Banhof Potzdamer Platz
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presS/Tletter n.03-2010

RIFLESSIONI di Marcello del Campo

 

L’ultimo libro di Zygmunt Bauman

Idraulici liquidi

 

IN EVIDENZA

 

- L’OPINIONE: Il genius loci: che fesseria!

- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Pubblicità e liquidazione dei contenuti

- TELEGRAFICO COMMENTO: Alcuni link da Nancy Goldring

- DOCUMENTI: Luca Guido ci parla della Maddalena e di altri progetti: I costi dell’architettura

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Berlino a contrasto

- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Luci notturne

- NOTIZIE INARCH: Città e metropoli in trasformazione

- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni

- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter...

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Miracolo a San Giacomo, terza parte

- LIBRI: a cura di Francesca Oddo: Slow Architecture: istruzioni per l’uso

--- Sandwich digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica

- RECENSIONI E COMMENTI: Cesare de Seta su l’auditorium di Ravello

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: La nuova vela-artiglio di Perugia

- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di L’Auditorium a Ravello, finalmente

- SEGNALAZIONI: documentario Superstudio o la mossa del cavallo in Triennale --- Corvino+Multari: Vesuvius al Madre --- Ugo La Pietra il disequilibrista in triennale --- IaN+ “Architettura a Roma – work in process

- LETTERE: Gerardo Mazziotti: I Mostri d’Arte

- TESTIMONIANZE: Marco Baschirotto: Una possibile risposta all'editoriale “Cultura” apparso su Domus a firma di Flavio Albanese

- ALLEGATI: bando per il Concorso di idee per gli interventi di valorizzazione del fondo Cossar indetto dalla Fondazione Aquileia

 

L’OPINIONE

 

Il genius loci: che fesseria!

Trovo incredibile che si parli ancora oggi di “genius loci”. Mi sembra un concetto inutile, anzi dannoso proprio a causa di questa parola “genius” tanto suggestiva quanto scivolosa.

Cosa si vuol suggerire infatti? Che ogni ambito spaziale, naturale o artificiale, abbia delle proprie caratteristiche? Se e' solo questo, mi sembra una banalità camuffata dietro una immagine vagamente panteista. Poetica quanto si vuole ma di nessun aiuto razionale. Anzi, concettualmente pericolosa nel momento in cui ci fa pensare alla immanenza di un essere spirituale, un “genius” appunto. E’ il vecchio errore di coloro che guardano alla natura come “amica”, dimenticando che, sulla base dello stesso processo mentale, potrebbe apparire come “nemica”  con i suoi disastri generati da una infinità di processi distruttivi.

O forse si vuole puntare l’attenzione sul fatto che ogni luogo abbia avuto una sua storia? Anche questa mi sembra una banalità. A meno che non si voglia intendere il genius in senso metafisico, come a uno spirito, un flusso, un essere che si cela dietro le apparenze e la cui presenza/assenza l’architetto deve, in qualche modo, mettere in scena. Metafisica delirante che lascerei ad Heidegger e ai suoi molto più farneticanti allievi. Si potrebbe rispondere che c’e' una accezione più laica secondo la quale il passato lo si può recuperare come segno, come memoria. Perché no? Ma con la precisazione che per operare in tal modo non ci serve alcun genius. E con l’avvertenza che, comunque, e' anche una fortuna che noi dimentichiamo: se la memoria non fosse selettiva, saremmo letteralmente sommersi dai ricordi, esattamente come i feticisti che vogliono conservare tutto e poi sono sommersi da un caos che non riescono più a padroneggiare.

Vi e' un’ultima accezione –la più disastrosa di tutti-  del genius loci. Quella ambientalista e da soprintendenza secondo la quale si deve conservare tutto dov’è e com’e' per tutelare lo spirito del luogo. Oppure che, quando si costruisce, si debba copiare solo quello che si trova in loco, recuperando a tutti i costi tradizioni superate, materiali introvabili e anche errori tecnologici e progettuali. Come si potrebbe pensare, parlando di innovazione, di fare del male a un genietto così arcaico e simpatico?

Bene, allora mandiamolo in pensione. E ricordiamo che i luoghi si costruiscono valorizzandone le qualità esistenti, lavorando sulle loro potenzialità, tutelandoli nei loro valori ma anche reinventandoli per le nostre esigenze, generazione dopo generazione.

(LPP)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

 

CARTOLINA RAVELLO

Quant’è bello

l’Auditorium di Ravello.

Chi n’ha dubitato,

dovrebb’ammettere

d’essersi sbagliato  

 

CARTOLINA NIEMEYER

Niemeyer ha avuto torto quando ha detto, nel 1956, il socialismo renderà l’architettura più semplice. Ma ha dato ragione a Le Corbusier, che gli aveva detto “Oscar, tu hai le montagne di Rio negli occhi”. Non bastavano le seste, che ogni architetto deve avere negli occhi. L’immagine concettuale delle montagne di Rio appare quasi improvvisamente assieme all’Auditorium, e si sposa benissimo col paesaggio della costiera. L’alta qualità sa sempre dialogare con l’altra qualità.

 

CARTOLINA LOST IN OBAMA

“Con il suo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso, il Presidente Barack Obama non metterà in pericolo la messa in onda della prima puntata della sesta ed ultima stagione di Lost.” (Robert Gibbs, portavoce del Presidente degli USA)

 

CARTOLINA LOST

“La fine di questa serie è attesa con un senso escatologico, quasi messianico, dai fan, che hanno dato infinite interpretazioni alla foto dei protagonisti in posa come all’Ultima cena di Leonardo. Poiché di un’opera televisiva sul senso si tratta: il senso del perdersi, del ritrovarsi, della vita, della morte, dell’amicizia, dell’amore. (…) un romanzo di formazione aperto, perché siamo in attesa del finale e perché sappiamo che la novità di Lost è il gioco dei piani temporali. Potremmo assistere, come finale della serie, ad episodi che sono precedenti, cioè flashback. Al contrario, potremmo assistere all’ultimo flashforward, tipo 50 anni dopo la caduta dell’aereo. Tutto nasce da lì. Da un aereo che cade e cambia per sempre il nostro immaginario. (…) Sembra, quel maledetto volo dell’Oceanic, il quinto aereo dell’undici settembre. (…) Con la differenza, non da poco, che in Lost ci sono dei sopravvissuti. O almeno, per ora sono sopravvissuti.” (Luca Mastrantonio, “Il Riformista”, 2 febbraio 2010)

 

CARTOLINA BAAM

Ho avuto modo di vedere, nei capannoni di Campo Calabro, i “palazzetti” in costruzione per la Biennale di Architettura ed Arte del Mediterraneo di Reggio Calabria.  Venti facciate doppie, della dimensione di sei metri per sei metri, progettati da grandi architetti, che dovranno sorgere presso la Rotonda Nervi (in un collegamento programmatico al moderno) sul Lungomare di Reggio. Che, con questa straordinaria immagine, può certo far ricordare di essere stato definito “il chilometro più bello del mondo”. Marcello Sestito, che l’ha ideata e che ne è il primo direttore della sezione Architettura, l’ha portata fin qui. Per raggiungere il traguardo (che darebbe un senso alla centralità geografica di Reggio nel Mediterraneo) manca ancora quel tanto di finanziamenti, che costringe a far slittare la data prevista per l’inaugurazione. La prima edizione della BAAM s’intitola “L’architettura della necessità”, e di queste dure leggi della necessità sta facendo (necessaria?) esperienza.

 

CARTOLINA L’ARCHITETTURA NON E’ UN MARTINI 2

Giovanni Longobardi, con questo libretto tascabile che non cessa di stupirmi, è riuscito a realizzare il vecchio sogno di Walter Benjamin. Scrivere un libro fatto di sole citazioni.

 

CARTOLINA DALL’ARCHITETTURA DELLA NECESSITA’ ALL’ARCHITETTURA NON E’ UN MARTINI

1. L’arte conosce un solo padrone, la necessità. Essa degenera quando obbedisce all’umore dell’artista, o peggio a mecenati potenti.

Gottfried Semper, 1884

2. Che cos’è un edificio, se non una necessità dentro un involucro?

Viollet-Le-Duc, 1854-68

3. Il delicato superfluo che sovente s’aggiunge alla rude necessità.

Victor Horta

4. Là dove la tecnica è superata inizia l’architettura.

Ludwig Mies van der Rohe

5. L’architettura non è un Martini cocktail

Ludwig Mies van der Rohe, 1964

 

FOCUS SUdi Diego Caramma

 

Pubblicità e liquidazione dei contenuti

«La vera deformità del processo pubblicitario non sta tanto nella sua chiara inutilità sociale, quanto nella pervasiva ed oppressiva falsificazione della realtà cui essa dà luogo. Ogni “consiglio per gli acquisti” è, in misura variabile, una menzogna, una deformazione, un adescamento. (…) Al culmine dell’assurdo sta poi il fatto che l’esistenza e la crescente diffusione della pubblicità finisce per essere accettata come una necessità economica: “perché altrimenti i giornali costerebbero troppo”, “le sponsorizzazioni verrebbero meno”, ecc.; ciò significa semplicemente che una voragine che inghiotte risorse sempre crescenti per produrre danni sociali e nessun beneficio sistemico viene vissuta come indispensabile per le briciole che lascia cadere. (…) Ciò che sfugge (…) è il conseguente deterioramento del senso attribuibile ai contenuti (…), per il fatto stesso di essere condizionati a queste “prostituzioni spicciole”. Infatti sarebbe bene chiedersi che credibilità possano avere il coraggio, l’idealità o la profondità di eventi, personaggi e pensieri, se ciò che li veicola si mostra prono alle prosaiche volontà di chiunque firmi un assegno. (….) Di qualunque contenuto si parli, esso è comunque solo una dissimulazione della sostanza monetaria cui è subordinato. La realtà è un accidenti nel processo di far soldi, e solo questi ultimi danno accesso a ciò che vale, cioè a ciò che piace, ridotto a masse irrelate di stimoli coinvolgenti, pillole di emozioni immemori. (…) Tra le conseguenze meno notate, ma più gravi, di questo processo è la sua impermeabilità a correzioni di rotta di natura argomentativa, artistica, culturale».

da: Andrea Zhok, Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo, Jaca Book, 2006

 

TELEGRAFICO COMMENTO

 

Alcuni link da Nancy Goldring

http://www.fastcompany.com/pics/california-architect-designs-modern-homesfor-chickens?slide=0

 

http://thedesigninspiration.com/articles/egg-shape-mobile-living-space-blob-vb3/

 

http://m.ammoth.us/blog/2010/01/the-best-architecture-of-the-decade/

 

http://www.16miles.com/

 

http://www.theonion.com/content/video/internet_archaeologists_find

 

http://www.dezeen.com/2010/01/06/more-photos-of-shenzhen-and-hong-kong-biennale/

 

http://bldgblog.blogspot.com/2010/01/remnants-of-biosphere.html

 

DOCUMENTI

 

Luca Guido: I costi dell' architettura

Il 28 gennaio Repubblica titola "Il flop della Maddalena. Dal G8 all'abbandono"

http://www.repubblica.it/politica/2010/01/28/news/g8-maddalena-2101455/. L'articolo a cura di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci precisa la situazione: soffitti crollati, cavi a vista e infiltrazioni d' acqua, oltre 320 milioni di euro buttati e zero posti di lavoro. Lo stesso giorno la Protezione civile emette un comunicato stampa in cui non smentisce

http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=9&cms_pk=17445, ma parla di notizie inesatte e convoca i rappresentanti della stampa nazionale ed estera a prendere visione dei luoghi per il giorno 2 febbraio accompagnati dal Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dal Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e dall'architetto progettista, Stefano Boeri.

 

Dopo l' incontro, il giornalista Berizzi conferma quanto precedentemente

Scritto.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/.

Le notizie sono ribadite anche da un servizio di Sky TG (il TG1 invece, il 2 febbraio sera, inquadra la vicenda come un grande successo dell' operosità di Bertolaso).

 

Ora se volessimo guardare alla vicenda con l'occhio indagatore del critico di architettura la polemica potrebbe lasciarci indifferenti se non fosse per le cifre in gioco (parliamo in totale di 327 milioni di euro)

http://www.g8italia2009.it/G8/Home/LaSedeDelVertice/LaSedeOriginaria/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_InterventiCosti.htm

e per l' atteggiamento dello stesso Boeri che qualche mese or sono aveva chiamato il suo amico Rem Koolhaas a difesa di "limpide ambizioni".

 

L' articolo scritto da Koolhaas, già rifiutato dalla rivista Domus, ha trovato asilo nell' ultimo numero di Mark, e per chi volesse leggerlo in italiano, per cercare di comprendere i motivi del rifiuto alla pubblicazione, è disponibile a questo link:

http://www.newitalianblood.com/index.pl?pos=02.00&item=1497&lang=it. Boeri viene spinto nel teatrino della politica italiana da un trampolino internazionale: è lo stesso Koolhaas che ci informa che Boeri "ha dovuto lavorare in un Paese" (si fa riferimento ad una qualche costrizione che ci sfugge?) ove le architetture del Ventennio  "ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell' architettura".Così oltre  agli esorbitanti costi economici dell' intervento dobbiamo subire anche tali amenità. Naturalmente Koolhaas non ci spiega come mai opere architettoniche caratterizzate da finanziamenti faraonici, e da sforzi progettuali e realizzativi impressionanti per le tempistiche, abbiano piccoli difetti -forse neppure ammissibili in opere di importo molto modesto- che le espongono dopo soli 8 mesi ad un circostanziato e repentino degrado. Koolhaas non ci spiega come mai non si trovi "un imprenditore che sia interessato a questa cattedrale inutilizzata: l'ultima gara, il 23 settembre 2009, è andata deserta. Perché così com'è stato realizzato, di fronte al mare ma senza un accesso al mare, senza una spiaggia né una banchina né un camminamento, e anzi con uno scarico fognario proprio lì davanti, l'hotel non può fare gola a nessuno" (vedi articolo di repubblica) e come mai noi contribuenti  italiani dobbiamo subire una svendita di beni nuovi e praticamente rimasti inutilizzati.

 

"La gestione dell'ex Arsenale se l'è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura (Mita Resort è stata l'unica a partecipare al bando) a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna" (vedi articolo di repubblica).

 

Ancora Koolhaas, che forse avrebbe voluto sancire l' ingresso del collega nel privilegiato mondo delle archistar, non ci spiega come sia stato affidato l'incarico a Boeri e come mai agli altri architetti italiani sia richiesto, prima di avere un incarico, di partecipare a un concorso, di mettere a confronto le proprie idee con quelle degli altri, spesso di misurarsi in dibattiti col pubblico ed in incontri con gli amministratori, come mai agli altri architetti sia necessario dimostrare la fattibilità economica dell' intervento e i risparmi ottenuti rispetto ad altre soluzioni, come mai a volte sia richiesto di presentare il proprio fatturato e l' elenco dei lavoratori dipendenti e infine come mai agli architetti comuni sia dato obbligo di fare un consistente ribasso sulla parcella. Ma i dittatori della somma urgenza impongono le loro regole al di sopra di tutto e gli ordini professionali tacciono. Non vorrei sembrare uno sprovveduto: al sistema delle gare e dei concorsi si potrebbe anche affiancare il sistema degli incarichi fiduciari (intendo oltre la somma urgenza e gli appalti gestiti dalla protezione civile), con qualche limitazione e meno ipocrisie, ma soprattutto evidenziando una chiara presa di responsabilità da parte dei politici committenti, responsabilità che spesso non intendono assumersi.

 

Vorrei aggiungere un' ulteriore riflessione alla vicenda e al famigerato articolo pro-Boeri chiamato in causa: mentre Rem Koolhaas  meditava sull'edonismo di Silvio Berlusconi, aggiungendo che gli edifici di Boeri erano in qualche modo stati compromessi eticamente dal cambio di governo (e non si trattiene dal citare Renato Soru e Romano Prodi, quali reali anime del progetto G8 alla Maddalena), Boeri dava il via libera alla pubblicazione sul sito internet di Abitare, di articoli e fotografie riguardanti i suoi edifici alla Maddalena.

 

Nulla di grave direte, ma questa volta diamo ragione a Koolhaas: ci sono opere che "ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell'architettura", e qualcuno potrebbe aggiungere "le ambiguità morali degli architetti".

 

Boeri, lontano da tali ambiguità, per illustrare al meglio sulla propria rivista i suoi edifici "dal vivo", decide così di pubblicare le foto dei ministri Tremonti, Frattini, La Russa, Maroni e altri durante un meeting nella sua "Casa del Mare"

http://www.abitare.it/highlights/live-from-maddalena/

 

Quando però alcuni lettori gli fanno notare dell' opportunità di tale pubblicazione -spicca l' autorevole commento di Gennaro Postiglione-, Boeri si scusa e parla di un fraintendimento in redazione e di una deroga. Pochi

giorni fa un' altra deroga, http://www.abitare.it/highlights/mineral-geopolitics/ per pubblicizzare un libro sull' argomento(ed. Abitare Segesta) con i testi, tra gli altri, di Guido Bertolaso e Renato Soru. Già il giorno 11 Settembre 2009 Postiglione si domandava: "Perché dunque spingersi così avanti dando l'impressione di trasformare la rivista in un organo di comunicazione interna?".

 

La domanda evidentemente è suonata come inutile e retorica.

 

A questo punto, dichiarata una certa indignazione nei riguardi della vicenda, voglio precisare la mia opinione riguardo alle opere progettate da Boeri alla Maddalena: nessuna conquista per la storia dell' architettura, nessun avanzamento tecnologico, grande professionismo nel rispettare tempi di consegna progetto e realizzazione (ci si sarebbe dovuti meravigliare del contrario). Resta il fatto che le somme spese avrebbero dovuto produrre un dibattito culturale ben più ampio del risultato ottenuto.

 

Quelli che si stupivano per i costi delle nuove architetture romane di Meier e della Hadid, dopo aver letto quanto sopra probabilmente saranno impalliditi.

 

Spero che da ciò si possa trarre una morale e si possa guardare con più rispetto al lavoro dei colleghi esteri e con maggiore attenzione verso le operazioni "italiane" sbandierate come qualità.

 

Tra le altre cose mi riferisco anche al caso poco noto della ricostruzione di Cavallerizzo, frazione storica di Cerzeto, comune della provincia di Cosenza. La Protezione civile in seguito ad una frana e al crollo di una decina di case, trasferisce forzatamente i cinquecento residenti non senza polemiche, recinta la frazione e la dichiara zona off-limits. Bertolaso in persona annuncia che il paesino va ricostruito da zero, delocalizzato, e pace alla memoria. 52 milioni di euro di importo lavori e progetto affidato ad Annalaura Spalla con i 5+1 per il preliminare (gruppo composto così come era già accaduto per il modestissimo progetto che avevano già elaborato per la ricostruzione di San Giuliano di Puglia). Sarà un caso: le unità edilizie sembrano riciclare un certo "realismo magico", molto reale e poco magico, ma soprattutto già visto.

 

Ad ogni modo tra poco termineranno i lavori di un normalissimo cantiere, gli abitanti avranno delle nuove case, forse finalmente saranno contenti anche gli scontenti, e noi tutti presto ci sorbiremo lezioni di etica e di progettazione, di come l' architettura risponde alle emergenze, ecc. ecc.

 

Forse invece vorremmo sapere con che criteri vengono chiamate queste persone e come mai non vige un criterio di rotazione degli affidamenti degli incarichi. Questa è trasparenza e qualità?

 

Caso diverso è stato il MAXXI di Zaha Hadid, costato 130 (?) milioni di euro tra mille polemiche e un cantiere lungo dieci anni. Non dimentichiamo infatti  che la Hadid è risultata vincitrice di un concorso, ed anche se l'opera non è annoverabile tra i grandi capolavori, il suo museo è una ottima

opera di architettura, soprattutto in raffronto allo sconsolato panorama nostrano. La Hadid è stata capace di progettare spazi interni particolarmente emozionanti per il modo in cui riescono a coinvolgere lo spettatore nel gioco fluido e dinamico delle luci.

 

Io mi auguro che il MAXXI possa entrare in funzione al più presto e rimanere attivo con molteplici iniziative dedicate all' arte contemporanea.

 

L' utilizzo delle opere: Ecco un tema su cui Boeri e Koolhaas avrebbero dovuto farci riflettere: committenti incapaci di gestire le architetture che fanno realizzare, politici disinteressati ai danni che ignobili vandali infliggono ai beni pubblici, committenti incapaci di operare con trasparenza.

 

Non dovrebbe essere possibile che ci siano politici che indicano concorsi per sbandierare qualità e millantare amicizie nel mondo dell' architettura senza poi darvi alcun seguito realizzativo, non è ugualmente ammissibile che i politici lascino porzioni di città e di territorio in stato di degrado e di abbandono. Non è ammissibile che si sperperino 600.000 euro per l'inaugurazione di un' opera pregevole come l' Auditorium di Niemeyer a Ravello quando si sarebbero potuti proporre altri piccoli esperimenti architettonici sul territorio.

 

Ma i politici ci trattano come pecore e possiamo immaginare come l'adulazione sia una tentazione forte quando si raggiungono certi livelli di conoscenze.

 

Non ci resta che ricordare almeno la coerenza di Massimiliano Fuksas quando non volle partecipare accanto al presidente del consiglio durante l'inaugurazione della Fiera di Milano.

 

Concludo con un suggerimento e un invito a guardare i video postati a questo link http://www.youtube.com/watch?v=l8xTzZUogD4.

 

Si tratta di una simpatica e nota trasmissione televisiva con oggetto la costruzione e l' architettura della Città della cultura di Santiago de Compostela, progettata da Peter Eisenman. Il progetto a qualcuno potrà anche non piacere, ma è indiscutibile che l'architettura presentata nel video ha richiesto un accrescimento culturale, uno sforzo economico, tecnologico e costruttivo tale da far diventare il cantiere un grande laboratorio. Una risorsa economica e culturale per tutti, un' ulteriore opera architettonica simbolo della contemporaneità di cui la Spagna si è voluta dotare.

 

Ci piacerebbe vedere qualcosa del genere anche in Italia.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

IaN+ in mostra a Roma

IaN+, Architettura a Roma – work in process inaugurazione della mostra mercoledì 10 febbraio 2010 h. 18.00 Conferenza presentata da Gabriele Mastrigli, h 19.30 Inaugurazione mostra. The British School at Rome, Via Gramsci 61. Roma dal 10 febbraio al 3 marzo 2010

 

Dèsirama, Jeunes Architectes et  des Paysagistes a Roma

Dèsirama, Jeunes Architectes et  des Paysagistes en France dedicata ai 15 architetti e ai 5 paesaggisti premiati nell'edizione 2007-2008 dei Nouveaux Albums des Jeunes Architectes et  des Paysagistes. Vernissage 5 febbraio 2010 ore 17.30. Hanno partecipato: 3box + Atelier du Serpentaire + Pierre Audat + Franklin Azzi Architecture + Cyrille Berger + Emma Blanc + Olivier Boucheron + Bureau Bas Smets + Vladimir Doray + Dorell Ghotmeh Tane / Architectes + Drop Architectes + Raphaël Gabrion + Adélaïde Marchi + Yves Moreau + Office of Landscape Morphology + Xavier Perrot + Sam Architecture + Scape + Triptyque. Saranno presenti al dibattito: Amedeo Schiattarella, Francis Soler, Alessandro Anselmi, Ludovica Di Falco, Alfonso Femia. Casa dell'Architettura, Piazza Manfredo Fanti, 47 - Roma

 

Expo fuori le mura a Milano

Expo fuori le mura, Promuovere l’Expo nella Grande Milano, Promuovere la Grande Milano nell’Expo  11 febbraio 2010 – ore 10.00 – 18.00, 12 febbraio 2010 – ore 10.00 – 13.00 Istituto dei Ciechi – Via Vivaio, 7 - 20122 Milano

 

Corvino+Multari a Napoli

Presentazione video di Corvino+Multari, Vesuvius introduce Benedetto Gravagnuolo, live music performance & cocktail dinner.  8 Febbraio 2010 ore 18.00. Madre via settembrini 79, Napoli

 

Programma Mostre/Conferenze dell’Accademia a Mendrisio

Con l’inizio del secondo semestre riparte il ciclo di eventi pubblici promosso dall’Accademia di architettura di Mendrisio (Università della Svizzera italiana). Anche per i giovedì sera della primavera 2010 sono attesi a Mendrisio i protagonisti della cultura progettuale del giorno d’oggi che si racconteranno presentando i loro ultimi lavori; prosegue inoltre l’attività espositiva presso la Galleria dell’Accademia che accoglierà nei suoi spazi due mostre. 18 febbraio 2010 mostra Jean Prouvé. La poetica dell’oggetto tecnico e una conferenza tenuta dalla storica dell’architettura Catherine Coley, 4 marzo conferenza di Telmo Pievani, 11 marzo con una lezione pubblica di Marianne Burkhalter e Christian Sumi, 25 marzo con Jürg Conzett, 22 aprile sarà la volta di Peter Zumthor, 6 maggio mostra Archizoom Associati 1966-1974. Dall’onda pop alla superficie neutra. Le conferenze si tengono presso l’Aula Magna dell’Accademia di architettura (pianterreno di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio, Svizzera) con inizio alle ore 20.00.  Le mostre sono ospitate nella Galleria dell’Accademia (pianterreno di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio, Svizzera) e possono essere visitate dal martedì alla domenica dalle ore 13.00 alle 18.00. L’ingresso è gratuito. Le inaugurazioni prendono avvio alle ore 19.30.

 

Giovanni Guerrinie e l’E42 a Roma

Giovedì 4 febbraio 2010 si inaugura alla Nuova Galleria Campo dei Fiori la seconda parte della mostra dedicata a Giovanni Guerrini  (Imola 1887 - Roma 1972) che si concentrerà sulla figura di Guerrini architetto e sui suoi interventi di grande decorazione per l’E42, l'Esposizione Universale che si sarebbe dovuta tenere nel 1942 nella Capitale per celebrare il ventesimo anniversario della Marcia su Roma (1922). Nuova Galleria Campo dei Fiorii, via Monserrato 30 Roma

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Dèsirama, Jeunes Architectes et  des Paysagistes a Roma

Mostra Dèsirama, Jeunes Architectes et  des Paysagistes en France dedicata ai 15 architetti e ai 5 paesaggisti premiati nell'edizione 2007-2008 dei Nouveaux Albums des Jeunes Architectes et  des Paysagistes. Hanno partecipato: 3box + Atelier du Serpentaire + Pierre Audat + Franklin Azzi Architecture + Cyrille Berger + Emma Blanc + Olivier Boucheron + Bureau Bas Smets + Vladimir Doray + Dorell Ghotmeh Tane / Architectes + Drop Architectes + Raphaël Gabrion + Adélaïde Marchi + Yves Moreau + Office of Landscape Morphology + Xavier Perrot + Sam Architecture + Scape + Triptyque. Dal 5 al 25 febbraio  Casa dell'Architettura, Piazza Manfredo Fanti, 47 - Roma

 

Carlo Bernardini, la luce che genera lo spazio a Roma

Mostra di Carlo Bernardini: La luce che genera lo spazio. Geometrie di luce rimbalzano fra i palazzi per poi aggredire le sale della galleria, le fibre ottiche penetrano dalle facciate dei palazzi negli spazi espositivi coniugando così l'ambiente esterno con l'ambiento interno. Galleria Delloro Via del Consolato, 10. 00186 Roma. Dal 4 Dicembre 2009 al 15 Febbraio 2010 Orari: martedì - sabato 16.30 - 19.30. Ingresso libero. Info: info@galleriadelloro.it

 

Grace Kelly Principessa di Monaco a Roma

Dal 16 ottobre al 28 febbraio 2010 la Fondazione Memmo in via del Corso a Roma ospiterà la mostra Gli anni di Grace Kelly, Principessa di Monaco. Dopo un successo strepitoso a Monaco nel 2007, con 135mila visitatori, l’esposizione è divenuta itinerante e, dopo Parigi e a Mosca, arriva in Italia per poi fare tappa al Victoria & Albert Museum di Londra, solo con la sezione moda, e in seguito in Giappone.

 

Calder a Roma

La mostra di Calder a cura di Alexander S. C. Rower di Palazzo delle Esposizioni rappresenta un'occasione eccezionale per vedere opere che ripercorrono tutto il corso della carriera dell'artista e che provengono dalle più importanti collezioni Calder del mondo, pubbliche e private. Dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010 Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale.Roma.

 

0618 Un progetto per l'isola del razionalismo a Como

Mostra 0618 Un progetto per l'isola del razionalismo che propone il recupero architettonico funzionale di un edificio simbolo del razionalismo italiano degli anni 30, l’ULI – Unione Lavoratori dell’Industria, progettato da Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri e Luigi Origoni, e collocato alle spalle della Casa del Fascio di Giuseppe Terragni in una sorta di contrapposizione dialettica con essa.Como -  Villa del Grumello, via per Cernobbio 11. Dal 15 gennaio al 7 febbraio 2010

 

Andrea Branzi: tutte le epoche vengono al pettine a Napoli

Una originale incursione nel mondo dei pettini con una sezione storica costituita da oltre 150 pezzi provenienti dalla collezione di Gabriella Antonini, veri e propri oggetti d'arte realizzati all'inizio del ventesimo secolo in materiale plastico. Accanto Andrea Branzi presenta una rivisitazione contemporanea dei pettini attraverso dodici prototipi. Rigore progettuale, fantasia e uso di tecnologie avanzate per la produzione hanno dato vita a dodici prototipi difficilmente definibili: un incrocio tra sculture portatili e pezzi di arredo in miniatura. A cura di Cecilia Cecchini. Dal 25 Gennaio al 15 Marzo alla Fondazione Plart di Napoli, Via Martucci 48.

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico

 

Non solo spettatori a Mendrisio

Prosegue la collaborazione avviata nel 2007 tra l’Ufficio Cultura del Comune di Chiasso e l’Accademia di architettura di Mendrisio. Anche quest’anno alcuni studenti dell’ateneo ticinese hanno curato la scenografia e l’arredamento del XIII Festival di cultura e musica jazz dal titolo Fuego che si terrà il 4, 5, 6 febbraio 2010 a Chiasso presso lo Spazio Officina. Accademia di Architettura di Mendrisio, Villa Argentina, Largo Bernasconi 2, Mendrisio. Info: www.arc.usi.ch

 

Shifting, Paesaggio tra reale ed immaginario a Cagliari

Shifting è il titolo di un ciclo di incontri, workshop, conferenze, mostre e spettacoli che si terranno negli spazi della Facoltà di Architettura di Cagliari nel mese di febbraio 2010. Si inizia venerdì 5 febbraio con la presentazione dell'iniziativa e l’ inaugurazione di mostre multidisciplinari: il paesaggio contemporaneo tra video, fotografia, installazione e progetto di architettura. 5-7 febbraio 2010, Facoltà di Architettura di Cagliari. Info: http://architettura.unica.it/

 

La progettazione partecipata a Milano

A partire dal giorno 25 febbraio avrà inizio il primo di una serie di corsi di formazione sui temi della strategia della partecipazione applicata ai processi di riqualificazione urbana, sociale e ambientale. Partecipanti: il corso si rivolge a tutti coloro che desiderano acquisire conoscenze e capacità specifiche sui temi in oggetto, da subito spendibili operativamente: operatori pubblici chiamati a gestire i nuovi strumenti istituzionali (Contratti di Quartiere, PRU, VAS, Ecomuseo del Paesaggio, Piani di Governo del Territorio, ecc.); tecnici del privato sociale impegnati in processi di coinvolgimento della comunità (Housing sociale, co-housing, autocostruzione,  ecc.) e nella gestione di reti di soggetti locali; studenti interessati ad arricchire le proprie competenze. ABCittà, Società cooperativa sociale ONLUS, via Pinamonte da Vimercate 9, Milano. Info: http://www.scuolaprogettazionepartecipata.it

 

Cantiere Nervi: la costruzione di un’identità a Parma e Bologna

In occasione del trentesimo anniversario dalla morte di Pier Luigi Nervi (1891-1979), C.S.A.C. Centro Studi e Archivio della Comunicazione e Parma Urban organizza un convegno internazionale di studi dal titolo Cantiere Nervi: la costruzione di un´identità. Scadenza iscrizioni: 15 marzo 2010. 10-11 novembre 2010, Parma, Bologna. Info: www.esempidiarchitettura.it

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

Berlino a contrasto

Quello che si vede nella Berlino dei giorni nostri, ha un impatto strano sulle persone, a metà tra il malinconico e il sorprendente. Succede che dalla periferia Est (con i suoi casermoni misti a villaggi-baracche) al centro-Ovest della città (fatto di grattacieli ipermoderni e di stazioni avvenieristiche) ci sia uno scarto temporale considerevole quanto inaspettato. Un viaggio nel tempo che ci rammenta il percorso fatto nella storia. Ma non solo questo. Succede che, nella stessa città, convivano insieme il ricordo di un triste passato e lo sguardo verso un futuro da costruire. Un connubbio a volte stridente, come quello che affianca la nuova cappella di culto progettata da Egon Eiermann negli anni 60 accanto a quello che rimane della chiesa neoromanica “Kaiser-Wilhem-Gedächtnis” bombardata e lasciata in rovina come monito contro la guerra, un eccesso di “modernità” che oggi manifesta tutta la sua limitatezza e che produce solo un soffocamento della vecchia chiesa.  Ma ci sono anche esperimenti riusciti, come il caso della cupola del Reichstag di Foster che rappresenta una perfetta integrazione funzionale e formale tra l’edificio esistente (che ospita il parlamento tedesco) e la cupola percorribile che stabilisce una nuova fruizione dello spazio e riconsegna alla città una nuova immagine del potere pubblico.

Infondo, se c’è una cosa che rimane di Berlino è la sua capacità di stupire, nel bene e nel male, per le sue contrapposizioni, ad ogni angolo di strada, in ogni riorganizzazione urbanistica o nuovo edificio. Contrasti inevitabili di cui la città stessa si nutre come fonte inesauribile di ricchezza e rinnovamento.

 

NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato

 

Notizie

Una buona iniziativa della decana del COAM (Ordine degli architetti di Madrid):offrire la sede dell’organo professionale della capitale come punto di incontro e riunione degli architetti spagnoli su temi centrali come i concorsi e lo stato della professione. La sede della calle Barquillo si offre come appoggio al Consejo Superior de Arquitectos Españoles le cui sedi in Madrid sono prevalentemente amministrative.

 

Social Housing: La Rivista “Ciudad y Territorio” del Ministero de la Vivienda pubblica il numero doppio 161-162 “Vivienda Social Ahora <http://www.mviv.es/es/pdf/CyTET/EXTRACTOS/extracto_161_162.pdf>”, Guest Editor Luis Moya, con articoli di Josep Maria Montaner, Carlos Sambricio, Javier Ruiz, Graziella Trovato, ed altri. Il pdf con la presentazione e gli abstracts in inglese si può scaricare dalla pagina del ministero <http://www.mviv.es/es/pdf/CyTET/EXTRACTOS/extracto_161_162.pdf>.

 

Eventi

Gli archtetti Pilar Pereda y Aurelio Pérez Álvarez presentano la Guida “GAT 18. La instalación de gas en el proyecto de arquitectura”. 15 febbraio  salón de actos Fundación COAM, ore 18.00.

 

Intermediae Matadero Madrid: Screenings at Terrario <http://www.intermediae.es/> / Estrellas De La Línea. Chema Rodríguez apre il Ciclo Tres Miradas Al Documental Independiente Español. Coordinado da DOCMA 29 de enero 2010, 19.30 hrs
Sonic youth etc.: sensational fix <
http://www.madrid.org/centrodeartedosdemayo/> en el ca2m centro de arte dos de mayo. Fino al 2 maggio. CA2M Centro de Arte Dos de Mayo. Av. Constitución 23, Móstoles, Madrid.

 

Mostre

La vivienda protegida. Historia de una necesidad <http://www.scalae.net/evento/la-vivienda-protegida-historia-de-una-necesidad> (clicca). Curatore: Carlos Sambricio. Progetto e concept: Ariadna Cantis. Arqueria de Nuevos Ministerios, Paseo de la Castellana, Madrid. Fino al 28 febbraio (catalogo della Mostra editor Carlos Sambricio, co-editor Ricardo Lampreave).

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

 

Luci notturne

E’ di notte che si vede come è fatta una città. Con la calma gli edifici parlano la loro lingua e noi cerchiamo di ascoltare. Purtroppo da qualche tempo solerti sindaci e i loro esperti hanno cominciato ad illuminare a giorno indifferentemente tutto. Funeree illuminazioni dal basso di monumenti che di giorno lo sono dall’alto. Un tempo la luce dal basso era riservata al Cristo crocefisso e dunque ai morti. Il risultato è straniante e avrebbe contrariato Giò Ponti. Per lui “con le belle addormentate città l’architettura trionfa, isolata, sola, silente. Dietro quelle facciate nel miracolo del sonno e dei sogni, anche gli uomini tutti rientrano nel regno della natura, nel regno degli istinti e vien cancellato il tempo. La notte: tregua degli uomini, estasi per le architetture”.

 

NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti

 

Città e metropoli in trasformazione

Lunedì 8 febbraio 2010, ore 20.00, acer - via di villa patrizi 11, roma

Città e metropoli in trasformazione

Un dibattito in occasione della pubblicazione del libro di Giorgio de Finis

UMANI URBANI & MARZIANI, un'investigazione sulla natura extraterrestre dell'architettura per le Edizioni Postcart, ne parlano Paolo Colarossi, Rosario Pavia, Franco Purini, Livio Sacchi, Luca Zevi

 

MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni

 

Capitales d’Europe de l’Est_Cité de l’Architecture et du Patrimoine_1, place du Trocadéro – Paris_www.citechaillot.fr.

Conférence_4 febbraio 2010, 19:00h.

In questa tavola rotonda, che vede come moderatore Gwenaël Querrien, si confronteranno Elisabeth Essaian, Corinne Jaquand, Ewa Bérard e Lydia Coudroy de Lille. La prima è l’autrice del testo Moscou edito dalla Cité de l’architecture et du Patrimoine, per la collana “Portrai de ville”. Jaquand e Bérard sono coautrici del libro Architectures au-delà du mur. Berlin-Varsovie-Moscou edito da Picard. Lydia Coudroy de Lille sarà presente in qualità di redattrice del numero speciale della rivista Histoire urbane su “Les mutations des villes ex-socialistes”.

 

Entre-deux: Istanbul – Paris_Cité internationale des Arts_18, rue de l’Hôtel de Ville, Paris_www.citedesartsparis.net.

Exposition _ 14 gennaio–21 febbraio 2009.

Presentata all’interno della cornice de la “Saison de la Turquie en France”, questa mostra raccoglie le opere di artisti nati in Turchia, che hanno scelto di vivere in Francia a partire dagli anni Sessanta. I loro atelier sono oggi ubicati a Parigi e nei dintorni. Le loro opere vengono esposte in tutto il mondo. Questi artisti sono accomunati da una percezione dell’ esilio volontario, come una ricchezza ed al tempo stesso una prova della vita. La lacerazione è il loro quotidiano, la cicatrice la loro allegoria. E la libertà la loro evidenza. Mescolando mitologia e contemporaneità dei loro paesi di origine e di adozione, vanno inventando una sorta di “frontiere liquide”. Pitture, sculture, disegni, fotografie, video o installazioni… le creazioni di questi artisti incarnano il passaggio, il trasporto, il flusso, il fluido, l’ondata. Vivendo e creando “entre-deux” ciascuno di essi è un collegamento indispensabile per la comprensione dei popoli e l’armonia del mondo.

 

Le Tramway, l’exposition_Marie du 19e arrondissement_5-7, place Armand Carrel – Paris.Exposition_19 gennaio – 8 febbraio 2010.

Il Pavillon de l’Arsenal ha ideato questa esposizione presso le Hall de la Marie du 19e per presentare le grandi linee dell’estensione della T3. Inaugurata nel dicembre del 2006, la linea T3 è la prima moderna tranvia realizzata a Parigi. E’ conosciuta come il Tramway des Maréchaux, poiché segue i boulevard che vennero costruiti sulla traccia delle fortificazioni di Thiers (1841-45), che prendono il nome di svariati marescialli di Napoleone. Collega la stazione di Boulevard Victor – Pont du Garigliano (15e arrondissement) con quella di Port d’Ivry (13e arrondissement). Le estensioni in progetto comprendono un collegamento a Porte Charenton e poi a Porte de la Chapelle. L’esposizione raggruppa video, planimetrie dettagliate e fotomontaggi, che permetteranno di scoprire le future sembianze del quartiere. Per ulteriori informazioni: www.pavillon-arsenal.com.

 

La quinzaine de l’édition #01_La Galerie de l’architecture_11, rue des blancs manteaux – Paris_www.galerie-architecture.fr.

6 febbraio – 27 febbraio gennaio 2010

La Galerie de l’architecture organizza questo evento, la cui missione è quella di promuovere i progetti editoriali in stretta relazione con l’architettura, l’urbanistica, lo studio del paesaggio, l’arte, la fotografia ed il design. Per questa prima edizione, la Quinzaine de l’édition si focalizzerà sui libri di architettura e costituirà una piattaforma di visibilità per le novità editoriali, ma anche per i testi fondamentali. Architettura radicale, politica urbana, monografie, testi teorici, di filosofia e di estetica, lo spazio urbano, le nuove tecnologie, la globalizzazione: solo per nominare alcuni degli argomenti affrontati nei testi proposti. Nel corso dell’evento si terranno incontri con autori, architetti, artisti ed editori, presentazioni in anteprima, proiezioni e dibattiti, oltre all’esposizione di disegni e fotografie.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Non potendo più abbattere l’edificio da lui realizzato, abbatterono lui

 

Tanto era bello il piano, tanto era brutta la città

 

Parla per ore ma non si capisce quel che dice: è un architetto da conferenza

 

Anche la complessità, a lungo andare, diventa banale

 

Costruiva edifici di acciaio molto eco-sostenibili

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Miracolo a San Giacomo – terza parte

Allora, siete pronti, architetti santi miei? Vi siete riposati per una settimana, andiamo! Questa è la terza e ultima puntata della nostra processione s/partenopea di Madre Thouret. Per chi ci crede (e noi ci crediamo nell’Architettura). Incolonnatevi allora per l’invocato Grande programma di restauro centro storico Napoli-Unesco. Scendiamo subito per Via Atri, uno dei cardi più interessanti del centro antico di Napoli.

 

Al passaggio del simulacro argenteo della Santa progettuale nostra, esce dall’ombra, per un attimo, una umanità dolente e sepolta: un ragazzo su una sedia a rotelle design; un vecchio architetto-artigiano senza domani che sta sull'uscio della bottega; una extracomunitaria che guarda curiosa e stupita dalle lastre di vetro. Chissà cosa penserà del Grande programma della Provvidenza Unisco. Col driver: Cultura e Accoglienza Forum 2013! Una stiratrice nostrana sbatte invece infastidita la porta, chissà perché. Forse quella musica non le piace più. Forse è stata delusa, ingannata, da altri programmi Urban/izzati fallimentari. E ha perso la Fede!

 

La processione passa davanti al Palazzo che sta in "largo proprio d'Arianiello". Proprio quello del Principe Filangieri d’Arianiello. Un palazzo-generale (in pensione), con quattro medaglie appuntate sul petto della facciata. Grandi certificati di residenza in marmo. Firmati dalla “Napoli nobilissima” che fu.

 

La prima grande targa ricorda che qui nacque, appunto, Gaetano Filangieri, eccelsa  luce del Sud tra le luci dell’illuminismo europeo. Questo edificio, seconda targa, ospitò -in quel tempo lucente del ‘700- Wolfango Goethe. E “nessuna grandezza sfuggiva al suo olimpico sguardo”. Te beato, sommo mio! (scusa la confidenza). La terza lapide ricorda che qui ebbe casa Benedetto Croce il quale: “elevò la filosofia alle altezze dei sommi”. C’è anche una quarta lapide, ma perdo i contatti con le sante masse processionali progettuali e la tralascio. Leggevetela voi.

 

Si arriva così sul decumano superiore, alla via dei Tribunali. A destra si va verso San Pietro a Maiella e il conservatorio di Musica, alla Croce di Lucca, ove da tempo vorremmo aprire un punto d’ascolto e discussione del Grande Programma attuativo in bel fiore, ma… ma… ma? … ma noi giriamo al centro-sinistra antico, verso piazza San Gaetano e San Lorenzo. Il corteo procfessionale si ferma nella piazza. L’algido mezzobusto reliquiario della santa Madre Thouret riceve qui l’ossequio dei frati del convento. Manifestazioni di interesse liturgico con relative orazioni e incensiamienti. Ora pro nobilis.

 

Il prete procfessionale –microfono in mano– tiene bene il comando. Direi che tiene bene la strada. Si chiama don Enzo Pepe. E’ alto e di figura autorevole, di mezza età. Per sguardo e parlata napoletana mi ricorda Renato De Fusco (che recentemente, a proposito, ha scritto utilmente: “Il centro antico come cittadella degli studi”, Clean edizioni, Napoli, nda). Col microfono in mano don Pepe De fusco dà ordini e ordine al corteo. Per un restauro e innovazione liturgica della Neapolis greco-romano. Indi cristiana. Intona all’uopo canti e preghiere. Incita, invoca il Nostro: "… nel quarto mistero della luce …. per una nuova edificazione edificante, … lotta per un mondo nuovo, …. lotta per la Verità. Cammineremo insieme a te, Madre Thouret verso la Libertà, … per la cittadella degli studi di Dio ….". Amen!!

 

Chiesa di lotta e di governo. Questo modello di progetto Cardinale Sepe, nostro assoluto arcivescovo che Seppe da Dio, pare vincente. Canto anch'io, per un possibile restauro edificante. Sono preso e com-preso dalla processione. Che è un po' come andare allo stadio. O ci stai dentro o non vale venirci, pagare il biglietto. Devi andare di corpo alla processione. Corpo di Cristo, s’intende.

 

"O Gesù, perdona le nostre colpe antiche del centro antico!” … con un cazzimbocchio di piperno mi batto intanto il petto edilizio comunale di capostrapp-battente, fino a sanguinare .... “Santa Giovanna Antida, preservaci dal fuoco eterno dell'inferno architettonico, …  metti tu nuove mani sante sulla città di Napoli… ". Mi ribatto il petto sanguinante, … ci metto sopra anche un po’ di pepe e aceto, … (toc toc, chi è? La falsa coscienza? Eldorà, nun me fai ffesso, dice Madre Thouret!!).

 

Arriviamo così davanti ai Gerolomini, chiesa magistrale e amata. Che non vedo aperta da tempo immemorabile. Invece la nostra santa del Grande Programma Unisco fa miracoli. Fa aprire le sue porte! Scendono così i pochi gradini due giovani padri oratoriali. Molto ossuti e sega-ligni. Anche loro per una (legittima) manifestazione di interesse liturgico. Ora pro nobilis. L’appetito edilizio vien pregando.

 

I due si fanno strada faticosamente tra una fila di macchine in sosta vietata e cassonetti strapieni di munnezza Unisco doc. Si inginocchiano davanti al mezzobusto d'argento della santa. La incensano a dovere e a loro piacere e com-piacere. Nel contempo squillano le campane che sono mute da un pezzo. Anzi da due pezzi, non esageriamo, non scopriamoci troppo nella Napoli-piu solare. Sparano intanto i botti multicolori degli architetti della Gravina e dintorni societari. Progetti, progetti, … a me, a me, amen, Madre Thouret!

 

Qui farei un altro stacco, l’ultimo. Rifocillatevi, amici miei dell’Intermezzo: caramelle, biscotti, chi beve??

Ricominciamo, avanzate ‘o piede. “Ma questi cattolici alla Sepe fanno proprio sul serio! Si riprendono il centro storico, rifanno con gioia gli antichi percorsi missionari!”, mi domando da incredulo capostrapp in Bel fiore comunale. Questi son nuovi miracoli, non c’è che dire. “Italiani e credenti” (nel progetto), come dice Bagnasco!” E che bagno! Centro di gravità permanete e assoluta.

 

Il freddissimo reliquario argenteo della Santa gela tutto e tutti al suo passaggio. E’ lo strano effetto della materia sacra, un po’ fumettara. Anche i proverbiali motorini dei progettisti-muschilli napoletani sono bloccati dalla grande nostra processione Unisco, riuniti nella consulta degli Ordini e Collegi profcessionali …. facce infuocate e poco raccomandabile guardano, aspettano. Ne hanno visto tante di manifestazioni di interesse liturgico. “Adda passà a nuttata, adda passà 'a prucessione!!” Devono dare gli appalti e le gestioni!! Mon Dieu, Madre Thouret!!

 

Risaliamo l'ottocentesca via del Duomo, larga, (gia) civile. Il traffico è fermo, confermo. Bloccato anche qui per magia progettuale. I vigili urbani faticano in tal senso, ma è tutto gelato e con-gelato. Tra un’Ave Maria e un Gloria Padre nostro, finalmente arriviamo sul sagrato della cattedrale.

Si canta disordinatamente: “Santa Maria Antida, tu sia benedetta tra le donne …, Madre Thouret, tu che sei stata serva dei poveri, appassionata di Dio, dacci rette e prugette…”. Il prete enumera anche le altre sante, … Santa Caterina Volpicelli e tutte le altre donne pie. Femmine nostre di fede e carità, antiescort per eccellenza d’epoca.

 

Suona intanto la banda comunale. E che banda!!! E che bandi di risorse aggiuntive!!! E’ sempre la stessa musica, sempre un misto di Totò e la marcia dei bersagl-ieri. Aggiornati nei bersagli-oggi, e nei bersagli domani. E quelli edilizi di sempre. Dove va Zazzà? Dove va il Grande Programma Centro storico di Napoli? E chi lo sa!!?? Certo va un po’ lento, col sibemolle. Ma va, non deprimetevi, amici dell’Intermezzo: abbiate speranza, presidiate le manifestazioni di interesse legittimo (circa 300, ne riparleremo, pèer quelle più giovani, nda). Riferitevi -come sopra detto- agli ordini, collegi e orfanotrofi professionali. Compatti, compattati e all’ertati. Anche allettati. Amen!

 

Siamo seduti nella gran Cattedrale, yutta illuminata. Vedo un sindaco (forse di Torre Annunziata Concezione) in prima fila, con la fascia tricolore a tracollo, (e io non ho nemmeno un distintivo di capostrapp edilizio, ma si può, Rosetta?). Parla il prete dall'altare. Si chiama Vincenzo De Gregorio. Fa un discorso interessante, focoso, infuocato. In qualche punto ar-dente, crudo, netto. Anche lordo. Colloca la santa nel suo contesto istorico, tra sette e ottocento, nei turbinosi processi della rivoluzione francese, …. parla di strade, di strade e vicoli antichi, ribollenti e moderni a Napoli. Ieri come oggi.

 

“Venne qui Giovanna”, dice, “su invito di Gioacchino Murat, nel 1810, due secoli fa. Emigrante, povera, senza conoscere la lingua, iniziò Ella un nuovo percorso a 45 anni, che non erano pochi a quel tempo! Sulle orme di San Vincenzo de Paoli della Carità, suo assoluto modello. Andò per quelle miserie (progettuali). Per quelle piaghe e splendori edilizi di Napoli. In cerca di poveri e di malati, dell'immigrato e del forestiero, del lontano da Dio.

Non andò certo per le case e palazzi patrizi e dei nobili …” (ma questo è l’antenato del Grande programma di Bel fiore, altro che Murat che murette con Madre Thourette, e damme ‘o prugette!!!). 

 

Dio è sempre dietro l'angolo e ci sorprende col suo progetto edificatorio. Dio c’è! Noi siamo solo suoi strumenti. E ora anche la Dia on line, made in Naples c’è. Vedete? E’ una conferma. L’esistenza de la mano de Dia!

Sono storie affascinanti queste, alla lettera. Dice infatti il prete che la parola “affascinante” deriva da fascina, mettere insieme tanti rami per suscitare il fuoco. Che Santa Giovanna Antida & antica ci protegga nel nostro percorso Grande Programma!!! Che ci indichi la retta proce-dura. Per non farci essere proce-mosci, come pare talvolta. Nei momenti di sconforto, che non sono pochi. Madre Thouret, aiutaci!!!

 

Basta, mi sto troppo allargando, ma la processione è lunga e gli architetti sotto le vesti delle monache son tanti. Lpp, perdonami!!!

Salto qualche passaggio. Sono le 20.00. E’ andato via tutto il pomeriggio. Ma sono contento. Ho fatto il mio dovere di capostrapp in bel fior cristiano. Sono nella Cappella del Tesoro di San Gennaro. Qui troneggia la nuova venuta, il reliquiario della Madre Thouret. Cinquantatreesima statua santa (le ultime quatto sono tutte donne, nda).

 

Fuori s’è fatto buio. Dentro si spengono le luci “Si chiudeeee!!!”, avverte una voce dura. La festa è finita. Mi attardo un po’. In un ultimo corpo a corpo con la santa. La guardo negli occhi suoi metallici. Come Massimo Troisi che prega San Gennaro. (Non sappiamo più a che santo votarci e votare … e le regionali si avvicinano … e il centro-sinistra qui è a pezzi, nda).

Mi sembrò una sibilla, quella statua metallica. Disse: “Eldorado, il capo-strapp non si può fare. Non lo puoi fare. Non te lo fanno fare. Puoi fare il finto capo-staff. Ma non ti prendere collera. Siamo nell’epoca dei simulacri. Qui dietro a mme c’è il Nulla. Cioè c’è tutto. E allora vai piano e forte, senza strapp e senza capo. Ma con molta capa. E usa bene la penna d'al-amaro. Anzi il maus-amaro. Sii anche mans qualche volta, volgi l'altra guancia, cristiana-mente. No capostrapp, si codaratt…opp, .. opp, … topolone e vecchia talpa anche tu!!!”

Così parlo Madre Thouret. E io obbedisco, tengo famiglia. Tengo intermezzi da mantenere!!! Saluti, Eldorado

 

LIBRI a cura di Francesca Oddo

 

Slow Architecture: istruzioni per l’uso

"Che cos’è la slow architecture? Che programmi ha? cosa vuole? In sintesi, per me è un’architettura progressiva che vive nel tempo e trae dal contesto le risorse per la sua definizione. Slow si àncora agli esempi del gran teatro del paesaggio e addita in particolare la scansione dei ritmi di tutto ciò che avviene naturalmente. In architettura slow non è sinonimo di lentezza: sigla le modalità con le quali dev’essere affrontato il processo del progettare e del costruire, nell’esplicito richiamo a quel sistema circolare che, mentre permette alla natura di crescere armonicamente senza sprechi, consiglia all’architetto di progettare con ponderata consapevolezza. Si declina in questo modo una concezione della professione, fatta di esperienza applicata." (Libria)

Autore: Enrico Frigerio. Editore: Libria. Anno: 2009. Prezzo: € 14.00

 

Sandwich digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica

"Se è vero ciò che Iosif Brodskij ripeteva ai suoi studenti e cioè che l’esperienza precede sempre l’articolazione verbale, allora Paolo Rosselli ha fatto sua questa massima alla lettera, declinandola però in fotografia. Dopo aver abbandonato cavalletto e banco ottico, Rosselli si è lasciato guidare dalla tecnica digitale quasi ad occhi chiusi per poi ricostruire a posteriori il senso fotografico delle proprie esperienze visive, come se fosse un pittore. È infatti questa la grande libertà che offre la fotografia digitale: vedere e registrare ciò che l’occhio normalmente non vede secondo configurazioni del tutto inattese." (Quodlibet)

Autore: Paolo Rosselli. Editore: Quodlibet. Anno: 2009. Pagine: 144. Prezzo: € 25.00

 

RECENSIONI E COMMENTI

 

Cesare de Seta su l’auditorium di Ravello

Il Memorial Masieri, edificio sul Canal Grande di Frank Lloyd Wright, l’Ospedale in terraferma di Le Corbusier, il Palazzo del Cinema di Louis Kahn al Lido di Venezia sono progetti che fecero epoca non solo per la rilevanza degli autori, ma perché contro questi progetti - che avrebbero arricchito la scena dell’architettura in Italia - si scatenò un’acre polemica, in nome dei sacri principi dell’ambientalismo. Furono affondati, questi progetti, come s’usa fare nelle battaglie navali.

Il progetto per l’Auditorium di Ravello ha rischiato a lungo, e più di una volta, una sorte simile: come quella dei progetti di Wright, Le Corbusier e Kahn, e sarebbe stato un ennesimo disastro. Per fortuna non è accaduto, ed ora abbiamo un’opera che arricchisce la Bella Italia, la penisola amalfitana e Ravello. Ma questa battaglia, i cui dettagli francamente non interessano nessuno, ha un suo risvolto etico ed estetico allo stesso tempo: ed esso merita d’essere non dico affrontato nella sua interezza e complessità, ma almeno evocato nei suoi punti salienti.

Le argomentazioni di chi si è opposto al progetto sono riconducibili a due temi dominanti: l’inconciliabilità del progetto di Oscar Niemeyer con il contesto paesistico in cui si inserisce e la non rispondenza del progetto alle norme urbanistiche comunali e regionali. Tra le due argomentazioni non c’è relazione alcuna, perché una cosa sono le valutazioni di carattere estetico e paesistico, altre quelle di carattere amministrativo e giuridico: l’architetto Pinco Pallo può progettare un’autentica meraviglia che non risponde alle prescrizioni della legge, ma questo nulla toglie alla qualità e alla bellezza di quanto progettato. Pinco Pallino, all’inverso, può costruire un edificio perfettamente rispondente ai dettami della legge, ma se esso non si sottrae alla deficiente banalità, tale rimane, nonostante il rispetto della norma.

La costiera amalfitana e il comune di Ravello sono devastati da orrori edilizi che si sono costruiti con tutte le benedizioni della legge. La norma è stata rispettata, la forma è stata vilipesa e l’etica del paesaggio offesa. Il paesaggio anche ha una sua etica.

A Ravello, come testimonia una sequenza di sentenze favorevoli alla costruzione dell’Auditorium, la norma giuridica è stata rispettata. Ma è ancor più importante, ai miei occhi, che  la forma non sia stata offesa, il paesaggio non è stato violato: infatti la scala territoriale dell’intervento edilizio è del tutto idoneo ad assorbire questo strano animale dalla arcuata gobba. Ma so bene che in un contesto così delicato ci vorrà del tempo perché l’Auditorium venga metabolizzato non solo dal paesaggio e dal centro storico in cui si inserisce, ma anche dalla nostra capacità percettiva. Un’architettura è sempre un’alterazione degli equilibri preesistenti di un territorio e nel caso dell’Auditorium - soprattutto se lo si guarda dalla strada provinciale da cui si accede al parcheggio, cioè lateralmente dal basso - quella gobba di cemento ha un suo forte effetto che va commisurato con le gobbe del sistema collinare assai scosceso e accidentato della costiera. Il termine di riferimento dell’Auditorium è la morfologia della costiera, questo mi pare essenziale metterlo in massima evidenza. 

Ravello è appollaiata in un sistema paesistico possente, con episodi che poteremmo definire persino drammatici, che solo talune tele di Caspar Friederich ci hanno saputo rendere, sebbene mai il pittore sia stato in costiera: ed è la costiera un autentico miracolo della natura e dell’uomo questo ardimentoso scenario paesistico, miracolo di equilibrio tra Artificio e Natura. Ed è un miracolo il modo in cui, nel corso di lunghi secoli, Ravello sia stata capace di metabolizzare la mole possente del Duomo, l’imponente complesso di Villa Rufolo, o quello, a picco sul mare, di villa Cimbrone è già di per sé un miracolo. Si pensi ai ravellesi che dalle cave portarono le pietre necessarie per costruire la loro casa di Dio in un tempo in cui il nome di Dio aveva ancora un senso e il loro stupore quando fu terminato il Duomo. La scala del tempio doveva apparire davvero spropositata se si pensa al minuscolo abitato medievale che sorgeva attorno. Ogni pietra che si muove merita a Ravello la massima attenzione, ma se vediamo la scala delle fabbriche citate ci rendiamo conto che l’Auditorium è commisurato a queste preesistenze e non certo a quello sfregio che è la linea Maginot costituita  dalle case popolari che devastano la valle del Dragone.

L’Auditorium s’inserisce in quel succedersi di gobbe, magari ricoperte d’alberi di noci e di castagni, che sono le colline come si vedono percorrendo la strada che da Tremonti conduce a Ravello. La forma creata da Oscar Niemeyer ha la funzione di assorbire la musica che si farà in quella sala, la cui platea è adagiata sul naturale declinare della collina; il posto per l’orchestra sporge arditamente nel vuoto con una soletta a sbalzo di cemento armato che affaccia sulla strada provinciale. La sezione di questa conchiglia è una dolcissima linea curva, idonea alla rifrazione e alla diffusione delle onde sonore. All’interno l’Auditorium ha forma concava e una pianta trapezoidale che si restringe verso il palcoscenico e si estende in una piazza esterna, sagomata secondo le esigenze difficili del terreno a quote diverse compreso tra due strade. Nelle viscere della montagna ci sono accucciati i servizi e i parcheggi. Dalla platea si gode sul fondo, grazie ad un grande occhio, il panorama del mare, come nel teatro greco di Taormina o in quello di Siracusa che hanno il frons scenae volto verso il mare.

Cesare de Seta

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

 

La nuova vela-artiglio di Perugia

Come si legge nell’ottimo articolo di Paola Pierotti apparso su "Progetti e Concorsi" del 18-24 gennaio 2010, l’Università degli Studi di Perugia e lo studio austriaco "Coop Himmelb(l)au" hanno recentemente proposto il progetto di un’avveniristica copertura che –nel centro storico di Perugia- trasformerà via Mazzini in galleria coperta.

Al di là delle qualità formali, il progetto sembra interessante per cinque motivi più uno.

Primo: si tratta di una copertura (e non di un edificio) che -con uno sviluppo futuristico- può rappresentare un nuovo fulcro architettonico.

Secondo: non essendo un edificio, si avvicina a un’opera d’arte contemporanea con la funzione di creare una galleria coperta, cosa che sembra, da un punto di vista urbano, del tutto convincente.

Terzo: non c’è nessun futuro senza la storia dell’architettura. In questa direzione il progetto si ispira chiaramente ai disegni avveniristici di Lebbeus Woods, uno dei padri dell’architettura sperimentale e uno tra i primi decostruttivisti della storia dell’architettura.

Quarto: questa copertura è volutamente provocatoria, e non è camuffata da "edificio sperimentale che si inserisce nella città e si lega al contesto", slogan con cui molte archistar -mentendo- progettano mega-edifici sovradimensionati rispetto alle reali esigenze della città.

Quinto: la copertura è –de facto- legata realmente alla città perché costruisce un nuovo percorso coperto, legandosi agli edifici esistenti.

Quinto-bis: questa nuova vela-artiglio è lontana anni luce dallo "pseudo-neo-brutalismo" al quale ci stanno abituando –con assuefazione quasi stucchevole- molti tra i Big dell’architettura mondiale.

(marco_sambo@yahoo.it)

 

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

 

L’Auditorium a Ravello, finalmente

Ravello è un posto splendido che offre uno scenario incantevole. Ma, trattandosi di un paesino di meno di tremila cittadini, la situazione sociopolitica è assai ingarbugliata da personalismi, trasversalismi e trasformismi. Così gli interessi in campo nella costruzione e nell’opposizione all’Auditorium di Oscar Niemeyer non mi sono mai sembrati del tutto trasparenti e le persone coinvolte non mi sono parse degli stinchi di santo.

Detto questo, l’Auditorium – a mio avviso – si doveva fare. Per almeno due motivi:

1) non abbiamo bisogno di un ambientalismo del no, di una falsa coscienza ecologista che vive di una nostalgia per una natura incontaminata. Soprattutto in un territorio come quello della costiera amalfitana che è già abbastanza deturpato da abusi vari. Anche Ravello non fa eccezione, come si può ben vendere sia scendendo dal valico di Chiunzi che risalendo da Amalfi. Sanare questi abusi rappresenterebbe un segno di serio impegno per il territorio.

2) Nienmayer non è tra i miei architetti preferiti e – come hanno scritto in molti – l’Auditorium non è forse uno dei suoi capolavori. Ma avere un progetto di un grande architetto senza spendere un euro non mi pare cosa da tutti i giorni. Un progetto che può servire a fare da catalizzatore per lo sviluppo di un turismo alto e extrastagionale. Un progetto che personalmente apprezzo nel suo razionalismo caldo e nel suo sporgersi tra terra, cielo e mare. So anche che tecnologicamente è all’avanguardia. Perciò l’Auditorium è un elemento di sviluppo in un paesaggio architettonico italiano assai arretrato e restio a contaminarsi con altre esperienze.

Dunque, in attesa di visitare l’Auditorium (i cui progetti ho visto ormai molti anni fa), i miei complimenti a Mimmo De Masi a cui si deve l’idea di quest’opera e la tenacia nel portarla a compimento.

 

SEGNALAZIONI

 

DOCUMENTARIO SUPERSTUDIO O LA MOSSA DEL CAVALLO IN TRIENNALE

Il 4 Febbraio 2010 alle ore 19 00 nell’ambito della rassegna Videoagorà a cura di Silvana Annicchiarico verrà presentato il documentario "Superstudio o la Mossa del Cavallo" (50') diretto da Matteo Giacomelli ,produzione Emmegiprod, presso il Teatro Agorà del Triennale Design Museum di Milano.

 

Superstudio, gruppo di architettura fondato nel 1966 a Firenze, è stato protagonista del Movimento dell’architettura Radicale degli anni sessanta affermandosi a livello internazionale come testimonia la mostra Italy the New Domestic Landscape tenutasi nel 1972 al MoMa di New York.

 

Obiettivo della ricerca del Superstudio è riformulare l’architettura dalla base facendola diventare una disciplina incrocio, avvalendosi di media come il film e il fotomontaggio e ricorrendo alla letteratura, all’antropologia al cinema e alla religione.

Il tutto finalizzato a una nuova concezione della vita e dell’uomo, in linea con le tendenze della cultura alternativa degli anni sessanta, influenzata dal movimento Hippie e dal Situazionismo.

 

Superstudio si scioglie nel 1978 lasciando un’eredità di riflessioni e di progetti ancora da indagare; rappresenta una Storia Moderna del design e dell’architettura italiana capace di inventare immagini emblematiche di un epoca in cui, come asserivano i protagonisti“l’unica vera arte sarà la nostra vita”

 

Alla proiezione parteciperanno i tre membri del Superstudio protagonisti del documentario Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, Gian Piero Frassinelli.

 

CORVINO+MULTARI: VESUVIUS AL MADRE

Vincenzo Corvino e Giovanni Multari presentano il video VESUVIUS di Gianpaolo De Siena al Museo MADRE di Napoli il giorno 8 febbraio alle ore 18.00. Introduce Benedetto Gravagnuolo. Seguirà live music performance e cocktail dinner.

MADRE, via Luigi Settembrini 79, Napoli. Tel.: +39 081 193 13 016

www.museomadre.it

 

UGO LA PIETRA IL DISEQUILIBRISTA IN TRIENNALE

L’ 11 Febbraio 2010 alle ore 19 00 nell’ambito della rassegna Videoagorà a cura di Silvana Annicchiarico verrà presentato il documentario "Ugo La Pietra Il Disequilibrista" (50') diretto da Matteo Giacomelli, ,produzione Emmegiprod, presso il Teatro Agorà del Triennale Design Museum di Milano.

 

Ugo La Pietra rappresenta un raro caso di personalità poliedrica del panorama internazionale passando con leggerezza dall’architettura, all’arte, al design, alla musica e al film.

La Pietra partendo dall’Informale milanese attraversa gli anni dell’Achitettura Radicale e affronta fin dagli anni settanta i temi della trasformazione epocale della casa dovuta all’avvento dell’informatica e della telematica.

Rispetto all’oggetto finito Ugo La Pietra coglie una specifica modalità di rapportarsi al progetto, attraverso l’attitudine a Disequilibrare  cioè a “decodificare e far rileggere una certa realtà che l’ abitudine ha portato a non sapere più individuare o leggere.

Emerge una lettura critica che rileva la decadenza della disciplina dell’architettura di interni e il progressivo spostamento d’interesse sull’oggetto non più semplice elemento d’uso, ma simbolo e gadget atto a soddisfare bisogni psicologici piuttosto che a cogliere le relazioni tra l’oggetto e l’ambiente, tra l’oggetto e le persone.

Alla proiezione sarà presente Ugo La Pietra protagonista del documentario.

 

EMMEGIPROD www.emmegiprod.it

Tel:+39 (0) 721 806217;Mobile:+39 338 7419374

e-mail: info@emmegiprod.it

 

IaN+ “Architettura a Roma – work in process

10 febbraio – 3 marzo 2010

Inaugurazione: mercoledì 10 febbraio 2010

h. 18.00 Conferenza presentata da Gabriele Mastrigli

h 19.30 Inaugurazione mostra

The British School at Rome, Via Gramsci 61

 

La conferenza e la mostra dello studio IaN+ chiuderanno il ciclo “London-Rome: Work in Process”. L’obiettivo è stato quello di lanciare una discussione su influenze, esperienze e aspettative degli architetti più giovani nelle due capitali, individuando e mettendo a confronto metodi e approcci di lavoro. L’invito è stato rivolto a tre studi romani e tre studi londinesi: ma0, IaN+, Andrea Stipa e Witherford Watson Mann, Carmody Groarke e AOC, rappresentativi dei diversi modi di affrontare la ricerca e la pratica dell’architettura nelle due città.

Il programma si concluderà a Londra, nel febbraio 2010, al Royal College of Art, con tre tavole rotonde in cui si confronteranno gli studi londinesi e gli studi romani (realizzate in collaborazione con la Architecture Foundation ).

 

IaN+ nasce nel 1997 a Roma come studio di architettura e ingegneria e si struttura attorno ad un nucleo di tre persone con formazioni ed esperienze professionali diverse: Carmelo Baglivo, Luca Galofaro e Stefania Manna. IaN+, con il suo lavoro di ricerca multidisciplinare, si pone l’obiettivo di costituire un punto di incontro e di sovrapposizione tra la teoria e la pratica dell’architettura. Le aree di attività dello studio interessano varie scale d’intervento: dalle architetture d’interni, alle opere pubbliche, ai progetti sulla città e sul territorio.
I loro progetti sono una riflessione concreta sulla condizione urbana contemporanea. La costruzione e l’edificio, visti come un campo aperto e variabile di sperimentazione, vengono sviluppati parallelamente attraverso una reiterata verifica dinamica tra tema e programma.

 

Nel 2006, IaN+ ha vinto la medaglia d’oro alla Triennale di Milano per l’opera prima, l’edificio per laboratori all’Universita di Tor Vergata a Roma. Alcuni loro progetti fanno parte della collezione permanente del FRAC Centre (Fonds Régional d’Art Contemporain, Orléans - Francia) che raccoglie modelli sperimentali di architettura dagli anni Cinquanta ad oggi. IaN+ ha esposto al padiglione italiano, al  padiglione internazionale, sezione Experimental, e al padiglione Taiwan alla Biennale di Venezia 2008.

 

Architettura a Roma- work in process

La mostra si concentrerà sul rapporto tra la ricerca di Ian+ e la città di Roma, su come la capitale ha influenzato il loro lavoro e sia una presenza costante nei loro progetti. Per Ian+ Roma è il paradigma della città contemporanea nel quale osservare relazioni ed interferenze tra architettura e paesaggio, tra spazio pubblico e privato, e nel quale i limiti tra condizioni diverse sono stati e saranno il luoghi del progetto capaci di definire nuovi modelli per l’architettura.

 

Per la mostra verrà realizzata un’istallazione site specific che sintetizza la filosofia di progetto dello studio e verranno presentati i lavori più recenti attualmente in fase di realizzazione, attraverso una selezione di plastici, disegni, immagini e testi. Tra i progetti presentati: due edifici per servizi ed uno spazio urbano a Falcognana (Roma), il nuovo ospedale del Mare di Ponticelli (Napoli), entrambi in fase di completamento. Un masterplan per la realizzazione di alcune ville a Taiwan, e una serie di lavori premiati in diversi concorsi internazionali.

 

L’evento alla British School at Rome, a cura di Marina Engel e di Gabriele Mastrigli, è realizzato in collaborazione con l’Architecture Foundation di Londra e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Fondazione MAXXI di Roma.

 

Il programma d’architettura riprenderà dopo l’estate con il nuovo ciclo di conferenza e mostre “ Three Cities in Flux; Urban regeneration schemes in London, Milan and Rome”

 

LETTERE

 

Gerardo Mazziotti: I Mostri d’Arte

All’inizio di via Foria di Napoli, a ridosso del Museo Nazionale, c’erano fino a qualche anno fa dei bellissimi giardinetti, dove era gradevole sostare seduti su una panchina all’ombra di un leccio o sul bordo della vasca d’acqua con una fontanina zampillante. Li volle nel 1806 re Giuseppe Bonaparte che, nei due anni del suo regno, diede corso a importanti opere pubbliche come la grande strada che, passando per Capodimonte e scavalcando  con un ponte la Sanità, collegava la Capitale con Aversa ( l’attuale via Santa Teresa degli Scalzi) e, per quel che riguarda  la via Foria l’abbellì anche con lo stupendo Orto Botanico. Uno dei vanti di questa città. Negli  anni ’60 portavo ai giardinetti le mie bambine che si divertivano a dar da mangiare alle paparelle che animavano la vasca d’acqua. Erano l’unico spazio verde del centro storico dove abitavo. E a nessuna amministrazione comunale, nemmeno a quella laurina delle mani sulla città, è mai venuto in mente di cancellarli per trasformarli in area edificatoria. Ci voleva il signor Bassolino Antonio da Casoria, il sindaco del così detto “rinascimento napoletano”, per decidere di spazzare via alberi, prati, vialetti, panchine e vasca d’acqua  per costruirvi la stazione Museo del metrò collinare. Una infrastruttura iniziata dal sindaco Maurizio Valenzi  nel lontano 1978 con  la posa della prima pietra a piazza Vanvitelli e che gli attuali amministratori di sinistra stanno realizzando con l’intento ambizioso di trasformare le stazioni in "veri e propri musei di arte contemporanea". Un’idea balzana chè non tiene in alcun conto il fatto che chi scende sotto terra per usare questo veloce mezzo di trasporto lo fa solo per raggiungere il più rapidamente possibile le diverse zone della città. Brevissimi viaggi "underground" cui la fantasiosa penna di Jay McInerney di "Le mille luci di NY" ha dedicato pagine di sublime bellezza. Del resto, in tutto il mondo si è convinti che la sosta nelle stazioni deve essere la più breve possibile e la frequenza dei treni è finalizzata a renderla tale. Solo Stalin realizzò stazioni “artistiche”  nella metropolitana di Mosca per esaltare le conquiste del comunismo. Ma fallendo l’obiettivo. La stazione del Museo  l’ha progettata l’ architetta  milanese Gae Aulenti. E ha realizzato un “mostro”, che offende le severe membrature del Museo Nazionale e che è del tutto inutile visto che a ottanta  metri di distanza c’è la stazione di Piazza Cavour della vecchia  metropolitana. Sarebbe bastata una fermata sotterranea collegata a quella esistente con un  tapis roulant ( che è stato poi realizzato) per renderla perfettamente fruibile. Tre orrende scatolette a un piano, intonacate e pittate in rosso pompeiano, coronate da una balaustrina in pietra come le case cantoniere degli anni '30, contengono i due squallidi ingressi-uscite cui nemmeno la Testa di Cavallo di Palazzo Carafa e la statua di Ercole Farnese  riescono a conferire l'auspicata " connotazione d’arte ". I rivestimenti interni con pannelli di vetro stratificato color bianco, fissati alle pareti e ai soffitti con un numero straripante di chiodi di acciaio, evocano angosciose atmosfere da sale operatorie o da obitorio. Particolare degno di nota: due scatolette si incastrano in modo da creare un vicoletto ad angolo acuto, della dimensione giusta per diventare un orinatoio e un ricettacolo di monnezza. Un errore compositivo di sesquipedale gravità pari a quello di scrivere "ho andato”.  Ogni tanto si torna a proporre la demolizione dei “mostri”  di Ottieri a piazza Garibaldi, a piazza Mercato e a via Foria “ per eliminare questi oltraggi alla bellezza della città”.  Concordo pienamente. Ma cominciamo col demolire subito il “mostro” dell’Aulenti. E’ un oltraggio al Museo Nazionale,  è inutile e non crea problemi abitativi. Trovo sintomatico il fatto che , anticipando la mia sollecitazione, la tavola 18 di  TuttoCittà  continua a riportare i giardinetti di re Giuseppe del 1806.  E non la stazione del metrò dell’Aulenti del 2002. Vorrà pur dire qualcosa. 

GERARDO MAZZIOTTI - g_mazziotti@yahoo.it

 

TESTIMONIANZE

 

Flavio Albanese. Contenuto: cultura

L'interesse per la cultura e la conoscenza – ciò che un tempo veniva chiamato "contenuto spirituale" – sta vivendo una fase di rapida evoluzione.

Un po' ovunque nel mondo, dall'India agli Stati Uniti, il nuovo "capitalismo cognitivo" sembra aver ritrovato un'interessata attenzione verso l'intelligenza e la creatività come tecniche di decifrazione del mondo: sono gli stessi manager e imprenditori ad assicurarci, salmodiando le leggi delle tre T e la teoria delle classi creative, che se si vuole sopravvivere al progresso occorre compiere il salto evolutivo, instaurando un rapporto continuo e duraturo con la cultura, la scienza e l'innovazione.

Ho avuto modo di definire questo nuovo Zeitgeist, declinato geograficamente a diverse sfumature, come "transustanziazione laica" dal materiale (la produzione di cose) all'immateriale (la produzione di idee).

In questo coagulo eterogeneo di finalità, dove l'utilità pubblica coincide con l'interesse privato, è lecito affermare che non si tratta più solo di investimenti buoni, giusti o etici, ma soprattutto di una promessa per il futuro.

C'è da chiedersi, però, in che modo questa fase di investimento nella formazione, nella ricerca e, più in generale, nella cultura, possa canalizzarsi in un processo di rigenerazione effettiva, cioè in un meccanismo in grado di innescare fenomeni duraturi e insediati stabilmente nel territorio.

Infatti, mentre l'invenzione è legata alla rapsodica intuizione di un singolo, i concetti di cultura e di innovazione corrispondono piuttosto a processi profondi, nei quali si rispecchiano le pulsioni e le aspettative di un contesto ambientale preciso. Il codice genetico dell'innovazione si trova sempre nei feedback, nelle transizioni e nelle interazioni con la società, origine e meta di ogni processo innovativo.

Non si può trovare innovazione laddove non esiste una trama fitta, ma fluida, di connessioni capillari diffuse nel territorio, poiché essa si dà solo attraverso lo scambio, il contatto, il contagio virale.

Non si può nemmeno pensare che la cultura venga sostenuta e prodotta unicamente da circuiti formali e commerciali, poiché è vitale che si attivino cicli di ibridazione, in un continuo up & down, fra cultura alta e cultura bassa, fra la creatività che ha un accesso al mercato e quella che rimane circoscritta nei circuiti underground.

Quello che intendo dire è che, stabiliti i mezzi e le risorse, questi non possono essere interamente dirottati verso la cattura di "prodotti finiti", ma vanno disseminati, distribuiti e 'rischiati', con il giusto criterio, nei processi in divenire.

L'alimentazione del tessuto informale della cultura e della ricerca corrisponde alla costruzione di quelle "condizioni di possibilità" che stabiliscono il ground e l'underground, il suolo e il fondamento di una società.

Cosa può fare l'architettura per la cultura? Può aiutarla, certamente, ma a volte può anche danneggiarla.

Se stabiliamo che una strategia culturale efficace va pensata prima di tutto come un fine e solo secondariamente come un mezzo, l'architettura può mettersi al servizio della cultura e "fare corpo" con essa. Ciononostante accade più spesso il contrario, e cioè che le necessità culturali funzionino da pretesto per le velleità architettoniche o, peggio ancora, per gli accreditamenti pubblici delle amministrazioni.

La questione del ruolo dell'architettura nei processi culturali si pone allora in questi termini: se è ancora possibile evitare che i contenitori di cultura si mettano in diretta concorrenza con la cultura stessa. Se è possibile cioè traslitterare l'architettura attraverso codici differenti, più discreti e più efficaci, in grado di favorire lo sviluppo della cultura anziché, a volte, complicarlo.

 

Marco Baschirotto: Una possibile risposta all'editoriale “Cultura”

Egregio direttore di Domus Architetto Flavio Albanese,

mi permetto di esporle alcune osservazioni in merito al suo editoriale dal titolo “Cultura” apparso sul numero di Gennaio.

Partendo dalle conclusioni mi sembra di intuire una  velata  critica all'architettura  come espressione plastico scultorea, intesa come fatto estetico e non concepita  come episodio a servizio della cultura.

Questo  in previsione della formazione di una comunità culturale, composta da operatori e fruitori, che  in una qualche misura dovrebbe o potrebbe  costituire una delle leve di innesto di una possibile crescita economica futura.

Come dire, l'avvenire è investire nella cultura.

Augurio che personalmente condivido , come mi trovo perfettamente allineato alle sue dichiarazioni relative alla necessità della contaminazione tra cultura “alta”, la cultura ground, come lei la chiama, e la cultura “underground”, non fosse altro perché tale affermazione è traducibile in  una esigenza di sviluppo culturale in chiave pluralista, laddove il pluralismo possa consistere in uno scambio e in una equa divisione delle possibilità.

Credo sia opportuno sottolineare infatti come la distinzione tra “ground” e “underground”  sia assolutamente inesistente da un punto di vista strettamente  culturale e come  questa stessa distinzione sia, di fatto, prodotta e gestita dal mercato.

(In effetti chiediamo aiuto all'inglese e al suo termine “underground” per attribuire una qualche specie di fascino esotico  a tutta quell'arte prodotta nel silenzio ma non destinata o più semplicemente non spendibile all'interno di circuiti determinati da logiche economiche.)

Oggigiorno, si sa, l'arte è relazione e frutto ultimo  delle relazioni  e solo uno sciocco può guardare un quadro per quello che è, uno stralcio di tela in cui un essere umano ha dipinto ciò che voleva o sentiva.

I cerchietti di Damien  Hirst non sono macchie tonde ma l'episodio finale di una azienda di comunicazione.

Non si tratta dell'opera in se, né tanto meno di colore figura e materia o di punti linee e superfici.

Il mistero di ogni opera d'arte contemporanea si è spostato in un tempo diverso, il tempo dell'immediatezza.

Non c'è più contemplazione, non c'è più, si pretenderebbe di dire, il tempo per la contemplazione.

Arte come relazione, come tramite commerciale tra diversi soggetti, politici e non, e non arte della ricerca del “senso” o prodotto di aspirazioni alternative di carattere sociale politico e culturale.

Sparito il valore del feticcio, dell'oggetto  destinato a diventare anticaglia da museo e traccia del passaggio di una generazione di uomini, e assunta la nuova natura “immateriale” dell'opera, si pone il problema di capire in che modo, in ambito strettamente artistico, potremo lasciare un segno  del nostro tempo.

Nel momento infatti in cui lo stupore di fronte all'opera d'arte non è più determinato dalla capacità di disegnare la materia e fantasticare su di essa, tutto viene  offerto come prodotto finale di logiche a cui lo spettatore non è dato di partecipare emotivamente nell'istante della fruizione  ma solo come soggetto produttivo esso stesso di quelle relazioni che hanno permesso la realizzazione di quella determinata opera.

(Di qui i numerosi scontenti che si registrano tra le persone quando si chiede loro cosa pensano dell'arte contemporanea; la quasi totalità delle opere viene percepita come qualcosa di non comprensibile o totalmente estranea al “mondo”).

La dimensione “turistica” della cultura e dell'arte contemporanea, intesa nel suo letterale significato della gita fuori porta, legittima la distruzione stessa dell'opera una volta giunto il termine temporale stabilito per la sua fruizione.

In questo modo si verifica che l'immaterialità dell'opera riguarda evidentemente l'essenza degli scopi che è chiamata a perseguire e che la sua manifestazione materica sia arbitraria, talvolta gratuita e comunque non fondamentale rispetto ai suoi compiti oggi considerati primari, la creazione, cioè, di ulteriori relazioni tra i  soggetti.

E dunque, tornando al quesito iniziale , l'architettura che ruolo o funzione può avere in un panorama culturale  che va delineandosi in queste direzioni?

Credo che la domanda sia molto impegnativa proprio perché racchiude al suo interno alcuni elementi dibattuti negli ultimi tempi e contenga visioni diverse della stessa economia del costruire.

Ci avviciniamo ad un mondo di prefabbricazione ecocompatibile, di case  sostanzialmente tutte simili se pur energeticamente autosufficienti e di spazi espositivi architettonicamente anonimi ma perfettamente in grado di assolvere alla loro funzione.

Spazi di transizione mediatica la cui caratteristica fondamentale è costituita da un cambiamento continuo delle esigenze e di ciò che oggi ci si aspetta dall'architettura come spazio continuamente re-interpretabile.

Direzioni che ricordano per certi versi alcune teorizzazioni utopiche del passato, interi trattati dedicati alla formazione di quelle città ideali sostanzialmente tutte uguali e in cui proprio nel far coincidere l'uguaglianza delle forme, strumentale all'assolvimento delle funzioni primarie del vivere, si garantiva il raggiungimento di una condizione di felicità e benessere generalizzato.

Intenzioni giudicate da critici e osservatori come Argan come risultati ultimi di una forma di disagio nei confronti della società più che  di proposte benevole volte ad un suo effettivo miglioramento.

Che cosa intendiamo dunque con cultura e con l'affermazione di una architettura che si mette in concorrenza con la cultura.

Dovremo innanzitutto definire meglio quale potrà essere il ruolo della cultura in futuro, senza aver paura di osservare  ad esempio come  gran parte dei fenomeni culturali si sviluppino in ambienti chiusi, sostanzialmente poco disponibili al confronto e produttori di episodi “impacchettati” ad arte di carattere pluralista ma non intrinsecamente pluralisti.

Uno dei grandi “tradimenti” della cultura contemporanea è in effetti la strumentalizzazione di istanze pluraliste per fare esattamente ciò che si vuole come prima e più di prima.

Riflettendo su uno sviluppo possibile della disciplina architettonica l'essere pluralisti significa aprirsi al confronto con interpretazioni diverse dell'architettura stessa, anche e sopratutto con chi vuole e crede ancora sia possibile fare una architettura da contenuti plastici di carattere simbolico.

Ricostruire un rapporto con il fantasticare d'' architettura ci potrebbe proiettare in una dimensione  che sfidi il tempo e lo spazio e  potrebbe essere ad esempio un ulteriore chiave di lettura su cui impostare altre logiche di confronto, ritenendo ad esempio assolutamente legittimo il fatto che l'architettura si possa mettere in concorrenza con la cultura stessa nel momento in cui diventi essa   cultura promulgando nuove visioni plastiche o semplicemente facendosi simbolo di valori civili.

Ritengo fondamentale la coesistenza di visioni diverse del costruire del fare e del teorizzare l'architettura e appare fondamentale conservare differenze proiettate in un costruttivo confronto sopratutto nella realtà in cui viviamo, altalenante e continuamente ridefinita con una molteplicità di termini “simbolo” e nuove istanze culturali che altro non sono se non la ritraduzione contemporanea di altri periodi e teorizzazioni del passato.

Non esistono, a mio modo di vedere, modi migliori o culturalmente più validi di operare, né ruoli specifici che l'architettura deve prendersi in carico di assumere in futuro.

Esiste, che piaccia o no, un immagine architettonica, che sarà valutata e apprezzata, come sempre, dalla società civile, incaricata indirettamente di decretarne la qualità e la suggestione  e di tramandare alla posterità gli insegnamenti o le sensazioni recepite nel corso del tempo.

 

ALLEGATI

 

Bando per il Concorso di idee per gli interventi di valorizzazione del fondo Cossar indetto dalla Fondazione Aquileia.

Aquileia, 1 febbraio 2010

Si apre in grande stile il 2010 della Fondazione Aquileia, che ha calendarizzato per lunedì 1 febbraio la pubblicazione del bando per il Concorso di idee finalizzato alla valorizzazione del fondo Cossar. Tanti gli elementi di novità in questa nuova avventura della dinamica realtà della Fondazione: l’internazionalità del concorso – aperto ai professionisti dell’Unione europea, Svizzera e Lussemburgo – è certamente il primo tratto distintivo, ma va sottolineata anche la portata economica complessiva del bando (oltre 6 milioni di euro). Questi due fattori mirano infatti ad attirare in Regione i grandi nomi dell’architettura e dell’ingegneria per la realizzazione di un progetto che possa diventare di per sé un motivo di visita ad Aquileia.

La nuova opera andrà quindi a completare il percorso di miglioramento della fruibilità del fondo Cossar, l’area adiacente a Piazza del Capitolo sulla quale la Fondazione ha puntato buona parte dei propri sforzi in questi ultimi due anni.

Interessante appare anche la gestione amministrativa dell’intero concorso, che sarà effettuata interamente on-line attraverso il sito www.fondazioneaquileia.it.

Per presentare ufficialmente l’uscita del bando è stata indetta una conferenza stampa per lunedì 8 febbraio alle ore 11 presso la Sala Pasolini – Palazzo della Regione a Udine, cui prenderanno parte l’assessore regionale alla cultura Molinaro, Alviano Scarel, Presidente della Fondazione Aquileia, Anna Del Bianco, Direttore della Fondazione, e il Prof. Jacopo Bonetto dell’Università di Padova.

 

Fondazione Aquileia

La Fondazione Aquileia è inquadrata tra i nuovi organismi di valorizzazione introdotti

all’art. 115 del D.Lgs. 42/2004. Il percorso che ha portato alla Fondazione per la valorizzazione archeologica del sito di Aquileia è iniziato con l’approvazione della legge regionale n.18/2006, che ha previsto un soggetto giuridico partecipato dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Aquileia e dalla Provincia di Udine.

L’accordo preliminare Stato–Regione ha delineato la Fondazione come strumento per predisporre piani strategici, favorire lo sviluppo del turismo culturale, cofinanziare interventi, gestire indirettamente l’attività di valorizzazione, realizzare interventi di ricerca, conservazione e restauro dei beni concessi in uso.

 

Link: www.fondazioneaquileia.it

http://valorizzazionefondiexcossar.fondazioneaquileia.it

 

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