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Conversazione con Salottobuono

Di Salvatore D'Agostino

Un dialogo sull'architettuta esplosa e suoi flussi.


 

20 ottobre 2008


Salvatore D'Agostino: Il salotto buono mi ricorda l'atmosfera degli anni cinquanta e gli scritti sul saper vivere nelle riviste: Grazia, Gente, Annabella, Omnibus a cura delle signore Irene Brin, Donna Letizia, Gasperini Brunella pseudonimi di Maria Vittoria Rossi, Colette Rosselli, Bianca Robecchi. Uno spazio ormai desueto e dimenticato nella progettazione attuale. Perché 'Salottobuono'?

Salottobuono: Interessante, non conoscevamo queste signore. Salottobuono nasce in un salotto di casa, e a questo deve originariamente il suo nome. Volevamo uno spazio per far circolare idee, per incontrare amici e raccontarci progetti, lavori in corso, piccoli e grandi (in)successi. Avevamo un soggiorno abbastanza capiente, un videoproiettore, qualche bottiglia di vino. Si trattava solo di trovare un po' di tempo. Detta così sembra una cosa molto remota e nostalgica. Invece era l'estate scorsa. Qualcuno maliziosamente iniziò a vedervi analogie con Marta Marzotto, e a noi piacque. A noi fa pensare più a "La Casa Calda", "Pianeta Fresco" o "Superstudio".


SD: Nel n.475 di Abitare, settembre 2007, esordite con la rubrica 'Istruzioni per l'uso' dove scomponete alcune opere di architettura, presentate nella rivista attraverso piante, sezioni, schemi distributivi, diagrammi, assonometrie, prospettive e particolari costruttivi. Una semplificazione che denuda le opere tra le più complesse. Qual è lo scopo?

S: "Istruzioni per l'uso" prende in esame opere frutto di diversi campi della progettazione: architettura, design, arte. I materiali eterogenei che ci vengono forniti dagli autori sono sottoposti ad un'attenta analisi, scomposizione e dissezione. Di volta in volta scegliamo come raccontarli e rappresentarli, secondo il punto di vista più stimolante per comprenderne il funzionamento, le peculiarità, gli intenti. Gli oggetti e gli strumenti necessari a produrli vengono modellati e manipolati usando diversi software, poi ridisegnati, attingendo a tecniche di rappresentazione tradizionali (assonometrie, prospettive, esplosi, etc.) o innovative. Attraverso dettagli, testi, disegni, grafici viene introdotta "l'ecologia" dei progetti, ovvero le condizioni specifiche legate alla committenza, al luogo o al segmento di mercato a cui si rivolgono, alle tecniche di produzione e distribuzione. Un terzo livello di lettura è caratterizzato dalle "derive", libere associazioni di idee, considerazioni, annotazioni a margine che si accumulano nel corso della produzione dei diagrammi. Queste sono complementari ai dati oggettivi che vengono forniti, rivelando curiosità e forme di pensiero laterale, intuitivo, non consequenziale.


 

SD: Con il n.481 di Abitare, aprile 2008, la rivista esce anche in Cina. Qual è stata la reazione dell'editoria orientale?

S: Non abbiamo ancora ricevuto i primi feedback riguardanti la nuova edizione cinese di Abitare. Per quanto riguarda il nostro lavoro, sarebbe indubbiamente interessante ascoltare le opinioni e le critiche di lettori cresciuti in una cultura anche visivamente diversa dalla nostra, ma che - in particolare attraverso l'uso quotidiano di internet - oramai condivide alcuni codici comunicativi. Nuovi sistemi cognitivi e di ricezione delle informazioni hanno portato a forme e strumenti di comunicazione più elastici, erratici, presenti anche nel nostro lavoro.


 

SD: Quali sono i vostri strumenti di lavoro?

S: Lo strumento più importante è la nostra curiosità verso molteplici discipline, lo studio della storia antica e recente e l'attenzione costante verso fenomeni e realizzazioni a noi contemporanee o immaginate per futuri più o meno remoti. Questo è quello che ci permette fervidi e proficui scontri, discussioni, proposte e visioni. Libri, quotidiani, riviste, computer, software, internet diventano poi dal punto di vista pratico strumenti imprescindibili per il nostro lavoro quotidiano.


SD: Come è nata la collaborazione con Stefano Boeri?

S: Tutti noi abbiamo frequentato i corsi di Stefano allo IUAV. Per alcuni, poi, il rapporto è continuato al di fuori dell'ambiente accademico, nel suo studio professionale a Milano, o collaborando con Multiplicity.


SD: Chi sono i nuovi protagonisti dell'architettura in Italia?

S: I nostri amici Baukuh, 2a+p, Dogma e noi.


SD: Una vostra considerazione sullo stato attuale dell'università italiana?

S: Bisogna chiederlo a Luigi Prestinenza Puglisi.

E-mail d'intermediazione domanda/risposta:

Luigi Prestinenza Puglisi,

in un'intervista di prossima pubblicazione al gruppo Salottobuono indirettamente ti è stata rivolta una domanda. Se vuoi rispondere te ne sarei grato.
A presto Salvatore D'Agostino
Inviato da Salvatore D'Agostino: 13 ottobre 2008 19.41

Disastroso.
Inviato da Luigi Prestinenza Puglisi: 14 ottobre 2008 9.38

La prima immagine è stata tratta dal numero 475 della rivista Abitare pagina 241
La seconda immagine è di Wilfing Architettura
La terza immagine è stata tratta dal sito http://www.salottobuono.net/

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