditi i dati,  viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica  Zerboni.