RIFLESSIONI di Marcello del Campo
Maurizio, ma quanti libri hai scritto su Purini?
Oddo e mezzo
IN EVIDENZA
- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: YouTube/Architettura e Critica --- Due Concorsi lanciati da presS/Tfactory e Professione Architetto: terza edizione concorso Giovani Critici e Young Italian Architects --- MAS’10_Monitoraggio dell’Architettura del Salento ’10 promosso dalla Provincia di Lecce, Assessorato alla Cultura e dal centro studi Punto a Sud Est, in collaborazione con presS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica
- L’OPINIONE: Un incontro su La Maddalena
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Ipertesto e filosofia
- DOCUMENTI: Testo di Stefano Boeri apparso sul sito di Abitare l’8 Marzo 2010 nella rubrica “Dal Direttore”
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico
- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Per uscire dalla crisi
- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato
- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Il silenzio del rumore
- NOTIZIE INARCH: 50 anni di storia dell'in/arch
- LEZIONI DI CUCINA: Francesca Pollicini ci parla di: Riattivare il tessuto urbano
- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: … e a pensare che era piccola, tanto piccola e bella, così!!
- LIBRI: Trasformare il paesaggio. Energia eolica e nuova estetica del territorio --- Toyo Ito. La costruzione del vuoto
- RECENSIONI E COMMENTI: Marco Ermentini: Architettura timida. Piccola enciclopedia del dubbio
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: LOHArchitects, Zone, Doors
- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di L’arte al tempo del Web 2.0
- FRAME: Channelbeta ci parla di: Raimund Abraham, progettista visionario e poetico
- SEGNALAZIONI: Segnalazioni da Nancy Goldring
- LETTERE: Marco Del Francia: ringraziamento per Giorgini
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
YouTube/Architettura e Critica
È nato il Canale YouTube dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica:
http://www.youtube.com/architetturaecritica
L’Associazione ha carattere culturale e sociale e si dedica alla promozione dell'Architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l'arte e la scienza inerenti l'architettura e l'urbanistica. Il nuovo Canale Tv/YouTube rappresenta uno strumento per comunicare Architettura e per fare Critica attraverso video e brevi filmati. Il Canale di “architetturaecritica” è aperto. Se volete inviarci i vostri video-contributi potete farlo iscrivendovi direttamente al Canale oppure inviando una mail all’indirizzo architetturaecritica@live.it
Buona visione a tutti.
Young Italian Architects e Giovani Critici
All’inizio di quest’anno presS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.presstletter.com) insieme a professioneArchitetto (www.professionearchitetto.it) con il supporto e il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Architettura (InArch) e dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia, ha deciso di bandire due Concorsi per premiare l’attività di giovani architetti under 35 in Italia.
Il primo, “Young Italian Architects”, si propone di individuare l’architettura di qualità ideata dai giovani progettisti e di promuoverne la conoscenza. La partecipazione è aperta ai progettisti e agli studi italiani che siano under 35 considerando validi quelli con sede in Italia e con almeno uno dei partner di nazionalità italiana. Ogni studio può presentare un solo progetto, realizzato e non. La selezione delle opere avviene in due fasi, nella prima verranno individuati i 10 finalisti da una giuria di giovani architetti del laboratorio presS/Tfactory: Claudia Alessandro, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Federico Russo. Nella seconda fase vengono proclamati i vincitori da una giuria di esperti del settore: Odile Decq (architetto), Joseph Grima (direttore Storefront), Juan Herreros (architetto), Hans Ibelings (direttore A10), Luigi Prestinenza Puglisi (direttore Compasses), Amedeo Schiattarella (Presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia), Robert Thiemann (direttore Mark). Il primo classificato riceverà come premio il Manuale dell’Architetto (Mancosu editore) e sarà segnalato come il progetto italiano all’interno del libro “Young International Architects” (titolo ancora provvisorio) in corso di redazione dalle edizioni Utet. I primi tre classificati riceveranno l’ abbonamento per un anno alle riviste: Edilizia e Territorio, Il Giornale dell’architettura, L’Arca, L’Architetto Italiano, L’industria delle costruzioni e The Plan. Inoltre tutti i progetti partecipanti saranno pubblicati su www.presstletter.com in un’apposita sezione.
Il secondo concorso, “Giovani Critici” è invece arrivato alla sua terza edizione quest’anno (nel 2007 e 2009 le precedenti) e ha lo scopo di promuovere tra i giovani l'attività critica. La partecipazione è aperta a tutti gli under 35 che vogliono partecipare con uno scritto Edito o Inedito, il tema quest’anno è libero. Anche in questo concorso la selezione delle opere avviene in due fasi, nella prima verranno individuati i 10 finalisti da una giuria di giovani architetti del laboratorio presS/Tfactory: Luca Guido, Zaira Magliozzi, Giulia Mura, Francesca Oddo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni. Nella seconda fase vengono proclamati i vincitori da una giuria di esperti del settore: Anna Baldini (presS/Tmagazine), Cesare Maria Casati (L'Arca), Luca Gibello (Il Giornale dell’Architettura), Nicola Leonardi (The Plan), Carlo Mancosu (L'Architetto italiano), Giuseppe Nannerini (L'Industria delle Costruzioni), Paola Pierotti (Edilizia e territorio), Franceso Orofino (InArch). I lavori dei primi tre classificati saranno segnalati alle principali riviste di architettura e pubblicizzati sulla newsletter presS/Tletter e su professioneArchitetto. Il primo classificato riceverà come premio il Manuale dell’Architetto (Mancosu editore). I primi tre classificati riceveranno l’ abbonamento per un anno alle riviste: Edilizia e Territorio, Il Giornale dell’architettura, L’Arca, L'architetto Italiano,L’industria delle costruzioni, The Plan.
Tutti i progetti partecipanti saranno pubblicati su www.presstletter.com in un’apposita sezione.
Scadenza di entrambi i Concorsi:
ore 12:00 del 28 marzo 2010
Per partecipare:
youngitalianarchitects@gmail.com
criticagiovane@professionearchitetto.it
Per scaricare il Bando:
www.presstletter.com e www.professionearchitetto.it
Patrocinio di:
Istituto Nazionale di Architettura (InArch) e Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia
Media Partner del Concorso:
Edilizia e territorio, Il Giornale dell’Architettura, L'Arca, L'Architetto italiano, L'Industria delle costruzioni, The Plan e Utet.
MAS’10_Monitoraggio Architettura del Salento ’10
MAS’10_Monitoraggio Architettura del Salento ’10, promosso dalla Provincia di Lecce, Assessorato alla Cultura e la Punto a Sud Est, centro studi, in collaborazione con presS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica attraverso le riviste presS/Tletter e presS/Tmagazine, punta alla valorizzazione della cultura del progetto architettonico. L’iniziativa si propone come un’analisi dello stato di fatto dell’architettura contemporanea del territorio salentino, per individuarne il valore, la qualità e le tendenze di sviluppo.
Mas’10 si struttura tramite un’autocandidatura gratuita di progetti realizzati negli ultimi 10 anni nelle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Entro giugno 2010, tutti i progetti saranno pubblicati sui siti www.presstletter.com, in una sezione appositamente realizzata per l’iniziativa. Entro luglio una giuria internazionale selezionerà gli interventi più meritevoli che saranno pubblicati in un catalogo ed esposti in una mostra.
Data di scadenza:
ore 24.00 di mercoledì 30 giugno 2010
Per partecipare:
Per scaricare il Bando:
L’OPINIONE
Un incontro su La Maddalena
Mercoledì 17 alle ore 18 alla Triennale di Milano ci sarà un incontro, moderato da Enrico Arosio, tra Stefano Boeri e LPP sul tema de La Maddalena. Poi continueremo a Roma giorno 8 aprile alla Casa dell’Architettura con moderatore Paolo Conti. Mi sembra importante che su questo argomento si parli, e con franca sincerità, per tutto ciò che interessa l’architettura e anche per ciò che va oltre l’architettura. Una sola considerazione mi permetto di anticipare. Probabilmente, tra venticinque anni tutte le penose vicende legate agli appalti saranno dimenticate e rimarranno solo le opere. Un po’ come e' successo per infinite altre realizzazioni pubbliche funestate da polemiche e scandali. Le opere di architettura –non so se questo e' un bene o un male- sono alla lunga sorde alle vicende umane che le hanno generate.
(LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
CARTOLINA ENNIO FLAIANO
Diceva Ennio Flaiano: “In Italia l’unica vera rivoluzione sarebbe la legge uguale per tutti”.
CARTOLINE GIANFRANCO CAROFIGLIO
1. PROCRASTINAZIONE
Tendenza patologica alla procrastinazione, la chiamano. Pare che sia un atteggiamento tipico di soggetti insicuri, con scarsa autostima, che rimandano continuamente i compiti sgradevoli per evitare di confrontarsi con le proprie debolezze, le proprie paure e i propri limiti
2. IMMAGINAZIONE
Chi legge troppi libri spesso fa cose di cui non c’è nessun bisogno.
Gianfranco Carofiglio, Le perfezioni provvisorie
CARTOLINE ROBERTO PERRIS
Un altro pezzo di ’68 che se ne va, dopo il suo compagno di studio professionale e di ‘68 Sergio Petruccioli. Roberto Perris era arrivato all’impegno nel movimento degli studenti per la riforma delle Facoltà di Architettura, da un passato di seduttore nouvelle vague , che conduceva in macchina dai piano bar o dai wishy a gogò che alla fine degli anni Cinquanta cominciavano ad aprire a Roma le ragazze per prendere un cappuccino all’alba a piazza del Campo a Siena. Gliene era rimasta una comprovata abilità d’autista: a bordo della sua Cinquecento io, Marco Ligini, Anna Indrio e Marco Morichi viaggiamo di notte dalla Facoltà occupata al Politecnico di Milano per partecipare ad un’assemblea nazionale e ripartimmo la sera per una seconda notte in autostrada. All’altezza della chiesa sull’autostrada di Michelucci si fermò per dormire una mezz’ora. Gliene rimase sempre una fantasiosa delicatezza. Dagli orizzonti della politica, per definizione sconfinati, era arrivato al gusto della della precisione. Aveva così realizzato un Dizionario della Tecnologia per l’editore Mancuso e spostato la sua cattedra nel design. Mi sarebbe piaciuto che avesse potuto farmi da guida alle architetture che aveva costruito a Latina, è un pellegrinaggio che farò da solo.
CARTOLINA SERGIO LENCI
E’ stata presentata la nuova edizione del libro di Sergio Lenci, Colpo alla nuca: a trent’anni dall’attentato di Prima Linea, in cui gli fu sparato un colpo di pistola alla nuca, ma la pallottola devia e si ferma nel cranio. Sergio Lenci ha convissuto altri 21 anni con quel proiettile, ed il suo diario è la narrazione delle conseguenze nella sua vita ed insieme il tentativo di spiegare a sé stesso (ed a noi) l’accaduto. Sono stato suo assistente, in un corso al primo anno, nel 1971 – 72; mi sembra che il suo diario sia stato scritto anche per me e per tutti quelli che anche oggi vogliono capire il perché della banalità del male – secondo la definizione di Hannah Arendt.
CARTOLINA BRUNO ZEVI
Cos’è oggi che m’interessa in Bruno Zevi? Per le mie tendenze, non l’architettura organica, e nemmeno la contro storia dell’architettura. Sicuramente la curiosità e l’energia. Ma mi interessa soprattutto quello che potrei definire il suo aspetto arganiano, la volontà di mantenere ferma, se non si vuole soggiacere passivamente al destino, la necessità del progetto. Non limitarsi, per quanto si possa essere abili nel surf, a cavalcare l’onda del presente. Ma saper guardare avanti, prevedere, progettare. Questa è il nucleo perennemente vivo del moderno, ancora oggi, qualcosa che non può essere assorbita dal post moderno.
FOCUS SU… di Diego Caramma
Ipertesto e filosofia
«Il messaggio che entra a costruire un ipertesto è sensibile, circoscritto, iconico, evenemenziale, integrabile al modo di un frattale, con perdita dell’autore, con un’apertura comunitaria, collaborativa e contestativa, dialogo senza voci e mimesi di un orale dove siano scomparsi i supporti filosofici dei corpi. Una simile possibilità filosofica esclude operazioni di custodia e qualsiasi coerenza di avventura analitica. Vi può essere solo produzione di senso. Il che apre un problema fondamentale: la relazione tra senso e temporalità, lo spessore temporale della elaborazione della prospettiva di senso, il valore temporale della recezione. (…) La forma di produzione del senso dell’ipertesto costringe la dimensione della temporalità a un presente che ha il dono di rinnovarsi senza che si dia il pozzo del passato e l’orizzonte del futuro, come del resto accade come effetto dei mezzi di comunicazione contemporanei. Il senso rimane su una superficie collaborativi, ma non c’è teatro interiore a lunga durata, e il senso non perdura come prova della forma di esistenza».
da: Fulvio Papi, Figure del tempo, Mimesis 2002 (originariamente pubblicato in Internet e la filosofia, a cura di P.D’alessandro, LED, 2001)
DOCUMENTI
Testo di Stefano Boeri apparso sul sito di Abitare l’ 8 Marzo 2010 nella rubrica “Dal Direttore”
http://www.abitare.it/highlights/alcune-riflessioni-sul-g8-alla-maddalena
Nelle ultime settimane mi è capitato di ripensare di continuo agli ultimi 20 mesi. Ho ordinato e riordinato ricordi, luoghi, fatti, relazioni. Una scavo ossessivo che mi ha aiutato a capire meglio quello che è successo attorno a me, attorno a noi, attorno alla vicenda del nostro progetto per La Maddalena.Non è facile usare l’introspezione per costruire un discorso che ambisce a una qualche generalizzazione. Sono due cose diversissime. Ma questa volta, ancor più delle altre, questo sforzo di esternazione è necessario. E forse anche un po’ utile. Ecco dunque alcuni spunti tra la cronaca, il ricordo e la riflessione sulla professione dell’architettura.
1. testimone
Credo, insieme a Guido Bertolaso, di essere stato l’unico a seguire l’intera vicenda del progetto di La Maddalena. A registrare, nel mio studio prima e in cantiere poi, i riflessi delle continue evoluzioni politiche e giuridiche che cambiavano in corsa le regole del gioco. C’ero ai primi incontri con Soru e Bertolaso (gennaio 08); quelli a Roma e quelli a La Maddalena con i cittadini e il loro Sindaco. C’ero quando (marzo 08) è arrivata l’Unità di Missione di Balducci; quando Prodi è caduto; quando Berlusconi (nel luglio 08) e Napolitano (agosto) sono venuti a visitare il sito; quando Berlusconi, a lavori ormai in corso, ha cominciato a suggerire altre sedi per il summit; quando Soru (dicembre 08), con nostra grande preoccupazione, si è dimesso da Presidente della Regione. Quando Letta, Bertolaso e Berlusconi, pochi giorni prima di spostare il G8 all’Aquila (il 21 aprile 09) sono venuti a perlustrare, con un sorriso convinto e rassicurante, i cantieri in fase di ultimazione. E c’ero subito dopo, nei momenti del massimo sconforto, con il panico di non essere pagati e la paura che le imprese mollassero, che il cantiere di trasformasse in un immenso eco-mostro, con la rabbia e la vergogna dei maddalenini che non avevano votato Soru. E infine c’ero nei mesi finali, con Bertolaso che tornava sull’isola, con il suo indiscutibile e vittorioso sforzo per portare la Luis Vuitton Cup di vela nell’ex Arsenale (settembre 09); con le denunce di Repubblica sul degrado (inesistente) degli edifici (febbraio 10); con lo scoppio dell’indagine e gli arresti dei nostri committenti.
Nei giorni dopo lo spostamento del G8 a l’Aquila, visitando nell’ex Arsenale di La Maddalena un cantiere finito in tempi miracolosi e pensando ai soldi pubblici spesi per realizzare le opere, mi sono chiesto quali fossero le ragioni vere di una scelta così assurda.
Uno spreco ingiustificabile di risorse.
A Maddalena non c’era ostentazione di lusso che potesse offendere un Paese colpito dalla calamità del terremoto. E a l’Aquila non c’era necessità di un piedistallo planetario che distraesse dalle tragedie della vita quotidiana. Ho cominciato in quei giorni a chiedermi se c’era una regia dietro le ragioni, nobili e meno nobili, che sono state complici di una scelta che ha subito, troppo presto, convinto tutti.
2. consulente
Se penso a come ho lavorato dal dicembre ‘07 ad oggi mi vengono in mente due periodi.
Nel primo, ho operato come consulente di Renato Soru e Guido Bertolaso per decidere gli assetti urbanistici del G8 a La Maddalena. Il tema era quello di trasformare un evento breve, potente e inutile (il G8) in una situazione stabile e utile per la Sardegna e il territorio dell’arcipelago: la creazione al posto di un ex arsenale militare dismesso e inquinato di un grande polo nautico polivalente, capace di ospitare insieme cantieri, spazi per convegni, scuole di vela, un albergo, aree commerciali e espositive. Con fondali eccezionali e in uno dei posti più belli del mondo.
Ma prima c’era da costruire in pochi mesi la sede del G8, con i suoi requisiti di sicurezza e i suoi protocolli diplomatici.
Per questo abbiamo immaginato che ogni edificio dovesse avere una specie di doppia vita: prima tre giorni “furiosi” di allestimento che, come un vestito da festa, lo addobbassero per il grande evento geopolitico e subito dopo, spariti i vestiti, ecco un’architettura solida, fuori dai riflettori, destinata a durare e dotata di una funzionalità precisa.
Le opere di La Maddalena, come tutte le architetture costruite, sono fatte anche dalle idiosincrasie e dalle contraddizioni che hanno accompagnato la loro ideazione. Non c’è dubbio che le nostre architetture riflettano uno sforzo esacerbato, teso ad evitare i clichè della geopolitica: uno sforzo per essere anti-celebrative, per immaginare spazi essenziali, per cercare una monumentalità non muscolare, ispirata alla percezione del paesaggio dell’arcipelago invece che ai cerimoniali del G8.
Ciò che abbiamo voluto fare è stato così estremo, da denunciare la forza di ciò che non volevamo fare: le architetture sono fatte anche da quello che vogliamo evitare che diventino. Non si scappa dal nemico.
3. progettista
Nel secondo periodo, iniziato nel luglio 08, il lavoro è cambiato, così come le sue condizioni. Abbiamo lavorato per l’impresa vincitrice della gara di appalto (il cui proprietario, Diego Anemone, è oggi in carcere) ma senza avere più il controllo effettivo del progetto, che era entrato nella vertiginosa (10 mesi per bonificare un’area di 150.000 mq, realizzare 8 edifici e 2 chilometri di banchina) fase attuativa.
Progettavamo gli edifici della parte centrale dell’ex Arsenale militare (è bene ripeterlo: non abbiamo, non avevamo, nulla a che vedere con il progetto dell’ex Ospedale Militare). Eravamo in più di 30, solo a La Maddalena, a disegnare i dettagli e a cercare di controllare scelte di cantiere che spesso potevamo solo registrare sul CAD. Senza direzione lavori e coordinamento della progettazione, esclusi dal computo metrico (ci era permesso solo un supporto a quello architettonico) e facendo ogni volta uno sforzo gigantesco per imporre la nostra presenza quando i committenti venivano a visitare le opere. Ma oltre al desiderio di veder crescere in tempo reale quello che avevamo inventato poche settimane prima, avevamo anche altre ragioni per stare lì: per 10 mesi siamo stati una sorta di ufficio tecnico di appoggio per il Comune di La Maddalena e la Protezione Civile, pronti a rispondere a ogni esigenza di disegni, dati tecnici, esplorazioni progettuali.
Ma questa era soprattutto una nobile consolazione.
In questi anni, nel campo delle opere pubbliche in Italia, anche grazie a protocolli come quello dell’appalto integrato, si è consolidato un gioco perverso di scambio di prestazioni tra politica e architettura.
Da un lato, l’architettura è stata chiamata a svolgere funzioni prettamente politiche: a partecipare fin dall’inizio alle strategie di concettualizzazione dell’opera, a preoccuparsi del coinvolgimento degli stakeholder, a considerare il consenso degli elettori come una variabile del progetto. D’altro canto la politica ha avocato a sé alcuni dei passaggi fondamentali del fare architettura: la scelta dei consulenti tecnici, la selezione delle imprese e soprattutto (nelle opere pubbliche) di chi svolge il coordinamento e la direzione dei lavori.
Da controllori implacabili del risultato finale di un progetto siamo diventati ispirati creatori di politiche pubbliche. Dalla sfera minerale, la nostra competenza sembra essersi spostata a quella delle relazioni immateriali. La psicologia della committenza (lo studio attento delle idiosincrasie e dei segreti desideri di chi ci commissiona le opere) sembra aver sostituito la psicologia degli utenti, ovvero la capacità di controllare le emozioni, le reazioni e le esigenze di chi abiterà gli spazi che immaginiamo.
4. contabile
A distinguere la fase dell’architettura di carta da quella dell’architettura di pietra, è la contabilità. Da un certo punto in poi le idee smettono di essere pagate a forfait e cominciano a costare parametricamente: un tanto moltiplicato per un numero. Per quel che mi riguarda, i conti del G8 a La Maddalena – sempre limitatamente ai progetti che abbiamo seguito (lotti 4 e 5) – hanno avuto due occasioni di contabilità. Nella prima, a conclusione della nostra consulenza al preliminare, abbiamo registrato dei costi che sono serviti per la gara di appalto integrato per le imprese inserite nella lista della Protezione Civile. Nella seconda, in occasione del computo metrico architettonico (a cui dovevamo dare solo un supporto di disegni e dati), abbiamo registrato una somma sensibilmente più alta. Ma considerando gli imprevisti di cantiere e le inevitabili approssimazioni di un computo basato su un preliminare, erano cifre ragionevoli. A far sballare i conti ci avevano (già) pensato le “maggiorazioni” previste nell’appalto di gare: ben il 57% di aumenti dei compensi alle imprese dovute alle loro difficoltà a lavorare su tre turni, a lavorare su “un’isola di un’isola”, a “rispettare il crono programma”.
La maggiorazione è il contrario del ribasso; se il ribasso è un potenziale competitivo a disposizione del concorrente alla gara, la maggiorazione ha la potenza inappellabile di una pre-condizione. Garantisce in partenza una compensazione per imprese che si trovano in una condizione di emergenza. Ma l’emergenza, in questo caso era opinabile, se non chiaramente ridicola. La maggiorazione era piuttosto un premio preventivo per la disponibilità a operare con urgenza. L’urgenza però era selettiva: a La Maddalena c’erano compensi “maggiorati” per le imprese, ma non per i progettisti; stipendi “maggiorati”, assolutamente eccessivi, per i tecnici dell’Unità di Missione e i direttori dei lavori, ma non per gli operai edili. L’urgenza maggiorata…beh, non era cosa per tutti…
5. regista
Mi piace lavorare in gruppo, stando alla regia. Credo di saper scegliere molto bene chi lavora con me e valorizzare i talenti di chi scelgo. Credo anche di essere spesso disorganizzato, poco razionale e perfino a volte approssimativo, e forse proprio queste evidenti debolezze rendono accettabile a chi lavora con me una presenza altrimenti prevaricante.
Non ho nessun dubbio che il gruppo di architetti che ha lavorato con me sul G8 costituisca oggi una risorsa per l’architettura italiana. Sono giovani (media 30 anni), bravi, colti e motivati, adrenalinici quanto serve e riflessivi quando serve (cioè anche quando si è adrenalinici). Amano (come me) la politica non meno dell’architettura; e come me si illudono che si possa governare i fatti della politica controllando i fatti dell’architettura. Abbiamo vissuto insieme un periodo metereologicamente straordinario, su un’isola di un’isola, con venti che portavano giornate grigie e burrasche che portavano sole e luce; a contatto con le raffiche, i temporali, le illusorie schiarite e tutte le imprevedibili e spesso ridicole sfaccettature della politica italiana. Sempre a contatto con le aspettative e le delusioni dei cittadini di la Maddalena. E ci siamo tutti drogati del vertiginoso intercedere di eventi che ci avvolgeva e ci ha lasciato sfiniti e senza più l’ossigeno dell’ansia, della sorpresa, delle scadenze impossibili, dei colpi di scena. Non ci siamo ancora ripresi.
Sappiamo, dovremmo sapere, che la vita di un’architettura inizia ben prima della nostra presenza di architetti, ben prima della fase dell’ideazione; inizia quando l’architettura viene decisa, finanziata, programmata da chi l’ha voluta e richiesta. Ma neppure questa consapevolezza ci aiuta ad accettare il fatto che – dopo quel periodo intenso, e i fin dei conti limitato nel tempo, che è il progetto – ad un certo punto dobbiamo necessariamente distaccarci dalla vita di una nostra architettura. Mollarla, accettare che viva senza più alcun legame con noi.
La verità è che, quando ci appassionano e arrivano ad essere costruite, queste cose di vetro, ferro, cemento riescono a catalizzare un’affettività incontrollabile; qualcosa che rende difficile anche solo l’idea di abbandonarle a sé stesse.
6. vittima
Sono stato vittima di me stesso, delle mie manie di grandezza, della scelta di coinvolgere 53 architetti (quasi tutti lavoravano con me per la prima volta) per fare al meglio un lavoro che forse avrei potuto fare (non meglio, ma bene) nel mio studio milanese con 15 fidati collaboratori. Ma quello che ho guadagnato in curiosità, relazioni, entusiasmo, l’ho perso in organizzazione e soprattutto in risorse economiche. Questo lavoro è stato un disastro finanziario. Ho già speso quasi tutto quello che ho guadagnato e oggi sono terrorizzato che l’impresa non mi fornisca il saldo finale. Dopo aver costruito in 10 mesi quello che di solito un architetto italiano costruisce in 15 anni, rischio in pochi mesi di chiudere uno studio professionale che ha 25 anni di vita. Non male come doppia accelerazione.
Ma per qualche giorno sono stato anche vittima delle aggressioni via web di colleghi, a volte ignoti. Che sull’onda dell’emotività mediatica percepiscono come un fastidio ogni pur necessario distinguo, ogni ragionamento che entra davvero nel merito di quanto è successo. Che soffrono il successo altrui e non sanno convertire la gelosia in competizione. Che sono arrivati fino a scrivere il falso, il falso on-line, pur di trascinarti dentro un giudizio di scarsa moralità. Che evidentemente non digeriscono che si possa fare buona architettura pur senza rinunciare alla passione politica e civile.
L’invidia che non si trasforma in un fertile spirito competitivo è un tarlo (auto)logorante. Di cui l’architettura italiana ha oggi il primato.
7. complice
Mi sono continuamente chiesto in questi giorni se sono stato complice di quanto è successo. Credo di esserlo stato, involontariamente. Ovviamente non c’è stato nulla di quanto ho visto o percepito che mi abbia fatto pensare agli accordi illegali e sottobanco di cui parlano le indagini in corso: tra imprese e committenti, tra rappresentanti dello Stato e privati appaltatori. Se avessimo avuto anche solo una prova di questi contatti, saremmo andati subito a denunciare la cosa alla Magistratura. Ma l’aver accettato un ruolo di fatto marginale dal punto di vista delle decisioni e nel periodo più importante del progetto, quello di realizzazione delle opere, mi ha di fatto impedito di rendermi conto direttamente di eventuali irregolarità, pur obbligandoci ad una presenza continua (anche se spesso mal tollerata) a latere del cantiere. Ho due giustificazioni: la nostra totale preoccupazione sui tempi (che è stata per mesi la vera ossessione quotidiana) e la presenza nel progetto, come garanti, dei rappresentanti delle più alte cariche dello Stato. Ma sono stato complice di una condizione di controllo ridotto; della presunzione di essere più forti di chi, controllandoci, ci teneva distanti dalle decisioni.
La Protezione Civile è un “esercito buono” di giovani donne e uomini; migliaia di volontari appassionati e disponibili, con una disciplina austera ed affettiva. Ma a La Maddalena, dopo poche settimane, la Protezione Civile ha abdicato ad un ruolo che forse non avrebbe saputo nemmeno svolgere; al suo posto, al posto delle donne e degli uomini in maglietta blu sono arrivati con piglio di efficienza e rapidità i tecnici dell’”unità di missione per i 150 anni della Repubblica italiana”. Questa è una verità ancora non detta.
A La Maddalena, gli architetti con cui collaboravo giravano con macchine scassate ed improbabili, e abitavano in gruppo in appartamenti del centro. I tecnici dell’Unità di Missione –in Rayban- giravano con Audi e BMW e avevano affittato ville sulle coste dell’isola. Fuori dagli uffici e dal cantiere era impossibile che i due gruppi si incontrassero, posti e relazioni erano diversi.
A volte le differenze comportamentali sono un limite alla comunicazione, a volte una difesa da relazioni pericolose. I dettagli, in una vicenda complessa, sono sempre micidiali.
8. giornalista
In pochi mesi, da direttore di un periodico di settore, ho vissuto sulla mia pelle tre forme di conflitto tra cronaca e architettura.
In una prima fase, a vincere era stata la cronaca d’inchiesta. Prima e durante il cantiere, eravamo “secretati”, cioè obbligati al silenzio in seguito ad un’ordinanza del Governo Prodi. Eppure, nonostante noi non potessimo scrivere di quello che facevamo e vedevamo, siamo stati testimoni di un giornalismo di indagine che entrava con facilità nella cortina di protezione del G8 e del cantiere: si muoveva più agile e veloce di noi conquistando sul territorio informazioni che noi non potevamo avere; e le raccontava – da lontano – sui periodici di informazione politica. Mentre nessuno conosceva quello che stavamo facendo (non avremmo potuto, per fare un solo esempio, annunciare che le opere per il G8 a La Maddalena, già in Aprile erano quasi pronte, finite, disponibili), grazie a questa cronaca da investigazione abbiamo cominciato a capire che qualcosa non funzionava lì vicino a noi, nella regia dei lavori.
Finito il cantiere, in maggio, è iniziata una seconda fase, in cui a prendere il sopravvento è stata – finalmente – l’architettura realizzata. I quotidiani italiani e internazionali (dal Corriere della Sera alla Frankfurter Allgemeine Zeitung) hanno “scoperto” in ritardo che i risultati di un G8 mai svolto erano degni di attenzione. E subito dopo sono arrivate le riviste di settore (A+U, Icon, Mark, Lotus International), quasi a consolidare la fine della fase dell’attenzione evenemenziale della cronaca: finita l’attualità, ecco l’architettura.
Ma è durato poco: nelle ultime settimane è tornata, violenta e per molti versi liberatoria, la cronaca nella sua versione politico-giudiziaria. Qui a dettare il tempo erano e sono le intercettazioni: trascrizioni e voci fuori campo di conversazioni proiettati come sottotitoli sulle immagini delle nostre architetture. Costrette, povere loro, a una nuova involontaria paternità.
Sono sempre stato attratto dal rapporto tra fatti di cronaca e architettura. Per quattro anni, ogni mese, nelle prime pagine di Domus ho pubblicato immagini di architetture celebri toccate –inconsapevolmente- dalla cronaca. E mi sono più volte chiesto perché così spesso la cronaca sfiori le opere di architettura, cosa la attragga attorno a spazi e edifici che il codice della cultura considera “opere”. Se è il simbolismo dell’architettura che attira le vicende di cronaca, che vi trovano un contrappunto o un piedestallo mediatico. O se piuttosto è la prospettiva scelta dai giornalisti per registrare la cronaca ad includere – come un valore aggiunto nell’inquadratura, un tratto curioso – la presenza accidentale delle opere di architettura.
Sta di fatto che la nemesi ha voluto che la nostra più bella architettura diventasse il simbolo – sui giornali e le tv di tutto il mondo- di una brutta vicenda italiana di corruzione.
Mi consola pensare che c’è un senso in tutto questo. Pochi mesi fa (ben prima che questa vicenda giudiziaria venisse alla luce), scegliendo come copertina del libro “Effetto Maddalena” l’immagine di un elicottero dei carabinieri che vola sopra la Casa del Mare, avevamo già capito che la nostra architettura era destinata ad avere la cronaca quotidiana nel suo sangue.
9. architetto
Le opere che abbiamo immaginato, sono state costruite. E, grazie anche alla nostra ostinazione, sono esattamente quello che volevamo, dove lo volevamo.
Sono là, al posto di un ex arsenale militare abbandonato che fino a pochi mesi fa rappresentava una bomba ecologica e che è stato bonificato nei fondali e nelle banchine. Sono una risorsa formidabile per un’arcipelago che ogni giorno, da maggio a fine settembre, viene usato come solo vasca da bagno per migliaia di imbarcazioni lasciano soldi e contratti di locazione nei porticcioli senza città della costa Smeralda e nei cantieri di Olbia. Il polo nautico voluto da Renato Soru è oggi una realtà, anche se è ancora un guscio. La Vuitton Cup, con la vela sportiva, il turismo compatibile con l’ambiente, è la migliore delle inaugurazioni possibili, ma il destino delle strutture è ancora in parte incerto. Quello che abbiamo progettato è un porto mediterraneo, a contatto con una città vera anche se in difficoltà; un porto pubblico, nella sua gran parte aperto ai cittadini e ai visitatori, che può anche ospitare aree private e ad accesso controllato; un porto polivalente, che può dar lavoro a centinaia di giovani isolani.
Basta poco per compromettere quello che abbiamo fatto. Ma ce l’abbiamo fatta.
Strana professione la nostra. Abbiamo in mano le cose del mondo, ne controlliamo la costruzione, la trasformazione, perfino l’usura. E siamo spesso convinti che siano gli spazi che progettiamo e vediamo costruire a condizionare le scelte della politica, della cultura, dell’economia. Eppure non c’è bellezza o efficienza di quel che costruiamo che giustifichi o legittimi – neppure retrospettivamente – comportamenti e scelte indegni come quelle che in questi giorni stiamo leggendo sui giornali.
L’implacabile, prepotente arroganza dell’architettura costruita – che punta sui tempi lunghi del suo successo – è poca cosa di fronte all’indignazione di un intero Paese.
Ma è tutto quello che ci resta e a cui, con un misto di dignità e di ironia, oggi ci aggrappiamo.
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Archsolut studio+gallery design a Catania
Opening Archsolut studio + gallery design. Sabato 13 Marzo 2010 ore 18.30 via Francesco Riso 72c Catania
Paesaggio De\Scritto + SITI a Roma
Conferenza stampa di presentazione della mostra il Paesaggio De\scritto ovvero I luoghi italiani patrimonio dell’Unesco fotografie di Luca Capuano e del sito internet della nuova rivista SITI. Giovedi’ 11 marzo 2010, ore 11,30 presentazione a cura di Claudio Ricci moderatore: Arianna Zanelli, intervengono: Marina Cogotti, Tommaso Gavioli, Luca Capuano, Emo Agneloni, Fausto Natali, Francesco Raspa. Roma, Associazione della Stampa Estera in Italia, Via dell’Umiltà, 83/c.
80 voglia di casa a casa idea 2010 Roma
EHC-emergency habitat community (del concorso Un’idea per la ricostruzione) Insieme con un altro nostro progetto ECO-HOUSING saranno esposti a “80 voglia di casa”- nella sezione Prima casa mostra/concorso di progetti sul tema dell’abitare Casa idea alla Fiera di Roma Dal 13 al 21 marzo 2010.
Il restauro del Palazzo del Brogello a Gubbio
Restauro architettonico: complessità teorica e tecnica esecutiva. Il restauro del Palazzo del Brogello a Gubbio e le esperienze di recupero e conservazione di architetture civili del Trecento e Quattrocento. Seminario di studi. Gubbio Sabato 20 Marzo ore 10.00 Sala Trecentesca della Residenza Comunale. Piazza Grande
Un progetto per Milazzo
University of Westminster, School of Architecture, Comune di Milazzo e l’Arca presentano un progetto per Milazzo. Palazzo D’Amico, sabato 13 marzo 2010 ore 17.30
Jorge Frascara a Bologna
Venerdì 12 marzo alle ore 15.00 presso l'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti di Bologna si terrà la lezione pubblica di Jorge Frascara, dal titolo La gestione di progetti nel design della comunicazione visiva, secondo incontro del ciclo di seminari dedicati al Design Management organizzati da Design Center Bologna e Spinner 2013.
Programma Mostre/Conferenze dell’Accademia a Mendrisio
Con l’inizio del secondo semestre riparte il ciclo di eventi pubblici promosso dall’Accademia di architettura di Mendrisio (Università della Svizzera italiana). Anche per i giovedì sera della primavera 2010 sono attesi a Mendrisio i protagonisti della cultura progettuale del giorno d’oggi che si racconteranno presentando i loro ultimi lavori; prosegue inoltre l’attività espositiva presso la Galleria dell’Accademia che accoglierà nei suoi spazi due mostre. 11 marzo con una lezione pubblica di Marianne Burkhalter e Christian Sumi, 25 marzo con Jürg Conzett, 22 aprile sarà la volta di Peter Zumthor, 6 maggio mostra Archizoom Associati 1966-1974. Dall’onda pop alla superficie neutra. Le conferenze si tengono presso l’Aula Magna dell’Accademia di architettura (pianterreno di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio, Svizzera) con inizio alle ore 20.00. Le mostre sono ospitate nella Galleria dell’Accademia (pianterreno di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio, Svizzera) e possono essere visitate dal martedì alla domenica dalle ore 13.00 alle 18.00. L’ingresso è gratuito. Le inaugurazioni prendono avvio alle ore 19.30
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Edward Hopper a Roma
Per la prima volta in Italia, Roma e Milano rendono omaggio all’intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo, con una grande rassegna antologica senza precedenti nel nostro paese. Dal 16 febbraio al 13 giugno 2010. Museo Fondazione Roma, via del corso 320, Roma.
A Tradição do Novo/La Tradizione del Nuovo a Roma
A Tradição do Novo, La Tradizione del Nuovo. Il Museo del Pane e altri progetti. Esposizione dei progetti dello studio Brasil Arquitetura di Marcelo Carvalho Ferraz e Francisco Fanucci a cura di Alessandra Criconia e Martina de Luca. Dal 26 febbraio al 2 maggio 2010. Museo Hendrik C. Andersen, Via Stanislao Pasquale Mancini 20, Roma
La Biennale di Venezia 1979-1980 a Venezia
Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il curatore della mostra Maurizio Scaparro invitano all’inaugurazione della mostra La Biennale di Venezia 1979-1980 Il Teatro del Mondo edificio singolare, omaggio ad Aldo Rossi. Venezia, Ca’ Giustinian Dal 10 febbraio al 31 luglio 2010
Gianni Pettena a Prato
Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta, dal 20 marzo al 9 maggio 2010, la recente acquisizione, in comodato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di un nucleo di opere originali appartenenti ai primi anni di attività dell’architetto radicale Gianni Pettena. Nuove acquisizioni per la collezione del museo. Sale espositive CID/Arti visive. Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci. Viale della Repubblica 277, Prato
Andrea Branzi: tutte le epoche vengono al pettine a Napoli
Una originale incursione nel mondo dei pettini con una sezione storica costituita da oltre 150 pezzi provenienti dalla collezione di Gabriella Antonini, veri e propri oggetti d'arte realizzati all'inizio del ventesimo secolo in materiale plastico. Accanto Andrea Branzi presenta una rivisitazione contemporanea dei pettini attraverso dodici prototipi. Rigore progettuale, fantasia e uso di tecnologie avanzate per la produzione hanno dato vita a dodici prototipi difficilmente definibili: un incrocio tra sculture portatili e pezzi di arredo in miniatura. A cura di Cecilia Cecchini. Dal 25 Gennaio al 15 Marzo alla Fondazione Plart di Napoli, Via Martucci 48 .
Experience…Finland a Catania
La Finlandia si mette in mostra a Catania.Dal 5 al 21 marzo il Palazzo della Cultura ospita “Experience…Finland”. Catania,Quando il Baltico incontra il Mediterraneo. L’evento clou dell’iniziativa sarà la mostra Architettura contemporanea in Finlandia. (da lunedì a sabato ore 9-13 e 15.30-19.30, e domenica ore 9-13. Palazzo della Cultura in via Vittorio Emanuele 121
Uneternalcity.fr a Parigi
Bertrand Delanoe, Anne Hidalgo, Dominique Alba, Alexandre Labasse.
Invitano alla mostra Unternalcity.fr – Urbanism Beyond Rome dal 17 febbraio 2010 al 27 marzo 2010 con la partecipazione di Roma interrotta (1978) Coordinamento e produzione della mostra: Nemesi studio con Giammetta & Giammetta e Tstudio. Progetto a cura di Aaron Betsky Progettisti: Big, Centola&Associati, Delogu Associati, Giammetta&Giammmetta, Koning Eizenberg, Labics, Mad Office, N! Studio, Nemesi Studio, New West Land, T-Studio, West 8. Uneternalcity.fr è una mostra con il patrocinio dell’ambasciata Italiana di Parigi. Pavillion de l’Arsenal. 21 Boulevard Morland, 75004 Parigi www.pavillon-arsenal.com
The Third Dimensions a Parigi
The Third Dimensions, architettura in miniatura. Maison de l'architecture. France. Dal 23 febbraio al 30 aprile 2010. Maison de l’architecture et de la ville. Architetti: Avignon Clouet, Julien De Smedt, Dz0 Architecture, Edouard Francois, Frama Architects, J. Mayer,Kl+Nb, Radical Craft, Search. Artista: Anne Frémy.Place Francois Mitterrand, Euralille.
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico
Tra Arti e design
Achille Bonito Oliva e l'artista Maurizio Mochetti inaugurano, con la lectio magistralis Tra Arti e design, l'anno accademico 2009/2010 dei Corsi di Laurea in Disegno Industriale. Il tema della conferenza sono le complesse relazioni tra arti visive, architettura e design che si instaurano quando l'impulso creativo e il progetto della modularità interagiscono con l'ambiente costruito. In occasione della conferenza sarà esposto il plastico di Rette di luce nell'iperspazio curvilineo. L'opera di Maurizio Mochetti, vincitore del concorso MAXXI 2per100, sarà collocata nell'atrio principale del Museo delle Arti del XXI secolo di Roma. Ore 17.00, Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni, Aula Magna, Piazza Borghese 9, Roma.
Burkhalter e Sumi si raccontano a Mendrisio
Prosegue il ciclo di eventi pubblici all’Accademia di architettura di Mendrisio. Gli appuntamenti previsti per i mesi di marzo e aprile 2010 saranno affidati a quattro svizzeri celebri: si comincia giovedì 11 marzo 2010 con Burkhalter e Sumi che si racconteranno presentando i lavori più significativi, i progetti in corso e la loro poetica. Ore 20.00, Accademia di architettura di Mendrisio, Largo Bernasconi 2, Mendrisio.
Paolo Soleri_Mario Cucinella a Siracusa
Venerdì 12 marzo si terrà una giornata di studio su Paolo Soleri e Mario Cucinella, due protagonisti dell’architettura contemporanea. Ore 9.30, Presentazione del volume Soleri. La formazione giovanile 1933-1946 a cura di Antonietta Iolanda Lima. Ore 15.30, Sensibilità, creatività, sostenibilità conferenza di Mario Cucinella, Palazzo Impellizzeri, via Maestranza 99, Siracusa.
Cantiere didattico in Messico
L’Associazione di Promozione Sociale Archintorno mette a bando tre posti per partecipare al cantiere didattico che si terrà tra aprile e giugno 2010 presso la comunità di San Pedro Tlatepusco, Oaxaca, Messico. Partecipanti: giovani laureati o studenti delle facoltà di Architettura ed Ingegneria. I vincitori del bando si uniranno al gruppo già formato di 9 studenti e 2 architetti per costruire in prima persona la struttura per ecotuirsti richiesta dalla comunità di San Pedro Tlatepusco e progettata in un precedente workshop diretto da Archintorno. Non è prevista alcuna quota di partecipazione al Bando. Le uniche spese a carico dei partecipanti al cantiere corrispondono alle spese di viaggio e di assicurazione sanitaria specifica (il loro costo si aggira intorno ai 1000,00 Euro). Scadenza domande: 15 marzo 2010. Candidature: progettosanpedro@gmail.com. Info: archintorno@hotmail.
Florence Architecture Workshop
La terza edizione del Florence Architecture Workshop ha come tema l’antico borgo di San Miniato, perfetto connubio fra contesto urbano e paesaggio, naturalità e artificialità. L’area venne menomata dalle distruzioni operate dal secondo conflitto bellico; ferite nel tessuto della città non ancora rimarginate; ferite che possono trovare soluzione nella ricomposizione formale dell'abitato e nella sistemazione ambientale delle aree; ferite da suturare attentamente. 15-20 Marzo, SyracuseUniversity , Piazzale Donatello 25; 13-18 settembre, sede Kent State University, Vicolo dei Cerchi 1. Info: a.boschi@ing.unipi.it
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Per uscire dalla crisi
Mentre gli studi di architettura di mezzo mondo si svuotano e mandano a spasso centinaia (forse migliaia) di Architetti, un paio di riflessioni sarebbero d’obbligo. A due anni di distanza dal crack finanziario che ha colpito gli Stati Uniti prima e tutto il mondo poi, “la crisi” ci ha costretto a guardare con occhi diversi quello che l’Architettura degli ultimi decenni stava creando attorno a noi, nelle città che abitiamo e in quelle dove passiamo le vacanze. Abbiamo visto gli eccessi di Dubai e Abu Dhabi, ci siamo fatti affascinare dai cambiamenti che le nuove tecnologie hanno apportato alle facciate dei nostri edifici, siamo rimasti stupiti da nuovi linguaggi architettonici che, grazie all’uso di software sempre più avanzati, conoscono evoluzioni continue. Di tutto di più. Ma ora? Come affrontare le ristrettezze a cui siamo richiamati? Abbiamo due alternative davanti a noi: sostenere e assecondare quello che sta accadendo negli Emirati Arabi ad esempio, l’unico luogo rimasto dove sembra possibile promuovere un Architettura spettacolare, non importa se con le inevitabili conseguenze (di sprechi, vite umane, ecc.) credendo che solo le grandi opere facciano la differenza e possano aprire nuove prospettive anche a quelle più modeste;
Oppure recupare qualcosa che evidentemente abbiamo lasciato per strada e che ci ha fatti arrivare a questo punto, sperando che ritorni utile. Ripensare cioè a che tipo di valore ha quella nuova architettura, non solo per il luogo per cui è stata concepita, ma per il mondo intero che sta a guardare, più che pensare a che tipo di spettacolo fornisca. Ma che soprattutto sia portatrice sana di “Significati”, non solo di belle messe in scena. Che colpisca chi le guarda ma che coinvolga chi le vive, qualcosa che ponga questiti, faccia riflettere e, perchè no, lasci anche dei dubbi.
NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato
Eventi
Presso La casa Encendida, La Ronda de Valencia, 2, Madrid:
-From I to J. Un homenaje a John Berger di Isabel Coixet. Fino all’11 aprile.
- Urbanacción. Istallazione. fino al 28 giugno.
Sonic youth etc.: sensational fix <http://www.madrid.org/centrodeartedosdemayo/> en el ca2m centro de arte dos de mayo. Fino al 2 maggio. CA2M Centro de Arte Dos de Mayo. Av. Constitución 23, Móstoles, Madrid.
Mostre
David Chipperfield. Presso la Fundación Barrié di A Coruña, Galizia. (http://www.elpais.com/articulo/cultura/Hoy/gente/calle/sabe/arquitectura/elpepucul/20100226elpepicul_7/Tes).
“Archigram. Experimental Architecture. 1961-1974”. Sala Municipal de Exposiciones del Museo de la Pasión, Valladolid. Dal 18 marzo al 2 maggio. Per info e riserve Tel.: 902500493.
Jorge Oteiza. Los límites de la transparencia”. Fundación Canal, Mateo Inurria, 2, Madrid. Fino al 25 aprile
Felix Candela. La conquista de la esbeltez. Si inaugura il 23 febbraio alle 12,30, sala de Bóvedas del Centro Culturale Conde Duque, calle de Conde Duque, 9, Madrid. Organizza l’Universitá Politecnica con la Fondazione Juanelo Turriano.
Impresionismo. Un nuevo renacimiento. Manet y el entusiasmo por la modernidad. Fino al 22 aprile presso la Fundación Mafre, paseo de Recoletos, 23, Madrid
“La mujer construye: 64 proyectos de arquitectas españolas, holandesas, italianas y libanesas". Fino a domenica 28 marzo alle ore 21.00. Casa de la Cultura de Tres Cantos (Madrid). Plaza del Ayuntamiento.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Il silenzio del rumore
La vecchia pizzeria napoletana che frequento da vent’anni è stata rinnovata. Negli ultimi mesi il titolare ha ripetutamente chiesto i consigli più disparati ai clienti. Anche a me è toccata la mia parte. Ho preso tempo, ma a seguito dell’insistenza, gli ho consigliato di curare bene l’acustica del nuovo salone perché non c’è di peggio che cenare nel chiasso. Il risultato, proprio ieri: pareti con stucco veneziano a specchio, lucernario vetrato, pavimento lucidato, vetrate artistiche alle pareti, sottofondo musicale martellante, anche i fiori sono di plastica lucida e persino la pizza è levigata come il marmo. Ma c’è un vantaggio: il cellulare non si riesce a sentire quando squilla per il rimbombo assordante della sala, di peggio c’è solo la triste palestra scolastica Italiana.
NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti
50 anni di storia dell'in/arch
Introducono massimo locci e livio sacchi
Fin dalla fondazione dell'in/arch bruno zevi aveva coinvolto tutte le figure interessate al processo di realizzazione dell'architettura, alla qualità dello spazio urbano e più in genere alla trasformazione dell'habitat. voleva sensibilizzare la collettività sul valore etico/economico della qualità architettonica e far emergere la consapevolezza che l'architettura è una forma di rappresentazione della nazione stessa: dare conto della sua capacità produttiva è una forma di prefigurazione del futuro.a cinquanta anni dalla fondazione, dopo mille proficue battaglie per la qualità architettonica, urbana e ambientale, l'istituto nazionale di architettura fa un primo bilancio della propria attività, ridefinendo ruolo e finalità di un'istituzione profondamente coinvolta nei processi di trasformazione complessiva della società, elevandone i valori civili del costruire, creando un confronto tra le forze coinvolte nel processo.
cosa fare per i prossimi 50
50 brevi testimonianze e proposte sintetiche dei fondatori, presidenti e consiglieri in/arch, rappresentanti dell'acer, di enti territoriali, degli ordini degli architetti e degli ingegneri, delle facoltà di architettura, dell'oice, dell'inu, storici e critici, architetti e costruttori
coordina francesco orofino
abbiamo invitato:lucio altarelli, carmen andriani, sandro anselmi, gianni ascarelli, paolo avarello, michele beccu, federico bilò, massimo bilò, renata bizzotto, andrea bruschi, giovanni carbonara, orazio carpenzano, francesco cellini, luigi centola, alberto clementi, roberto cherubini, maria claudia clemente, alberto clementi, paolo colarossi, michele costanzo, giovanni d'ambrosio, giangiacomo d'ardia, domitilla dardi, giorgio de finis, carlo de maria, mimmo de masi, nicola de risi, livio de santoli, cesare de sessa, paolo desideri, gastone di stefano, luigi filetici, massimiliano fuksas, cettina gallo, francesco garofalo, luca galofaro, alfonso giancotti, antonella greco, margherita guccione, francesco ghio, giancarlo goretti, alberto iacovoni, achille m. ippolito, francesco karrer, alberto la cava, marta laudani, ruggero lenci, vittorio leti messina, doriana o. mandrelli, giuseppe marinelli, renato masiani, gabriele mastrigli, claudia mattogno, andrea mazzoli, luca milan, enrico milone, valerio mosco, michele molè, antonello monaco, luca montuori, francesco moschini, alessandra muntoni, giuseppe nannerini, manfredi nicoletti, renato nicolini, braccio oddi baglioni, carlo odorisio, simone ombuen, renato partenope, pino pasquali, lucio passarelli, rosario pavia, marcello pazzaglini, marco petreschi, massimo pica ciamarra, paola pierotti, enzo pinci, elio piroddi, mario pisani, valentina piscitelli, paolo portoghesi, claudio presta, luigi prestinenza puglisi, angelo provera, franco purini, giuseppe pullara, luca reale, giuseppe rebecchini, luigi rebecchini, nicolò rebecchini, mosè ricci, giuseppe roma, lorenzo romito, riccardo roselli, duilio rossi, paola rossi, piero ostilio rossi, sara rossi, nino saggio, guendalina salimei, giampiero sanguigni, piero sartogo, amedeo schiattarella, alessandra sette, claudio sette, carlo severati, antonello stella, andrea stipa, laura thermes, claudio toti, tommaso valle, andrea vidotto, marco vivio, franco zagari, massimo zammerini, adachiara zevi, luca zevi
festa dell'iscrizione 2010
in previsione delle prossime elezioni del consiglio si rammenta che possono votare ed essere eletti solo gli iscritti in regola con i pagamenti.a chi si iscriverà il 15 marzo verrà dato in omaggio il libro 50 anni di storia dell'istituto nazionale di architettura e il dvd contenente la cronologia integrale e moltissimi materiali iconografici dell'archivio storico.
Drink
LEZIONI DI CUCINA a cura di Francesca Pollicini
Riattivare il tessuto urbano
Spazi interstiziali. Tracce. Differenti intervalli di materia urbana. Non da riempire, ma da ossigenare. Tessuto da riattivare. Al fondo di binari morti di un tram, al centro di una rotonda stradale, in cui è ormai consuetudine posizionare qualsiasi bruttura, (il più delle volte è un centrotavola urbano, dal dubbio gusto ma a cui non siamo in grado di rinunciare, perché regalo di una vecchia zia, che non si sa mai quando (e se mai) avrà intenzione di farci visita), questa volta è andata bene. Al centro, un bivacco urbano. Abitare in un tram. Perché no.
Quattro posti letto, un bagno nell’ex cabina del conducente, riscaldamento, cucina e un piccolo spazio pubblico per incontri. Contratto di locazione: quattro anni.
Per un mese e mezzo, ogni anno per quattro anni, la casaneltram ospiterà un artista. Nella prima edizione è toccato al belga Nico Dockx, che assieme a tre colleghi ha vissuto nel tram dal 7 ottobre al 22 novembre scorso. Il resto dell’anno, la casaneltram si trasforma nell’ ufficioneltram del gruppo Diogene, ente che promotore dell’iniziativa.
È sicuramente una modalità inedita di approfondimento sull’ arte e sul ruolo dell'artista nella società.
MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni
Néo-Graphie _ Cité internationale des Arts _ 18, rue de l’Hôtel de Ville, Paris _ www.citedesartsparis.net.
Exposition _ 12 marzo – 11 aprile 2010.
“Néo-graphie” presenta le opere di undici artisti coreani che vivono e lavorano ad oggi in Francia e Inghilterra. Nel 2010, il XXI secolo compie 10 anni, un traguardo significativo, come poteva essere stato il passaggio tra XX e XXI secolo. La nozione di néo-graphie è fondata sull’idea di un ritorno simbolico in rapporto a tale cambiamento. L’intensificazione e l’accelerazione della società post-industriale in questo momento storico, come anche il fenomeno del nomadismo nel mondo globalizzato della comunicazione e dei trasporti, penetrano tutti i domini della cultura e modificano le nostre modalità di vita. L’emergenza dei paesi asiatici, in termini di sviluppo sul piano economico e politico, è un fenomeno ormai considerevole e destinato ad acquisire una risonanza ancor maggiore. Sulla base di un siffatto contesto si può facilmente comprendere come il ruolo e l’influenza degli artisti asiatici contemporanei stiano divenendo sempre più determinanti in un mondo di scambi continui tra le culture, che ridefiniscono e rimodellano nuovi territori mentali e culturali, in un processo qui denominato néo-graphie. Questa nozione non designa qui una nuova (néo) ortografia (graphie) in senso letterale, ma un processo, da comprendersi nella sua temporalità, che consiste nel (ri)disegnare, o (ri)creare, nuovi territori, come una nuova forma di territorializzazione. La grafia come nella cinematografia o la fotografia, è inseparabile dalle nozioni di temporalità e di “non-luogo”, inteso qui come luogo in cui prende vita l’opera d’arte. La néo-graphie tiene in sé, come delle stratificazioni, più “tempi” simultaneamente: quello della storia e quello del divenire, fornendo così un sistema spazio-temporale suo proprio all’opera artistica. La néo-graphie ridefinisce e riconverte, come un’onda nuova, le organizzazioni e le gerarchie precedenti e affida un ruolo significativo all’arte contemporanea asiatica, nuovo protagonista tratteggiato sulla scena dell’estetica contemporanea. Questa nozione può essere colta attraverso due concetti centrali: il métissage e il devenir.
Il métissage, ovvero la mescolanza delle radici etniche e culturali, ha come effetto l’abbattimento delle frontiere tra popoli e territori, andando così a costituire micro-identità, che emergono dall’indebolimento di identità collettive come quelle nazionali. La multidisciplinarietà produce eterogeneità e ibridità non solo nel campo dell’economia e della politica, ma anche in quello dell’arte. Il métissage è una sorta di cancellazione di se stessi per accogliere l’altro; mette a soqquadro le idee di somiglianza e di mimesi e apre nuove possibilità di non-somiglianza, deformazione, creatività informale. Il gesto dell’artista, che consiste nel riunire figure eterogenee, produce forme imprevedibili, che si spingono ad esplorare il virtuale di ciascun elemento protagonista di questo incontro inatteso e crea un inedito rapporto tra sé e se stessi, in una nuova definizione di identità.
Per quanto riguarda invece l’altra dimensione della néo-graphie, non si tratta di una forma semplice di devenir: è un re-devenir, un nouveau devenir, che può realizzarsi solo dopo il métissage dei corpi, delle culture e delle pratiche artistiche, nel superamento di ogni nozione di categoria. Tali fenomeni introducono l’alterità nell’identità; questa, al posto di essere identica a se stessa in tutta la purezza di tale raffigurazione, si fa invece ibrida, frammentata, si fa “altra”. Le nozioni di frammentazione e di informale sono cruciali in una pratica che decostruisce e ri-analizza il supporto e la rappresentazione. Si gioca con il rapporto fra l’opera ed il suo referente, come anche con il supporto artistico (tela, materia scultorea, fotografia…), in un lavoro continuo di apertura verso nuove virtualità, che si manifestano sotto forme diverse: la frammentazione dei corpi, la decostruzione della città, la trasformazione della materia utilizzata nella scultura, la dispersione della luce nello spazio reale… Inoltre, la relazione tra l’identità e l’ambiente si trova ad essere di importanza capitale in questo processo, che dona un ruolo centrale all’esperienza della città e dell’architettura, catturata attraverso la fotografia e la video arte.
I due concetti sopra esposti sono illustrati nella mostra da due gruppi di artisti: da una parte il métissage, con Chan-Hyo BAE, II-Hwa HONG, Mi-Hyun KIM, LEE Jeonghoon, MIN Jungyeon, Valero-KIM, dall’altra, il devenir, con Sunghee LEE, Daphné Nan LE SERGENT, Yanghoun NO, YOO Hye-Sook e YUN Aiyoung.
Questa esposizione è realizzata con il concorso del Centre Culturel Coréen de Paris e dell’Ambassade de la Corée du Sud. Commissariat de l’exposition: Sou-Hyeun KIM.
AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama
Pessime città generano pessime case, pessime case generano pessimi uomini, pessimi uomini generano pessime città
Con i rimpianti non si costruiscono opere commoventi ma opere che fanno piangere
Un piano urbanistico ingegnoso non sempre fa una città intelligente
Quando arrivava in cantiere gli operai alzavano gli occhi al cielo: era un architetto di genio
Aveva sempre creduto che il brutalismo fosse un modo di dire scherzoso
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
… e a pensare che era piccola, tanto piccola e bella, così!!
“Il solito memento per chi non ha ancora mandato il pezzo per la presS/Tletter. La scadenza e' mercoledì 10 marzo alle ore 18. Grazie e a presto, Lpp”. Eccolo, è luì, Lpp entra anche questa settimana implacabile nel mio schermo. A mio scorno. Col suo memento senza emolumento. Per il mio pezzo senza prezzo. E che gli scrivo? Che la mia settimana comunale è stata lunga e piatta? Qui all’a/sessorato di San Giacomo & dintorni edelizi? Tutti brodosi e sciapiti, a dieta obbligatoria?
Che gli scrivo? Che la perimetrazione del cosiddetto Piano casa a Naples, Italy, è saltata per mancanza di numero legale comunale. Che col Grande Programma Centro Storico Unesco (comprensivo di molto relative manifestazioni di dis-interesse interessate) abbiamo accumulato un solido ritardo? Che solo venerdì la giunta regionale in extremis ha infatti passato la palla (e la pelle … e i denari euri-pei) per fare del sullodato Comune il soggetto attuatore del GPR, Grande Programma Ritardato?
Coraggio, non è mai troppo tardi. Tra poco verrà Pasqua e allora … vienimi pesca, Lpp! Verrà la primavera, brillerà il sole, e poi … adda-venir l’estate!!! Ma al memento odierno è tutto in divenir, … intanto io sto di cattivo humour. Oggi nun tengo proprio genio di scrivere niente! E anche questa potrebbe essere un’idea. Per un avviso della PresS/Tletter del tipo: “Si comunica che l’Intermezzo di Eldorado è chiuso per mancanza di genio dell’autore. Ci scusiamo con il lettori. Tornate la prossima settimana d’architettura (o provate a scriverlo voi stessi, che è meglio!)”.
Eppure, se scorro la mia agendina comunale, di cose e appuntamenti ce ne son stati. Dis-ordinaria amministrazione, parole nel vuoto, talvolta nel water di S/partenope. Premere il pulsante con la scritta: “Intermezzo” e via! E vai, … tutto scende giù per Toledo. Dritto dritto dai bassi dei quartieri spagnoli fino al San Giacomo in bello fiore. Che goduria!!!
Poi da un paio di giorni fa anche un freddo cane, anzi gatto, non so dirvi. Vi farò sapere. E intanto che scrivo? Cosa mando a Lpp, che ho visto venerdì a Napoli, alla Gravina, alla presentazione del libro “Piccolo e bello”, a cura Alessandro Castagnaro, Antonio Lavaggi, Adelina Picone (Paparo edizioni Napoli, euro 20,00, ndr)?
Per vari e avariati motivi non potevo mancare. Quella titolazione mi piaceva, mi attraeva. Mi riportava all’infanzia, anche d’architettura mia. Alla fiaba e alla speranza nostra generazionale, dura a morire. “Per piccina che tu sia, sei ancora bella, architettura mia!”
E poi da piccolo ero bello. E promettevo anche bene. Il miglior prodotto della casa, cugini invidiosi miei compresi. Anche a scuola, dai preti di quartiere periferico, stavo sempre nell’albo d’onore. A loro onere, credetemi. Per tale motivo mia madre –sempre sia laudata– era orgogliosa e sperava in un mio futuro radioso. (Ogni scarrafone è bello ‘a mamma sua). Talvolta i miei temi erano letti in tutte le classi delle elementari e medie, come esempio di fantasia. Poi crebbi e alle superiori diventai invece complicato. Strano e difficile, altro che piccolo e bello!! Ma, si diceva: “se lo sai prendere è simpatico e frizzante”. Da Intermezzo.
Il sessantotto e “Architettura” mi guastarono poi definitivamente. La rivoluzione sup-posta e fuori-posta fece poi il resto. L’occupazione finì per occuparmi, per intasare i condotti e le condutture della mia mente. Motivo per cui la Gravina la tengo ancora dentro ‘e cervella. Come una Grande matrigna da cui non se ne esce più. Nonostante l’azione di scopini e spurghi, anche energici. Soprattutto è una calamita, un numero d’attrazione, quell’aula 10 al primo piano. Che ai miei tempi era detta “l’aula di Pane”. Poi “da De Fusco”, come fosse una trattoria, per prime colazioni semiologiche. Oggi è “aula Gioffredo”, che non mi piace molto, fusione fredda. Domani chissà.
E in questa aula fatale (e talvolta, come detto per me, fetale) si è tenuta venerdì pomeriggio, dicevo, la presentazione del “Piccolo e bello” d’oggi. Che è l’esatto contrario di quanto d’obbligo ai miei tempi di s-formazione. Quando il piccolo era brutto e provinciale. “Nella misura in cui” era trascurabile strascico di cose postbelliche neorealiste. Aiuti americani, da Ina Casa e PIOO. O da unità di vicinato antifascista, fatto in casa. Arco costituzionale d’architettura, manuale Cencelli s/partenopeo alla mano. Da input ministeriale romano, però. Magari con una strizzatina d’occhio fanfaniano a sinistra. Quei tempi grandiosi che partorirono le Vele marinate a Scampia … quei tempi fumosi e famosi in cui “il problema era sempre un altro”, … e sempre grosso e grasso. Proprio di una società neocapitalista opulenta, fatta di grandi numeri “a monte”…..
Per questa via scellerata, anzi scellata, siamo scivolati oggi molto “a valle”, fino all’aula 10 della Gravina. Al nuovo “Poveri ma belli” d’oggi. Al novello “basta ammore pe’ campà”. Forse anche al neo-rabagliatesimo del: “c’è una casetta amor, nascosta in mezzo ai bel fior”. Un mondo sanamente e sanitariamente lillipuziano, conservativo per necessità. Con un 50% di premialità, nei casi consentiti dalla legge.
Ove il “piccolo e bello” (e buono), stanno bene insieme. Ma a Napoli si sa che ‘o curto è male ‘ncavato”. Cioè il piccolo è furbo e pericoloso. Stateve quindi accuote a quell’architettura che – come si cantava negli anni cinquanta miei giovanili - “ era piccola, piccola e bella, così!!!” Pum, pum, e la fecero fuori!!!
Quel Fred Buscaglione che poi finì male, anzi bene. Maledetto, morto giovane e consegnato alla leggenda della città. Schiattato ad un incrocio della storia dell’architettura moderna, tra organicismo e funzionalismo. Che bambola, che bambolotti, che tempi, che metropoli!
Andò così. Più o meno, ve la racconto come me la ricordo, quel delitto del “Piccolo e bello” di ieri. Si trovava quella notte l’architetto in-Fredd / per la strada, circa all'una e trentatré / mentre usciva dal nostro solito caffè / tutto fumo e politiché? / quando incontra un bel modello "centotrè" rosso sbarrato. “Scusa”, dice, domanda il Fred: “questo numero va a Fuorigrotta? Passa per via Romolo e Remo? Ferma davanti al 140, rione Traiano, dove io tengo una casa popolare piccola e bella così?”
“Si, ti porto. Saglie ‘ncopp’ ‘a mme e marchetta subbito ‘o bbiglietto”. Che sogno, che bambola, che bambolotti d’architettura!! Che grandi numeri, che styling anni cinquanta, a cavallo dei sessanta e posteriori seguenti!
L’architetto in -Fredd montò così subito su … / su quel magnifico suo palché, / e che c’è? / … ‘a cucina americana era tutta ‘nu cumulo di curve / come al mondo non ce n'è, / che spettacolo, che design tutto in gamba, / un portento quel letto / da miracolo economico, credi a mme, / tutto tondo comm’è cchè!!! (che bambola, che bambolotti, che letti, che lotti, che lotte, che latte, che lote!!!).
Ehi, ehi , ehi, piccola / sai che sei bella / (come dicono Castagnaro e Lavaggi)?, - le grida subbito l’architetto in Fredd -/ ggiù, giù, giù, non far la stupida / glu, glu glu, … / sai che il vino buono sta nelle botti piccole d’architettura?, / voglio subbito bere / mesci mesci, dai, dai, dai, che ce la fai / non far l’edilizia stupida, / sai, sai, sai, io son volubile e solubile, / se non si cumbina subito / si perde una occasion. / (Tutto ‘o llassato è perduto, …, e poi la notte è piccola e bella per noi, cantano le Kessler, nda).
Lei, (quella dell’architettura portata e rimorchiata al rione Traiano) si volta così, / poi lo squadra come fosse uno straccion / lo mette bene in guardia come fosse Rafele, il grande attor, / finta il destro e di sinistro gli azzecca ‘nu schiaffon. / Anzi ‘na capata (che sventola, che vendola, che bambola!!!) / Poi gli dice : “Uhè, strxxzo, ma tu ‘e ttiene ‘e solde o no?? Ma cche pigliato? Napoli pe’ galleria? … o cavolo p’’a bbanca e ll’acqua? … ‘a palazzina po’ palazzo rriale?, … l’architettura pe’ ll’ edilizia? … Pusilleco po’ rrione Traiano? Ca senza denari (in contanti) nun se cantano messe. Quale “piccola e bella d’ ‘o cxxxo!!
E lui, l’architetto in Fredd, spaventatissimo / lì per lì diventò d’un botto tutto rosa pallido / anni cinquanta fallico / poi, poi, poi allarmatissimo … / si ammosciò che faceva compassion … / Lei allora si fermò, lo guardò, sai com'è e ci ripensò, / forse va, non si sa , chi lo sa / implorando forse si commuoverà / e allora gliela dà…! / No, niente … quella invece, sai che fa…? / caccia ‘a pistola modello 103 rosso sbarrato, e … come da verbale … il soggetto, l’architetto in Fredd (pare che) disse: “nun sparà, nun sparà… ma fu troppo tardi… bum, bum, .. pum pum / il Fredd fu così freddato.
Esalò l’ultimo respiro dicendo (come da verbale di polizia): “… e a pensare che quell’architettura della palazzina al 140 di via Romolo e Remo, rione Traiano di Napoli, era piccola, …. tanto piccola e bella, ben disegnata dal Canino. Proprio così!!!”
LIBRI a cura di Francesca Oddo
Trasformare il paesaggio. Energia eolica e nuova estetica del territorio
"Le centrali eoliche non solo sono in grado di integrarsi nel paesaggio, ma sono anche in grado di valorizzarlo, rivalutarlo e farsi portatrici di nuovi contenuti formali, simbolici ed estetici, rappresentativi dei luoghi e del tempo che le ospitano. Il paesaggio si trasforma da sempre e i grandi rotori delle centrali eoliche oggi possono diventare un elemento positivo di questo cambiamento. Ma come realizzare queste trasformazioni in ogni specifico paesaggio?" (Edizioni Ambiente)
Autore: Alessio Battistella. Editore: Edizioni Ambiente. Pagine: 288. Anno: 2010. Prezzo: € 24.00
Toyo Ito. La costruzione del vuoto
"Toyo Ito ha interpretato il cambiamento di senso del progetto contemporaneo, dalle esperienze degli anni ottanta, in cui ha smaterializzato l'architettura, sino alle ultime sperimentazioni strutturali. Dalla casa U Bianca (1976), espressione di una poetica autoriflessiva, alla Mediateca di Sendai (2000), manifesto del pensiero digitale, è possibile tracciare il percorso di un architetto in continua e costante tensione verso l'immateriale. Il suo lavoro recente intende mostrarci un nuovo orientamento, che vede nell'articolazione della struttura - intesa come materia che plasma i principi della natura -, la nuova dimensione del presente. L'opera di Ito, così, ci permette di rileggere una parte centrale del dibattito sul progetto, interpretato nella particolare confluenza tra la cultura orientale e le esperienze centrali della modernità, sia europea che americana." (Marsilio)
Autore: Antonello Marotta. Prefazione: Antonino Saggio. Editore: Marsilio. Anno: 2010. Pagine: 96. Prezzo: € 9.90
RECENSIONI E COMMENTI
Marco Ermentini: Architettura timida. Piccola enciclopedia del dubbio
Nardini Editore.Shy Architecture Association. Formato cm 15x 21 Brossura 96 pagine. Prezzo di copertina €.18 - disponibile da aprile 2010. ISBN 978-88-404-4182-4
Ad uno sguardo fanciullo l’architettura italiana offre molti motivi per ridere di gusto e per meravigliarsi. Questa piccola enciclopedia del dubbio, nel gran deserto delle certezze, è una raccolta di 100 tracce, spie e paradossi descritti con minimi racconti che mandano in tilt i nostri luoghi comuni. L'autore propone semplici strategie in pillole per ricordarci che nella nostra epoca frenetica, distratta, seriosa e spietata c’è bisogno di ironia, pazienza, tolleranza, gentilezza, lentezza, umiltà e prima di tutto di timidezza. La timidezza non è una malattia ma una virtù preziosa che ci insegna a maneggiare il mondo con delicatezza ponendoci molti dubbi e chiedendo permesso prima di agire. In un mondo di sopraffazione sfacciata la nonviolenza verso le cose è la più grande forza a nostra disposizione. La vera ricchezza dell'architetto timido è data dal saper intervenire con poco, del quale poco non vi è mai penuria, utilizzando la conoscenza, la conservazione dell’esistente e la stratificazione della nuova architettura con cautela, attenzione, affetto, umiltà e intelligenza. Forse nei progetti è più importante presentare l’elenco delle cose non fatte chiedendoci: e se provassi a non fare questo? E quest’altro?
Così le azioni della SAA Shy Architecture Association (associazione per l’architettura timida) sono provocatorie (l’invenzione del miracoloso farmaco Timidina), ironiche (la patente a punti per il restauro) e meravigliosamente sconclusionate. Ma spesso giocando si può affermare qualche brandello di verità.
In un mondo dove tutti sono seriosi, l’architettura timida pratica il marameo come strumento per dare sapore e musicalità alla vita e allargare l’orizzonte per sollevare il nostro sguardo, per non prenderci troppo sul serio.
E’ vero, l’architettura e le discipline connesse come il restauro, l'urbanistica, il paesaggio ed il design hanno il vizio della megalomania e l’atteggiamento timido ne è proprio il contrario, ma forse la saggezza sta proprio nell’imparare cosa lasciare perdere.
Così in questo strano momento in cui il vecchio mondo sta morendo ma il nuovo non è ancora nato, il pensiero timido ci insegna a tentare una piccola rivoluzione che, nel mare della vita, può essere un vero e proprio pesce d'aprile.
Marco Ermentini (Crema 1956). Architetto. E’ presidente della Shy Architecture Association www.shyarch.it che raggruppa il movimento per l’architettura timida. Ha vinto nel 1995 il Premio Assisi per il miglior restauro eseguito in Italia (il Campanile del Duomo di Crema). Lavora nello studio di architettura fondato dal padre sessanta anni fa “Ermentini Architetti” con la sorella Laura: qui si sperimenta un’architettura attenta alle persone e alle cose, un piccolo laboratorio di studio e applicazione dell’arte millenaria dell’abitare. Suona il pianoforte nell’Orchestra Karanovic, l’unico gruppo di jazz gnostico. E’ autore di alcuni libri, il più recente: Restauro Timido, architettura, affetto, gioco, Nardini Editore, 2007 ( II edizione ).
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
LOHArchitects, Zone, Doors
Fate un salto a questo indirizzo: http://www.loharchitects.com
Cliccate sui quadratini che formano la struttura del sito web. Sembrano la scacchiera di una città americana divisa in zone: housing, houses, commercial, mixed use, cultural, civic, planning. Ciascuna zona “urbana” è composta da più quadratini che racchiudono un progetto ciascuno. Adesso cliccate sul quadratino che preferite ed immergetevi nell’architettura dei “Lorcan O’Herlihy Architects” di Culver City, in California.
Vi segnalo i primi tre quadratini della zona housing: 1)-“Habitat 825”; 2)-“Formosa” 3)-“Gardner”. In questi tre progetti emerge la complessità dei volumi, delle superfici esterne, dei colori, dei percorsi, dei collegamenti.
E visto che siamo in California, Doors per tutti:
http://www.youtube.com/watch?v=uMVnEGcMsFs
Buona visione e buon ascolto. Sgrunt
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
L’arte al tempo del Web 2.0
“Is”, che sta per identità sociale, è la sigla di un progetto tra public art e guerrilla art sviluppato a Milano da Ivan Olita. Dopo aver affisso 15 mila poster invitando i milanesi a riflettere sul proprio “social status” (cosa stai facendo? Cosa stai pensando? Cosa stai provando?) il team di Is ha fotografato 2 mila persone domandando a ciascuna di dichiarare uno status al momento dello scatto. Il risultato di questo intenso lavoro di ricerca e rappresentazione è un ampio numero di ritratti evocativi, messi in mostra su diversi spazi esterni (quali autobus, tram, metro, affissioni pubbliche, cartoline, megaschermi e, naturalmente, Internet).
Si è voluto indagare l’impatto del social networking sulla comunicazione interpersonale, ponendo in particolare attenzione sullo “status-update”, cioè sulla possibilità di aggiornare continuamente il proprio profilo, inteso come palinsesto individuale capace di espandere all’infinito i 15 minuti di notorietà profetizzati da Warhol. L’operazione ha dato vita ad un processo creativo contestualizzato nello spazio metropolitano, interagendo con un pubblico diversificato che da spettatore si fa inconsapevole fautore e volontario autore di un’opera collettiva volta a sensibilizzare su una tematica più che mai attuale: l’intreccio del Web 2.0 con la nostra quotidianità relazionale di strada.
Come riconosce lo stesso Olita, «senza l’interazione dei cittadini questo progetto non sarebbe mai esistito». Un insegnamento che viene dall’Étant donnés di Duchamp. L’artista non è più l’autore di un opera, bensì colui che predispone lo scenario, che offre l’opportunità a quelli che sono sempre stati solo fruitori di riconoscersi come autori, di dare vita all’opera attraverso una propria performance. Nell’estetica diffusa al tempo delle reti siamo tutti performers, come segnala Luisa Valeriani nel suo ultimo lavoro (Meltemi, 2009). antonio.tursi@gmail.com
[“L’espresso”, 11 marzo 2010]
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta: Raimund Abraham, progettista visionario e poetico
Los Angeles. L'architetto austriaco Raimund Abraham, uno dei progettisti più ''visionari'' e ''poetici'' degli ultimi decenni, è morto all'età di 76 anni in un incidente mentre con la sua vettura percorreva l'autostrada di Los Angeles. L'annuncio della scomparsa è stato pubblicato ieri dal ''Los Angeles Times'', che precisa che l'incidente (l'auto si è scontrata con un autobus) si è verificato poche ore dopo che Abraham aveva tenuto una conferenza al Southern California Institute of Architecture. Nato il 23 luglio 1933 a Linz, Raimund Abraham ha sempre lavorato tra Austria e Stati Uniti, dove si era trasferito dal 1964. L’insegnamento ha costituito gran parte della sua attivita’: fino al 1968 ha avuto una cattedra alla Rhode Island School of Design a Providence, dal 1971 al Pratt Institute di New York; sempre nel 1971 venne nominato professore di architettura alla Irwin S. Chanin School della Cooper Union di Manhattan, nel 1985 professore alla Yale University e nel 1987 alla Harvard University.
Accanto all’attivita’ d’insegnamento, Abraham ha progettato e costruito oltre che in Austria e negli Stati Uniti, anche in Svizzera, in Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia. Fra il 1962 e il 1967 realizzo’ le serie di ”citta’ immaginarie”, progetti urbani tecnologici per un mondo ossessionato dalla tecnica.
Tra i progetti di maggior risonanza di Raimund Abraham figurano la Hypo House a Lienz (1993-96), un'avveniristica sede bancaria, la Casa della Musica ad Holzheim (1994), la sistemazione del lungolago di Ascona (2000) e la Casa dell'Architetto a Città del Messico (2000-2001). Il suo capolavoro è considerato il Nuovo Istituto Austriaco di Cultura a New York (1993-2001), un edificio che coniuga la gravità e la sospensione nello spazio e si proietta nel cielo e in esso si smaterializza.
<http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/> <http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/projects/074roca/index.html> http://www.b-e-t-a.net/~channelb/ <http://www.b-e-t-a.net/%7Echannelb/>
SEGNALAZIONI
Segnalazioni da Nancy Goldring
xn <http://nymag.com/news/articles/10/02/shoreline/index3.html>
<http://nymag.com/news/articles/10/02/shoreline/index3.html>
http://www.archdaily.com/50533/vitrahaus-herzog-de-meuron/hdm-vitra-10-01-2721/
https://mail.google.com/mail/?ui=2&view=bsp&ver=1qygpcgurkovy
SPENCER TUNICK: THE SHOCK OF THE NUDE by Jonathan Jon
It is good to pause occasionally and reflect on how far we haven't come. Exactly five centuries ago, in 1510, Michelangelo was at work painting the ceiling of the Sistine Chapel in Rome. Among the biblical prophets and episodes from Genesis that he depicted up in those heights he added a gathering of young men, portrayed on a colossal scale, sitting around naked in the painted heavens. Art historians have tried to dignify their nakedness with a clever-sounding collective title - the Ignudi - but is there really much difference (physiques aside) between this community of nudes and the massed Australians who pose in their skins in front of Sydney Opera House in Spencer Tunick's latest opus?
Fortysomething American artist Tunick has been posing and photographing massed voluntary nudes since the 1990s, celebrating the honesty, community and vulnerability of a crowd of ordinary people, with ordinary bodies, stripping together. His fame derives from a bizarre cocktail of nudity and the picturesque - where will he stage his next epic? Recent events have taken place on a glacier and a chilly Irish shore. But his images are most memorable when you don't recognise the landmark, so the picture shifts from tourism to a mass of flesh enclosed by some unrecognised courtyard.
We would surely be forgiven for feeling we'd seen it all before as yet again he gets people to pink up, this time in front of Sidney's most curvaceous landmark. But perhaps the interesting thing is - exactly - how often this has been done before, and how inevitably it will be done again.
It's an ancient game after all. As soon as clothes became a human custom, their removal possessed a special frisson. Greek sculptors did it. Romans did it. As the painter Sir Joshua Reynolds once lamented, it is hard in modern times to get powerful men to pose naked in the manner of Roman emperors. This is because Christianity added a new shame to the display of flesh: but that just gave nudity a more powerful artistic kick than ever when classical sculpture was rediscovered in Renaissance Italy.
Nudity is so much a part of our culture - from art installations to pornography - that we don't think of it as being old-fashioned, but what could be more traditional than Tunick's art? He is doing what Renaissance artists did, except that instead of marble or oil paints he uses a camera, and instead of Michelangelo's ideal types he uses folk like you and me. The reason an artist can still make such an impact with such an old idea as the shock or the liberation of nudity is that, so long as we don't all walk about naked in public, the exposure of flesh in a public place will still thrill, excite, disturb. One of the participants in Tunick's Australia shoot said the experience was not about sex at all, but about togetherness - a sweet sentiment, sure, but doesn't it also betray the anxieties that still surround the spectacle of one's own or another's flesh? Other artists today, including Vanessa Beecroft, Lucian Freud and Marc Quinn, deal in the same physical facts, the same challenge. Art is about showing and seeing: to show that which is concealed, to see what was veiled, is fundamentally gripping. When a participant on the Fourth Plinth last year stripped off, that was too much for the authorities.
Tunick may be repetitive but he knows his art will deliver every time because nakedness delivers every time. Unless you're reading this naked on the bus, you can see why Michelangelo kept returning to the nude and why Spencer Tunick has a job for life. Pics <http://tinyurl.com/ygemsft> _Guardian
LETTERE
Marco Del Francia: ringraziamento per Giorgini
Volevo ringraziare tramite PresSTletter sia Marcello Sestito che Antonella Greco per il sentito ricordo che hanno scritto su Vittorio Giorgini, oltre a Renato Nicolini per la sua cartolina.
In particolare il caro amico Marcello che ha fortemente voluto dedicare, con Massimo Giovannini, una delle mostre monografiche all’interno della prima edizione della BAAM in corso di preparazione. Perché ci vuole coraggio, all’interno di un grande evento, rinunciare a mettere in mostra un archistar - ed ottenere così facili consensi - per dare spazio invece all’opera di sperimentazione di uno dei più geniali e controversi architetti che la nostra storia dell’architettura ha avuto, anche se meno noto all’opinione pubblica. Lo dico pensando anche agli scritti che Marcello Sestito ha prodotto negli anni, in tempi non sospetti, mettendo in rilievo alcune peculiarità del lavoro di Vittorio.
presS/Tletter
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In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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