CONGETTURE di Marcello del Campo
LPP: “Moretti: una mostra inutile”
Beh: non avete visto le altre…
IN EVIDENZA
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- L’OPINIONE: Moretti: una mostra inutile
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Il supporto e la «danza» delle figure di verità – 10
- DOCUMENTI: Maurizio Calvesi: Un'architettura en plein air. Un saggio sulle architetture di Studio Scau, apparso nella monografia sullo studio Scau edita da L’Industria delle Costruzioni (Roma, 2010)
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico
- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: MaxxiMacro
- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato
- SICILIAN ARCHITECTURAL KAOS:...notizie sulla Sicilia di Salvator John Liotta
- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: L’Italia rovinata dagli italiani
- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Intenzioni in architettura Under 40 d’Italia / 3
- LIBRI: L'invisibile linea rossa. Osservatorio sull'Architettura --- En attendant le pont
- RECENSIONI E COMMENTI: Alessandra Criconia e Antonino Terranova: La qualità dell’urbano nell’epoca dell’abitante-utente, secondo noi
- IDEE: Olivero Godi: PGT a crescita zero
- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di La cultura della città a Cagliari
- FRAME: Channelbeta: Piazza Municipio a Povegliano (TV) di MICROSCAPE
- SEGNALAZIONI: Luca Lanini: Arquitectum --- Premio Ischia Internazionale di Architettura --- International Summer Workshop di Architettura --- Premiazione del Concorso ProgettoSoggetto
- LETTERE: Paola Rossi risponde a LPP sull’Opinione apparsa nella scorsa presS/Tletter --- L’ing. Giuseppe Taddeo risponde a Mario Di Giovanna a proposito di: Un disastro ecologico in Sicilia? (apparso nella precedente presS/Tletter)
- TESTIMONIANZE: Benedetta Stoppioni: Alvaro Siza e le chiavi (primavera)
- INTERVISTE: Mario Cucinella/ Arquitecto Ecológico Italiano (El Mundo 2 giugno)
- ALLEGATI: ecco il bando della quarta edizione di Quadranti d’Architettura: Premio per la valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
YouTube/Architettura e Critica
Associazione Italiana di Architettura e Critica - Nuovo Video: “Walking with Odile Decq”.
Una passeggiata con Odile Decq e Fausto Bertinotti all’interno dei nuovi spazi del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Ecco l’indirizzo:
http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/a/u/0/TceeU_gfEG8
Buona visione a tutti.
L’OPINIONE
Moretti: una mostra inutile
Un tempo si organizzavano le grandi mostre: servivono a fare il punto su un personaggio o su un periodo storico. Oggi queste kermesse, che costano tempo e fatica e richiedono il contributo di numerosi storici qualificati, non si fanno più. Si preferisce purtroppo optare per mostre più semplici, che si possono montare in fretta. Un po’ come quella su Luigi Moretti inspiegabilmente riproposto al MAXXI ( ma non doveva essere un museo del XXI secolo?). Ci saremmo accontentati di una esposizione fondata su qualche ipotesi critica interessante oppure mirata alla buona divulgazione.
Di ipotesi critiche non scontate però ne ho viste poche. Anzi mi sembra che i curatori abbiano fatto di tutto per evitare di prendere posizione e di presentare al visitatore un Moretti informale non banale, le cui origini forse si potevano rintracciare nell’ultimo Wright, quello -per capirci- criticato da Kenneth Frampton. Idem per l’indagine sul contesto culturale - da Ricci a Michelucci, da Bloc a Parent, da Johansen a Goff- che poteva essere svolta con maggior precisione. Spero che i curatori l’abbiano fatto nel catalogo che non ho ancora letto, anche se questo, devo dire, non ne giustifica l’omissione nell’allestimento.
Carenti gli aspetti divulgativi. Un televisore povero e solo piazzato in mezzo alla sala, davanti al quale non è possibile sedersi, che manda spezzoni di filmati montati alla bell’e meglio. Ma soprattutto assenza di un racconto, di una chiave interpretativa. Come tributo alla divulgazione giganteggia però un quadro sinottico tanto piacevole da vedersi quanto muto per chi non abbia le chiavi per interpretarlo. Se vado per esempio nel 1966 e osservo l’immagine del libro L’architettura della città ma se nessuno mi spiega che Aldo Rossi con Moretti c’entra poco e nulla, mi perdo in un inutile effluvio di nozioni, in perfetto stile Daverio.
Non completa, senza una tesi ben argomentata, non divulgativa: direi che questa antologica è sostanzialmente inutile. Ed è tristemente premonitrice se pensiamo che c’erano stati 13 anni – tanti quanti ne ha richiesto la costruzione del museo- per pensarla. Pazienza, chi andrà potrà comunque godersi quelle tre o quattro cose che, come in tutte le mostre anche le peggiori, valgono una visita. (LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
http://www.renatonicolini.it/blog/
CARTOLINE ROMANE
1.
2. Il PD romano replica duramente. “Non chiamatela Festa dell’Unità, chiamatela Democratic Party”.
3. Dopo
4. A Villa Borghese invasa da tanto effimero chiuderà
5. Da Rutelli e Veltroni ad Alemanno: il cambiamento si può misurare da quanto si sono ridotte le corse dell’ “
CARTOLINA GUIDA DI ROMA
“Vorrei dedicare questo libro a tutte le migliaia di romani che hanno affollato, dall’autunno del 1980, via dei Fori Imperiali i giorni della sua chiusura domenicale. Ridotta oggi ad una stanca abitudine, era allora un’emozionante scoperta insieme, ascoltando le parole di Insolera, Cederna, Carandini, Manieri Elia, Aymonino, di cosa la città era stata e di cosa poteva diventare. Era il modo giusto di mettersi di fronte a Roma, con uno stupore panico assieme archeologico e presente. Così ci si deve porre di fronte alla città che spaventava Sigmund Freud, all’idea di vedere tutte insieme le tante Roma di ventisette secoli. Una specie di sindrome di Stendhal, l’ansia di non poter capire tutte le opere d’arte conservate in un museo, ma provata all’aria aperta. Che tracce dare, a chi voglia capirla sotto questo profilo duplice, che come risultante dà il suo profilo di città moderna?”.
Così inizia la mia Guida a Roma per l’editore Carlo Mancosu. Che abbia iniziato a lavorarci, trascorso più di un anno dalla committenza, è una notizia che merita una cartolina.
CARTOLINE FESTA DELL’ARCHITETTURA
1. Non sarà mai come Hollywood Party.
2. No Anemone no party.
3. “…Heidegger … insiste sul fatto che noi non siamo stati gettati, un giorno, da un’origine in un secondo posto. Sin dal principio siamo gettati, cioè, viviamo nella situazione di essere gettati nello spazio dell’architettura. Che cosa potrebbe significare essere gettati nell’architettura, come una disciplina, come una comunità, come un’istituzione, dato il fatto che noi siamo, fin dal principio, sempre gettati in uno spazio architettonico e nei problemi architettonici ? Se noi siamo, fin dall’inizio, all’interno del problema dell’architettura è a causa della spazialità del linguaggio, e perché vivere nella cultura significa vivere tra gli edifici, nello spazio, tra artefatti e così via. … Un tema molto serio è stato sollevato negli anni recenti: quello del rapporto tra costruire e abitare. L’architettura e il costruire sono, come direbbe Heidegger, essenzialmente distinti dall’abitare e dal vivere. Credo che quest’interrogazione merita di essere posta … “
Jacques Derrida, Adesso l’architettura, 2008
CARTOLINA MAXXI – MACRO
La doppia inaugurazione si è trasformata in competizione, affidata, più che alle armi dell’architettura, alla mondanità ed al buffet. Luca Massimo Barbero, direttore del MACRO, pur di vincerla ha trasformato in kitchen touch il look dell’archistar in nero (Fuksas, Jean Nouvel, etc.). Il nero dominava anche in tavola. Dal risotto al nero di seppia al cioccolato nero. Le aragoste sono attese in tavola quando il look virerà al rosso.
CARTOLINA DE DOMINICIS ALL’OLIVA
Gino De Dominicis domina le esposizioni del MAXXI con la forza della sua risata che si sente in tutto lo spazio. Si viene per vedere e ci si esalta nell’ascolto. Paradosso e contagiosa allegria del concettuale, coerente all’ ideologia del traditore secondo A.B.O.
CARTOLINA CARMELO BENE
“Sottratto allo statuto dell’azione, l’attore è colui che si sottrae al progetto, alla riproduzione del senso. E’ il reagente chimico dell’azione scontata. E’ quanto si sottrae allo spettacolo, per offrire spettacolo del sé, dell’io soggetto senza mondo, a dispetto dell’agire – patire riconosciuto; il suo atto è sincero, fino al ridicolo e oltre, astorico, impossibile. E’ lì per sgambettare il detto e il dire: inetto. E’ il gesto imperiale che perpetuo abdica a quel potere fittizio del presente, contravvenendo alle ragioni dell’esserci; sottraendosene. Tutto il resto è teatro. E’ spettacolo della memoria, senza il gratuito dell’atto indisponibile, inadatto all’azione e al suo concetto.”
Carmelo Bene, Il teatro senza spettacolo, 1990
FOCUS SU… di Diego Caramma
Il supporto e la «danza» delle figure di verità – 10
Ipotizziamo tre scenari. Il primo è che non si abbia il tempo necessario per operare questa riforma, questa «rivoluzione» del nostro modo di essere e praticare cultura. L’uomo è tanto «antiquato», come diceva Günther Anders, che prima o poi salteremo tutti per aria. I ritmi tecnologici saranno tanto sfrenati e fuori controllo che non avremo più alcuna possibilità di intervento. Scenario apocalittico che tutti ci auguriamo rimanga in forma di ipotesi.
Il secondo, un po’ meno preoccupante, ma non certo più ottimista, è che faremo in tempo ad operare un cambiamento, ma quando ormai saremo già arrivati al limite della sostenibilità, con tutte le difficoltà e le inevitabili conseguenze che questo comporta. Su questo scenario, detto per inciso, l’industria cinematografica ha guadagnato fior di quattrini.
Terzo scenario, assai più interessante e ottimistico: riusciremo gradualmente a modificare i nostri modelli di vita, proprio grazie alla condivisione e alla «messa in rete» di esperienze e competenze, individuando i punti di massima debolezza del sistema in modo da poter agire su di essi, operando una radicale trasformazione di un modello di sviluppo frenetico ormai incompatibile con le risorse del pianeta: questo modello da un lato non lo si può esportare, e non lo si può più nemmeno conservare, perché per farlo saremmo costretti ad affamare gli altri popoli della terra. A parere di alcuni economisti dovremmo abolire il principio di autogenerazione del denaro, facendo in modo che allo «sterco del demonio» vengano imposti dei limiti, proprio perché esso è andato oltre la sua legittimità. Attraverso la ricerca di Andrea Zhok è possibile osservare alcuni aspetti del problema. Non sembra però che in questo momento ci sia molto interesse alla valutazione e al perseguimento di questo possibile terzo scenario, specie nel momento in cui
Dopo le grandi guerre della prima metà del secolo scorso, ha scritto Colli, «il mondo umano ha messo in mostra le sue carte, ha scoperto le sue intenzioni, offre tutto e invita a una scelta. La frenetica attività economica copre un’indolenza di fondo, dove le grandi passioni si sono spente: il mondo sonnecchia, medita sulla fatica del suo passato, soppesa le possibilità avvenire senza convinzione, e per il momento lascia correre. La pigrizia è il tacito stendardo di tutti, la ferma intenzione di non cascarci più un’altra volta, da parte di chi delle fedi e degli slanci ha avuto amare esperienze, il proposito di far passare la breve giornata terrestre senza scosse troppo forti e incidenti troppo gravi. La cosa migliore, a tal fine, è di sciorinare alla rinfusa tutto il materiale variopinto delle esperienze umane, confluito dal passato e dal presente, da vicino e da lontano, per confondere le idee e ottundere gli slanci. La presenza di questo immenso materiale di vita, sia pure ottenuto indirettamente (…) è pericoloso tuttavia per l’accidia. Ma il caos ha bisogno di ordinatori per diventare esplosivo, e la stanchezza indolente trova un aiuto, anzitutto, nella confusione delle lingue e delle menti, ingenerata da una ricchezza strabocchevole lasciata depositare, e poi dall’uso dei narcotici, cioè dai mezzi di distrazione e di assopimento – prima fra tutti i miti della cultura contemporanea – messi in azione dal tedio dei rinunciatari e dal timore di una vita troppo violenta. Ma eliminando tutto ciò, il presente ha la possibilità della grande chiarezza, poiché tutto è disponibile, ancora in vita seppur in letargo, e non aspetta che di essere risvegliato. Le barriere dello spazio e del tempo, se non abolite, sono attenuate, e una fantasia potente può far assomigliare la nostra vita a quella primigenia, che non è racchiusa dalle forme del tempo e dello spazio. Ora l’esistenza umana è obnubilata, confusa, sembra disperata e spenta, si è depotenziata, per viltà, a seguire i fini dell’animalità, trovando gioia soltanto nell’affermazione fenomenica dell’uomo-animale e nella propagazione delle specie, oppure giocando con la ragione, nell’esangue intellettualismo della cultura contemporanea, ma la confusione può diventare chiarezza, poiché i termini del problema della vita sono ormai tutti noti… e la conflagrazione è vicina». Valutazione molto vicina al secondo scenario poco sopra ipotizzato.
Ma solo tre anni più tardi, il 31 luglio 1965, scrive: «Se il tempo è la causa del dolore, / allontaniamoci, ci sono sentieri / a lui ignoti, / ci sono regioni ferme dell’anima. // Questo principe ossuto dell’inganno, / strozzarlo, cancellarlo bisogna, / perché non è vero, / poiché il dolore nasce da lui. // Passo lieve / sabbia compatta / e fresca mattinale: / forse la gioia / anche in penombra / è la luce». È il terzo scenario, che attende di essere perseguito con coraggio, affinché le parti giochino fino in fondo il loro ruolo nella relazione al tutto quale apertura originaria all’incontro, luogo attivo e occasione di verità in esercizio in cui ogni gesto viene messo in corrispondenza al mondo, laddove la vita diviene disponibilità reciproca dei corpi alla relazione nel segno di un’«etica della scrittura».
DOCUMENTI
Maurizio Calvesi: Un'architettura en plein air
Un saggio sulle architetture di Studio Scau, apparso nella monografia sullo studio Scau edita da L’Industria delle Costruzioni ( Roma, 2010)
Nella storia dell'architettura siciliana lo studio SCAU presenta una pagina nuova, una pagina che potrebbe trovare riscontro in quella aperta da Loiacono o Guttuso nella storia della pittura, nel senso del tributo ai colori e alla luce di Sicilia. Gli edifici del passato, nell'isola, hanno cercato richiami di colore nei grandi manti musivi o nei marmi mischi, ma fu un' esplosione di colore tutta chiusa negli interni, mentre l'esuberanza e la vitalità siciliane sembravano rispecchiarsi nell'abbondanza degli ornati, a gara con il Salento e
Ma questo studio catanese non vi si ispira, e il suo raffronto con l'ardente e vibrante ispirazione luminosa di un Guttuso va comunque relativizzato nella contrapposizione assoluta alla sua finezza, che per altri aspetti è all'opposto della violenza guttusiana, nel gioco calibrato delle linee e dei colori.
Diversamente da molti protagonisti dell' architettura contemporanea, Angelo Vecchio, il fondatore di SCAU, insieme al suo socio e amico Angelo Di Mauro, non cerca l'originalità a tutti i costi né ricorre a forme astrusamente oblique, a sovraccariche convessità, salti di scala, avvitamenti, piani pendenti e deviazioni sghembe, ma rivisita con grande freschezza i linguaggi più “classici” del Moderno, investendo di leggerezza, armonia ritmica e slanci cromatici quel codice di geometrie variate e libere che è l'eredità del razionalismo. Ma un razionalismo vissuto non come regola cogente e fredda, bensì' come controllo e dosaggio di una calda immaginazione.
Spazio della progettazione e spazio della natura convivono nelle architetture di SCAU, in un mirabile rapporto di concordia discors, dove i volumi nitidamente articolati e le campiture dagli squillanti acuti di rosso o dal candore specchiante del bianco, rispondono alle verdi macchie di ventagli di palme, chiome arboree e cespugli, masse azzurre o lattiginose di nuvole trasmigranti negli spicchi del cielo. Colori che esaltano la flagranza dei piani e delle linee ben tese come fili, staccano senza estraneità dall'ambiente di natura e lo penetrano istituendo un dialogo di varianti ottiche e di solidarietà nel contrasto.
Profondi squadri di finestre accarezzati dall'ombra si aprono come occhi desiderosi di più luce, muri grezzi che mediano la varietà e l'asprezza della natura con i loro filari rustici, bassi, di fondamento e raccordo con il piano terroso, quasi a richiamare anche l'altro momento di dialogo, tra l'impastata e diseguale orizzontalità del terreno e il pulito risalto nell' innalzarsi dei piani e delle pareti.
Ho sott'occhio il complesso delle due ville (Giarre, 2001-08) composto di due corpi, l'uno rosso e l'altro bianco, allacciati dal muro grezzo, un capolavoro da attraversare e da attorniare con l' occhio rimbalzante tra spioventi, facciate di composizione mondrianea, sfoghi di prospettive incuneate tra le geometrie dei volumi.
Il bianco, il rosso, il rustico, il rigore delle scansioni, un concerto che chiosa il calore e la vitalità pronta ad accendersi della natura, l'epidermide della madre terra nei suoi aspetti carezzevoli o ruvidi. Qui dove la mitologia ha lasciato la propria eco, qui dove l'Etna emerge maestoso con la sua bocca rosseggiante di lava. Qui dove la candida Proserpina fu rapita dall'infuocato Plutone, scendendo nel sottosuolo per riemergerne con esuberanti fioriture di primavera.
Nella bellissima ristrutturazione di Palazzo Corvaja (Giarre, 2001-09) il tema è quello di uno spazio aperto, scandito da larghi varchi quadrati tra cui l'aria circola con ampio respiro e rende partecipe del rigoglioso brusìo della vegetazione il ritmo dei pilastri; ben scanditi, da cui nitidamente si proiettano i balzi delle tettoie che a loro volta sono largamente permeate dall'aria, nella trama ritmica di profili tesi e scoccanti. Fa eco un succinto richiamo di ogive arabeggianti, pinnacoli, balaustre finemente decorate, come in un cambio di passo dal ritmo asciutto e tachimetrico degli intrecci rettilinei, ad accennanti arabeschi, dalla svelta civiltà delle macchine alla nostalgica civiltà del ricamo.
Una sorta di razionalismo respirante, sottratto alle secchezze dei vecchi modelli, sembra serenamente planare verso le risorse edeniche di un'architettura organica rivisitata a contatto con i colori forti e le brucianti carezze della luce di Sicilia, come riassunti in una stringata sintesi.
Negli uffici della Repin (Acicatena, 2006-09) il lungo tragitto rettilineo del prospetto poggiato su un'altura scandita da gradini, ritmato da binari luminosi di finestre, si apre a metà lasciando che la vegetazione penetri nel suo doppio cuore rotondo, irrompa tra le due grandi aperture circolari disegnate nel cielo e coordinate da grandi vetrate, come a cercare più luce in alto e da ogni lato.
Un'architettura, potremmo dire, né è una ovvietà (lo sono infatti anche gli interni), en plein air, in un gioco di grigi, di bianchi, di rosa che emula l'orchestrazione dei fiori.
Nella sede della SCAU (Acireale, 1996-98) la tettoia quadrettata diventa simile a un pergolato su cui la vegetazione può appoggiarsi, sospinto in alto dalle basi a triangoli mozzi che cavalcano il muretto rustico. I gradini come parallelepipedi, le ampie finestre quadre o rettangolari, il riquadro della piscina abitato dalle ninfee, i volumi cubici.
Un incontro di solidi. E' di sopraffina armonia nell’edificio della Cosedil (Santa Venerina, 1994-97) formato da grandi parallelepipedi accostati, trasparente il primo e fittamente rigato dai frangisole in un gioco di grigi che incrociano il disegno dei telai parietali a quadrati sovrapposti; esso penetra obliquamente nel corpo delicato e bianco della costruzione, su cui una quadrettatura è delicatamente impressa, mentre un largo riquadro si apre sul fianco minore, segnato da una banda nera.
Le stecche delle tettoie diventano nel complesso del ristorante Parco dei Principi (Zafferana Etnea, 1989-2005) il percorso di lineari getti liquidi che spiovono nella piscina, linee fatte questa volta d'acqua, di fronte alla serra dalle luminose pareti trasparenti, scandite da sottili binari verticali, a loro volta rettilinei, sotto un coronamento di due piani che espongono i loro profili di nuovo a gara con il gioco di linee, e distendono all'interno una griglia bianca che riverbera nel vano nitide porzioni di luce.
Ancora nel Bowling di Acireale (1999-2005) l'accostamento di tre parallelepipedi: una sorta d'atrio solennemente tripartito il primo, un corpo più vasto nel mezzo, sporgente ai due lati dell'atrio, sormontato da un copulino ottagonale che inonda di luce il centro dell'interno, lasciando intorno una zona di penombra rischiarata da piccole finestre; sporgente infine dai lati del corpo mediano il terzo elemento , disegnato da tre piani sovrapposti, lasciando vedere due ali attraversate dall'aria: in una progressiva espansione dal rosa al bianco, all'immaterialità dell'aperto.
Di nuovo una dialettica di bianchi e toni di sangue dilavato, spalmati questi ultimi anche negli sguanci delle finestre, nel purissimo edificio del motel,
Un concerto analogo di accordi tra rosso, bianco e grigio nella Casa Bonaccorso (Zafferana Etnea, 1996-2002) ricco di angolazioni e fughe prospettiche tra la cinta del muro rustico. Simile quest'ultimo a un cretto di Burri, artista a cui forse Angelo Vecchio, ingentilendolo, ha guardato: ai suoi giochi di materie e contrasti di colore, al suo senso compatto e pulito della forma.
Le forme astratte dell'arte e quelle organiche della natura si incontrano nella straordinaria opera di SCAU. Sfogliare i disegni di Angelo Vecchio è ancor più gratificante dopo aver visto le architetture, per riconoscere nel deciso segno nero la tensione di linee dei suoi volumi, gli incastri dei pieni e dei vuoti, o la leggerezza dei profili, gli accordi dei rossi, dei gialli, dei verdi sulla pagina bianca, l'addensarsi del segno nella trama dei rustici, la traccia forte degli innesti, il fermento stesso di vita della vegetazione circostante, le griglie sovrapposte alla carta quadrettata, i fiotti d'acqua immaginati in verde, come nutriti anch'essi di clorofilla, gli allineamenti delle aperture quadrate, gli scorci delle quinte, il gioco dei dislivelli, il rapporto tra l'orizzontalità delle forme bloccate e le ondulazioni del terreno, i cieli tracciati a righe sovrapposte per sottolineare la dirittura dei profili architettonici, le composizioni dei moduli quadrati: la fantasia di un pittore che supporta il rigore dell'architetto.
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Mario Cucinella a Torino
Mario Cucinella Giovedì 10 giugno 2010, ore 19.00. Introducono: Luca Gibello, e Lorena Alessio. Dalle ore 18.00 alle ore 20.00 sarà possibile visitare la mostra d'arte contemporanea in corso al momento della conferenza.
Gli incontri si svolgeranno nell’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, via Modane 16, Torino
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Edward Hopper a Roma
Per la prima volta in Italia, Roma e Milano rendono omaggio all’intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo, con una grande rassegna antologica senza precedenti nel nostro paese. Dal 16 febbraio al 13 giugno 2010. Museo Fondazione Roma, via del corso 320, Roma.
L’imagination est tout a Roma
Achille Perilli L’imagination est tout a cura di Nadja Perilli e Massimo Riposati, Dal 29 maggio al 2 luglio. Limenotto9cinque Arte Contemporanea. Via Tiburtina 141. Roma
Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il curatore della mostra Maurizio Scaparro invitano all’inaugurazione della mostra
Equivivere a Cittadella
III rassegna nazionale Equivivere per un’Architettura sostenibile opere realizzate, ciclo di conferenze e rassegna di opere di Architettura. Cittadella (Padova) Palazzo Pretorio dal 22 Maggio al 04 Luglio
Mostra Pierluigi Nervi a Sondrio
Sondrio rende omaggio a Pierluigi Nervi con una mostra nel trentennale della morte dal 15 aprile al 20 giugno presso
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico
The Culture of Architecture in Enlightenment Rome
Lunedì 14 giungo si terrà la presentazione del volume The Culture of Architecture in Enlightenment Rome di Heather Hyde Minor. Ore 17.00,
Istituto Nazionale di Studi Romani, piazza Cavalieri di Malta 2, Roma.
Archisostenibile a Reggio Calabria
Dal 27 settembre al 4 ottobre
Architettare il Paesaggio Rurale a Settimo Torinese
CASARTARC – La casa per l’arte e l’architettura - in collaborazione con Plug_in –laboratorio di arti multimediali - e con il Comune di Settimo Torinese (TO) organizza un Workshop dal titolo Architettare il Paesaggio Rurale. Scadenza domande: 15 giugno 2010. 28-30 giugno 2010, Settimo Torinese. Info: http://www.casartarc.org
Bellmunt-Helms. Water Connections a Roma
Come recuperare le linee d’acqua ancora presenti, sebbene nascoste, nelle nostre città ad un uso non solo ludico ma inserite nell’attuale sistema produttivo locale (micro-irrigazione, produzione di energia rinnovabile ecc.)? Può l’impiego dei canali navigabili contribuire ad una politica diversificata dei trasporti di merci e persone? Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano. Partecipanti: diplomati, studenti e laureati nelle discipline di carattere tecnico-scientifico legate alla gestione del territorio (architettura, architettura del paesaggio, ingegneria, scienze ambientali, scienze naturali, scienze agrarie e forestali, beni culturali, antropologia, sociologia, urbanistica, scienze e politica del territorio ecc.). 8-12 settembre 2010, Milano.
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
MaxxiMacro
Appena inaugurati, il primo già perfettamente funzionante e il secondo in via di ultimazione, i due neonati musei romani sono stati in questi giorni messi a confronto, sia dalla stampa specializzata che dagli addetti ai lavori presenti alle inaugurazioni delle scorse settimane. Paragonarli perchè si è scelto di aprirli al pubblico lo stesso giorno, perchè sono progetti di due Archistar, per giunta donne, al di là delle solite considerazioni, sembra più una forzatura che un reale invito alla riflessione. Sono, infatti, due progetti incomparabili, per tipologia di intervento, spazi creati, atmosfera interna, realizzazione e, non da ultimo, per i costi (spropositati nel caso del Maxxi, più contenuti in quello del Macro). L’unica cosa che li accomuna e che può essere materia di discussione è il faticoso iter romano che hanno dovuto compiere, tutto in salita, all’interno di un panorama architettonico difficile e pieno di botole. Ma è in un altro dato, sconcertante, che i due musei si eguagliano: entrambi sono progetti di 10 anni fà, realizzati, ironia della sorte, quando sono già vecchi (ma sempre più contemporanei di tante altre realizzazioni sul nostro territorio nazionale). Sicuri del fatto che il vero argomento di confronto tra i due sarà nei loro contenuti, nelle opere che acquisiranno ma soprattutto nelle scelte curatoriali che faranno, un piccolo grande risultato lo hanno già ottenuto, quello di riportare la città di Roma al centro del dibattito sulla cultura contemporanea mondiale, di cui era, già da troppo tempo, un assente ingiustificato.
NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato
Eventi
Cos’è realmente l’architettura sostenibile?
La mostra “Hacia otra arquitectura. 24 proyectos sostenibles”, curata dall’architetto valenziano Luis Garriga, vuole chiarire questo concetto (presso
Sulla mostra l’articolo di Maite Nieto “Arquitectura sostenibile contra edificios-esculturas” http://www.elpais.com/articulo/cultura/Arquitectura/sostenible/edificios/escultura/elpepucul/20100526elpepucul_2/Tes
L’iniziativa Solar Decathlon, quest’anno coordinata dalla E.T.S.A.M. arriva al fiume Manzanares con una mostra all’aria aperta dei modelli di case bioclimatiche realizzati. Dal 17 al 27 giugno. Una scusa per visitare il nuovo parco progettato lungo il fiume da Burgos & Garrido Arquitectos. Per saperne di piú su Solar decathlon visitar la pagina web ufficiale. Vi consigliamo anche l’articolo “El hogar del sol” http://www.elpais.com/articulo/portada/hogar/sol/elpepusoceps/20100523elpepspor_14/Tes
“La deriva es nuestra” seminario – taller associato alla mostra “Desvíos de la deriva”. Dal 30 giugno al 3 luglio. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia. Madrid prenotazioni su: programasculturales2@mcu.es.
La casa Encendida: Urbanacción. Istallazione. fino al 28 giugno.
Mostre
Premios Mies van der Rohe 2009, Arquería de Nuevos Ministerios, paseo de la castellana, fino al 13 giugno y 50 progetti selezionati.
La notizia su Scalae. Agencia Documental de Arquitectura http://www.scalae.net/evento/exposicion-premios-mies-van-der-rohe-2009
“Desvíos de la deriva”. 5 maggio – 23 agosto. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia. Madrid. Sala de exposiciones temporales.
http://www.museoreinasofia.es/exposiciones/actuales/desvios-de-la-deriva.html
SICILIAN ARCHITECTURAL KAOS by Salvator John Liotta
Sicilian Architectural Kaos di Salvator-John Liotta
Lo scorso anno –dopo diversi anni passati all’estero e prima di ri-emigrare- ho passato in Sicilia un periodo di circa sei mesi….sei mesi che sono sembrati sei secoli: un’esperienza del tempo rallentatissima, ma intensa e forte. Una di quelle situazioni che sembrava non succedesse niente, ma quando succedeva qualcosa allora si trattava di qualcosa di “potente”.
A tal proposito più volte mi è passava per la mente Shira Teherani che da qualche parte scriveva che sulla durata di una vita non ci si può fare molto, ma tanto si può fare sulla sua larghezza e profondità.
Ed è con questo spirito che “Sicilian Architectural Kaos” -nuova rubrica aperiodica della Press/Tletter- propone di ripensare le dimensioni spazio-temporali con la quale si confronta questa terra che si trova a proprio agio a vedere scorrere il tempo senza intervenire.
Dopo questi mesi di Sicilia sono venute a galla in modo prepotente la necessità di capire, il bisogno di fare un minimo di ragionamento sul perchè di tante occasioni perse e di tanta energia inespressa. La domanda che mi sono posto e che ho posto alle persone incontrate è stata molto semplice: a che punto è
“Sicilian Architectural Kaos” di volta in volta cercherà di mettere in evidenza aspetti ed esperienze di persone, cose e fatti direttamente o indirettamente legati all’isola. L’architettura sarà la lente primaria attraverso la quale verrà guardata
I primi contributi intesi a rinnovare il dibattito su questo luogo estremamente strategico per le sorti del Mediterraneo e del mondo sono in fase di editazione. Le prime puntate usciranno prima della pausa estiva, che poi comincia a fare caldo e si sa uno si mette –serenamente- a guardare il tempo che passa.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
L’Italia rovinata dagli italiani
Ormai lo sappiamo, il famoso Bel Paese è diventato Mal Paese. Ha ragione da vendere Lodovico Meneghetti, urbanista-umanista che sa vedere in profondità la realtà, quando afferma che ci resta solo la critica e la negazione, insieme alla volontà di catalogare i lacerti di giustizia e bellezza per indicarli ai giovani come punti di partenza per “tornare indietro”. Intanto l’azione urbanistica e architettonica immediata non potrebbe che consistere nel demolire, demolire, demolire…
MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni
À travers un cercle de regards _ Cité Internationale des Arts _ 18, rue de l’Hôtel de Ville – Paris _ www.citedesarts.net.
Exposition 9 giugno – 25 luglio 2010 _ vernissage: martedì 8 giugno, 18h00-21h00.
La missione principale della Cité Internazionale des Arts, forte di 317 alloggi-ateliers, è l’accoglienza di artisti provenienti da tutto il mondo e la creazione di scambi con la scena artistica francese in tutti gli ambiti disciplinari. A partire dalla sua fondazione, nel 1965, quasi 15.500 artisti sono potuti divenire parigini per un certo periodo della loro vita, il tempo di un progetto artistico. E’ sufficiente scorrere la lista degli artisti che vi hanno risieduto per avere un’idea del contributo offerto dalla Cité alla creazione artistica contemporanea, dal momento che ha accolto spesso artisti all’alba di una prestigiosa carriera internazionale: Alain Fleischer, Daniel Firman, Barthélémy Toguo o Adel Abdessemed, per citare solo qualche esempio nel campo delle arti visive. Allo scopo di poter accompagnare in modo sempre migliore gli artisti residenti e di partecipare al loro riconoscimento professionale,
Attraverso una selezione di artisti di orizzonti geografici diversi, Mathieu K. Abonnec, primo curatore di questo neonato progetto, ci offre un’istantanea della vita artistica della Cité, tessendo un legame che permette di riunire i loro svariati vocabolari (pittura, fotografia, video, installazioni). Il suo sguardo ci permette di scoprire quello di 13 artisti residenti presso la fondazione nel 2010: Anahita Bathaie, Sarah Beddington, Lisa Biedlingmaier, Davide Cascio, Victor Costales & Julia Rometti, Nicolas Giraud, Ramiro Guerreiro, Beat Lippert, Michèle Magma, Ebba Matz, Assaf Shoshan, Ronen Siman-Tov.
«Quello che vedo è la vita che mi guarda. Io guardo attraverso un cerchio in un cerchio di sguardi». Queste due frasi sono riprese dal film di Trinh Minh-ha, Rassemblage, nel quale procede, dopo un lungo soggiorno in Senegal, ad una decostruzione precisa e sensibile della complessità dei giochi di sguardi e di potere che attraversano ogni momento della nostra relazione con l’altro. E’ con questo auspicio che viene inaugurata l’esposizione travers un cercle de regards. Premesso che l’apparente eterogeneità dei gesti di ciascuno degli artisti in mostra non permette di riassumere, né di sovrapporre le loro pratiche, essi si incontrano tutti insieme nelle relazioni che essi intraprendono con il visibile. Una relazione difficile, sospettosa e complessa, che interroga il nostro rapporto con la storia, con il territorio, con l’identità ed il sapere.
Assaf Shoshan e Sarah Beddigton, si interessano entrambi a quei luoghi che, nella loro calma apparente, nel loro terrificante abbandono, sono delle testimonianza di ferite storiche ancora aperte. Ci parlano di quei popoli e delle frontiere arbitrarie che li brutalizzano fino alla morte. E’ con questa difficile realtà che ci mette a confronto, in maniera dolce e sottile, il film di S. Beddington: ci accompagna attraverso il cimitero abbandonato di Mamilla, nel cuore di Gerusalemme e una voce fuori campo decifra i nomi iscritti sulle tombe, pronunciandoli a voce alta, per negare la violenza fatta alle sepolture. Anahita Bathaie invece ci fa percepire questa violenza letteralmente, frontalmente, osservando il visitatore con aria di sfida, nuda, in ginocchio, la bocca imbavagliata da una spessa linea nera che corre in tutto lo spazio, una linea di demarcazione di cui l’installazione di Ramiro Guerreiro, un muro supplementare che attraversa la costruzione, potrebbe essere un corrispettivo architettonico. Più lontano, come un eco a quei quartieri rudimentali dove vivono le popolazioni dei beduini, quartieri non riconosciuti dallo stato israeliano che A. Shohan fotografa, A. Bathaie fa risorgere una lingua morta, il greco antico, per raccontare la storia dei vinti. Di quelli che sono condannati a sparire. E’ di una scomparsa che si occupa il lavoro di N. Giraud, B. Lippert e E. Matz. Per quanto riguarda E. Matz, si tratta di esplorare gli strumenti di controllo e di sorveglianza di cui il Panopticon di Jérémy Bentham fu uno dei modelli fondamentali, l’artista si interessa a quello che non può più essere rappresentato, che fugge, che scappa, ponendo la questione delle possibilità che ci sono offerte per fuggire da questi sistemi di controllo. I suoi monocromi neri saranno quindi i segni dell’impossibilità della rappresentazione, della possibilità di una fuga, o forse la manifestazione di un segreto. Quel segreto, scritto in lettere rosse, che N. Giraud chiude in una bottiglia di plexiglas rossa. Impossibile a decifrarsi, questo conserva ciononostante tutta la sua capacità evocativa, il suo potenziale poetico, proprio come quella fiala di vetro in cui B. Lippert custodisce preziosamente la polvere raccolta nelle cantine della biblioteca di Ginevra, i resti di un sapere inaccessibile.
Come una possibile metafora del percorso dello spettatore all’interno dell’esposizione, i dipinti di Ronen Siman-Tov mostrano degli uomini ciechi, perduti in una città sconosciuta, che vagano di monumento in monumento. Quando il sapere diventa inaccessibile, è necessario trovare per esso delle forme nuove, delle nuove manifestazioni, scoprire un modo per far risorgere storie dimenticate, leggende straniere, oppure fatti avvenuti in un’atmosfera onirica e liberatrice. E’ da leggersi in questo senso il lavoro di Lisa Biedlingmaier, quando mette in scena storie legate alla tradizione folkloristica, in cui si crea una specie di strana distorsione ove degli spiriti ritrovano una nuova esistenza nel momento presente. Si pone di nuovo la questione di come poter vivere accanto a delle cose assenti, dei ricordi passati che tuttavia ci sono ancora cari. Il video di M. Magma ne propone una bella visione: una donna sdoppiata, traslucida, si trova ad attraversare se stessa, a più riprese. La mostra cerca di render conto dell’attualità di quei gesti che potrebbero permetterci di tracciare qualche pista per tornare ad immaginare, a dar forma a quegli sguardi e quelle storie che ci attraversano.
AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama
Con grande razionalità cancellò dal progetto ogni traccia di razionalità
La sua opera era talmente brutta da cambiare il gusto della società in cui visse
Il futuro di un architetto che tende al passato non ha presente
I giovani danno all’architettura più di quanto l’architettura da ai giovani
Più cattivo è l’architetto più buona è la sua architettura
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
Intenzioni in architettura Under 40 d’Italia / 3
I più affezionati amici dell’Intermezzo e intermezzuccio settimanale protestano. Me ne hanno detto di tutti i colori. E calori. Non mi riconoscono più. Dicono che da quando mi son messo a scrivere di Under 40 d’Italia edilizia sono diventato aladolce. Altro che alamaro.
I miei voti da
Amici miei, ma quei giorni della civetta (e delle civettuole) erano altri tempi d’architettura. Altre etiche, altri codici, altri metri quadrati di giudizio. Irrimediabilmente passati, senza rimpianto. Guardiamo avanti, c’è posto, c’è pasto. Niente più boom..
E poi scagli il primo metro e metrò, scriva il primo intermezzo rosso chi è senza peccato moderno. No, io continuo così. Inizio da 3, come Troisi. Voto largo. Salto i quaquaraquà e i pigliainculo. Inizio dagli ominicchi normali dell’architettura.
Mi ricollego quindi, puntuale e caparbio, alla PresS/Tletter n. 18. Ai filmati Under 40 registrati nell’Evento organizzato dalla PresS/Tfactory il 13 aprile scorso a Roma, Casa dell’Architettura. In due riprese, in due intermezzi dopopranzo festivo, già mi son sciroppato dieci gruppi a Under corte 40 d’Italia. Oggi me ne bevo qualche altro, a piacere, spero. Se resisto.
Il primo spot è del “nEmoGruppo” di Firenze, generazione Erasmus. Sono 7 architetti e provengono da Venezia a Catanzaro. Firenze è il giusto baricentro d’Italia. Dicono di avere interessi diversi, ma forte identità di gruppo. Dal 2004. Chi parla per tutti si chiama Incerti. Di cognome e di fatti. La registrazione è in fatti incerta e disturbata. Si sente a singhiozzi, con fastidio, ma resisto. Incerti sembra Tony Dallara a singhiozzo.
Ti di-ròòòò allora che …hanno esperienze nazionali, internazionali, da Bastia Umbria al Medio Oriente e mediorientato possibile global (sul punto mostrano grafici e percentuali di progetti …).
Ti di-ròòòò allora che … delle 15 parole proposte, ne scelgono (mal volentieri) 3: limiti, politica, integrazione. Modificano però quest’ultima in “interazione” ritenendo l’integrazione cosa non buona e ingiusta, autoreferenziale in sé.
Ti di-ròòòò allora … all’Incerti e all’ingrosso maniera che il nEmo, come altri gruppi, usa il limite e la lima della norma volgendola al positivo, rigiocandola senza conflittualità. L’accettano con disinvoltura (all’uopo e all’uovo mostrano un lungo show-room a cannocchiale, … traduzione in forma, dicono, della normativa, … dagli umori e amori degli uffici tecnici comunali del loco….).
Ti di-ròòòò allora … del parco gioco-sonoro nella periferia industriale di Bilbao (concorso vinto) … con quei birilloni molto pensati e musicali … l’Incerti dice che andarono per suonare e furono suonati dai bambini di Bilbao… che se la suonarono e se la cantarono da loro … con molto godimento dei nEmo.
Ciò porta di filato al terzo punto che sta loro a cuore. Cioè alla partecipazione sorprendente dell’utente. Cosa che i nEmo hanno tentato - e politicamente attentato- a Firenze … come tentanna di dire in extremis, molto male per la verità, un emozionatissimo Davide Gamba, … la prossima volta spero più in Gamba, mi raccomando. Voto d’Eldorado: 3 su 5.
Segue Osa. Dei 10 minuti a disposizione ne usa meno di sei. Bravo, bene, un voto in più per la brevità del gruppo. I concetti e le intenzioni fanno pendant con delle immagini progettuali (parco pubblico a Casal Monastero, Roma; villa comunale a Marsico nuovo; progetto per laghi Salto e Turano, Rieti….). Anche questa registrazione però è a singhiozzo… forse è moda…
Del gioco proposto: “parlami in 3 parole della tua architettura (se c’è)”, il gruppo Osa sceglie la triade: necessità, contesto, politica.
L’architettura, l’edificare, dicono, è distruzione di natura in sé. Va fatta quindi con razionalità, con oculatezza, con misura. Cercando la sostenibilità ambientale non in maniera leggera ma legandosi al con-testo e alla testa. Ossia all’insieme degli elementi del testo, del tasto, senza contrasto con l’ambiente. Da ciò discende la loro posizione “politica”. Che è molto civica, molto aristotelica. Molto intesa come virtù civili. Rapporto tra risorse impiegate e risultati sociali raggiunti. Politica intesa come comunità di cittadini associati al bene comune e comunale. Partecipanti, trasparenti, … architettura fatta di persone e non da oggetti autoreferenziali … nitida & tecnica, utile. Capace di cogliere l’imprevedibilità dei comportamenti umani, degli umori e amori sociali…
Insomma non pochi di questi Under-corti/40 parlano molto da bravi ragazzi. Ma gli anemoli, i crisantemi, i zampoloni, i rimbalducci, …. addò stanno??? A me me piacciono quelli la, là. Quelli da Anno zero dell’architettura. Quelli che a…a…azzuppano “a
Con questi mi annoio, sbadigliooohh…. troppe buone intenzioni … ma nessuno presenta una bella lottizzazione abusiva interessante? Dotata di tutti i crismi di legge??? Ma in che mondo siamo??? Voglio scendere… L’anno prossimo, se continuo, niente intermezzi rosa. Passo alla Cronaca Nera. Voto commosso largo per Osa: 4 su 5 (voto in più per la brevità).
“Progetti spore” sono due tipi simpatici di accento toscano ben impaginati in scena. Uno grosso e pelato, parlante in primo piano. L’altro con barbetta muta e pensosa di spalla. Il lucido pelato espone tre lavori in corso di realizzazione che spiegano concretamente le tre parole che hanno scelto: contesto, inclusivismo, rel(azione).
Non sono tipi da rompere le scatole. Anzi le amano come involucri puri, autonomi, netti. Metafisici sporcati d’oggi. Infatti nel primo lavoro, un interno da ristrutturare, introducono scatole vuote con esistenza poetica propria. Indipendente e separate una dall’altra. Da abitare con cura. Leggere le istruzioni prima dell’uso, non agitare. Se no se ne cade tutto.
Questi del “ProgettiSpore” sono infatti scenari leggeri, per gente leggermente e lievemente relazionabile. Ma è meglio se ognuno si faccia i fatti e le scatole sue. Alla faccia sua e delle scatole vuote nostre. Da riempire di vita, se possibile. E quindi occorrono bravi attori quotidiani, gli utenti di contesto. Con la testa inclusivista…..
La storia si ripete per il secondo esempio mostrato: scatole-loft da inserire nell’involucro di un ex capannone industriale a Pistoia. Interessante è in questo caso il protagonismo del committente. Ottimo ottimizzatore di tempi. Egli infatti vuole trasformare il tempo delle scatole nuove da edificare in tempo d’Impresa sua comunicabile. Cioè gioco d’azienda, di forme & di soldi. Oltre che di godimento suo. Performance lunga tra Amore e Psiche–che?
Un fatto sonante e profanante che però darebbe senso al giustapporsi delle forme pure qui giocate e rigiocate. Alla relazione loro tra negativi e positivi, tra pieno & vuoto … e tutto il bla..bla..bah… ben noto e ben nato a tutti noi, da piccoli. Voto: 3 su 5.
Altro giro, altra corsa, altro gruppo: i “RoccAtelier” di Monza. E cioè Laura, dalla voce professionale e rassicurante, molto bene nel ruolo. Ai tempi della sua post/laurea fu definita icasticamente da Bruno Zevi: “
Laura gode di una introduzione critica di Lpp. Il Nostro dice che “lavora molto sull’esuberanza delle forme. Da non intendersi però come arbitrio, … perché sono sempre giustificate da sistemi di relazioni interne psicologiche…, ludiche, didattiche … come ben si vede – esempio magistrale - negli asili nidi, ottima cosa …”.
Vedo il filmato della sua relazione. Leggo le citazioni colte che propone a supporto del suo lavoro (“Lo spazio è l’unica cosa importante nell’architettura, non certo il disegno”, Zevi). Poi quelle di Wright e altre ancora…. Scorro le immagini delle numerose opere eseguite (non ha mostrato progetti perché, appunto, son ancora solo disegni, non spazi veri).
Inizia con case a schiera per giovani coppie. Sua intenzione progettuale sottile era quella di cogliere i sogni di forme che questi giovani avevano dentro. Di portarle fuori, trasformarle in volume. In spazio sognato abitabile e condiviso. E Laura (l’aura) c’è riuscita, pare. Attraverso un lavoro paziente, modesto, puntuale, profondo, interiore.
Le buone intenzioni partecipative sono tradotte dai RoccAtelier con materiali giusti. Che si legano ai contesti, alla memoria del luogo, se c’è … ai sogni, alle leggerezze, al tempo variabile, imprendibile, .. alle nuove tecnologie, ai materiali concreti che hanno una più che sufficiente autonomia e scatto nella contemporaneità. Mai citazioni, solo eccitazioni.
Io una casa me la farei fare da Laura … se avessi un lotto. E una lotteria a dispos-azione per giocare. Chissà che ne verrebbe fuori, tra me e lei. Tra parole e cose rigiocabili oggi. Brava, bene: 5 su 5.
Basta, mi fermo. Non voglio avere delusioni. Magari incappo in un gruppo-no.
E poi lo spazio e il tempo di LPP è terminato, per oggi.
Alla prossima, saluti, Eldorado
LIBRI a cura di Francesca Oddo
L'invisibile linea rossa. Osservatorio sull'Architettura
"A partire dal 2004 l’Osservatorio sull’architettura della FONDAZIONE TARGETTI ha invitato a Firenze progettisti del tutto eterogenei fra loro, da Yona Friedman a Thom Mayne, da Peter Eisenman a Vito Acconci, Bernard Tschumi, Elia Zenghelis, Greg Lynn, Diller e Scofidio. Nonostante le evidenti differenze tutti sono accomunati dall’essere dei ‘coltivatori di idee’ utili per una più che mai necessaria trasformazione della città in generale e dello spazio pubblico in particolare. È questo infatti il tema unificante di tutti gli incontri fiorentini i cui esiti sono gli otto saggi inediti degli autori suddetti qui riuniti (più un’appendice di Antonio Negri su Rem Koolhaas) e introdotti da un variegato pool di critici preoccupati di portare il tema degli spazi comuni al centro dell’inaridita discussione architettonica (e politica) italiana. Il volume è dunque un ricettacolo di fonti e commenti dell’architettura contemporanea che, se pur molto diversi per linguaggio, ispirazione e ambizioni, sembrano tutti essere legati da una linea talmente sottile da risultare quasi invisibile, un filo rosso che riporta l’architettura alla sua essenza più profonda, quella che Edoardo Persico definiva ‘sostanza di cose sperate’."
A cura di: Pino Brugellis. Editore: Quodlibet. Pagine: 164. Anno: 2010. Prezzo: € 21.25
En attendant le pont
"Ugo Rosa recensisce il libro ‘Sotto il ponte che non si farà’ di Matteo Bottari, sostenendo visionarie immagini per lo Stretto e per il senso di attesa che esso produce. Tra le righe: ‘Tutto il racconto di Matteo Bottari ruota intorno al fatto che chi sta sullo Stretto, non può fare a meno di ricordarsi che lo Stretto è stretto perché da nessuna delle due sponde puoi dimenticare l’altra. So che è facile accusare chi scrive intorno allo Stretto (dunque l’autore del libro, ma anche il sottoscritto che lo sta facendo) di pestare acqua nel mortaio e di ripetere vecchie cose, mille volte dette e mille volte pensate. Può darsi perfino che l’accusa sia fondata. A parziale discolpa di chi scrive, anche poco, intorno allo Stretto c’è, però, da dire che è quasi impossibile, facendolo, esimersi dal luogo comune.’" (Biblioteca del Cenide)
Autore: Ugo Rosa. A cura di: Domenico Cogliandro. Editore: Biblioteca del Cenide. Anno: 2009. Pagine: 15.
RECENSIONI E COMMENTI
Alessandra Criconia e Antonino Terranova: La qualità dell’urbano nell’epoca dell’abitante-utente, secondo noi
L’urbanistica e l’architettura hanno da tempo mostrato che I modelli urbani basati unicamente sull’applicazione delle regole normative e funzionali non sono sufficienti a garantire una buona pratica e un buon uso della città. A partire da questa premessa, gli autori che hanno collaborato ha identificato
come oggetto della ricerca (di cui questo libro è la sintesi) la qualità dell’urbano vista con gli occhi dell’abitante. Abbiamo cioè invertito le parti e indossato i panni di chi usa la città (e non di chi la progetta) per entrare nel vivo dei rapporti “reali” che vengono a crearsi tra la gente e il suo habitat di
vita chiedendoci quali siano i modelli mentali che stanno dietro le azioni di trasformazione, positive e negative, degli spazi e dei luoghi della residenza. Cosa cerca la gente in uno spazio pubblico? Quali sono le sue attese? Come interpreta il progetto del nuovo? Queste e altre sono state le domande
che hanno guidato l’indagine.
La nostra ipotesi è che la qualità dell’urbano sia qualcosa di sfaccettato e pluridimensionale che ha a che fare tanto con la forma fisica di un quartiere, di un isolato, di una piazza, di un parco, di un edificio, quanto con i micromondi che vengono a costituirsi in seguito ai modi di occupazione, individuale
e collettiva, dello spazio. Si tratta in buona sostanza di una qualità dell’urbano relazionale che riflette la cultura dell’abitare e la capacità di identificare i luoghi e di attribuire loro dei significati simbolici e estetici che Giuliana Bruno definisce “memoria attiva” (Bruno 2005). A questa qualità dell’urbano gli studi americani degli anni Cinquanta si sono ampiamente dedicati, come racconta Alessandra Criconia, dando inizio a una linea di urban design che è confluita in interpretazioni “sensibili” del progetto, come ci spiega Federica Morgia.
A dire il vero, la cultura dell’abitare non è qualcosa di stabilito una volta per tutte, non è un universale. Essa varia a seconda delle tradizioni e dei valori sociali e civili: nei paesi del Mediterraneo si abita in forme diverse rispetto al Nord Europa o al continente americano. Ne è una riprova il modo di intendere la partecipazione allo spazio pubblico che nei paesi del Mediterraneo è più facilmente riferito all’idea di comunità ovvero ai valori della solidarietà umana, mentre nei paesi nordeuropei a quella della collettività e quindi alle regole (e ai vincoli) della convivenza civile. Secondo tale distinzione, la piaga dell’uso improprio degli spazi, privati e pubblici, che affligge le nostre città può essere intesa anche come il segno dello scarto che esiste tra il modello comunitario basato sull’unità di vicinato e quello collettivo impostato sulle forme insediative della densità e della prossimità.
In realtà, prima dei modelli insediativi quello che è cambiato è il profilo antropologico dell’abitante, che è giunto, non senza conflitti e resistenze, alla fase dell’utente.
L’abitante è colui che abita, che risiede in un luogo in maniera stabile e se ne appropria progressivamente, tessendo una storia personale di relazioni sentimentali e affettive che incrociano le vicende della collettività a cui appartiene.
Ben diverso è l’utente, cioè colui che prima di abitare la città la usa, indipendentemente dalle sue relazioni affettive.
La sua condizione è fondamentalmente mobile. Il suo raggio di azione è più ampio di quello dell’abitante.
Se l’abitante pensa e usa la città per luoghi distinti (casa, lavoro, famiglia, tempo libero), percorre dei tragitti che non variano sensibilmente nel corso del tempo, l’utente si sposta per direttrici trasversali in modi apparentemente schizofrenici e irrazionali. Mentre la mappa urbana dell’abitante è puntuale e orientata, quella dell’utente è un incrocio di linee, una sorta di carta della metropolitana dove i luoghi si riducono a dei pallini. L’abitante non necessariamente esclude l’utente. Anzi, nella fase attuale della città-palinsesto, l’abitante e l’utente sono compresenti, addirittura possono coincidere. Un cittadino può essere simultaneamente abitante e utente.
Per capire cosa abbia comportato questa evoluzione antropologica, siamo scesi sul campo e abbiamo analizzato un pezzo di città consolidata e di periurbano della periferia romana – la borgata fascista del Trullo e le sue espansioni abusive, il quartiere-condominio del Corviale, il complesso integrato di Parco Leonardo, insediamenti diversi che hanno in comune la via Portuense – adottando le categorie di Kevin Lynch di figurabilità, leggibilità e identità, ma aggiungendone una nuova che abbiamo chiamato (in via ancora generica) utilizzabilità.
Mentre le categorie lynchiane sono ancora riferite alla buona o cattiva forma della città, l’utilizzabilità ne è indipendente.
Essa è più strettamente legata alla presenza di attività commerciali e per il tempo libero. In tal senso l’utilizzabilità è una categoria dell’efficienza che serve a misurare l’accessibilità e la fruibilità dell’offerta urbana-metropolitana. Così attrezzati, abbiamo percorso la via Portuense e I suoi luoghi riscontrando un palinsesto arcaico, per certi versi ancora pasoliniano, intriso di episodi di modernità come il Corviale, ma mai coniugato e sintetizzato con il resto della città, a cui si è aggiunto l’ipermoderno Parco Leonardo al confine tra il comune di Roma e quello di Fiumicino. Complessivamente questo spicchio di città ci è apparso un esempio del nuovo periurbano che sta crescendo, dove si incontrano e si scontrano i due modelli principali della città contemporanea, il pezzato per enclaves con il reticolare integrato delle infrastrutture stradali e ferroviarie.
Coerentemente al gioco di simulazione che abbiamo voluto fare, i sopralluoghi e le campagne fotografiche che abbiamo effettuato sono serviti a redigere un album “visivo” delle tipicità dei 3 campioni urbani scelti da cui abbiamo estrapolato le qualità urbane e le “ecologie umane”. Giusi Bellapadrona ha curato la redazione dell’album.
Gli esiti dello studio hanno mostrato che, malgrado la differenza dei tre insediamenti residenziali, dovuta al loro essere stati costruiti in tempi diversi e con diverse idee urbane – come illustrano i testi di Gianpaola Spirito e Alessandro Lanzetta –, non esiste una diversità sostanziale nei modi della gente di trasformare e di adattarsi allo spazio a disposizione.
I comportamenti individuali e collettivi degli abitanti dipendono solo in parte dalla buona o cattiva forma urbana e architettonica dei luoghi. Quello che invece gioca un ruolo significativo è il processo di identificazione e di appropriazione dello spazio che diventa, quando esiste, uno dei motori del radicamento e quindi della cura dell’habitat.
In tal senso la qualità dell’urbano riguarda senz’altro i requisiti che l’ambiente deve fornire per produrre benessere e piacevolezza, ma include anche la simbolica dei luoghi, ovvero la loro capacità di configurarsi nell’immaginario della gente e di giocare con la psicologia dell’abitante-utente, che nella cultura metropolitana modernocontemporanea contiene insieme le torri di Tokyo, le spiagge delle isole di paradiso, gli chalet dolomitici e i bungalow di Giannutri. Secondo questo criterio, la qualità dell’urbano diventa una declinazione del principio della “piacevolezza”, che a sua volta privilegia i contesti “chiavi in mano” come il Parco Leonardo, posizionati in corrispondenza di strade di grande scorrimento, o all’incrocio dei nodi infrastrutturali, cioè in situazioni “comode” da raggiungere. La ricetta di Victor Gruen per i centri commerciali si è estesa ed è diventata una regola di urban design applicata alla progettazione di interi quartieri di nuova concezione. Ne consegue che dal punto di vista dell’abitante-utente la facilità d’uso dei luoghi ovvero la loro accessibilità è un valore qualitativo primario, indipendente dalla bella o brutta forma degli spazi. E infatti, lì dove l’utilizzabilità è bassa e manca un’efficienza urbana, è più facile trovarsi di fronte a usi impropri degli spazi urbani e a forme di auto-organizzazione. Dove però cominciano dei lavori di potenziamento delle infrastrutture, si registra un processo di controtendenza. È il caso del Trullo, che oggi sta acquistando un nuovo ruolo urbano grazie alla superstrada di via Isacco Newton che collega il quartiere Portuense alla Magliana e all’Eur, come emerge dai racconti degli abitanti intervistati da Antonino Terranova, lui stesso abitante-utente della Portuense.
Ma l’utilizzabilità non può essere l’unica garanzia di qualità dell’urbano. Ci vuole anche una buona forma della città, che però non può più essere pensata come un’applicazione rigida di regole e norme ma come modellazione costruita sui contesti esistenti a partire dall’elaborazione dei dati forniti dalle analisi e dalla formulazione, volta per volta, del sistema specifico dei vincoli. In sintesi, per aspirare a un valore aggiunto della città, la nostra ipotesi è che l’analisi della domanda non costituisca un surrogato, ma diventi un contributo basico del progetto di scala ambientale in cui la partecipazione non si riduca a un questionario sottoposto all’assemblea dei cittadini ma diventi un processo di coinvolgimento degli abitanti-utenti diluito nel tempo. La scommessa è quella di ipotizzare che le organizzazioni sociali che rappresentano la domanda e le attese dei residenti possano superare la tendenza all’auto-organizzazione di
sussistenza, facendosi soggetti di un progetto di abitare consapevole che trovi nelle istituzioni pubbliche e private il proprio fattore di agglutinazione e di modernizzazione.
AC e AT, marzo 2009
IDEE
Olivero Godi: PGT a crescita zero.
Utopia? Pazzia? Fondamentalismo?
Chiariamo subito: non esiste la crescita zero. Esiste però la necessità di salvaguardare il territorio “vergine”, cioè non costruito. Dal dopoguerra il trend di consumo di terreno verde è andato via via incrementando. Nel 2004, nella sola Lombardia, ogni giorno venivano edificati
Pensare di non costruire più significa però non capire le logiche del sistema economico italiano, dove il comparto edilizio ha ancora un peso determinante ed è di fatto uno degli elementi trainanti dello sviluppo nazionale. Vuol dire anche ignorare l’inarrestabile incremento demografico e la tendenza alla agglomerazione nei grandi centri urbani.
Vediamo quindi quali sono gli elementi che più concorrono al consumo di terreno vergine.
Le infrastrutture viarie -strade, ferrovie,etc- hanno un peso importante in questa equazione. Poiché il nostro paese è decisamente arretrato -siamo il paese in Europa con il più alto numero di automobili per km di strade ed autostrade e con uno dei meno moderni sistemi ferroviari- il consumo di territorio in questo settore è destinato purtroppo ad aumentare. Questa necessità potrebbe essere almeno in parte contenuta se si sviluppassero politiche di riduzione dei percorsi pendolari, un maggiore mix tra zone commerciali, residenziali, di terziario ed industriale, che diminuirebbe il percorso da casa al posto di lavoro, un aumento del fenomeno di Live/work, cioè della possibilità di lavorare da casa, e soprattutto con un notevole potenziamento e razionalizzazione dei trasporti pubblici urbani ed interurbani.
Insediamenti industriali che, per quanto in quest’ultimo periodo abbiano subito una flessione, tendono per loro natura a posizionarsi lontano dai centri abitati ed occupare nuovi spazi vergini. In questo caso è assolutamente prioritario la razionalizzazione delle risorse in funzione della reale necessità industriale e l’integrazione all’interno delle maglie urbane o per lo meno sub-urbane(in controtendenza con quanto sta accadendo) per ridurre anche il traffico.
Insediamenti residenziali. In questo caso si può fare molto con una attenta riqualificazione delle aree urbane dismesse, includendo per esempio le ex-caserme militari, gli edifici inutilizzati da lungo tempo e creando uno specifico Catasto delle Aree Urbane Dismesse.
Vi sono inoltre gli spazi di rimessa, cioè quelli “avanzati” da sistemazioni di aree contigue, le zone abbandonate dopo la creazione di nuove strade e situazioni similari.
Il centro cittadino va rivalorizzato riconducendolo alla sua funzione storica di piazza pubblica dove avvenivano i commerci, sostenendo quindi i piccoli negozi locali, creando più aree pedonali per il piacere di una passeggiata nelle vie del centro, migliorando l’accessibilità dalla periferia -soprattutto con i mezzi- e aumentando i parcheggi periferici.
In linea generale bisogna anche ripensare la possibilità dello sviluppo verticale: l’impossibilità di espandere il nucleo urbano, la necessità di ridurre gli spostamenti, di valorizzare al massimo ogni metro quadrato edificato non può che spingere in quella direzione.
L’interesse dei comuni. Non lo si può negare, da quando lo stato centrale ha smesso di trasferire fondi ai comuni e ha eliminato le tasse locali (vedi ICI), la maggiore fonte di introito per i comuni sono gli oneri di urbanizzazione (e le multe...).
Mentre prima potevano permettersi di essere virtuosi e negare permessi edilizi sulla base di considerazioni ambientali, storiche e sociali, oggi al contrario sono quasi obbligati ad incentivare la speculazione edilizia al fine di far quadrare i magri bilanci comunali.
Sembrerebbe una via senza uscita, eppure vi sono realtà, anche se ancora piccole, che vanno in controtendenza. Cassinetta di Lugagnano (Mi), nel 2008 si è dotato di un Piano di Governo del Territorio, il famoso PGT, teso a perseguire la “crescita zero” ovvero un consumo di nuovo territorio nullo. Per raggiungere questo scopo e quindi non far dipendere il bilancio comunale dalle entrate degli oneri di urbanizzazione hanno iniziato una politica di razionalizzazione di tutti i comparti amministrativi, di ricerca di finanziamenti regionali, statali ed europei a fondo perduto ed edificato recuperando tutti i volumi esistenti disponibili. Certo, alcuni sacrifici sono stati necessari, un piccolo prezzo comunque a fronte del mantenimento di un elevato standard ambientale nel paese.
Da quanto detto sopra si capisce che la palla è soprattutto nelle mani degli amministratori, perché soltanto attraverso politiche di programmazione territoriale e urbanistica, con le quali si incentivano il riutilizzo delle aree dismesse, si premia il risparmio di terreno vergine e si pianificano interventi strutturali rispettosi dell’ambiente, contemporaneamente ad una razionalizzazione dei costi di gestione comunali, è possibile perseguire l’obiettivo della crescita del PGT a livello zero, che come abbiamo detto all’inizio non può che essere una tendenza programmatica.
In Germania, già dal 1985 sono stati varati dei provvedimenti per ridurre l’appropriazione del territorio a fini edilizi. Se nel 2000 il consumo in tutta
Si ringrazia la rivista Tale&A nella persona dell’Ing. Sergio Pozzi per aver messo a disposizione una serie di articoli da loro pubblicati il cui argomento era appunto “il PGT a crescita zero”.
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
La cultura della città a Cagliari
17 giugno ore 15.30- 19.00: Culture quotidiane e spazio pubblico.
18 giugno ore 9.30–13.00: Discorsi pubblici e immaginari urbani.
18 giugno ore 15.30- 19.00: Gruppi di discussione (1. Città, media e memoria; 2. Città, creatività, politiche urbane; 3. Culture quotidiane).
Tra gli altri, parteciperanno: Giuliana Mandich, Gill Valentine, Ilenya Camozzi, Carmen Belloni, Franca Faccioli, Annalisa Tota, Emiliano Ilardi, Emanuela Mora.
Info: Valentina Cuzzocrea email: cuzzocrea@unica.it.
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta: Piazza Municipio a Povegliano (TV) di MICROSCAPE
Nel caso di Povegliano la scelta da parte dell’Amministrazione di perseguire, attraverso lo strumento del concorso di progettazione, la definizione di un vero e proprio “centro civico” è certamente un atto coraggioso tanto più pensando che la “res pubblica” o meglio i valori della collettività sono posti come elemento guida per la prevista espansione urbana e non come conseguenza della stessa. Lo stato dei luoghi mancava di una centralità strutturata, di un luogo “fondativo” e catalizzatore per l’intero territorio del comune di Povegliano.
Pertanto la metodologia progettuale sulla quale si è basata la proposta di progetto fa del sistema dei flussi relazionali la propria “spina dorsale”. Si è operato sia sui flussi a bassa intensità (circuito ciclo-pedonale), sia attraverso l’indicazione di una nuova viabilità carrabile di collegamento. La struttura del verde risulta essere il palinsesto che permette il passaggio dalla “scena pubblica” della nuova piazza alla “scena privata” della residenza prevista a nord. Le varie conformazioni da essa assunte permettono di dare sia continuità sia riconoscibilità al centro urbano che si colloca in una porzione di territorio che conserva ancora un “tessuto” agrario fortemente connotato. Gli elementi a scala architettonica operando per differenza_ripetizione con il sistema generale sono stati interpretati come “figure” analogiche sia sul piano dei riferimenti_memorie del sito che archetipiche dello spazio pubblico urbano. Il piano pavimentale diviene superficie “attiva” grazie alla presenza di un sistema d’illuminazione cangiante a led RGB ad incasso, che intercalando casualmente le lastre in pietra (piacentina e prun) generano un continuum luministico superficiale. Il limite orientale dello spazio pubblico è delegato sia ad una struttura architettonica in calcestruzzo armato rasato che si trasforma da elemento portico in cui sono collocati l’ampia bacheca per affissioni dell’Albo Pretorio e un sistema di pannelli fotovoltaici a funzionamento orizzontale ad alto rendimento che permette l’autonomia energetica del nuovo spazio pubblico, che ad una cortina di siepi fino concludersi nella fontana di marmo verde issorie.
MICROSCAPE architetcture_urban design
<http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/> <http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/projects/074roca/index.html> http://www.channelbeta.net/2010/06/enpiazza-municipio-povegliano-microscape-itpiazza-municipio-povegliano-microscape/
SEGNALAZIONI
Luca Lanini: Arquitectum
Caro LPP,ti scrivo per segnalarti il concorso di idee Rome 2010, organizzato da Arquitectum.
Arquitectum è un’istituzione con base in Perù che si occupa dell’organizzazione di concorsi di architettura in tutto il mondo. I concorsi banditi da Arquitectum vedono la partecipazione di centinaia di architetti da tutto il mondo e spesso i progettisti italiani sono risultati vincitori o finalisti.
Ho avuto personalmente l’occasione di partecipare per ben tre volte a competizioni da loro organizzate e posso in tutta coscienza affermare che i bandi sono ottimamente congeniati e la documentazione è sempre molto dettagliata. Posso aggiungere che le giurie internazionali sono solitamente di alto profilo. Inoltre i risultati vengono pubblicati sul sito dell’Istituzione (www.arquitectum.com) con grande puntualità, così come vengono rimessi con estrema puntualità premi e rimborsi.
Sono stato contattato da Arquitectum per collaborare ad organizzare nella veste di Strategic Partner questa “academic competition” a Roma, riguardante una torre alta 100m. con terme, piscine e spa in un lotto posto lungo viale del Monte Oppio di fronte il Colosseo e l'IN/ARCH è l'istituzione che patrocinerà l'iniziativa.
Allego il link del concorso (http://www.arquitectum.com/index.php), certo che possa sollevare il tuo interesse, non fosse altro per il tema così visionario.
Saluti
Luca Lanini
Premio Ischia Internazionale di Architettura
il Premio Ischia Internazionale di Architettura 2010 è partito. Abbiamo pubblicato il Bando sul nostro sito http://www.pida.it/.
Bando: http://www.pida.it/images/stories/2010/Bando_ita.pdf
Programma: http://www.pida.it/images/stories/2010/Programma_pubblico_ita.pdf
Video promozionale: http://www.youtube.com/watch?v=QNcsArco0BQ
All'interno del PIDA - Premio Internazionale Ischia di Architettura è previsto un workshop che si articola come laboratorio di studio ed ecoprogettazione per la ristrutturazione e la riconversione in museo del complesso municipale del Comune di Forio “ex convento di San Francesco”.
L’approccio di tipo interdisciplinare prevede la presenza di tutor esperti nel campo, che interverranno con lezioni in restauro, risanamento, riqualificazione energetica, ecologia, e quant’altro concerne i vari aspetti del progetto.
Il workshop, supervisionato dagli architetti Peter Bohlin e Bernard Cywinski, si svolgerà nella villa
International Summer Workshop di Architettura
l'associazione ARCHIforum di Bergamo, con il patrocinio dell'Ordine degli Architetti e la direzione del Politecnico di Milano, organizza il primo International Summer Workshop di Architettura che, con il titolo "Thinking the Edge",si svolgerà a Sarnico dal 26 Luglio al 7 Agosto 2010.
Aperto a studenti di tutto il mondo, avrà come docenti professori Frederic Levrat della Columbia University di New York, Manuel Gausa del Politecnico di Barcellona, Leslie Kavenaugh dello StudioKav di Amsterdam e Stefano Mirti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Vi sarà inoltre la partecipazione di Sislej Xhafa, artista newyorkese e Luigi Prestinenza Puglisi in veste di relatore.
http://www.thinkingtheedge.org - info@thinkingtheedge.org
Premiazione del Concorso ProgettoSoggetto
Mediarch invita alla premiazione del Concorso ProgettoSoggetto che si terrà il 18 giugno
Le opere in concorso sono on-line sul sito di Mediarch (www.mediarch.it) e accessibili dall'elenco seguente.
Fino al 15 giugno 2010 potrai votare i tuoi video preferiti: il video che avrà totalizzato il maggior numero di voti (e non il “voto medio” più alto) si aggiudicherà il Premio Critica Web.
Guarda i video:
ABITARE I FURRIADROXIUS A MALFATANO di Irene Orrù
ASCOLI PICENO MD di Daniele Rossi
BARRIERS di Francesco Siciliano
CASTRUM di 2A + P/A e Angelo Grasso
EURIDICE di Daniele Meddi e Marisa Zucchinali
IL VOLTO E L'ARCHITETTO di Pietro Davide Jona Lasinio
JOCU di Office Francesco Lipari
LA CASA DEL FASCIO di Nicolangelo Gelormini
L'APPARTAMENTO E' IN OTTIME CONDIZIONI di Francesco Ruffa
L'ARCA.MOV - VIAGGIO ATTRAVERSO ARCHITETTURE FLUIDE ED ESSENZE UMANE di Andrea Gianfelice
L'ARCHITETTO VOLANTE di Moreno Alessi
LAVORI IN CORTO di Barbara Maussier e Giancarlo Maussier
LE TECNICHE UTILIZZATE PER LA COSTRUZIONE DELLA METROPOLITANA di Romolo Ottaviani
LIVING AMSTERDAM di Fabio Alfano
O – D di Mila Ballestri, Sara Belluzzi, Elisa Lancellotti, Nicoletta Salvi
REALTA' AUMENTATA – IL FUTURO DELL'EDUCAZIONE di Sorin Voicu
SERVIZIO AL PUBBLICO di Domitilla Dardi e Roberta Lo Porto
STREGACOMENDA di Cesare Nardi e Daniele Sanguinetti
TRE E TRENTATRE di Romina Antico, Laura Benedetti, Laura Caschera e Michela Quaranta
UNDATED di Cesare Nardi e Daniele Sanguinetti
VELE DI LUCE di Roberto De Angelis
VILLAGGIO SAN FRANCESCO, ACILIA di Maurizio Montesi, Mario Leonori, Giulia Novelli, Giulia Pandolfi
La premiazione si svolgerà con la proclamazione delle opere vincitrici, presentando al pubblico gli autori ai quali verrà consegnata una targa-premio, e con la proiezione delle stesse.
Tre i premi verranno attributi dalla giuria di esperti nel settore del Cinema, dell'Architettura e della Comunicazione Visiva, composta da Massimo Calanca, Giorgio de Finis, Luca Diffuse, Luigi Filetici, Antonella Greco, Massimo Locci, Silvia Massotti, Aldo Olivo e Amedeo Schiattarella.
L'evento,organizzato da Mediarch - in collaborazione con In/Arch (Istituto Nazionale di Architettura), Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, Festa dell’Architettura di Roma, CinemAvvenire, PresS/TFactory_Associazione Italiana Architettura e Critica, con il patrocinio della Provincia di Roma, si inserisce nel ricco programma degli appuntamenti collaterali della Festa dell'Architettura di Roma Index Urbis.
LETTERE
Paola Rossi risponde a LPP sull’opinione apparsa nella scorsa presS/Tletter
“E se tutto può diventare architettura, ciò non vuol dire che tutto possa diventare buona architettura.”
Caro Luigi, condivido assolutamente la tua opinione e -mi permetti?- raccolgo la tua sottile provocazione per esprimere un mio pensiero.
Sono convinta che solo la capacità di giudizio può permetterci una reale libertà di espressione senza ansia. Ansia di sbagliare e ansia di non saper giudicare per cui, alla fine, si salva tutto o non si salva niente, che poi, di fatto, non sono che i due comportamenti speculari di uno stesso modo di pensare che tu hai descritto con molta precisione e che qualcuno potrebbe scientificamente riassumere in due parole: alienazione religiosa. Penso che è importante domandarsi. Perchè, nella storia, si è persa questa capacità di giudizio?
Leggo il vocabolario: la parola giudizio indica la particolare “capacità di esprimere un'opinione sulle qualità, il valore, il merito di persona o cosa”. Ma giudizio, dice sempre il vocabolario, significa anche “senno”, che non sarà per caso quello che Orlando aveva perso sulla luna? Insomma come si può distinguere la buona dalla cattiva architettura? Senza questa possibilità il coraggio di esprimersi resterà sempre di quei pochì ai quali è permesso realizzare le proprie idee e le proprie immagini senza condizioni (per quali “vie esoteriche” poi costoro diventano tali non è dato saperlo) .
Mettendo da parte, finalmente e per fortuna, le terribili “regole fondative” delle quali parli - che, per inciso, non avrebbero mai permesso la realizzazione dell'Oratorio dei Filippini a fianco della Chiesa Nuova o le grandi braccia del colonnato del Bernini davanti a San Pietro, ma poi è arrivata la demolizione dei Borghi ed infine anche Corviale... - come si può esercitare questa libertà con la certezza di non sbagliare? Non ho una risposta pronta e univoca, sarebbe un credo anche il mio, ma mi piacerebbe poter impostare un dibattito e una ricerca … (Paolarossi, 6 maggio 2010)
L’ing. Giuseppe Taddeo risponde a Mario Di Giovanna a proposito di: Un disastro ecologico in Sicilia? (apparso nella precedente presS/Tletter)
Vi invio la relazione sulla base della quale è stata adottata la conseguente delibera del Consiglio Comunale.
In base a ciò è stato avanzata formale opposizione alla pubblicazione fatta dalla San Leon in materia di VIA.
saluti
ing. Giuseppe Taddeo
Oggetto: Opposizione trivellazione ricerca idrocarburi zona litorale selinuntino.
Al Sig. Sindaco, SEDE
L'ampia fascia costiera del Trapanese, compresa fra Torretta Granitola e Porto Palo, includente all'interno anche le foci del Modione e del Belice, nonché il litorale di Selinunte, è considerata sito d’Interesse comunitario (SIC) nonché sito di rilevante interesse archeologico. L'area, estesa complessivamente per circa
Nell'area si costituiscono i tipici habitat dell'ambiente dunale che caratterizzano le coste della Sicilia meridionale (battigia, antiduna, dune embrionali, retroduna, ecc.), nel cui ambito si possono riscontrare gran parte degli aspetti vegetazionali tipici del mediterraneo.
L'area del SIC riveste, quindi, un'importanza notevole, sia dal punto di vista paesaggistico che biologico-ambientale.
Orbene un posto così viene oggi gravemente minacciato.
E’ stato pubblicata in questi giorni all’albo pretorio del comune di Castelvetrano, un’inserzione che annuncia l’avvio di una campagna di prospezioni geologiche per la ricerca di idrocarburi al largo di Selinunte.
La pubblicazione, del tutto ermetica nei contenuti, invero desta non poche preoccupazioni, e, dagli accertamenti eseguiti da quest’Ufficio Tecnico, apprendiamo più in dettaglio:
- Il 15 Aprile 2010, sulla Gazzetta Ufficiale Inserzioni, appare un avviso di richiesta di “PRONUNCIA DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE”, fatta al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dei Beni Culturali da effettuarsi al largo delle Coste di Marsala, pubblicato anche sul Giornale di Sicilia il 24 aprile 2010 (pag. 18), in cui si ricorda che, entro il termine di 45 giorni dalla pubblicazione è possibile presentare opposizioni, osservazioni, memorie, documenti, relazioni su tale richiesta. La richiesta è collegata al permesso di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi classificato con il numero D352-CL-SR chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico e da questi concesso nel 2009.
-
Eventuali piattaforme saranno ben visibili dalla costa (una bella vista dei templi di Selinunte con pozzo petrolifero!), e potenzialmente raggiungibili a nuoto. L'area, per come sopra detto, è piena di riserve naturali, banchi corallini, zone archeologiche e zone di pesca, oltre ad essere ricca di fenomeni vulcanici secondari (terme Selinuntine) e le perforazioni potrebbero interferire con detti fenomeni.
Lo spazio di mare in vicinanza delle piattaforme è di solito interdetto per un raggio di molti km: questo comporterà zone vietate alla pesca ed alla balneazione.
Nello studio ambientale redatto dalla San Leon Energy, non viene valutato l'impatto delle trivellazioni e dell'emungimento del petrolio ma solo quello dell'esplorazione con i geofoni e con la airgun.
Sia il geofono che l’air-gun sono sistemi certamente provocanti gravi squilibri al delicato ecosistema della zona.
Il geofono (sensore atto a rilevare movimenti del suolo o onde sismiche) viene utilizzato nella prospezione geofisica: in questa applicazione viene provocata una esplosione e poi analizzata la risposta alle onde di pressione attraverso tali sensori.
La tecnica air-gun, anch’essa utilizzata nella fase di esplorazione dei fondali, con i suoi spari potrebbe parimenti determinare diminuzioni del pescato tra il 45% e il 70% in un raggio di quaranta miglia nautiche, circa settanta chilometri.
Gli eventuali esiti positivi di questa prima fase sarebbero seguiti dalla costruzione di installazioni petrolifere e dalla perforazione del fondo marino fino a
L’industria petrolifera è un’industria inquinante in tutte le sue fasi e, pertanto, in grado di compromettere le altre opportunità del territorio che, nel caso della costa selinuntina, significano soprattutto turismo, pesca, delicati equilibri ambientali, biodiversità.
Non viene inoltre fatta menzione ai banchi di posidonia e di corallo ed al fatto che la zona è altamente sismica e che vi sono presenti vulcani sia pure al momento inattivi.
Ma, a parte ciò, esaminiamo l’avviso: occorre anzitutto sollevare la questione dell’oggetto assolutamente incongruo e per niente rilevatore della portata dell’iniziativa. Intanto viene indirizzato impropriamente solo al Responsabile delle Affissioni dell’Albo Pretorio (di certo incompetente ad esprimersi a riguardo, se non per cultura personale) e soprattutto non porta alcun elemento utile per rilevare che il plico, di cui si chiede la pubblicazione, contenga documentazione utile al fine del rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale.
Dall’avviso si evincerebbe la totale mancanza di una serie di valutazioni di impatto ambientale, di incidenza e di rapporto costi/benefici. Detti elementi sono documenti fondamentali, che devono essere prodotti dall’azienda interessata, a dimostrazione della non pericolosità, per l’ambiente, delle operazioni di scavo e trasporto.
Da un primo esame, si sottolinea l’incompatibilità di un siffatto progetto industriale con le caratteristiche ambientali, di sviluppo turistico e storico architettonico della zona prescelta, in quanto si turberebbero in maniera permanente diversi ecosistemi; per ciò che riguarda il contesto economico, inoltre, non sono previsti guadagni per i comuni in cui si trovano i territori interessati dalle operazioni.
Per non considerare poi i vincoli idrogeologici ed archeologici che sono stati del tutto snobbati. Occorre dichiarare il proprio dissenso. E’ impossibile effettuare ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi nelle zone più vocate al turismo ed alla natura. Tutti sappiamo che chi oggi continua a cercare gas e petrolio è perchè vuole mettere mano sugli ultimi giacimenti che nei prossimi venti/trent'anni daranno profitti enormi e non certo benessere alle popolazioni locali.
Nel merito, poi, perché contrariamente a quanto scritto in Gazzetta Ufficiale la documentazione della VIA non è pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente? E poi, se l'inizio del periodo di 45 giorni per presentare le osservazioni, risale al 14 Aprile del 2010 Pubblicazione sulla GURI, perché l’istanza di pubblicazione, sia pure di atti del tutto incogniti, è stata protocollata l'istanza al comune solo il 3 Maggio?
Non c’è da perdere tempo: occorre sollevare la questione d’incompatibilità di tali iniziative estrattive con il modello Turistico-Agricolo che il territorio si è dato faticosamente e dei gravi e prevedibili guasti ambientali che inevitabilmente accompagnano lo sfruttamento dei giacimenti gas-petroliferi, che rischiano di creare più danni che vantaggi in una zona della Sicilia da tempo vocata al turismo naturalistico e culturale. Occorre, in altri termini, opporsi con ogni mezzo legale alla ventilata iniziativa.
Occorre, quindi, non solo impedire le trivellazioni gas-petrolifere, ma anche lanciare un grido contro i rischi di distruggere il vero e unico Giacimento che può portare ricchezza a questa terra: quello culturale e naturalistico.
Desideriamo parlare, per questa zona, di agricoltura di qualità, di attività di trasformazione dei prodotti locali, di artigianato, di turismo, di natura, di archeologia, di produzione di cervelli con università e centri culturali, ecc. insomma tutto ciò che è naturalmente connesso con l'identità storica, ambientale e culturale di questa terra.
Il nostro dissenso non è certo contro
In ogni caso occorre vigilare perché vengano osservate rigidamente le norme in materia di VIA (ovvero la valutazione di impatto ambientale). Ritengo sia opportuno che vengano interpellate le popolazioni locali, perché ogni singolo cittadino (non solo gli amministratori, i consiglieri e le associazioni dei cittadini) deve poter intervenire nel procedimento per esporre i propri diritti ed interessi e, di contro, chi valuta il procedimento ha l'obbligo di tenere presente anche l’opinione del singolo cittadino. E tutto ciò non può essere fatto a seguito di un semplice avviso affisso all’albo comunale.
I rischi per le falde acquifere sono possibili; sappiamo che laddove si trovi un buon giacimento di gas, poi per poterlo sfruttare dovranno costruire intorno decine se non centinaia di altri pozzi, e a quel punto ci sarà per forza uno stravolgimento del territorio, figuriamoci se poi dovessero trovare petrolio.
Il Dirigente
(Ing. Giuseppe Taddeo)
DELIBERA
del Consiglio Comunale
Il Presidente riferisce:
E’ stato pubblicata in questi giorni all’albo pretorio del comune di Castelvetrano, un’inserzione che annuncia l’avvio di una campagna di prospezioni geologiche per la ricerca di idrocarburi al largo di Selinunte.
La pubblicazione, del tutto ermetica nei contenuti, invero desta non poche preoccupazioni, e, dagli accertamenti eseguiti dall’Ufficio Tecnico e riportati nell’allegata relazione a firma del Dirigente del IV Settore Ing. Giuseppe Taddeo, apprendiamo più in dettaglio:
- Il 15 Aprile 2010, sulla Gazzetta Ufficiale Inserzioni, appare un avviso di richiesta di “PRONUNCIA DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE”, fatta al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dei Beni Culturali da effettuarsi al largo delle Coste di Marsala, pubblicato anche sul Giornale di Sicilia il 24 aprile 2010 (pag. 18), in cui si ricorda che, entro il termine di 45 giorni dalla pubblicazione è possibile presentare opposizioni, osservazioni, memorie, documenti, relazioni su tale richiesta. La richiesta è collegata al permesso di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi classificato con il numero D352-CL-SR chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico e da questi concesso nel 2009.
-
Le prospezioni che ci riguardano saranno effettuate quindi dalla San Leon Energy s.r.l. ed interesseranno i comuni di Sciacca, Menfi e Castelvetrano, con una distanza dalla costa minima di appena
Il tutto sta passando nell’assoluto silenzio: tenuto conto che tale tratto di mare ha molteplici aspetti da tutelare (zona di pesca, banchi coralliferi, vulcano Empedocle, riserve naturali) si ritiene che l’assenza di notizie e informazione su tali questioni sia grave e fortemente lesivo degli interessi della zona.
Peraltro, questa iniziativa quale benefici potrà produrre (anche economici) per il territorio? Nella fattispecie si ha il sospetto che il progetto della "San Leon Energy Srl" produca eventualmente benefici solo a se stessa. Già sull’argomento risulta sia stata presentata un'interrogazione al governo.
Per non parlare del capitale sociale della "San Leon Energy Srl", appena 10.000 euro. Dopo quello che è accaduto nel Golfo del Messico, immaginiamoci in che modo una società da 10 mila euro di capitale sociale possa intervenire nel caso di un incidente che si verificasse anche da queste parti. Sono solo alcuni dei motivi per cui riteniamo giusto esprimere la nostra netta contrarietà alla ricerca di idrocarburi davanti alle nostre coste, poichè nel caso venissero trovati, deturperebbero in maniera irreparabile il nostro ambiente e la nostra economia incentrata sul turismo.
Facciamo quindi un appello ed esprimiamo vibranti voti affinché si faccia di tutto per ostacolare ogni azione in tal senso.
Non vorremmo mai che i tragici avvenimenti delle coste del golfo del Messico, avvenissero un giorno di fronte ai templi di Selinunte.
Il Consiglio Comunale
In riferimento a quanto sopra e vista la relazione del Dirigente del IV Settore Ufficio Tecnico;
A voti unanimi palesi;
DELIBERA
Esprimere, col presente atto d’indirizzo, il proprio “no” forte e deciso alle ricerche di idrocarburi nel tratto di mare interessante i comuni di Sciacca, Menfi e Castelvetrano, con una distanza dalla costa minima di appena
Col presente atto di indirizzo si chiede al Sindaco di opporsi, con tutti gli strumenti necessari, allo sfruttamento del nostro mare e di chiedere con forza la revoca delle concessioni con efficacia immediata e definitiva.
TESTIMONIANZE
Benedetta Stoppioni: Alvaro Siza e le chiavi (primavera)
Allegro
Giunt' è
E i fonti allo Spirar de' Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto:
Vengon' coprendo l'aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl' Augelletti;
Tornan' di nuovo al lor canoro incanto:
Largo
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme 'l Caprar col fido can' à lato.
Allegro
Di pastoral Zampogna al suon festante
Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all' apparir brillante.
A chi ha letto l'architettura di Alvaro Siza Vieira come un'appendice, un furto o un tributo alla grande tradizione del Movimento Moderno, credo sia sfuggito molto della personalità di questo uomo.
«Ogni mio disegno vorrebbe cogliere con il massimo di rigore un momento concreto di un'immagine fugace in tutte le sue sfumature; nella misura in cui si riesce ad afferrare questa qualità sfuggente della realtà, il disegno scaturirà più o meno chiaro e sarà tanto più vulnerabile quanto più è preciso. Deve essere per queste ragioni che soltanto le opere marginali (una residenza in un luogo tranquillo, una casa per vacanze lontana da tutto) sono state realizzate così com'erano state disegnate. E' il risultato della partecipazione al processo di trasformazione culturale che comprende la costruzione e la distruzione. Ma di tutto ciò qualcosa rimane. Brani realizzati qua e là, conservati dentro di noi, segni lasciati nello spazio e nelle persone, pezzi che forse qualcuno in seguito raccoglierà, che si fonderanno nel processo di trasformazione totale. Poi noi montiamo questi pezzi, creando uno spazio intermedio e trasformandolo in un'immagine, e gli diamo un senso, di modo che ciascuna immagine significhi qualcosa alla luce delle altre. In questo spazio possiamo trovare fin l'ultima pietra e l'ultimo conflitto. Trasformiamo lo spazio allo stesso modo in cui trasformiamo noi stessi: mediante pezzi confrontati con gli “altri”. La natura – come dimora dell'uomo – e l'uomo – come creatore della natura – assorbono entrambi tutto, accettando o respingendo ciò che aveva una forma transitoria, perché tutto lascia in essi il segno. Partendo da pezzi isolati cerchiamo lo spazio che li sostiene.»
L'attività dell'architetto è qui delineata come esplicantesi in una sorta di rêverie regolata dal perpetuo atto del disegno e popolata da ricordi, sensazioni, visioni, tutte equanimemente valide, in quanto tutte inerenti alla vita. Siza affianca natura e cultura – prodotto della terra e prodotto dell'uomo – dal momento che entrambe queste “forze” attingono allo stesso processo di trasformazione totale che tutto accomuna. L'opera dell'uomo assurge in tal modo allo stesso grado di universalità di quella della natura, in quanto espressione della vita. E così un edificio che potrebbe erroneamente sembrare una citazione di un maestro o un oggetto più simile ad una scultura che ad una architettura – come la casa per Alves Costa nella pineta di Moledo o la casa Avelino Duarte ad Ovar - è invece il frutto di un'attitudine che maieuticamente fa nascere il progetto dalla pianta, e la pianta dalla vita che gli abitanti vi svolgeranno, facendo sì che ciò ne determini la forma complessiva finale, perché “soltanto un'intensità di vita ha un'intensità di forma”.
Di questa atmosfera onirica, di questo sogno rivelatore, sono parte le immagini dell'infanzia, i paesaggi del Minho, tanto quanto le architetture di Le Corbusier, Aalto o Loos. Questi riferimenti sono in un certo senso ammessi non tanto in quanto opere dei maestri, ma come oggetti facenti parte del reale. I modelli esistenti sono semplicemente stimoli, che svolgono sulla scena un ruolo pari alle necessità, alle richieste della committenza, ai dettami del luogo e alla reazione personale dell'architetto. Architettura è cogliere l'essenza di un istante, nel presente, qui e ora. E' la rappresentazione di un momento che può essere colto attraverso uno schizzo. Lo scontro tra l'apertura all'esistente del “disegno automatico” e l'impossibilità di mantenere tale flessibilità al momento della realizzazione concreta dell'architettura, rappresenta per Siza un passaggio decisivo e difficoltoso. «[…] “tra Idea e Costruzione molte cose rimangono assassinate” ma nello scarto tra l'idea e la costruzione, per salvare ancora quante più cose è possibile, quanta più possibile realtà, c'è ancora l'atto. Un atto che non può essere esattamente l'atto dello scultore, poiché l'architettura, tecnica necessariamente collettiva, non lo consente. “L'architettura è a rischio, e il rischio richiede il desiderio impersonale e l'anonimato, a partire dalla fusione di soggettività e oggettività. In definitiva, in progressivo distanziamento dall'Io”.»
Questo atto cui ci si riferisce, non è nemmeno quello concreto costruttivo – a cui invece Távora affida il senso più profondo della sua attività - ma la sintesi e la rarefatta restituzione di tutte le suggestioni, contaminazioni, tracciati, linee, città, nature, edifici. Un atteggiamento selettivo che si ripercuote nell'attitudine alla “riduzione”, all'astrazione. Di qui forse la confusione con il “minimalismo” del Moderno, ma di tutt'altro si tratta.
La casa della nonna. La pineta del Minho. La geometria, se relazioni geometriche devono essere considerate. Loos e casa Müller. Le architetture dell' Alentejo e il suo paesaggio. Gli schizzi. E ancora gli schizzi. Le luci e le ombre dell'Alhambra di Granada. Loos e casa Steiner. Alvar Aalto. Le casbah dell'Africa del Nord. La vita. E ancora la vita.
«Mi dicono (alcuni amici) che non ho una teoria di supporto né un metodo. Che niente di quello che faccio indica delle vie. Che non è pedagogico. Una specie di nave in balia delle onde, che inspiegabilmente non sempre naufraga (cosa che anche dicono). Non metto a dura prova le tavole delle nostre navi, almeno in alto mare. Gli eccessi le mandano in pezzi. Studio le correnti, i mulinelli, cerco le insenature prima di rischiare. Posso aver visto passeggiare solo in coperta. Ma tutto l'equipaggio e tutti gli attrezzi stanno lì, il capitano è un fantasma. Non oso mettere mano al timone, quando appena si intravede la stella polare. E non indico una via chiara. Le vie non sono mai chiare.»
LE INTERVISTE
MARIO CUCINELLA/ ARQUITECTO ECOLÓGICO ITALIANO
(El Mundo 2 giugno)
«Apuesto por una arquitectura sensible»
XISKYA VALLADARES
Lleva 18 años construyendo edificios ecológicos. Italiano con reconocimiento internacional por su tipo de construcciones. Estuvo en Madrid la semana pasada mostrando su obra en la exposición ‘Hacia otras arquitecturas’ organizada por
Pregunta.— ¿Arquitecto de siempre o por vueltas del destino?
Respuesta.— De siempre. Desde el colegio tenía claro que quería ser arquitecto. Hice el bachillerato artístico con una materia propia.
P.— ¿Cómo empezaste a construir casas ecológicas?
R.— No encuentro que sea una cosa particular. La historia de la arquitectura está hecha de una mezcla entre paisaje, clima y cultura.
P.— ¿Es cierto que lo ecológico es más caro?
R.— Creo que no. Construir un piso ecológico puede ser un 10% más caro, pero el mantenimiento es mucho más barato. Uno ecológico necesita entre 15 y 30 KW por metro cuadrado, mientras que los otros necesitan 250.
P.— ¿Cómo te ves con tu trabajo?
R.— Creo que el arquitecto es un hombre importante en la sociedad. La arquitectura es un servicio. El arquitecto conforma el espacio de una sociedad porque crea sus edificios y define el paisaje que tendrá. Esto es muy importante.
P.— ¿Qué se siente cuando se crea una nueva obra?
R.— Difícil de explicar. Es un mix de inspiración técnica y artística. Una cosa bella lo es también porque tiene un contenido ecológico. Me gusta hablar de ‘empatía creativa’. Apuesto por una arquitectura sensible.
P.— ¿Es compatible la arquitectura ecológica con la belleza?
R.— Sí. La arquitectura no crea un objeto, recoge la relación entre la persona y el espacio. Y por eso necesitamos un diseño que no sea extraño al hombre. Tenemos que trabajar con sensibilidad, creatividad y sostenibilidad.
P.— ¿Ya existe el edificio de tus sueños?
R.— (se ríe) No. Estamos en un momento de cambio, aún poco sensible. Nos falta crecer. Sólo basta esperar la arquitectura de los años próximos. No podemos rehacer tanto edificio feo que hay en las ciudades.
P.— ¿Dónde está la construcción más ecológica del mundo?
R.— Los antiguos construyeron los edificios más bellos y ecológicos. En
P.— ¿Cuál es tu rutina al crear una obra?
R.— Parto siempre de una intuición. Y me gusta pensar que ese primer diseño contiene ya dentro soluciones ambientales. El futuro de la ecología no será la tecnología sino el conocimiento. Debemos gobernar la tecnología por medio de conocimiento.
P.— ¿Qué opinas de las casas en serie?
R.— Un factor fundamental de la ecología es la diversidad. No se puede ser ecológico y construir casas en serie, todas iguales. Hay que tener en cuenta las condiciones del clima, el entorno y
P.— ¿Cuáles son las características fundamentales de un edificio ecológico?
R.— Aislamiento térmico, protección solar, masa del edificio, tecnología solar, geotérmica. Pero es necesario un equilibrio entre lo técnico y lo emotivo. Esa es la labor del arquitecto.
P.— ¿Tiene muchos seguidores la arquitectura verde?
R.— Los fans son los más jóvenes y es un signo esperanzador. Me han sorprendido los jóvenes que hablan de compromiso social, deseos de hacer arquitectura que no produce CO2, tienen una visión muy madura del tema.
P.— La ciudad más bella...
R.— Bolonia, una pequeña ciudad italiana. Yo vivo ahí pero soy de Palermo. Bolonia tiene pórticos, plazas, donde la gente se ve para encontrarse y hablar, con un sentido social de la ciudad. No es una ciudad turística. Es una ciudad ‘sincera’.
P.— ¿Qué opinas de las grandes ciudades?
R.— La ‘megapolis’ es un desastre desde el punto de vista social. Una razón de los conflictos sociales es el espacio. Europa no sigue ese modelo.
P.— ¿Qué te gustaría hacer que no hayas hecho hasta ahora?
R.— Me gustaría tener más tiempo para mí.
P.— ¿Siempre piensas y trabajas sólo en la arquitectura?
R.— No. Tengo 13 ‘trulli’ en el sur de Italia, en Puglia. Son como chozas en forma de pirámide. Y me gusta mucho ir ahí en verano para cultivar el campo: la oliva, el tomate y las uvas.
RETRATO
Origen. Palermo, Italia, 29 agosto de 1960.
Currículo. «Me gradué en arquitectura en
Virtudes. «Soy muy creativo y muy paciente, quizás porque trabajo con mucha gente».
Defectos. «De vez en cuando pierdo la paciencia y tengo mal carácter».
Aficiones. «Trabajar, viajar y cultivar la tierra en mi casa de verano, en Puglia».
Debilidades. «Mis hijos Ana Giulia y Paul».
ALLEGATI
Quadranti d’Architettura: Premio per la valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia
IV Edizione 24 e 25 settembre 2010
Nell’ambito delle proprie iniziative culturali il Comune di Pedara, organizza un evento, diretto agli operatori “della fabbrica d’architettura”. Promuove e istituisce quindi, un “ premio d’architettura contemporanea“, indirizzato a professionisti che si sono distinti, nella ricerca della qualità, nella realizzazione di opere d’ architettura in Sicilia, nelle diverse sezioni e discipline fissate dal regolamento.
L’evento è organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania, e con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania.
Il premio, denominato “Quadranti d’Architettura”, sarà articolato, in due giornate di confronto e di verifica sui temi dell’architettura contemporanea, fissando anche, al suo interno un momento di riconoscimento a quei professionisti che si sono distinti quali operatori d’architettura nelle diverse sezioni fissate. I premi saranno intitolati alla memoria dell’architetto Giovan Battista Vaccarini, massimo esponente del barocco Catanese e artefice dell’immagine della Catania ricostruita dopo il terremoto del 1693.
Il premio
Il premio è istituito dal Comune di Pedara che si avvale della collaborazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania e dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania.
La sua denominazione è: Quadranti d’Architettura ed è rivolto alla valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia.
Nel corso di ogni edizione viene ospitata una scuola d’architettura straniera per un momento di confronto con l’architettura contemporanea di quella nazione.
Quest’anno sarà ospite
Il premio si articola in sei differenti sezioni:
1 - Premio G.B.Vaccarini alla carriera;
destinato ad un architetto, la cui attività professionale e le cui opere prodotte in Sicilia rappresentano una distinta peculiarità e un evidente apporto alla qualità architettonica.
2 – Premio G.B. Vaccarini ad un architetto siciliano
destinato ad un architetto siciliano che ha realizzato opere di architettura significative su ambito Nazionale o Internazionale.
3 - Premio G.B.Vaccarini ad un’opera di architettura;
destinato ad un’ architettura, realizzata nell’ambito del territorio dell’isola d’ evidente qualità architettonica e che abbia contribuito a conferire dignità figurativa al contesto paesaggistico.
4 - Premio G.B.Vaccarini ad un opera prima;
Nell’intento di promuovere figure emergenti nel panorama professionale isolano, non adeguatamente valorizzate e conosciute, il premio è destinato ad un architetto o ad un gruppo d’architetti i cui componenti non superano il quarantesimo anno d’età, distintisi in special modo nella ricerca della qualità nella realizzazione di un’opera d’ architettura.
5 - Premio G.B.Vaccarini ad un’architettura d’interni;
Questo premio avrà per oggetto un allestimento d’interni, realizzato da un architetto o da un gruppo d’architetti. Il premio può avere per oggetto anche un semplice oggetto di design, purché questo sia stato prodotto e commercializzato in più copie.
6 - Premio G.B.Vaccarini ad una Scuola;
Premio destinato ad una Scuola, ad un Istituto Superiore, ad una Università siciliana , che si sia impegnata nella divulgazione e nella valorizzazione dell’architettura contemporanea.
Modalità di partecipazione:
La partecipazione al concorso prevede una quota di iscrizione di € 100,00 da effettuare tramite bonifico bancario sul conto IBAN: IT22K0513216901849570201485, presso “Banca Nuova”, causale “quota di partecipazione premio Quadranti d’Architettura”. Entro le ore 12 del 7 settembre dell’anno corrente deve pervenire in Pedara, presso la sede del premio, nel Palazzo Comunale Piazza Don Bosco
Riguardo alla sezione uno e cinque, premi alla carriera e alla scuola, le candidature devono essere corredate da una descrizione (al massimo due cartelle formato uni A4) del soggetto partecipante, o dell’attività svolta.
Riguardo ai premi di cui ai punti due tre e quattro, le candidature con i relativi elaborati devono essere corredate da un massimo di otto cartelle in formato UNI A3 contenenti foto e disegni dei progetti realizzati e di due cartelle formato uni A4 con la descrizione del progetto, con l’indicazione del progettista, dei collaboratori ed eventualmente, dell’impresa realizzatrice dell’opera.
In allegato occorre fare pervenire un cd contenente l’impaginazione del progetto con cui si partecipa al concorso in formato pdf e in dimensione A1, massimo 3 tavole, impaginate a scelta o in orizzontate o in verticale e ciò perché tutti i progetti concorrenti verranno stampati ed esposti in mostra e successivamente raccolti in catalogo.
Premiazione
La giuria delibererà l’assegnazione dei premi a proprio insindacabile giudizio. Per ogni categoria di premio può essere individuato un ex aequo e due segnalati.
Al vincitore di ciascuna categoria sarà consegnato il premio “G.B. Vaccarini“.
Giuria
La commissione giudicante, è così formata:
dal Sindaco del Comune di Pedara e da numero otto componenti, architetti, ingegneri, espressione delle categorie professionali o dell’ambito.
I componenti :
Avv. Anthony Barbagallo
Sindaco Comune di Pedara
Arch. Cesare Casati
Docente presso
Prof. Arch. Giuseppe Dato
Preside Facoltà d’Architettura di Siracusa
Ing. Carmelo Grasso
Presidente Ordine Ingegneri Provincia di Catania
Arch. Antonella Greco
Docente presso l’Università
Arch. Luigi Longhitano
Presidente Ordine Architetti PP. AA Catania
Arch. Gaetano Pappalardo
Direttore Artistico
Arch. Luigi Prestinenza Puglisi
Critico d’Architettura
Prof. Giovanni Tesoriere
Preside Facoltà di Ingegneria e Architettura Università Kore
Prof. Arch. Laura Thermes
Docente presso
Arch. Maria Giulia Zunino Reggio
Redattore di “Abitare”
La giuria eleggerà, al proprio interno, un presidente ed un segretario con il compito di redigere i verbali e gli atti ufficiali della commissione nonché le delibere. Le riunioni della giuria saranno ritenute valide purché sia presente il cinquanta per cento più uno dei membri della giuria stessa. Alla fine dei lavori della commissione dovrà essere stilato apposito verbale da cui risulti il criterio e le motivazioni con cui sono stati scelti i vincitori ed i segnalati di ogni sezione del concorso, nonché il verbale di chiusura delle assemblee della commissione giudicante.
La giuria si riserva, inoltre, la possibilità di pubblicare i lavori premiati o ritenuti meritevoli, il materiale pervenuto non sarà restituito e resterà a disposizione della giuria e dell’ente patrocinante al fine di costituire un archivio permanente. La commissione di concerto con l’ente promotore si riserva la possibilità di utilizzare tale materiale per eventuali pubblicazioni e allestimenti di mostre ed eventi.
Comitato Organizzatore
Arch. Salvatore Chiarenza
Arch. Alfio Cristaudo
Arch. Angelo Cristaudo
Arch. Salvo Distefano
Arch. Gaetano Pappalardo
Coordinatrice della mostra
Arch. Eleonora Cacopardo
Per contatti:
Arch. Pappalardo Gaetano
C.so Sicilia 97 - 95131 Catania
tel. 095 311388; 347 6403037
e-mail: gaetapap@fastwebmail.it
presS/Tletter
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d'ora.
E' gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP, Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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