FLASH di Marcello del Campo
A Mola di Bari non assegnano i premi
Elementare: la qualità, anche se e' quella Italia, non ha prezzo
IN EVIDENZA
- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Una nuova rivista: Compasses --- Concorso per giovani critici
- L’OPINIONE: Il vero mostro di Salerno
- CARTOLINE: quattro cartoline di Renato Nicolini
- FOCUS SU: Diego Caramma interviene con: Considerazioni inattuali
- TELEGRAFICO COMMENTO: Stefano Mirti: Telegrafico ping pong con Stefano Casciani
- DOCUMENTI: Federarchitetti: Commento preliminare al Piano Casa
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico
- LETTURE D’AUTORE: Diego Barbarelli intervista Luca Moretto
- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato
- FINNIKA:...notizie dalla periferia nord dell'europa di AgaTino Rizzo e Francesco Allaix
- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Testamento bioedilizio
- NOTIZIE INARCH: Adolfo Guzzini: Piano casa; un’opportunità per promuovere la qualità del territorio?
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci racconta di: Il nostro Fortapàsc quotidiano
- LIBRI: a cura di Francesca Oddo: Architettura e arti visive
--- Dopo tutto non è brutto
- RECENSIONI E COMMENTI: Un estratto del libro di Pietro Zennaro, Architettura Senza. Micro esegesi della riduzione negli edifici contemporanei
- IDEE: Teresa Cannarozzo: Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l’ha già
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Vaganti nel caos
- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di: Aiuto, c’è una fuga di privacy
- FRAME: Channelbeta ci parla di: Notizie di crisi
- SEGNALAZIONI: Mostra di Lucamaleonte--- Building Texture --- Movimento Amate l’architettura ---
- LETTERE: Antonello Stella: Qualità Italia? Lo scandalo di Mola di Bari --- Emanulele Pilia risponde a Matteo Agnoletto --- Marco Alcaro: Polemica con Purini e Agnoletto --- Piero Ruggiero sul piano casa --- Pietro Ranucci sul piano casa --- Paolo Marzano: Grande distribuzione? allora, grande la raccolta!
Enrico Masala: Museo MAN a Nuoro ---
- TESTIMONIANZE: Un estratto del libro Dentro le forme del vuoto. Bientina seminario di progettazione urbana a cura di Fabrizio F.V. Arrigoni, Antonello Boschi
- ALLEGATI: E’ in edicola e libreria il n. 33 di The Plan.
Per gentile concessione della rivista, pubblichiamo l’articolo:
Architetti emergenti in Cina by Michael Webb
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
Una nuova rivista: Compasses
Compasses e' una nuova rivista internazionale. Si stampa a Dubai e racconta in lingua inglese la migliore architettura che si produce in giro per il mondo. Da qualche settimana Compasses, il cui direttore scientifico dal n.3 e' LPP, verrà distribuita anche in Italia.
Per saperne di più, potete dare un’occhiata al sito www.compasses.ae. Giorno 21 aprile sarà presentata a Roma alle ore 20 all’InArch, presso l’ACER di via di Villa Patrizi.
Concorso per giovani critici – II edizione 09
E’ scaduto il 31 marzo il termine per partecipare alla seconda edizione del Premio per Giovani critici 2009 organizzato congiuntamente da PresS/Tletter e professioneArchitetto. Ne approfittiamo per ringraziare i tanti che si sono voluti confrontare con il tema proposto: il ruolo dell’Architettura oggi.
Abbiamo notato che quest’anno vi e' stato un grande aumento dei Pezzi Inediti rispetto a quelli Editi. Testimonia un grande impegno a mettersi in gioco ma e' anche sintomo del gran numero di scrittori che ancora non hanno trovato spazio nel mondo della critica d’ Architettura.
In totale sono arrivati circa un centinaio di elaborati.
I risultati? Nelle prossime due settimane la giuria della prima fase sarà al lavoro per stilare, dopo Pasqua, le classifiche dei 5 finalisti per ognuna delle due Sezioni, mentre, per la fine di Aprile verranno proclamati i vincitori. In bocca al lupo.
L’OPINIONE
Il vero mostro di Salerno
Gent.le LPP, gli scriventi, uniti ad un certo numero di colleghi, volevano porre alla sua attenzione "critica" (nonchè a quella della sua redazione), tale opera presentata a Salerno un paio di settimane fa. La nostra posizione è quella di non esprimere alcun commento, lasciando a Lei l'apertura per un dibattito vivace e critico su questioni di carattere architettonico, paesaggistico, politico ed economico che, nella nostra città e a volte anche nella nostro Paese, stentano a decollare.
Certi anche della sua conoscenza del territorio, avendoLa seguita in un ormai lontano incontro organizzato dall' Ordine degli Architetti di Salerno, siamo sicuri di un suo abile giudizio al fine di rasserenare i nostri turbati pensieri sull'architettura oggi e su quello che viene definito come un NUOVO LABORATORIO DI ARCHITETTURA (per intenderci: Salerno è stata definita dai suoi amministratori come un "laboratorio di architettura"!)
Cordiali saluti
archh. Simona Pellegrino, Luca Coraggio <http://mmedia.kataweb.it/foto/5222661/2/piazza-della-libert-abbraccer-il-mare>
Si, il progetto affidato dal sindaco di Salerno De Luca a Bofill e' una vera mostruosità, che non ha nulla a che vedere con la buona architettura contemporanea. Credo che occorra combatterlo anche a costo, ohimè, di un abbraccio con gli ambientalisti e le soprintendenze, ammesso che su questa questione ambientalisti e soprintendenze si diano da fare. (LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
Cartolina la damnatio memoriae di Polistena
In un’area periferica di Polistena, lungo il fiume Ieropotamo, Marina Tornatora aveva realizzato, all’inizio del nuovo millennio, una piazza – fontana molto apprezzata, al posto di una rotatoria, di un distributore di benzina in dismissione e della postazione di un ambulante abusivo. Si può ancora ammirarla in fotografia (fa un bell’effetto), nel catalogo della mostra dedicata nel 2005 dalla Triennale di Milano agli Architetti italiani under 50 (dove rappresentava assieme ad altre quattro costruzioni la Calabria), o di Plusform + x m 2008 a Reggio Calabria, dove era stata premiata con una menzione… Non più a Polistena, perché è stata rasa al suolo, senza nemmeno informarne il consiglio comunale (tanto meno rispondere ad un appello dei cinque ordini degli architetti calabresi e dell’Università di Reggio Calabria, o ad una lettera del Ministero dei Beni Culturali), dalla nuova amministrazione comunale – tesa a cancellare la memoria della precedente. Ritorna la damnatio memoriae – Michelangelo Tripodi come Nerone. Il grottesco è aumentato dal fatto che il nuovo Sindaco è espresso dal PD, mentre il vecchio apparteneva al PCdI. E’ difficile pensare che, in un territorio devastato dall’abusivismo non ci fosse nient’altro da demolire. Fratelli coltelli? La fontana di Marina Tornatora paga – a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino - per gli orrori del comunismo calabrese? Al suo posto è già ritornata la rotatoria, si attende l’ambulante. L’eterno ritorno del tappetaro.
Cartolina Julio Lafuente ovvero il triangolo no
Ho cominciato ad apprezzare Julio Lafuente da quando abito in un edificio da lui progettato a Largo Anzani. Ho imparato ad apprezzarne certi particolari… Viene a trovarmi Gennaro Lopez, che si è dottorato con una tesi su Malevic, e mi fa, indicando la finestra esagonale del soggiorno: “La finestra di Malevic!”… I tre edifici della Esso alla Magliana – triangolari con il vertice in basso – rispondono alla stessa ispirazione. Che sarebbe sbagliato definire geometrica, perché la scelta della forma inconsueta (ai limiti del virtuosismo) deriva da considerazioni strutturali, l’impossibilità di una fondazione continua su quel terreno… Poiché bisogna scendere molto in profondità, bisogna fondare l’edificio su punti. Forse il triangolo disturba (si usa per segnalare pericoli, e si vorrebbe che tutti fossero sereni di fronte alla crisi…)? Forse la forma degli edifici è poca cosa – mera apparenza – di fronte alla ciccia della cubatura? Fatto sta che – con una semplice DIA – sono cominciati i lavori di riempimento dei vuoti tra i tre triangoli rovesciati. Nulla più disturberà il rassicurante paesaggio della banalità…
Cartolina futurista
“Sono lieto di apprendere che i futuristi russi sono tutti bolscevichi, e che l’arte futurista fu per qualche tempo arte di stato in Russia. Le città russe, per l’ultima festa di maggio, furono decorate da pittori futuristi. Questo onora Lenin e ci rallegra come una vittoria nostra. Tutti i futurismi del mondo sono figli del futurismo italiano…”
F.T.Marinetti, Al di là del comunismo, 1920
Cartolina la rivoluzione inegualista, l’arte e gli artisti rivoluzionari al potere
“Il proletariato dei geniali al governo realizzerà il teatro gratuito per tutti ed il grande Teatro aereo futurista. La musica regnerà sul mondo. Ogni piazza avrà la sua grande orchestra strumentale e vocale. Vi saranno così, dovunque, fontane di armonia che giorno e notte zampilleranno del genio musicale e fioriranno in cielo, per colorare, ingentilire, rinvigorire e rinfrescare il ritmo duro, buio, trito e convulso della vita quotidiana”
F.T.Marinetti, Al di là del comunismo, 1920
FOCUS SU… di Diego Caramma
Considerazioni inattuali
«La Genealogia, al contrario della Storia, non guarda all’origine come verità in sé del passato ma sostituisce alla ricerca dell’Ursprung l’esercizio di una domanda centrata sul valore; non ricerca dispiegamenti lineari di magnifiche sorti progressive, ma è piuttosto alla ricerca dei punti discontinuità, venendo a sostituire la continuità con la dispersione»
«La Storia dunque da imbalsamante venerazione riacquista utilità per la vita solo aprendosi verso il Progetto, in una visione che rilancia la Storia fatta nella storia da farsi attraverso il superamento del Restauro verso una pratica di cura e conservazione dell’esistente che non esclude ma, anzi, trova il suo senso nel progetto nel nuovo».
In queste due citazioni è riassunto il senso di uno degli 11 saggi che compongono il volume di Laura Gioeni, Considerazioni inattuali. Critica e cultura della conservazione dell'architettura, Franco Angeli, Milano 2008. Esso, accanto agli articoli pubblicati dal 2002 sulla rivista ΆΝΑΓΚΗ, propone la raccolta di testi, in taluni casi rimasti inediti, di alcune relazioni presentate in occasione di convegni internazionali, proseguendo e in taluni casi approfondendo le riflessioni già avviate in Genealogia e Progetto (Franco Angeli, 2006), di cui abbiamo già avuto l’occasione e il piacere di parlare.
TELEGRAFICO COMMENTO
Stefano Mirti: Telegrafico ping pong con Stefano Casciani
sospiro di sollievo stop finalmente aggiuntasi lotta onnipresente giuliamariacrespi stop non hanno pane stop diamogli ville medicee stop emeritus asor rosa is missing poi circo togni completo stop firma anche tu stop anche vota garibaldi stop no patto atlantico stop si fronte popolare stop se cuba da cannone stop rivoluzione stop se cina da fucile stop guerra civile stop compagni da ville e dalle officine stop portate caviale portate martello stop fuksas togliatti gregotti berlinguer stop
DOCUMENTI
Federarchitetti: Commento preliminare al Piano Casa
Il Sindacato Architetti liberi Professionisti, Federarchitetti, riconosce, nell’intenzione del Governo di promuovere provvedimenti per l’edilizia, una scelta fondamentale per la ripresa dell’economia e la riqualificazione dei territori.
Una maggiore concertazione con le rappresentanze delle libere professioni costituirebbe un principio inderogabile anche per velocizzare l’iter di taluni provvedimenti legislativi.
L’attuale crisi economica ha paradossalmente spinto alla individuazione dei provvedimenti auspicati, idonei nel rompere gli schemi nei quali è rimasto per troppo tempo condizionato il territorio e sui quali dovrà intervenire la nuova legge urbanistica.
Deve essere rivisto il dogma che ha finora considerato ogni intervento come area di eterno conflitto uomo-natura, ma vanno sviluppate le capacità dell’uomo ad integrarsi sinergicamente ad essa, soddisfacendo le proprie esigenze nel rispetto delle caratteristiche dell’ambiente.
Migliorare le problematiche legate al tema della casa, riveste un ruolo centrale per le famiglie che costituiscono un capitale sociale, microeconomia, che deve tendere allo sviluppo.
Gli obiettivi
Un dispositivo legislativo deve quindi porsi gli obiettivi di:
· consentire la concreta fattibilità economica delle iniziative;
· alleviare il fabbisogno abitativo ed il contenimento dei costi del mercato immobiliare;
· semplificare e velocizzare le procedure nella certezza dei tempi;
· ottimizzare il ruolo e le responsabilità dei liberi professionisti e delle pubbliche amministrazioni;
· incidere sul territorio in termini di qualità edilizia e di riequilibrio demografico e dei servizi;
· applicare tecnologie innovative dotate di requisiti di risparmio energetico;
· innovare in termini di qualità e sicurezza il patrimonio immobiliare;
· ridurre le esigenze di mobilità, degli spostamenti O/D, casa/lavoro- casa/servizi.
Le norme
Per gli aspetti attinenti le procedure, ed il conseguimento dei permessi a costruire, potrebbe ammettersi un doppio binario che preveda il permanere dei pareri degli Enti interessati a carico degli Uffici Tecnici, (modello: Sportello Unico), nei tempi agli stessi concessi, unitamente all’atto autorizzativo da emettere con termine perentorio di 15 giorni: oltre tale termine è il professionista a certificare l’istruttoria per quanto attiene la rispondenza alla normativa Locale.
In alternativa, possono essere istituite commissioni, anche c/o gli Ordini, con componenti dei sindacati professionali e delle associazioni dei consumatori, a procedere, in tempi obbligati, all’espletamento dell’istruttoria.
Per quanto attiene i pareri delle Soprintendenze, dovrebbero essere affidati a terne di addetti interne alle amministrazione e ad un rappresentante delle associazioni rappresentative sindacali dei liberi professionisti e dei consumatori, per svincolarsi dalla discrezionalità di un singolo funzionario.
L’applicazione dei parametri
Acquisito, anche con le sentenze della Corte Costituzionale, che la programmazione edilizia è materia concorrente, occorre che abbiano natura univoca alcuni principi di base della normativa per tutte le Regioni.
Gli interventi dovrebbero altresì indurre effetti positivi sul territorio a scala vasta.
Fondamentale effetto delle misure da adottare può essere costituito dalla applicazione di parametri incentivanti differenziati in realtà territoriali diverse, a seconda degli effetti da perseguire di riequilibrio della densità abitativa sul territorio. Per aree ad elevata densità edilizia, es. le fasce costiere di aree urbane o alcuni agglomerati periferici, l’aumento di cubatura previsto dovrebbe riguardare esclusivamente la idoneità delle strutture e il rafforzamento di servizi o commercio, questo da riportare nelle aree urbane, evitando di aumentarne il carico demografico ma riducendone la necessità di spostamenti. In altri termini, và scongiurato che la fattibilità economica degli interventi ricada solo sulle aree dove più alto è il valore immobiliare.
Inversamente, per i casi di abbattimento e ricostruzione di edifici isolati, o periferici, la previsione del 30% di aumento di cubatura può anche essere incrementata per accrescere la fattibilità economica degli interventi: la loro realizzazione aumenterebbe l’offerta verso aree meglio strutturate in termini di standards e quindi appetibili anche da chi risiede in zone affollate.
Ulteriori effetti andrebbero a determinarsi in casi dove la tipologia edilizia è rappresentata da immobili di due o tre piani, rendendo possibile intervenire su lotti di più fabbricati prevedendone la ricostruzione su un’unica area di sedime, anche con incremento complessivo di cubatura del 30%; in modo da liberare circa il 50% dell’area del lotto destinandola a spazi a verde attrezzato, pubblico e/o privato: ciò sarebbe possibile in molti centri dove la tipologia edilizia è rappresentata da immobili di 2 o tre piani.
I liberi professionisti
La Federarchitetti, per quanto attiene il comparto tecnico libero professionale, ribadisce che la crisi delle categorie tecniche in Italia è ben anteriore all’attuale momento e sulla stessa ne sono state correntemente definite le cause: pertanto, più che a misure specifiche, pur utili da adottare, gli attuali impatti negativi della crisi economica sarebbero adeguatamente fronteggiati con una revisione delle regole che oggi governano le libere professioni, caratterizzate da una serie di anomalie, legislative e procedurali, che le pongono in difficoltà nel supportare adeguatamente le esigenze del Paese e per affrontare la concorrenza delle strutture straniere. Si ribadisce, per l’occasione come, a parere della Federarchitetti, la qualità dell’architettura è diretta conseguenza dello status della categoria e del riconoscimento del ruolo professionale.
Regole in tal senso, a coronamento degli indirizzi legislativi, potrebbero già riguardare.
· la definizione dei ruoli pubblico – privato,
· l’obbligo di completamento degli atti istruttori con dichiarazione di corrispondenza degli oneri professionali;
· obbligo di competenze interdisciplinari per le principali fasi tecniche degli interventi;
· adozione di procedure di determinazione degli onorari fondate su parametri diversi, sulla base di studi già pubblicati da Federarchitetti;
· rapporti corretti con le P.A e minor frazionamento delle centrali di committenza pubblica;
· correttivi al Testo Unico degli appalti;
· maggior controllo sui costi e sul regime sanzionatorio messo in atto da Ordini e Casse di Previdenza e revisione degli attuali studi di settore, inattendibili a fronte della situazione reale;
· riforma effettiva che definisca rappresentanze democratiche, libera scelta della formazione post-laurea con supporto agli studi professionali, diversa composizione e ruolo degli Ordini.
p. Federarchitetti. Il Presidente, arch. Paolo Grassi
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Where is your he-Art? Roma the Road to contemporary art
Giovedì 2 aprile ore22 Rising Love –via delle Conce, 14 Roma (Zona Ostiense - Testaccio) Where is your he-Art? In occasione di ROMA – The Road to Contemporary Art. Siete invitati a mettere a disposizione il battito del vostro cuore… 1 performance interattiva, elaborazioni audio-video in real- time, 1 party djset e omaggi dai media partner A cura di Guido Comis. Ideazione e regia Barbara Cotogno. Composizioni e sound engineer Marcello Mauro. Elaborazioni video real-time, patch 3D Enzo Varriale (Lanvideosource). In occasione del Roma the Road to contemporary art dal 2 al 5 aprile per info www.romacontemporary.it
Freaky Friday Roma the Road to contemporary art
3 Aprile 2009 dalle 21.30 Una notte dedicata all’arte: oltre 60 gallerie e spazi diversi, aperti per l’occasione dalle 21.30 tra vernissage, cocktail, incontri con gli artisti. Un occasione per tutti, collezionisti, appassionati, operatori professionali di conoscere più a fondo l’ampia offerta artistica della città. In occasione del Roma the Road to contemporary art dal 2 al 5 aprile per info www.romacontemporary.it
Alessandro Lanzetta a Roma
Personale Fotografica dell’architetto/fotografo Alessandro Lanzetta dal titolo In assenza. Vernissage venerdì 3 aprile 2009 alle ore 18.30. Visitabile fino all’8 maggio 2009. Laboratorio Fotografico Corsetti. Via dei Piceni 5/7. 00185 Roma
Il volto e l’architetto a Roma
Martedì 7 Aprile 2009 ore 17,30 presentazione del libro di Luca Ribichini Il volto e l’architetto Gangemi Editore. Facoltà di Architettura di Valle Giulia, via Gramsci,53 Roma. Parteciperanno: Benedetto Todaro, Jean-Luc Pouthier, Richard Vincent Moore, Maria Cecilia Mosconi, Giorgio Muratore, Guido Paolini, Luca Rubichini.
La realizzazione delle opere nei BB.CC. a Roma
Giovedì 2 aprile 2009 ore ore 17.00-19.30 Casa dell’Architettura, piazza Manfredo Fanti 47, Roma. La realizzazione delle opere nei BB.CC. protagonisti a confronto, ore 17.00. Introduzione: Virginia Rossini. Coordinatore: Giorgio Pala. Partecipanti: Lucia Funari, Giovanni Guglielmi, Francesco Marcolini, Giovanbattista Waly, Alessandro Maruffi, Carla Tomasi. Coordinatore M. Giulia Picchione, Virginia Rossini, Paola Gugliani, Fabrizio Campelmi, Luisa Mutti, Michela Gottardo. Casa dell'Architettura - Acquario Romano. piazza Manfredo Fanti 47 Roma
Trasformazioni Urbane e sviluppo economico a Roma
Venerdì 3 aprile 2009 dalle ore 10:00- alle ore 12:00 presso il Centro Congressi Sala A della Nuova Fiera di Roma. Ingresso Nord Via Portuense, Roma dibattito: Trasformazioni Urbane e sviluppo economico. I protagonisti, le opportunità per le imprese, le regole e le risorse per una nuova fase di sviluppo economico nelle città che cambiano. Introduce: Giuseppe Tripaldi, Tavola rotonda con la partecipazione di: Lorenzo Bellicini, Andrea Giunti, Matteo Caroli, Nichi Vendola, Francesco Zofrea, Luciano Piacenti, Silvio Gentile, Ilaria Catastini. Modera: Francesco Marabotto
Alberto Garutti a Roma
Dialoghi con la città, Alberto Garutti, inaugurazione dell’istallazione giovedì 2 aprile 2009 ore 19.30. MAXXI via Guido Reni 2 Roma. Visibile dal 2 aprile al 17 maggio 2009
I Giovedì Verdi dell’AIAPP a Milano
I Giovedì Verdi dell’AIAPP: Nuovi paesaggi per costruire la città. Giovedì 2 aprile 2009 ore18-20 Giulian Gatti presenta Made associati. Mutazioni controllate nel paesaggio del nord est. Milano Museo civico di storia Naturale Aula Magna. Corso Venezia 55. Per info segreteria.lombardia@aiapp.net
Jan Kleihues a Cesena
Jan Kleihues, Città E Architettura Architettura 33. Chiesa dello Spirito Santo, via Milani – Cesena Inaugurazione mostra 7 aprile ore 17.30. Interverranno: Gino Malacarne, Matteo Agnolotto, Hanns Zischler, Jan Kleihues
Terza mostra internazionale del restauro… a Napoli
Inaugurazione Terza mostra internazionale del restauro monumentale. Venerdì 3 aprile ore 16,00 convegno Costruire nel costruito: lo stato dell’arte negli interventi di conservazione e restauro all’interno dei centri storici. Il caso Napoli. Intervengono Stefano Gizzi, Alessandro Castagnaro, Paolo Pisciotta, Luigi Vinci, Pio Baldi, Giovanni Carbonara, Stella Casiello, Roberto Cecchi, Marco Dezzi Bardeschi. Per informazioni www.aniaicampania.com
Il Sogno di Agostino Renna a Napoli
Una ricognizione critica su Monterusciello, cittadina di 30.000 abitanti vicino Pozzuoli nata per alloggiare gli sfollati del bradisisma del 1983, fatta a distanza di vent’anni sia dalla ultimazione della sua costruzione e sia dalla scomparsa del suo autore ( 1937-1988). Proiezione video di Sergio Stenti, Lodovico M.Fusco, Ivana Greco. Intervengono Claudio Claudi, Stefano Gizzi, Benedetto Gravagnuolo, Carlo Manzo, Fabrizio Spirito, Pasquale Belfiore, Ugo Carughi, Salvatore Bisogni. Uberto Siola. Napoli, Palazzo Reale, sala conferenze, Martedi 7 Aprile ore 16,45
Smart City a Casalecchio Di Reno
Rassegna Sulle Piccole Città Brillanti dal 3 al 19 aprile, prima edizione della rassegna “Smart City”: architetti, scrittori, intellettuali e politici presentano l’alternativa sostenibile al dilagare delle periferie e agli effetti collaterali delle megalopoli. Per info: www.comune.casalecchio.bo.it
Rogers Now a Trieste
Venerdì 3 aprile alle 19.00, presso la Stazione Rogers, in Riva Grumula 14 a Trieste s’inaugura Rogers Now: una serie di incontri bi-settimanali con giovani che lavorano in ambito creativo: dall'architettura, al design, all'arte, all'editoria, alla musica. Un opportunità per conoscere il loro lavoro, presentato con immagini, video e audio; e per apprezzare una piacevole conversazione informale. Il primo incontro di venerdì 3 aprile, avrà come ospite Salottobuono, giovane studio con sede a Venezia.
Bergamo Futura a Bergamo
Bergamo Futura: mostra interattiva, presentazione del piano di governo del territorio Grittiarchitetti & Andreoli Costruzioni, Gruppoa12. Energie alternative. Venerdì 3 Aprile Dalle Ore 17.30 Alle 19.30 Urban Center Piazzaledegli Alpini.Bergamo
Restauro Rocca Dei Tempesta a Noale
Citta’ di Noale Venerdi’ 3 Aprile 2009 Mostra E Presentazione Del Volume. Rocca Dei Tempesta, Progetto Di Restauro Cantiere Aperto Ore 17.00 Sala San Giorgio - Piazza Castello Ore 18.30 Palazzo Della Loggia – Sala Espositiva “E. Lancerotto “Progettazione E Direzione Dei Lavori Patrizia Valle - Studio Valle Venezia
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Musica in forma a Roma
Installazione sonora d’arte adattiva Musica in forma del compositore Michelangelo Lupone e dell’artista visiva Licia Galizia. L’installazione è composta da tre grandi opere che interagiscono con il pubblico e in grado di adattarsi all’ambiente circostante. L’installazione resta attiva fino al 5 aprile. Ara Pacis Roma
Alessandro Lanzetta a Roma
Personale Fotografica dell’architetto/fotografo Alessandro Lanzetta dal titolo In assenza. Dal 3 aprile 2009 all’8 maggio 2009. Laboratorio Fotografico Corsetti. Via dei Piceni 5/7. 00185 Roma
Jan Kleihues a Cesena
Jan Kleihues, Città E Architettura Architettura 33. Chiesa dello Spirito Santo, via Dilani. Cesena mostra dal 7 aprile al 3 maggio 2009. Lunedì – Venerdì 16.30 – 19.30 Sabato e Domenica – 10.00 – 13.00/16.30 – 19.30
Terra nascosta...Viaggi sotterranei a Treviso
Mostra Terra nascosta, acque di luce mute. Viaggi sotterranei, dedicata alle esplorazioni geografiche e speleologiche realizzate dall’Associazione la Venta. Da sabato 14 marzo a domenica 19 aprile, ore 10-20. Ingresso libero.Presso gli Spazi Bomben per la cultura della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in via Cornarotta 7 a Treviso
Terza mostra internazionale del restauro a Napoli
Terza mostra internazionale del restauro monumentale diretta e coordinata da Marco Dezzi Bardeschi Ambulacro di Palazzo Reale a Napoli dal 3 aprile al 19 maggio 2009. Per informazioni www.aniaicampania.com
Silicon d a Napoli
Si terrà alla fondazione museale PLART via Martucci 48 dal 20 marzo al 20 maggio la mostra del designer artista Alessandro Ciffo, curata da Cecilia Cecchini. Le opere sono realizzate interamente in silicone: tavoli, sedute, anfore e una installazione a parete lunga 18 metri. www.plart.it http://www.plart.it/
Andrea Palladio a Londra
Andrea Palladio: His Life and Legaci Londra, Royal Academy of Arts. Main Galleries dal 31 gennaio al 13 aprile 2009. Per info http://www.royalacademy.org.uk/
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico
Giorgio Grassi a Mendriso
Nell’ambito degli eventi pubblici promossi dall’Accademia di architettura di Mendrisio, giovedì 2 aprile 2009 terrà una conferenza Giorgio Grassi, il maggior esponente, con Aldo Rossi, della corrente di pensiero nota con il nome di Tendenza. Ore 20.00, Accademia di architettura, Villa Argentina, Largo Bernasconi 2, Mendrisio.
Aast advanced architecture – Biennale 2009 – 20011 Settimo Tokyo
Nell’ambito della Biennale, CASARTARC propone per il 2009 eventi ed attività che hanno lo scopo di favorire l’impiego di software parametrici e generativi applicati al processo architettonico avanzato. Attraverso una mostra di 30 progetti d’architettura sviluppati con software parametrici, provenienti da studi di fama internazionale (Zaha Hadid Architects London, AKT, openSystems, London, Frank Owen Gehry and Associates), ed una conferenza, si intende offrire una panoramica sullo stato attuale dell’arte. Martedì 7 aprile 2009, ore 17.30, Teatro Garybaldi, Via Garibaldi 4, Settimo Torinese. Conferenza con Filippo Innocenti, ore 19.00, La Giardinera, Via Italia 90 bis, Settimo Torinese. Info: www.aast09.wordpress.com
Picnic al Tempio a San Michele di Ganzaria
Il workshop propone quest'anno il tema Texture. Un campo di esplorazione nel quale si intrecciano e si sovrappongono pratiche diverse: da quelle della moda a quelle dell'architettura e dell'arte contemporanea fino al mondo della scrittura e della narrazione. Partecipanti: studenti e neolaurati delle facoltà di Architettura, Agraria, DAMS e Accademia di Belle Arti. Scadenza domande:8 aprile 2009. 5-10 maggio 2009, Parco Lineare di San Michele di Ganzaria (Sicilia). Info: www.picniclab.net <http://www.picniclab.net>
La casa leggera 2009 a Itri
La 4° edizione del Premio prevede il Concorso di Progettazione Nazionale dal titolo La casa leggera 2009 che ha come tema la realizzazione di un edificio sperimentale di 15 alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Itri. L'obiettivo è quello di promuovere la qualità architettonica attraverso lo strumento del concorso di progettazione e allo stesso tempo quello di incentivare l'utilizzo di tecnologie innovative che preservino l'ambiente, sfruttando le risorse naturali e limitando le emissioni nocive inquinanti. Bando e info: www.lt.archiworld.it
Master in Eco-design & Eco-innovazione ad Ascoli Piceno
Il Master di primo livello in Eco-design & Eco-innovazione. Strategie, metodi e strumenti per la progettazione e lo sviluppo di prodotti eco-sostenibili intende formare eco-designer, ovvero nuove figure professionali dotate di competenze sistemiche e di conoscenze specifiche finalizzate alla progettazione eco-sostenibile dei prodotti industriali, in grado di gestire progettualmente il ciclo di vita di un prodotto in modo da prevenire e ridurre i suoi impatti sull’ambiente, capaci di integrare i requisiti ambientali nel processo di sviluppo dei prodotti, fin dalle prime fasi di concept, garantendone un’elevata qualità prestazionale, attraverso l’applicazione di specifici metodi progettuali, l’impiego di materiali ecoinnovativi e l’utilizzo di criteri di design guidati dai principi della sostenibilità ambientale. Partecipanti: coloro che sono in possesso di un Diploma di Laurea Triennale o di Laurea Magistrale o di Laurea vecchio ordinamento, preferibilmente in Disegno Industriale, Architettura, Ingegneria. Costo: 5.000 euro. Scadenza domande:15 aprile 2009.
LETTURE D'AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell'architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura (con passione e competenza). Le domande possono essere sostituite, integrate e manomesse in qualsiasi modo.
Risponde: Luca Moretto
1. Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
Ricordo sempre con affetto il tempietto presso San Pietro in Montorio a Roma, di Donato Bramante. Una piccola architettura, di mattoni, pietra ed intonaco, che rimanda alla matematica, alla geometria, alla musica, alla pittura… Un’opera simbolica ed incompiuta, trasversale ed influente.
Un’opera isolata e silenziosa, per certi aspetti “invisibile”, che trova un caldo rimando nello Sposalizio della Vergine di Raffaello, e poi…
2. Per quali motivi ritiene quest’opera ancora attuale?
Dovremmo convenientemente prima intenderci sul significato di “attuale”. L’architettura di quest’opera è maturata al di là della forma: Bramante ha sviluppato/selezionato - prima di progettare - un insieme di principi che poi ha tentato di applicare, scontrandosi/confrontandosi con la materia, col cantiere, con la committenza…
Questo modus operandi è per me ancora contemporaneo.
3. In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l’abbia influenzata?
A livello metafisico nel post-porre il progetto ad assunti teorici: la teoria precede la forma, il pensiero anticipa l’azione. A livello fisico nell’impiego della pianta centrale, evidente in alcuni miei lavori giovanili, e/o nel gioco dei rimandi, delle corrispondenze…
4. Ci segnali un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuole approfondire lo studio dell’opera.
Vorrei consigliare un percorso che partendo dalla lettura del libro di Arnaldo Bruschi, Bramante, edito da tempo da Laterza in collane tascabili/economiche, prosegue a Roma con la visita del tempietto (e del chiostro di Santa Maria della Pace), e approda a Milano, a Brera (con Raffaello e lo stesso Bramante, con i suoi affreschi).
NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato
I fantasmi della memoria
Il Centro Culturale Laboral de Gijón, inaugura la mostra "El pasado en el presente". Obiettivo degli organizzatori: "indagar en cómo los fantasmas de memoria (en palabras de la socióloga Avery F. Gordon) vagan por el presente influyendo en la manera en que lo entendemos y construimos" (La Laboral de Gijón, clicca).
La storia come riferimento attivo per capire il presente e per costruire il futuro appare d'altra parte come tema dominante in diversi eventi culturali che si presentano nel panorama internazionale. Ne citiamo alcuni:
- AESOP convoca a Liverpool un congresso dal titolo "Why can't the future be more like the past?" (luglio 2009);
- Sempre in Spanga, il Circulo de Bellas Artes di Madrid presenta mercoledì prossimo il libro di Fernando Terán "El pasado activo. Del uso interesado de la historia para el entendimiento y la construcción de la ciudad" (Ediciones Akal, clicca)
Che la crisi porti a rifugiarsi nel passato e nei presunti splendori perduti? Staremo attenti per evitare mistificazione e per ricordare gli errori che dal passato emergono, soprattutto quando il passato stesso lo si evoca in modo letterale.
Eventi
Ciclo “Correspondencias europeas. Maestros de la arquitectura moderna”. Gennaio – aprile 2009.
Presso la Residencia de Estudiantes, calle del Pinar 21 a Madrid (per leggere il programma clicca). Prossima conferenza: giovedì 16 aprile: David Watkin “Sir Edwin Lutyens (1869-1944): The Greatest British Architect?”. Gli internauti possono seguire le conferenze in diretto ciccando su: http://www.edaddeplata.org/es/actos/edwin_lutyens+.htm
Mostre:
Dominique Perrault Arquitecto (informazioni clicca). Museo Colecciones ICO. C/ Zorrilla, 3. Madrid. T. + 34914201242. Fino al 17 maggio 2009 dalle ore 11.00 alle 20.00. Lunedì chiuso. La mostra include 25 progetti dell’architetto in una scenografia di maglie metalliche, utilizzate da Perrault in vari progetti.
Fast phoot. Dal 19 marzo é possibile visitare su http://fastphoot.blogspot.com:80/ la Exposición web di David Archilla, architetto e fotografo del gruppo UHF (clicca per vedere galleria fotografica). La Éxposíción física si inaugura giovedí 2 aprile presso lo studio Camarote, Travesía San Mateo (fino al 23 aprile). A Madrid.
Wilkhahn: 100 años de diseño industrial. Fino al 3 aprile COAM (Colegio Arquitectos de Madrid) C/ Piamonte, 19.
Andrea Palladio (1508-1580): V Centenario (per informazioni clicca). Biblioteca del Coam / 19 gennaio - 15 maggio 2009. Mostra del Fondo Antiguo. COAM (Colegio Arquitectos de Madrid) C/ Piamonte, 19
Living together. Estrategias para la convivencia. Curatori: Xabier Arakistain y Emma Dexter.
“Qué está ocurriendo con el espacio interrelacional del mundo contemporáneo? ¿qué mecanismos operan, a menudo veladamente, para ordenarlo?, ¿qué valores debemos revisar, construir, consensuar y afianzar para que sirvan de cimientos sobre los que asentar las bases de una mejor convivencia en el siglo XXI?” 23 gennaio - 3 maggio 2009. Centro Montehermoso. C/ Fray Zacarías 2
01001 · Vitoria-Gasteiz. http:/ /www.montehermoso.net:80/
Ecomedia_Estrategias Ecológicas en el Arte Actual. Curatori: Sabine Himmelsbach, Karin Ohlenschläger e Yvonne Volkart. Sala Parpalló, Valencia. Fino al 26 aprile 2009. www.salaparpallo.es
FINNIKA...NOTIZIE DALLA PERIFERIA NORD DELL'EUROPA di AgaTino Rizzo e Francesco Allaix
METROPOLITAN HORIZONS - New synopsis of the YTK / Urban Studies section 3 - Helsinki - Laituri 17.4.-16.5.2009
*PART 1 European Visions and Dynamics: Mega-regions and Metropolitan Strategies: Case Milan as an example of approach in the core area (Alessandro Balducci); Footnote by Lieven Ameel: ’Hermoja raastava synnin tyyssija - Helsinki 1900-luvun alun kirjallisuudessa’; North-South Axis of the New Central Eastern Europe: Case Polymetrex North-South Interface (Douglas Gordon)
Regional Impact: the potential of Helsinki-Tallinn Twin City: Case TKI island between Helsinki and Talllinn (Martti Kalliala); Case floating urbanism of the ships (Agatino Rizzo); Footnote: what about SPB: Baltic Pearl (I Fei)
*PART 2 Regional processes and potentials:
New centralities in the Helsinki Region: Case public space at the edge of nature (Pasi Mäenpää); Case Aviapolis (Trev Harris); Case SLEUTH metropolitan process modeling (Anssi Joutsiniemi, Sanna Iltanen)
Sustainable development of wider region: Case METKA (Paavo Moilanen); Case sustainability challenges (Demos); Footnote Angola Crimson Rose (Isabella Pasqualini) link: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=1899
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Testamento bioedilizio
Ormai l’avete capito. Questa rubrica vuole essere un periscopio nel mare mosso del restauro italiano. Non sempre è utile, ma forse ogni tanto si intravede qualcosa. Ad esempio, oggi sono andato dal notaio con il mio architetto di fiducia per redigere il testamento bioedilizio. Dovrò farlo ogni 5 anni. Ho disposto che la mia povera casa, nel caso non sia più in grado di deciderne il destino, non dovrà subire un accanimento terapeutico, né l'eutanasia. Così, quando gli intonaci si saranno scrostati, alterati e in parte caduti, si faccia di tutto per mantenerli in vita. Ma, se ciò non bastasse, non si dovrà insistere a mantenere quello che rimane senza speranza. Si operi pure rifacendo l'intonaco di nuovo per mantenerne la funzione di riparo della muratura. Ho disposto anche che, in nessun caso, si ricorra all'eutanasia. Che bello! Ho detto si alla vita!
NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti
Adolfo Guzzini: Piano casa; un’opportunità per promuovere la qualità del territorio?
Promuovere nel nostro Paese una grande piano di demolizione di edifici obsoleti (e, nella maggior parte dei casi, brutti), soprattutto nelle nostre periferie, per incoraggiare – anche con densificazioni - una ricostruzione condotta con criteri di qualità architettonica ed energetica può rappresentare una grande opportunità per il nostro territorio. Un’opportunità non solo dal punto di vista del miglioramento delle prestazioni energetiche, statiche, impiantistiche del costruito ma anche per una crescita complessiva della qualità degli spazi di vita delle nostre città.
Per questo l’IN/ARCH guarda con grande interesse ad alcuni aspetti del cosiddetto piano casa che il Governo intende proporre nei prossimi giorni. E’ necessaria un’azione legislativa che sappia legare sempre ed in modo inequivocabile incentivi e premialità non solo all’innovazione tecnologica legata al risparmio energetico ma soprattutto alla qualità progettuale complessiva degli interventi..
La vera scommessa del piano casa sta nella sua capacità di innestare processi di riqualificazione delle città, evitando azioni di speculazione incontrollata.
Ritengo molto positivo favorire l’incremento della densità urbana in zone edificate con riferimento a standard obsoleti, privi di vere centralità, di compresenze funzionali e di servizio, soprattutto nel caso di complessi edilizi di proprietà pubblica. Devono essere promossi progetti che propongano non solo la demolizione e ricostruzione degli edifici ma programmi di riqualificazione di spazi aperti, di giardini, di strade, di piazze per ridare qualità ai nostri quartieri periferici. Potrebbero in tal senso essere previsti meccanismi di finanziamento misto pubblico-privato in grado di mobilitare risorse economiche significative
L’incremento della densità, positivo se accompagnato a misure tese a ridurre la superficie totale urbanizzata ed a favorire l’incremento di socialità, preoccupa se si risolve nella materializzazione nello spazio di sommatorie di egoismi.
E’ altresì importante che tali incrementi di densità siamo espressi in termini di superficie netta utile. Non è solo una diversa modalità di misurazione rispetto a quella abusata ed impropria della cubatura: significa favorire spazi di uso collettivo che necessitano di altezze opportune, significa favorire spessori/inerzia delle pareti, ampi cavedi per gli impianti, quindi flessibilità; opportunità morfologiche, libertà, ecc.: significa favorire la qualità del costruito.
Questa questione si intreccia con la successiva: semplificare ed alleggerire le procedure edilizie può contribuire a eliminare le tante storture che ingessano oggi la produzione edilizia.
In Italia i progetti di trasformazione del territorio, nella maggior parte dei casi, nascono vecchi perché i tempi della burocrazia sono elefantiaci, perché in tante realtà occorre aspettare una media di tre anni per ottenere tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie.
Per rendere le procedure veloci occorre prima di tutto dotarsi di regole certe e chiare.
Oggi abbiamo un corpus di leggi, norme, regolamenti legati all’edilizia che rendono tutto estremamente faragginoso e difficilmente interpretabile in modo univoco. Si sovrappongono e spesso si contraddicono norme urbanistiche, igienico-sanitarie, di sicurezza, statiche, impiantisce ecc. Per mettere in condizione un progettista di giurare una perizia sulla regolarità normativa di un intervento è necessario, quindi, una riorganizzazione ed una omogeneizzazione complessiva delle regole che restituisca chiarezza e correttezza al rapporto tra norma e progetto.
Va benissimo eliminare uffici tecnici e commissioni edilizie con compiti di verifica preventiva delle congruenze normative: architetti ed ingegneri possono assumere un ruolo di notai, certificare il rispetto delle norme tecniche, igieniche e di ogni tipo.
Ma la città non è una sommatoria di edifici che hanno rispettato le norme. Resta quindi il nodo della qualità dell’ambiente, del paesaggio, dello spazio urbano. Delle dotazioni di spazi urbani di qualità, della congruenza con attrezzature e servizi. Dell’opportunità di introdurre anche squilibri nei processi di trasformazione se accendono processi successivi. In altre parole di come la collettività riesca ad assicurare un interesse generale in singoli interventi.
L’INARCH promuoverà con immediatezza dei confronti aperti per affrontare questi nodi irrisolti.
Adolfo Guzzini
Presidente Nazionale IN/ARCH
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
Il nostro Fortapàsc quotidiano
Una figlia bellina e studiosa di 17 anni che invita il padre di sabato sera al cinema merita un pubblico encomio. Merita un Intermezzo d’onore. A mio onere. Ma anche di Lpp, padre non padrone di questa numerosa famiglia PresS/T. E se quel film al “Vittoria” si chiama Fortapàsc –far west nostrano genere Gomorra– merita ancora più attenzione e laude d’onore.
Napoli vale doppio. Vale due Napoli, una contro l’altra armate & dis-amate. Napoli crudele & Napoli passionale fa sempre notizia (doppia). Fa sempre audience. Fa sempre Intermezzo-plus per Lpp. Inesauribile genere letterario, cinematografico, televisivo, giornalistico. Cronaca nera edilizia compresa. Con un possibile premiale 20% in più di mani, nani, piedi e peni sulla città-metropoli d’oggi.
Fatti, non parole. Fattifreschi di questa settimana. Accendi la Tv e da Fazio su Rai/tre trovi Saviano il blindato che spiega Gomorra per tre ore. Per filo e per segno (della Croce, quella della estrema unzione). Amen. Massimo ascolto. Svolti sul Calvario, giri su quell’altro canile, e trovi al Tg di Fede (Speranza e Percarità) il Cav(alier) e la Mor(attier) nell’Acerra termovalorizzata a dovere dall’efficiente e interessato Nord. Modello replicabile per tutto il Sud. E oltre. Arrivano i nostri, fratelli d’Italia!
Scendi per la via, vai al cinema nel sabato sera romantico, e ti ritrovi col povero giornalista de “Il Mattino” Giancarlo Siani. Caduto nel 1985 per mano della camorra. Giovanissimo, a soli 26 anni, al Vomero. Non distante dalla mia casa-studio dell’epoca. Su in alto, a San Martino. Tranquilla e signorile parte dell’Altranapoli. Che tempi, i nostri!
E poi c’è un motivo in più per scrivere un alamarcord per Fortapàsc. Sono storie nostre, queste del Siani giornalista risuscitato tale e quale da Libero De Rienzi per Marco Risi regista. Sono morti nostri borghesi. Di uno di Napoli della mia generazione sinistrata e sinistorsa. Infelice e autolesionista. E inconcludente. E perciò quel film lo viviamo da dentro. Non c’è distanza tra poltrona e schermo. Tra rappresentazione e platea. Per noi sopravvissuti.
Scorrono così le facce e le parole degli amici & compagni dell’anticamorra invecchiata di sempre: Amato Lamberti, Renato Carpentieri, Geppino Fiorenza, e di tanti altri dell’Osservatorio nostrano impegnato. Siamo tutti avanzi di Fortapàsc. Scarti che camminano e scrivono ancora per inerzia, per dovere, per piacere. Eroi rifiutati dal Padreterno. Che non sapeva che farsene di noi. Soprattutto se architetti. Tutto esaurito lo spazio degli uomini illustri e/o illustrabili. Almeno al momento, fortunatamente. “Tornate al prossimo turno, alla prossima de-generazione romantica”, dice.
Siamo in qualche modo tutti Giancarlo Siani mancati. Più o meno. Molti con molti meno. Reduci ed ex combattenti graziati dal destino, dal caso, dalla codardia. E/o dalle “altre e varie”, sbarrare l’apposita casella. Chi non è stato avvisato a farsi i caxxi suoi? A non fare l’eroe? “Ma te la vai proprio a cercare, la bella morte? Quelli del mitra & mattoni, politica & affari, non pazzeano!!!”
Stop. Entriamo nel film, ma solo chi vuole staccare il biglietto del mio “Cinema Intermezzo”. Siamo così nel post/terremoto, anni ottanta ‘900 a Fortapàsc. E zumiamo su cose trascurabili. Sul design del tempo, sui fierri (pistole), sui caschi e sulle lenzuola.
“Chi porta le lenzuola che coprono i morti ammazzati sulla strada? I carabinieri o qualche mano pietosa?”, si domanda eccentricamente Giancarlo Siani. Poesia pura o applicata, non so. Me lo posi anch’io l’interrogativo quel giorno. Quel mattino uggioso anni ottanta al Pallonetto di Santa Lucia, sopra piazza del Plebiscito. Esattamente all’angolo di via Solitaria, davanti a un basso con l’infisso pittato marrone cioccolata avariata. Quel solito basso con quella solita donna d’età indefinibile che stava sempre lì affacciata. Metà donna, metà infisso (e sguardo fisso). Con la solita sigaretta tra le labbra e il solito scialle verde bottiglia di lana trapuntata sulle spalle. Mezzobusto che io salutavo ogni mattina. E lei mi rispondeva puntualmente con un cenno della testa e una boccata di fumo: “buon giorno prufessò.”
Ma quel mattino alle otto davanti a quel basso c’era un lenzuolo disteso a terra. Era bianco, immacolato. Profumato di bucato e poi ben stirato e piegato. Sotto il lenzuolo c’era un morto ammazzato, ci voleva poco a capirlo. Se ne intravedevano ancora le fattezze, la punta dei piedi. Me lo immaginai bello e forte come un Mantenga disteso sul selciato. Il bianco di quel lenzuolo di Fortàpasch non lo dimenticherò mai. Era più efficace di un olio di Domenico Morelli. O, per salire di scala, una sciabolata di Degas impressionato dalla camorra sulla tela.
Pittura a parte, attorno a quel bianco lenzuolo s’era creato un assoluto vuoto umano. Forse per orrore, per errore, per rispetto, per paura, non so. So solo che nessuno voleva impicciarsi di quel bianco che spiccava sui basoli del piperno grigio. Ognuno passava dritto, a dovuta distanza dal lenzuolo. Come se nulla ci fosse sotto. Una performance d’arte crudele. Di sopravvivenza quotidiana. Silenzio, si gira (a largo, nel vicolo).
Il basso marottiano dei figli (imbarbariti) del sole era chiuso per lutto. La solita donna col solito scialle verde bottiglia e con la solita sigaretta in bocca non era più affacciata lì. Ma era stata lei che aveva disteso pietosamente il lenzuolo sul morto, mi dissero poi. Era stata l’unica presenza umana a Fortapàsc. (O forse lei stessa non aveva voluto più vedere quel poverocristo crivellato di colpi. Sparato proprio davanti il suo basso. Ma che caxxo, andate a morire da un’altra parte!!).
Dentro la scuola le solite cose di sempre. Il solito chiacchiericcio della bella giornata lacapriana (che deve passare). La solita campanella che suona. I soliti registri inutili. Il solito via vai disordinato. Il solito bar per il solito caffè mezza-schifezza. Solo qualcuno parlottava di quel morto ammazzato lì fuori la scuola, sotto il lenzuolo. Ma ne parlava con sufficienza. “Son morti che non ci interessano, son morti loro.” Quando uscimmo c’era un bel sole. Il lenzuolo non c’era più. Il morto era stato rimosso. (Dalla memoria di Fortapàsc quotidiano). La donna era di nuovo affacciata alla finestra. Tutto era finito. Si ricominciava come prima, alunni del sole, secondo tempo, ciac si gira! Alcuni nativi stavano vicino alla pizzeria a leggere “Cronache di Napoli”, ultimissime, edizione pomeridiana. Volevano conferma a caratteri stampati cubitali, nero su bianco, della morte avvenuta al Pallonetto. Con relativi autori e eventuali soffiate. Per soffiare sul fuoco degli infami e dei pentiti. Questo si che è scrivere, fare il giornalista utile! Altro che la PresS/tletter (con tutto il rispetto. E dispetto per gli architetti).
Si, noi cercavamo spazio come generazione, in quelli anni ottanta terminali. Nonostante tutto. Nonostante la caduta di tutti gli dei e dell’Italia tutta da bere. Giancarlo Siani cercò quello spazio vitale (e di lavoro) nel posto sbagliato. O era sbagliato lui in quel posto, a Torre Annunziata, Napoli-metropoli. Scherzava col fuoco (dei kalaschikov, s’intende). Eppure era stato avvertito e annunziato da chi di dovere, a Torre Annunziata. Tutto ciò è magistralmente riassunto nel film dalle parole dal locale capocronista de “Il Mattino”: “Ci stanno i cani e ci stanno i padroni. Tu che vuoi essere, cane o padrone? Vuoi fare il giornalista-giornalista o il giornalista impiegato?” Avviso chiaro e paterno: “guagliò nun pazzia!”. E invece Giancarlo Siani s’intestardiva a fare il giornalista-giornalista. Come se uno si mettesse in testa di fare l’architetto-architetto a Napoli. Alle condizioni sognate all’Università del 110 e lode (e mitra in mano popolare). Architetto incorruttibile e sociale che vuol fare la partecipazione, che fa inchiesta di progetto, che fa .. che fa …, ma che fai? seì pazzo?
“Tu sì solo nu’ cronista? Cro-ni-sta, hai capito bene? Le inchieste le fanno quelli importanti: Oriana Fattacci, Indo Montatelli, Giorgio Bocca della Verità …. tu ti devi stare quieto, a Torre Annunziata: le cose qui accadono e tu le scrivi. Non devi crearle o andartele a cercare. Questo è un paese per giornalisti-impiegati.”, dice il saggio capocronista. A Fottapàsc. E aggiunge poi, forse: “Questo non è un paese per architetti-architetti. Ma per architetti-edili al 20% max. E già è assai. Siamo uomini o caporali? Uomini o impiegati? Archi o tetti? Guagliò, fa l’òmmo. Campà è facile, sapè campà è difficile!”
E Siani non sapeva campare. Era troppo focoso e inesperto per vivere. Fu bruciato cu ‘nu trave ‘e ffuoco. Una prece alla memoria. Un bel film. E’ piaciuta anche a mia figlia. Si replica a soggetto. E a saggetto, su questo Intermezzo.
LIBRI a cura di Francesca Oddo
Architettura e arti visive
"Che cosa accade quando l'arte interagisce con uno spazio o quando l'architettura si fa veicolo di visioni artistiche? Come definire questi luoghi all'incrocio fra privato e pubblico, fra interno ed esterno? Sono luoghi specifici del sentire, luoghi di pubbliche intimità, dimostra Giuliana Bruno.
Attraverso una serie di promenades architecturales all'interno dei musei e delle installazioni dell'arte contemporanea, l'autrice accompagna i suoi lettori in un nuovo appassionante viaggio alla scoperta di questi luoghi di confine: dalle ricerche sullo spazio pubblico delle artiste britanniche Jane e Louise Wilson alle riflessioni di Rebecca Horn sullo spazio intimo e privato, 'Pubbliche intimità' esplora una nuova, feconda dimensione dell'ibrido in cui l'architettura si rivela una vera e propria arte del tempo." (Bruno Mondadori)
Autore: Giuliana Bruno. Editore: Bruno Mondadori. Anno: 2009. Pagine: 240. Prezzo: €25.00
Dopo tutto non è brutto
"La nuova torre progettata da Renzo Piano rovinerà lo skyline di Torino? L'edificio ideato dall'architetto americano Richard Meier per contenere l'Ara Pacis di Roma, divenuto addirittura pretesto di scontri politici, grida davvero vendetta al cielo? La pensilina disegnata dal giapponese Arata Isozaki per il museo degli Uffizi di Firenze è veramente il mostruoso sfregio alla città che alcuni temono? E il ponte di Calatrava a Venezia? E i nuovi grattacieli che stanno per sorgere a Milano?
L'Italia sembra aver ingaggiato un'acritica battaglia in difesa del "bello" a tutti i costi. Ogni iniziativa architettonica o artistica che non sia una semplice difesa dell'esistente viene vista come un attacco al buon gusto, al paesaggio e al patrimonio storico e ambientale del nostro paese. Ma siamo davvero sicuri che la difesa della tradizione non finisca per diventare una condanna all'immobilismo? E questa concezione dogmatica della bellezza non sarà una semplice maschera dietro cui si nasconde il nostro eterno provincialismo? (...)" (Mondadori)
Autore: Francesco Bonami. Editore: Mondadori. Anno: 2009. Pagine: 156. Prezzo: € 16.00
RECENSIONI E COMMENTI
Pietro Zennaro, Architettura Senza. Micro esegesi della riduzione negli edifici contemporanei, FrancoAngeli, Milano, 2009
Nel suo saggio La camera chiara Roland Barthes definì “immaginario generalizzato” tutto ciò che le società consumano in termini di immagini, e non più di credenze. Questo immaginario sembra ormai appartenere alla quotidianità di ogni membro della società a capitalismo maturo. L’attuale mondo globalizzato sembra alimentarsi quasi esclusivamente di immaginazione e quindi in caduta di immagini. Questa evidenza risulta assai stimolante per colui che si interessa di architettura o di design.
Tuttavia, a causa dell’eccessiva sovraesposizione del tema ogni discorso intavolato su tale argomento potrebbe sembrare tautologico, a volte tedioso, persino obsoleto. D’altronde intorno all’immagine ruotano una serie di luoghi comuni che forse andrebbero sfatati, o quantomeno riportati all’interno di un alveo meno sorprendente.
Malgrado le innumerevoli realizzazioni vi è inoltre più di qualcuno, anche di mestiere, che trova ancora il tempo di scagliarsi contro le molteplici configurazioni dell’architettura contemporanea, resa possibile solo grazie ad una tecnologia che consente ormai di ottenere qualunque risultato a un costo non così proibitivo da sconsigliarne o inficiarne la realizzazione. Si accusano le nuove costruzioni di esasperare l’aspetto comunicativo, immaginifico, shockizzante, stupefacente rispetto alle funzioni di utilità dei manufatti.
È da ritenere fuor di dubbio che il fatto di dover rappresentare la propria contemporaneità sia connaturato con l’architettura. Rappresentare il proprio tempo significa fagocitare le pulsioni del contesto e tradurle con i modi, i mezzi e gli strumenti del presente. Nell’epoca in cui l’immagine gioca un ruolo importante significa imporre all’architettura contemporanea il compimento di alcune scelte, anche dolorose. Una di queste potrebbe essere quella di costringerla a mettere in disparte taluni presunti doveri per dedicarsi esclusivamente all’immagine. Le sintesi non sono sempre praticabili. Persino la triade vitruviana potrebbe dover lasciar sul campo qualche sua frazione, oppure essere definitivamente superata. Da qualche tempo molte realizzazioni emblematiche ci hanno fatto digerire, non senza ribellioni, questa novità. Alcuni manufatti hanno interpretato il contemporaneo portandoli alle estreme conseguenze, o cancellandoli, quelli che si ritenevano gli “aspetti imprescindibili” dell’architettura.
Ma in un’epoca di eccessi, peraltro anticipati agli inizi del secolo scorso, la meraviglia non dovrebbe più appartenerci. Se la tecnologia di cui disponiamo, continuando a perseguire il suo scopo che è quello dell’auto perfezionamento, consente di realizzare ciò che sembrava utopico fino a poco tempo fa perché osteggiarla? La materializzazione dei sogni potrebbe costituire un desiderio legittimo dell’uomo, anche se a causa della tecnica egli sta rischiando di divenire sempre più un mero materiale da requisizione.
L’architettura si è già prodotta in realizzazioni emblematiche che rispondono al contemporaneo, perseguendo sia i sogni, sia il suo compito artistico. Tra le molteplici esperienze, però, balza in assoluto primo piano la volontà/necessità di riduzione, trascinando con sé i variegati effetti dell’asportazione. Alcuni edifici sono divenuti dei contenitori talmente leggeri da riuscire a dissolvere le loro pareti in una nuvola di vapore (es. Blur Building di Diller & Scofidio, 2002). Altri sembrano privi di pareti, esaltando la trasparenza (es. le opere dei SANAA, Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa). Altri ancora sembrano dei televisori che trasmettono immagini a scala urbana (es. Nasdaq Market Site a NY).
L’architettura così come è sempre stata intesa sembra essere definitivamente accantonata e la tecnologia sembra aver dato un valido apporto alla sua messa in disparte. Molteplici sono i motivi del cambiamento che hanno condotto all’attuale stato di cose, e non sembra nemmeno che sia un processo recente e tantomeno destinato ad arrestarsi. Alcuni segnali di tale mutazione sono leggibili lungo tutta la storia del costruire. La tecnologia che ha reso possibili le magnifiche costruzioni apparentemente imperiture, che sono durate secoli, alcune persino millenni, è la stessa che lentamente, ma inesorabilmente, ha consentito all’architetto di alleggerire, di assottigliare, di rendere sempre più effimere le architetture. In buona parte si è trattato di un adattamento alle mutazioni che nel frattempo si sono succedute.
Il percorso di alleggerimento, di asportazione, di continua riduzione della fisicità degli edifici, ma non solo di questa, che oggi marginalizza ciò che in passato era considerato essenziale, preferendo concentrarsi a tutto vantaggio della superficie comunicativa, non sembra essere stato né continuo, né uniforme. Lungo tutto il cammino evolutivo non sembrano leggibili nemmeno cesure, soluzioni di continuità definite e determinanti il cambiamento. È stato un costante incedere, a volte zigzagante e frammentario, che ha vissuto alcuni momenti in cui si sono sostanziate grandi accelerazioni connesse con un mare di lievi fluttuazioni e stagnazioni.
Il libro insegue questa sorta di percorso a zig zag, per frammenti, alla ricerca di alcuni segnali, motivi, cause che ci hanno traghettato in questa nostra epoca. Un’epoca assai difficile, capace di mettere in crisi indistintamente ogni certezza del passato. Ma non solo, la crisi costituisce la condizione naturale, il condimento quotidiano di questa epoca. Potremmo essere sufficientemente attrezzati per combattere le criticità, ma un velocissimo susseguirsi di incertezza, indecisione, instabilità, incompletezza, effimero viene quotidianamente sbattuto in faccia con brutalità a ogni soggetto che fa parte di questa società. Ciò è addolcito da una sorta di liberazione dalla fatica e dal malessere fisiologico per mezzo del dilagare della tecnologia e dell’informazione.
Questi sono alcuni aspetti che hanno guidato la ricerca dei motivi che stanno alla base della contemporaneità. Lo si è fatto per mezzo degli strumenti offerti dalla lettura del prodotto di architettura, nel senso che l’opera d’arte architettura è servita da leit-motiv per individuare dove i materiali, la tecnica, le tecnologie sono stati coinvolti nel processo di sviluppo e costituzione dell’attuale società.
L’indagine ha riguardato sei aspetti ritenuti determinati per sintetizzare alcuni passaggi imprescindibili nel fare edificatorio. Sono quelli che in qualche modo coinvolgono la riduzione, la contrazione, l’asportazione, l’eliminazione, la leggerezza, l’impermanenza, l’effimero nei manufatti architettonici.
Se l’idea di architettura, ancora tenacemente radicata in molti soggetti, coincide con la lunga durata vi sarà un motivo per cui tale luogo comune ha trovato modo di consolidarsi. Tale motivo è stato determinante per la nascita dell’idea di costruzione imperitura, per l’uso di materiali estratti direttamente dalla natura e di tecniche funzionali a realizzare manufatti capaci di sfidare ogni limite temporale. Costruire per l’eternità necessita anche di qualcosa o di qualcuno da celebrare. Perciò l’architettura che sfida il tempo può reggersi in piedi solo se è presente un sistema di valori in qualche modo condiviso. Tale presupposto, con il fluire delle epoche, si è sempre più affievolito fino a incrinarsi notevolmente in epoca recente, forse per effetto della globalizzazione e dell’imposizione di un unico sistema economico-politico.
Nell’epoca del dominio della natura e della condivisione di valori è il tempo che dirime ogni questione. La finitezza umana scatena una impari lotta contro il tempo. Questo è considerato un tiranno da combattere, da eliminare, o quantomeno da controllare. Le costruzioni riportano di questa affaccendata gara marchiando il territorio con ogni opera capace di andare oltre la finitezza umana. La città, la metropoli, il luogo densamente abitato, sono spazi dove il tempo manifesta in maniera più eclatante il suo potere. Tuttavia, la sua parvenza di fenomeno lineare unidirezionale comporta prese di posizione che diventano sempre più inattuali. L’avvento della teorizzazione quadridimensionale lega imprescindibilmente il tempo allo spazio, passando da una concezione deterministica a una probabilistica. Lo spazio è sempre stato disgiunto dal tempo. Tale assunto costituiva il fondamento su cui poggiava l’architettura greco-romana e buona parte di quella che è venuta dopo. Riunire i parametri spazio-temporali in un unico indivisibile è stato determinante per la configurazione degli spazi abitati della contemporaneità.
Lo spazio, considerato argomento principe di ogni fare architettonico, dovendo necessariamente confrontarsi con il tempo, si vede costretto a individuare una mediazione, necessita di riorganizzarsi. All’interno di tale mutazione diventa sempre più secondario, perdendo per strada la sua importanza. L’uso degli spazi da parte di una società che fatica sempre più a riconoscersi in una spazialità condizionata, relegata fra le mura delle architetture, muta le sue esigenze. Tale cambiamento richiede architetture meno vincolanti e immobili. È il nomadismo che prende il sopravvento sulla stanzialità. Lo spazio del nomade è perfettamente congruente con lo sposalizio spazio-temporale. I materiali e le tecnologie si adeguano al nuovo modo di edificare utilizzando strumenti e metodi che sono figli di una grande seduzione: il macchinismo.
L’epoca di esaltazione della macchina ha visto il confluire intorno all’argomento di una folta schiera di intellettuali di ogni ambiente culturale. La promessa di liberazione dalla fatica fisica, che atavicamente attanagliava ogni operatore, diventa la fascinazione che stimola a rivedere da capo a fondo ogni antica concezione. Costruire per l’eternità non ha più molto senso. Servono edifici macchina, che diano soddisfazione a una serie di domande analizzate e organizzate meccanicamente. L’utilizzatore non è più un individuo, bensì un ingranaggio che fa funzionare gli spazi organizzati come se fossero necessari alla produzione di abitazione. Cioè l’atto di abitare costituisce la funzione, l’unica per cui l’edificio è realizzato, soprattutto industrialmente.
La funzione di un edificio, tuttavia, non sembra essere propriamente analoga al funzionamento di una macchina. Entrano in partita elementi che poco o nulla hanno a che fare con gli ingranaggi. Anzi, terminato il fascino del loro movimento e della loro estetica questi vengono debitamente occultati sotto uno schermo o una protezione, così come la carrozzeria nasconde il motore delle automobili. La ripetizione e la reiterazione, che era sembrata magnifica, si trasferisce in breve tempo nel suo alveo, quello della monotonia e dell’abitudine. Sono altri aspetti che ora possono rappresentare la società contemporanea. È lo spazio bidimensionale che sovrasta tutti gli altri. Su di questo prendono corpo i sogni, le immaginazioni, l’onirico che il quotidiano non può generare. Pertanto la costruzione attribuisce sempre più importanza alla superficie, all’ultimo limine comunicativo. Qui si compiono grandi investimenti. La pelle dell’edificio è il luogo dove si concentra l’attenzione del progetto e del consumo. La nuova realtà richiede maggiore intrattenimento e ogni cosa deve durare solo il tempo della fruizione istantanea, ciò che avviene comunemente su schermi bidimensionali.
Scomparse le ideologie e tutti i presupposti del costruire per l’eternità non rimane che tentare di capire l’attuale contesto per rappresentarlo. La tecnologia in tutto questo sembra avere un ruolo strategico, condizionante per moltissimi aspetti della vita degli individui. L’effimero, leggero, trasparente, veloce, istantaneo, riconvertibile e così via sono alcuni degli aspetti che governano la quotidianità di molti soggetti. L’architettura, in quanto arte della rappresentazione della contemporaneità, è costretta a confrontarsi con questi aspetti che non può definire disciplinarmente, perché è priva degli strumenti per poterlo fare. È costretta a servirsi di innovazioni da trasferimento tecnologico e della trasversalità dei saperi. In questa evoluzione l’architettura corre il grave rischio di divenire marginale, nel senso che la tecnologia sembra dirimere le questioni. Gli strumenti che essa offre per la ricerca culturale sono già drammaticamente non solo precodificati, ma effimeri, destinati al superamento istantaneo. Ciò comporta il fatto che l’architettura (e non solo) può avere un senso solo se anch’essa diventa effimera, capace di inseguire il cambiamento che governa le cose in modo che nulla cambi.
In tutto questo risulta assai difficile capire cosa ci aspetta nel prossimo futuro che già tende a costituire il nostro presente. L’eccesiva vicinanza con il nostro tempo rischia di produrre un’eccessiva deformazione dei segnali che probabilmente sono già palesi ma di difficile lettura. Un dato di fatto, però, condiziona ogni ragionamento affrontabile nella materializzazione dell’architettura. Si tratta di continuare a mantenere insieme architettura e tecnologia, perché sono inscindibili, anche se sembrerebbe più semplice e attuale saltare sul carro del vincitore, cioè della tecnologia.
IDEE
Teresa Cannarozzo : Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l’ha già
Il 7 marzo 2009 si apprende dai media che il Presidente del Consiglio sta ideando un nuovo Piano Casa che manda in soffitta le previsioni precedenti contenute nella finanziaria del suo governo (l. 133 del 6.08.2008, Art. 11 “Piano Casa”). Berlusconi comunica trionfalmente di avere messo in cantiere un decreto legge che sarà denominato “Misure urgenti per il rilancio dell’economia attraverso la ripresa delle attività imprenditoriali edili”, chiamato in maniera abbastanza impropria “Piano Casa”. Una proposta che tutta l’Europa vuole copiare.
Sono scaturite furiose polemiche ma anche preoccupanti consensi come quello di Nomisma, formulato con una visione economicistica, abbastanza deludente.
Si tratta di una iniziativa deflagrante che, se andrà in porto così come annunciato, seppellirà per sempre i principi e le regole dell’urbanistica che hanno sempre avuto il fine di mediare l’interesse privato e l’interesse pubblico e spegnerà definitivamente la speranza di riqualificare città e aree metropolitane, di salvaguardare il paesaggio, di recuperare i centri storici e le periferie pubbliche: di prevedere in sintesi lo sviluppo sostenibile e la modernizzazione del paese in armonia con l’identità storica e culturale della nazione. Perché in una fase storica in cui perfino gli Stati Uniti sono addivenuti ad aderire a principi di sostenibilità climatica, energetica e ambientale, le idee del Presidente del Consiglio sono ispirate alla deregulation più totale e minano alle fondamenta l’istituto della pianificazione urbanistica che è l’unico in grado di mettere a sistema l’uso delle risorse e le necessità degli insediamenti umani.
Dalla bozza del decreto fin qui pubblicizzata emerge una visione miope, arretrata, privatistica e anarcoide dell’attività edilizia, emerge una assoluta mancanza di considerazione del rapporto tra abitanti, attrezzature, servizi e sistemi insediativi. Infatti uno dei principi cardine della pianificazione urbanistica (Decreto Interministeriale 1444 del 1968) è la regola che ad ogni abitante insediato debba corrispondere uno standard di attrezzature pubbliche: scuole, verde parcheggi, attrezzature comuni. Così come se si impianta o si ingrandisce una attività produttiva (industria o centro commerciale) deve essere prevista una quantità adeguata di parcheggi. Emerge una candida ignoranza di queste regole elementari, che andrebbero applicate per gestire la complessità e l’equilibrio delle strutture territoriali e urbane, ritenute invece aree trasformabili a proprio piacimento.
Il provvedimento, finalizzato a rilanciare l’attività edilizia, propone infatti che, in deroga agli strumenti urbanistici, ognuno possa ampliare il volume della propria abitazione del 20%; nel caso di edifici non residenziali (fabbriche, capannoni industriali, centri commerciali) si prevede invece l’aumento del 20% della superficie. Nel caso di demolizione e ricostruzione gli aumenti di volumetria e di superficie possono arrivare al 35% “a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile o di risparmio delle risorse idriche e potabili". Nell’indecenza più totale una foglia di fico in direzione della sostenibilità.
Gli aumenti di volumetria sono stati finora consentiti negli strumenti urbanistici tradizionali, a certe condizioni, perfino in Sicilia. La novità rovinosa e inaccettabile è che tutto questo sia possibile in deroga ai piani regolatori comunali, sulla base di esigenze solo privatistiche, al di fuori da qualunque controllo pubblico.
Infatti la procedura proposta prevede che tali iniziative si attuino attraverso una semplice dichiarazione di inizio di attività inoltrata da un tecnico, senza prevedere, pare, sanzioni per dichiarazioni mendaci.
Lo scenario prevedibile è quello di una crescita di bubboni ed escrescenze verticali e orizzontali, in tutto l’edificato, costituito prevalentemente dagli agglomerati di case unifamiliari (lottizzazioni di ville e villette), spesso costruite a ridosso le une dalle altre, intervallate da spazi liberi di dimensioni minime. L’ingrandimento della abitazione o della fabbrichetta o del centro commerciale potrà piacere ai molti che potranno sostenere i relativi costi, ma potrebbe dispiacere ai vicini e ai confinanti. Per non dire del conseguente sottodimensionamento delle attrezzature di pertinenza, come il verde e i parcheggi.
Per quanto riguarda i condomini, lo scenario è invece quello della chiusura indiscriminata di terrazze e balconi, con i materiali più diversi (tra cui primeggerà l’alluminio anodizzato a basso costo) secondo il modello delle metropoli del terzo mondo. Ma con un po’ di fantasia, che non manca ad alcuni architetti, si potrebbero incastrare anche nei piani alti (come si faceva prima per realizzare servizi igienici e cucine nelle case medioevali) volumi a sbalzo, aggiungere ramificazioni coralline, innalzare selve di torrini. Naturalmente, nel rispetto, autocertificato della stabilità degli edifici.
Per quanto riguarda la demolizione e la ricostruzione con ampliamento, nel caso degli edifici condominiali, l’ipotesi sembra poco praticabile, sia per i costi, sia per la presenza di abitanti che non saprebbero dove andare. Certo, nel caso di edifici residenziali abitati in affitto, la proprietà potrebbe decidere di mandare via gli inquilini e avere mani libere per demolire e ingrandire. La cacciata degli inquilini che già è avvenuta con la vendita del patrimonio residenziale pubblico di proprietà degli enti e che avviene in alcuni centri storici, che presentano processi di valorizzazione immobiliare, aggraverebbe il disagio abitativo delle fasce sociali più deboli.
La bozza del decreto prevede anche la liberalizzazione della modifica della destinazione d’uso degli edifici “nel rispetto della normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica, nonché delle distanze e delle disposizioni del codice civile e delle leggi speciali a tutela dei diritti dei terzi”. Il mutamento, “in tutto o in parte”, della destinazione d’uso e possibile anche “senza opere edilizie”.
Non è chiaro finora se ci saranno ambiti urbani e territoriali esclusi da questa frenetica attività di intasamento edilizio, come per es. i centri storici o gli edifici vincolati come beni monumentali.
In ultimo, rimane il problema delle cornici legislative appropriate. Il Presidente del Consiglio ha confermato il proposito di procedere con decreto-legge, benché sia ben consapevole che il provvedimento attiene ad una materia, il governo del territorio, indicata dalla riforma del titolo V della Costituzione (2001) come legislazione concorrente tra Stato e Regioni.
Ciò significa che la potestà legislativa dello Stato nella materia del governo del territorio è limitata alla determinazione dei principi fondamentali; principi che avrebbero dovuto essere enunciati in una legge nazionale di riforma organica che si aspetta dal 1942. E francamente non sembra che i contenuti della bozza del decreto legge siano spacciabili per principi fondamentali di interesse nazionale; né sembra appropriata la decretazione di necessità e urgenza. Ma il Presidente del Consiglio troverà sicuramente il modo di superare tutto quello che ostacola i suoi obiettivi. Anche per non deludere l’Europa.
Naturalmente queste proposte dissennate vellicano gli egoismi e gli individualismi largamente diffusi nella nazione, annichiliscono l’interesse pubblico e non danno nessuna risposta al problema sociale del fabbisogno abitativo, che si materializza nei disagi di migliaia di famiglie che non riescono a trovare una casa in affitto a prezzi sostenibili, nelle difficoltà delle giovani coppie in regime di lavoro precario ad accendere un mutuo per l’acquisto della prima casa, etc….
Si tratta insomma di misure a favore di un segmento sociale, economicamente dotato, in grado di migliorare (si fa per dire) la propria condizione abitativa, la propria attività produttiva. Ma certo non si tratta di dare la casa a chi non ce l’ha.
L’Italia avrebbe bisogno di ben altro: innovazione e infrastrutturazione delle città e delle aree metropolitane, reti efficienti di trasporto pubblico su ferro, recupero e riqualificazione dei centri storici e delle periferie pubbliche, tutela attiva del paesaggio e del territorio storico, coesione e integrazione sociale attraverso serie politiche di social housing. Prima di sprofondare nel terzo mondo.
Palermo 22 marzo 2009
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Vaganti nel caos
«Cos’è oggi un Architetto in Italia? Tralasciamo la minoranza che opera positivamente con immensi sforzi, per eccezionali meriti e con sacrifici che spesso implicano la rinuncia al professionismo. La massa degli architetti è succube della speculazione, si è assuefatta ad uno stato umiliante, assiste allo sfacelo del paese e spesso, per sopravvivere, contribuisce ad incrementarlo(…)» (Bruno Zevi–Mistici vaganti nel caos–in Cronache di architettura, vol. VIII, nn. 825,952–Laterza, 1973–pag. 829).
Sono passati più di trent’anni. Cosa è cambiato in Italia? Risposta: è cresciuto a dismisura il numero degli architetti. Con tre conseguenze. La prima è che si sono moltiplicati gli architetti di qualità. La seconda è che sono cresciuti esponenzialmente anche gli architetti che contribuiscono allo sfacelo del paese. La terza è che le università italiane si sono riempite di professori/architetti che non hanno fatto o pubblicato assolutamente nulla di significativo per meritare il loro posto. La cosa incredibile è che, nonostante questo, il numero dei bravi architetti, allievi di quei pessimi professori, è cresciuto. E dunque, considerando il fatto che nelle facoltà crescono i germogli del nostro futuro e visto che dobbiamo stabilire se, prima o poi, il numero degli architetti di qualità supererà quello degli architetti “assuefatti ad uno stato umiliante” delle cose, potremmo trovare un piccolo rimedio cominciando proprio dalle università italiane, magari cacciando via i docenti che, nella migliore delle ipotesi, riescono a pubblicare solamente qualche pagina (auto-finanziata dall’università) destinata ad un pubblico di ben 5 lettori, forse 10.
Aspettando un nuovo Bruno Zevi (che per ora non si vede all’orizzonte), tra un progetto e l’altro, tra un committente rompiscatole e un bicchiere d’acqua, immergiamoci, oggi, nelle “Cronache di architettura”. C’è scritto il nostro presente. C’è la speranza del nostro futuro.
(marco_sambo@yahoo.it)
MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi
Aiuto, c’è una fuga di privacy
Facebook è una fuga di gas per i nostri dati personali. Una fuga richiesta dalla piattaforma tecnologica: senza il nostro nome, le nostre foto, le nostre preferenze il gioco non funziona. Una fuga voluta dal capitalismo liquido, tanto che Zuckerberg permetterà alle aziende di condurre analisi di mercato. Una fuga dovuta agli utenti, felici di scambiare informazioni personali per costruire legami sociali. Questa fuga di gas si produce in un’era in cui la privacy ha ricevuto un’ampia definizione e protezione in quanto diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni e a determinare liberamente la costruzione della propria identità. Oggi però proprio per la costruzione della nostra identità in Rete permettiamo la fuga di gas. Mantenere il controllo dei dati personali è un valore poco avvertito dalle nuove generazioni e un fatica resa tecnologicamente simile a quella di Sisifo. La proliferazione dei nostri dati dovuta ai social network impone una sorta di rincorsa per cercare, senza mai raggiungere, il controllo sul nostro corpo elettronico. Forse le nuove tecnologie richiedono una ridefinizione del diritto di privacy maggiormente rispondente all’attuale contesto. Il diritto di privacy come diritto a esser lasciato solo è più facilmente realizzabile dal combinato di tecnologie e leggi e socialmente più auspicato: far sì che il nostro punto di stato non sia continuamente invaso da spam e pubblicità. In questo modo, però, abbandoniamo alcune garanzie e tutele già riconosciute alla nostra sfera privata. antonio.tursi@gmail.com
[“L’espresso”, 2 aprile 2009]
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta ci parla di: notizie di crisi
Mentre a Miami nel "Redefining the Architect's Role: Architects as Agents for Social Change" si discute sul nuovo ruolo dell'architetto, su come si possa rendere più sostenibile e vivibile l'intera comunità urbana passando attraverso i vari cambiamenti politici ed economici in tutto il resto del mondo, stati uniti compresi, gli stessi architetti subiscono la oramai non più solo crisi economica, ma evidentemente crisi sociale. E allora succede che star dell'architettura come Norman Foster, dopo aver perduto il titolo di Lord per evasione fiscale, si trova a dover licenziare il 25% del personale dello studio londinese "Foster + Partners", e a causa del rallentamento economico inizia i preparativi di chiusura degli studi di Berlino e di Istambul. Non va sicuramente meglio ai collaboratori dei grandi studi come Allen Tod Architecture, Aedas, SOM, Gensler and Ryder Architects che sono in piena di licenziamenti. Soltanto Oma ha licenziato 50 dei sui dipendenti ovvero un sesto della sua forza lavoro. I dati dell''Office for National Statistics rivelano un aumento del 544% di disoccupazione per gli architetti nella sola Inghilterra mentre il presidente RIBA Sunand Prasad scrive: "le nostre peggiori paure si stanno avverando". La crisi si ripercuote anche sulla realizzazione di progetti già definiti, approvati e nel peggiore dei casi già iniziati: progetti come la conversione dell'antica “Plaza de Toros” di Barcellona in un centro commerciale e per il tempo libero di Richard Rogers è fermo già da più di tre settimane. Un lungo e costoso processo di due anni aveva permesso la rimozione di tutto ció che era contenuto all’interno dell’arena, con il fine di convertire la storica facciata nell’involucro, non piú di sanguinolenti corride, bensí di un’attivitá ludica piú adatta ai tempi che corrono. In dicembre si era annunciato che una spettacolare cupola di cristallo alta 27 metri e circondata da un percorso pubblico di 300 metri, avrebbe fatto da copertura allo spazio inferiore, peró ad oggi questo lavoro non é stato terminato ed il cantiere é rimasto chiuso. speriamo solo che non resti un monumento alla memoria della crisi economica.
SEGNALAZIONI
Mostra di Lucamaleonte
L'inaugurazione della mostra di Lucamaleonte
sarà gioved' 2 aprile 2009 ore 18,30
La mostra proseguirà poi venerdì 3 e sabato 4 presso lo spazio ISARTE in Via Garibaldi, 2 a Milano.
Vi aspetto!!!
Tatiana Belluzzo
Alle ore 18.30 di Giovedì 2 Aprile 2009, presso lo Spazio Culturale Isarte (Via Garibaldi, 2 – Milano), a cura di Luigi Mauri e Tatiana Belluzzo di Urban Painting <http://www.urbanpainting.info/> inaugura
“Urban Solitude - Lucamaleonte <http://www.lucamaleonte.info/> solo exhibition”.
Si tratta della prima personale di uno dei più originali stencil artist italiani, la cui opera si è già fatta apprezzare in giro per il mondo. Artista nato sulle strade di Roma con sticker e poster, Lucamaleonte ha sperimentato una particolarissima trama compositiva che si esprime “di taglio e di pittura”, con lame e bombolette spray.
http://www.artsblog.it/post/3132/urban-solitude-a-milano-prima-personale-di-lucamaleonte
Building Texture
Dal 5 al 10 maggio 2009, lungo il Parco Lineare di San Michele di Ganzaria (Sicilia), si svolgerà la quinta edizione di "PICNIC AL TEMPIO", workshop ideato e prodotto da NOWAlab.
Il workshop, a cura di Mario Lupano, Marco Navarra e Alessandro Rocca, propone quest'anno il tema "BUILDING TEXTURE". Un campo di esplorazione nel quale si intrecciano e si sovrappongono pratiche diverse: da quelle della moda a quelle dell'architettura e dell'arte contemporanea fino al mondo della scrittura e della narrazione.
L'elemento portante del workshop è il Parco Lineare. Attorno al suo cuore si svolgeranno tutte le attività e i laboratori. Il progetto per il Parco Lineare ha una storia lunga e significativa che prende le mosse quando il suo autore, Marco Navarra, comincia a intuire che una vecchia strada ferrata in disuso, situata nel cuore della Sicilia, potrebbe tornare a vivere con una funzione alternativa. È proprio questo il sito in cui ogni primavera architetti provenienti da tutte le parti del mondo si incontrano per parlare di paesaggio e agire sulle interazioni che questo può avere con l'arte e l'architettura.
Movimento Amate l’architettura
A febbraio 2009 è nato: Amate l’architettura.
Il Movimento, aperto a tutti:
• nasce dall’incontro di architetti motivati dalla passione per il proprio lavoro, che non accettano il degrado del nostro territorio;
• promuove l’Architettura contemporanea in tutte le sue forme e manifestazioni, come espressione del nostro tempo;
• ha redatto un Manifesto, già sottoscritto da centinaia di persone; http://www.amatelarchitettura.com/2009/02/manifesto/
• ha aperto un blog: www.amatelarchitettura.com <http://www.amatelarchitettura.com> , e un gruppo su facebook, amate l’architettura;
• si propone di:
valorizzare il ruolo dell’Architettura nella società;
promuovere una "vera" legge per l’Architettura, in Francia esiste dal 1977;
ripensare la formazione Universitaria dell’Architetto;
sensibilizzare la politica e i mass-media ad una qualità diffusa dell’Architettura;
• come prima azione, ha scritto una lettera a tutti i Presidenti degli Ordini degli Architetti di Italia e p.c. al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Raffaele Sirica in difesa dell'Architettura dagli attacchi da parte dei mass-media; seguiranno iniziative in difesa dell'Architettura, rivolgendosi alle Istituzioni, ai giornali, alle Università, ai costruttori, alle Associazioni di categoria, etc.
INFO: info@amatelarchitettura.com Arch. Alcaro 347 6395065
LETTERE
Antonello Stella: Qualità Italia? Lo scandalo di Mola di Bari
Caro LPP, come promesso ti invio la notizia circa il Concorso di Mola di Bari.
Ci risiamo…sono usciti da pochi giorni i risultati ufficiali del concorso bandito dall’ineffabile PARC all’interno del tristemente famoso programma
“Sensi Contemporanei” in collaborazione con vari comuni italiani. Ricordi i sei concorsi a selezione curriculare annullati poco prima della consegna degli elaborati e ribanditi successivamente come concorsi aperti ? Bene, la giuria con un loro rappresentante all’interno, Giovanni Leone, non ha nominato nessun vincitore e riconosciuto solo tre misere segnalazioni. Abbiamo richiesto i verbali ma non ce li hanno ancora fatti avere.
Leggendo sul loro sito, pare che la PARC e “Sensi contemporanei” sia nata per promuovere l’architettura contemporanea in Italia.
Meno male che ci sono loro. Ci fa capire il senso di questa contemporaneità.
Comunque non c’è due senza tre. Ricordi anche la vicenda del concorso per “tre spazi di ristoro nei musei napoletani”? Con il buon Baldi in commissione alla difesa dell’architettura contemporanea in Italia? Uno dei tre concorsi senza vincitori ne’ premi. Dieci architetti invitati su curriculum e nessuno in grado di rispondere degnamente al bando.
Davvero, meno male che c’è la PARC, non ne sbaglia una. Se non ci fosse più non ci dormirei la notte.
Antonello Stella
Credo che sia una norma elementare che se si fa un concorso i premi debbano essere distribuiti e debba essere affidato l’incarico, magari sotto condizione di un accordo con il committente per effettuare gli aggiustamenti richiesti. Se no, i concorrenti non possono non sentirsi truffati del tempo impiegato e dei costi sostenuti per partecipare alla gara. (LPP)
Emanulele Pilia risponde a Matteo Agnoletto
"Gentile Matteo Agnoletto,
le rispondo in riferimento al suo intervento alla presS/Tletter n.11-2009, in cui cita il post sul mio blog. Ci tengo a scriverle perché credo che ci siano delle incorrettezze nel suo modo di porre la faccenda, e quindi vorrei presentare un chiarimento. Ammetto certamente che il post citato sia scritto con faciloneria e superficialità. All'interno del blog ogni tanto mi concedo un intervento con toni tutto sommato leggeri, rispetto al resto degli scritti. Questi li etichetto con la dicitura dialoghi, proprio per sottolineare questo carattere. Al contrario di come ormai mi si sta etichettando, non sono nè Puriniano, nè anti-Puriniano, ed una lettura su altri post cui cito il prof. Purini lo può dimostrare. Voglio avere l'arroganza di dire che mi sto formando come critico, e quindi le bagaglie mi interessano poco. Per questo ho bisogno di dirle che mi sono risentito della sua accusa di alzare artificiosamente i toni, dato che non è nella mia indole. Considero la situazione relativa a quell'intervento troppo gonfiata, e mi dispiace che si dia attenzione a ciò invece che ad altro. Non sono ipocrita: mi sto accorgendo che mi è funzionale. Ma avrei preferito si gonfiassero altri miei gesti critici, piuttosto che una chiaccherata con un amico riportato sul mio blog.
Spero che la questione sia piuttosto chiara. Ripeto l'invito, se vuole o ne ha tempo, a leggere altri post di cui prima, sempre curanti il prof. Purini. Si accorgerà che quanto le dico non è mera apologia.
Le auguro cordiali saluti, Pilia Emmanuele"
Marco Alcaro: polemica con Purini e Agnoletto
Caro LPP, ti invio l'ultima puntata, (lo spero vivamente), tra me e Purini e una breve risposta a Matteo Agnoletto
a presto
Marco Alcaro
Franco Purini (14:30:53) :
Architetto Marco Alcaro,
l’Ordine degli Architetti di Roma dovrebbe aver rettificato l’informazione sul mio rapporto con l’Università. La prego quindi di acquisire questa informazione e conseguentemente di chiarire ai lettori del blog Peja che nei miei confronti lei si è sbagliato. Non richiedo scuse, ma se questo chiarimento non sarà effettuato al più presto mi vedrò costretto, mio malgrado, come le ho già detto a risolvere la questione per altre vie.
Franco Purini
MARCO ALCARO <http://www.amatelarchitettura.com/> (23:09:43) :
Architetto Franco Purini, non capisco perché lei continui ad usare questo tono polemico e minaccioso, dovrebbe ringraziarmi poiché, grazie al mio intervento, è stata finalmente chiarita la sua posizione sull'albo degli Architetti e adesso nessuno potrà più dire che lei non può fare la libera professione; infatti soltanto dopo un mio interessamento presso gli uffici dell'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, lei è stato contattato ed esortato ad inviare un fax per dichiarare la sua nuova posizione di docente a tempo parziale per gli anni 2007 e 2008, (visto che l'Università, contravvenendo alla legge, non comunica le posizioni dei docenti agli Ordini).
Tutto è bene quel che finisce bene, ma adesso verificheremo che tutte le posizioni dei docenti nell'albo corrispondano a verità, auspicando da parte loro un comportamento più rilassato, (senza invocare altre vie) e meno cattedratico visto che non siamo all'Università ma siamo in fondo colleghi.
A tal proposito vi invito a vedere il seguente link: http://architetturacatania.blogspot.com/2009/03/concorso-di-nicotera-finalmente-i.html
Infine vorrei rispondere a Matteo Agnoletto che mi ha citato sulla PRESS LETTER n.11 di Prestinenza Puglisi dicendo : "uno dei mali che l'affligge oggi molti architetti è l'ansia della visibilità: in tanti perdono il proprio tempo a scrivere, disinformando o producendo testi vuoti di contenuti, per vedere il loro nome pubblicato gratuitamente sulle webzines e le newsletter di vario genere. mi chiedo: ma questi nuovi teorizzatori dalla parola facile sono altrettanto abili nel progettare, disegnare o scrivere di architettura? ".
Innanzitutto io non ho disinformato, al contrario ho dato un contributo decisivo alla verità, se non ci fosse stato il mio intervento, oggi l'albo degli Architetti di Roma riporterebbe un dato superato e non veritiero, in secondo luogo vorrei chiarire che io non ho niente di personale contro Purini, (del resto ho anche pubblicato alcuni suoi disegni sull'agendina del Centro Studi degli Architetti dell'Ordine di Roma, che realizzo ogni anno), e non ho mai attaccato la figura di Purini ne come architetto, ne come professore, ma ho soltanto voluto fare chiarezza su una questione importante, ovvero la libera professione dei docenti universitari, sancita dal DPR 382/80, perché ritengo che il grado di civiltà di un paese si misura anche dal modo in cui si rispettano le leggi.
Credo inoltre che uno degli errori principali di noi architetti, sia quello di continuare ad attaccarci tra di noi senza accorgerci che nel frattempo l'Architettura è quindi noi Architetti siamo stati tagliati fuori dalla società, è per questa ragione che ho recentemente fondato con altri colleghi un Movimento :"amate l'architettura", con lo scopo di far tornare le persone ad amare l'architettura, figuriamoci quindi se mi interessa attaccare un altro architetto.
Piero Ruggiero sul piano casa
caro LPP, è vero, il piano casa è un'altra occasione sprecata, come tante in Italia. Occasioni che non hanno il tempo di nascere che muoiono all'istante a causa di una logica becera che guarda ogni cosa con disappunto. Nell'era della comunicazione globale quello che più ci manca è proprio la voglia di comunicare, di confrontarsi. E tutto ciò mi demoralizza. Il piano casa sarebbe stata una bella occasione: nato con l'intento di essere un vero e proprio condono sarebbe potuto diventare qualcosa di più interessante. Ma tutto questo in Italia è impossibile che accada.
saluti, Piero Ruggero
Pietro Ranucci sul piano casa
Il commento di Piroddi al Pacchetto casa è la considerazione più lucida che fino ad oggi ho letto sull'argomento. E' assolutamente condivisibile a parte alcune osservazioni sui segmenti di mercato al quale i famosi bonus volumetrici potrebbero rovolgersi ed anche con riferimento al valore dell'investimento che metterebbe in moto una sia pur parziale (10%) risposta dei proprietari di mono e bifamiliari (vedi le analisi del Cresme).
Pietro Ranucci
Enrico Masala: Museo MAN a Nuoro
Caro LPP, non voglio insistere, però a Nuoro c'è ancora il problema dell'estensione del museo MAN, un rinomato centro ormai riconosciuto a livello internazionale.
si discute sull'ampliamento che i retrogradi vorrebbero impedire.
si tratta di un edificio del centro storico che, secondo i programmi del museo, dovrebbe essere modificato e acquisire, soprattutto, una grande vetrata sulla piazza creata dal nostro Costantino Nivola.
bene.
riuscire a impedire questa espansione rischia di creare un danno all'architettura in sardegna.
accettare che non si possa modificare una foglia (senza peraltro realizzare niente di chiassoso, gratuito...) significa darla vinta ai sostenitori del museo perenne.
Spero quindi che l'argomento possa interessarla perchè un suo contributo, forse, potrebbe contribuire a risolvere la questione (chissà, i retrogradi sono molto forti...)
rimango in attesa di un suo riscontro.
in ogni modo, Le invio, come sempre, i miei migliori saluti
enrico masala
Paolo Marzano: Grande distribuzione? allora, grande la raccolta!
Alle soglie degli ECO CENTRI …COMMERCIALI
Nell’ambito delle scelte che, prima o poi, assumeranno carattere obbligatorio per lo sviluppo di nuove idee e pratiche di sensibilizzazione alla raccolta differenziata, è importante ricercare soluzioni adeguate e possibilmente meno impattanti per il nostro territorio.
Diventa, allora, utile l’idea di attivare meccanismi di riconversione di sistemi di raccolta che abbiano, magari, supporti già organizzati e funzionanti nella stessa zona.
Tale atteggiamento strategico eviterebbe la ricerca, la progettazione, lo spreco di danaro pubblico e l’occupazione di altre zone di territorio per la destinazione che, in effetti, si potrebbe benissimo individuare, là dove insistono opere primarie già consolidate.
Vediamo un po’ di cosa si tratta e di come potrebbe funzionare.
I grandi centri commerciali, che sempre più si moltiplicano nel nostro territorio, condividono con esso, oltrechè le risorse territoriali ed i bisogni sociali, anche i notevoli impatti ambientali, differenziando quantitativamente e qualitativamente le aree su cui sono posti rispetto alla città.
Infatti, queste grandi strutture ‘territorivore’ sono capaci, in breve tempo, di trasformare grandi zone urbane ai margini delle città, in luoghi di sola distribuzione di materie per il consumo.
Strategicamente sono posti in abiti urbani ‘di cerniera’; tra il tessuto urbano saturo e quello più rarefatto o diffuso che si apre alla periferia.
Ritengo che proprio questa caratteristica sia essenziale e debba essere sviluppata per iniziare a sollecitare la collettività e i progettisti a nuove sperimentazioni in difesa del territorio, attuabile assolutamente con la raccolta differenziata.
Valorizzare le zone ed il paesaggio vuol dire anche saper ‘fondere’ o provare ad unire destinazioni d’uso urbane, sfruttando le potenzialità di circuiti già funzionanti. Ecco perché penso che la ‘grande distribuzione’ deve accompagnare ed agevolare, anche una forma di raccolta del materiale di scarto dei prodotti, usando, però, lo stesso sistema ma con il processo contrario. Cioè, il cittadino che, il mercato intende, come vettore di solo consumo, ed in realtà, ‘usa’ il grande centro commerciale, dovrebbe avere, pertanto, la possibilità di depositare il suo materiale di ‘risulta’ (rifiuti domestici) in un’area (del centro commerciale) ovviamente, idonea a quest’azione di raccolta e conferimento.
E’ così strano che questa ‘azione’ avvenga in spazi attigui rientrandi nel perimetro dei centri commerciali?
Pensate che non funzioni con i dovuti accordi programmatici e le regole urbanistiche giuste?
Usare la propria auto (una volta sola), sia per liberare la casa dai rifiuti, sia per comprare ciò che serve, prevedendo di riportare gli imballaggi nello stesso posto dove si sono comprati i prodotti, è fondamentale per un nuovo modo di vita che guarda alla sostenibilità.
Pensate, infatti, alla capillare raccolta che si potrebbe innescare, esattamente uguale alla capillare pubblicità che i centri commerciali realizzano ogni giorno.
Anzi, a dirla tutta, potrebbe diventare l’elemento ‘di qualità’ che differenzia un centro commerciale dall’altro, magari il motivo per cui si sceglie di andare nell’ECO/CENTRO COMMERCIALE, invece di un altro centro. Si eviterebbero, così, impatti importanti per la popolazione e per la città, con facilità di controllo del consumo dei materiali.
Trasformare le grandi aree, adiacenti o inserite nei centri commerciali, con destinazione di ECOCENTRI, in punti di raccolta e conferimento (con contenitori di diverso colore e capienza), roqualificandoli, sarebbe, a mio avviso, un fatto rivoluzionario, soprattutto in una fase di emergenze ambientali come quelle che viviamo attualmente, a cui obbligatoriamente e in poco tempo, dobbiamo porre rimedio (strutturale).
E’ una forma urbana nuova, conseguente alla diversa interpretazione di strutture utili alla città, più di quanto si possa immaginare. Invece delle solite cattedrali nel deserto, gli ECOCENTRI inseriti negli spazi dei parchi COMMERCIALI si trasformerebbero in organi pulsanti di vita, di sicura e certa qualità per la città.
Paolo Marzano
TESTIMONIANZE
Dentro le forme del vuoto. Bientina seminario di progettazione urbana a cura di Fabrizio F.V. Arrigoni, Antonello Boschi
testo italiano/inglese; pp. 177
Skira, Milano 2008ISBN 978-88-6130-766-7
Il volume è la silloge dei progetti di disegno urbano prodotti all’interno del Florence Architecture Workshop tenutosi presso il plesso didattico di Santa Teresa a Firenze dal 16 al 20 aprile e dal 30 aprile al 4 maggio 2007 e presso Palazzo Cerchi (Kent State University – Florence program) a Firenze nei giorni 31 marzo - 5 aprile 2008. Il seminario è stato curato dagli architetti Fabrizio Arrigoni, Antonello Boschi, Andrea Bulleri, Massimo Gasperini (quest’ultimo nell’edizione 2007-2008) e promosso dal Dipartimento di Progettazione dell’Architettura (Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura) con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Civile (Università degli Studi di Pisa, Facoltà di Ingegneria). I docenti invitati sono stati il professor architetto Walter A. Noebel (Fakultät Architektur Städtebau und Bauingenieurwesen - Universität Dortmund), il professor architetto Andrea Ponsi (Kent State University College of Architecture & Environmental Design), il professor architetto Franco Purini (Facoltà di Architettura, Valle Giulia, Università La Sapienza, Roma). Visiting critics sono stati il professor Giancarlo Cataldi, il professor Gianni Cavallina, la professoressa Grazia Gobbi, il professor Adolfo Natalini. Tutors: Tommaso Barni, Milena Blagojevic, Ulrich von Ey, Massimo Gasperini, Francesco Menegatti, Massimo Le Pera, Alessio Calandri, Olaf Schmidt, Ira Simone Schnadenberger, Michael Schwarz, Lorenzo Secchiari. Crediti - Traduzioni, Susan Scott /Campagna fotograficaa,Alessandro Ciampi / Modello ligneo di studio,Valter Sambi / Elaborazioni grafiche, Milena Blagojevic Alberto Birindelli Matteo Casini Massimiliano Francescani Fabio Marcheschi Stefania Sassolini.
Estratti:
Ricominciamenti
La dissolvenza potrebbe essere l’ultima cifra, l’ultimo segno profondo e proprio di Bientina. Un borgo ed una terra le cui arie, acque e luoghi hanno subìto un graduale quanto radicale processo di modificazione tale da costituire un caso unico nella vicenda della Toscana tra ottocento e novecento. Una rimodellazione il cui passo decisivo fu la definitiva bonifica della più estesa area umida interna alla regione e lo svaporare del lago di Sesto; in una qualche misura è lecito accostare l’ultimo atto della lunga “guerra delle acque” condotto dall’ingegner Alessandro Manetti alla campagna di demolizioni che a distanza di poco più di un secolo determineranno la catastrofe dell’originaria struttura urbana. Medesimi i pensieri espliciti, medesimi i traslati sottesi, medesimi gli esiti conseguiti: un unico progetto complessivo di salvaguardia e protezione tuttavia come stirato ed allungato nel tempo. Una impresa che doveva essere capace di riformulare la stessa phýsis – il suo “suolo incerto” e le stesse condizione minime dell’esistenza – e che ha rovesciato la “barbarie palustre” ed il denso, compatto, “castello” in spazialità inedite, aperte, offerte a puri e liberi cominciamenti.
“Le abitazioni del paese sono per lo più basse e tenute male proprio perché la maggior parte occupate con stanze oscure e umide, e di mal sana condizione a motivo delle finestre rivolte verso le cloache o Stradelli le quali danno poco lume e hanno un aspetto malinconico (…) Le strade sono strette e la maggior parte delle case fatte di mattone con pochi fondamenti (…) Per le altre strade facendo riflessione all’angustia delle case, alcune delle quali, oltre minacciar rovina, sono strettissime, umide con terreni senza pavimento, e alcuni ripieni di letame.” Lo stralcio, seppure redatto in una stagione lontana, potrebbe coincidere con le motivazioni che condussero al diradamento del tessuto insediativo della “bella donna del Lago.” Quello che può ancora sorprendere è la perfetta sincronia tra lo sventramento ed il prender coscienza, nelle poliverse discipline del progetto, del valore culturale della città ereditata che “si pone a livello urbanistico, come problema di destinazione interno alla pianificazione territoriale, a livello edilizio come problema di restauro inteso come risanamento conservativo.” Bientina è stata rubricata come “terra” murata: ciò ha significato, nel caso di studio, assi viari orditi secondo maglie ortogonali, alta densità insediativa, serialità, addizione lineare delle residenze, costanza dei tipi. Di questo sistema – minuto quanto fermamente fissato – ciò che rimane è la sola linea di soglia, vale a dire il perimetro pentagonale delle mura seppure impastato ed ingoiato dalla cortina delle case. Definitivamente compromessi i mutui rapporti di scala, di forma e di funzione relativi ai tre fatti principali di questo plesso: la decentrata piazzetta dell’Angelo – conservatasi nelle sue fisionomie fondamentali – la scacchiera omogenea e regolare dei sette isolati e la Piazza Grande, lo slargo ad occidente oltre l’antico limite fortificato. Abbiamo uno scatto fotografico risalente al termine dei lavori di risanamento; l’apparecchio di ripresa sta su Borgo dello Spedale e l’obiettivo è puntato in direzione del Borgo di Mezzo, verso il meridione. Perduti i volumi l’immagine mostra un grande, pulito cavo. Tuttavia uno scarto minimo nei livelli della pavimentazione tradisce l’originaria matrice insediativa definendo una specie di bassorilievo, di orma fossile dei Borghi; tale singolare circostanza si è mantenuta e ciò vale da un lato come una dimostrazione paradossale delle ipotesi del Poète riguardo la tenace, ottusa, persistenza dei tracciati e del piano, dall’altro come la sola “forma di un passato che sperimentiamo ancora” (in effetti, osservando con maggiore attenzione la fotografia, si può notare come i tre uomini che occupano la scena si muovano o stiano all’interno delle trascorse vie, quasi che lo spazio dell’insula fosse ancora intransitabile…). Il riferimento a questo documento può dunque valere quale incipit al tema progettuale proposto nel seminario. La (ri)costruzione di una urbanità in una frangia fortemente incisa dal fantasma del disperso ma che comunque non può e non deve imporsi come simulacro o come immediata e retrospettiva soluzione disponibile. Non dobbiamo infatti far coincidere la tradizione con la selezione di un campionario linguistico meccanicamente trasmesso; piuttosto essa appare come custodia del posseduto da cui trarre l’ancora-non-detto, l’ancora-non-pronunciato. Un esercizio da svolgersi tra le polarità della continuità e della frattura, della rammemorazione e dell’oblio, della ripresa e della distorsione. Un esercizio doppio, condotto su un duplice, interrelato, registro: un ripristino dell’internità più intima del paese ed al contempo un suo consolidarsi quale luogo complementare, intrecciato a tutto quel resto che è la città contemporanea. Ogni composizione urbana tradisce una interpretazione delle condizioni trovate e la maturazione di una differenza rispetto ad esse; anche negli scarsi frammenti rimasti è necessario compiere delle scelte chiare, logiche, razionali. Per quanto ciclicamente immaginati da qualsivoglia spirito avanguardista non si danno spazî isotropi, equi-valenti (die Leere ist nicht nichts, il vuoto non è niente ci rammenta un noto filosofo…). Anche nella tabula rasa bientinese, anche in questo negativo al primo sguardo privo di aggettivi, si offrono punti discreti quanto distinti, certi quanto non confondibili, che ogni proposta ha il dovere, se rilevati, di mettere in opera. I molti modi di accesso all’area, la sagoma del rilievo collinare ad occidente, il campanile a ridosso di via Maggiore, gli avanzi della cinta muraria, le torri angolari che ritmano l’orizzonte edificato, il terreno soggetto a rischio archeologico, la piazza dell’Angelo con la sortita verso oriente, i margini sghembi di alcuni blocchi scampati, sono alcune voci di questo vocabolario dell’assenza. Un elenco di presenze, caratteri fisici, materie ora privato di una gerarchia ed un ordine riconoscibile e che solo la sintassi del progetto è in grado di tramare e disporre in un comune spartito. Bientina è campione straordinario di indagine per la sua evidente inattualità: ciò che affiora dalla latenza è la stessa fondazione di una nuova centralità e di una nuova consistenza cioè di una inedita “regola costitutiva dell’insieme urbano.” Qui, infatti, qualunque sia il grado di complessità e molteplicità implicito alle trasformazioni immaginate, sono le stesse condizioni empiriche a suggerire scopi e strumenti divenuti inconsueti; Bientina interrotta sottende una strategia che si confronti con la seduzione della forma chiusa, compiuta, integra – metamorfosi e sopravvivenza di quella insostenibile unità definitivamente tramontata. Tra le neo mitologie globali della crescita illimite ed indifferenziata e la sciattezza di una pianificazione burocratica ed a-formale si apre il solco sottile di una prassi in cerca del tratto preciso, misurato, appropriato alla irripetibilità del contesto in cui cade. (Ri)disegnare successioni di luoghi e sequenze percettive, concatenazioni e distacchi volumetrici, dominî collettivi ed isole riservate, ristabilire il nesso e la dipendenza reciproca tra singola costruzione ed aggregato di scala maggiore, sono alcune delle mosse possibili, parallele al prendere congedo dall’ossessione del novum così come dal determinismo implicito in ogni modellistica a basso tenore di storicità. (Fabrizio F.V. Arrigoni)
Architetture di formazione
Il processo evolutivo dell'antico borgo di Bientina può in qualche modo accostarsi a quel genere letterario sette-ottocentesco che prende nome di romanzo di formazione. Parliamo del Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe, del Der grüne Heinrich di Gottfried Keller, del Le Rouge e le Noir di Sthendal, de L'Éducation sentimentale di Flaubert – ma anche di quegli epigoni novecenteschi che sono i turbamenti giovanili del Törless di Musil o le incertezze dell'Olden Salingeriano – ovvero del Bildungsroman, di quella sorta di romanzo o racconto che vede narrare le avventure, le vicende, la storia personale del protagonista dalla giovinezza alla maturità. Anche qui siamo di fronte al racconto della nascita di un luogo che, come l'Heinrich von Oftendingen di Novalis, è rimasto incompiuto. Un limpido tracciato regolatore di origine romana, lo sviluppo della cinta muraria poligonale durante l'epoca comunale, un consolidamento testimoniato dal catasto leopoldino, il tutto chiuso con un colpo di scena quali sono le demolizioni del 1965, effettuate per il risanamento igienico del corpo edilizio. Mancando il finale, di questo centro senza centro sono rimasti solo i segni dei marciapiedi, i cigli, i cordoli; una ferita nel tessuto della città non ancora rimarginata che potrebbe trovare soluzione nella ricomposizione formale dell'abitato, ma anche in una sistemazione tale da fare emergere il proprio passato di area edificata, continuando a mantenere la funzione di spazio pubblico. Se intervenire in aree stratificate appare difficile in zone i cui caratteri identitari sono stati spazzati via da incuria, guerre o disastri naturali, ancor più complesso lo è in quelle aree dove le scelte, apparentemente consapevoli come nel caso di scempi edilizi, si sono rivelate con il tempo incomprensibili. Mentre in passato si è sovente operato costruendo sul costruito, pensiamo a tutto il filone dell'architettura di spolio che vede nel teatro di Marcello trasformato in palazzo Savelli il campione indiscusso di questo tipo di atteggiamento – o al riuso di William Wilkins nella National Gallery delle colonne provenienti dalla demolizione della Carlton House di Holland, su su fino all'intervento di Zumthor per il museo diocesano di Colonia – per un lungo periodo costruire nel costruito ha significato non uscire dalla dicotomia conservazione vs innovazione, con i primi strenui difensori della necessità del primum non nocere ed i secondi convinti assertori della tecnica della tabula rasa. Da un lato il monumento intoccabile, la testimonianza come feticcio, intrasformabile quando non utilizzabile, dall'altro il gesto eclatante, l’oggetto a sé stante con tutta la sua carica di dirompente originalità a volte spiazzante. Una nozione di appartenenza quindi da contrapporre allo straniamento, una singolarità in luogo della globalizzazione, una diversità come ricchezza e non come problema e comunque sempre nel filo della continuità e della longue durée. Quello che è mancato in molti interventi anche pregevoli presi singolarmente, è proprio la capacità di resistere allo scorrere del tempo. Una resistenza non tanto materica, quanto fenomenica, quella capacità di non sembrare fuori-luogo una volta terminato l’effetto novità. La capacità catartica del progetto inverata dal moderno ha spesso mostrato il fiato corto, così come certe opere contemporanee paiono instant book di fronte alle notizie della storia, cibi da strada cucinati in fretta e mangiati in un sol boccone dai consumatori del nuovo millennio. Esattamente lo stesso effetto di certa architettura postmoderna che mostra oggi nei tratti figurativi le rughe di una vecchiaia prematura. E se nel passato recente il volgersi indietro corrispondeva ad una generale crisi della nuova edificazione, ad un fenomeno di stasi, con effetti sostanziali di arresto dello sviluppo urbano, la situazione contemporanea con l’apertura di nuovi mercati immobiliari prima nell’est europeo e poi nel grande oriente della Cina, dimostra come l’atteggiamento negli ultimi decenni nei confronti delle preesistenze sia almeno in parte cambiato. Avvisaglie di questa postura certo v’erano state: a livello pratico tutta la scuola italiana che va da Ridolfi a Gabetti e Isola, da Albini a Quaroni, da Muratori a Rossi, da Gino Valle a Gardella, a livello teorico con le preesistenze ambientali di Rogers, le “modificazioni” gregottiane, il locus di Natalini e la presa di coscienza critica impersonata dal regionalismo framptoniano. Accanto alle parole fortunatamente molti si sono mossi sul terreno più congeniale della costruzione. Si è tornati faticosamente a lavorare sui fili urbani, sugli allineamementi stradali, sulle linee di gronda, dando nuovamente vita ad una ritrovata spazialità urbana. Esiste tutta una generazione che si è confrontata con i temi del completamento e della ricostruzione: parliamo di Carmassi e del suo San Michele in Borgo, di Venezia a San Pietro in Patierno, Natalini nella Waagstraat a Groningen, alludiamo alle sperimentazioni archeologiche di Grassi, allo Zucchi veneziano, ma anche, alla scala degli interni, alle sistemazioni museali di Canali. Certo non sono mancate esperienze straniere di spessore come Siza al Chiado, Moneo a Murcia, preceduti ovviamente dai vari Asplund, Lewerentz, Pikionis e da coloro i quali si sono confrontati con i temi della ricostruzione nelle capitali del dopoguerra, ma non v’è dubbio che l’approccio italiano abbia puntualmente segnato un confine netto nella pratica dell’ascolto: la tecnica di indagine delle carte, il colloquio cordiale con l’esistente, la comprensione attenta degli orientamenti. Per loro ogni progetto è un ri-progetto, ogni trama una ri-composizione, ogni posto – anche quello apparentemente più anodino – è carico di punti, segni, tracce utili a radicare nuove architetture al sito, evitando gesti scomposti, atteggiamenti eccessivamente trasgressivi, linguaggi inopportuni o materiali improbabili. In barba all’indifferenza a temi e territori, i dati da selezionare nei catasti e nelle fotografie aeree devono tornare ad essere i principi insediativi, la cultura locale, un fare condiviso, un sentire comune. E proprio dall’alto emerge un fattore spesso trascurato, l’uso del suolo, il disegno di strade, piazze, di quegli spazi fra le costruzioni, di quelle differenze, come direbbe Matisse, che stanno fra le cose. Dal palazzo di Diocleziano a Spalato, i cui cortili divennero tessuti minori nel medioevo, non sono solo le architetture ad essere state modificate, ma anche i vuoti; gli anfiteatri di Nimes ed Arles si trasformarono in piccoli villaggi, quello di Lucca ospita la piazza omonima, le arene e i teatri romani di Firenze e Catania sono diventati isolati residenziali. La mancanza di spazio, lo sfruttamento di un ambiente corroso da eccessi edificatori, ma anche la disponibilità di un patrimonio costruito particolarmente ricco, devono convincerci della necessità di riutilizzare grandi superfici abbandonate piuttosto che continuare a spostare i margini urbani al di là delle colonne d’Ercole di quella che un tempo era la campagna. Abituati a pensare la città in termini di pieni, di palazzi, di case, dobbiamo ricominciare a vedere le demolizioni come elementi fondanti, come uno degli strumenti del comporre la città che ha permesso nei secoli l’alternarsi di permanenze e sovrapposizioni. Si pensa sempre alla dismissione come tema da fabbrica, vaste aree coperte di capannoni, tubazioni, ciminiere, vasche e tutto quanto fa parte del corredo manifatturiero, eppure tanti sono i centri antichi che vantano grandi complessi inutilizzati: opifici, caserme, chiese quindi, ma anche parcheggi, recinti, ex volumi che sono passati dal più completo disuso alla sterile imbalsamazione. Su questi terreni non è stato sparso il sale come a Cartagine, non è vietato riedificare, non è vietato tornare a sperare. Bientina attende solo questo: un progettista esperto, dotato di sufficiente misura per non farsi irretire dalle facili lusinghe del cambiamento ad ogni costo, ma anche adeguato coraggio e talento da aggiungere al luogo più di quanto perso in passato. Capace di comporre criticamente lo spazio, ma soprattutto di farsi narratore, scrittore, di inserirsi adeguatamente nella trama già scritta dalla storia, di generare, in una parola una Bildungsarchitektur, un’architettura di formazione. (Antonello Boschi)
ALLEGATI
Michael Webb: Architetti emergenti in Cina
Un crescente numero di giovani architetti cinesi, ricchi di talento, hanno recentemente iniziato ad imporsi nei concorsi, aggiudicandosi incarichi per ogni tipo di progetti, dai grattacieli ai campus universitari, dagli edifici pubblici a piccoli capolavori architettonici. Molti hanno studiato e acquisito esperienza all’estero prima di ritornare in patria e avviare il proprio studio. Sono spinti da un ottimismo sorprendente, considerato il contesto in cui operano, dove ad imprenditori sempre più avidi di profitti si aggiunge una rigida burocrazia. Sono inoltre costretti a contendersi gli incarichi con grandi architetti di tutto il mondo oltreché con i potenti Istituti statali che fino a undici anni fa detenevano il monopolio della progettazione ingegneristica e architettonica del paese. Non hanno ancora conquistato un ruolo di primo piano, sebbene abbiano, in pochi anni di attività, prodotto risultati a volte più significativi dei loro contemporanei occidentali. Xu Tiantian, dopo un master ad Harvard, è stata fondatrice nel 2004 dello studio DnA: “Sebbene non manchi qualche motivo di frustrazione, lavorare in Cina in questo momento è ampiamente stimolante”, osserva. “L’ambizione di emergere nella società spinge a sperimentare possibilità non ancora esplorate”.
Uno degli esordienti più rispettati è Wang Shu dell’Amateur Architecture Studio che insegna e lavora ad Hangzhou, antica città imperiale. All’età di 38 anni si è aggiudicato l’incarico per la costruzione del nuovo campus per 5.000 studenti della prestigiosa China Art Academy, da sviluppare su un territorio agricolo ai confini della città. Il progetto comprende ventuno edifici distribuiti nel verde e ricorre all’acqua per ricreare le proporzioni equilibrate delle antiche città attraversate da canali oramai inghiottite da Shanghai e dai centri limitrofi. Le tradizionali tegole cinesi caratterizzano le coperture ondulate, a richiamare stilemi antichi, ma realizzate con struttura in calcestruzzo armato. Riprendendo la tradizione locale di impiegare come materiale da costruzione i detriti deposti dai frequenti tifoni del Mar della Cina, l’architetto ha mescolato nei muri di alcuni edifici frammenti di tegole in terracotta con i tipici mattoni grigi. Una galleria dalle forme astratte, in calcestruzzo a vista in cui sono ritagliate aperture irregolari, aggiunge un tocco di contemporaneità.
“Il potere è ancora in mano alla vecchia guardia, ma stanno emergendo una nuova generazione e nuovi stili espressivi”, dichiara Wang. Nonostante il breve tempo a disposizione per lo sviluppo del progetto e la disponibilità di un budget di appena 200 Euro/mq per la costruzione, ricorrendo a materiali di riciclo o di bassissimo costo e avvalendosi delle tecniche costruttive tradizionali, Wang ha raggiunto un alto standard costruttivo. “Per un edificio di qualità è necessario saper guidare gli operai e portarli ad eseguire dei test: un buon progetto si realizza insistendo su ogni dettaglio”.
A Pechino, lo Studio Pei-Zhu, guidato da una coppia unita anche nel lavoro, occupa una vecchia fabbrica nei pressi del centro storico, in un luogo che ha subito poche variazioni nella scala urbana dopo la rivoluzione. Zhu è cresciuto nel fitto dedalo degli hutong, le abitazioni tradizionali in mattoni e tegole grigi, collegate da stretti vicoli. è recente il completamento del restauro di un hutong per il famoso artista Cai Guoqiang nel quale, in sostituzione ad una recente superfetazione, ha avuto la possibilità di inserire un tocco di contemporaneità con un elegante padiglione in vetro e zinco-titanio. Lo stesso team ha progettato il Kapok Hotel, situato ad un solo isolato dalla Città proibita: una dimostrazione esemplare di come un’architettura moderna possa valorizzare il tessuto urbano tradizionale. Di un blocco esistente di sei piani ha tenuto la struttura per avvolgerla con una griglia in fibra di vetro color giada che di giorno cattura la luce e di notte rifulge dall’interno. Il rivestimento reticolare alleggerisce la massa dell’edificio e al contempo rivela la struttura cellulare dell’interno. Un atrio vetrato al centro, cortili e giardini ai vari livelli, consentono l’ingresso della luce naturale e conferiscono un senso di ampiezza ad ognuna delle 89 stanze.
Più recentemente, lo Studio Pei-Zhu ha completato il Digital Building, un edificio i cui tagli in facciata retroilluminati ricordano i circuiti di un microchip, che ha ospitato un centro di comunicazione per le Olimpiadi e potrebbe rinascere come vetrina della moderna tecnologia. Un altro successo per Pechino è rappresentato dalla Casa editrice di dodici piani sorta sulla terza circonvallazione. La disposizione a blocchi sfalsati dei vari livelli ricorda l’immagine di una pila di libri, mentre il sistema di collegamento degli uffici e degli spazi pubblici viene descritto dagli architetti come quello di una micro-città.
Ma Yansong, uno dei tre partner dello studio MAD a Pechino, sembra ripercorrere i primi passi dell’ascesa di Zaha Hadid, con cui ha collaborato per un anno dopo il completamento dei suoi studi a Yale. Durante i primi due anni partecipa a molti concorsi, non vincendone uno e riuscendo ad aggiudicarsi soltanto un incarico di dimensioni modeste: un padiglione sul lago, la Hongluo Clubhouse, all’interno di un quartiere privato nel nord della capitale. Attualmente si sta occupando dello sviluppo di dieci importanti progetti, tra cui una torre residenziale dalla forma sinuosa a Toronto, un museo sotterraneo a Copenhagen, una torre per uffici alta 300 metri per la Sinosteel Corporation di Tianjin, mentre un albergo-grattacielo a Pechino caratterizzato da un elaborato involucro è in attesa dei permessi. Un progetto ancora più audace riguarda invece l’Erdos Museum, dalle forme morbide, ispirato alle antiche tombe, che sarà presto completato nel deserto della Mongolia, e ancora un futuristico complesso di torri curve e affusolate per la città di Wuhan.
La filolosofia e i progetti dello studio MAD sono stati descritti da diversi autori nel recente volume MAD Dinner (Actar, Barcelona e New York).
Analogamente a molti dei suoi colleghi, Qingyun Ma ha conseguito un Master in architettura negli Stati Uniti, lavorando in seguito a New York per Kohn Pedersen Fox, prima del suo ritorno in Cina nel 1999. Ha scelto di stabilirsi a Shanghai, allora più vivace e cosmopolita di Pechino, ed è qui, e contemporaneamente nella sua città natale Xi’an, che fonda lo studio MADA s.p.a.m., oggi composto da un gruppo di ottanta architetti. “La Cina mi sembrava pronta per una architettura di qualità e sentivo che era il momento di dare il mio contributo” dice Ma. “Avevo accumulato molta esperienza negli Stati Uniti ma sentivo che la mia creatività era imbrigliata. Pensai che in Cina sarei stato in grado di trasformare più rapidamente un’idea in architettura e di occuparmi di più cose alla volta: strategia, progettazione, architettura e comunicazione.”
In pochi anni la MADA s.p.a.m. si è ritrovata a gestire una varietà di progetti. Il dinamico direttore dell’ufficio urbanistico di Qingpu, una città satellite emergente di Shanghai, gli ha commissionato il complesso di Thumb Island, dove gli edifici sono collegati da una struttura/copertura ondulata in calcestruzzo protesa sul lago che funge da parco pubblico e un centro commerciale con l’aspetto di un antico villaggio. Nella città portuale di Ningbo lo studio ha progettato un nuovo centro urbano che rivitalizzerà un quartiere storico situato sul lungo fiume, trasformando una vecchia fabbrica in un museo municipale. Ma progetta inoltre la residenza di suo padre (Well Hall), un rigoroso edificio con struttura in calcestruzzo armato, e una dépendance per gli amici in quella che era un tempo la tenuta di famiglia nella campagna di Xi’an, e attualmente sta portando a termine un ambizioso centro di produzione televisiva destinato a divenire anche un importante punto d’incontro cittadino.
Purtroppo ogni successo si alterna ad una battuta d’arresto. Thumb Island è stata costruita in maniera inadeguata e il centro culturale che doveva accogliere non è mai stato realizzato. L’audace progetto per il Museo di storia naturale di Shanghai e il Padiglione della Cina per l’Expo 2010 sono stati scartati dai burocrati che, preferendo non rischiare, hanno assegnato gli incarichi a Istituti di architettura statali. “L’attività in Cina ha intaccato il mio ottimismo,” dice Ma. “La società non ha investito abbastanza per uno sviluppo creativo e di vero rinnovamento.” Ha così deciso di interrompere temporaneamente la lotta per realizzare i propri ideali e ha accettato la carica di direttore della facoltà di Architettura dell’Università della California del Sud. Intanto, i suoi due studi continuano a prosperare e Ma è certo di ritornare alla sua imperfetta e caotica società, dove talvolta la possibilità di emergere supera l’azzardo.
Michael Webb
presS/Tletter
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d'ora.
E' gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell'evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E' però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

Articolo
Storico
Stampa